Home Sport Pagina 1382

Sport

Scaroni “Speravo in una ripartenza più ‘dolce'”

0

“In Lega abbiamo sempre votato all’unanimità per la ripartenza, siamo sempre stati compatti per rimetterci a giocare il più presto possibile. Finalmente ripartiamo e speriamo di farlo bene”. Paolo Scaroni, presidente del Milan, è come molti sollevato dal fatto che la serie A abbia finalmente una data per tornare in campo: si ricomincia il 20 giugno con i recuperi ma la settimana prima si ultimerà la Coppa Italia, con i rossoneri impegnati nel ritorno della semifinale contro la Juve dopo l’1-1 del Meazza. “Speravo si giocasse più in là, magari alla fine in modo da avere una ripartenza più dolce – confessa a riguardo Scaroni, ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su RadioUno – Avere due partite adrenaliche dopo tre mesi di sosta è un rischio per i giocatori, è molto stressante. Capisco però il ministro che ha voluto le prime partite in chiaro per riportare tutti gli italiani dentro il mondo del calcio dopo tre mesi di astinenza. Spero che la partita del Milan sia il 12 e non il 13 giugno, stiamo a vedere ma sono ottimista”. Senza Ibrahimovic infortunato (“ma speriamo di rivederlo presto in campo, le notizie sono incoraggianti”), la squadra di Pioli insegue l’Europa. “Spererei di arrivarci vincendo la Coppa Italia ma se non dovesse essere, continueremo a lottare in campionato”. Ma sul campionato pende quella spada di Damocle che è la norma sulla quarantena, tanto che la Figc ha pronto sia un piano B, i play-off, che un piano C, la cristallizzazione della classifica mediante un algoritmo. “Io sono focalizzato sul piano A e mi auguro che non ci sia bisogno nè del piano B, nè del piano C – replica Scaroni – Immaginare poi un algoritmo che interpreti il calcio che ha in sè una imprevedibilità mi sembra uno sforzo titanico ma magari nuove matematiche e la nostra capacità di elaborare dati ci porterà a questo”. Di sicuro Scaroni si aspetta un mercato diverso. “Già il fair-play finanziario impedisce pazzie e noi come Milan non vogliamo bilanci in rosso – prosegue – Questo ci porta a contenere i costi e ad aumentare i ricavi. Se non aumentiamo i ricavi è difficile avere i giocatori che vogliamo avere e in questo senso la priorità è il nuovo stadio, sul quale posso manifestare un qualche ottimismo viste le ultime dichiarazioni del sindaco Sala. Conserveremo le vestigia del Meazza ma abbiamo bisogno di un nuovo stadio adatto ai tempi. Avere due azionisti stranieri – il riferimento a Suning ed Elliott – che investono 1,2 miliardi di euro e confermano questo loro impegno mi sembra come il film di De Sica, ‘Miracolo a Milano'”. Ma chi siederà sulla panchina del Milan nel nuovo stadio? Le voci su Rangnick sono sempre più insistenti. “Non so se arriverà un manager tedesco, noi abbiamo fiducia in Pioli che sta facendo bene ed è un serio professionista – ribatte Scaroni – Le scelte di management le fa Gazidis e io non so nemmeno quando parla con altri potenziali candidati, lascio a lui queste scelte. Ad oggi abbiamo fiducia in Pioli e Maldini”. Di sicuro la strada per riportare il Milan in alto è ancora lunga. “Abbiamo fatto il grande sforzo di ridurre i costi, il nostro amministratore delegato si è dedicato molto a ridurre il costo dei nostri giocatori che era arrivato a cifre elevatissime. Continueremo in questo sforzo, per avere giocatori giovani con costi ragionevoli nel rispetto del fair-play finanziario: non vorremmo altre legnate. È un piano che ci porta ad avere obiettivi a medio-lungo termine. Il Milan viene da un lungo periodo di crisi, immaginare che la ripresa sia rapidissima è utopico”.
(ITALPRESS).

Giulini “Campionato a rischio con la norma sulla quarantena”

0

“Abbiamo passato un bel weekend pieno di ricordi e adesso siamo felici di pensare alla ripresa, speriamo che questo campionato si trasformi in qualcosa di positivo”. Celebrato il Centenario del Cagliari anche se forzatamente in tono minore, Tommaso Giulini è proiettato verso la ripartenza della serie A sebbene il dubbio che la stagione possa essere portata a termine resta, date le norme attuali. “Siamo un po’ preoccupati dal fatto che con un positivo tutta la squadra dovrebbe andare in quarantena, questo metterebbe a serio rischio il termine del campionato – confessa ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su RadioUno – Siamo l’unico Paese europeo che ha adottato questa misura, non ne capisco il senso”. Un nuovo e definitivo stop “creerebbe un danno atroce al calcio italiano. Già la situazione è complicata da affrontare, se non si finisce il campionato è complicatissimo pensare a una ripartenza”. A proposito di possibile stop, ha fatto discutere molto la proposta di Gravina di un algoritmo come piano C per stilare la classifica finale. “In questi tre mesi il presidente federale ha fatto un grandissimo lavoro di raccordo in un mondo impazzito e pieno di polemiche – la difesa di Giulini – Se ripartiamo, gran parte del merito è suo. Cerchiamo di capire di cosa si tratta prima di fare ironia e commentare”. Per quanto riguarda gli effetti della pandemia sul calciomercato, il presidente del Cagliari auspica una “ripartenza graduale, che vada di pari passo con la riduzione dei contratti che oggi restano a cifre importanti. Credo sia un’opportunità per andare verso un calcio più umano e più vicino ai tifosi, li abbiamo fatti disinnamorare in questi mesi di polemiche, e anche per questo sono contento che si riparta e si torni a pensare al pallone”. A questo proposito, c’è chi ipotizza di rivedere i tifosi allo stadio a fine luglio. “Difficile oggi prevedere quali saranno le normative e questo è un po’ un peccato. Dovremmo capire come programmare la riapertura degli stadi: in Sardegna le spiagge erano piene nel weekend, i teatri ricominciano ad aprire, perchè non pensare che la Sardegna Arena, che è per tre quarti scoperta, possa essere piena al 30, 40 o 50 per cento? E’ assurdo. Ma vedo molto lontano che si possano riaprire gli stadi a fine luglio, è una chimera e lo trovo allucinante”. Il Cagliari, intanto, porta avanti il lavoro per il nuovo impianto. “Inizieremo la progettazione in questi giorni, speriamo entro dicembre di terminarla e che la Pubblica Amministrazione ci dia una mano. Ci auguriamo nel giro di tre anni, quattro al massimo di giocare nella nuova struttura”. Infine, sui contatti con Allegri, Giulini ammette: “E’ molto amico del nostro vicepresidente Filucchi, a fine gennaio c’è stata una chiacchierata, più sullo scherzoso. Sarebbe stato un bel sogno nell’anno del Centenario, anche a lui l’idea non sembrava così assurda ma sta parlando con altri club ed era anche complicato per le nostre finanze”.
(ITALPRESS).

Altra gara cancellata in MotoGp: niente Giappone

0

Salta un altro appuntamento nel calendario 2020 del motomondiale a causa della pandemia: cancellato anche il Gran Premio del Giappone, che si sarebbe svolto dal 16 al 19 ottobre al Twin Ring Motegi. “Mobilityland ha organizzato per anni il Gran Premio del Giappone per accogliere la MotoGP, in ogni caso la situazione tanto in Giappone come in Europa è imprevedibile e l’estensione di divieto per i viaggi internazionali sembra che verrà prolungata – ha spiegato Kaoru Tanaka, presidente di Mobilityland Corporation – A seguito delle conversazioni intrattenute con Dorna, abbiamo concordato insieme che non c’era altra scelta se non quella di cancellare il Gran Premio del Giappone”. “Non avremo un Gran Premio del Giappone in calendario per la prima volta dal 1986 – aggiunge Carmelo Ezpeleta, Ceo di Dorna Sports – La famiglia della MotoGP sta lavorando molto duramente per poter ricominciare la stagione, per organizzare il maggior numero di eventi possibili e per farlo nel modo più sicuro possibile. Per questo motivo abbiamo deciso che, fino a metà novembre, la MotoGP rimarrà in Europa per svolgere il maggior numero possibile di eventi. Pertanto, gli eventi oltreoceano, se possibile, potrebbero essere programmati dopo la metà di novembre, il che sarebbe troppo tardi per svolgere un Gran Premio in Giappone”.
(ITALPRESS).

Precipita ultraleggero, morti nuotatori Lombini e Rossetti

0

Tragedia per il nuoto azzurro. Un aereo ultraleggero è precipitato poco dopo il decollo presso la scuola di volo di Crazy Fly, a Nettuno (Rm), in via Avezzano. Morte le due persone a bordo: si tratta di due nuotatori, il 22enne forlivese Fabio Lombini (In Sport-Vigili del Fuoco, foto deepblumedia.eu sito Fin) e il 23enne romano Giole Rossetti (Aurelia Nuoto) che pare fosse alla guida. A quanto riferito dai vigili del fuoco l’aereo sarebbe caduto dopo il decollo e avrebbe preso fuoco per cause da accertare. Lombini, argento ai campionati assoluti invernali del 2017 nei 200 stile libero in 1’44″60 dietro a Filippo Megli e avanti a Filippo Magnini, già nazionale alle Universiadi di Taipei e ai campionati europei in vasca corta di Copenhagen nel 2017, stava svolgendo un allenamento collegiale al centro federale di Ostia seguito dal responsabile tecnico Stefano Morini ed accompagnato dal suo allenatore Alessandro Resch.
“La Federazione, sconvolta e attonita, esprime le più sentite condoglianze a familiari, amici e società di appartenenza”, sottolinea la Fin che esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Fabio Lombini e Giole Rossetti. “Giungano a tutti loro i sentimenti di cordoglio del presidente Paolo Barelli, dei presidenti onorari Lorenzo Ravina e Salvatore Montella, dei vice presidenti Andrea Pieri, Francesco Postiglione e Teresa Frassinetti, del segretario generale Antonello Panza, del consiglio e degli uffici federali, del direttore tecnico della squadra nazionale di nuoto Cesare Butini e dell’intero movimento acquatico”.
(ITALPRESS).

Tommasi alla Lega di Serie A “Niente partite di pomeriggio”

0

Il calendario per la ripartenza del campionato di Serie A è quasi pronto ma i giocatori, attraverso il presidente Damiano Tommasi, rilanciano l’allarme: niente partite al pomeriggio. “Mi auguro che gli orari non diventino un problema – ha osservato il numero uno dell’Aic ai microfoni di ‘Domenica sport’ su Rai Radio 1 – Spero si facciano le cose con logica. Vanno tolti alcuni piccoli sassolini dagli ingranaggi: mi auguro si possa giocare dal tardo pomeriggio in avanti, non penso ci siano grossi ostacoli per trovare altri orari confermando i tre slot giornalieri”. L’Associazione Italiana Calciatori vuole assolutamente evitare il primo dei tre slot individuati dalla Lega Serie A, vale a dire le gare delle 17.15, spostando il fischio d’inizio ancora avanti. “Il tema riguarda la tutela della salute e il rispetto dello spettacolo – ha dichiarato Tommasi – In Spagna si giocherà dalle 19.15 in poi, penso si debba giocare dal tardo pomeriggio anche da noi. Vogliamo solo mettere nelle condizioni migliori chi deve garantire lo spettacolo sportivo, chi va in campo, e penso sia interesse anche degli organizzatori”. La Lega Serie A dovrebbe rendere noto il calendario domani e l’Assocalciatori teme di restare esclusa dal confronto. “Non so quanto e come si cercherà il nostro assenso sul tema, visti i passaggi fatti finora – ha rimarcato Tommasi – Difficilmente si cerca un confronto con chi deve andare in campo, ma bisogna garantire le condizioni migliori a chi deve assicurare lo spettacolo: i nostri non sono capricci”. Anche sulle discusse date della Coppa Italia con semifinali e finale (già programmata per il 17 giugno a Roma) a distanza di pochi giorni, il presidente dell’Aic chiede ascolto, stavolta al Governo: “Tre delle quattro squadre ancora in corsa (Juventus, Milan e Inter, ndr) hanno mostrato delle perplessità per i pochi giorni di tempo tra le semifinali e la finale – ha dichiarato Tommasi – Le gare di Coppa Italia obbligano le squadre a scendere in campo con le migliori formazioni possibili, obbligando i giocatori a disputare due match pochi giorni: per questo mi auguro che si trovi la soluzione per dare maggiore tempo di recupero”. Tommasi si è poi soffermato sul problema dei contratti in scadenza il 30 giugno, con un particolare focus sulla situazione della Serie B, un campionato in cui “la questione è molto sentita perché c’è un numero di casi maggiore. Non avere una regola comune sull’eventuale proroga degli accordi al 30 agosto è un punto interrogativo che preoccupa – ha sottolineato il presidente dell’Aic – Per garantire la stessa competitività della prima parte di stagione bisognerebbe tramutare gli auspici in una norma federale o in un accordo globale, ma oggi non ne vediamo la possibilità: lasciare tutto in mano alle trattative individuali potrebbe generare la situazione di società che, non avendo più nulla da chiedere alla stagione, si presentano in campo con formazioni ridotte, lasciando il peso delle partite mancanti a pochi giocatori”. Tommasi ha inoltre chiesto maggiore “controllo sull’applicazione dei protocolli per gli allenamenti. L’organo della Procura federale non è sufficiente, bisogna implementare i controlli medici perché, per ripartire tutti quanti nella stessa data e con le stesse condizioni, c’è la necessità che tutti i club permettano ai giocatori di allenarsi nel migliore dei modi”. Infine una battuta sull’auspicio, manifestato dal ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora, di una diretta gol in chiaro delle partite di Serie A. “C’è un contratto firmato tra le televisioni e la Lega – ha ricordato Tommasi – L’accordo va tutelato, ma d’altra parte credo sia legittimo da parte del Governo cercare di evitare assembramenti permettendo ai tifosi di poter seguire le partite a casa. Penso si possa trovare una sintesi se broadcaster, Lega e Governo si siederanno insieme. Penso sia normale cercare soluzioni eccezionali in casi eccezionali”.
(ITALPRESS).

Ufficiale, Icardi dall’Inter al Psg a titolo definitivo

0

Ora è ufficiale, Mauro Icardi saluta l’Inter. Dopo sei stagioni trascorse in nerazzurro, l’attaccante argentino si trasferisce definitivamente al Paris Saint-Germain, dove ha giocato in prestito in questo ultimo campionato. Una storia d’amore burrascosa quella tra Icardi e l’Inter, contraddistinta da picchi di gioia, esaltazione ed euforia e da alcuni crolli verticali dovuti con una gestione extra-campo che spesso ha fatto infuriare società e tifosi. Approdato nella Milano nerazzurra nell’estate del 2013 dopo una stagione da 10 reti con la maglia della Samp, Icardi si è da subito imposto conquistando gli applausi di San Siro ad ogni suo gol. L’esplosione arriva nella stagione 2014-15 quando l’argentino firma 27 reti complessive, 22 delle quali in campionato condividendo così la vetta della classifica capo-cannonieri con Luca Toni del Verona. Gol dopo gol Icardi si prende la scena e anche la fascia da capitano diventando il leader della squadra. Di mezzo, però, c’è la vita extra-campo di “Maurito” che fa storcere il naso a tanti: la moglie e show-girl Wanda Nara, sua procuratrice, mette spesso in dubbio la gestione dell’Inter parlando di numerose offerte tra Italia ed estero. Ma Icardi non si ferma e da capitano segna 16 reti nella stagione 2015-16, 26 in quella successiva e 29 (il suo picco) nella stagione 2017-18. Criticato per essere poco propenso ad aiutare i compagni nella fase difensiva, l’argentino inizia a mettersi di traverso con lo spogliatoio creando una spaccatura evidente e pesante che porterà l’Inter a togliergli la fascia da capitano il 13 febbraio 2019. È l’inizio della fine della storia tra Icardi e l’Inter: tra infortuni, sospette rinunce e scarsa condizione fisica, l’attaccante rimarrà spesso in panchina nel finale di stagione. Nell’ultima ora della sessione estiva di calciomercato l’argentino lascia Milano e si trasferisce a Parigi con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 70 milioni. Dopo aver rinunciato ad altre destinazioni, al Psg Icardi si trova a suo agio realizzando 20 reti su 31 presenze totali, cinque di queste in Champions League. Fino alla giornata odierna, con un diritto di riscatto esercitato al ribasso in un’operazione da 50 milioni di euro più 5 di bonus. Adieu Milano: “Maurito” lascia il suo vecchio amore per proseguire il suo percorso parigino e l’Inter volta pagina incassando un bottino importante in un mercato condizionato dalla crisi economica post emergenza Covid-19.
(ITALPRESS).

Petrucci “Credito d’imposta sugli sponsor per salvare i club”

0

In due settimane Roma, Cremona, Pesaro e Pistoia hanno lanciato il grido d’allarme, mettendo così in crisi la scelta recente della Lega di passare ad una Serie A da 17 a 18 squadre con l’innesto di Torino. “Mesi fa dissi che la pandemia avrebbe cambiato la geografia non solo del basket ma dello sport. Ci siamo”, sottolinea in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ il presidente della Fip, Giovanni Petrucci. Il Covid-19 c’entra ma le nuove regole d’iscrizione della Comtec stanno facendo il resto: “Sono anni che si auspicavano norme non più rigide ma rispondenti a un campionato dove se parti sai pure che devi terminarlo. Norme fatte nella piena autonomia della Comtec con la conoscenza dei presidenti di Lega. È una concausa: come si poteva pensare che nessun club di basket sarebbe stato coinvolto nella crisi?”. Ormai 18 squadre sembrano utopia, più possibile una A a 14 o 16 squadre: “Non lo so, mi affido al presidente di Lega Gandini che ci dirà il format da valutare in Consiglio Federale”. C’è il rischio che si riparta senza Roma: “Va detto che parte sempre ad handicap per il problema dell’assenza di un palasport. Difficile trovare un investitore nuovo con questa premessa. Speriamo il meglio, anche se penso che non sarà facile trovarla di nuovo in A”. “Un’imprudenza piazzare subito Torino in A senza conoscere nemmeno la nuova proprietà? Non credo. Ci sono stati dei presupposti per agire così. E poiché non ho sentito pareri contrastanti degli altri club vuol dire che è stato fatto tutto secondo giusti criteri. Ma poi quello che conta non è essere tutti d’accordo, ma avere la maggioranza. E decidere”. Il numero uno della Federbasket svela anche un suo obiettivo: “Portare Genova in A, vediamo se riesco a convincere Beniamino Gavio, imprenditore di successo che ha Tortona in A-2”. Secondo l’ex presidente del Coni, l’unica misura che potrebbe aiutare le società “è il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sportive, salverebbe tutte le società professionistiche e non solo”. Petrucci, che spera di non assistere ad un basket a porte chiuse, dice la sua anche sulla polemica per le elezioni federali: “E’ una polemica inutile, diverse nazioni già le hanno fatte. Una legge dello stato e una sentenza fatta dal presidente del Collegio di Garanzia del Coni Franco Frattini ribadisce che il mandato dei presidenti è quadriennale. La Fiba prevede che si facciano dopo il Mondiale, per cui le faremo a inizio 2021, sicuramente prima dell’Olimpiade. Se sarò unico candidato? Siamo nelle mani del Signore. E di quelli che votano nell’urna”.
(ITALPRESS).

Gasperini “Ho avuto il Covid e ho temuto il peggio”

0

“Sì, ho avuto paura”. In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, il tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, racconta di essere stato contagiato dal Covid-19 e di aver temuto anche il peggio. “Il giorno prima della partita di Valencia stavo male, il pomeriggio della partita peggio – svela il 62enne allenatore dei nerazzurri – In panchina non avevo una bella faccia. Era il 10 marzo. Le due notti successive a Zingonia ho dormito poco. Non avevo la febbre, ma mi sentivo a pezzi come se l’avessi avuta a 40. Ogni due minuti passava un’ambulanza. Lì vicino c’è un ospedale. Sembrava di essere in guerra. Di notte pensavo: se vado lì dentro, cosa mi succede? Non posso andarmene ora, ho tante cosa da fare… Lo dicevo scherzando, per esorcizzare. Ma lo pensavo davvero”. Fortunatamente, l’ex mister di Genoa, Inter e Palermo ha superato in fretta il brutto momento: “Sabato 14 ho fatto un allenamento duro come non ricordavo da anni. Un’ora sul tapis-roulant, più di 10 chilometri di corsa. Mi sono sentito bene, forte. Il peggio era passato. Sono rimasto tre settimane a Zingonia. Poi a Torino ho sempre rispettato il distanziamento da moglie e figli. Senza febbre non ho mai fatto il tampone. Dieci giorni fa i test sierologici hanno confermato che ho avuto il Covid-19. Ho gli anticorpi, che non vuol dire che ora sono immune”. Il calcio è pronto a ripartire dopo il lockdown per l’emergenza sanitaria: “Qualcuno lo considera ‘amorale’. Io ho visto gente cantare sui balconi d’Italia mentre Bergamo caricava sui camion le proprie bare. Non l’ho considerato ‘amorale’. L’ho considerata una reazione istintiva, un tentativo di aggrapparsi alla vita, di reagire. L’Atalanta può aiutare Bergamo a ripartire, nel rispetto del dolore e dei lutti. Ci vorrà tempo per la gioia in piazza e all’aeroporto, ma i bergamaschi sono brace sotto la cenere. Piano piano tornerà tutto. Non c’è un giocatore che si sia allontanato dalla città. Più di uno ha perso peso, che può anche essere la spia di un disagio psicologico. Difficile intuire il sommerso emozionale di tutti. Qualcuno aveva la famiglia lontana. Di sicuro la squadra è rimasta connessa con la sofferenza di Bergamo e la porterà in campo”. E sarà una forza in più: “Sicuro. E più che in campionato, mi aspetto quell’energia in Champions, in un’avventura eccezionale. La città – conclude Gasperini – merita una gioia fuori dal comune”.
(ITALPRESS).