ROMA (ITALPRESS) – “‘L’Italia è il Paese che amò. Con queste parole Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo dando vita a Forza Italia. Da allora sono trascorsi 30 anni e tante sono state le battaglie affrontate insieme, alcune vinte, alcune perse ma sempre con la stessa tenacia e la stessa passione. In occasione di questo anniversario, voglio rivolgere i miei auguri a tutti gli amici di Forza Italia. E un pensiero a Silvio, il cui impegno e ricordo continua a ispirare il nostro percorso”.
Così, su X, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
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– Foto: Palazzo Chigi –
Meloni “Il ricordo di Berlusconi continua a ispirarci”
Salutequità “Regioni ancora indietro con le reti oncoematologiche”
ROMA (ITALPRESS) – Neoplasie ematologiche: sono il 10 per cento di tutti i tumori. Oggi oltre 300.000 persone vivono con diverse forme di leucemia o dopo una diagnosi di linfoma di hodgkin o non hodgkin e nel 2023 si sono registrate 24.000 nuove diagnosi solo per leucemie e linfoma non hodgkin (I numeri del cancro, 2023).
L’ultimo Piano oncologico nazionale (2023-2027) dichiara che “Il cancro è la patologia cronica potenzialmente più prevenibile e oggi anche più “curabile”, dedica un paragrafo ai tumori onco-ematologici sottolineando che rivestono un ruolo di primo piano nel SSN. In ambito onco-ematologico esistono neoplasie come la leucemia linfatica cronica o la leucemia mieloide cronica in cui il concetto di cronicità è già esplicitamente espresso con il “nome della patologia”. Sono anche tra le neoplasie ematologiche in cui i traguardi scientifici raggiunti, grazie alla ricerca, hanno modificato radicalmente i percorsi di cura, l’aspettativa di vita (che nella maggioranza dei casi può raggiungere quella della popolazione non malata) e le esigenze di presa in carico.
Prendendo ad esempio la Leucemia Linfatica Cronica, forma di leucemia più frequente negli adulti in occidente e tipica dell’età più avanzata, il 40% delle diagnosi è effettuato oltre i 75 anni. Ma l’Istituto Superiore di Sanità sottolinea come possa ‘essere molto difficile affrontare una diagnosi di leucemia linfatica cronica, sia dal punto di vista pratico che emotivo e che la malattia generalmente ha una progressione molto lenta e può essere curata e mantenuta efficacemente sotto controllo molto a lungò.
Il Piano Oncologico Nazionale individua la risposta alla complessità nelle reti cliniche e come indicatore di monitoraggio specifico per l’oncoematologia la “Presenza formale di reti oncoematologiche regionali”.
Tuttavia, se in onco-ematologia si prospetta lo stesso percorso sviluppato per quelle oncologiche, tempi e risultati possono essere lunghi e non scontati ed è necessario tener conto che debbano essere progettate come nodi di un’unica rete (almeno) nazionale per assicurare l’omogeneità sia nell’approccio diagnostico che nell’erogazione delle terapie e nel monitoraggio della patologia, mantenendo basso l’impatto logistico ed il costo (attraverso, ad esempio, l’impiego di strutture di riferimento interregionali laddove non sia necessario replicarne oltre un certo numero per assicurare efficienza e qualità).
I servizi presenti, i costi e l’approccio multidisciplinare A prendersi cura delle persone con neoplasie ematologiche sono oltre 100 centri ematologici (la Fondazione GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto che promuove, gestisce e coordina protocolli di ricerca clinica indipendente sulle malattie del sangue – ne annovera poco meno di 150), diffusi sul territorio nazionale con una lieve maggiore concentrazione in alcune regioni del nord insieme a Lazio e Sicilia. Il Piano Oncologico sottolinea che “eterogenea è la situazione relativa alle strutture e ai servizi con compiti di supporto diagnostico e terapeutico ai centri clinici ematologici sul piano della distribuzione territoriale, della dotazione strumentale e dei livelli qualitativi delle prestazioni, dei reparti di radiodiagnostica, radioterapia, laboratori di citometria, citogenetica e biologia molecolare”.
Un recente studio di Altems, l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sull’approccio multidisciplinare in alcune neoplasie ematologiche croniche come Macroglobulinemia di Waldenstrom e dalla Leucemia linfatica cronica ha dimostrato che il team multidisciplinare si è dimostrato cruciale per seguire il paziente in modo più completo durante il percorso di cura e per assistere l’ematologo nella gestione delle comorbidità.
Il peso economico totale stimato da EEHTA-CEIS, -Facoltà di Economia Università degli studi di Roma Tor Vergata, per le due patologie è pari ad oltre 317,5 milioni di euro annui, circa 256 milioni annui dovuti alla LLC e circa 62 alla Waldenstrom. In altre parole, una media per paziente di oltre 41mila euro. L’82% è riferito a costi diretti; il 18% a quelli indiretti (prestazioni previdenziali e assistenziali erogate ai pazienti, anche attraverso indennità di accompagno e invalidità o giorni di lavoro persi di paziente o caregiver).
La necessità di istituire le reti oncoematologiche è più recente rispetto a quelle oncologiche, previste in uno specifico documento del 2014 “Linee guida per l’implementazione delle reti oncologiche” e del più recente aggiornamento nel 2019 che spiega come la “Formazione di Rete rappresenta un obiettivo prioritario, con particolare riferimento alle modalità di lavoro multi-professionale e multidisciplinare, all’integrazione ospedale-territorio, alle azioni di supervisione e tutoraggio dei nuovi assunti e all’utilizzo di audit clinico e training strutturati”. E” opportuno sottolineare che da oltre 40 anni sono operative in Italia reti ematologiche nazionali, attraverso l’implementazione delle cosiddette “reti di professionisti”: GIMEMA, per tutte le leucemie acute e croniche dell’adulto (operante dal 1982), AIEOP (per tutte le neoplasie pediatriche), FIL (per tutti i linfomi dell’adulto), GITMO (per il trapianto di cellule staminali), per assicurare omogeneità di percorsi diagnostici e terapeutici in Italia, secondo gli approcci più innovativi su scala mondiale.
La situazione delle reti oncologiche e oncoematologiche nelle Regioni Stando però al monitoraggio Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ancora in sette Regioni nel 2022 non è stato formalizzato con atto regionale il coordinamento funzionale della rete tumori rari (tumori oncoematologici rari, pediatrici, solidi dell’adulto) con la Rete oncologica regionale: Basilicata, Calabria, Lazio, Lombardia, Molise, Sicilia, Umbria.
Secondo Agenas, le reti oncologiche regionali (ROR) possono contare su un piano economico-finanziario per assicurare la continuità operativa della rete in sole cinque regioni (Campania, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto); integra le sue attività con la rete territoriale come da DM 77 in sole 13 Regioni (manca in Basilicata, FVG, Marche, Molise, PA Bolzano, Puglia, Sicilia, Umbria); quota parte del tempo dei professionisti per le specifiche attività di rete è formalmente dedicata all’aggiornamento professionale e/o collaborazione con centri ad alta specializzazione solo in 9 Regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto) e solo in 7 di queste partecipano alle attività di equipe itineranti (Campania e Lombardia non lo prevedono); in 13 regioni il coordinamento della ROR non ha definito indicatori e strumenti per misurare il raggiungimento degli obiettivi (monitoraggio).
A oggi lo stato dell’arte in Italia, ricostruito dall’Osservatorio Salutequità, mostra che le reti ematologiche/oncoematologiche formalizzate sono presenti in nove Regioni: Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia.
‘Tra i principali problemi da affrontare – spiega Tonino Aceti, presidente di Salutequità (nella foto) – c’è la gestione delle neoplasie ematologiche, soprattutto nell’anziano, e la presenza di comorbidità, fragilità e necessità di personalizzazione delle scelte terapeutiche che sono condizionate da valutazioni logistiche e che richiedono una forte collaborazione tra i diversi professionisti, non solo per specialità, ma anche ospedale-territorio, così come socio-sanitarià.
‘E’ necessario poi – aggiunge Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli onlus – lavorare sulla necessità di garantire e mantenere un equo accesso ai centri di eccellenza nelle strutture e servizi con compiti di supporto diagnostico e terapeutico ai centri clinici ematologici, necessari per diagnosi e controllo di molte patologie, attraverso l’investimento e l’istituzionalizzatone delle reti ematologiche sia diagnostiche (quali Labnet, che permette da oltre 10 anni di offrire a tutti i pazienti lo stesso percorso di diagnosi e di monitoraggio molecolare) che terapeutiche, in coordinamento con l’attuazione delle reti ematologiche regionali, che non devono diventare un percorso destinato a cancellare l’eccellenza esistente, ma anzi devono rappresentare l’occasione per “sfruttarla” e per valorizzarlà.
‘Soprattutto però – conclude Aceti – il Piano Nazionale della Cronicità deve iniziare ad occuparsi anche di neoplasie ematologiche croniche, disegnando un modello di presa in carico della dimensione di cronicità che le caratterizza e descrivendo obiettivi e indicatori di misurazione. A oggi nè il Piano oncologico nazionale, nè quello delle cronicità prevedono indicatori specifici per la capacità di presa in carico di tali patologie, nonostante la cronicità in oncologia sia prioritaria e diversa dalla lungo sopravvivenza. E sappiamo già che ci troveremo a fare i conti con carenze specialistiche, se non si invertirà la tendenza registrata quest’anno con il 37% di non immatricolati nella scuola di specializzazione in ematologià.
– foto Ipa Agency –
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Utah vince a Washington con 10 punti di Fontecchio
ROMA (ITALPRESS) – Vittoria esterna di Utah Jazz nella notte italiana della regular-season dell’Nba. La franchigia che ha sede a Salt Lake City espugna per 123-108 il parquet dei Washington Wizards con 29 punti di Markkanen, top-scorer dell’incontro; tra gli ospiti, 10 punti, 7 rimbalzi e 2 assist per l’azzurro Simone Fontecchio in 22 minuti di impiego. Affermazione casalinga per Indiana Pacers, che si impone per 134-122 sui Philadelphia 76ers, che può consolarsi solo per i 31 punti infilati da Embiid. Successi esterni in volata per Minnesota Timberwolves e Sacramento Kings, che violano rispettivamente i parquet dei Brooklyn Nets (96-94) e dei Golden State Warriors (134-133). Molto più semplice l’affermazione fuori casa dei Boston Celtics su Miami Heat (143-110), vittorie interne per New York Knicks (122-84 sui Denver Nuggets) e Los Angeles Lakers (141-132 sui Chicago Bulls). Ufficializzati, nel frattempo, i quintetti titolari per ciascuna Conference dell’All Star Game, in programma il prossimo 18 febbraio a Indianapolis. A deciderli, tifosi, media specializzati e giocatori stessi. L’assenza rilevante è quella di Stephen Curry, non selezionato nello starting five della selezione Ovest, cosa che non era mai accaduta al leader dei Golden State Warriors dal 2013, ad eccezione dell’edizione 2020, che fu costretto a saltare per un infortunio. Al suo posto, il canadese Shai Gilgeous-Alexander, ala di Oklahoma City Thunder. Per il resto, nessuna sorpresa a Ovest, con la presenza nel team titolare di Kevin Durant (Phoenix Suns), Nikola Jokic (Denver Nuggets), Luka Doncic (Dallas Mavericks) e capitan LeBron James, più che mai continuo e alla sua ventesima presenza nell’All Star Game: la 39enne stella dei Los Angeles Lakers supera così un altro mito come Kareem Abdul-Jabbar. A Est, capitan Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks) sarà in campo con il compagno di squadra Damian Lillard, l’MVP 2023 Joel Embiid (Philadelphia Sixers), Jayson Tatum (Boston Celtics) e Tyrese Haliburton (Indiana Pacers). Assente nel quintetto Trae Young (Atlanta Hawks), secondo nel voto dei tifosi.
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Sinner batte Djokovic e vola in finale a Melbourne
MELBOURNE (AUSTRALIA) (ITALPRESS) – Jannik Sinner approda in finale agli Australian Open, primo Slam stagionale alle battute conclusive sui campi in cemento del Melbourne Park. Il tennista altoatesino, numero 4 della classifica Atp e del tabellone, ha superato nella prima semifinale il serbo Novak Djokovic, grande favorito del torneo e leader del ranking mondiale, in quattro set con il punteggio di 6-1 6-2 6-7(6) 6-3 in tre ore e 22 minuti di gioco. L’azzurro aveva fallito un match-ball nel tie-break del terzo set. “E’ stata una partita durissima, ho iniziato molto bene e per due set lui ha fatto degli errori, dando la sensazione di non stare bene. Io ho cercato di spingere, ho fallito di dritto un match point ma sono ripartito poi alla grande. Il risultato mi rende felice”, le parole a caldo di un Sinner raggiante, che si gode il calore della Rod Laver Arena. “L’atmosfera è stata stupenda – spiega ancora l’altoatesino – Non vedevo l’ora di giocare questa partita, avevo perso con lui in semifinale a Wimbledon ed ho imparato da match così, fa tutto parte del processo di crescita. Abbiamo un tennis simile e non svelo le mie tattiche, ho la sensazione che qualche altra partita contro di lui, ancora, la giocherò…”. L’azzurro conferma che ‘Nolè, quando aveva 16-17 anni, gli diede qualche consiglio: “Ho avuto la possibilità di giocare con lui in allenamento, mi suggerì di essere il più imprevedibile possibile. Il servizio è migliorato tantissimo ma ho la sensazione di poter crescere ancora moltissimo, per questo ho una grande squadra con me”. Così come Bolelli e Vavassori nel doppio, anche Sinner si appresta alla sua prima finale Slam in carriera: “Ho cercato di prepararmi al meglio per questo torneo, la fiducia dalla fine dello scorso anno è altissima e mi ha dato la sicurezza di giocare con i migliori al mondo. Scenderò in campo con il sorriso – conclude – e vedremo come andrà a finire”. L’altra semifinale metterà di fronte il russo Daniil Medvedev (3) ed il tedesco Alexander Zverev (6).
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Riforme, La Russa “Autonomia e premierato si tengono insieme”
ROMA (ITALPRESS) – “Ci sono queste due riforme che si tengono insieme e che sono quelle della maggiore autonomia per le Regioni, insieme a una maggiore presenza dello Stato con il premierato. L’autonomia differenziata va bene a patto che lo Stato centrale assicuri l’identità nazionale, perchè io all’identità nazionale, all’unità nazionale ci tengo in maniera particolare. Le due cose stanno insieme”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a Dritto e rovescio su Retequattro.
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Meloni “Oltre un miliardo in due anni per la Terza Età”
ROMA (ITALPRESS) – “Come promesso abbiamo approvato oggi un decreto legislativo attuativo del Patto per la Terza Età: è una riforma di cui andiamo orgogliosi e che l’Italia aspettava da più di 20 anni, solo una tappa di un percorso che andrà avanti per tutta la Legislatura. Con più di 1 miliardo di euro in due anni e l’avvio della sperimentazione di una prestazione universale che consentirà di aumentare di oltre il 200% l’assegno di accompagnamento degli anziani più fragili e bisognosi, diamo finalmente risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, ai non autosufficienti e alle loro famiglie”. Lo afferma in una nota il premier Giorgia Meloni.
“Il Governo ha lavorato fin dal suo insediamento a una riforma strutturale delle politiche in favore della terza età consapevoli che gli anziani rappresentano la storia di questa Nazione. Ringrazio tutti i Ministeri per il lavoro corale che è stato fatto e che ci consente di varare una nuova governance nazionale delle politiche per le persone anziane”, aggiunge.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
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Il sindaco Brugnaro a Ca’ Corner per l’inaugurazione della mostra sulla Shoah
VENEZIA (ITALPRESS) – Nell’ambito delle celebrazioni organizzate in occasione del Giorno della Memoria, istituito dal Parlamento italiano con la Legge 211 del 20 luglio 2000, questa mattina, a Ca’ Corner, sede della Città metropolitana e della Prefettura, si è tenuto un doppio appuntamento volto a ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Ad aprire l’evento, l’inaugurazione della mostra documentale “1938 – 1945. La persecuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia”, frutto di un’iniziativa della Prefettura di Venezia in collaborazione con la Città Metropolitana di Venezia, il Centro di documentazione ebraica contemporaneo, il Ministero dell’Interno e il Ministero della Cultura. Hanno preso parte al momento del taglio del nastro il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, il prefetto di Venezia, Darco Pellos, il rabbino capo di Venezia, Alberto Sermoneta, il presidente della Comunità ebraica, Dario Calimani, il consigliere Regione Veneto, Francesca Scatto, il presidente Fondazione Centro Documentazione Ebraica Contemporanea, Gadi Luzzatto Voghera, il direttore Ufficio scolastico regionale, Marco Bussetti, il presidente Consulta studenti, Lorenzo Bracciali oltre a numerose autorità civili e militari tra cui la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, e l’assessore Simone Venturini. Nel corso della cerimonia è stato inoltre letto un messaggio a sostegno dell’iniziativa del presidente della Regione Luca Zaia.
L’apertura della mostra, che resterà visibile al pubblico fino all’8 febbraio 2024, è stata accompagnata da un’esibizione musicale degli studenti del liceo musicale Marco Polo di Venezia. L’esposizione illustra, attraverso testi, documenti ufficiali, giornali, lettere private, diari e foto, la persecuzione antiebraica attuata in Italia dal 1938 al 1943, articolata in quattro sezioni (gli ebrei in Italia dal 1848 al 1938, gli ebrei in Italia dal 1938 al 1943, la Shoah e gli ebrei dopo il 1945).
“Questa esposizione è un tributo alla sofferenza delle tante persone vittime dell’atrocità, private della loro dignità all’interno dei campi di sterminio”, ha dichiarato il sottosegretario Wanda Ferro. “Un’occasione per rafforzare la memoria di un momento oscuro della nostra storia, difficile da raccontare, ma che questa esposizione riesce a tenere viva grazie ai documenti dell’epoca che ben ricostruiscono ciò che è stato. È una chiamata alla responsabilità per ciascuno di noi, perché non venga mai abbassata la guardia. Una memoria che deve essere tramandata ai giovani, a cui dobbiamo insegnare che la diversità non è una minaccia, non deve fare paura. La memoria dell’Olocausto deve rafforzare la nostra identità democratica, celebrare il Giorno della Memoria vuol dire rinforzare i principi della giustizia, della libertà e del rispetto”.
“La nostra è una comunità viva, che partecipa ai momenti di collettività importanti come è la celebrazione del Giorno della Memoria”, ha detto il sindaco Brugnaro. “Ma è una comunità in cui dobbiamo riuscire a portare la voce dei nostri giovani perché il ricordo di ciò che è stato non sia solo retorica. Iniziamo dalle scuole, è necessario raccontare ai nostri ragazzi un pezzo di storia, ottant’anni di cambiamenti rapidi che dal 1945 hanno cambiato la nostra società. La parola chiave è integrazione, perché la storia delle nostre comunità è una storia di integrazione, come quella di cui è testimone la nostra città dove la comunità ebraica non solo è stata accolta ma ne è diventata parte integrante e questo dobbiamo raccontarlo a tutto il mondo per lasciarne traccia. La memoria non può essere solo un momento di riflessione, una cerimonia che ricorre periodicamente. Fare memoria vuol dire anche difendere i presidi di libertà che sono stati costruiti negli anni e che ancora oggi sono messi a rischio, penso a quanto accade in Israele e in Ucraina. La scelta di appendere le bandiere nei palazzi del Comune è la volontà di difendere baluardi di libertà, frutto di sacrifici, di patti e accordi che sono intercorsi negli anni, non di sostenere scelte o decisioni che riguardano i singoli Stati”.
A margine dell’inaugurazione della mostra, nella Sala consiliare di Ca’ Corner, si è tenuta la cerimonia nel corso della quale il sindaco Brugnaro e i rappresentanti di altri otto Comuni hanno consegnato tredici medaglie d’onore ai familiari di cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.
foto: ufficio stampa comune di Venezia
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Shoah, Piantedosi “Cortei pro Palestina? Si chiederà rinvio”
ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo sempre detto che la libertà di manifestazione del pensiero e lo svolgimento di manifestazioni pubbliche hanno una sacralità intrinseca che può essere compressa o limitata solo se ci sono motivi seri di ordine pubblico. Non vi è dubbio che svolgere manifestazioni che in questo caso potrebbero essere lesive di una commemorazione come il giorno della Memoria della Shoah, richiede delle valutazioni che sono in corso”. Lo dice nel corso della conferenza stampa dopo il Cdm il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo a una domanda sulle manifestazioni pro Palestina annunciate per domani, nel giorno della Memoria.
“Le autorità di pubblica sicurezza stanno incontrando gli organizzatori di queste manifestazioni per sollecitarne anche una autonoma possibilità di spostarle ad altri giorni – ha aggiunto -. In fondo, differirle in altri in altri giorni non significa negare la libertà di manifestare ma fare qualcosa che le rende compatibili con i valori connessi alla ricorrenza di domani. Ove questo non dovesse succedere per autonoma volontà degli organizzatori faremo le nostre valutazioni a seconda degli scenari che si presentano e adotteremo i provvedimenti di conseguenza”.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
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