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LAKERS BATTONO KINGS NEL RICORDO DI BRYANT

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Dopo le giornate di lutto e le tante emozioni vissute per la scomparsa prematura di Kobe Bryant, il Los Angeles Lakers sono tornati a vincere. Nelle gare della notte della Nba, la squadra viola e oro si è imposta sul campo dei Sacramento Kings per 129-113, controllando il match, dopo aver chiuso il primo quarto avanti per 44-22. Sette i giocatori in doppia cifra, con Anthony Davis a quota 21 e LeBron James a 15. Per lui la undicesima tripla doppia della stagionale (numero 92 in carriera), con 10 rimbalzi e 11 assist. Tanti i ricordi di Kobe Bryant sugli spalti, accompagnati dal sogno del titolo, col quale magari onorare nel migliore dei modi la memoria del grande cestista della storia dei Lakers, scomparso domenica scorsa.
A ruota, soltanto un punto, in 15 minuti giocati, per l’azzurro Marco Belinelli nel successo interno dei suoi San Antonio Spurs, sugli Charlotte Hornets, per 114-90.
Nelle altre sfide della notte, da segnalare la vittoria dei Boston Celtics sui Philadelphia 76ers per 116-95 e quella dei Golden State Warriors, che hanno espugnato 131-112 il campo dei Cleveland Cavaliers.
(ITALPRESS).

ROMA KO AL MAPEI STADIUM, IL SASSUOLO VINCE 4-2

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Notte fonda per la Roma. Al Mapei Stadium il Sassuolo vince 4-2 e impone un duro stop alla corsa Champions della squadra di Fonseca che sbanda dopo pochi minuti: Djuricic lancia Caputo che manda a vuoto Mancini e batte Pau Lopez. La reazione giallorossa non c’è e il Sassuolo ne approfitta: Toljan si sovrappone, scarica per Caputo che sfrutta una cattiva lettura di Pau Lopez per appoggiare in rete a porta sguarnita. E al 26’ c’è il tris neroverde: Obiang indirizza di testa verso Berardi che tocca per Djuricic autore del 3-0 a tu per tu con Pau Lopez. Nella ripresa la Roma rientra con un altro piglio e trova il gol che riapre solo parzialmente il match con Dzeko. Ma al 69’ è tutto da rifare: Pellegrini si fa espellere e lascia i giallorossi in dieci. Ma nonostante l’inferiorità numerica, la Roma trova il 3-2: Boga devia con il braccio un cross di Bruno Peres, Pairetto concede il rigore e Veretout non sbaglia. Ma a spegnere ogni speranza di rimonta della Roma ci pensa lo stesso Boga, autore di una accelerazione devastante conclusa con un destro a giro che non lascia scampo a Pau Lopez.
(ITALPRESS).

 

MORTO L’EX PRESIDENTE DEL PERUGIA LUCIANO GAUCCI

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E’ morto oggi all’età di 81 anni (compiuti lo scorso 28 dicembre) nella sua abitazione di Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, Luciano Gaucci, storico presidente del Perugia calcio. Una giornata triste per tutto il calcio umbro di cui il presidente è stato grandissimo protagonista della rinascita dopo i fasti del Perugia dei Miracoli. Fu tra i personaggi più caratteristici ed estrosi della storia del calcio. Dopo l’esperienza come vicepresidente della Roma di Dino Viola, Gaucci rimase alla guida del club umbro per oltre 13 anni, dopo averlo acquistato il 7 novembre del 1991 per due miliardi di lire mentre stava “vivacchiando” in serie C, sino a portarla a giocare in Coppa Uefa, vincendo l’Intertoto. La sua esperienza con il calcio si chiuse con il fallimento del Perugia, che non riuscì nel 2005 ad iscriversi alla serie B e da allora Gaucci scelse di rifugiarsi da latitante nella Repubblica Dominicana, per non rispondere all’accusa dell’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta che l’aveva visto coinvolto con i figli Riccardo (oggi presidente del Floriana, a Malta) e Alessandro (che svolge l’attivitá di mediatore nel calcio), anche loro coinvolti nella gestione del Perugia.

Da latitante Gaucci patteggiò la pena di tre anni, non scontata grazie all’indulto. Prima di entrare nel calcio, Gaucci aveva operato come imprenditore attraverso “La Milanese”, un’impresa di pulizie creata a Roma, alla quale aveva affiancato anche una scuderia ippica. Proprio attraverso i cavalli si ricordano di lui uno dei suoi più grandi affari, avendo acquistato un giovanissimo purosangue irlandese di nome Tony Bin per la somma di 12 milioni di lire e rivenduto (dopo aver guadagnato circa tre miliardi di lire di premi) per la somma di sette miliardi di lire. Anche nel calcio fecero scalpore tanti affari, con giocatori sconosciuti acquistati in tutte le parti del mondo e poi rivenduti con grossi guadagni, tra i quali anche il giapponese Nakata. Ma si ricordano anche acquisti eclatanti, come quello nella stagione 2003-2004, quando fece firmare il figlio del colonnello Gheddafi, Saadi, che indossò una sola volta la maglia del Perugia in campionato, contro la Juventus, di cui all’epoca era socio attraverso la Tamoil, compagnia petrolifera di famiglia.

Ancor prima, nel 2000, Gaucci aveva acquistato il sudcoreano Ahm Jung-Hwan, che ai mondiali di Corea e Giappone del 2002 segnò il golden gol che eliminò l’Italia dalla competizione. Dopo quel gol riscattò il giocatore, per poi rivenderlo. Gaucci fece tanto parlare anche nel 2003, quando si mise in testa di acquistare un attaccante donna da far giocare nel suo Perugia, per poi desistere dalla propria intenzione. Gaucci divenne celebre anche per le sue esternazioni alla stampa, ma anche per la facilità con la quale esonerava allenatori e per i ritiri punitivi alla squadra dopo le sconfitte. Con il Perugia ottenne una promozione dalla Serie C1 alla Serie B nel 1994, due promozioni dalla Serie B alla Serie A (1996 e 1998), più una promozione in Serie B revocata per illecito sportivo al termine del campionato 1992-1993, che costò tre anni di squalifica al presidente. Negli anni della Serie A la squadra raggiunse la semifinale di Coppa Italia 2002-2003 e la partecipazione alla Coppa Uefa 2003-2004, successiva alla vittoria della Coppa Intertoto 2003, primo ed unico trofeo importante conquistato dal Perugia nella sua storia.

Oltre al Perugia, negli stessi anni Gaucci divenne anche proprietario della Viterbese (dal 1997 al 2000 con una promozione in C1), che fece guidare in panchina anche Carolina Morace, una delle più celebri calciatrici italiane e prima donna alla guida dei una squadra professionistica maschile (ma subito licenziata dallo stesso Gaucci per mancanza di risultati), Catania (dal 2000 al 2004 con una promozione in B) e la Sambenedettese (dal 2000 al 2004 con 2 promozioni dalla Serie D alla C1). Gaucci ha fatto parlare di sé anche per la sua relazione sentimentale con Elisabetta Tulliani, da lui conosciuta in quanto compagna di scuola del figlio Alessandro, e nel frattempo diventata compagna di Gianfranco Fini. Oggi la sua scomparsa.
(ITALPRESS).

CORNELIUS BEFFA CAGLIARI, PARMA PAREGGIA AL 94°

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Ancora una volta fatale il recupero al Cagliari: alla Sardegna Arena i rossoblu vengono raggiunti sul 2-2 al 94’ da una rete di Cornelius e devono rinviare l’appuntamento con la vittoria, ora assente da otto giornate. I padroni di casa passano in vantaggio al 19’ con Joao Pedro: quattordicesima rete in campionato per il brasiliano, in anticipo sul primo palo sul cross basso di Simeone e con dedica a Kobe Bryant. La partita resta comunque viva con tre legni in meno di dieci minuti: al 31’ Kucka sfiora il pareggio, al 36’ Colombi viene salvato dalla traversa sul tiro di Simeone deviato da Bruno Alves, poi è Faragò a mancare di pochi centimetri il raddoppio con una gran girata di testa. Al 42’ arriva però il pareggio firmato Kucka, tutto solo sul secondo palo pescato dall’assist di Brugman. Anche nella ripresa le emozioni non mancano: al 53’ Joao Pedro calcia fuori un rigore ma un minuto dopo Simeone insacca da pochi passi per il vantaggio cagliaritano. Il Var corregge Irrati al 60′ per un tocco di mano di Klavan erroneamente giudicato in area dal direttore di gara. Il Parma ci crede sino all’ultimo e al 94’ trova il gol del 2-2 con Cornelius.
(ITALPRESS).

BANI ALL’89°, IL BOLOGNA BATTE IL BRESCIA IN RIMONTA

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Il Bologna batte il Brescia con il solito gol nel finale e al Dall’Ara termina con un 2-1 pesante in per la classifica delle due squadre. A un minuto dallo scadere è Bani a siglare il gol del sorpasso dopo il botta e risposta sul finire del primo tempo con l’iniziale vantaggio di Torregrossa e la risposta di Orsolini. La squadra di Mihajlovic sale a quota 30 punti in classifica al decimo posto, Rondinelle ancorate all’ultima posizione a quota 15: a rischio ora la panchina di Corini. Prima mezz’ora di marca felsinea, ma al primo affondo a passare in vantaggio è il Brescia: Dessena beffa Mbaye che lo stende, per Doveri non ci sono dubbi e il fischietto romano assegna calcio di rigore in favore delle Rondinelle. Dal dischetto Torregrossa mantiene freddezza e segna il suo quarto gol stagionale. Il Bologna reagisce immediatamente e pareggia i conti al 43′ con il solito Orsolini, abile a girarsi rapidamente in posizione defilata sulla marcatura troppo passiva di Chancellor, bucando con un diagonale vincente un Joronen non esente da colpe. Secondo tempo privo di grandi occasioni, nel finale gli emiliani provano ad accerchiare i lombardi e vanno vicino al sorpasso con Skov Olsen e Santander, quindi a meno di due giri di lancette dallo scadere, cross da sinistra sul quale si avventa Bani in spaccata sul secondo palo per il 2-1 dei padroni di casa e per gli ennesimi punti conquistati last minute.
(ITALPRESS).

NEL 6 NAZIONI IL GALLES SCHIACCIA LA NUOVA ITALIA

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Nella prima gara del “Sei Nazioni” 2020, la nuova Nazionale italiana targata Franco Smith si è arresa, per 42-0, in trasferta, contro i campioni in carica del Galles. Al Principality Stadium della capitale dello stato britannico, gli azzurri hanno provato a tener botta ai “Red Dragons”, mostrando qualche nuova idea ma soprattutto le solite lacune. Troppo ampio il divario tecnico, tattico e fisico con il Galles, che nel 2019 non ha soltanto vinto il “Sei Nazioni” ma lo ha letteralmente dominato, con tanto di Grande Slam.
Partita a senso unico, aperto da tre “calci” da tre punti di Biggar. Così, dopo 16 minuti, i padroni di casa si sono portati sul 9-0. A seguire i britannici hanno realizzato, al 18′ e al 30′, due mete, firmate entrambe da Adams. In queste occasioni Biggar ha fatto una volta centro (la prima) e una volta cilecca, fissando il punteggio sul 21-0.
A metà ripresa, poi, il Galles ha allungato: meta con sfondamento centrale di Tompkins e conseguente trasformazione di Biggar (28-0). Nel finale di gara altri due colpi dei “Red Dragons”, per il definitivo 42-0: mete firmate da North e ancora da Adams (tris personale), seguite da due trasformazioni vincenti di Halfpenny. Stadio di Cardiff in festa; l’Italia torna a casa a testa bassa.
Prossimo impegno per gli azzurri, in trasferta, contro la Francia, domenica prossima.
(ITALPRESS).

PRIMO SLAM PER KENIN, VINCE GLI OPEN D’AUSTRALIA

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La favola di Sofia Kenin si chiude col lieto fine. Alla Rod Laver Arena la 21enne statunitense di origine russa vince il suo primo Slam della carriera superando in finale per 4-6 6-2 6-2 Garbine Muguruza dopo poco più di due ore di gioco. “Il mio sogno si è ufficialmente realizzato, se avete un sogno inseguitelo perchè può avverarsi”, esulta emozionata Sofia, la più giovane vincitrice di uno Slam da quando, nel 2002, una Serena Williams poco più che ventenne iniziò a scrivere la sua leggenda a Parigi. Il trionfo australiano è quasi una logica conseguenza di un percorso iniziato col sorprendente terzo turno raggiunto agli Us Open 2017 e proseguito lo scorso anno col successo su Serena al Roland Garros e i primi titoli nel circuito maggiore (Hobart, Maiorca e Guangzhou oltre alla finale persa ad Acapulco) su due diverse superfici. Per entrare nell’Olimpo serviva un ulteriore salto di qualità e le vittorie ottenute sull’altra enfant prodige a stelle e strisce Coco Gauff e soprattutto contro la numero uno del mondo Ashleigh Barty hanno fatto da prologo alla finale di oggi. Un primo set perso e un’avversaria davanti con maggiore esperienza (la Muguruza era alla quarta finale in uno Slam) avrebbero messo al tappeto molte giocatrici al suo posto. E invece Sofia ha retto l’urto, rialzando piano piano la testa e approfittando al contempo del calo della 26enne spagnola, un Roland Garros e un Wimbledon nel palmares e rinata sotto la guida di Conchita Martinez. La Muguruza merita comunque solo applausi: costretta a rinunciare all’appuntamento di Hobart per un virus, il suo Open australiano era iniziato perdendo i primi sei giochi contro Shelby Rogers, poi la svolta e gli scalpi eccellenti di Svitolina, Bertens e Halep. “E’ stato comunque bellissimo giocare queste due settimane”, prova a consolarsi Garbine, tradita dal servizio (otto i suoi doppi falli) quando più le sarebbe servito. Alla fine gli errori non forzati (45 contro 23) hanno fatto la differenza e nel firmamento del tennis femminile c’è oggi una nuova stella, quella Sofia Kenin che da lunedì occuperà la settima posizione nella classifica Wta.
Domani cala il sipario sullo Slam australiano con la finale fra Novak Djokovic e Dominic Thiem, una sorta di resa dei conti generazionale. Da un lato il 32enne serbo, di casa a Melbourne dove ha collezionato ben sette titoli, più di chiunque altro, dall’altro il ragazzo che arriva da Wiener Neustadt, 26 anni, e punta di diamante di quella Next Gen che è chiamata a raccogliere il testimone dei Fab 3. Sarà l’undicesimo confronto fra i due, Nole conduce 6-4 ma i quattro successi dell’austriaco sono arrivavi negli ultimi cinque scontri, anche se sul cemento di Melbourne sarà tutt’altra storia, con Djokovic a caccia del 17esimo Slam della carriera che gli permetterebbe anche di tornare al vertice del ranking Atp. Il record del serbo in Australia fra semifinali e finale è impressionante (15-0) ma se c’è qualcuno che può fare traballare il suo regno, quello è Thiem: nel 2019 ha vinto cinque tornei sul veloce, compreso Indian Wells, e dopo due finali perse al Roland Garros venderà cara la pelle pur di conquistare il suo primo Major.
(ITALPRESS).

DRESSEN VINCE A GARMISCH, ULTIMA GARA PER FILL

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Thomas Dressen profeta in patria. A Garmisch Partenkirchen, nella settima discesa stagionale, il tedesco si impone con una prova lineare, pulita, precisa. Favorito anche dal pettorale numero uno e da una neve che sembrava potesse mettere a rischio anche la gara, Dressen è riuscito a fermare il cronometro in 1’39”31 facendo gioire il numeroso pubblico tedesco. In una gara abbassata alla partenza di riserva i distacchi sono minimi, basti pensare che in un secondo ci sono ben venti atleti. Dietro a Dressen termina il norvegese Aleksander Aamodt Kilde a soli 0”16 dalla vetta: per lui si tratta di un ottimo risultato anche in ottica classifica generale dove si issa in seconda piazza con 780 punti conquistati dietro al connazionale Henrik Kristoffersen, leader con 841, e davanti al francese Alexis Pinturault terzo con 722 punti. Sul gradino più basso del podio ci finisce Johan Clarey che paga solamente 0”17 da Dressen ma riesce a scalzare l’austriaco Vincent Kriechmayr, quarto a 0”26. Nella classifica di specialità lo svizzero Beat Feuz è sempre più leader con 520 punti, secondo Dominik Paris a 384 mentre al terzo posto sale proprio Kilde con 307. Per l’Italia arriva l’ottimo piazzamento di Emanuele Buzzi che termina decimo staccato di 0”54 dopo una prova molto buona che gli permette di prendere punti preziosi sia nella generale ma soprattutto nella classifica di specialità. A punti anche Christof Innerhofer, quindicesimo a 0”83, Mattia Casse, 26^ a 1”37, e Matteo Marsaglia, 30^ a 1”58. Menzione particolare per Peter Fill che appende gli sci al chiodo: il 37enne nativo di Bressanone ha chiuso la sua grande carriera con una vera e propria passerella salutando il pubblico e tutto il circo bianco: 22 podi, 3 coppe di specialità e ben 96 piazzamenti tra i primi 10 in carriera. Al traguardo abbracci e grande calore con tutti i suoi compagni di squadra. Domani la due giorni di gare di Garmisch si concluderà, tempo permettendo, con lo slalom gigante: prima manche fissata per le 10.30, seconda per le 13.30. Kristoffersen vuole allungare.

Cancellata invece la discesa femminile di Coppa del Mondo in programma oggi sulla pista Rosa Khutor di Sochi. Il maltempo, dunque, ha avuto la meglio. Dopo tre giorni di inutili tentativi per fare disputare almeno una prova ufficiale, gli organizzatori della gara russa avevano l’ambizioso progetto di svolgere nel giro di poche ore sia l’allenamento necessario per regolamento a far partire la competizione, sia la discesa, ma ancora una volta si sono dovuti inchinare alle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Per cercare di ovviare alla situazione di instabilita’, era stata addirittura abbassata la partenza e alzata la zona del traguardo, in quanto nella parte bassa la neve si era trasformata in pioggia, diventando particolarmente insidiosa. Purtroppo anche questo tentativo non è andato a buon fine, così il programma di oggi è stato interamente cancellato. Resta confermato al momento il supergigante di domani.
(ITALPRESS).