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Lisa Vittozzi vince la Coppa del mondo di biathlon

ROMA (ITALPRESS) – Lisa Vittozzi ha vinto la classifica generale della Coppa del mondo femminile di biathlon. La 29enne veneta, nata a Pieve di Cadore, tesserata per i Carabinieri, ha chiuso l’ultima gara stagionale, ovvero la mass start di 12,5 km di Canmore, in Canada, al 21esimo posto, ottenendo la matematica certezza di portare a casa l’ambita sfera di cristallo per via dell’ottava piazza della norvegese Ingrid Landmark Tandrevold. Per l’azzurra è il primo sigillo “generale” in Coppa del mondo della carriera. In bacheca, poi, vanta altre quattro “coppette” di specialità. La Vittozzi, che ha tagliato il traguardo con la bandiera tricolore sulle spalle, diventa anche la seconda italiana di sempre a trionfare nella generale del circuito iridato dopo Dorothea Wierer, che ha centrato lo stesso obiettivo nel 2019 e nel 2020.
Dopo la gara di Canmore questa è la classifica finale della Coppa del mondo femminile di biathlon: prima Lisa Vittozzi con 1091 punti, seconda la francese Lou Jeanmonnot – oggi vincitrice – a quota 1068 (meno 23 rispetto all’azzurra), terzo posto per la Tandrevold, a quota 1044.
– foto Ipa Agency –
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Meloni “Aiutare l’Ucraina significa lavorare per la pace”

ROMA (ITALPRESS) – I fronti dell’Ucraina e del Medio Oriente “sono uno frutto dell’altro. Quello che ha aperto l’invasione russa dell’Ucraina è l’idea che il diritto internazionale non esistesse più, che potesse essere violato, che chi era militarmente più forte poteva invadere il suo vicino, che le regole non erano più le stesse. Quando si aprono questi fronti le crisi tendono a moltiplicarsi”. Lo dice il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un punto stampa a margine del vertice Ue-Egitto, al Cairo.
“Per questo continuo a ritenere che aiutare l’Ucraina significa lavorare per la pace – prosegue Meloni -. Ciò non toglie che bisogna lavorare per trovare delle soluzioni di pace. Ma deve essere una pace giusta. Per cui condivido pienamente le parole del presidente della Repubblica, e cerchiamo di lavorare per quello che l’Italia può fare. Può sicuramente fare la sua parte soprattutto per costruire pace”.
“L’Egitto su Gaza è un attore di primo piano, è prezioso anche su questo, come lo sono anche altri attori come il Qatar. Il lavoro per una de-escalation lo dimostra. Penso che occorra continuare a dialogare soprattutto con questi Paesi, con gli attori regionali e continuiamo anche noi a fare la nostra parte – sottolinea Meloni -. Io sto parlando con tutti per arrivare a una de-escalation, alla cessazione delle ostilità e al rilascio degli ostaggi. Sono cose molto complesse che si costruiscono con il contributo di tutti quanti per questo è importante essere qui”.
Quanto al caso Regeni, “l’Italia pone tendenzialmente sempre questa questione, c’è un processo in cui noi siamo andati avanti a fare quello che dobbiamo fare. Il lavoro che stiamo facendo non cambia la nostra posizione sulla materia – afferma il premier -. C’è un procedimento giudiziario che sta andando avanti, per noi è importante. Continueremo a tentare di ottenere anche qualcosa di più, ma penso che quello che dobbiamo fare noi è andare avanti sul fronte della verità e della giustizia, ed è giusto il lavoro che sta facendo la magistratura”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Malore per il dg viola Barone, rinviata Atalanta-Fiorentina

BERGAMO (ITALPRESS) – Atalanta-Fiorentina non si giocherà. La gara in programma oggi al Gewiss Stadium di Bergamo alle ore 18.00 è stata rinviata a data da destinarsi: malore per il direttore generale della Fiorentina Joe Barone un paio d’ore prima della sfida nell’albergo dove alloggiava la squadra. Il dirigente viola è stato ricoverato d’urgenza all’Ospedale San Raffaele di Milano.
– foto Ipa Agency –
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Il Milan passa al Bentegodi e rafforza il secondo posto

VERONA (ITALPRESS) – Il Milan rafforza il secondo posto in classifica superando 3-1 il Verona al Bentegodi. Sono Hernandez, Pulisic e Chukwueze a regalare al Diavolo una preziosa vittoria prima della sosta. Dopo quattro minuti, gli ospiti hanno una grossa chance quando Hernandez calcia bene una punizione dalla trequarti pescando Tomori che però, da buona posizione, impatta male con il piatto destro al volo e spedisce a lato. Al 19′ ci vuole una grande parata di Montipò per fermare una bella conclusione volante di Okafor, arrivata dopo un’azione da corner. Al 23′ è Pulisic ad andare vicinissimo al gol quando, ben smarcato da un tacco di Loftus-Cheek, va al tiro con il destro centrando in pieno la traversa. Al 44′, però, il Milan passa con Hernandez, che sfonda sulla sinistra e firma la rete del meritato vantaggio rossonero: Leao lo serve sulla corsa, vince un contrasto prima con Folorunsho e poi con Duda e supera Montipò in uscita con un tocco d’esterno da posizione defilata. Dopo un’esultanza che l’arbitro giudica polemica, viene ammonito e salterà quindi la prossima trasferta a Firenze per squalifica. Dopo l’intervallo gli uomini di Pioli ripartono forte e al 5′ trovano subito il raddoppio. Dawidowicz perde un pallone sanguinoso sul quale si avventa Okafor che avanza, entra in area e va al tiro trovando l’opposizione di Montipò, con quest’ultimo che non può però far nulla sul tap in a porta vuota di Pulisic. Gli scaligeri accorciano le distanze 19′ grazie a Noslin, che controlla la palla di petto dai 20 metri, si coordina perfettamente e calcia di collo pieno nell’angolino a mezz’altezza battendo un incolpevole Maignan. I rossoneri si divorano il 3-1 al 25′, quando Leao si presenta tutto solo davanti a Montipò ma lo grazia calciando a lato dopo essere stato servito da un bell’assist del neo entrato Giroud. Il tris arriverà ugualmente al 35′: Bennacer calcia un corner dalla sinistra e liberato corto dalla difesa, ma Chukwueze, in campo da pochi minuti, va a concludere con un bel mancino al volo che si infila nell’angolino superando Montipò. In pieno recupero ci sarà ancora tempo per una parata in spaccata di Maignan su Swiderski, ma il risultato non cambierà più. Grazie a questo successo, il Milan resta al secondo posto allungando a +3 sulla Juventus. I gialloblù rimangono invece in sestultima posizione a quota 26, con tre lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione.
– foto Ipa Agency –
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Case green, serve cautela ma scelta inevitabile

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di Giuliano Zoppis
ROMA (ITALPRESS) – Cinque milioni di edifici da rifare, con una spesa che potrebbe collocarsi fra i 35 e i 60 mila euro per singola unità: ragionando terra terra, in modo molto diretto, è questo l’effetto principale che la direttiva “case green”, approvata in settimana dal Parlamento europeo, potrebbe avere per i cittadini italiani. Il provvedimento, atteso alla ratifica formale del Consiglio Ecofin il 12 aprile, e dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale entrare in vigore entro due anni con il recepimento dei parlamenti nazionali, prevede un calendario molto rigido per far sì che il parco immobiliare europeo arrivi entro il 2050 ad emissioni zero. Un taglio del 16% entro il 2030, del 20-22% entro il 2035. Rispetto alla versione iniziale di un anno fa la normativa è stata ammorbidita con due novità fondamentali. In primis non è più previsto un rigido diktat dall’alto, ma ogni Stato dovrà varare un suo piano nazionale per giungere all’obiettivo finale. In secundis sono state tolte le classi energetiche come riferimento fondamentale, ma previsto che almeno il 55% della riduzione nociva dovrà essere ottenuta con la ristrutturazione degli edifici che consumano più energia.
La preoccupazione per obiettivi così stringenti da raggiungere deve essere però temperata con la considerazione che la direttiva (approvata a maggioranza con il no dei partiti di centro destra) non prevede limiti di vendita o affitto per edifici non riqualificati. Infatti la possibilità di prevedere sanzioni per inadempimento delle norme rappresenta un vincolo per gli Stati membri e non per cittadini. Insomma una eventuale procedura di infrazione nei confronti degli Stati e non per i singoli, che non avranno obblighi diretti di ristrutturazione degli immobili. Si dovrà comunque provvedere a riqualificare il nostro patrimonio molto vetusto: su 12 milioni di edifici il 43% è come abbiamo detto da rifare, 3,1 milioni sono stati edificati prima del 1945, 1,8 prima del 1918, e fanno parte ovviamente delle due classi energetiche peggiori, la F e la G. Vero che sono state previste esenzioni da parte della direttiva: edifici religiosi, storici, eretti per scopi difensivi, agricoli. Esentate anche le seconde case, usate per meno di 4 mesi all’anno.
Ma esclusioni e rimedi possibili non possono cancellare l’inadeguatezza attuale del nostro patrimonio immobiliare, calcolando peraltro che gli edifici sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% di emissioni di gas serra. Non siamo soli, il 75% degli edifici europei è inefficiente a livello energetico, ma ci collochiamo nella fascia più bassa. Si alzano proteste a livello politico e da parte delle associazioni del consumatori per la riduzione dei bonus attuali, soprattutto per le caldaie a gas che saranno bloccati dal 2025 ed eliminati del tutto, anche quando erogati per soluzioni miste, dal 2040. La trasformazione in atto, il processo inevitabile della transizione energetica, si porta appresso una grande questione. Chi paga tutto questo? La direttiva resta sulle generali, non prevede finanziamenti specifici da parte del settore pubblico, ma fa riferimento all’utilizzo degli strumenti comunitari attuali. E apre alla possibilità di ammettere detrazioni fiscali, sconti in fattura, contratti energetici agevolati, fondi di garanzia.
E il tutto va declinato anche per ciò che riguarda l’utilizzo del solare, tutti i nuovi edifici dovranno infatti essere solar ready (cioè predisposti) dal 2030, dal 2028 quelli pubblici. Si apre adesso una partita politica molto delicata nella quale dobbiamo assolutamente evitare di ripetere quello è successo con il Mes. Il Governo ha in mano tutte le carte per procedere bene, avendo la possibilità di orientare i passi per adeguarsi ad una normativa europea dagli obiettivi finali sacrosanti. Il poter dettare le regole nazionali, sia pure nell’ambito di una direttiva comune, non deve annacquare le nostre scelte. Il non prevedere sanzioni per chi non sistemerà le proprie case, o comunque non inserire una normativa ragionevole ma ferma, sarebbe un danno anche per i cittadini. La sanzione inevitabile, inappellabile, è quella del mercato. Chi migliorerà le condizioni energetiche dei propri immobili li vedrà apprezzare, viceversa avverrà il contrario. Questo processo è già in atto. Non si può fermare.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Coppa degli Ultimi di Athletica Vaticana a Julia Khvasechko

ROMA (ITALPRESS) – E’ Julia Khvasechko, con la sua storia di riscatto dalla malattia attraverso lo sport, ad aver ricevuto la Coppa degli Ultimi assegnata da Athletica Vaticana, in occasione della Maratona di Roma. La podista statunitense, 50 anni, ha ricevuto il significativo riconoscimento sul palco accanto al Colosseo, questa mattina, dopo aver corso i 42,195 Km nello stile del “pacer”, aiutando i maratoneti a raggiungere il proprio obiettivo. L’americana è testimone della volontà di rinascita e di tenace speranza che la Coppa degli Ultimi esprime: a farle scattare la passione per la corsa è stata una malattia gravissima. Il 2 aprile 1998 è operata per rimuovere un tumore al cervello. Aveva 24 anni e il 30% di possibilità di sopravvivere, molte meno di tornare a camminare. La Coppa degli Ultimi 2024 – realizzata dall’artista romana Barbara Salvucci – ha richiami alla storia e alla memoria, esprime resilienza e speranza con la capacità di rinascere e ripartire sempre. Proprio come è stato per Julia Khvasechko.
– Foto Ufficio Stampa Athletica Vaticana –
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Pari senza reti allo Stadium tra Juventus e Genoa

TORINO (ITALPRESS) – E’ terminata 0-0 la sfida tra Juventus e Genoa, partita della 29esima giornata di Serie A giocata all’ora di pranzo all’Allianz Stadium di Torino. Terza gara di fila senza vittoria sia per i bianconeri di Allegri che per i rossoblù di Gilardino: i primi hanno messo a segno il secondo pari consecutivo dopo quello di domenica scorsa contro l’Atalanta, mentre gli ospiti hanno interrotto l’emorragia di due sconfitte consecutive arrivate nei turni precedenti con Inter e Monza. Nella prima frazione poche le azioni degne di nota. Le due squadre hanno provato a fare intensità ma più di tutto è mancata la qualità. Una Juventus che doveva dare una risposta dopo le ultime deludenti prestazioni è invece parsa sotto tono al punto di incassare anche i fischi di una parte dello Stadium al termine dei primi 45 minuti di gioco. Le cose migliori le ha fatte vedere il Genoa che per lunghi tratti ha controllato l’incontro e in avvio si era anche procurato la più nitida delle occasioni con Bani che di testa, al 7′, su cross di Gudmundsson, aveva chiamato alla grande parata Szczesny bravo a deviare in angolo. Poca Juve, come detto, incapace anche di concretizzare alcune buone occasioni in contropiede. Allegri ha provato a dare un pò più di vitalità ai suoi rimpiazzando intorno al quarto d’ora della ripresa McKennie, Chiea e Kostic rispettivamente con Rabiot, Yildiz e Iling-Junior e proprio quest’ultimo al 22′ si è procurato la grande occasione ricevendo palla al limite e calciando di sinistro un diagonale deviato da Josep Martinez sul palo. Juventus più aggressiva nella ripresa e Vlahovic più dinamico capace di colpire due volte di testa da pochi passi sfiorando in entrambe le occasioni il vantaggio. Ancora un palo a salvare nel finale il Genoa per quello che è stato il secondo pareggio stagionale tra queste due squadre dopo l’1-1 del 15 dicembre scorso: al 45′ il montante alla destra del portiere ha detto no alla conclusione rasoterra di destro di Kean. Non è tutto, perchè nel recupero Vlahovic si becca due gialli di fila per finire anzitempo negli spogliatoi. Salterà così, dopo la sosta per le nazionali, la sfida con la Lazio.
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Per vera riduzione fiscale più risorse e superare mali atavici

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di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – E’ una buona notizia che il Governo voglia dare continuità alla riduzione fiscale. Dopo averle ridotte ai redditi fino a 50 mila Euro, con un guadagno per il lavoro dipendente di 150-200 euro, ora intende andare oltre. Meloni punta ad alleggerire i gravami fiscali anche ai redditi da 50 mila Euro in su: quelli del ceto medio. Un disegno arduo che dovrà vedersela con i guai della finanza pubblica. Il governo vuole recuperare qualche miliardo dal concordato preventivo con partite Iva e autonomi, ponendo un freno a elusioni ed evasioni fiscali. Tale obiettivo è condivisibile, ma serviranno molti più denari per sostenere un proposito così giusto e oneroso.
Per trovarli occorrerà perseguire rigorosamente un programma impegnativo per arginare le note falle che da tempo indeboliscono l’economia del Paese. Molti, io stesso tra questi, pensano che sono tre i guai pubblici da affrontare con spirito repubblicano per far crescere l’economia e fare riforme: la spesa improduttiva colpevole di favorire sprechi, clientele e pratiche economiche pubbliche nemiche del mercato con l’annichilimento degli investimenti privati, procurato dalla trascuratezza dei poteri pubblici sui fattori dello sviluppo.
Tasse alte provocate da un sistema fiscale rinunciatario sulla lotta all’evasione e all’elusione; la larga area della formale povertà, opaca a ragione di tanti falsi poveri. Cioè evasori che si introducono nelle larghe maglie nel sistema previsto al sostegno dei veri poveri. Costoro rubano allo Stato ai contribuenti fedeli, ai poveri. E’ chiaro che in assenza di azioni decise su questi aspetti, naufragherà l’indispensabile nuovo patto tra cittadino e Stato. Eliminando i mali su descritti, potranno riassorbirsi le insoddisfazioni tanto diffuse nel ceto medio, che sinora hanno nutrito populisti e demagoghi. Un segnale forte e a lungo atteso da questa componente importante della società. Il ceto medio italiano negli ultimi decenni è stato relegato a cenerentola con politiche che hanno danneggiato la sua vocazione a risparmiare, investire, la voglia innata a progredire, a premiare chi si impegna e chi vale. Infatti i risparmi sono stati colpiti da tassi d’interesse non sufficientemente ripagati, mentre l’inflazione ha sottratto potere di acquisto. Il mattone e ogni altro bene rifugio tartassato, stato sociale in progressiva riduzione per premiare i falsi poveri, il fisco in costante rialzo in gran parte caricato su di loro.
Il mantra molto diffuso dai media e dai populisti teso ad affermare che chi percepisce 50 mila euro è benestante se non addirittura ricco, ben descrive la distorsione della realtà presente nell’opinione pubblica su cui hanno poggiato molte politiche pubbliche autolesioniste. Infatti gravami oltre il 40% dell’Irpef, quelli sui patrimoni (comunque piccoli risparmi), e quelli delle tasse indirette su tutti i consumi oltre il 20%, non lasciano scampo per investimenti familiari. Insomma un inferno per le formiche, un bengodi dei evasori ed elusori. Questa dinamica politico sociale ha annichilito il ceto medio, quale indispensabile energia di una comunità che spinge al progresso, a fare di più, a promuoversi. Dunque la volontà di rimediare le ingiustizie, ci offre la possibilità di ridare slancio a una forza costruttrice, allo sviluppo, alla civiltà. Un’operazione che richiede larga collaborazione politica pur nella necessaria e produttiva dialettica. Da tale consapevolezza si potranno rimodulare le risorse dei contribuenti, ridare slancio all’economia, alimentare finalmente trasparenza e giustizia, quali requisiti di coesione sociale e sviluppo.

foto: Agenzia Fotogramma

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