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PALERMO, PAURA PER UNA FUGA DI GAS

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Una pericolosa fuga di gas ha paralizzato parte della città di Palermo, nella zona del viale Regione Siciliana all’altezza dello svincolo di viale Belgio. 

La perdita è stata individuata dalle squadre dei vigili del fuoco vicino al raccordo autostradale per Trapani. Intorno alle 13 è arrivata una segnalazione alla centrale operativa dei vigili del fuoco. Sul posto la prima squadra ha appurato che una ditta manovrando una talpa di perforazione ha tranciato una tubazione di metano.

Il gas fuoriuscito si è incanalato tre metri sotto l’asfalto attraverso i tombini fognari, interessando un’area di circa cento metri di diametro.

L’azienda del gas ha provveduto a intercettare il tronco interessato e gli operai hanno messo in sicurezza la tubatura con la collaborazione dei vigili del fuoco che hanno monitorato la presenza di gas nell’atmosfera, provvedendo all’apertura dei tombini.

Nel raggio di circa cento metri dal punto della perdita sono stati evacuati negozi e abitazioni. Sul posto sono intervenute tre squadre vigili del fuoco, con la collaborazione del Nucleo regionale Nbcr (nucleare – biologico – chimico – radiologico).

Solo in tarda serata la situazione si è normalizzata con la graduale riapertura delle carreggiate centrali e laterali di viale Regione Sicilia in direzione Trapani e Catania.

 

SCUOLA, DAL PROSSIMO ANNO TEMPO PIENO ANCHE IN SICILIA

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Dispersione, tempo pieno, docenti costretti ad emigrare, istituti non a norma e in parte poco sicuri: “I Governi che ci hanno preceduto hanno considerato le nostre prerogative in materia di Scuola sotto il profilo meramente formale. La scuola siciliana ha necessità invece di una profonda attenzione da parte della Regione”. A dirlo, ospite di un forum dell’agenzia Italpress, è l’assessore Roberto Lagalla.  “Il tasso di dispersione scolastica in Sicilia – ricorda – è tra i più alti d’Italia: siamo al 25,1 per cento, lontani dalla media italiana del 16,1 per cento. Ogni anno – afferma Lagalla -, i nostri studenti fanno in media 200 ore di scuola in meno rispetto ai loro coetanei di altre regioni italiane. Questo succede anche perché in Sicilia non è stato mai stato attivato il tempo pieno. Si verifica, così, una penalizzazione che tocca anche il corpo insegnanti e che produce una perdita di chances per i nostri giovani. Si spiega, in parte, anche in questo modo l’insuccesso che la Sicilia registra nelle prove Invalsi”.

Perché allora non puntare subito al tempo pieno? 
“Dai primi di settembre si costituirà un tavolo a Roma per mettere insieme risorse regionali e nazionali  e avviare un percorso sperimentale che potrebbe partire dal secondo quadrimestre del prossimo anno scolastico, in modo da consentire sia un potenziamento disciplinare nelle ore pomeridiane, sia una serie di attivita’ extracurriculari nei settori della musica, della letteratura, della sport e dello spettacolo. L’obiettivo è fare crescere nei ragazzi il senso di identita’ e la consapevolezza che scuola e cultura restano il più potente ascensore sociale. Nell’ambito del progetto nazionale Scuole aperte che fa riferimento ai fondi del Pon Scuola, con la collaborazione dei Ministeri della Giustizia e degli Interni abbiamo già individuato le aree siciliane a maggiore rischio sociale. Sarà in quelle zone che metteremo insieme le iniziative nazionali con quelle regionali, con un programma che nei primi anni sarà sperimentale ma che potrà diventare sistemico negli anni successivi”.

Il tempo prolungato richiederà anche l’adeguamento delle strutture scolastiche…
“Si tratterà di lavorare per la sicurezza, come si sta facendo già, ma anche per realizzare mense e luoghi di refezione scolastica, almeno per le scuole dell’infanzia e primarie, e in alcuni casi per le medie”.

Il tempo pieno porterà anche la necessità di un incremento dei docenti?
“A regime, sicuramente sì. Nella fase sperimentale e preliminare, valuteremo insieme al Ministero per l’Istruzione e all’Ufficio Scolastico Regionale come assicurare la copertura delle ore pomeridiane. Copertura che prevede l’intervento dell’associazionismo, del mondo dello sport e dello spettacolo”.

In Sicilia c’è sempre il problema della sicurezza strutturale degli istituti scolastici. Per esempio i dati parlano del 60-70% delle scuole non in regola con le norme antisismiche…
“Così come nel resto d’Italia, molte scuole non hanno mai definito il percorso di adeguamento normativo alla sicurezza e alle regole che stanno alla base delle autorizzazioni edilizie. Questo non significa che tutte le scuole siciliane sono insicure. Siamo partiti col finanziare le verifiche sismiche. A quelle scuole che le abbiano già concluse o si siano impegnate a farle, abbiamo aperto la possibilità di mettere in campo progetti di riqualificazione e ristrutturazione, che in questo momento valgono, per 500 proposte pervenute, circa 900 milioni di euro di interventi. In questo momento ne sono stati finanziati 270 milioni, con fondi di Regione e Miur. E’ chiaro che, anno per anno, i fondi nazionali per l’edilizia scolastica ci consentiranno di scorrere la graduatoria che il Ministero licenzierà il 2 ottobre. Poi ci sono anche molte scuole prive del certificato antincendio  Il nostro piano triennale prevede una linea di finanziamento ad hoc. Per esempio, per le scale antincendio la copertura è quasi al cento per cento. Non mi sento di dire lo stesso per le porte tagliafuoco o per gli impianti di estinzione automatica delle fiamme. Il messaggio è, insomma, che il Governo regionale sta lavorando perché nelle scuole si apprenda e si possa essere sicuri. I nostri figli nelle nostre scuole devono stare come, se non meglio, almeno come a casa propria. Intanto prima della pausa natalizia auspichiamo che il parlamento regionale possa approvare il disegno di legge sul diritto allo studio. Siamo l’unica regione italiana a essere sprovvista di uno strumento regolatorio del genere. Il ddl prevede l’avanzamento sperimentale del tempo pieno e mette a fuoco e razionalizza tutti gli interventi che la Regione Siciliana, fino a questo momento, ha messo in campo a favore della scuola e dell’università, e della scuola dell’infanzia”.

E poi ci sono le questioni aperte sul fronte della formazione professionale. 
“Quest’anno, il 12 settembre, così come suonerà la campanella per la scuola, suonerà la campanella anche per i corsi di formazione professionale in obbligo scolastico. A parte questo, per l’avviso 2 della formazione professionale sono state già attribuite le risorse agli enti che erano collocati in posizione utile per ricevere il finanziamento. E sono in corso, in questi giorni, i bandi di selezione per il reclutamento del personale da parte degli stessi enti. Ho motivi sufficienti per dire che, così come previsto, abbiamo messo, prima delle vacanze estive, gli enti di formazione in condizione di ripartire nella loro attività”.

Resta il nodo del personale che non potrà essere riassorbito in questi corsi. 
“Problema non banale. Abbiamo avuto dei contatti con il Ministero del Lavoro per la costituzione di un tavolo romano che se ne dovrà occupare. Da questo tavolo dovranno venire decisioni sia legate alle anticipazioni pensionistiche, sia alle nuove modalita’ di erogazione del fondo di garanzia. Ma anche in chiave di ricollocazione e riqualificazione, di parte di questo personale, in altri segmenti produttivi, a partire dalla infrastrutturazione digitale”.

 

 

CANTIERI LAVORO, ARRIVANO 70 MILIONI

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Stanziati settanta milioni di euro per il finanziamento di cantieri lavoro per disoccupati. Lo ha deciso il governo Musumeci per contrastare gli effetti della crisi economica e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro. I bandi sono già stati pubblicati sul sito web dell’assessorato della Famiglia.

Le risorse fanno parte del terzo ambito di intervento del Piano di azione e coesione 2014/2020. In particolare, cinquanta milioni di euro sono destinati ai Comuni siciliani fino a 150 mila abitanti (a eccezione di Leni e Militello Rosmarino nel Messinese e Motta Sant’Anastasia in provincia di Catania, che non hanno manifestato interesse verso l’iniziativa) e venti milioni in favore degli Enti di culto della Sicilia (il 70 per cento per quelli cattolici, mentre la restante parte per tutti gli altri). 

“Si tratta di una misura importante – affermano il presidente della Regione, Nello Musumeci e l’assessore alla Famiglia, Mariella Ippolito – dalla doppia utilità. Da un lato, rappresenta una piccola boccata d’ossigeno per i numerosi disoccupati siciliani, che potranno così tornare a lavorare, dall’altro i Cantieri serviranno a realizzare diverse opere pubbliche nei vari Comuni dell’Isola e quindi anche con un’utilità per tutta la cittadinanza. In un momento di particolare crisi, abbiamo voluto dimostrare grande attenzione verso i problemi reali della Sicilia”.

Obiettivo dei cantieri di lavoro è quello di sviluppare percorsi integrati di inserimento o reinserimento lavorativo dei disoccupati con attività di orientamento, formazione e work experience direttamente sul campo. Tra le esercitazioni pratiche sono previste anche la sistemazione di strade comunali, la costruzione e la sistemazione di altre opere di pubblica utilità e di interesse pubblico e sociale. Destinatari dei bandi sono disoccupati o inoccupati, ex detenuti, ex tossicodipendenti in uscita dalle comunità protette e tutti quei soggetti a rischio di esclusione dal mercato del lavoro per età e per scarsa qualificazione professionale.

Il finanziamento servirà a coprire le spese per la retribuzione del personale di direzione e degli allievi, per il costo degli oneri assicurativi, per il materiale didattico, per le spese di progettazione, per le visite mediche, per gli attrezzi da lavoro, per la sicurezza, per gli eventuali noli, per i materiali, per i trasporti e per le spese di collaudo.

L’intera procedura si svolgerà in tre fasi: la prima prevede la raccolta dei progetti da ammettere a finanziamento; poi si procederà all’individuazione dei soggetti da utilizzare nel programma di lavoro selezionati dai Centri per l’impiego; e infine si avvierà la work experience, con l’effettivo inserimento nel mondo del lavoro.

Per accedere al finanziamento, sia i Comuni che gli Enti di culto dovranno fare pervenire l’istanza di finanziamento entro novanta giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta ufficiale della Regione, presso l’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro.

GIACCONE, MUSUMECI “SIA ESEMPIO LOTTA MAFIA”

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“Paolo Giaccone, professionista esemplare di grande competenza e rigore morale, ebbe il coraggio di dire no alla mafia. Il suo sacrificio sia d’esempio per tutti nella quotidiana lotta alla criminalita’ organizzata, per la quale ognuno deve fare la propria parte”.

Lo afferma, in una nota, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in occasione
del 36mo anniversario dell’uccisione del primario dell’Istituto di Medicina legale di Palermo, Paolo Giaccone.

 

STRAGE SULLE STRADE SICILIANE, 4 MORTI

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Ancora sangue sulle strade siciliane. Quattro i morti e sei i feriti gravi in poche ore. Gli incidenti si sono verificati nell’Ennese, in provincia di Trapani, nell’Agrigentino.

Sulla A19, tra gli svincoli di Gerbini Sferro e Catenanuova, nei pressi di Centuripe, in provincia di Enna, tre i mezzi coinvolti. Pesante il bilancio: due morti e tre feriti: due sono stati trasportati all’ospedale Cannizzaro e l’altro al Vittorio Emanuele di Catania. È stato necessario l’intervento dell’elisoccorso.

La notte scorsa a Custonaci, in provincia di Trapani, a perdere la vita Michelangelo Giano, 28 anni. Due i feriti gravi. A scontrarsi frontalmente una Fiat Stilo e una Bmw X3. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per estrarre la vittima dalle lamiere. I feriti sono una coppia di 72 e 71 anni che sono stati trasportati, in codice rosso, all’ospedale di Trapani.

Tra Cammarata e il bivio Manganaro, sulla strada 189 “Della Valle del Platani” – tra le province di Palermo e Agrigento – a causa di uno scontro frontale tra un’auto e un mezzo pesante una persona ha perso la vita e un’altra risulta ferita gravemente.

 

 

 

 

 

CROLLO GENOVA, UN ‘MORANDI’ ANCHE AD AGRIGENTO

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Uniti dal nome e dai medesimi problemi strutturali. Il crollo del viadotto Morandi di Genova richiama alla mente un altro ponte: quello che ad Agrigento unisce il centro della città a Villaseta,  quartiere nato a seguito della frana che colpì la città nel 1966.

Anche questo è un un lungo viadotto chiamato Morandi, omaggio al progettista che lo concepì negli anni Sessanta. Un viadotto lungo diverse centinaia di metri, sorretto da piloni piantati su quella striscia di terra che divide il centro storico agrigentino dal quartiere di Villaseta, fino ad un passo dalla casa natale di Pirandello, sulla via che conduce a Porto Empedocle, la Vigata di Montalbano. Un colosso eretto sul nulla e sul quale si sono evidenziate delle ferite preoccupanti, tanto da spingere l’Anas, nel marzo del 2017, a chiuderlo. 

Come per il viadotto genovese, anche quello agrigentino deve il suo nome al progettista, Riccardo Morandi, negli anni del boom e della Ricostruzione uno dei grandi ingegneri italiani, specializzato in grandi opere e nella progettazione di ponti e viadotti.

L’opera agrigentina fu costruita negli anni Sessanta: osteggiata dagli ambientalisti per il suo impatto ambientale sul territorio – la sua visione cozza all’orizzonte con l’immagine della Valle dei Templi -, è stata realizzata per collegare più facilmente il centro di Agrigento a Villaseta, quartiere nato a seguito della frana che colpì la città nel 1966 ma anche per consentire gli agrigentini di raggiungere più velocemente Porto Empedocle e i paesi della costa.

Negli anni però gli allarmi di probabili problemi strutturali si sono moltiplicati: sono affiorate cicatrici sul colosso di cemento armato che hanno spinto i tecnici a chiuderlo. Da un anno a questa parte però si è generato un dibattito: che fare di questa lingua di asfalto sospesa a centinaia di metri dal suolo? Sembra che gli interventi per un restyling del ponte richiedano molte risorse economiche, almeno 30 milioni di euro. Ma le associazioni ambientaliste premono per abbatterlo.

Sulla vicenda è anche intervenuto il sindaco Lillo Firetto: “Alla luce della tragedia di Genova – ha sottolineato – è necessario un momento di riflessione sulla funzione del viadotto di Agrigento rispetto ai rischi connessi alla vetustà della struttura e sulla durata nel tempo di un complesso intervento conservativo. Tornano di pressante attualità le valutazioni fatte ai vertici di Anas di riconsiderare le decisioni adottate e di valutare la realizzazione o il potenziamento di percorsi alternativi”.

 

 

RITA BORSELLINO, UNA VITA CONTRO LA MAFIA

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E’ stata allestita in un bene confiscato alla mafia e assegnato dal Comune di Palermo al Centro Studi “Paolo Borsellino” la camera ardente per Rita Borsellino, che si è spenta ieri all’età di 73 anni, dopo una lunga malattia, nel capoluogo siciliano. Lo ha concordato con i familiari e con i responsabili del Centro il sindaco Leoluca Orlando, che ha anche disposto la presenza del Gonfalone della città. Il bene confiscato si trova in via Bernini 52. Le esequie si terranno domani alle 11.30, presso la chiesa Madonna della Provvidenza-Don Orione di via Ammiraglio Rizzo.

Rita Borsellino, farmacista, sorella del magistrato Paolo, è stata europarlamentare del Partito democratico dal 2009 al 2014, ed ha tenuto viva la memoria del fratello ucciso dalla mafia.

Numerosi i messaggi di cordoglio giunti da tutta Italia, tra questi anche quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Ho appreso con grande tristezza la notizia della scomparsa di Rita Borsellino, alla quale mi legavano sentimenti di vera amicizia e di condivisione – ha dichiarato il Capo dello Stato -. Con coraggio e determinazione, ha raccolto l’insegnamento del fratello Paolo, diventando testimone autorevole e autentica dell’antimafia e punto di riferimento per legalità e impegno per migliaia di giovani. Ai suoi familiari esprimo la mia vicinanza e la più grande solidarietà”.

Per il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, “con Rita Borsellino scompare una figura simbolo di testimonianza antimafia e di impegno della società civile. Nonostante il dolore familiare e la sua lunga malattia, con coraggio e determinazione non hai mai smesso di lottare e sperare per la verità sulla strage di via D’Amelio. Giunga ai familiari il sincero cordoglio del governo regionale, interprete del sentimento di tutta la comunità siciliana”.

Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, avendo appreso della scomparsa di Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo ucciso da Cosa Nostra, già deputata regionale dal 2006 al 2008 e parlamentare europea dal 2009 al 2014, ne ha ricordato il particolare impegno nella lotta contro la mafia e in difesa dei più deboli. Rita Borsellino, con il suo movimento “Un’altra storia”, è stata uno dei protagonisti della politica regionale e nazionale degli ultimi anni. “Onoriamo oggi – ha detto Miccichè – una donna straordinaria che si è contraddistinta per l’impegno profuso contro tutte le mafie e le ingiustizie”. Il presidente Miccichè ha fatto giungere alla famiglia di Rita Borsellino le sue condoglianze e quelle di tutta l’Assemblea regionale siciliana.

“Provo grandissimo dolore per la scomparsa di Rita Borsellino, che con la sua dolce determinazione ha combattuto tante battaglie non solo di legalità e civiltà nella nostra Isola e nel nostro Paese – ha dichiarato il Sindaco Leoluca Orlando -. Rita ha saputo trasformare la tragedia e la violenza che hanno colpito la sua famiglia in impegno civile; un impegno che ha contribuito a trasformare Palermo e che rimarrà scolpito nella storia e nella memoria di questa città. In questo momento triste sono vicino con affetto alla sua straordinaria famiglia, anche a nome di tutta la Giunta e l’amministrazione comunale”.

“Ciao Rita è stato bello camminare insieme, grazie per la tua gentilezza, per il tuo coraggio, per la tua voglia di combattere – ha sottolineato in una nota Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie -. Ci mancherai molto. Ci mancheranno le tue parole, la tua passione, il tuo impegno civile e politico e la tua sete di vita. E, ricordandoti, cercheremo di essere anche noi, un po’ più vivi”.

“Se n’è andata un’amica preziosa, una donna coraggiosa, una straordinaria siciliana. Ci mancherà”, ha dichiarato Claudio Fava, presidente della commissione antimafia dell’Ars.
Cordoglio anche da parte dei sindacati e delle associazioni di categoria, oltre che da numerose associazioni antimafia e ambientaliste.

 

RITA BORSELLINO, LOREFICE “SENZA LEI SIAMO PIU’ SOLI”

Ultimo saluto oggi a Palermo a Rita Borsellino, deceduta mercoledi’ scorso a 73 anni. Centinaia di persone provenienti da tutta italia hanno voluto rendere omaggio alla sorella del giudice Paolo Borsellino. I funerali  celebrati da Monsignor Corrodo Lorefice si sono svolti nella Chiesa ‘Madonna della Provvidenza-Don Orione’ di via Ammiraglio Rizzo. 

Oltre ai parenti, a dare l’estremo saluto a Rita Borsellino c’erano, fra gli altri, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, l’ex presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, Maria Falcone, l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, il prefetto Antonella De Miro e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

“Quando mi è giunta notizia, ho provato una sorta di solitudine e mi sono detto : ora a Palermo siamo più soli, ma porto ancora lo sguardo di Rita del 19 luglio quando lei stessa ha voluto la benedizione di quella targa che è sotto quell’albero di ulivo (posizionato sul luogo della strage di Via D’Amelio, ndr), che parla da sé e che è capace di parlare come un segno pun non proferendo parole”. Così l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nel corso della funzione religiosa del funerale di Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo ucciso dalla mafia nella strage di Via D’Amelio il 19 luglio del 1992.

“Rita donna che guarda la storia con gli occhi di Dio, con la logica delle Beatitudini. Rita, il suo cuore limpido, non doppio, non avvezzo al compromesso e alla bramosia del denaro, come quello del fratello Paolo”, ha poi detto l’arcivescovo di Palermo.  

“Da Rita possiamo imparare qualcosa dell’umiltà e dell’audacia della fede, la fede  non ostentata da atti religiosi esteriori  e strumentalizzata per fini di potere  mafioso o politico”, ha conluso Lorefice.