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DA SPADISTE E SCIABOLATORI ALTRI DUE BRONZI MONDIALI

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Italia avanti a colpi di bronzo ai mondiali di scherma a Budapest. Dopo i quattro delle prove individuali e il digiuno di ieri, oggi ne sono arrivati due dalle prove a squadre grazie alla spada femminile ed alla sciabola maschile. Podi importanti (45-36 all’Ucraina le ragazze e 45-38 alla Germania i ragazzi), che potrebbero rivelarsi fondamentali nei prossimi mesi per acquisire la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo al via esattamente tra un anno. Per tutti i protagonisti è stata una rivincita dopo le prove individuali sottotono: solo il napoletano Luca Curatoli porta a casa due bronzi e può ritenere tutto sommato positiva la sua esperienza ungherese. “Questo mondiale ha un sapore diverso, era importante fare medaglia e speriamo bene per il futuro”. Insieme a lui, gongola il 40enne Aldo Montano, alla 12esima medaglia mondiale (3 invididuali e 9 con la squadra) e con il sogno Tokyo sempre più vicino. “Speriamo di sì, io ci sono. C’è ancora un anno, ma questo podio e’ importante in chiave qualificazione. Abbiamo fatto terzo posto agli europei, terzo posto adesso ai mondiali, insomma siamo in linea con i punteggi” le parole del livornese. “Si parte bene in vista della prossima stagione: e’ importante finirla cosi’ e ripartire da questo punto non e’ per niente male. Tokyo e’ piu’ vicina, ci sono ancora gare da fare, niente e’ scontato ma siamo contenti”.
Il bronzo sa di riscatto e speranza per le spadiste Mara Navarria e Rossella Fiamingo, che hanno dimostrato di aver trovato una giornata storta nelle gare individuali e di avere, invece, saputo con maestria ed esperienza guidato le giovani Alice Clerici e Federica Isola alla prima medaglia tra le grandi. Rossetto e capelli uguali, poi tanta grinta in pedana. “Questa era la gara. Sono punti di qualificazione olimpica, sappiamo che questa squadra e’ da bronzo, ma siamo mature per provare ad andare ancora più avanti” l’analisi della catanese argento a Rio e due volte oro mondiale. “Sono contenta della mia squadra, sento tantissimo la fiducia che hanno le compagne nei miei confronti. Erano tutti assalti difficili, abbiamo incontrato squadre forti, brave a non mollare mai. Manca poco per il definitivo salto di qualità”. Parole simili quelle pronunciate dall’altra veterana Mara Navarria. “Io e Rossella cercavamo questa medaglia e l’abbiamo trovata in un momento importante”. Grazie anche al supporto di Federica Isola che chiude una stagione memorabile dopo l’oro mondiale ed europeo under 20, quindi il titolo italiano assoluto e under 20. Insomma, il futuro è assicurato.

Nel fioretto femminile, il Dream team composto dalle due medaglie di bronzo individuali Elisa Di Francisca ed Arianna Errigo e da Alice Volpi e Francesca Palumbo, conquista il pass per i quarti di finale di domani contro il Giappone (ore 8.30). Nei primi due turni superati oggi, le azzurre hanno vinto nel turno dei 32 contro la Romania per 43-20 e poi, per 45-25, contro l’Ucraina. Ai quarti anche la squadra di spada maschile. Il quartetto formato da Andrea Santarelli, reduce dal bronzo individuale, e da Marco Fichera, Enrico Garozzo e Gabriele Cimini ha infatti vinto prima il match contro l’Uzbekistan per 45-30 e poi ha avuto ragione della Germania per 39-31. Ad attendere gli azzurri per un posto in semifinale ci sarà l’Ucraina (ore 9.45). Domani è anche la giornata di fioretto maschile e sciabola femminile: Daniele Garozzo, Andrea Cassarà, Alessio Foconi e Giorgio Avola (ore 12.30) affronteranno Messico o Venezuela, mentre Irene Vecchi, Rossella Gregorio, Martina Criscio e Sofia Ciaraglia (ore 14) sfideranno il Vietnam.
(ITALPRESS).

NEI 400 SL BRONZO A DETTI, ORO YANG, PROTESTA HORTON

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Gabriele Detti conquista il bronzo nei 400 stile libero dei Mondiali di nuoto, in scena a Gwangju. Il livornese ha portato il record italiano a 3’43″23 (passaggio ai 200 in 1’52″15, chiusura più veloce di tutti, ex aequo con Horton, in 26″61), finendo la finale odierna alle spalle di Sun Yang (6 medaglie olimpiche e 15 mondiali), che si conferma campione per la quarta edizione consecutiva della rassegna iridata in 3’42″44 (ai 200 1’51″29) e dell’australiano Mack Horton (argento in 3’43″17, passaggio ai 200 in 1’51″91). Quest’ultimo, che aveva preceduto il cinese alle Olimpiadi di Rio de Janeiro (3’41″55 contro 3’41″68) ma che era stato battuto anche a Budapest due anni orsono dal cinese, ha “acceso” la giornata, disertando la cerimonia di premiazione in segno di protesta per le vicende di doping che hanno visto coinvolto negli ultimi anni l’oro iridato.
Il primo podio della 18esima edizione dei mondiali della Corea del Sud, dunque, è identico a quello di Budapest 2017. Quinto posto da esordiente per il barese Marco De Tullio, che nuota in 3’44″86 (ai 200 in 1’52″35), sbriciolando il personale d’iscrizione (3’46″89 del 2 aprile scorso, già limato col 3’45″99 della batteria). Tra loro si piazza il lituano Danas Rapsys, campione del mondo in vasca corta, in 3’43″50. “Sono contentissimo. Sapevo che sarebbe stata una gara molto dura. Sinceramente, e purtroppo, non ho visto Horton. Ho buttato giù qualcosina rispetto al record italiano – racconta i 24enne livornese bronzo olimpico (3’43″44) e mondiale nel 2015 (3’43″93), campione d’Europa nel 2016 (3’44″01) – e ho nuotato un tempo che è un ottimo auspicio per la finale degli 800, dove proverò a difendere il titolo mondiale”.
“Sun ha vinto con merito. Se sta qui vuol dire che poteva partecipare, a prescindere dalle chiacchiere che girano. Non l’avevo mai visto così da vicino in gara. Vuol dire che sono andato forte anch’io”, conclude l’azzurro tesserato per Esercito e In Sport Rane Rosse.
La FINA ha ammonito Sun Yang che, secondo una relazione firmata da un medico della WADA, avrebbe distrutto le provette di un controllo antidoping a sorpresa del 4 settembre scorso. Il caso sarà discusso al TAS nel settembre prossimo, dopo il ricorso della WADA contro la decisione della FINA ritenuta incongrua, e Sun Yang – già al centro di un caso di doping prima delle Olimpiadi di Rio de Janeiro – rischia la squalifica con eventuale cancellazione dei risultati ottenuti. Tutto ciò ha scatentato l’indignazione di Horton, che si è rifiutato di salire sul podio. L’australiano ha ricevuto la medaglia d’argento dal presidente Paolo Barelli, che ha effettuato la premiazione, restando alle spalle del podio, stessa posizione in cui si è lasciato ritrarre per le fotografie di rito. “Dispiace. Non sono bei gesti da vedere per chi segue il nuoto e lo sport. Ognuno ha la propria idea. Prima della premiazione – commenta Detti – Horton mi ha detto che sarebbe salito sul podio e mi ha chiesto che intenzione avessi. Io gli ho risposto che sarei salito certamente, perché ho lavorato per questa medaglia tutta la stagione e volevo godermela pienamente. Horton è sempre stato molto duro riguardo la situazione di Sun Yang e ha fatto ciò che riteneva giusto. Io non ho intenzione di criticare né l’uno né l’altro. E’ andata così”.
Per soli diciassette centesimi, poi, gli azzurri della staffetta 4×100 stile libero sono rimasti fuori dal podio mondiale. Santo Condorelli in 48″72, Manuel Frigo in 47″29, Luca Dotto in 47″81 e Alessandro Miressi in 47″57 portano l’Italia al record di 3’11″39, nove centesimi meno del quartetto olimpico di Pechino 2008 (3’11″48 con Alessandro Calvi, Christian Galenda, Marco Belotti e Filippo Magnini), ma ciò non basta per tornare sul podio dopo il bronzo di Kazan, nel 2015. L’unica medaglia possibile era il bronzo. I primi due posti se li giocano Stati Uniti (3’09″06; prima medaglia d’oro di Dressel) e Russia (3’09″97). Il campione olimpico Kyle Chalmers invece consente all’Australia di recuperare sugli azzurri che partivano con 32 centesimi di vantaggio (2’23″82 contro 2’24″16 ai 300 metri), con una frazione da 47″06. Da segnalare, infine, il record mondiale di Adam Peaty nella semifinale dei 100 rana, la detronizzazione di Katie Ledecky, che ha ceduto l’oro dei 400 stile libero ad Ariarne Titmus. In chiave azzurra, Elena Di Liddo è volata in finale nei 100 delfino (col nuovo record italiano); mentre sono usciti in semifinale Ilaria Bianchi (sempre nei 100 delfino), Piero Codia nei 50 delfino, Fabio Scozzoli e Nicolò Martinenghi nei 100 rana e Ilaria Cusinato nei 200 misti.

KANE ROVINA IL DEBUTTO DI SARRI, JUVE BATTUTA 3-2

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Un capolavoro di Kane al minuto 93 rovina l’esordio di Maurizio Sarri sulla panchina bianconera. La Juventus esce sconfitta per 3-2 nel primo match dell’International Champions Cup, ma non sono mancate le indicazioni positive per l’ex tecnico del Napoli, specie nella ripresa. Higuain e Cristiano Ronaldo (entrambi a segno) su tutti, si sono visti De Ligt e Rabiot, anche se il francese è stato protagonista in negativo con il pallone perso prima della magia di Kane da centrocampo. A Singapore avvio aggressivo del Tottenham e Matuidi in difficolta’: palla dentro per Son, che centra il palo da posizione defilata. Il coreano ancora protagonista poco dopo: esterno della rete. La Juve si accende con Ronaldo, che parte da sinistra: all’11’ il portoghese, innescato da Pjanic, tarda a concludere e Alderweireld lo rimonta. Alla mezz’ora il meritato vantaggio degli Spurs: Buffon para su Perrot, nulla può sul tap-in vincente di Lamela. Girandola di cambi nell’intervallo: si vede anche Higuain, subito a segno su assist di Bernardeschi. La Juve la ribalta: De Sciglio dentro per Ronaldo, Gazzaniga beffato. Esordio per de Ligt, ma il Tottenham trova subito il 2-2 con Moura. Poi palo di Kane e un’occasione per parte per l’inglese e per Higuain. I rigori sembrano inevitabili ma arriva il destro da centrocampo di Kane al 93′: vince il Tottenham, esordio amaro per Sarri.

DJOKOVIC E BARTY GUIDANO LE CLASSIFICHE, FOGNINI 10^

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Una sola variazione nella top 10 del classifica Atp. Riguarda Fabio Fognini che, costretto al ritiro a Umago, scivola dalla nona alla decima posizione del ranking mondiale, scavalcato dal russo Daniil Medvedev. Per il resto nessuna novità, con i big a riposo dopo Wimbledon: Novak Djokovic mantiene la vetta della classifica davanti a Rafael Nadal e Roger Federer. Qualche importante cambiamento, invece, per gli altri tennisti azzurri. Matteo Berrettini, fermo per infortunio, resta per ora al 20^ posto, Lorenzo Sonego scende di una sola posizione al numero 52 mentre precipita Marco Cecchinato: il siciliano perde i 250 punti ottenuti nel 2018 con il successo a Umago e passa dal 40^ al 63^ posto. Best ranking, invece, per Stefano Travaglia (98^) e Salvatore Caruso (104^), semifinalista nel torneo croato.
Tutto immutato invece nella top 10 del ranking Wta. In testa, per la quinta settimana, si conferma l’australiana Ashleigh Barty, seguita dalla giapponese Naomi Osaka, poi Karolina Pliskova, Simona Halep, Kiki Bertens, Petra Kvitova, Elina Svitolina, le americane Sloane Stephens e Serena Williams e infine dalla bielorussa Aryna Sabalenka. Stabile al 62^ posto anche Camila Giorgi, prima azzurra della classifica mondiale. Guadagna dodici posizioni Jasmine Paolini, che risale al numero 142, mentre Martina Di Giuseppe firma il best ranking al numero 149 grazie alla semifinale di Bucarest, la prima per la tennista romana nel circuito maggiore, con un balzo di ben 62 posizioni. Scivolano indietro invece Martina Trevisan (numero 157, -6), e Giulia Gatto-Monticone (numero 163, -14). Queste le nuove classifiche:

ATP: 1. Novak Djokovic (Srb) 12415 (–); 2. Rafael Nadal (Esp)7945 (–); 3. Roger Federer (Sui) 7460 (–); 4. Dominic Thiem (Aut) 4595 (–); 5. Alexander Zverev (Ger) 4325 (–); 6. Stefanos Tsitsipas (Gre) 4045 (–); 7. Kei Nishikori (Jpn) 4040 (–); 8. Karen Khachanov (Rus) 2890 (–); 9. Daniil Medvedev (Rus) 2625 (+1); 10. Fabio Fognini 2535 (-1); 20. Matteo Berrettini 1800 (–); 52. Lorenzo Sonego 954 (-1); 63. Marco Cecchinato 880 (-23); 76. Andreas Seppi 745 (-1); 90. Thomas Fabbiano 614 (+2); 98. Paolo Travaglia 576 (+7).

WTA: 1. Ashleigh Barty (Aus) 6605 (–); 2. Naomi Osaka (Jpn) 6257 (–); 3. Karolina Pliskova (Cze) 6055 (–); 4. Simona Halep (Rou) 5933 (–); 5. Kiki Bertens (Ned) 5130 (–); 6. Petra Kvitova (Cze) 4785 (–); 7. Elina Svitolina (Ukr) 4638 (–); 8. Sloane Stephens (Usa) 3802 (–); 9. Serena Williams (Usa) 3411 (–); 10. Aryna Sabalenka (Blr) 3365 (–); 62. Camila Giorgi 883 (–).

IL BASKET RIPARTE A TORINO SOGNANDO I PLAY-OFF DI A2

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Obiettivo play-off per la Torino Basket, la societa’ nata dalle ceneri della gloriosa Auxilium, fallita nei mesi scorsi. Al centro del progetto c’e’ Stefano Sardara, patron della Dinamo Sassari, che in due mesi insieme all’amministratore delegato Renato Nicolai, ha ricostruito il sodalizio che ripartira’ dalla A2. “Ho facilitato questa operazione, da oggi il roster e’ completo, abbiamo speso tanto, abbiamo una bella squadra. Ora da bordo campo, metteremo la giusta pressione al coach”. Che e’ l’espertissimo Demis Cavina, che parlando oggi alla presentazione del title sponsor Reale Mutua, si sbilancia: “Dobbiamo essere ambiziosi, e’ una squadra di under 30, il campionato e’ difficile, ma dobbiamo centrare i play-off”.

Finora sono stati ufficializzati e fanno parte del roster: Alessandro Cappelletti, Andrea Traini, Mirza Alibegovic, Derrick Marks, Daniele Toscano, Ousmane Diop, Kurt Cassar, Luca Campani e Kruize Pinkins, ufficializzato proprio oggi. “Abbiamo fatto un miracolo sportivo, in soli due mesi, abbiamo creato una squadra”, ammette il coach. Al fianco del team c’e’ Reale Mutua, il direttore generale Luca Filippone ha parlato di “condivisione delle modalita’ di approccio e di ideale”, illustrando un contratto di sponsorizzazione triennale. Il 16 agosto il via al ritiro, in attesa della regular season, che si giochera’ all’ex Palaruffini, oggi intitolato a Gianni Asti, storico coach torinese del basket. Il nome Auxilium difficilmente sara’ invece recuperato, Nicolai e’ stato chiaro: “I torinesi si innamoreranno del progetto, e non del nome. Chiedo passione su questo progetto”.

SARÀ QUADARELLA-LEDECKY, DELUSIONE SETTEROSA

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Nessuna medaglia ma tante soddisfazioni e ben tre record nazionali per l’Italia del nuoto nella seconda giornata dei Mondiali di Gwangju, in Corea del Sud. Incoraggiante esordio per Simona Quadarella nei 1.500 stile: nelle batterie del mattino la ventenne romana ha fatto segnare il secondo tempo in 15’51″59, preceduta solo dalla stella Katie Ledecky in 15’48″90. Per la Quadarella, campionessa europea in carica e bronzo mondiale due anni fa a Budapest, si tratta della seconda miglior prestazione in carriera: “Sono contenta – ha ammesso la romana – So che questa è la gara di Ledecky, ma io proverò a giocarmela. Mi aspettavo che Jianjiahe Wang fosse più brillante (settimo tempo di accesso in finale per la cinese, ndr): in teoria siamo noi tre a giocarci il podio”. L’appuntamento per la finale dei 1.500, dove non ci sarà Giulia Gabbrielleschi (11^ tempo in batteria) è per domani, pochi minuti dopo le ore 13 italiane.

La Quadarella non sarà l’unica azzurra a caccia di una medaglia. Nelle semifinali odierne, infatti, hanno impressionato anche Martina Carraro e Arianna Castiglioni nei 100 rana. La ligure è entrata in finale con il quarto tempo, un fantastico record italiano di 1’06″39, distante dalle imprendibili Yuliya Efimova (1’05″56) e Lilly King (1’05″66), ma vicina alla giapponese Reona Aoki (1’06″30). Ma può sognare anche la Castiglioni: costretta allo spareggio dopo aver fermato il cronometro in semifinale sull’1’06″97, stesso tempo della belga Fanny Lecluyse, la lombarda si è migliorata di quasi sei decimi eguagliando in modo sorprendente il record italiano appena realizzato dalla Carraro. Due italiane a caccia di una medaglia, dunque, impresa probabilmente impossibile per Filippo Megli nei 200 stile libero: oggi il toscano in semifinale si è superato, primo italiano a infrangere il muro dell’1’46” con il nuovo record tricolore di 1’45″76, ma nella finale dei mostri dovrà migliorare ancora per avvicinare stelle come Clyde Lewis (1’44″90) e Sun Yang (1’45″31).

Nell’unica finale odierna con un’atleta italiana in acqua, i 100 farfalla femminili, buona prestazione per Elena Di Liddo, quarta dietro alla giovanissima canadese Margaret McNeil, alla campionessa svedese Sarah Sjoestroem e all’australiana Emma McKeon. Oro “scontato” per Adam Peaty nei 100 rana maschili: il britannico ha dominato la finale davanti al connazionale James Wilby e al cinese Yan Zibei, ma non è riuscito a migliorare nuovamente il record del mondo fatto segnare ieri in semifinale con un incredibile 56″88. Nei 50 farfalla maschili oro per l’americano Caeleb Dressel davanti al russo Oleg Kostin e al brasiliano Nicholas Santos, mentre l’immensa ungherese Katinka Hosszu ha rispettato il pronostico sui 200 misti precedendo la cinese Shiwen Ye e la canadese Sydney Pickrem. Domani, oltre agli azzurri impegnati nelle ricordate finali, esordirà Federica Pellegrini nei suoi 200 stile libero (batterie al mattino e semifinali dalle 13, ora italiana). In acqua anche Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti nelle batterie degli 800 stile, Nicolò Martinenghi e Fabio Scozzoli nei 50 rana e Federico Burdisso nei 200 farfalla.

Nel torneo di pallanuoto femminile, invece, grande delusione per il Setterosa, fermato nei quarti di finale dall’Ungheria. Fatale per l’Italia è stato il primo quarto, vinto 4-2 dalle magiare: da lì in avanti le azzurre hanno provato la rimonta, raggiungendo le avversarie sul 5-5 e poi sul 6-6, salvo poi arrendersi alla rete decisiva segnata dalla mancina Leimeter. Rinviato dunque ancora una volta l’appuntamento con le medaglie mondiali per le vicecampionesse olimpiche, che mercoledì giocheranno la semifinale per il quinto posto alle 8.30 (ora italiana) contro l’Olanda. Per il Setterosa sfuma per il momento anche la possibilità di qualificarsi per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, comunque rinviata al prossimo anno. Domani alle 11.30, ora italiana, toccherà al Settebello, in acqua contro la Grecia per conquistare un posto in semifinale.

 

ALAPHILIPPE CI CREDE, ULTIMO OSTACOLO LE ALPI

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Passato l’esame dei Pirenei non senza qualche difficoltà, Julian Alaphilippe non ha tempo per godersi l’ultimo giorno di riposo al Tour de France 2019. Le Alpi avranno il compito di decretare vincitori e vinti della Grande Boucle e l’ultima settimana di corsa vedrà a sorpresa, rispetto ai pronostici iniziali, il 27enne corridore francese Deceuninck-Quick Step vestire i panni del favorito. Tutto può ancora succedere, ovviamente, ma il transalpino, professionista dal 2014 e trionfatore alla Milano-Sanremo del 2019 e alla Freccia Vallone del 2018 e 2019, è pronto a difendere con le unghie e con i denti la maglia gialla frutto di tanti sacrifici e di due tappe (così come lo scorso anno) già portate a casa. “Non avrei mai immaginato tutto questo – le parole del diretto interessato in una affollata conferenza stampa – Non so se sia realistico pensare di difendere la maglia gialla sino a Parigi, non mi sto nemmeno ponendo la domanda. Però – prosegue – sono molto contento di quello che ho fatto finora e voglio che continui. Per questo ho intenzione di dare tutto sino alla fine”. Pedalare in gruppo con la casacca da leader, assicura, “è un grande privilegio e sicuramente mi dà un ancora più forza. È un onore essere la maglia gialla del Tour e sto dando tutto ogni giorno. Non so cosa succederà nei prossimi giorni ma di sicuro continuerò a difenderla: più ci avviciniamo a Parigi e più le sensazioni sono diverse, speciali, ma so che la parte difficile deve ancora arrivare. Non voglio sognare, ma ho intenzione di dare il massimo”. Alle sue spalle  progettano il ‘ribaltone’ il campione uscente, il britannico  Geraint Thomas (Team Ineos), secondo a 1’35”, l’olandese Steven Kruijswijk, (Jumbo-Visma), terzo a 1’47”, il francese Thibaut Pinot (Groupama-Fdj), quarto a 1’50”, e il colombiano Egan Bernal (Team Ineos), quinto a 2’02”.
Tra i big non ci sono italiani: i due più attesi, Fabio Aru (Uae Emirates) e Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), sono così attardati in classifica da poter sperare solo di mettere a segno una stoccata in alta quota. Domani, martedì, il Tour riprende con la 16esima tappa, la Nimes-Nimes di 177 chilometri con un percorso più che adatto ai velocisti rimasti nel plotone. La montagna è però in agguato e saranno le ultime frazioni a decretare un verdetto che la tradizionale passerella dei Campi Elisi potrà soltanto formalizzare.

ABBAGNALE COMPIE 60 ANNI “A SEUL LA GIOIA PIÙ BELLA”

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“Sessanta anni è una ricorrenza abbastanza importante, lo capisco, e andrebbe festeggiata meglio, ma mercoledì sarò in viaggio per Sarasota per andare ad assistere ai Mondiali under 23. Mia moglie non è contenta, ma sono il presidente della Federazione italiana canottaggio e ho scelto di portare avanti questo impegno: festeggerò magari con leggero anticipo oppure in ritardo”. Con il sorriso e la battuta pronta, Giuseppe Abbagnale è pronto a tagliare l’importante traguardo dei sessanta anni. Ricordi e rimpianti, obiettivi e sogni: nell’intervista concessa all’Agenzia Italpress il mito del canottaggio azzurro ripercorre la sua vita e guarda avanti. “Ho avuto la fortuna di avere una carriera lunga e intensa, i momenti belli sono stati tanti. Le prime volte ai Giochi Olimpici e ai Mondiali restano impresse, ma se devo fermarmi su un’immagine dico Seul 1988, un miscuglio di sentimenti per la mia vittoria e per i successi dei miei fratelli”, racconta Abbagnale ricordando il trionfo con Carmine nel duo con e l’oro conquistato da Agostino nel quattro di coppia. Dall’Olimpiade del 1980, quando “potei fare i complimenti al mito Mennea, per me un idolo”, alla prima volta davanti ai fortissimi tedeschi ancora nelle acque di Mosca (“Nel 1981 riuscimmo a mettere per la prima volta la prua davanti alla Germania dell’Est, che in quel periodo sembrava imbattibile così come gli equipaggi dell’Unione Sovietica: fu una presa di coscienza, infrangemmo un tabù”): Abbagnale non dimentica nulla della sua straordinaria carriera sportiva. Fino ad arrivare a Barcellona 1992, momento di gioie e dolori. “Portare la bandiera tricolore nella cerimonia di apertura, primo canottiere della storia, fu un onore e un piacere, mi diede grande carica – ammette l’attuale presidente della Federcanottaggio – Ma quella medaglia d’argento mi ha lasciato un po’ di rammarico: forse per la prima volta pensavo di non poter perdere e invece quella gara la persi”. Nella carriera del campione di Pompei c’è anche un altro rimpianto: “Mi sarebbe piaciuto partecipare alla quinta Olimpiade – confessa Abbagnale – Ad Atlanta, nel 1996, avrei visto vincere ancora Agostino”, medaglia d’oro nel due di coppia con Davide Tizzano. Chiusa l’esperienza in acqua, Giuseppe Abbagnale non ha certo lasciato l’amato mondo dello sport. Dal 2013, in particolare, l’olimpionico campano guida la Federazione italiana canottaggio con buoni risultati. “Il primo quadriennio è stato estremamente difficile – spiega Abbagnale ripercorrendo l’esperienza dirigenziale – dovevamo ricostruire una squadra al completo. Siamo ripartiti da un gruppo di giovani e siamo arrivati ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro dove abbiamo conquistato due medaglie di bronzo e purtroppo anche due quarti posti che ancora bruciano. Ma sono soddisfatto, perché mi ero immaginato proprio un percorso simile, con una crescita graduale”. E i risultati degli ultimi anni parlano di un movimento in salute. “Siamo tornati al vertice mondiale con gli uomini e voglio rimarcare anche il lavoro fatto per il settore femminile, dove eravamo praticamente assenti, mentre ora lottiamo per le medaglie in alcune specialità”, sottolinea il presidente della Fic. A fine agosto il canottaggio italiano è atteso da un esame importante, il Mondiale austriaco di Ottensheim, che arriva “in un anno particolare – osserva Abbagnale – perché non verranno assegnate soltanto medaglie iridate, ma ci saranno in palio anche i pass olimpici. Sarà un Mondiale estremamente difficile: l’obiettivo principale è proprio quello di staccare il maggior numero di biglietti per Tokyo perché in tal modo avremo la possibilità di programmare il 2020 in modo diverso, pensando solo all’Olimpiade e non a ulteriori prove di qualificazione”. Perché i Giochi Olimpici, come sempre, sono l’obiettivo più importante del quadriennio. “E mi spiace che non potremo vivere il sogno di Roma2024 – riflette Abbagnale ricordando il no dell’amministrazione comunale della Capitale – Il rammarico è grandissimo, abbiamo buttato al vento una enorme possibilità per un preconcetto, l’Olimpiade sarebbe stata un volano sotto tanti punti di vista. Ora avremo i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026: anche stavolta c’era tanto scetticismo, è stata una vittoria difficile da ottenere e un importante riconoscimento per lo sport italiano e per chi lo guida oggi”. Fortemente voluto nella propria delegazione dal presidente del Coni Giovanni Malagò, Giuseppe Abbagnale ha contribuito in modo importante alla vittoria di Milano-Cortina. Ora può tornare a pensare al suo canottaggio, ai prossimi Mondiali e poi ai Giochi Olimpici di Tokyo, con un obiettivo chiaro ma anche un pizzico di scaramanzia: “Da buon napoletano pensate se posso sbilanciarmi sul numero delle medaglie da conquistare – osserva con un sorriso il numero uno della Fic – ma sicuramente vogliamo fare meglio di Rio”. Come regalo per il suo sessantesimo compleanno, però, Abbagnale pensa ad altro: “Vorrei che ogni nostro atleta riesca a esprimersi al meglio. Non è scontato né semplice – spiega l’olimpionico – perché negli eventi importanti spesso tutto è legato a un piccolo particolare. Ecco, il mio augurio è che tutti, ragazze e ragazzi, possano dare il proprio massimo”.