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Mattarella “La forza della Repubblica è la sua unità”

ROMA (ITALPRESS) – Ha parlato della violenza delle guerre, prime fra tutte quelle in Ucraina e nella Striscia di Gaza, della necessità di pace nel mondo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolto alla Nazione come ogni 31 dicembre, alla vigilia dell’arrivo di un nuovo anno. Mattarella ha anche parlato della violenza, soprattutto quella contro le donne. Si è rivolto anche ai giovani, che sono il futuro dell’Italia e ha anche ricordato come la forza della Repubblica sia la sua unità. ‘Care concittadine e cari concittadini, questa sera ci stiamo preparando a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Nella consueta speranza che si aprano giorni positivi e rassicuranti. Naturalmente, non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene intorno a noi. Nella nostra Italia, nel mondo. Sappiamo di trovarci in una stagione che presenta tanti motivi di allarme. E, insieme, nuove opportunità. Avvertiamo angoscia per la violenza cui, sovente, assistiamo: tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana. La violenza.
Anzitutto, la violenza delle guerre. Di quelle in corso; e di quelle evocate e minacciate. Le devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla. L’orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità. La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti. La guerra – ogni guerra – genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflittì ha detto Mattarella.
‘La guerra è frutto del rifiuto di riconoscersi tra persone e popoli come uguali. Dotati di pari dignità. Per affermare, invece, con il pretesto del proprio interesse nazionale, un principio di diseguaglianza. E si pretende di asservire, di sfruttare. Si cerca di giustificare questi comportamenti perchè sempre avvenuti nella storia. Rifiutando il progresso della civiltà umanà ha proseguito il Presidente. ‘Il rischio, concreto, è di abituarsi a questo orrore. Alle morti di civili, donne, bambini. Come – sempre più spesso – accade nelle guerre. Alla tragica contabilità dei soldati uccisi. Reciprocamente presentata; menandone vanto. Vite spezzate, famiglie distrutte. Una generazione perduta. E tutto questo accade vicino a noi. Nel cuore dell’Europa. Sulle rive del Mediterraneo. Macerie, non solo fisiche. Che pesano sul nostro presente. E graveranno sul futuro delle nuove generazioni.
Di fronte alle quali si presentano oggi, e nel loro possibile avvenire, brutalità che pensavamo, ormai, scomparse; oltre che condannate dalla storia. La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano. E’ indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pacè.
‘Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo – afferma Mattarella -. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità. Sappiamo che, per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace. Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto, di quelli che hanno scatenato i conflitti. Ma impegnarsi per la pace significa considerare queste guerre una eccezione da rimuovere; e non la regola del prossimo futuro. Volere la pace non è neutralità; o, peggio, indifferenza, rispetto a ciò che accade: sarebbe ingiusto, e anche piuttosto spregevole. Perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati. Che mette a rischio le sorti dei rispettivi popoli. E mina alle basi una società fondata sul rispetto delle persone.Per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi. Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera. Dipende, anche, da ciascuno di noi. Pace, nel senso di vivere bene insieme. Rispettandosi, riconoscendo le ragioni dell’altro. Consapevoli che la libertà degli altri completa la nostra libertà’. ‘Vediamo, e incontriamo, la violenza anche nella vita quotidiana. Anche nel nostro Paese. Quando prevale la ricerca, il culto della conflittualità. Piuttosto che il valore di quanto vi è in comune; sviluppando confronto e dialogo. La violenza. Penso a quella più odiosa sulle donne. Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità. Penso alla violenza verbale e alle espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella rete. Penso alla violenza che qualche gruppo di giovani sembra coltivare, talvolta come espressione di rabbia. Penso al risentimento che cresce nelle periferie. Frutto, spesso, dell’indifferenza; e del senso di abbandono. Penso alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici. Verso i quali praticare forme di aggressività. Anche attraverso le accuse più gravi e infondate. Spesso, travolgendo il confine che separa il vero dal falso – aggiunge l’inquilino del Quirinale -. Queste modalità aggravano la difficoltà di occuparsi efficacemente dei problemi e delle emergenze che, cittadini e famiglie, devono affrontare, giorno per giorno. Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittimè. ‘Le immani, differenze di retribuzione tra pochi superprivilegiati e tanti che vivono nel disagio. Le difficoltà che si incontrano nel diritto alle cure sanitarie per tutti. Con liste d’attesa per visite ed esami, in tempi inaccettabilmente lunghi. La sicurezza della convivenza. Che lo Stato deve garantire. Anche contro il rischio di diffusione delle armi. Rispetto allo scenario in cui ci muoviamo, i giovani si sentono fuori posto. Disorientati, se non estranei a un mondo che non possono comprendere; e di cui non condividono andamento e comportamenti. Un disorientamento che nasce dal vedere un mondo che disconosce le loro attese. Debole nel contrastare una crisi ambientale sempre più minacciosa. Incapace di unirsi nel nome di uno sviluppo globale. In una società così dinamica, come quella di oggi, vi è ancor più bisogno dei giovani. Delle loro speranze. Della loro capacità di cogliere il nuovo. Dipende da tutti noi far prevalere, sui motivi di allarme, le opportunità di progresso scientifico, di conoscenza, di dimensione umana. Quando la nostra Costituzione parla di diritti, usa il verbo ‘riconoscerè. Significa che i diritti umani sono nati prima dello Stato. Ma, anche, che una democrazia si nutre, prima di tutto, della capacità di ascoltare. Occorre coraggio per ascoltare – dice Mattarella-. E vedere – senza filtri – situazioni spesso ignorate; che ci pongono di fronte a una realtà a volte difficile da accettare e affrontare. Come quella di tante persone che vivono una condizione di estrema vulnerabilità e fragilità; rimasti isolati. In una società pervasa da quella “cultura dello scarto”, così efficacemente definita da Papa Francesco. Cui rivolgo un saluto e gli auguri più grandi. E che ringrazio per il suo instancabile Magisterò.
‘Affermare i diritti significa ascoltare gli anziani. Preoccupati di pesare sulle loro famiglie; mentre il sistema assistenziale fatica a dar loro aiuto. Si ha sempre bisogno della saggezza e dell’esperienza. E di manifestare rispetto e riconoscenza per le generazioni precedenti. Che, con il lavoro e l’impegno, hanno contribuito alla crescita dell’Italia. Affermare i diritti significa prestare attenzione alle esigenze degli studenti, che vanno aiutati a realizzarsi. Il cui diritto allo studio incontra, nei fatti, ostacoli. A cominciare dai costi di alloggio nelle grandi città universitarie; improponibili per la maggior parte delle famiglie. Significa rendere effettiva la parità tra donne e uomini: nella società, nel lavoro, nel carico delle responsabilità familiari. Significa non volgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti. Ma ascoltare significa, anche, saper leggere la direzione e la rapidità dei mutamenti che stiamo vivendo. Mutamenti che possono recare effetti positivi sulle nostre vite. La tecnologia ha sempre cambiato gli assetti economici e sociali. Adesso, con l’intelligenza artificiale che si autoalimenta, sta generando un progresso inarrestabile. Destinato a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali, relazionali. Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunziabile. Viviamo, quindi, un passaggio epocale. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capacì aggiunge. ‘Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perchè la democrazia è fatta di esercizio di libertà. Libertà che, quanti esercitano pubbliche funzioni – a tutti i livelli -, sono chiamati a garantire.
Libertà indipendente da abusivi controlli di chi, gestori di intelligenza artificiale o di potere, possa pretendere di orientare il pubblico sentimento. Non dobbiamo farci vincere dalla rassegnazione. O dall’indifferenza. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi per timore che le impetuose novità che abbiamo davanti portino soltanto pericoli – afferma Mattarella – . Prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte. Significa contribuire, anche fiscalmente. L’evasione riduce, in grande misura, le risorse per la comune sicurezza sociale. E ritarda la rimozione del debito pubblico; che ostacola il nostro sviluppo. Contribuire alla vita e al progresso della Repubblica, della Patria, non può che suscitare orgoglio negli italiani. Ascoltare, quindi; partecipare; cercare, con determinazione e pazienza, quel che unisce. Perchè la forza della Repubblica è la sua unità. L’unità non come risultato di un potere che si impone. L’unità della Repubblica è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perchè si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia. Questi valori – nel corso dell’anno che si conclude – li ho visti testimoniati da tanti nostri concittadinì. ‘Li ho incontrati nella composta pietà della gente di Cutro. Li ho riconosciuti nella operosa solidarietà dei ragazzi di tutta Italia che, sui luoghi devastati dall’alluvione, spalavano il fango; e cantavano ‘Romagna mià. Li ho letti negli occhi e nei sorrisi, dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut. Promossa da un gruppo di sognatori. Che cambiano la realtà. O di quelli che lo fanno a Casal di Principe. Laddove i beni confiscati alla camorra sono diventati strumenti di riscatto civile, di impresa sociale, di diffusione della cultura. Tenendo viva la lezione di legalità di don Diana. Nel radunarsi spontaneo di tante ragazze, dopo i terribili episodi di brutalità sulle donne. Con l’intento di dire basta alla violenza. E di ribellarsi a una mentalità di sopraffazione. Li vedo nell’impegno e nella determinazione di donne e uomini in divisa. Che operano per la nostra sicurezza. In Italia, e all’estero. Nella passione civile di persone che, lontano dai riflettori della notorietà, lavorano per dare speranza e dignità a chi è in carcere. O di chi ha lasciato il proprio lavoro – come è avvenuto – per dedicarsi a bambini, ragazzi e mamme in gravi difficoltà. A tutti loro esprimo la riconoscenza della Repubblica. Perchè le loro storie raccontano già il nostro futuro. Ci dicono che uniti siamo forti.
Buon anno a tutti!’ ha concluso il Presidente della Repubblica.

foto: Agenzia Fotogramma

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IL RISULTATISMO DELLA JUVE E LA SCONFITTA DEL POSSESSO PALLA

La Juve agnelliana e centenaria – oggi di John Elkann – s’affaccia lieta…al secondo secolo vincendo come non piace agli estetisti. Non avevo dubbi sulla sua performance. Tanto che mi sono concesso un’escursione personale. E mal me ne incolse. Chiudo infatti l’anno con una vittoria di Pirro: ho sconfitto l’odioso Possesso Palla vedendo il “mio” Bologna cadere a Udine. Sì, Bologna 74-Udinese 26, ma i gol li hanno fatti Pereyra, Payero e il ragazzo Lucca Lorenzo che ho visto nascere a Palermo, in C. Avrei dovuto avvertire Motta ma mi son ben guardato di avvertirlo, lui è bravo, lui ha portato i rossoblù in Zona Champions. Peccato. D’altra parte, lui come tanti non sa che il possesso palla lo puoi fare se hai un paio di fulmini di guerra che dopo il giocherello (si diceva la melina, una volta) scattano prodigiosi, mangiano il campo e mortificano i portieri. Telefonare Messi…
In compenso porto a casa anche una vittoria vera, ideologica: ho visto una partita vera, movimentata, efficace, il super match dei Risultatisti, Allegri e Mourinho, in un confronto Juve-Roma degno dell’antica rivalità, quando a sfidarsi erano Trapattoni e Liedholm. La Juve di Allegri ha fatto la sua parte; anzi, è sorprendentemente migliorata. Non perchè il signor Max cerchi una riabilitazione estetica, semplicemente perchè giocando giocando si diventa squadra e si recita a memoria. Rabiot che segna è la conferma di uno stile ormai consolidato, di una sicurezza acquisita che consente a Vlahovic anche uno scandaloso colpo di tacco per un gol benedetto. Poi se ne va. Il segreto di questa Juve è non aver gerarchie. I grandi vanno e vengono. Esce Yildiz Star, entra Chiesa e ci prova subito… Basta anche una mossa così per mettere la Roma spalle al muro. Perchè nonostante la sicurezza ostentata da Mourinho alla vigilia la Roma non è all’altezza di un gruppo di combattenti eccitati dal profumo di scudetto che si sente sulla scia dell’Inter.
Ho vissuto con la solita partecipazione speciale l’ultima disavventura del Napoli a Monza, un pareggio che non salva la faccia a nessuno, non a Mazzarri che ancora non è riuscito a “leggere” il Napoli che ha gioiosamente accettato di guidare. Se aveva riserve – come pare – tanto valeva segnalarle subito. O restare a casa. Ora che De Laurentiis ha detto “è tutta colpa mia” mi aspetto tremenda vendetta il giorno che vorrà identificare e mettere alla gogna chi l’ha condannato a un atto di umiltà. La squadra? Un giocatore? Fossi Mazzarri mi farei regalare dalla Befana un giubbotto antiproiettili. Scherzo. E’ vero, don Aurelio i suoi errori li ha fatti, ma il Napoli anche senza Kim era squadra di livello: s’è perduta in feste e in chiacchiere. Succede a chi non è abituato a vincere.
Negli ultimi giorni del ’23 ho sentito e letto solo voci di mercato, il Campionato perde ogni attendibilità quando ti accorgi che le pretese correzioni azzerano la spesa e la presunta intelligenza di luglio. E’ come fare due squadre, buttando a mare la prima. I calciatori se l’aspettano e si scaricano ancora prima di cominciare. In un’orgia di partite, di teletrasmissioni, di chiacchiere sento che qui non c’è più la competenza di un tempo, quando al Bar Sport si ripetevano a memoria le lezioni dei grandi panchinari e le azioni dei grandi pedatori italici.
Verranno gli arabi e dovremo difenderci. Sperando che sulla scena ci siano i bravi risultatisti e non i giochisti sciocchi.

Rabiot manda ko la Roma, Juve a -2 dall’Inter

TORINO (ITALPRESS) – La Juventus chiude il suo 2023 a -2 dall’Inter capolista. All’Allianz Stadium la squadra di Allegri batte 1-0 la Roma grazie ad una rete di Rabiot ad inizio secondo tempo. Dal 2012 in avanti, i bianconeri hanno vinto 11 dei 13 confronti casalinghi in Serie A contro i giallorossi, che chiudono l’anno al settimo posto.
Allegri dà fiducia a Yildiz in coppia con Vlahovic. Mourinho ritrova Dybala al fianco di Lukaku, ma la prima occasione del match è di Cristante che al 4′ calcia di prima intenzione in area e colpisce il palo. La Juventus risponde all’11’ con un’incursione centrale di Vlahovic che va sul destro e non trova la porta. Tutt’altra storia col sinistro, sfoderato dopo un duello con Llorente, ma stavolta Mancini si immola e mura il tiro del serbo. Al 29′ è il turno di Yildiz che guida una ripartenza e arriva a calciare in diagonale: palla a lato. Stesso esito anche al 32′, ma sulla porta opposta: Kristensen addomestica un pallone a Dybala che tenta senza fortuna un colpo d’esterno col mancino. Al 43′ la Juve sfiora il gol: Kostic si impadronisce di una palla vagante in area e calcia verso la rete, ma Ndicka sostituisce Rui Patricio e salva di testa sulla linea. La rete dell’1-0 è rinviata ad inizio ripresa, al 47′: un rimpallo tra Cristante e Kristensen favorisce Vlahovic. Il serbo col tacco premia l’inserimento di Rabiot che a tu per tu col portiere portoghese non sbaglia. La Roma si riaffaccia dalle parti di Szczesny al 71′ con un sinistro di Dybala che l’estremo difensore bianconero legge bene. Mourinho opta per gli stessi cambi che hanno regalato la svolta contro il Napoli: dentro Pellegrini, El Shaarawy e Azmoun. Allegri aggiunge forze fresche con Chiesa, Iling Junior e Milik. L’ultima occasione da gol del match ce l’ha McKennie, fermato da Rui Patricio, mentre a Chiesa viene annullata una rete per fuorigioco. La sostanza non cambia: la Juventus è a -2 dall’Inter, la Roma è settima a 28 punti.
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Il Milan batte il Sassuolo 1-0, decide la gara Pulisic

MILANO (ITALPRESS) – Un Milan, in formazione rimaneggiata e piuttosto opaco, si prende i tre punti nell’ultima sfida del 2023 grazie all’1-0 casalingo inflitto al Sassuolo. E’ un gol di Pulisic nella ripresa a togliere le castagne dal fuoco a Calabria e compagni, che rafforzano così il terzo posto nella classifica della Serie A. I primi a provarci sono proprio i rossoneri, che al 7′ vanno al tiro da fuori con Reijnders ma Consigli è attento e salva in tuffo. Al 23′ è Bennacer a calciare dal limite ma la palla accarezza l’esterno della rete. Al 31′ Leao porta in vantaggio i suoi ma l’arbitro annulla per fuorigioco. Gli ospiti si vedono per la prima volta al 33′, quando Maignan è costretto ad alzare in corner una conclusione dalla distanza di Berardi. La prima frazione si chiude senza ulteriori sussulti e le due squadre vanno al riposo sullo 0-0. In avvio di ripresa, gli uomini di Pioli creano un paio di situazioni pericolose e al 14′ trovano la via del gol. Bennacer imbuca alla grande per Pulisic che sfila dietro la difesa avversaria e batte Consigli con il destro per l’1-0. I neroverdi si rivedono al 28′, quando Maignan blocca a terra una conclusione insidiosa di Laurientè dal limite dell’area. Un minuto più tardi, tra le fila dei rossoneri entra in campo il giovane Zeroli che esordisce così in serie A. I ragazzi di Dionisi provano il tutto per tutto nel finale, gettandosi in avanti contro un avversario chiuso nella propria metà campo. Il forcing non produce però particolari grattacapi a Maignan e i padroni di casa mantengono così il vantaggio fino al fischio finale. Il Milan rimane in terza posizione, salendo a quota 36. Il Sassuolo continua invece la sua striscia negativa: è sempre più in zona retrocessione, con due sole lunghezze di vantaggio sulla terzultima.
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Scontro salvezza alla Salernitana, Verona ko al Bentegodi

VERONA (ITALPRESS) – Prima vittoria esterna della Salernitana, ennesimo passo falso, stavolta interno, per il Verona che, dopo la vittoria con il Cagliari, stecca nel momento in cui ci si aspettava il decollo. La vittoria dei campani è assolutamente meritata. Candreva e compagni hanno giocato meglio e impensierito Montipò che ha retto in linea di galleggiamento il galeone gialloblù. Poi, dopo il gol di Tchaouna, i padroni di casa hanno abbozzato una reazione che, in realtà, non è mai arrivata. Così la Salernitana ha potuto portare a casa tre punti di platino che permettono di respirare. La squadra di Inzaghi è sempre ultima, ma ha accorciato sensibilmente il divario con le altre squadre in lotta per la salvezza.
Tegola per la Salernitana in avvio: infortunio muscolare per Pirola. Al suo posto entra Gyomber. Prima occasione del match al 13′. Angolo da destra, Candreva scambia con Kastanos per servire Mazzocchi, rasoiata che esce alla sinistra di Montipò. Un colpo di testa di Dawidowicz finisce alto sempre sugli sviluppi di un angolo. Tchaouna fa le prove del gol al 19′: cross di Candreva e colpo di testa del 20enne ciadiano che finisce alto di poco.
Subito dopo Ngonge vede il suo tiro deviato da Fazio in angolo. Più nulla fino agli ultimi 5′ che riservano emozioni. Simy costringe Montipò a salvare la sua porta con un super intervento (41′). Al 43′ angolo di Candreva, Maggiore per Kastanos, Montipò salva. Suslov, nel recupero, non è freddo, Gyomber devia in angolo.
Nella ripresa pronti via e azione Candreva-Kastanos, apertura per Tchaouna che si accentra e calcia dal limite, battendo Montipò: 0-1. La risposta del Verona al 20′ con un cross di Terracciano, sponda di Djuric per Ngonge: palla fuori di poco ma brividi per i granata. La Salernitana si rintana nella propria metà campo, per il Verona aprire varchi, in questa circostanza, risulta davvero difficile. Nel finale Tchaouna salva sulla linea di porta una deviazione di spalla di Cabal, dall’altra parte, nell’ultimo assalto dell’Hellas, Costil respinge in tuffo il colpo di testa di Henry. Finisce 0-1, la Salernitana si rialza, il Verona inciampa ancora.
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Cagliari-Empoli a reti inviolate, Caprile para tutto

CAGLIARI (ITALPRESS) – Il Cagliari e l’Empoli non vanno oltre un pareggio a reti bianche nel match dell’Unipol Domus valevole per la diciottesima giornata del campionato di Serie A. Protagonista del match è Caprile: l’estremo difensore dei toscani blinda più volte la porta, in particolare ipnotizzando Viola dagli undici metri.
I padroni di casa hanno un buon approccio alla partita, con Zappa e Pavoletti che si dimostrano sin da subito molto attivi nella metà campo avversaria. A costruire la prima occasione da gol, però, è la compagine toscana che al 14′ con Caputo mette in mezzo per Maldini, il quale mentre sta per colpire a botta sicura viene anticipato da un grande intervento di Azzi. Al 19′ è proprio quest’ultimo a ricevere da Lapadula per poi calciare con il destro sfiorando la porta. Intorno alla mezzora la sfida si incattivisce e il direttore di gara è costretto ad estrarre due cartellini gialli all’indirizzo di Maleh e Lapadula. Nel finale di primo tempo il Var interviene per un possibile rosso a Zappa, ma dopo la revisione Maresca decide anche di cancellare l’ammonizione che aveva assegnato all’esterno. Si va, dunque, a riposo sul parziale di 0-0.
Nella ripresa entrambi gli allenatori provano a cambiare qualcosa in campo attingendo dalla panchina ma il risultato continua a essere bloccato. Al 56′ Pavoletti ci prova con un colpo di testa: Caprile si fa trovare pronto. La partita di Bastoni (in campo dopo l’intervallo) dura soltanto 15′ perchè, a causa di un infortunio, è subito costretto a lasciare il campo a Ranocchia. Al 66′ il Cagliari passa in vantaggio con un gol su punizione di Nicolas Viola ma, dopo un consulto con il Var, Maresca lo annulla per una spallata irregolare di Pavoletti ai danni di Caprile. A dieci minuti dalla fine i sardi guadagnano un rigore per un fallo di mano di Walukiewicz: dal dischetto va proprio Viola ma Caprile para la sua conclusione e salva l’Empoli. Dopo questo 0-0 Cagliari ed Empoli restano in zona retrocessione, rispettivamente a quota 14 e a 13 punti.
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Tris al Bologna e primo successo casalingo per l’Udinese

UDINE (ITALPRESS) – Sconfitta pesante per il Bologna, che cade per 3-0 in casa di un’ottima Udinese, riuscita ad azzerare la proposta di gioco della formazione rossoblù. Per i friulani apre la rete di Pereyra, seguita da quelle di Lucca e Payero in un successo che permette ai bianconeri di conquistare la prima affermazione casalinga della stagione e allontanarsi dalla zona retrocessione.
Prima frazione di partita con diverse interruzioni causate da falli e vari scontri di gioco, a causa delle quali il ritmo delle due squadre fatica ad alzarsi. Al 23′ è però l’Udinese ad affacciarsi pericolosamente in avanti e trovare la rete del vantaggio: sugli sviluppi del corner battuto da Lovric il pallone finisce tra i piedi di Payero che calcia dalla distanza trovando la respinta di Skorupski, ma il pallone termina sui piedi di Pereyra che ribatte in porta e sigla l’1-0. Risultato che si sblocca in sfavore di un Bologna che non riesce a entrare nel match, complice un buon posizionamento difensivo degli uomini di Cioffi.
Bianconeri che infatti stanno meglio in campo e, in avvio di ripresa, troveranno conseguentemente il raddoppio, grazie alla conclusione da fuori area di Lovric che diventa di fatto un assist per il solissimo Lucca, freddo a spedire in porta il pallone che vale il 2-0. Emiliani sorprendentemente attoniti rispetto al solito intenso standard, con davanti un’Udinese che non si ferma e sigla addirittura il terzo gol della gara: ancora cross di Ebosele respinto troppo debolmente da Beukema sul destro di Payero che al volo trafigge ancora Skorupski. Thiago Motta prova a rivoluzionare il suo undici, ma in campo i rossoblù restano nervosi e in balia delle efficaci soluzioni difensive adottate da Pereyra e compagni. L’Udinese troverebbe anche il quarto gol, ancora con Lucca, ma tutto viene prontamente annullato per la posizione di fuorigioco del centravanti bianconero. Bologna che di fatto non riesce a impensierire nemmeno nel finale gli avversari, accontentandosi di un paio di conclusioni deboli e centrali che non impensieriscono Okoye, mettendo la parola fine sulla propria debacle.
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Lookman-gol, l’Atalanta chiude il 2023 battendo 1-0 il Lecce

BERGAMO (ITALPRESS) – Una vittoria che pesa e che cancella il ko contro il Bologna di sette giorni fa. L’Atalanta vince 1-0 contro il Lecce, grazie al gol di Lookman, e conquista tre punti fondamentali per rilanciarsi in zona quarto posto: nel prossimo turno gli orobici sfideranno la Roma nello scontro diretto dello stadio Olimpico. Buona prestazione da parte dei salentini, ma la squadra di D’Aversa non è riuscita ad evitare la seconda sconfitta consecutiva.
Le assenze non hanno di certo condizionato il modo si giocare di un Lecce propositivo e pericoloso soprattutto nella parte finale del primo tempo. Il 4-3-3 con Krstovic al centro dell’attacco ha messo in difficoltà un’Atalanta orfana di Scalvini poco prima del calcio d’inizio: il difensore nerazzurro, infatti, è stato sostituito da Pasalic (con De Roon arretrato in difesa) dopo aver accusato un fastidio alla regione adduttoria sinistra. I padroni di casa hanno avuto pochissime occasioni per far male ai salentini, soltanto un tiro deviato da Zappacosta (non intercettato da Lookman) e una conclusione di Koopmeiners a porta sguarnita (respinta dalla difesa) hanno impensierito una squadra compatta e difficile da scardinare.
Gli ospiti ci hanno provato con Krstovic, ma anche con una conclusione di Kaba dopo un errore di Carnesecchi e con una fucilata dal limite di Strefezza terminata però sul fondo. La gara è cambiata totalmente al 13′ della ripresa quando Lookman, su un’azione personale ha trovato il diagonale rasoterra vincente: da quel momento in poi i padroni di casa hanno avuto diverse occasioni per segnare il gol del 2-0 ma prima Scamacca e poi Pasalic – il croato ha colpito anche una traversa prima del vantaggio -, non hanno sfruttato le occasioni. Gli ospiti ci hanno provato con un’altra conclusione sballata di Krstovic e un diagonale di Piccoli, nel finale Carnesecchi ha salvato sul tiro di prima intenzione di Oudin. Finisce 1-0, l’Atalanta chiude il 2023 con una vittoria importante in chiave Europa, il Lecce con una sconfitta, ma sempre a testa alta.
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