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PARCHI ARCHEOLOGICI, PIÙ AUTONOMIA FINANZIARIA

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Maggiore autonomia per i Parchi archeologici siciliani. Gli introiti dei biglietti di ingresso potranno infatti essere utilizzati per pagare i salari accessori al personale di custodia, evitando così il problema delle aperture straordinarie e dell’immagine negativa che in alcune occasioni l’Isola ha dato di sé. Lo prevede un disegno di legge approvato dal governo Musumeci, su proposta dell’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa. Con il testo, si legge in una nota, “si punta a semplificare la legge 20 del 2000, eliminando, tra l’altro, le differenze esistenti tra il Parco di Agrigento e le altre strutture”.

“L’istituzione dei Parchi archeologici – evidenzia il presidente della Regione, Nello Musumeci – è tra le priorità del mio governo. Vogliamo adottare un modello virtuoso per la fruizione dei Beni culturali nella nostra Isola, con strutture dotate di autonomia scientifica e di ricerca, organizzativa, amministrativa e finanziaria. I numeri ottenuti fino a oggi ci confermano la validità di questo percorso : una gestione snella e autonoma che rappresenta una formula moderna di godimento e tutela, con una costante crescita, sia in termini di qualità dei servizi che di richiamo turistico per un vasto territorio”.

“Dal punto di vista tecnico – sottolinea la nota – vengono ridefinite le modalità di approvazione dei bilanci, la composizione e i compiti del Consiglio del Parco, la sottoposizione degli atti alla vidimazione obbligatoria di un organo di controllo e, più in generale, l’inserimento di tutti gli aggiornamenti e correttivi normativi per procedere a un concreto efficientamento del sistema dei Parchi archeologici siciliani. I Parchi sono aree archeologiche perimetrate che, per natura, estensione e interesse, giustificano, sotto il profilo, prima della tutela, e quindi della gestione, un’amministrazione territoriale autonoma, anche dal punto di vista paesaggistico”.

“Nei sei mesi trascorsi dalla mia nomina – evidenzia l’assessore Tusa – ho istituito il Parco di Segesta e quello di Pantelleria. In diciotto anni dall’approvazione della legge che ha previsto i Parchi archeologici in Sicilia, ne erano stati istituiti solo tre: Agrigento, Naxos e Selinunte. Uno dei paradossi della nostra Regione, che non ha attuato una buona legge, che molti invece ci invidiano. Ho accettato l’incarico di assessore dei Beni culturali, da parte del presidente Musumeci, soprattutto per vincere, insieme a lui, questa sfida: la Sicilia deve avere tutti e ventuno i Parchi previsti. Con l’approvazione di questo disegno di legge da parte della giunta di governo, la Sicilia avrà finalmente quell’impulso in termini di sviluppo culturale che i parchi archeologici, con la loro nuova strutturazione, potranno dare”.

PALERMO, FOSCHI “PRESTO NOVITÀ PER SOCIETÀ ROSANERO”

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Con Maurizio Zamparini ai vertici societari si è scritta la storia sportiva più bella del Palermo, sono stati raggiunti risultati che nessuno mai aveva centrato, come le diverse qualificazioni in Europa League e sono tanti i giocatori importanti che hanno vestito la maglia rosanero, dai vari Luca Toni, Barzagli, Grosso, Corini per arrivare a veri talenti del calibro di Pastore, Cavani e Dybala. Il ds Rino Foschi ebbe il merito di avere avviato il progetto insieme al patron quando decise di lasciare il Venezia, poi due anni fa tornò per un breve periodo in estate e in questa stagione non ha esitato a riprendere in mano quel timone che seppur con dispiacere era stato costretto a lasciare.
“Un rapporto che parte da lontano – afferma Foschi nel corso di un rorum all’agenzia di stampa ITALPRESS – io sono stato qui tanti anni, abbiamo fatto anche un buon lavoro grazie a Zamparini che ha messo il denaro e che ci ha permesso di fare risultati importanti. Anche quando sono andato via ho sempre seguito il Palermo, questa è una città speciale, ho lavorato in tante piazze, ma vuoi per i risultati, vuoi per l’affetto della gente qui è stata un’esperienza unica. Sono tornato molto volentieri, avevo già fatto una piccola apparizione due anni fa ma non ero pronto, poi mi ha richiamato e sono venuto con grande entusiasmo per dare una mano al presidente e alla città”.

Un rapporto quello tra Maurizio Zamparini e Palermo che si è logorato nel tempo fino a portare i tifosi a disertare lo stadio, in aperta contestazione contro il patron.
“Zamparini può aver sbagliato – spiega Foschi –  Quando la gente è abituata bene e non vengono i risultati, si fa fatica ad accettare certi periodi, ma il presidente anche per la crisi che ha preso tutti gli imprenditori d’Europa e del mondo certe disponibilità non le aveva più e non si è vergognato di dirlo.
Nel 2002 quando sono venuto io era tutto diverso, premevo un bottone e potevo prendere 2-3 giocatori, poi i tempi sono cambiati. Quando sei abituato bene fai fatica a soffrire, c’è stata la crisi di risultati, la retrocessione e non potendo più mettere i soldi di una volta è stato più difficile risalire. E’ stato un po’ abbandonato, il pubblico ha anche le sue ragioni. A Palermo il calcio è molto importante, la retrocessione è stato un duro colpo, nel finale della scorsa stagione il pubblico era tornato a riempire lo stadio, poi purtroppo è finita come sappiamo, si è rimasti in B, si è dovuto fare un certo tipo di mercato e non è facile per un tifoso pensare a tutte queste cose. Il tifoso pensa al risultato, si infiamma per Cavani e Amauri, pensa a quello che è stato, al passato, a quello che non può esserci nel presente”.

Ma che potrebbe nuovamente esserci nel prossimo futuro perchè la società questa volta potrebbe davvero cambiare presto fisionomia dopo tanti anni in cui si parla di cessione societaria e di cordate pronte ad investire. 
“Zamparini sta facendo un tipo di operazione per la cessione di quote societarie – ammette Foschi – ma lui rimarrà perchè chi compra questa percentuale della società, che sarà molto alta, ha fiducia in lui e nel suo lavoro. Per il momento non sarebbe una vendita totale, ma quello che conta è che si può
fare un certo tipo di mercato, tenere questo organico e potenziarlo se serve e questo è molto importante. Si tratta di un gruppo straniero. Zamparini resta per dare una mano con la sua esperienza, se avviene questa cessione sono convinto non dico che torneremo a quello che abbiamo fatto nel passato, ma faremo di nuove cose importanti. Sono molto legato a Zamparini, è il miglior presidente che ho avuto. Io sono qua perchè mi ha chiamato e ha bisogno, mi sento un palermitano adottato e per Zamparini mi butterei nel fuoco e sono convinto che se questa operazione andrà in porto ci toglieremo grande soddisfazioni”.

“Il presidente ormai da tanti anni è sotto il fuoco di critiche anche ingiuste per certe cose – prosegue Foschi – Non sta facendo  questa operazione con il primo avventuriero, per lui è un sacrificio cedere la società, vuole darla in mani sicure e fare cose importanti della città, si parla della squadra e dei risultati del Palermo, ma anche del futuro di questa città perchè
si parla di stadio, di centro sportivo. E’ una cordata straniera, un gruppo molto serio. Vorrei che i tifosi capissero questo, che Zamparini vuole dare questa società a mani sicure per avviare un nuovo ciclo importante. E’ il momento giusto, siamo ai vertici della classifica, domenica sera giochiamo contro la prima, sapendo che il presidente sta facendo questa operazione a giorni, non dico che debbano venire in 30 mila perchè affrontiamo la prima, ma perchè è una conseguenza di quello che succederà da qui alla fine della stagione. Non sono qui per difendere il presidente, è qui da 15 anni, lui non si è arricchito con il Palermo e lavora per non abbandonare la società ma per renderla ancora più forte, per lasciare qualcosa di importante per la città. Adesso è il momento di giudicare Zamparini per quello che sta facendo e che vuole fare per lasciare la società e la città in mani sicure, anche lui si sente un palermitano adottato e non ha nessuna intenzione di mollare la squadra, vuole che la barca vada in porto con le bandiere belle alte”.

“Sento parlare di spettro Venezia – prosegue Foschi – ma Zamparini lì voleva fare calcio a certi livelli, voleva fare nuove strutture, c’era il progetto per lo stadio, ma non gli hanno permesso di fare calcio eppure ha lasciato la società con un attivo di 4 milioni, senza debiti e in Serie B. Ho fatto io il travaso di giocatori da Venezia a Palermo, è stato un lavoro irripetibile di cui vado orgoglioso. Io sono qui perchè conosco Zamparini, sono convinto che si possano fare cose importanti, che ci si possa tornare a prendere altre soddisfazioni importanti, altrimenti non tornavo per farmi ridere dietro. Palermo è la quinta città d’Italia e merita una squadra importante, non voglio parlare del passato ma sono convinto che si possa tornare a fare grandi cose. Foschi lo scorso anno era al Cesena, ma è stato anche lui spettatore, da uomo di calcio e di sport, tra coloro
che hanno visto la finale di ritorno dei Play-off tra Frosinone e Palermo allo “Stirpe” e le numerose polemiche che ne sono seguite. “Ho visto la partita, una gara a mio avviso giocata sotto pressione, ma è normale per via della posta in palio, ma alla fine sono rimasto male e anche da neutrale non ho sentito il fischio finale, ho visto un rigore non dato, l’invasione di campo, ma quel che conta è quello che scrive l’arbitro. Si sono viste cose non belle, l’importante è che tutto si svolga con regolarità, ma credo che qualcosa non abbia funzionato e forse c’erano gli estremi per studiare bene questa partita, credo si sia fatto poco rispetto a quello che si doveva fare come è successo in altri casi, è stata l’estate dei casi, mettiamo tutto insieme agli altri, poi la vita va avanti.

Entrando nel merito del suo lavoro di direttore sportivo Foschi deve risolvere prima di tutto la questione degli svincolati, ovvero Rispoli, Jajalo, Struna e Aleesami. 
“Non dobbiamo farne un dramma, abbiamo quattro giocatori in questa situazione – spiega – Erano sul mercato, ma noi non avevamo intenzione di regalare giocatori, abbiamo preferito tenerli, sono giocatori seri e ben pagati, hanno la possibilità di valutare le nostre offerte e rinnovare, o firmare a gennaio per un’altra squadra.
Non voglio sentir parlare di scontenti, nel Palermo non ce n’è, c’è gente che possiamo rischiare di perdere, ma se si lavora con serietà e correttezza non si perde niente. Io sono sicuro di avere fatto un’offerta importante. Questo è un gruppo serio, tutti mettono la gamba adesso, ma voglio che la mettano anche dopo il mercato di gennaio, quando magari avranno firmato per un’altra squadra. Io però preferisco non arrivarci a questa situazione, mi auguro che rimangano, ma se dovessero preferire altre offerte alle nostre, preferisco darli prima e risparmiare sullo stipendio”.

Il sogno della serie A è alla portata di questo Palermo, a maggior ragione se il pubblico tornerà allo stadio. 
“Quest’anno, con il format a 19 squadre, ci vorranno non più di 67-68 punti, visto come vanno le cose, la nostra classifica, il nostro organico e quello che possiamo fare abbiamo serie possibilità di andare in Serie A – conclude Foschi nel corso del forum all’agenzia Italpress – Sarebbe la famosa ripartenza di cui ha bisogno la città. Ora mi serve l’aiuto del pubblico, adesso, domenica sera, ora abbiamo bisogno della gente. Con il Pescara ho bisogno di 20-30 mila persone, con i tifosi allo stadio non ci sono alibi, questo è un gruppo serio che lavora, ma con i tifosi è tutta un’altra cosa. Il Palermo se tutto funziona bene è la squadra più forte, il Pescara ha un centrocampo fortissimo che in B è veramente importante, noi siamo un po’ più completi. Il Benevento, il Crotone e il Verona sono buone squadre, mi piace anche il Perugia e penso anche allo Spezia perchè ho un debole per Marino”.

“Il Verona? Fabio Grosso lo seguo, è stato un giocatore importante del mio Palermo, è un buon allenatore, taciturno e molto serio, ho pensato anche a lui in passato, vedremo, è una persona seria come lo è Tedino, che è un buon allenatore ma che forse è più adatto a piazze un po’ più tranquille, se avesse avuto il sostegno del pubblico avrebbe fatto bene anche qui. Ha dei concetti superiori alla media, ricordatevi la prestazione che abbiamo fatto contro il Perugia, che è una buona squadra, abbiamo giocato un grande calcio, ma c’era qualcosa che non andava. Stellone ha riportato entusiasmo”.

GDF, CAMBIO AL VERTICE COMANDO SUD-OCCIDENTALE

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Cambio al vertice del Comando Interregionale dell’Italia Sud-Occidentale della Guardia di Finanza, competente territorialmente su Sicilia e Calabria.

Il Comandante generale della Guardia di Finanza, generale di Corpo d’armata Giorgio Toschi, nella caserma “Cangialosi” di Palermo, ha presieduto la cerimonia nel corso della quale il generale di divisione (in promozione) Carmine Lopez ha assunto il comando, in sostituzione del generale di Corpo d’armata Sebastiano Galdino, che assumerà l’incarico di Comandante Interregionale dell’Italia Centro Settentrionale a Firenze.

Il generale Toschi ha quindi incontrato le massime autorità civili, militari e religiose cittadine.

CISL “REGIONE PIANIFICHI PER PROSSIMI 20 ANNI”

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Una Sicilia sempre più povera e spopolata, con un tasso di disoccupazione doppio rispetto al Nord, incapace di tradurre in progetti esecutivi le (tante) risorse nazionali ed europee, oltre che decisamente indietro (“sistema borbonico”) a livello di infrastrutture, stradali o ferroviarie che siano. “Manca una visione d’insieme, organica, per affrontare i tanti nodi sul tavolo e progettare la Sicilia dei prossimi 20 anni”, sintetizza Mimmo Milazzo, segretario generale della Cisl Sicilia, che nel corso di un forum all’Agenzia ITALPRESS, alla vigilia della Conferenza regionale dei servizi del sindacato che si terrà martedì, a Palermo, lancia l’ennesimo grido d’allarme per una regione che stenta tremendamente, se non a decollare, quantomeno a recuperare il terreno perso.

Anzi, sottolinea Milazzo, “siamo l’unica regione che continua a non crescere, dove la disoccupazione non è stata assorbita rispetto al 2008, abbiamo perso oltre 140 mila posti di lavoro negli ultimi anni. Non si registra alcuna inversione di marcia, anzi. Rispetto al 2016 c’è addirittura qualche decimale in meno a livello di occupazione. C’è un corto circuito anche generazionale che determina un percorso instabile”.

I siciliani nel mondo sono “oltre 750 mila” e nell’ultimo anno “in 10.400 hanno lasciato l’Isola”. Non si tratta solo di giovani, “comincia infatti a emigrare anche gente più matura, oltre i 50 anni. Questo preoccupa parecchio, non ci sono le condizioni minime per una prospettiva di futuro”, racconta il sindacalista.

Con il Governo Musumeci, insediatosi ormai da un anno, “c’è un buon rapporto di interlocuzione, ma manca tra assessori una visione d’insieme: non possiamo ipotizzare un discorso scollegato tra le dinamiche del welfare, socioassistenziali e infrastrutturali. E’ un problema di visione prospettica, di futuro. Ed è inevitabilmente un problema di volontà politica”. Mancano i soldi? No, il paradosso è proprio questo: la Sicilia non è capace di spendere le risorse che affluiscono da più parti.

Ed è anche su questo punto che Milazzo prova a spronare l’esecutivo: “Il vero nodo del sistema Sicilia è la mancanza della spesa – precisa -. Non mancano le risorse ma i progetti esecutivi, ci dobbiamo interrogare su questo. Andrebbe individuato un percorso. La Cisl ha avanzato la richiesta di una cabina di regia per la progettazione. All’interno, team di tecnici e personale specializzato in grado di sfornare progetti. Ci stiamo spopolando e impoverendo, anche culturalmente. Bisogna creare invece le condizioni per trattenere i ‘cervelli’, che se vanno via non tornano più”.

Chiedendo “la rinegoziazione dell’accordo con lo Stato” sul tema dell’insularità, “la messa a sistema dei quattro aeroporti siciliani e di questi con i sistemi ferroviari” e una politica dell’immigrazione che consenta di mettere all’angolo il fenomeno del caporalato, Milazzo volge lo sguardo alla tremenda condizione in cui versano gli Enti locali siciliani. La questione delle ex Province, nata da “un errore storico del Governo Crocetta” preoccupa quanto quella dei Comuni (oltre 50, e tra questi Catania e Messina, sono infatti a un passo dal dissesto): e poi ci sono le vertenze ormai storiche, come quelle di Termini Imerese e Gela.

Senza dimenticare il tema dei rifiuti. “I termovalorizzatori? Il Governo deve scegliere. E’ la non scelta politica che a noi preoccupa. Il riciclo dei rifiuti è fondamentale, da esso bisogna richiamare ricchezza ed energia. Avevamo espresso parere favorevole al progetto di A2A a San Filippo del Mela, un investimento da 250 milioni che portava occupazione: adesso si rischiano 300-400 posti di lavoro. Sono molto preoccupato”, afferma Milazzo, secondo cui “sui termovalorizzatori Musumeci ha una visione distorta. Esistono forse meccanismi più moderni, ma i termovalorizzatori esistono in tutta Italia, in Europa, dentro le grandi città e metropoli”.

E sulle misure adottate dal Governo nazionale per contrastare le difficoltà economiche di tante famiglie, la più discussa è il reddito di cittadinanza. “Siamo impantanati dietro uno slogan governativo – avvisa Milazzo -. Da quello alla traduzione del testo ce ne passa. Per il resto, chi non vuole aiutare chi è povero? Il problema è come declinarlo in concreto”. Tanto, se non tutto, passa per i Centri per l’impiego. Roma prevede un miliardo di investimenti per una riforma che andrebbe in porto in non meno di 3 anni, ma “la nostra realtà è più complessa: abbiamo oltre 1.700 dipendenti che bisogna riqualificare e motivare, offrendo loro strumenti adeguati. In Lombardia sono 1.000 in meno. In Emilia Romagna sono in tutto 450, in Campania 514 e ha più o meno gli stessi disoccupati della Sicilia”.

Quindi, chiosa il leader regionale della Cisl, “bisogna rivedere tutto. Ci vuole un grande progetto che va subito messo in atto. Azzerare tutto e ripartire”.

 

CGIL SICILIA, PAGLIARO CONFERMATO SEGRETARIO

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Michele Pagliaro, 47 anni, di Pietraperzia (Enna) è stato confermato segretario generale della Cgil siciliana. Lo ha eletto l’assemblea generale del sindacato con 129 voti a favore, 14 contrari, 1 astenuto. Eletti anche i 30 delegati al congresso nazionale, che si terrà a Bari dal 22 al 25 gennaio.

L’elezione di Pagliaro, alla guida dell’organizzazione sindacale dal 2013, chiude tre giorni di congresso al quale hanno partecipato 302 delegati e in cui si è parlato di lavoro, sviluppo sostenibile, legalità, lotta contro la mafia, equità e giustizia sociale, diritti di tutti i lavoratori, delle donne, dei migranti.

“La nostra organizzazione- ha detto subito dopo l’elezione – è impegnata a rivendicare al governo nazionale e a quello regionale un cambio di rotta. Noi esprimiamo un giudizio negativo sul Def del governo Lega-5stelle che non affronta i temi del lavoro, dello sviluppo e del Mezzogiorno, ma anche nei confronti del governo regionale le cui politiche si sono dimostrate finora inefficaci ai fini del rilancio dell’occupazione”. 

Pagliaro ha poi tracciato gli “obiettivi prioritari della lotta sindacale: la vertenza Sud, con il rilancio per il Mezzogiorno degli investimenti statali, che devono arrivare in 5 anni almeno al 5% del totale, il varo di un piano regionale per il lavoro, un piano strategico straordinario per il rilancio di un’industria compatibile con l’ambiente”.

Inoltre “restano centrali per il sindacato i temi della legalità: la lotta alla corruzione , all’evasione fiscale e contributiva, allo sfruttamento del lavoro e la lotta contro la mafia”.

 

SASOL, INVESTIMENTI PER 38 MILIONI IN SICILIA

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Sostenibilità e industria del futuro: sono stati i temi al centro di una giornata di lavori organizzata da Sasol Italy, a Siracusa. La multinazionale chimica sudafricana, che ha il principale stabilimento nel polo petrolchimico di Augusta, ha riunito i vertici aziendali, i vice presidenti, Filippo Carletti e Sergio Corso, i segretari confederali con delega all’Industria di Cgil, Cisl e Uil, Vincenzo Colla, Angelo Colombini e Tiziana Bocchi, i segretari generali del settore chimico, Emilio Miceli, Nora Garofalo e Paolo Pirani, e i rappresentanti delle Associazioni datoriali, Andrea Bianchi, Direttore delle Politiche industriali di Confindustria e Andrea Piscitelli, Direttore delle Relazioni industriali di Federchimica, con l’obiettivo di coinvolgerli in un dialogo fattivo. Assente per impegni istituzionali il presidente della Regione, Nello Musumeci.

Sasol Italy, inoltre, ha diffuso, attraverso un libro, i dati reali e tangibili dell’impegno presente e futuro dell’impresa sul fronte della sostenibilità.

“L’industria chimica, tra i settori industriali – si legge nel volume – è quella che sconta maggiormente il peso di giudizi negativi, ma è anche quella che da decenni, è fortemente regolamentata e investe risorse consistenti sul fronte dell’innovazione e della sostenibilità. Tanti sono i costi fissi dell’industria chimica in Italia, in particolare quelli derivanti dalla regolamentazione rappresentano in media il 12,1% del valore aggiunto e il 30% del risultato lordo di gestione. Alla luce di tutto ciò appare rilevanti gli obiettivi raggiunto nel campo della sostenibilità con spese che superano il miliardo di euro con un’incidenza sul fatturato pari al 2,2% e sono composte da investimenti per il 27% e da costi operativi per il 73%”.

Questo il quadro all’interno del quale si posiziona e si riconosce Sasol Italy, che in questa giornata ha voluto condividere con i suoi principali stakeholder, e rendere pubblici i risultati della sua attività di Responsabilità Sociale d’Impresa: “Consideriamo la Sicilia – ha tenuto a precisare Sergio Corso, Vice Presidente Operation Sasol Italy – una regione strategica e vogliamo programmare un futuro imprenditoriale solido. Per questo abbiamo in cantiere investimenti per oltre 38 milioni di euro entro il 2019 e prevediamo di realizzare progetti di analoga dimensione nei prossimi tre anni. Parallelamente, non smettiamo di puntare sulla ricerca di nuovi prodotti e nuove tecnologie: 10 milioni di euro sono stati destinati negli ultimi tre anni all’attività di ricerca e circa 4 milioni di euro sono in programma per l’anno in corso”.

Interventi finanziari, è stato sottolineato, che hanno già dato risultati tangibili: “Negli ultimi anni – è stato spiegato – abbiamo registrato meno 96% di emissioni di composti solforati, meno 80% di emissioni diffuse e fuggitive e meno 71% di emissioni di ossidi di azoto”. 

Analogo impegno è stato profuso sul fronte della sicurezza: “Da inizio 2018 Sasol Italy – è stato evidenziato – ha fatto effettuare al personale interno 3.000 ore di formazione sulla sicurezza e altre 3.000 sono state effettuate dal personale delle imprese terze che operano all’interno dello stabilimento”.

Fondamentale, in tutto questo è e rimane, come hanno sottolineato i due Vicepresidenti, Filippo Carletti e Sergio Corso, un rapporto proficuo con le istituzioni e le buone relazioni industriali, intesi come leve indispensabili per uno sviluppo sostenibile e inclusivo dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

“Il vero cambio di paradigma deve partire dal concetto di Impresa come bene comune – ha evidenziato nel suo intervento di chiusura della giornata Filippo Carletti, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Sasol Italy -. Per ottenere risultati, bisogna camminare tutti nella stessa direzione, adottando un approccio pragmatico. Noi non smettiamo di fare progetti e investire risorse nei nostri siti produttivi, migliorando continuamente i processi, diversificando il portafoglio prodotti e ricercando nuove materie prime e nuove tecnologie. L’obiettivo è restare competitivi e garantire un futuro all’azienda e ai dipendenti. La globalizzazione ha cambiato i perimetri delle aziende – ha aggiunto Carletti – servono competenze nuove per formare le quali siamo molto impegnati. Le tecnologie aiutano, ma dobbiamo capire cosa farà questo Governo. Noi abbiamo bisogno di lavorare insieme alle istituzioni e il dialogo deve essere fruttuoso. In Paesi come la Germania – ha poi spiegato con un pizzico di rammarico – le istituzioni sono più vicine all’industria, vorremmo che gli stakeholder politici di casa nostra avessero il medesimo atteggiamento”. 

 

LIBIA, A PALERMO 38 DELEGAZIONI

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E’ una città ‘blindata’ quella che per il terzo giorno consecutivo si presenta agli occhi dei palermitani, creando non poche difficoltà negli spostamenti in città soprattutto nella zona dell’Arenella e Acquasanta. Oggi e domani, infatti, a Palermo, è in programma a ‘Villa Igiea’ la ‘Conferenza per la Libia’. L’obiettivo del vertice, in cui sono attesi Capi di Stato e leader politici, è quello di dare un contributo concreto al percorso di stabilizzazione del Paese in pieno accordo con i principali attori politici libici.

Le 38 delegazioni presenti sono riunite e sono in corso lavori preparatori sui temi di economia e sicurezza. Il clima che si respira tra misure di sicurezza e spiegamento di forze dell’ordine è quello di attesa e di incertezza sulla presenza o meno dei maggiori esponenti politici internazionali.
Fonti di Palazzo Chigi confermano la presenza di Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, e Dmitrij Medvedev, Primo ministro della Russia.

Confermata la presenza dei tre leader libici Faiez Al Serray, primo ministro del Governo riconosciuto dall’Onu, Aguila Saleh, presidente della Camera di Tobruck e Ahmed Maitig, vice premier del Governo riconosciuto dall’Onu. E nella serata di lunedì è arrivato a Palermo anche il generale Haftar, che controlla la Cirenaica. 

Sono 450 i giornalisti accreditati. Il programma della giornata prevede alle 18.45 l’arrivo dei capi delegazioni che saranno accolti dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Prevista una ‘contromanifestazione’ con il corteo promosso dai Centri sociali e dalle sigle di sinistra che si muoverà da piazza Marina fino al Teatro Massimo.

LIBIA, STRETTA DI MANO SARRAJ-HAFTAR

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Stretta di mano tra il primo ministro del governo di accordo nazionale libico Fayez Al Sarraj e il generale Khalifa Belqasim Haftar, a Villa Igiea, a Palermo, nel corso della Conferenza per la Libia. Insieme con i due leader, tra gli altri, il premier italiano Giuseppe Conte, quello russo Dmitri Medvedev, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e il ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi.

“Non bisogna cambiare il cavallo mentre si sta attraversando il fiume”, ha detto Haftar ad Al Sarraj, a quanto si apprende da fonti diplomatiche italiane. “Ovvero”, continuano le stesse fonti, “non c’è bisogno di cambiare Presidente prima delle elezioni”.

“Considero questa conferenza un successo, Palermo sarà ricordata come una pietra miliare nel cammino della Libia. Ho visto un grande senso di unità a sostegno del piano dell’Onu”, ha detto il rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamè, nel corso della conferenza stampa dopo il vertice.

“Ho visto diverse conferenze internazionali. Qualche riluttanza c’è sempre. Non credo che quello che è accaduto oggi con Haftar costituisca un nuovo ostacolo al processo politico. E i suoi rappresentanti me lo hanno confermato l’impegno nel processo politico, anche un’ora fa. Questo sostegno c’è, ovvero di un processo politico definito nel quadro delle nazioni unite”, ha poi detto Salamè a proposito della partecipazione “a latere” di Haftar al tavolo.

“Sarebbe velleitario dire che abbiamo risolto tutti i problemi, ma è stato fatto un passo avanti nel percorso, e noi ci poniamo come facilitatori”, ha affermato il premier Conte.

“Andiamo via da Palermo, ma portiamo con noi il sentimento di fiducia per una prospettiva di stabilizzazione della Libia. Non vogliamo illuderci, ma riteniamo che siano state poste delle basi importanti”, ha sottolineato.

“Il compromesso è l’arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici”. Conte aveva citato una frase di Nelson Mandela nel corso dell’incontro bilaterale nella tarda serata del 12 novembre con il generale Khalifa Belqasim Haftar, nell’ambito della Conferenza per la Libia, a Villa Igiea, a Palermo. Secondo quanto si apprende da fonti di Governo, Conte ha sottolineato l’importanza di raggiungere un compromesso per il bene del popolo libico. Le stesse fonti riferiscono di un incontro positivo, con Haftar che ha detto di considerare Conte un amico, che si fida molto di lui, e che la Conferenza è un’ottima occasione.