Tradizionale bagno di folla per la Juventus a Villar Perosa dove anche quest’anno è andata in scena, nel giardino di casa Agnelli, l’amichevole in famiglia fra prima squadra e Primavera. Cristiano Ronaldo, che un anno fa faceva il suo debutto in bianconero proprio a Villar Perosa, è stato fra i più acclamati ma stavolta si è dovuto accontentare di fare da spettatore per un lieve affaticamento all’adduttore sinistro. Assente per delle vesciche ai piedi anche il neo-acquisto De Ligt mentre Maurizio Sarri, che secondo John Elkann “si sente già a casa”, è ‘recuperato’ in extremis: influenzato, il tecnico alla fine si è accomodato in panchina prendendosi i primi applausi dei suoi nuovi tifosi. Preceduta da un giro di campo che metteva in bella mostra i due trofei vinti nella scorsa stagione – scudetto e Supercoppa italiana – la partita ha visto in campo l’esordio di Danilo e il tandem argentino Higuain-Dybala, entrambi dal futuro incerto, con Douglas Costa a completare il tridente. Fra i ‘nuovi’ una maglia da titolare anche per Demiral e…Buffon, tornato dopo un anno a Parigi. La gara la sblocca al 14′ Dybala – tanti applausi per lui – che si procura e trasforma un rigore, poi spazio ai cori per Buffon (al 26′ lascia il posto a Szczesny) mentre dopo alcune occasioni mancate (Khedira, Douglas Costa e Higuain) Demiral è suo malgrado protagonista di un goffo autogol. Prima della fine del primo tempo ci pensa ancora Dybala, su uno svarione della Primavera, a riportare avanti la Juve A. Nella ripresa tanti cambi, Rabiot scalda subito il pubblico di Villar Perosa, poi Cuadrado cala il tris ma è l’ultimo sussulto della gara perchè dopo una cinquantina di minuti arriva l’inevitabile invasione di campo a chiudere anzitempo il vernissage. Del resto, come ha sottolineato lo stesso Elkann, “sono questi i momenti in cui si capisce cosa è la Juventus, c’è voglia di festeggiare la Juve del passato e guardare la Juve del futuro”. Una Juve del futuro ancora da decifrare viste le tante situazioni in ballo sul mercato. Sarri ha chiesto esplicitamente di dare una sfoltita alla rosa per non trovarsi a fare esclusioni eccellenti in lista Champions. “Siamo fiduciosi e tranquilli”, ha garantito Paratici, restando però piuttosto abbottonato sulla situazione di quei calciatori che, vedi Rugani o Mandzukic, sarebbero vicini all’addio. “Nel calciomercato ci sono interessamenti ma per concludere gli affari bisogna essere in tre, ovvero le due societa’ che trattano il giocatore e il giocatore stesso”, ha glissato il Ceo bianconero, ermetico anche sui due nomi che più di altri in questo momento infiammano il mercato juventino: Dybala e Icardi. “E’ un grande giocatore della Juve, il nostro numero 10 – dice della Joya – Ci sono degli interessamenti, dei discorsi, si fanno per Dybala come per gli altri calciatori. E’ una cosa in divenire, ne parleremo insieme, tutti devono essere d’accordo ma non c’e’ un giocatore piu’ vicino o piu’ lontano. Icardi? E’ un giocatore dell’Inter e preferisco parlare dei nostri. Abbiamo grandi attaccanti come Higuain, Mandzukic, Dybala, Ronaldo, e siamo contenti di quello che abbiamo”.
IL CHELSEA CADE AI RIGORI, SUPERCOPPA AL LIVERPOOL
Il Liverpool batte il Chelsea ai calci di rigori dopo il 2-2 maturato nei 120 minuti di gioco e vince la Supercoppa Europea grazie all’errore decisivo dal dischetto di Abraham.
Al Vodafone Park di Istanbul va in scena la prima finale Uefa arbitrata da un arbitro donna. E per assistere alla prima decisione di spessore di Stephanie Frappart bisogna aspettare cinque minuti: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Mané tenta la rovesciata e viene stoppato da un mani di Christensen giudicato regolare dalla direttrice di gara. Il Liverpool approccia bene la partita e al 16’ sfiora il gol: Oxlade-Chamberlain lancia Salah murato da Kepa in uscita. Il Chelsea non sta a guardare e sul ribaltamento di fronte si affaccia dalle parti di Adrian, chiamato a sostituire Alisson infortunato: Jorginho verticalizza per Giroud il cui diagonale è largo. Ma col passare dei minuti il Chelsea prende campo e schiaccia nella sua metà campo i Reds: al 22’ Pedro conquista una palla vagante, punta la difesa e da posizione defilata lascia partire un sinistro che si stampa sulla traversa. Poche idee di gioco per il Liverpool pericoloso solamente sui calci piazzati.
E al 29’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo è Van Dijk a sfiorare il gol con un colpo di testa impreciso in anticipo su Kepa. Al 36’ il Chelsea sblocca il risultato con un’azione tutta in verticale: Kanté, autore di un primo tempo superlativo, premia Pulisic che serve in profondità Giroud bravo a battere Adrian in uscita. Il Liverpool accusa il colpo e non riesce a reagire: al 36’ Pulisic va in rete con una grande azione sulla destra ma l’arbitro annulla per fuorigioco e il Var conferma. Nella ripresa il Liverpool entra in campo con un altro piglio e al 48’ c’è il pareggio: il neo entrato Firmino, pescato a tu per tu con Kepa da Fabinho, serve Mané che a porta sguarnita non sbaglia e firma l’1-1. Il Chelsea subisce l’intensità dei Reds pericolosi con una conclusione dalla distanza di Henderson deviata da Zouma e bloccata in due tempi dall’estremo difensore spagnolo. E al 74’ serve il miracolo dello stesso Kepa per negare il 2-1 al Liverpool: Salah prova un diagonale ma Zouma respinge, sulla ribattuta Van Dijk calcia a botta sicura e trova la parata d’istinto del classe ’94 che si salva con l’aiuto della traversa. Lampard nel finale si gioca le carte Abraham e Mount, autore del secondo gol annullato al Chelsea per fuorigioco all’83’, ma i cambi non bastano a sbloccare il risultato prima della fine dei novanta minuti.
Ai supplementari al Liverpool bastano quattro minuti per trovare il gol del vantaggio: Mané lancia Firmino che restituisce palla al numero 10 autore della rete del 2-1 con un destro preciso e potente. Ma la reazione del Chelsea è immediata. Adrian stende Abraham in area e l’arbitro concede il rigore: Jorginho spiazza lo spagnolo e firma il 2-2. Nel finale del secondo tempo supplementare il Chelsea sfiora il vantaggio due volte con Pedro e Abraham ma Adrian è attento e trascina il verdetto ai rigori. Dal dischetto l’errore di Abraham regala la vittoria agli uomini di Klopp per 7-6 dopo i tiri dagli undici metri.
DOMENICA CORSA BENEFICA FRA LE STRADE DI KIBERA
Impegno, attività fisica, ambiente e creatività attraverso contesti che ricercano una sinergia tra gli esseri umani e l’ambiente naturale. Le strade della piu’ grande baraccopoli di Nairobi e d’Africa, Kibera, accoglieranno domenica il calcio d’inizio del progetto portato avanti dalla Fondazione Run 4 Future che, insieme alle no profit keniana Koinonia e Amani di Milano, organizza una 10 km competitiva e una 3 km benefica. I proventi raccolti per questo evento saranno investiti per realizzare corsi e laboratori sulla tutela dell’ambiente con i bimbi della scuola elementare “Old Kibera Primary School” e per la creazione attraverso specie autoctone di un giardino presso la Paolo’s Home, un luogo speciale che offre servizi di riabilitazione fisioterapica per bambini con disturbi psicologici e neuropsichiatrici.
L’evento, soprannominato “I Love Kibera 2019”, è una meravigliosa esperienza di corsa per atleti e non. Il percorso prescelto offrirà ai partecipanti la possibilita` di correre su una pista con viste impareggiabili su Kibera, e offre una festa post-gara piena di divertimento per tutti gli attivisti.
FEDERER FUORI NEGLI OTTAVI CONTRO RUBLEV A CINCINNATI
Novak Djokovic ai quarti, Roger Federer fuori. Prosegue la marcia del numero uno del mondo, al rientro sul circuito dopo il trionfo di Wimbledon, al “Western & Southern Open”, torneo Atp Masters 1000 dotato di un montepremi pari a 6.056.280 dollari, che si disputa sui campi in cemento di Cincinnati, negli Stati Uniti. Per il serbo tutto facile contro l’ex Top Ten Pablo Carreno Busta, battuto per 6-3 6-4. Esce invece di scena a sorpresa Roger Federer, terzo favorito del tabellone, superato per 6-3 6-4 da Andrey Rublev in appena 62 minuti. Il 21enne russo, numero 70 del mondo e proveniente dalle qualificazioni, non lascia scampo allo svizzero: “E’ la più grande ed emozionante vittoria della mia vita, contro un vero campione e una leggenda”. Per Federer, che a Cincinnati vanta 7 successi, si tratta anche della sconfitta più veloce subita negli ultimi 16 anni: solo Franco Squillari fece meglio di Rublev nel 2003 a Sydney, imponendosi in 54 minuti.
Ne combina un’altra delle sue Nick Kyrgios, che nel match perso contro Khachanok abbandona il campo senza permesso dopo il secondo set e spacca un paio di racchette: 113 mila dollari di multa ma l’Atp ha già annunciato che sta valutando ulteriori sanzioni, compresa una squalifica.
Nel tabellone femminile raggiungono i quarti Ashleigh Barty e Naomi Osaka. L’australiana, prima favorita del seeding ma scalzata dal vertice della classifica Wta lunedì scorso proprio dalla Osaka, supera per 4-6 7-5 7-5 Anett Kontaveit. Successo complicato anche per la 21enne nipponica, testa di serie numero 2, che piega Su-Wei Hsieh per 7-6(3) 5-7 6-2. Ai quarti anche Karolina Pliskova (n.3), che elimina Rebecca Peterson per 7-5 6-4 mentre esce di scena Simona Halep (n.4), battuta per 6-1 3-6 7-5 da Madison Keys, numero 16 del tabellone.
PARISSE “RISPETTIAMO LA RUSSIA MA SERVE VINCERE”
Una calda giornata di sole ha fatto da sfondo al Captain’s Run della nazionale italiana di rugby che domani affronterà la Russia nel Cattolica Test Match in programma allo stadio Riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto, secondo test in preparazione della Coppa del Mondo. “Abbiamo rispetto per la Russia – ha detto alla vigilia il capitano azzurro Sergio Parisse – squadra che di certo non regalera’ nulla sul campo. Vogliamo vincere mettendo in campo il nostro rugby. I carichi di lavoro in questo periodo sono intensi e un po’ di stanchezza potrebbe essere fisiologica: saremo al massimo per l’esordio contro la Namibia il prossimo 22 settembre a Osaka. La gara di domani sara’ importante per testare in che condizioni siamo sia dal punto di vista fisico che tecnico, visto che giocheremo contro un avversario con cui non siamo abituati a giocare – ha detto ancora Parisse – Sara’ l’ultima chance per il nostro tecnico e tutto lo staff per scegliere i 31 giocatori che andranno al Mondiale. Abbiamo molto chiaro il piano per il Giappone. E’ stato svolto un lavoro ottimo a Pergine Valsugana, ai propri club di appartenenza e anche qui a San Benedetto. La preparazione e’ stata bilanciata bene senza avere carichi mentali eccessivi”, ha concluso Parisse.
(ITALPRESS).
DI BIAGIO “BALOTELLI PUÒ DARE ANCORA TANTO”
“Qualcuno ha strumentalizzato le mie parole, bisogna scindere quello che ho fatto in questi anni dall’Europeo che, probabilmente, è stato fallimentare, ma il lavoro fatto durante gli anni da tecnico dell’Under 21 no. Abbiamo dato trenta giocatori alla Nazionale A e anche agli Europei siamo stati la squadra che ha concluso di più, qualcuno però ha voluto strumentalizzare”. Gigi Di Biagio, ai microfoni di Sky Sport 24 da Santa Margherita di Pula, torna sull’Europeo Under 21 che ha visto la sua Italia, una delle grandi favorite del torneo, uscire alla fase a gironi. Una grande delusione, ma è pur vero che gli azzurrini non sono stati fortunati e che nella prima partita hanno travolto 3-1 la Spagna che poi ha dominato e vinto la kermesse continentale. Con l’Under ha chiuso, ma presto tornerà su qualche panchina. “Quando uno ha la passione e la voglia di tornare in campo non ci si sofferma sulla categoria, è arrivata qualche richiesta anche a livello di Nazionali A, ma non voglio avere fretta, voglio capire meglio alcune dinamiche, sono sereno, come sempre mi aggiorno in continuazione, poi se arriverà qualche offerta interessante la valuteremo bene”, dice Di Biagio che poi parla anche di attualità e di giocatori che ha allenato, a cominciare da Mario Balotelli.
“L’augurio per Mario e per l’Italia di Mancini, visto l’obiettivo da conseguire che avremo il prossimo anno, è che la scelta di Brescia sia quella giusta – dice Di Biagio -. Questa volta ha scelto senza guardare al contratto, vuole dimostrare di essere ancora in grado di poter dare qualcosa di importante e per me è sicuramente in grado di farlo, ha scelto anche in ottica Europeo”. Da un centravanti a un portiere come Gigio Donnarumma. “Normale che in ogni finestra di mercato sia molto richiesto, parliamo di un fuoriclasse assoluto, la speranza per il Milan, il calcio italiano e lo stesso Gigio è che resti al Milan, un club che ha storia e grande blasone, poi ci sono le dimaniche enonomiche, del mercato, le plusvalenze, gli obiettivi, ma il valore di Donnarumma è fuori discussione”. Sicuramente agli Europei Under 21 ci si aspettava di più da Zaniolo e Kean che non hanno inciso come si sperava. “Non hanno bisogno dei miei consigli, sono intelligenti, sanno quello che devono fare, a volte capita che un allenatore debba riprendere certi giocatori – dice Di Biagio tornando a quanto accaduto a giugno -, ma sono consapevoli della loro forza e di quello che devono fare, non hanno bisogno di consigli”.
Intanto De Rossi è il nuovo idolo dei tifosi del Boca Juniors. “Quando ha segnato al debutto gli ho scritto, dicendogli che io facevo più gol di lui di testa. A parte gli scherzi, è molto contento, ha un entusiasmo incredibile dopo questa grandissima delusione che lui e tutti noi romanisti abbiamo provato – dice Di Biagio riferendosi all’addio tra il capitano e la squadra giallorossa -. Gli faccio i complimenti per la scelta che ha fatto, una scelta davvero molto coraggiosa”.
(ITALPRESS).
PARI A MINSK, TORINO AI PLAY-OFF DI EUROPA LEAGUE
Il Torino chiude i conti e vola al play-off. La squadra allenata da Walter Mazzarri pareggia per 1-1 contro lo Shakhtyor Soligorsk con le reti firmate nel finale da Zaza e da Yanush su calcio di rigore e adesso l’ultimo ostacolo prima dell’accesso alla fase ai gironi si chiama Wolverhampton. In quel di Minsk Belotti e compagni, schierati con il classico 3-5-2 con Rincon, Lukic e Meitè che danno respiro a Baselli e Berenguer, scendono in campo forti del 5-0 dell’andata. I padroni di casa però partono forte sfiorando per ben due volte il gol del vantaggio nei primissimi minuti: al 5’ Ebong lascia partire un destro che sbatte sulla traversa mentre al 7’ Sirigu si oppone alla conclusione di Balanovich. Dopo 10’ di poca concentrazione i granata cominciano a carburare e vanno vicini al gol dello 0-1 prima con Belotti con il suo tiro che viene respinto dall’estremo difensore e poi da Zaza, al 14’, che non riesce a essere freddo e a battere Klimovich in uscita. Prima dell’intervallo sono ancora i padroni di casa a far tremare il Torino: Kovalev, servito in ottima posizione, carica il destro ma il suo tiro si ferma sull’esterno della rete.
Nella ripresa i ritmi si abbassano, il Torino gestisce l’ampio vantaggio dell’andata anche se rischia nei primi minuti del secondo tempo quando Balanovic spedisce alto da buona posizione. Allo scoccare dell’ora di gioco Belotti lancia Zaza in profondità ma Klimovich capisce tutto e in uscita anticipa in maniera decisiva l’attaccante granata. Comincia la girandola dei cambi con Mazzarri che dà spazio ad Aina e a Millico e quando la partita sembra ormai instradarsi su uno soporifero 0-0 arriva la grande giocata di Simone Zaza: l’attaccante azzurro si invola sulla destra, salta un avversario alla grande, poi con un colpo di tacco a rientrare si sistema la palla sul sinistro e batte a rete il portiere avversario mettendo a segno un gran gol. Il Torino pregusta la quarta vittoria in altrettante partite di questi preliminari ma nei secondi finali del match Ebong, migliore in campo dei suoi, imbuca per il neo entrato Yanush che viene atterrato da Sirigu in area: per l’arbitro, il signor Petrescu, non ci sono dubbi ed è calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta lo stesso Yanush che tira una botta forte e centrale e fa 1-1. Quanto basta al Torino per giocarsi il turno decisivo: giovedì andata in casa, mentre la settimana dopo ritorno in Inghilterra. Adesso si fa sul serio.
SERBIA SPAZZATA VIA, ITALVOLLEY AI GIOCHI
Gli uomini come le donne: l’Italvolley fa il pieno in direzione Tokyo 2020. Dopo l’impresa di Catania di Egonu e compagne, gli azzurri di Blengini fanno altrettanto al PalaFlorio, annichilendo la forte Serbia con un secco 3-0 e aggiudicandosi il pass messo in palio a Bari. Una prova magistrale quella della Nazionale italiana, che scaccia via i fantasmi dopo la prova sofferta contro l’Australia e mette in riga la banda di Grbic. “Sono contento come un pazzo – esulta il ct Blengini – Siamo finalmente a Tokyo, sono strafelice per i ragazzi, per tutta la gente e per la pallavolo”.
L’Italia si fa sentire subito a muro e costruisce un primo mini-parziale (5-1) che fa da base per il successivo allungo: Giannelli è insuperabile, Juantorena colpisce e gli azzurri volano prima a 11-4 e poi a 17-11, con Zaytsev che sembra in giornata. La Serbia non riesce a trovare la chiave per sfondare e il primo parziale è degli uomini di Blengini (25-16), con errore finale di Atanasijevic. La squadra di Grbic continua a sbagliare tanto, Kovacecic e Jovovic sono in difficoltà ma col passare degli scambi la sfida si fa equilibrata. Antonov e Juantorena tentano un nuovo allungo (12-9), poi miracolo di Colaci e punto strepitoso di Giannelli per il 17-14.
La Serbia resta indietro e ci pensa Zaytsev con due punti di fila (il primo è un ace) a firmare il 25-19 che vale il 2-0. I ragazzi di Blengini sanno che l’impresa è vicina, la concentrazione è a mille e anche in apertura di terzo set l’Italia mostra i denti, con Anzani e Piano che fanno la loro parte. Spalle al muro, gli uomini di Grbic iniziano a essere schiacciati dalla pressione, a metà set l’Italia è avanti 14-10 e vede il traguardo vicino. Forse anche per questo gli azzurri mollano un po’, Atanasijevic piazza due battute vincenti che valgono l’aggancio (14-14) ma la Nazionale ritrova il doppio vantaggio (19-17), poi Anzani si inventa un muro mostruoso, Juantorena e Giannelli sfondano e il 22-17 è quasi una polizza assicurativa per un viaggio in Giappone. E quando l’attacco di Atanasijevic si spegne sul fondo, ecco materializzarsi sei match-point: il secondo è quello buono, la firma sul 25-19 è quella di Juantorena. Italia in Paradiso, Serbia all’inferno: l’ultima chance per Kovacevic e soci resta il torneo europeo di qualificazione in programma a gennaio dove però saranno in otto a contendersi l’unico posto in palio. E la concorrenza sarà spietata, a partire da Francia e Bulgaria senza tralasciare Olanda e Belgio. Ma non è un problema degli azzurri: dopo l’argento di Rio, si vola in Giappone.










