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Al regista Costa-Gavras va il Premio Efebo d’Oro alla carriera

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A Costa-Gavras, regista greco naturalizzato francese, autore acuto la cui filmografia è sinonimo di impegno civile e onestà intellettuale, va il Premio Efebo d’Oro alla carriera – Banca Popolare Sant’Angelo. Il riconoscimento sarà consegnato durante la 43a edizione dell’Efebo d’Oro, in programma a Palermo dal 14 al 20 novembre 2021. Al contempo l’Efebo d’Oro – Premio Internazionale di Cinema e Narrativa, nato per sottolineare gli intensi rapporti di scambio tra cinema e letteratura e che nel corso degli anni è divenuto un vero e proprio festival di cinema e scrittura, in 7 giorni di programmazione presenterà 8 film tratti da opere letterarie in lizza per l’Efebo d’Oro, 8 opere prime o seconde in concorso per l’Efebo Prospettive, oltre al Premio Efebo d’Oro Nuovi Linguaggi – Città di Palermo. I film vincitori dei due concorsi saranno decretati dalle giurie composte da: per l’Efebo d’Oro Egle Palazzolo (presidente del Centro di Ricerca per la Narrativa e il Cinema), Roberto Escobar (critico cinematografico), Frédéric Farrucci (regista), Olivia Magnani (attrice) e Leena Pasanen (direttrice Biografilm Festival); per l’Efebo Prospettive Doriana Leondeff (sceneggiatrice), Maryam Goormaghtigh (regista) e Francesco Calogero (regista).

COSTA-GAVRAS Costa-Gavras è nato a Loutra Heraias nel 1933. A 22 anni decide di lasciare la Grecia per andare a studiare a Parigi. Dopo un periodo alla Sorbona viene ammesso all’IDHEC (Institut des hautes études cinématographique). Conseguito il diploma lavora come assistente di René Clair, René Clement, Henri Verneuil, Jacques Demy, Marcel Ophüls, Jean Giono e Jean Becker. Nel 1965 con Compartiment tueurs (Vagone letto per assassini), interpretato da Yves Montand, Simone Signoret, Jacques Perrin, firma la sua prima regia, ottenendo molti apprezzamenti dalla critica. Nel 1967 esce Un homme de trop (Il tredicesimo uomo), film sulla Resistenza Francese durante l’occupazione nazista. Ma è Z (Z, l’orgia del potere) del 1969, che sancisce il successo internazionale del regista; Z vince due Premi Oscar, due Premi al Festival di Cannes e dozzine di altri riconoscimenti. La pellicola, salutata come uno deI primi grandi film politici, è tratta da un romanzo di Vassilis Vassilikos e racconta dell’assassinio del deputato greco Lambrakis, avvenuto a Salonicco nel 1963. Yves Montand è il protagonista, mentre a Jean-Louis Trintignant viene affidato il ruolo del giudice Christo Sartzetaki, che a seguito della caduta del regime dei Colonnelli diverrà Presidente della Repubblica Greca. Con i suoi film politici Costa-Gavras ha affrontato argomenti di scottante attualità: le purghe staliniane in L’Aveu (La confessione, 1970), ancora con Yves Montand; l’intervento degli Stati Uniti nella politica dei paesi dell’America Latina con Etat de Siège (L’Amerikano, 1972); una legge scellerata del Governo di Vichy sotto l’occupazione nazista della Francia con Section Spéciale (L’affare della sezione speciale, 1976); le responsabilità dei Servizi Segreti americani nel colpo di stato che portò alla fine del governo di Allende e alla dittatura di Pinochet in Missing (Missing-Scomparso, 1982); il conflitto israelo-palestinese in Hanna K (Id, 1983), interpretato da Jill Clayburgh; il Ku Klux Klan in Betrayed (Betrayed-Tradita, 1988) con Debra Winger; la caccia ai criminali nazisti in Music Box (Prova d’accusa, 1989).

Nel 1979 realizza un dramma sentimentale, Clair de Femme (Chiaro di donna) basato sul libro di Romain Gary, con Romy Schneider and Yves Montand; seguito dal suo primo film americano, Missing che ottiene tre nomination agli Oscar, vincendo quello per la miglior sceneggiatura e la Palma d’Oro per Jack Lemmon, quale miglior attore protagonista, al Festival di Cannes. Conseil de famille (Consiglio di famiglia, 1986), con Johnny Halliday e Fanny Ardant presenta una famiglia di ladri professionisti e affronta il tema della scelta tra la quantità di beni e la qualità della vita. Una parte del film è girata all’interno del museo privato di Alexander Iolas ad Atene. Nel 1992 con La Petite Apocalypse (La piccola Apocalisse) interpretato da Jirí Menzel, si delinea profeticamente l’integrazione degli ex-comunisti nelle classi dirigenti. Il film si chiude con un sacrificio – anch’esso profetico – in piazza S. Pietro a Roma.

Nel 1997 dirige Mad City (Mad City-Assalto alla notizia), film con Dustin Hoffman e John Travolta che esplora le problematiche legate al giornalismo televisivo, mentre è del 2001 Amen, dove il tema del silenzio del Vaticano sull’Olocausto provoca uno scandalo. Il poster del film disegnato da Olivero Toscani, che fonde insieme croce e svastica, è anch’esso motivo di scandalo. Con Le Couperet (Il cacciatore di teste, 2005), tratto dal romanzo di Donald Westlake The Ax, entra nel mondo dei colletti bianchi, raccontando la storia di un dirigente disoccupato, che uccide i suoi rivali per riavere il lavoro di un tempo e resta impunito. Nel 2009 si lascia coinvolgere dalla moderna odissea dell’emigrazione e realizza Eden à l’ouest (Verso l’Eden), film su un giovane che lascia il proprio paese, e dopo varie vicissitudini arriva a Parigi, città dove spera di trovare finalmente salvezza. Del 2012 è Le Capital (Capital) con Gad Elmaleh, film sulla corruzione del mondo della finanza. Nel 2019 presenta Adults in the room, tratto dal libro di Yanis Varoufakis che racconta del tentativo nel 2015 del governo greco guidato da Alexis Tsipras di resistere alla durissima austerity imposta dalla Comunità Europea. Il film è stato in concorso alla 42ª edizione dell’Efebo d’Oro.

Catania, nell’agrumeto coltivava canapa indiana. Arrestato 27enne

CATANIA (ITALPRESS) – Incensurato, ma con il pallino per la droga, nell’agrumeto tra gli alberi di arancio e di limone aveva realizzato una piantagione di marijuana: 740 piante altre tra i 50 centimentri e i due metri. E’ quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale di Catania, che grazie a un attento controllo del territorio operato anche con l’ausilio di mezzi aerei, hanno scoperto nel territorio di Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania, la droga. Durante una ricognizione nelle campagne di Motta Sant’Anastasia, quasi al confine con Misterbianco, i finanzieri hanno individuato un appezzamento di terreno di oltre 1000 metri quadrati dove si stava coltivando canapa indiana, con piante ricche di infiorescenze, ormai pronte per la raccolta. All’interno del fondo agricolo, i finanzieri hanno trovato, intento alla cura del terreno un 27enne, che dimorava stabilmente in un capanno, munito di tutti i comfort per una stabile permanenza: cucinino a gas, letto, TV con antenna, acqua e cibo a sufficienza per giorni. All’interno del capanno, realizzato con delle griglie metalliche che permettevano di vigilare costantemente tutta la piantagione, sono stati trovati diversi utensili utilizzati per la coltivazione e la lavorazione dello stupefacente, oltre a un bilancino di precisione e a circa 500 grammi di marijuana, già essiccata e pronta per lo spaccio.
Durante l’attività di polizia giudiziaria, i militari hanno rilevato l’estrema cura nella gestione della coltivazione di canapa, con le piante perfettamente disposte su oltre 30 filari, dove era presente un complesso sistema di irrigazione a goccia collegato a diverse cisterne d’acqua e un gruppo elettrogeno a combustibile, utilizzato per ogni necessità di energia elettrica.
Il 27enne è stato arrestato in flagranza e portato nel carcere Piazza Lanza di Catania. La sostanza stupefacente, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre un milione e 500mila euro.
(ITALPRESS).

Rifiuti, Besseghini (ARERA): “In Sicilia incentivare le aggregazioni”

ROMA (ITALPRESS) – Nelle relazioni annuali a Governo e Parlamento, il presidente dell’ARERA, Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, Stefano Besseghini, ha sottolineato più volte che in un Paese così diversificato, con regioni che attraverso i rifiuti producono ricchezza e altre che continuano a riempire le discariche, non esiste una soluzione unica.
Con il secondo Metodo Tariffario Rifiuti, che sarà applicato fino al 2025, continua l’approccio “asimmetrico” premiando l’impegno degli enti e dei gestori che realizza impianti moderni e penalizzando le scelte come l’incenerimento e la discarica.

Presidente Besseghini, questo significa che i cittadini nelle zone con le discariche pagheranno di più?
– Il sistema attraverso il quale si determina la TARI finalmente ha dentro molti parametri che consentono di premiare gli enti territorialmente competenti e i gestori di impianti in grado di fornire servizi migliori ai cittadini e ridurre l’impatto ambientale. Le discariche e i vecchi impianti di incenerimento verranno penalizzati economicamente ed è possibile che questo provochi anche aumenti nelle bollette. Il modo di evitarlo è razionale e sostenibile: programmare la realizzazione di impianti di trattamento, recupero e riuso dei rifiuti. Se i cittadini nell’ultimo decennio sono stati bravi a imparare a fare la raccolta differenziata è giusto che ora gli enti e gli operatori realizzino impianti per trattare i rifiuti, eliminando le discariche, come l’Europa chiede da tempo.

Il problema degli impianti è sempre nella localizzazione, nella scelta delle aree.
– E’ un tema che riguarda tutto il mondo. Ma avere vicino una discarica che non fa respirare e inquina la falda acquifera non è come avere un impianto moderno, con emissioni ridotte e costantemente controllato. Sostituire le discariche con impianti moderni sarebbe una buona partenza, il Metodo Tariffario, peraltro, tiene conto della prossimità permettendo di ridurre la TARI agli utenti in base alla distanza dall’impianto.

La Sicilia ha un problema storico con i rifiuti.
– Non è la Sicilia, è l’Italia ad avere un problema storico con i rifiuti. I problemi li ha Roma, come li hanno avuti Milano, Napoli e altre città. Nel Mezzogiorno la dotazione di impianti è decisamente minore e prevalgono le discariche, ma c’è anche una minor presenza di operatori integrati, di aziende che gestiscano più fasi del ciclo: spazzamento, raccolta, trasporto, conferimento e trattamento. Anche per questo nel MTR si incentivano le forme di aggregazione o di completamento della filiera. Credo che questo sia il momento migliore per cambiare radicalmente approccio: ci sono le risorse del PNRR, ci sono precise regole nazionali e internazionali che spingono alla riduzione e riuso, ci sono gli incentivi del Metodo Tariffario e una cultura ambientale, nei cittadini, sicuramente superiore rispetto al passato. Qualsiasi amministratore dovrebbe tenerne conto.

Cosa succederà a chi non si adegua?
– Non è una scelta. Il Metodo Tariffario per determinare la TARI lo definisce ARERA perchè questo dice la legge. Gli Enti territorialmente competenti e i gestori possono decidere “come” ma non “se” applicarlo. L’Autorità mette a disposizione sia gli strumenti per aiutare chiunque nell’applicazione, che canali di ascolto per raccogliere segnalazioni. E’ chiaro che laddove giungano segnalazioni di inerzia, l’Autorità provvederà con i meccanismi sanzionatori previsti dalla legge.
(ITALPRESS).

Covid, Sicilia divisa in 4 fasce di rischio in base a contagi e vaccini

PALERMO (ITALPRESS) – La Sicilia divisa in quattro fasce di rischio in base al numero di contagi associato alla percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale. E’ questo il punto centrale del parere elaborato dal Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid in Sicilia, per proporre un modello operativo territoriale finalizzato a interventi di mitigazione e contenimento della pandemia da Sars-CoV-2.
L’adesione alla campagna di vaccinazione diventa un parametro ulteriore per la valutazione dello scenario epidemico a livello locale e, dunque, per stabilire restrizioni più o meno forti.
Secondo il Cts, sono da collocare in zona ad “alto rischio” i comuni e le province in cui è elevato l’indice di contagio (maggiore di 250 casi su centomila abitanti), ma la copertura vaccinale è inferiore al 70 per cento di tutta la popolazione o inferiore all’80 per cento della popolazione over 60.
Il documento analizza la situazione attuale in Sicilia. La progressiva estensione della campagna vaccinale ha determinato una riduzione dell’ospedalizzazione, sebbene in uno scenario di diffusione crescente dei contagi. Inoltre, la Sicilia attualmente è tra le regioni con casistica giornaliera e tassi di incidenza settimanale più alti (ad oggi supera i 95 casi su centomila abitanti) sebbene permanga nella fascia più a basso rischio con rifermento all’occupazione dei posti letto.
La curva epidemica è sostenuta attualmente dalle fasce d’età giovanili, sia per la maggiore propensione alla mobilità e ai contatti interpersonali, sia perchè tra i ragazzi si registrano attualmente i più bassi livelli di copertura vaccinale.
Il calo di ospedalizzazione in presenza di una crescente circolazione virale ha comportato una revisione dei criteri per l’assegnazione delle “zone” alle regioni da parte della Cabina di regia nazionale presso il ministero della Salute, tenendo conto anche del parametro dell’occupazione dei posti letto e non solamente dell’incidenza dei contagi.
Il Cts, pertanto, nel documento rimarca che “è necessario accelerare i tempi per raggiungere un’elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus, sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità e anche a causa della presenza di focolai causati dalla variante virale “delta” in Italia e delle attuali coperture vaccinali”.
“E’ opportuno – scrive il Comitato presieduto da Salvatore Scondotto – rispettare misure e comportamenti per limitare l’ulteriore diffusione della circolazione virale. Ad oggi – ribadisce il Cts – il vaccino è l’unica arma efficace nella lotta contro la pandemia da Sars-CoV-2, grazie alla riduzione della contrazione/trasmissione del virus, dello sviluppo di sintomaticità e/o malattia, della riduzione dell’ospedalizzazione e della mortalità ma, soprattutto, grazie al potenziale sviluppo di un’immunità di gregge”.
Alla luce dell’attuale situazione epidemiologica, sulla scorta del monitoraggio dei dati è possibile immaginare, per una migliore strategia di prevenzione e contenimento dell’infezione, uno schema di valutazione decisionale che si adatti dinamicamente a una serie di parametri tra cui: a. incidenza cumulativa settimanale; b. percentuale di vaccinati sulla popolazione generale e a rischio; c. rapporto tra contagi-ospedalizzazione-posti letto dei soggetti Covid-19 positivi; d. andamento dei ricoveri in relazione alle pubblicazioni casistiche nazionali e internazionali.
Resta fermo, a parere del Cts, che “l’unico parametro di riferimento scientificamente attendibile per la limitazione della circolazione e della diffusione del virus ,e soprattutto per il contenimento dei suoi effetti negativi sulla salute del singolo e della collettività, è la vaccinazione completa (doppia dose o monodose secondo vaccino somministrato)”.
“Alla luce delle evidenze scientifiche in tema di politiche di mobilità sicura (quarantena, doppio tampone e certificato verde come per esempio il modello inglese) – aggiunge il Cts – un qualsiasi modello di contenimento della diffusione dell’infezione e dei suoi effetti più gravi sulla salute del cittadino non può prescindere oggi da misure di mobilità razionale in contesti di insufficienti percentuali di vaccinazione”.
Nel dettaglio, il modello proposto, oltre alla zona ad “alto rischio”, prevede: il “medio rischio” (maggiore di 150, ma inferiore a 250 contagi ogni centomila abitanti, con una copertura vaccinale inferiore al 70 per cento di tutta la popolazione o inferiore all’80 per cento degli over 60; il “basso rischio” (tra 150 e 250 contagi ogni centomila abitanti con una copertura vaccinale maggiore del 70 per cento di tutta la popolazione o maggiore dell’80 per cento degli over 60, ovvero da 50 a 150 contagi per centomila abitanti con una copertura vaccinale superiore al 60 per cento della popolazione o al 70 per cento per gli over 60); il “bassissimo rischio” (inferiore ai 50 contagi per centomila abitanti e una copertura vaccinale maggiore del 70 per cento).
Pertanto sono a rischio di provvedimenti restrittivi di maggiore intensità quei comuni in cui, al superamento della soglia stabilita di casi settimanali in rapporto alla popolazione residente, si dovesse anche registrare una scarsa partecipazione della popolazione alla campagna vaccinale.
In aggiunta, in condizioni di difficoltà delle operazioni di “contact tracing” da parte del dipartimento di Prevenzione dell’Asp competente, suggerite dai numerosi focolai di minime dimensioni presenti nelle province siciliane, si conferma “la necessità, qualora si rilevino condizioni di rischio aumentato, di introdurre ulteriori misure di contenimento”.
(ITALPRESS).

Incendi, in sicilia 66 interventi. Fiamme su A29 e sulle Madonie

PALERMO (ITALPRESS) – Sono complessivamente 66 gli interventi dei vigili del fuoco in corso al momento in Sicilia, con il supporto di otto squadre della Protezione Civile. Sono 112 quelli già conclusi e 33 quelli in coda. Nel dettaglio pompieri e volontari stanno operando: ad Agrigento (6 interventi), a Caltanissetta (6), a Catania (12), a Enna (5), a Messina (6), a Palermo (14), a Ragusa (3), a Siracusa (3) e a Trapani (11). Catania, Palermo e Trapani sono le province con il maggior numero di richieste di intervento.
Sull’autostrada A29 diramazione “Alcamo-Trapani” il traffico è rallentato, in direzione Alcamo, a causa di un incendio ai margini della sede autostradale. Sulla strada statale 120 “Dell’Etna e delle Madonie”, sterpaglie in fiamme a margine della carreggiata, rallentano il traffico a Gangi, nel Palermitano. Oltre alle squadre dei vigili del uoco, è sul posto il personale di Anas per la gestione della viabilità e per il ripristino della normale circolazione nel più breve tempo possibile.
(ITALPRESS).

Ponte Stretto, Giovannini “Prima fase fattibilità entro primavera 2022”

ROMA (ITALPRESS) – ROMA (ITALPRESS) – “Per dar seguito all’impegno del Governo espresso dalla Camera si dovrebbe procedere con la redazione di un progetto di fattibilità tecnica e economica andando a indagare tutti gli aspetti che il gruppo di lavoro ha segnalato, sul piano del progetto in quanto tale dal punto di vista ingegneristico, naturalistico, sismico per le due opzioni che sono state evidenziate”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, in audizione alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera, sull’attraversamento stabile dello Stretto di Messina. “E’ disponibile – ha proseguito – il finanziamento di 50 milioni individuato con la legge di bilancio 2021. La prima fase del progetto di fattibilità potrebbe concludersi entro la primavera del 2022, per avviare un dibattito pubblico e pervenire a una scelta condivisa in modo tale da evidenziare le risorse nella legge di bilancio per il 2023, nel caso in cui si scelga uno dei due impianti progettuali. In ogni caso – ha concluso – sarebbe opportuna l’istituzione di un gruppo di lavoro dedicato a supportare e coordinare l’intero processo, con la partecipazione di esperti e rappresentanti dei ministeri coinvolti”. “Il gruppo di lavoro – ha continuato Giovannini – ha svolto un’analisi dei fabbisogni guardando alla domanda di mobilità pre-Covid. E’ emerso che i traffici dello Stretto di Messina sono rilevanti rispetto alla scala nazionale: 11 milioni di passeggeri/anno, confrontabili con quelli movimentati dagli aeroporti siciliani, 0,8 milioni di veicoli pesanti/anno per il trasporto merci e poi 1,8 milioni di veicoli leggeri/anno”.
(ITALPRESS).

Tra Gela e Butera rete idrica abusiva per rubare l’acqua, 26 indagati

GELA (CALTANISSETTA) (ITALPRESS) – Imprenditori agricoli e titolari di aziende che ricadono nel territorio di Gela e Butera, in provincia di Caltanissetta, rubavano ingenti quantitativi di acqua dalla rete idrica pubblica: è quanto ricostruito dalla polizia di Gela che hanno eseguito misure cautelari e perquisizioni. L’operazione è stata denominata “H2O”. I 26 indagati sono accusati, a vario titolo, di furti aggravati ai danni della condotta idrica Gela-Aragona, infrastruttura gestita dalla Siciliacque Spa. I reati contestati sono tutti aggravati dalla commissione del fatto con violenza sulle cose e su beni destinati a pubblico servizio ed utilità. Gli indagati sono stati sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora e di accesso nelle aziende agricole gestite o in cui collaborano: 14 sono stati anche sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente per territorio di residenza. Tra i destinatari del provvedimento cautelare ci sono 12 persone indagate per associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato, mentre altre due rispettivamente per i delitti di favoreggiamento e violenza privata. La condotta idrica Gela-Aragona, infrastruttura di interesse pubblico gestita da Siciliacque Spa, strumentale all’assolvimento della nevralgica funzione di fornitura idrica, per usi potabili, nell’area della Sicilia Sud-Occidentale, ormai da tempo è interessata da fenomeni furtivi di acqua ad opera di ignoti, messi in atto mediante danneggiamento della stessa infrastruttura con installazione di annesse derivazioni abusive dirette verso alcune imprese agricole insistenti nell’area di riferimento e dedite prevalentemente a colture in serra. Dalle indagini è emerso come i danni avvenissero soprattutto lungo la strada statale 115 – tra Butera e Licata – area dove insiste un elevato numero di aziende agricole specializzate nelle colture intensive. Gli imprenditori agricoli avevano realizzato una rete idrica clandestina, nascosta nel sottosuolo, attraverso cui prelevare illecitamente l’acqua destinata alla pubblica fruizione per soddisfare le proprie esigenze irrigue. Svariate le tecniche impiegate dagli indagati per eludere ogni responsabilità nell’eventualità di controlli di polizia. L’attività d’indagine, sviluppata e conclusa essenzialmente nell’arco di un anno, ha fornito riscontri di natura oggettiva in ordine alle condotte contestate, portando alla luce una serie allarmante e continuata di furti aggravati di acqua potabile.
(ITALPRESS).

Salvini “In Sicilia vogliamo un candidato governatore della Lega”

PALERMO (ITALPRESS) – “La Lega punta a lavorare al meglio in questo anno e mezzo che manca, in Regione siamo nella maggioranza e vogliamo fare di più. Certo se aumenterà il peso della Lega in Assemblea regionale sarà anche più facile pesare di più, ma non è tempo di nomi e cognomi. L’ambizione che sia la Sicilia a essere la prima grande regione del Sud ad avere un candidato governatore espresso dalla Lega l’ho fatta in passato e la ribadisco oggi”. A dirlo il leader della Lega, Matteo Salvini, a Palermo per incontrare i dirigenti siciliani anche alla luce dell’imminente ingresso nel partito di Luca Sammartino e Valeria Sudano. “Musumeci? Un buon governatore”, ha replicato Salvini, sottolineando che “la Sicilia sarà centrale, Palermo più di altre. Dedicherò particolare cura, attenzione, amore e presenza a Palermo e alla Sicilia, da sempre quello che accade qui accade a livello nazionale. Ricordo il 61-0. Mi piacerebbe tornarci con volti ed equilibri diversi, e con la Lega protagonista. Stiamo lavorando per questo”. “Palermo è una città straordinaria e non merita altri Orlando – aggiunge -. Disservizi, sporcizia, inefficienza: dai rifiuti per strada alle bare che non trovano pace dopo mesi, Palermo è una delle grandi capitali europee e non merita questa incuria, questa sciatteria”. A proposito di Sammartino e Sudano, Salvini ha ribadito che “sono qua a fare il punto di una Lega che cresce in Sicilia. Cresce come tesserati, come amministratori locali, sta viaggiando fortissimo a livello di firme per il referendum sulla giustizia. Se ci sono parlamentari regionali, nazionali, sindaci che chiedono di entrare, per me è motivo d’orgoglio. Ne parlo con i dirigenti del movimento, per noi il territorio esiste, non siamo un partito di plastica o che vive su internet. Malumori? Sono qua anzichè a Roma per spiegare, per ascoltare, per confrontarmi e crescere”. “L’obiettivo – ha evidenziato – è governare questa splendida terra, conto che persone in gamba ci diano una mano”.
(ITALPRESS).