La battaglia di Sinisa Mihajlovic è ufficialmente cominciata. Tre giorni dopo il ricovero del tecnico serbo presso il reparto di ematologia dell’Istituto Seragnoli del Policlinico Sant’Orsola, “si è concluso il percorso di tipizzazione della malattia – fa sapere il Bologna in una nota – si tratta di una leucemia acuta prevalentemente mieloide. Mihajlovic così ha iniziato oggi il trattamento chemioterapico. Nonostante gli esami e le terapie, il tecnico è in contatto quotidiano diretto con i suoi collaboratori a Castelrotto”, dove la squadra rossoblù sta preparando la prossima stagione.
Il tecnico aveva anticipato a lunedì il suo ingresso in ospedale, a due giorni dalla conferenza stampa in cui aveva annunciato di avere la leucemia. Innumerevoli gli attestati di solidarietà nei suoi confronti, l’ultimo dei quali è arrivato oggi da un tifoso doc del Bologna come Alberto Tomba: ““L’ho conosciuto a un evento, ci siamo sentiti ultimamente, abbiamo anche cenato assieme due mesi fa. Gli ho dato un abbraccio forte per messaggio. Sinisa ha caricato molto il Bologna, dalle ultime posizioni è arrivato a metà classifica. Grandioso”.
MIHAJLOVIC INIZIA LE TERAPIE CONTRO LA LEUCEMIA
ITALSCHERMA DI BRONZO AI MONDIALI CON CURATOLI
E’ di bronzo la prima medaglia dell’Italscherma ai mondiali di Budapest. A conquistarla Luca Curatoli nella sciabola, sconfitto nella seconda semifinale di giornata dal sudcoreano Oh Sanguk, attuale numero 2 del ranking mondiale, con il punteggio di 15-11. La concentrazione fino alla fine è stata la forza dell’azzurro, comunque soddisfatto per la prima medaglia individuale. “Mi ero prefissato di essere molto calmo, ultimamente non lo ero. Mi ha ispirato la finale di Djokovic a Wimbledon, l’ho visto cosi’ freddo e mi sono detto che dovevo ispirarmi a lui per questi Mondiali. Ha portato bene, poteva andare meglio ma sono soddisfatto”. Anche perchè l’avversario, anche a detta del suo compagno Luigi Samele sconfitto poco prima, è davvero con pochi punti deboli. “Sul mio cammino ho trovato il coreano Oh che e’ un atleta emergente ma tuttora numero due al mondo ed e’ stato obiettivamente piu’ bravo di me. Prendo questo risultato come un punto di partenza e voglio dimostrare che posso fare meglio” le parole dell’atleta napoletano sul recente vincitore alle Universiadi.
Il 25enne sciabolatore napoletano aveva esultato per la certezza della medaglia alla stoccata del 15-12 con cui ha vinto il match dei quarti di finale contro il sorprendente canadese Shaul Gordon. Il portacolori delle Fiamme Oro aveva esordito vincendo per 15-7 il match contro il britannico Curtis Miller, proseguendo poi con il 15-8 con il quale ha sconfitto l’iraniano Mohammad Rahbari. Nel turno dei 16 aveva poi avuto ragione del georgiano Sandro Bazadze col punteggio di 15-10. La giornata, caratterizzata da medaglie inattese per Brasile (con l’oro dell’ex azzurra Nathalie Moellhausen, che ha difeso i colori italiani fino alle Olimpiadi di Londra del 2012) e Iran, si è aperta con l’amara eliminazione di Rossella Fiamingo ed a seguire sono arrivate anche quelle di Mara Navarria, Aldo Montano, Enrico Berrè, Luigi Samele e Alberta Santuccio. “Mi sentivo bene, non era quello che mi aspettavo” le parole quasi in lacrime della catanese argento a Rio e oro mondiale nel 2014 e 2015.
“Ci sono stati problemi a livello fisico che non mi hanno permesso di arrivare a questo mondiale come avrei voluto” l’analisi, invece, di Mara Navarria che difendeva il titolo conquistato lo scorso anno a Wuxi proprio nel giorno del suo 34esimo compleanno. Montano, da parte sua, ha qualcosa da dire sulle regole che “non sono ben codificate e quindi bisogna cambiare qualcosa a monte, cosi’ non va assolutamente bene” l’appello del 40enne sciabolatore livornese, presidente della commissione atleti della FIE, sconfitto 15-14 dall’atleta di casa Csanad Gemesi.
Domani si assegneranno i titoli di spada maschile e fioretto femminile: nella prima arma l’Italia sarà rappresentata da Gabriele Cimini, Marco Fichera, Enrico Garozzo e Andrea Santarelli, mentre nella seconda Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Francesca Palumboe Alice Volpi.
La gara di spada maschile avrà un valore particolare per l’Italia: sarà infatti la prima edizione del Trofeo “Edoardo Mangiarotti” che, su scelta della Fie, sarà assegnato al vincitore del titolo iridato. A consegnarlo sarà Carola Mangiarotti, giunta appositamente a Budapest.
(ITALPRESS).
ROSSI “IN UNGHERIA STO BENE, L’ITALIA NON MI MANCA”
“Allenare in Italia? Lo dico senza acredine… Non è una priorità per me. All’estero ho trovato la mia dimensione, quando finirò con la Nazionale ungherese probabilmente avrò qualche possibilità in più, va bene così”. Prima l’Honved in Ungheria, poi lo Streda in Slovacchia e adesso la nazionale magiara: l’Italia del calcio ha in Marco Rossi, 54enne piemontese nato a Druento, un degno rappresentante su una panchina all’estero, ma non si è forse accorta del talento di questo connazionale emigrato in Ungheria, disinteressato alla politica, a Orban, a Salvini, ma pronto a dire che l’Ungheria che lo ha accolto “non è un posto di razzisti o dove gli stranieri vengono visti male e io sono un esempio. L’unica discriminazione che fanno, se così possiamo chiamarla, è che prima di accogliere persone vogliono capire cosa vengono a fare” ha detto in un’intervista all’ITALPRESS. Rossi rientra nella fattispecie di tanti italiani che vanno a lavorare all’estero, in questo caso nel calcio, e scoprono nuove dimensioni, più a misura d’uomo. “All’estero c’è più cultura sportiva, i tifosi delle altre squadre mi chiedevano l’autografo o la foto e non mi insultavano. Certo, i budget sono diversi, ma non avendo fatto dei soldi il motivo della mia vita, sono contento lo stesso. Dovesse arrivarmi un’offerta importante, da professionista la valuterei, ma se non arrivasse non sarebbe un problema”.
Un motivo che possa comprensibilmente spiegare tutto questo dovrà pur esserci. “Io riconosco che se questo è successo è perchè ho dei limiti, o quanto meno li avevo perchè con il passare degli anni si cresce. In passato probabilmente ho commesso il grave errore di non mantenere le relazioni e se vuoi lavorare questo è fondamentale. A queste, poi, bisogna aggiungere capacità e risultati”. Rossi arriva all’Honved nel giugno 2012, si dimette ad aprile 2014 per divergenze con la società lasciando la squadra ottava. Torna, a furor di popolo, a gennaio 2015 con la squadra che aveva cambiato tre allenatori ma rischiava di retrocedere e riesce a salvarla. Quindi, segue un anno di transizione antipasto alla stagione dello scudetto che arriva dopo 24 anni di digiuno. Un trionfo anche personale, che lo fa diventare popolare in questo Paese. Un passato da difensore in serie A con Torino, Brescia, Sampdoria e Piacenza e naturalmente anche all’estero con il club messicano dell’America e l’Eintracht Francoforte, oltre che in B e C, Marco Rossi ha allenato in lungo e largo (Lumezzane, Pro Patria, Spezia, Scafatese, Cavese) prima di emigrare ma sempre per caso. “Non ho mai ricevuto proposte per allenare, ho sempre lavorato per coincidenze molto singolari. Al Lumezzane allenavo la Beretti, mi fu data la prima squadra con la prospettiva che a breve si potessero chiudere i battenti. Alla Pro Patria c’era Paolo Tramezzani che parlò molto bene di me al presidente, allo Spezia andai perchè come amministratore c’era Aldo Iacopetti che mi chiamò perchè lo conobbi al di fuori del calcio. Non ho mai avuto una chiamata da un presidente, da un direttore sportivo che fosse interessato a me, che mi facesse un’offerta”.
Ed anche il suo approdo all’Honved è avvenuto in maniera occasionale. “Fino al 2012 avevo avuto delle esperienze in Italia con risultati tutto sommato superiori alle aspettative, ma senza successivi risvolti. Ma dopo l’ultima, a Cava dei Tirreni nel 2012 costellata da tanti problemi di varia natura, decisi che o smettevo o cercavo un’altra strada. Così arrivai all’Honved, ancora una volta in maniera occasionale. Ero a Budapest in visita al mio amico Pippo che ha un ristorante e lui, con mia moglie, mi convinsero a chiamare il ds dell’epoca Fabio Cordella. Non avevo mai chiamato nessun ds, tra l’altro non lo conoscevo, tuttavia mi presentai, ci ritrovammo la sera a cena, mi fissò un appuntamento con il proprietario di allora che incontrai 3-4 volte e poi sottoscrivemmo il contratto. Una cosa fortuita e molto rara nel calcio” le parole di Rossi, che con l’Honved nel 2016-2017 ha vinto lo scudetto – primo allenatore italiano nella storia a vincere un titolo ungherese – ed è stato premiato l’anno successivo con Bordin, Carrera, Conte e Ancelotti tra gli allenatori italiani che avevano vinto il titolo all’estero. Poi l’approdo allo Streda, città slovacca dove vive una minoranza ungherese, ed anche lì soddisfazioni.
“L’anno scorso abbiamo ottenuto il miglior risultato della storia di questo club arrivando terzi e qualificandoci per i preliminari di Europa League dopo tanti anni. Poi, all’inizio del secondo anno, ho deciso di accettare l’offerta della federazione e allenare l’Ungheria”. Appunto, il salto definitivo di qualità arriva quando gli propongono di guidare la prestigiosa nazionale che fu di Ferenc Puskas. “Con la Nazionale il lavoro è totalmente diverso, si fanno 10 gare all’anno, devi selezionare i giocatori migliori, lavorare su testa e tattica. Dà tanta responsabilità in più, tra l’altro l’Ungheria ha fame di successi, si vede quanto la gente voglia vedere la squadra vincere. Questo mi piace e allo stesso mi mette anche pressione”. L’Ungheria è a metà percorso sulla strada verso la qualificazione agli Europei del prossimo anno e con tre vittorie ed una sconfitta al momento è prima in classifica su Croazia, Slovacchia e Galles. “Non abbiamo fatto nulla, ma tutto passa da noi, abbiamo le nostre possibilità di giocarci la qualificazione. Giocare contro l’Italia? Mi farebbe effetto, l’Italia è la mia patria, mi sento italiano e orgoglioso di esserlo, sarebbe bellissimo giocarci contro magari agli Europei”.
Parole al miele per l’Italia di Mancini che con lui “ha cambiato tutto, si è ringiovanita tantissimo, ci sono tanti giovani di prospettiva, ha la possibilità di fare benissimo”, mentre per lo scudetto italiano poche novità perchè “Napoli e Inter si stanno muovendo bene, ma dovendo fare un pronostico adesso credo sarà difficile poter scalzare la Juve”.
(ITALPRESS).
ITALNUOTO DI BRONZO CON OCCHIPINTI NELLA 25 KM
Dalla Corea arriva un’altra medaglia per l’Italnuoto. La conquista Alessio Occhipinti, bronzo nella maratona di 25 chilometri nuotata nel mar Giallo dell’Expo Ocean Park di Yeosu. Il 23enne romano conquista la prima medaglia internazionale della carriera in 4h51’09″5, a 3″3 dal vincitore, il francese Axel Reymond, campione in carica della distanza, e alle spalle del russo Kirill Belyaev, argento. Quarto un altro azzurro, Simone Ruffini, mentre nella prova femminile – vinta dalla plurimedagliata Marcela Ana Cunha – la migliore è Arianna Bridi, settima.
Medaglia in vista nel sincro, dove Manila Flamini e Giorgio Minisini sono secondi nel duo misto dopo il libero: 91,6 (27,2 per l’esecuzione, 36,8 per l’impressione artistica e 27,6 per la difficoltà) il punteggio che pone gli azzurri alle spalle della Russia, campione della specialità da sempre (due mondiali e due europei).
Buone notizie pure dalla pallanuoto: anche il Settebello chiude la fase preliminare a punteggio pieno e si qualifica direttamente ai quarti di finale del Mondiale di pallanuoto. Gli azzurri superano la Germania 8-7, si aggiudicano il girone D e torneranno in vasca martedì contro la vincente tra la terza del gruppo A e la seconda del B.
DE LIGT SI PRESENTA “ALLA JUVE PER VINCERE TUTTO”
Matthijs De Ligt è stato presentato oggi all’Allianz Stadium di Torino. Alla presenza della famiglia, della fidanzata AnneKee Molenaar e accompagnato dal suo agente Mino Raiola, il giocatore è parso molto sicuro di sé nonostante la giovane età: “Nell’Ajax ho giocato nella prima squadra quindi ho molta esperienza per essere un calciatore di 19 anni, ma voglio imparare il più possibile dagli altri calciatori”, ha detto il difensore. Che sulla sua scelta di sposare la causa bianconera ha aggiunto: “È un grande passo, il primo passo che faccio fuori dal mio paese. È un qualcosa cui mi devo abituare però è stato un grande onore vedere tutti i tifosi che mi hanno dato il benvenuto e spero di restituire tutto questo entusiasmo”. Un’immagine al termine della recente finale di Uefa Nations League tra Portogallo e Olanda lo ritrae a confabulare con Cristiano Ronaldo. L’asso portoghese gli suggerì di scegliere la Juve: “In quel momento stavo cercando di capire cosa volevo fare e in quale club andare a giocare. Avevo già un’idea e volevo aspettare proprio la fine della Nations League – ha raccontato – Ero abbastanza sicuro che sarebbe stata la Juventus e vedere un grande come Ronaldo avvicinarsi e chiedermi se volevo andare a giocare alla Juve è stato un grande complimento ma non è quello che ha fatto la differenza”. A pesare in parte è stata la tradizione difensivista del calcio italiano a detta dello stesso De Ligt: “L’Italia è famosa per la tradizione della difesa. Se si parla di calciatori italiani i nomi che mi vengono in mente sono quelli dei difensori. Poi loro mi volevano e sono orgoglioso di aver scelto la Juventus”. Sui social network negli ultimi giorni è comparsa anche una sua immagine da bambino con la maglia bianconera: “Sì, credo che avessi 7-8 anni. Era il 2006-2007 e se sei un difensore sai già quale giocatore ammiri e all’epoca era Fabio Cannavaro. Ero un suo grande fan e ovviamente ho sempre avuto un buon rapporto con la Juventus e sono sempre stato un loro tifoso da giovane”. Di sicuro ad aver spinto De Ligt verso la Juventus è stato anche il cospicuo ingaggio che il giocatore incasserà. Terzo giocatore più pagato della storia del club, l’ex Ajax non teme questa pressione: “La pressione nel calcio è normale – ha risposto – Quando un club ti acquista per un grande prezzo significa che c’è grande aspettativa ma questo è normale. Io cerco di fare la mia parte, migliorare e poi vedremo sul campo quello che riuscirò a fare”. Pronto ad adattarsi a una nuova cultura e a un nuovo calcio, De Ligt ebbe già un contatto telefonico con Maurizio Sarri prima di approdare a Torino. Il tecnico campano è stato un altro motivo che lo ha spinto a scegliere i bianconeri: “Sì, è vero – ha confermato – Gli ho parlato al telefono giusto per iniziare a conoscerci e lui è uno dei motivi per cui volevo venire alla Juventus. Ho sentito parlare benissimo di lui, del suo approccio al calcio, della difesa, di come la allena”. Con la giusta voglia di apprendere, de Ligt è convinto di poter trasmettere anche qualcosa alla sua nuova squadra: “In Olanda si parla molto di costruire e di difendere singolarmente. Qui si parla molto di marcature e di difendere tutti insieme. Penso di poter dare qualcosa a loro e loro qualcosa a me. L’aspetto tecnico che voglio migliorare? Sono ancora giovane e significa che c’è ancora margine di miglioramento ma alla fine per me quello che conta è lavorare giorno per giorno e dimostrare quello che ho imparato. Voglio raccogliere questa sfida e migliorare per il futuro”. Il numero sulla schiena sarà il numero quattro: “E’ speciale perché fin da giovane e anche in prima squadra ho giocato con questo numero. Qui era libero, ho sentito molte storie e ho un’eredità da portare avanti. Indosserò il quattro con grande orgoglio e spero di essere all’altezza”. La Champions resta l’obiettivo primario per la Juventus ma De Ligt ha programmi ancora più grandi: “Ci sono tre competizioni in cui possiamo giocare, quattro con la Supercoppa. Vedremo partita per partita e ovviamente vogliamo vincere tutto. Qualsiasi competizione la Juventus disputa la vuole vincere”. E sugli obiettivi personali, non ha dubbi: “La cosa più importante sarà adattarmi alla nuova squadra, al nuovo paese. Voglio lavorare e poter migliorare poi vedremo come andrà”, ha concluso l’olandese.
ALAPHILIPPE VINCE LA CRONO E ALLUNGA IN VETTA AL TOUR
Show di Julian Alahilippe nella crono di 27,2 chilometri sul circuito di Pau. Il corridore transalpino della Deceuninck-Quickstep è sempre più leader dopo la 13esima tappa del Tour de France: anche nella corsa contro il tempo la maglia gialla non conosce rivali, a partire da Geraint Thomas che, secondo in classifica generale, anche sul traguardo di Pau deve accontentarsi della piazza d’onore. Il campione uscente del team Ineos incassa altri 14 secondi e vede ora il distacco salire a 1’26”. Peggio fa il compagno di squadra Egan Bernal, a 1’36” dalla maglia gialla: il colombiano perde provvisoriamente il terzo posto a vantaggio di Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma), in ritardo di 2’12” da Alaphilippe. Bernal scivola al quinto posto (+2’52”), perdono terreno anche Quintana e Adam Yates, entrambi ora a 3’55”. Per quanto riguarda gli italiani, Fabio Aru chiude 26^ a 1’49”, 57^ Vincenzo Nibali staccato di 3’09”. Il corridore sardo della UAE Emirates resta quello messo meglio in classifica generale, sebbene a 7’46” dal francese.
Domani la 14esima frazione della Grande Boucle, la Tarbes-Tourmalet Bareges: si tratta di un tappone pirenaico di 117,5 chilometri senza un attimo di sosta, con il Col du Soulor e la scalata al Tourmalet. Arrivo fissato a 2115 metri di altitudine, sarà lotta serrata tra i big.
CONTE FREME “SUL MERCATO SIAMO UN PO’ IN RITARDO”
“Ci aspetta un match importante, a questo livello è difficile considerarla un’amichevole e sarà così anche per loro. La nostra preseason sta andando bene, spero di vedere dei miglioramenti nella mia squadra, di partita in partita”. Antonio Conte prova a restare concentrato sul primo impegno nella International Champions Cup 2019, in programma domani a Singapore contro il Manchester United, ma a tenere banco in casa Inter è soprattutto il mercato, anche perchè fra i Red Devils gioca – ma domani non ci sarà – quel Romelu Lukaku che i nerazzurri stanno inseguendo da tempo. “È un giocatore del Manchester United – ribatte Conte – Lo conosco molto bene e mi piace, ma non è un nostro giocatore e non mi piace parlare dei giocatori delle altre squadre. Le tournée sono impegnative perché si affrontano grandi squadre come Manchester United, Juventus e Paris Saint-Germain”. Il tecnico salentino, però, non nasconde un certo disappunto per i rinforzi chiesti e ancora non ottenuti. “Bisogna dire che sul mercato ci sono ancora situazioni in entrata e in uscita abbastanza importanti e siamo un po’ in ritardo su alcune cose. Con la società abbiamo la stessa visione, sono fiducioso anche se mi aspettavo che fossimo più avanti”. Nella nuova Inter di Antonio Conte non ci sarà spazio per Mauro Icardi e Radja Nainggolan. “Lui è fuori dal nostro progetto, questa è la realtà in questo momento e la società è stata chiara”, le parole sull’argentino, simili a quelle usate per Nainggolan sebbene il centrocampista sia invece partito col resto della squadra per la tournee asiatica: “Anche lui è fuori dal progetto. È con noi qui, ma non è cambiato nulla”. Chiusa finale dedicata a Ivan Perisic, che in passato aveva espresso la voglia di trarsferirsi in Premier League e un’estate fa anche vicino allo United. “È un giocatore che ha caratteristiche ben specifiche e voglio capire se potrà giocare nella posizione che ho in mente. Abbiamo il tempo per valutarlo e capire se potrà fare quello che voglio da lui”.
ITALIA DI BRONZO CON ERRIGO, DI FRANCISCA E SANTARELLI
Tris di bronzi. E’ il bottino dell’Italia al termine della seconda giornata ai mondiali di Budapest con in palio le medaglie. Il fioretto femminile fa la parte del leone con i due bronzi di Elisa Di Francisca e Arianna Errigo, poi è toccato ad Andrea Santarelli salvare la giornata della spada portando a 4 medaglie (tutte di bronzo) il numero totale nel medagliere azzurro dopo quella conquistata da Luca Curatoli.
E’ mancato il derby italiano in finale che la composizione del tabellone aveva disegnato: la jesina è stata battuta in semifinale 15-13 dalla russa Inna Deriglazova (poi oro), mentre la lombarda che aveva battuto in precedenza Francesca Palumbo ha subito la francese Pauline Ranvier che le ha rifilato un sonoro 7-0 sul 7-6 Errigo e poi ha “tenuto” dopo il controbreak dell’azzurra (6-0 quindi 13-13) vincendo il match 15-13. Le due, però, si sono ritrovate insieme sul terzo gradino del podio a dieci anni di distanza dall’edizione iridata di Antalya 2009. Adesso l’attenzione delle fiorettiste si sposta sulla prova a squadre: il Dream team andrà a caccia dell’oro che è mancato a livello individuale.
“Tra due giorni saremo qui vogliose di vincere, abbiamo tutte qualcosa da riscattare e vogliamo tutte conquistare l’oro che nessuna di noi e’ riuscita ad ottenere a livello individuale. Spero che ci siamo stancate di regalare gli assalti, cercheremo di formare l’alchimia. Io spero nell’inno, nei balletti e nella coreografia fatta a quattro” l’auspicio di Elisa Di Francisca.
La seconda medaglia italiana è arrivata grazie al folignate Andrea Santarelli che ha fatto un bel percorso fino alla semifinale, persa 15-9 contro l’ungherese Gergely Siklosi, che ha poi conquistato l’oro vincendo anche il trofeo “Edoardo Mangiarotti”. “E’ stata comunque una bellissima giornata. Non mi aspettavo di tirare così libero, mi sono preso i miei spazi, sono stato più determinato fino al 4-1 della semifinale poi non so cosa sia successo. Ma adesso la testa è sulla prova a squadre dove ci giochiamo davvero tanto” le parole di Santarelli. Nel fioretto, eliminata a sorpresa al secondo turno la campionessa in carica Alice Volpi (15-13 dalla spagnola Diaz), mentre Francesca Palumbo si è arresa alla Errigo agli ottavi.
Nella spada, stop nel primo assalto di giornata invece per Marco Fichera, Enrico Garozzo e Gabriele Cimini.
Domani toccherà a sciabola femminile (Martina Criscio, Rossella Gregorio, Irene Vecchi) e fioretto maschile (Giorgio Avola, Andrea Cassarà, Alessio Foconi, Daniele Garozzo) oltre ai primi turni del tabellone a squadre: in pista spada femminile (Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria, Alice Clerici) e sciabola maschile (Enrico Berrè, Luca Curatoli, Aldo Montano, Luigi Samele).
(ITALPRESS).










