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LE MANI DELLA MAFIA SUI PARCHI

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Sono dodici le persone raggiunte da misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Terre emerse” della Guardia di finanza, che ha fatto luce sugli interessi di Cosa nostra nella gestione di terreni del parco delle Madonie e dei Nebrodi. Sei persone sono finite in carcere, cinque agli arresti domiciliari mentre un notaio è stato interdetto dall’esercizio dell’attività professionale. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura – Direzione Distrettuale Antimafia.

L’indagine, che vede coinvolti 23 indagati, trae origina dall’operazione “Nibelunghi” condotta sempre dai finanzieri del GICO di Caltanissetta tra il maggio 2017 e il gennaio 2018, ed ha disvelato un sistema illecito di gestione di terreni e contributi agricoli da parte di Cosa nostra nella zona delle Madonie e dei Nebrodi. Tale sistema veniva gestito con l’utilizzo di metodi mafiosi dalla famiglia dei Di Dio, originari di Capizzi, ma stanziatisi nella provincia di Enna.

Nei confronti degli indagati, destinatari di ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, è stato contestato il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento ai rapporti con numerosi esponenti di famiglie mafiose tra cui in particolare quella facente capo ai fratelli Virga, inserita nel mandamento di San Mauro Castelverde.

I membri della famiglia Di Dio si sarebbero dimostrati particolarmente attivi nel settore delle cosiddette “agromafie”, agevolando con il loro operato Cosa nostra, in modo tale da determinarne un significativo incremento del potere di infiltrazione in attività economiche collegate allo sfruttamento di vaste aree agricole collocate nei territori del Parco delle Madonie, di Capizzi, e della provincia di Enna, per l’ottenimento di contributi comunitari i quali venivano poi, in parte, versati ad elementi apicali del suddetto sodalizio mafioso, fornendo in tal modo un indispensabile apporto, anche economico, al mantenimento ed al rafforzamento di Cosa nostra.

Il modus operandi utilizzato rispondeva ad un ben preciso canovaccio: gli indagati utilizzavano aziende agricole intestate a loro o a loro stretti congiunti al fine di concludere contratti fittizi di compravendita o di locazione di terreni, in realtà, direttamente riconducibili a soggetti mafiosi, consentendo mediante detto meccanismo di interposizione fittizia di dissimulare l’effettiva disponibilità dei cespiti in capo ai coindagati al fine di sottrarli alla possibile emissione di provvedimenti di sequestro o a misure di prevenzione patrimoniali.

Gli indagati utilizzavano i terreni così ottenuti e le aziende a loro facenti capo al fine di presentare domande finalizzate all’ottenimento di contributi comunitari di sostegno all’agricoltura, utilizzando all’uopo anche terreni di proprietà demaniale e versando parte dei corrispettivi ottenuti ai componenti del sodalizio mafioso.

In alcuni casi i terreni demaniali venivano sfruttati dagli indagati e rivenduti, pur senza alcun titolo (trattandosi di beni di proprietà dello Stato), all’Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, a sua volta un ente pubblico, attraverso l’utilizzo di atti falsi che hanno consentito l’illecita riscossione di ingenti somme di denaro. Una parte di tali beni, sottratti fraudolentemente allo Stato, sono poi stati ricomprati da altri membri della famiglia Di Dio che hanno continuato a sfruttarli fino ad oggi risultando, agli atti di registro, quali legittimi proprietari di beni che, in realtà, rientrano nel patrimonio dello Stato.

Tra i soggetti indagati, particolarmente significativo è stato il ruolo svolto dai fratelli Rodolfo e Domenico Virga di Gangi, legati da vincoli di parentela ad altre storiche famiglie palermitane, i quali, grazie alla loro appartenenza all’associazione mafiosa e al loro ruolo di spicco all’interno del mandamento di San Mauro Castelverde, sarebbero riusciti a mantenere la gestione di terreni e di imprese agricole attraverso fittizie locazioni, in capo sia a membri della famiglia Di Dio che ad altre “teste di legno”, al fine di ottenerne i proventi della relativa gestione, nonché la corresponsione illecita di contributi comunitari.

Le indagini hanno accertato anche il ruolo svolto da un notaio catanese che si sarebbe prestato a stipulare ripetuti atti falsi che hanno costituito il presupposto per la realizzazione di svariate truffe aggravate ai danni dell’Agea, consentendo alla famiglia Di Dio di accaparrarsi circa 600 ettari di terreno all’interno del Parco delle Madonie, di proprietà del demanio.

Gli indagati, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbero riusciti a percepire illecitamente, dal 2014 al 2018, circa 430 mila euro di contributi pubblici.
Oltre alle misure cautelari, è stato disposto, contestualmente, il sequestro di 900 ettari di terreni, fabbricati, beni, 9 aziende agricole per un valore complessivo di circa 6,5 milioni di euro ed è stato effettuato il sequestro per equivalente su disponibilità finanziarie degli indagati per un totale di circa 430 mila euro.

I militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno a lungo seguito tutti gli spostamenti degli indagati, documentando i passaggi del denaro in contanti, avvenuti con modalità tali da rendere “palese come debba escludersi qualsiasi attività lecita ad essi sottesa”.

Al riguardo, il gip presso il Tribunale di Caltanissetta, nell’emettere l’ordine di custodia cautelare in carcere, ha riconosciuto “l’oggettiva gravità dei fatti, maturati in un contesto di asservimento alle logiche dell’organizzazione mafiosa e di infiltrazione criminale nel tessuto produttivo e imprenditoriale del territorio: scopo ultimo di tale illecita penetrazione è stato quello di salvaguardare e rafforzare gli interessi economici di Cosa nostra”.

Le attività di esecuzione delle misure cautelari personali hanno visto impegnati circa un centinaio di militari del Comando Provinciale di Caltanissetta, dello Scico di Roma, dei Comandi Provinciali di Palermo e di Catania, con l’impiego di unità cinofile e un elicottero della Sezione Aerea di Palermo.

 

IN SICILIA UN’IMPRESA SU QUATTRO È IN ROSA

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Se in Italia, come si evince dal Rapporto presentato questo mese da Unioncamere nazionale “Donne imprenditrici in una economia e in una società che cambia”, le imprese gestite da donne nel 2018 erano un milione e 337 mila (il 21,9% del totale, cioè una su cinque), in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente, la Sicilia va anche meglio.

Infatti, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio di Unioncamere Sicilia, nell’Isola nel quarto trimestre dello scorso anno le aziende al femminile erano 113 mila 452, pari all’8,5% del totale nazionale, ma qui rappresentano il 24,2% del totale regionale delle imprese, quindi una su quattro. In due settori, in particolare, un’impresa su tre è gestita da donne: c’è, infatti, una presenza più evidente di imprenditrici nei settori dell’agricoltura (25.107, pari al 30,9% del totale del comparto regionale) e del turismo e ristorazione (8.025, il 28,5%), poi una donna su quattro nel commercio (31.963, il 24,6%); seguono il manifatturiero (6.113, il 17,8%) e l’edilizia (4.794, il 9,8%).

Un trend positivo che si conferma anche nel primo trimestre di quest’anno. Dunque, in Sicilia, pur operando in un contesto territoriale complesso, le imprese gestite da donne mostrano una vitalità superiore al resto del Paese. E ciò pare sia frutto per lo più della loro esclusiva capacità di intraprendere e poco o nulla della disponibilità di incentivi.

Infatti, solo per fare un esempio, il Fondo per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, che garantisce finanziamenti bancari per la nascita di imprese al femminile, su un totale di 106.986 garanzie concesse in tutta Italia per 8,34 miliardi di euro di prestiti, dalla Sicilia negli ultimi tre anni ha ricevuto appena 4.832 richieste per 241 milioni.

“Questo vuol dire che in Sicilia le donne che avviano un’impresa sono particolarmente capaci, intraprendenti e dinamiche e trovano adeguato sostegno da parte di realtà bancarie più attente a questo settore”, ha detto Ines Curella, giovane Ad della Banca popolare Sant’Angelo, aprendo con il presidente Antonio Coppola la tavola rotonda su “Imprenditoria siciliana: testimonianze al femminile”, a Palermo, presso Palazzo Petyx, sede della banca, nell’ambito della rassegna “Palermo delle donne” ideata da Stefania Morici.

Ines Curella ha osservato: “Una banca ‘in rosa’ come la nostra, che già nel 55 ebbe mia nonna, Ines Giganti Curella, come prima presidente di banca al Sud, e oggi con metà Cda, un quarto di dirigenza e un terzo di organico composti da donne, ha da sempre nel proprio Dna una maggiore apertura al mondo femminile; ed infatti conta 2.419 socie di cui 494 imprenditrici e, fra le clienti, 2.622 amministratrici di società e 1.651 fra artigiane e libere professioniste che trovano nella S. Angelo il loro partner finanziario ideale”.

“Un impegno – ha aggiunto – che trova riscontro, con nostra soddisfazione, nel fatto, evidenziato dall’elaborazione di Unioncamere Sicilia, che la maggiore concentrazione di imprese femminili in Sicilia si trova proprio nelle province in cui opera la S. Angelo: cioè 10.132 ad Agrigento, 6.054 a Caltanissetta, 24.414 a Catania e 23.280 a Palermo”.

“Questo modo di fare banca, più attento alle donne e alle loro esigenze – ha sottolineato Curella – che la Sant’Angelo, saldamente radicata nel proprio territorio, mantiene da cento anni, ci porta oggi a lanciare un nuovo prodotto, ‘Impresa, il tuo nome è fimmina’, che sostiene le necessità delle imprenditrici in modo ancora più dinamico e flessibile: un prestito chirografario, quindi senza garanzie ipotecarie, fino a 30 mila euro per una durata di quattro anni, ad un tasso misto davvero competitivo. Questa, oltre alle misure come Resto al Sud e il microcredito garantito dal Fei, è la nostra migliore risposta ad una classe di imprenditrici ricca di talento e che ha successo nei mercati interno ed estero”.

Una contaminazione positiva che si è diffusa rapidamente anche nelle aziende a capitale pubblico i cui vertici, grazie alla legge Golfo-Mosca del 2011 che impone le cosiddette “quote rosa”, per un terzo sono composti da donne: al Sud si contano 845 capitane di aziende a controllo pubblico, di cui  299 siedono nei board, 309 nei collegi sindacali e 237 supplenti, più 191 amministratici uniche e 2.188 consigliere (dati del dipartimento Pari opportunità).

Anche Patrizia Di Dio, presidente nazionale di Terziario Donna e leader provinciale di Confcommercio Imprese per l’Italia Palermo, si è soffermata sul vento favorevole che soffia in Italia e in Sicilia sulle donne che guidano imprese, soprattutto nel terziario.
Così come l’imprenditrice Gabriella Renier Filippone, fondatrice e presidente onorario della Settimana delle Culture e consigliere nazionale della Fidapa.

E’ seguito il confronto tra cinque imprenditrici siciliane di successo (Natalia Ravidà Spatafora per l’olio, Carolina Cucurullo per il vino, Cettina Giaconia per la grande distribuzione, Monica Mirri per il turismo, Anna Burgio delle Gazzere per gli eventi) e Mariella Ienna, una designer di origini siciliane che, avendo avuto successo in Australia e negli Usa, è tornata alle proprie radici aprendo un’attività a Palermo, dove trova ispirazione per disegnare tappeti e altri oggetti d’arredo unici al mondo e prodotti qui, in India, in Australia e negli Usa; una imprenditrice romana che ha scelto di trasferirsi in Sicilia, Lucia Gotti Venturato, presidente e fondatrice dell’associazione Sole Luna-Un ponte tra le culture, alla quale è stata conferita la cittadinanza onoraria di Palermo; e alcune giovani che con coraggio hanno aperto imprese con “Resto al Sud” trovandosi a fianco il convinto appoggio della S. Angelo, fra le quali Tiziana Passoni, che ha lasciato il Nord Italia per aprire a Palermo un “salone di bellezza” per cani di razza che dopo pochi mesi sta avendo notevoli riscontri: una storia della quale si è occupata anche la stampa nazionale.
Infine un dibattito dinamico tra il palco e le imprenditrici presenti in sala, fra le quali l’editrice Stefania Baio.

Ha moderato i lavori Adele Campagna Sorrentino, imprenditrice del settore della distribuzione di energia elettrica, commendatore della Repubblica, segretaria nazionale dell’Ande e regionale dell’Aidda, presidente della commissione Imprenditoria femminile dell’Ascame e prima past president della Camera di commercio di Palermo, che ha evidenziato le differenze tra le imprenditrici di prima e seconda generazione e il fatto che le aziende al femminile adesso hanno una maggiore longevità.

LEGALITÀ, A PALERMO CONFRONTO SU MISURE PREVENZIONE

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Tutelare gli imprenditori di buona volontà, conciliando la libera impresa con la prevenzione dalle infiltrazioni mafiose. Un momento di confronto, organizzato da Confcommercio Palermo, ha messo insieme questa mattina a palazzo dei Normanni avvocati, magistrati e commercialisti in un dialogo con gli imprenditori.
Ad essere ribadita, l’importanza di portare avanti i principi di una legalità che non deve essere solo proclamata ma praticata. “Abbiamo ritenuto come Confcommercio di avviare una discussione su quello che secondo noi sono la funzione delle misure preventive, che devono contribuire a liberare questa terra dalla mafia. – ha detto la presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio – Dall’altro lato però è necessario consigliare e orientare le imprese sane, in buona fede, affinché non incappino in errori. Questo è il nostro ruolo. Non sempre lo Stato, quando è intervenuto, lo ha fatto a salvaguardia dei posti di lavoro e dell’economia del nostro territorio”.

Una discussione tra esperti, alla quale ha preso parte anche il presidente emerito della Corte di Cassazione Ernesto Lupo, il cui obiettivo è focalizzare gli indirizzi che possano venire incontro alle imprese, così da tutelarle anche da eventuali errori. Prevenendo, dunque, la misura si prevenzione. Ad essere messo in campo è un approccio conoscitivo per le imprese, in modo da potere fronteggiare non solo incursioni e infiltrazioni della mafia ma anche manipolazioni e inganni di una antimafia ‘declamatoria e falsa’. “Vogliamo intervenire su tutto quello che ancora non funziona e stimolare una discussione. Gli errori – ha aggiunto Patrizia Di Dio – si fanno nelle aziende, ad esempio, anche con le misure di prevenzione legate alla sicurezza, alla privacy”. 
Proprio il 2019, infatti, è stato un anno importante in ambito di legalità. Perché importanti sono state le sentenze della corte Costituzionale in collegamento con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che hanno indicato tracce nuove in ordine al contenuto.

Tra le principali novità il fatto che “ogni legge, ogni norma giuridica – ha spiegato Ernesto Lupo, presidente merito Corte di Cassazione – deve essere chiara, comprensibile e determinata. Vale per tutti i settori. Lo chiede la corte di Strasburgo e quella di Lussemburgo”.
Analizzate, inoltre, le linee giuda insieme alle buone prassi per evitare, dunque, l’intervento penale e amministrativo nell’attività di impresa. “Rendersi conto che l’adozione di modelli strategici di gestione e controllo come quelli previsti dalla legge 231 del 2001, ovvero quella per l’esimenza della responsabilità penale dell’ente, sono la via che già il legislatore ha previsto. – ha precisato Giovanni Mottura, commercialista presidente istituto nazionale amministratori giudiziari – Purtroppo si tratta di adattarli e di mettere a terra in maniera concreta modelli che possano andare bene sia per la media che per la piccola impresa, che costituiscono il rimedio nella prevenzione”, ha concluso.

MATTARELLA CELEBRA LA SCHERMA

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“La scherma è inserita pienamente nella società del nostro Paese: ne fa parte totalmente. È uno sport genuino, non è un mondo artificiale’. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha omaggiato la scherma italiana nel giorno della festa per i 110 anni di storia. A Palazzo dei Normanni sede dell’Ars a Palermo, città che ospiterà la 100esima edizione degli Assoluti, il Capo dello Stato ha presenziato alle celebrazioni per la ricorrenza di un ‘mondo, quale quello della scherma che è affascinante e si fonda sulla passione che fa accettare e superare i sacrifici e gli impegni che lo sport richiede. La prestazione sportiva – ha continuato il Capo dello Stato – è realizzata insiema all’avversario, nel rispetto massimo dello stesso. Ricordo una strepitosa rimonta di Valentina Vezzali al Mondiale di Catania: senza l’avversario questo non sarebbe stato possibile’. Il Presidente della Repubblica si è poi aperto ai ricordi che lo legano alla scherma. ‘Non sono mai stato estraneo alla scherma – ha detto il Capo dello Stato -. Ricordo le medaglie di Irene Camber ad Helsinki 1952, quando si seguiva alla radio. Ho seguito i successi di Valentina Vezzali e di Bebe Vio adesso grazie ai nuovi mass media. Apprezzo la scherma perché è riuscita a mantenere inalterati i suoi valori. Non è senza significato che l’istruttore sia chiamato Maestro: c’è un valore pedagogico fondamentale in questo sport’. Le parole di Mattarella rappresentano il manifesto che compendia 110 anni di storia della Federazione Italiana Scherma. Anni di successi, trionfi e medaglie che rivivono nella mostra ‘Un TesOro Italiano’ che espone le medaglie d’oro vinte dagli atleti di scherma ai Giochi Olimpici e Paralimpici della storia e tutte quelle conquistate dagli atleti siciliani nelle varie edizioni olimpiche e paralimpiche. Il Capo dello Stato, con sguardo attento ed appassionato, è stato il primo visitatore della mostra, si è fermato dinanzi ogni teca ricevendo dal Presidente della Fis Giorgio Scarso, indicazioni, aneddoti e ricordi legati a ciascun momento della storia della scherma azzurra. Il Presidente Mattarella ha poi incontrato alcuni dei campioni presenti sia fisicamente che con le proprie medaglie: da Irene Camber, prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro, a Maurizio Randazzo, sino a Valentina Vezzali ed a Carola Mangiarotti, figlia dell’azzurro più medagliato della storia.
‘Grazie – ha detto il Presidente della Repubblica -. Attraverso la storia della scherma si rivivono belle pagine della storia d’Italia. Siete un motivo d’orgoglio per il nostro Paese’. Poco prima, la Cappella Palatina del prestigioso palazzo di Federico II, aveva fatto da cornice alla celebrazione eucaristica officiata dall’Arcivescovo di Palermo, S.E.R. Mons. Corrado Lorefice. ‘La scherma e lo sport sono momenti di esaltazione dei valori, tra cui quelli fondanti il nostro essere cristiani’ ha detto nel corso dell’omelia l’Arcivescovo palermitano.
Poi, con l’arrivo del Presidente della Repubblica, ci si è spostati tra la Sala ‘PierSanti Mattarella’ e la Sala d’Ercole, dove a celebrare i 110 anni della Federazione Italiana Scherma sono stati i vertici istituzionali e sportivi. ‘Siamo onorati – ha detto il Presidente dell’Assemblea regionale Siciliana, Gianfranco Micciché – di ospitare non solo il Presidente della Repubblica ma anche la Federazione Italiana Scherma. E’ una nuova occasione per mostrare le bellezze che la Sicilia può vantare anche in ambito sportivo’. Quindi è toccato al Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. ‘La scherma – ha detto il primo cittadino palermitano – assolve un ruolo di agenzia educativa promuovendo una serie di valori come la lealtà, la correttezza, il rispetto dell’avversario. Gli atleti della Federazione, venendo qui a Palermo, divengono automaticamente palermitani. La scherma è orgoglio d’Italia e Palermo ha già vinto ospitando gli assoluti di scherma’. Il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci ha mostrato l’orgoglio regionale. ‘La nostra isola – ha sottolineato – si trasforma in in una grande pedana dove i più sani valori dello sport sono presenti. La scherma ha una solida antica e nobile tradizione presente già dai tempi dei normanni. Non è un caso che la prima medaglia olimpica siciliana giunga proprio dalla scherma, con Pietro Speciale a Stoccolma 1912’. Musumeci ha poi ricordato alcuni maestri storici siciliani, da Agesilao Greco a Raffaele Manzoni ed al palermitano Triolo, ma anche i grandi eventi ospitati nell’Isola.
“Lo sport può diventare una medicina benefica per tanti giovani – ha aggiunto ancora il vertice regionale – dobbiamo promuovere la pratica sportiva e far appassionare i più piccoli allo sport. Ecco perché serve un dialogo tra il Coni, le federazioni e soprattutto le scuole. Ribadisco la volontà del governo regionale a fare in modo che, anche nelle periferie si possa praticare lo sport come strumento importante di crescita e formazione”. Quindi è stata la volta delle autorità sportive. Dal Presidente del CONI, Giovanni Malagò, che ha sottolineato il ruolo della scherma italiana nel panorama dello sport azzurro dando risalto agli atleti presenti in sala, da Irene Camber a Valentina Vezzali sino a Carola Mangiarotti, al Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli che ha parlato della scherma italiana come un ‘punto di riferimento per chi crede davvero nello sport come modello educativo di partecipazione e di crescita’, riconoscendo alla scherma il merito di aver creato un connubio riuscito tra dimensione educativa e ricerca dei risultati sportivi. Poi la parola è passata agli atleti: Maurizio Randazzo, in rappresentanza degli atleti olimpici, e William Russo a nome degli atleti paralimpici. ‘La passione muove tutto ed è fondamentale per ogni atleta – ha evidenziato Maurizio Randazzo, due volte olimpionico a squadre di spada e oggi consigliere federale – La passione dello schermidore non è una passione interessata, molti di noi studiano e lavorano e non aspirano ai guadagni. Molti hanno avuto a fianco i gruppi sportivi militari che li hanno supportati. La passione dell’atleta è un fuoco che ci fa male ma ci rende felici e ci gratifica. La passione consente di superare momenti di sconforto. L’alternanza tra sconfitte e vittorie ci rende così consapevoli dei nostri limiti e ci guida al rispetto dei valori e della scherma’.
William Russo, palermitano e plurititolato di spada e fioretto paralimpico, ha sottolineato la crescita e lo sviluppo del settore paralimpica. ‘Ho iniziato nel 2003 a fare scherma qui a Palermo. Sedici anni dopo mi trovo a vivere un campionato italiano nella mia città. Per me – ha raccontato Russo – è un grandissimo onore e una grande festa. Agli inizi eravamo 17, oggi siamo più di 100 in tutta italia: merito della Federazione e del Comitato Italiano Paralimpico. Non siamo più atleti disabili ma atleti con la A maiuscola’. Infine, dopo la proiezione di un video sulla storia di vita del Maestro Ezio Triccoli, presa a paradigma dei tanti ‘artigiani’ che hanno forgiato nella storia gli atleti ed i campioni, a prendere la parola è stato il Presidente della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso. ‘Stiamo vivendo – ha detto il vertice federale – una delle giornate più emozionanti della storia della scherma italiana. Una storia fatta da uomini orgogliosi di essere italiani’. Il Presidente federale ha fatto una fotografia della Federazione Italiana Scherma: dal ruolo dei tecnici e dei dirigenti, a quello delle famiglie ‘che riconoscono – ha detto Scarso – nella scherma una valida agenzia educativa’. Il vertice della FederScherma ha poi parlato del rapporto con Coni e Cip ‘nostri alleati in un proficuo gioco di squadra’, citando anche i gruppi sportivi militari e corpi civili dello Stato definiti ‘corpo sano del Paese’. Infine i ringraziamenti agli ospiti, alle istituzioni ed al Presidente della Repubblica. ‘Porteremo con noi – ha concluso Scarso – l’affetto che la sua presenza oggi esprime e, a nome dell’intero mondo della scherma italiana, le ribadisco la sincera e reale stima e gratitudine’.

VENTI MILIONI PER I VIGNETI DI QUALITÀ

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Venti milioni di euro da destinare alle aziende vitivinicole siciliane che vorranno ammodernare e orientare verso il mercato le superfici vitate. Lo prevede un bando pubblicato sul sito del Dipartimento Agricoltura, al quale sarà possibile accedere fino all’1 luglio 2019.

Il contributo sarà pari al 50% del progetto ritenuto ammissibile, elevabile fino al 60% per le zone ad alta valenza ambientale.

Le uve provenienti dai vigneti realizzati attraverso la misura di riconversione e ristrutturazione dovranno essere obbligatoriamente destinate alla produzione di vini DOC o IGT.

“Così come per gli altri comparti dell’agricoltura, anche il comparto vitivinicolo è oggetto di una intensa attività, da parte dell’assessorato – afferma l’assessore per l’Agricoltura, Edy Bandiera -. Sono in via di pagamento gli anticipi sul bando ristrutturazione per la campagna 2018-2019, stiamo istruendo le richieste di riesame afferenti la graduatoria provvisoria del bando investimenti per la medesima campagna, per la quale contiamo di giungere alla graduatoria definitiva entro il mese di giugno. Al contempo, stiamo iniziando a impegnare i fondi della campagna vitivinicola 2019-2020 con questo bando, al quale seguirà quello relativo alla promozione nei Paesi Terzi”.

 

 

“BORSELLINO SIMBOLO ITALIA CHE NON SI ARRENDE”

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“A ventisei anni di distanza sono vivi il ricordo e la commozione per il vile attentato di via d’Amelio, in cui hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli,  Emanuela Loi, Claudio Traina”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Borsellino era un giudice esemplare: probo, riservato, coraggioso e determinato – aggiunge il capo dello Stato -. Le sue inchieste hanno costituito delle pietre miliari nella lotta contro la mafia in Sicilia. Insieme al collega e amico Giovanni Falcone, Borsellino è diventato, a pieno titolo, il simbolo dell’Italia che combatte e non si arrende di fronte alla criminalità organizzata. Onorare la memoria del giudice  Borsellino e delle persone che lo scortavano significa anche non smettere di cercare la verità su quella strage”.

IL PALAZZO REALE DI PALERMO IN 3D

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Oltre 40 mila le fotografie scattate, 50 mila metri quadrati scrutati, 600 i campioni di materiali analizzati, 3 miliardi i punti battuti dai laser scanner, migliaia i documenti studiati tra testi, fotografie e cartografie. Sono alcune cifre del rilievo tridimensionale e delle banche dati di Palazzo Reale, a Palermo: un progetto frutto di diversi anni di sinergie tra l’Assemblea regionale siciliana, la Tecno-Art, società di ingegneria e architettura aggiudicataria del bando e di un gruppo di lavoro interdisciplinare che fa capo all’Università della Tuscia.

Unico monumento del sito Unesco ‘Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale’ a essere dotato di un rilievo in 3 D, il progetto, realizzato con Fondi europei, è stato illustrato durante il convegno ‘Il Palazzo disvelato’ che – da oggi a venerdì – avrà come protagonisti studiosi impegnati nella tutela del patrimonio architettonico e storico-artistico e professori delle maggiori Università internazionali che accenderanno i riflettori anche sui Palazzi del potere del Mediterraneo, da Istanbul al Cairo, mettendoli a confronto con il Palazzo Reale di Palermo.

‘Un progetto, il rilievo tridimensionale e le banche dati, che ha consentito di leggere – è stato spiegato nel corso del convegno – la straordinaria sintesi di culture (arabo, greco-bizantina e normanna) espresse da Palazzo Reale e di passare ai raggi X, grazie alle più innovative tecniche diagnostiche, i mosaici della Cappella Palatina, della Stanza di re Ruggero, della Sala dei Venti e delle Segrete’.

Denominato ‘Fruizione e valorizzazione turistica del Palazzo Reale di Palermo’, finanziato grazie ai fondi Po-Fesr 2007-2013, il progetto ha visto coinvolti una ventina di professionisti, tra storici dell’arte, ingegneri, geologi, fisici, archeologi e studiosi di fama internazionale che hanno approfondito la conoscenza di molteplici aspetti del Palazzo, permettendo di sostituire le vecchie planimetrie topografiche risalenti ai Borboni con carte aggiornate, al fine di garantire una migliore conservazione dell’intero complesso architettonico.

Il modello tridimensionale e la banca dati 3D, è stato sottolineato nel corso del convegno, costituiscono le due componenti principali del progetto: ‘il rilievo tridimensionale è stato realizzato dalla società Tecno-Art con tecniche laser scanner e di tipo fotogrammetrico. Il risultato e’ il primo rilievo 3 D dell’intero Palazzo, che sarà fruibile da addetti ai lavori e visitatori. Uno strumento eccezionale, dal quale piante e sezioni potranno essere estratti, resi visibili in formato digitale o stampati su carta’.

Il progetto comprende anche una campagna d’indagini archeologiche, archeometriche e diagnostiche non invasive, come la caratterizzazione delle malte: 170 i campioni analizzati che hanno permesso di creare, per la prima volta, un database dedicato alle malte medievali di Palermo. Sono stati effettuati, poi, carotaggi profondi nelle murature in determinati punti strategici, che hanno permesso di distinguere tra strutture tardo-antiche, medievali e moderne.

‘Lo studio delle murature e delle superfici – è stato evidenziato – si e’ avvalso anche di tecniche non distruttive quali indagini georadar e termografie, che hanno permesso di individuare una finestra oggi murata sulla parete settentrionale della stanza di Ruggero: segno di rimaneggiamenti eseguiti nel tempo’.

Di fondamentale importanza è stata la mappatura dei mosaici della stanza di Ruggero: attraverso analisi non distruttive (fluorescenza ai raggi X), e’ stata esaminata la composizione chimica del vetro delle tessere e dei pigmenti in esso contenuti.

Infine, sono state condotte analisi in una delle più importanti e delle meno conosciute porzioni del Palazzo Reale, quale la Chiesa inferiore e le cosiddette Segrete, che hanno prodotto risultati significativi per la definizione delle fasi costruttive della Cappella Palatina e della Chiesa inferiore.

‘I risultati delle indagini sono confluiti nella banca dati 3D: un database – è stato sottolineato – che non e’ un semplice archivio d’informazioni, ma una piattaforma web interattiva e multimediale che permetterà a visitatori e ad addetti ai lavori di accedere alle informazioni in esso contenute attraverso il rilievo tridimensionale stesso’.

Come funziona? Tramite un browser e con un semplice clic, trovandosi all’interno del modello virtuale del Palazzo, si potrà accedere alle informazioni o fare ricerche attraverso parole chiave e ottenere risposte sugli interventi di restauro effettuati nel Palazzo, sui materiali delle tessere dei mosaici e sulle sue planimetrie e altimetrie. La piattaforma consentirà, durante la navigazione virtuale nel Palazzo Reale, la consultazione del database contenente i risultati ricavati dalla ricerca scientifica e dalla campagna diagnostica, configurandosi, quindi, non solo come un sistema di fruizione virtuale, ma come un vero e proprio strumento di conoscenza, che si potrà consultare anche attraverso tablet e smartphone.

Il convegno, promosso dall’Ars e patrocinato dalla Fondazione Federico II, da The Khalili Foundation e da The Barakat Trust, ha dato il via alla ‘Settimana della cultura arabo-normanna: da stasera a domenica, nel Cortile Maqueda di Palazzo Reale, si alterneranno mostre, concerti con antichi strumenti musicali iracheni, recital di poesie in arabo e uno spettacolo dell’Opera dei Pupi creato per l’occasione da Mimmo Cuticchio. Sono 350 i posti disponibili.

A presentare il progetto del rilievo tridimensionale e delle banche dati del Palazzo Reale di Palermo, durante il convegno ‘Il Palazzo disvelato’, è stato il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè: ‘Grazie a questo importantissimo lavoro, oggi possiamo ‘Disvelarvi il Palazzo’ in maniera innovativa – ha dichiarato -, ma soprattutto raccontarvi un nuovo modo di fare conoscenza che parte dalla comprensione del passato per una progettazione consapevole del futuro. La piattaforma web interattiva e multimediale che è stata prodotta consentirà, sia ai visitatori che agli addetti ai lavori, di navigare all’interno del modello virtuale del Palazzo e accedere ai contenuti e ad informazioni di carattere scientifico’.

Maria Andaloro, già sovrintendente del Palazzo Reale e ideatrice del progetto, ha ricordato che ‘l’obiettivo del progetto riguarda la conoscenza e la valorizzazione del Palazzo Reale: un Palazzo-città che testimonia, come nessun altro luogo, la stratificazione della storia di Palermo dal V secolo a.C. a oggi, attraverso due strumenti connessi tra loro: il rilievo in 3 D dell’intera superficie e due banche dati di tipo informatico e multimediale Potente, duttile e incrementabile quasi all’infinito, il progetto è un ‘motore’ acceso da una visione interdisciplinare e realizzato grazie alla competenza e alla passione di una straordinaria equipe’. 

Emozionata Patrizia Perino, capo di gabinetto della Presidenza dell’Ars e tra le principali sostenitrici del progetto: ‘Un lavoro impegnativo, condotto con grande successo che ha dato risultati straordinari per la gestione e la valorizzazione del Palazzo. Oggetto dell’indagine sono stati l’architettura e l’apparato decorativo, rappresentati in un rilievo tridimensionale e studiati attraverso una serie di analisi scientifiche, i cui risultati sono stati registrati in un database ricchissimo di informazioni’.

Soddisfatto della riuscita è anche Marco Falzetti, titolare della Tecno-Art, società di architettura e ingegneria che si è aggiudicata l’appalto: ‘La vera potenza del progetto consiste nella possibilità che esso offre di combinare risultati di differenti livelli del database, come, ad esempio, i rilievi, i materiali dalla sezione archivistica e i dati provenienti dalle analisi scientifiche, consultabili attraverso una piattaforma di visualizzazione 3D. Un approccio, questo, che non e? stato tradizionalmente applicato al Palazzo e che certamente potrà servire da modello per lo studio dei beni culturali in generale e di siti di Palermo e della Sicilia’.
‘E’ stato fatto un importante passo in avanti nella comprensione storica di una citta? come Palermo, nella quale molte delle fabbriche urbane sono multistratificate’, ha sottolineato William Tronzo direttore scientifico del progetto.

‘Il carattere innovativo e pionieristico del progetto è intrinseco nella sua stessa ideazione e articolazione – ha commentato Ruggero Longo, coordinatore del progetto -. Esso si fonda su un approccio olistico e sincretico, che intreccia il lavoro di più specialisti all’insegna dell’interdisciplinarietà, risorsa unica nel fornire nuovi strumenti per la comprensione, la conoscenza, la valorizzazione e la fruizione di un bene monumentale straordinario, pluristratificato e complesso qual è il Palazzo Reale di Palermo’. 

‘Per i rilievi della Cappella Palatina, lo staff ha lavorato anche di notte, soprattutto per i rilievi e le campagne fotografiche, montando e smontando i trabattelli per evitare di ostacolare sia le funzioni religiose che la visita giornaliera dei turisti, così come per i rilievi di Sala d’Ercole e delle sale di rappresentanza’, ha detto Pasquale Riggio, direttore esecutivo del progetto.
‘Il rilievo era indispensabile, perché la documentazione finora esistente era incompleta e inesatta anche per la complessità degli spazi dell’edificio e delle sue sovrapposizioni storiche. Il progetto sarà uno strumento utile per la conoscenza dell’edificio e la redazione di un progetto di restauro del Palazzo che sia unitario e non parziale’, ha concluso Stefano Biondo, responsabile unico del procedimento.

 

 

LAVORO, IPPOLITO “IL SUD DIMENTICATO”

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“La nostra filosofia è molto chiara: con questi tre avvisi di tirocini noi mettiamo in campo la politica attiva per rilanciare l’occupazione in Sicilia”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale della Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro, Mariella Ippolito, durante la tappa a Palermo di “Diritti al lavoro tour”, nel corso della quale sono stati presentati gli Avvisi 20 e 22 per il finanzimento dei tirocini professionali ed extracurriculari, e l’Avviso 21 per il bonus occupazionale.

“Gli Avvisi 20 e 22 – ha sottolineato l’assessore – hanno riscosso un successo incredibile, prima della chiusura delle finestre sono stati spesi tutti i fondi che saremo in grado di implementare. Mentre, oggi, voglio attenzionare l’avviso 21 diretto alle aziende per assumere a tempo indeterminato. Ci sono dei fondi specifici per questo”.

“Secondo me questo è l’avviso che più di tutti potrà portare lavoro vero – ha dichiarato -. Ci stiamo impegnando a girare diverse città, perché io penso che la buona politica deve scendere in campo per parlare con i cittadini e creare confronto. Noi siciliani abbiamo delle potenzialità eccezionali, quindi io voglio dire: mettiamole in campo per fare rinascere la nostra Sicilia, io vorrei che i nostri figli rimanessero qui, e che chi ha perso il lavoro a cinquant’anni ritrovasse la dignità che ha perso”.

“A breve – ha aggiunto l’assessore Ippolito – uscirà un nuovo avviso che riguarda le aziende che si occupano di microtecnologie. Vi preannuncio che ho chiesto un incontro con il Ministro Di Maio perché questo Sud è stato sempre dimenticato e non è più possibile, sono certa che il ministro avrà uno spirito di grande collaborazione nei confronti della Sicilia. Ci stiamo impegnando e ce la stiamo mettendo tutta”.