Nairo Quintana vince la tappa ma è Julian Alaphilippe a uscire rafforzato dalla diciottesima frazione del Tour de France 2019, da Embrun a Valloire, dopo 208 chilometri. Il corridore colombiano della Movistar piazza l’attacco decisivo sul Col de Galibier e trionfa dopo una Grande Boucle non entusiasmante, mentre la maglia gialla supera con successo le prima vette alpine di un trittico da brividi e mantiene invariato il vantaggio su gran parte dei rivali. Staccato di trenta secondi allo scollinamento dell’ultimo GPM di giornata, il francese ha recuperato in discesa ed è arrivato al traguardo insieme a Pinot, Kruijswijk e Thomas. Proprio quest’ultimo è stato protagonista di una querelle in casa Ineos. Il compagno Egan Bernal era scattato in precedenza e stava guadagnando parecchio su Alaphilippe, quindi l’allungo del britannico che ha ridotto il vantaggio del colombiano al traguardo (32″ sugli altri big e secondo posto per il giovane scalatore). Da segnalare l’ottimo quinto posto raccolto dal siciliano Damiano Caruso: il ciclista della Bahrain-Merida è transitato per primo sul GPM dell’Izoard, salvo poi staccarsi nell’ultima ascesa di giornata. Al traguardo Alaphilippe ha predicato prudenza, in vista delle ultime due tappe di montagna: “Penso giorno dopo giorno. Oggi la squadra mi ha aiutato tantissimo, sono andato in difficoltà in salita ma ho recuperato in discesa”. Domani è in programma la diciannovesima tappa, da Saint Jean de Maurienne a Tignes, di 126.5 chilometri: previsti altri attacchi tra i “big” lungo le salite alpine.
FINALE MONDIALE E TOKYO, DOPPIA IMPRESA SETTEBELLO
Finale mondiale e qualificazione olimpica. A Gwangju il Settebello torna a splendere nell’occasione più importante, batte 12-10 i vice campioni in carica dell’Ungheria, conquista la qualificazione per i Giochi di Tokyo2020 e sabato, alle 11.30 italiane, sfiderà la Spagna per tornare per la quarta volta sul tetto del mondo. Nella piscina di Gwangju va in scena una semifinale dalle mille emozioni. L’Italia soffre nel primo quarto, gli ungheresi sono scatenati e “sembrano super eroi”, per raccontarla con le parole del capitano azzurro Pietro Figlioli, e vanno avanti 4-2. Ma il secondo quarto del Settebello è perfetto, con un parziale di 4-0 che porta l’Italia in vantaggio 7-5 all’intervallo. Nella seconda metà del match si va in altalena: l’Ungheria agguanta il 7-7, il Settebello riallunga sul 9-7 e non si fa più recuperare fino al 12-10 che vale la finale.
“Gli italiani avranno goduto per questa vittoria, un mezzo capolavoro. È stata una partita stupenda, piena di emozioni, di tattica, di tecnica, di forza fisica e mentale. Una partita bella anche da vedere – ha osservato il commissario tecnico del Settebello Alessandro Campagna – Echenique premiato come miglior giocatore? Lo sapevo, stava giocando bene, gli mancava solo il tiro, gli ho detto di non preoccuparsi perché sarebbe entrato e oggi si è sbloccato con una grande partita. Dopo una stagione difficile siamo ripartiti con diversi infortunati, ma abbiamo fatto questo mese e mezzo di lavoro in modo straordinario e oggi siamo a Tokyo2020, un traguardo importante. Ma ora c’è una finale con la Spagna, che ci ha battuto lo scorso anno agli Europei, e vogliamo vincere. Loro hanno fatto due grandi partite difensive contro Serbia e Croazia, noi stiamo facendo bene ma non dobbiamo sentirci minimamente appagati: voglio una squadra affamata che ha grande voglia di conquistare questa vittoria, perché tra qualche giorno nessuno si ricorderebbe più dell’argento, mentre l’oro rimane per tutta la vita”.
Otto anni dopo Shanghai, sabato l’Italia andrà dunque a caccia del quarto trionfo mondiale (a Berlino 1978 e Roma 1994 gli altri successi). Di fronte, come detto, gli azzurri troveranno la Spagna che, dopo aver eliminato i serbi nei quarti, ha battuto 6-5 la Croazia in semifinale ipotecando la finale nei primi tre quarti, chiusi sul 6-2. Dalla finale olimpica di Barcellona 1992 in avanti i precedenti tra il Settebello e gli iberici sono tanti, ma la parola più ricorrente nella testa degli azzurri è “rivincita”, perché quel gol fantasma non convalidato a Figlioli a pochi secondi dalla fine della semifinale europea 2018 ancora brucia.
“Sono strafelice, ho la possibilità di giocare un’altra finale mondiale. Conosciamo bene la Spagna, è una bella rivincita rispetto allo scorso anno: quella partita mi è rimasta un po’ qui”, ha ammesso lo stesso Figlioli dopo la vittoria sull’Ungheria. “È stata una partita lunga, complicata a livello di concentrazione, ce l’abbiamo fatta e ora dobbiamo subito pensare Spagna: faremo il meglio”. “Sono veramente contento, è una bellissima soddisfazione – ha aggiunto Francesco Di Fulvio – Saremo a Tokyo2020, lo volevamo veramente, volevamo questa medaglia e la finale perché ci mancava da diversi anni. Ora festeggeremo un minimo, ma poi testa bassa perché c’è un’altra sfida con la Spagna e vogliamo riscattarci dopo la sconfitta dello scorso anno”.
Nel nuoto, invece, giornata negativa per l’Italia: subito eliminati Martina Carraro e Luca Pizzini nei 200 rana, Matteo Restivo non è riuscito a strappare una finale alla portata nei 200 dorso, mentre Federica Pellegrini alla fine ha deciso di affrontare, senza pretese, le batterie dei 100 stile ottenendo il 22^ tempo. Nelle altre gare da segnalare la terza medaglia d’oro in Corea per l’americano Dressel, che ha confermato il titolo nei 100 stile sfiorando il record del mondo del brasiliano Cesar Cielo Filho. Primato mondiale eguagliato invece dall’australiano Matthew Wilson nella semifinale dei 200 metri rana e addirittura migliorato dalla staffetta femminile d’oro dell’Australia nella 4×200 stile libero. Nella notte italiana torna in acqua la neo campionessa mondiale dei 1.500 Simona Quadarella, impegnata nelle batterie degli 800.
BELOTTI, ANSALDI E ZAZA, TORINO-DEBRECEN 3-0
Buona la prima per il Torino di Walter Mazzarri. Il percorso europeo dei granata parte con una vittoria per 3-0, a firma di Belotti, Ansaldi e Zaza, contro il Debrecen nella gara di andata del secondo turno dei preliminari di Europa League. In attesa di poter riabbracciare il proprio pubblico all’Olimpico Grande Torino, a causa dei lavori sul manto erboso, il Toro è sceso in campo allo Stadio Moccagatta di Alessandria. E nonostante la distanza di circa 90 km il tifo granata ha risposto presente a questo primo appuntamento contro la formazione ungherese, per altro dedicando un bellissimo striscione “Forza Sinisa” a sostegno del loro ex tecnico Mihajlovic nella lotta contro la leucemia. Buon ritmo e ottima condizione atletica lungo i 90 minuti per i ragazzi di Mazzarri che fin dalle fasi iniziali del match han cercato di dominare l’avversario. La prima occasione arriva al 5′ con Belotti che sugli sviluppi di uno schema da calcio di punizione mette in mezzo un cross teso sul quale Bremer, da due passi, liscia la deviazione a rete.
Per il primo gol bisogna attendere al 20′ quando Belotti, lanciato a tu per tu contro il portiere, viene steso da Nagy in scivolata: calcio di rigore e il Gallo dal dischetto non sbaglia trovando così la prima rete europea in carriera. Timida risposta degli ospiti al 40′ con il break di Zsori che pesca Kinyik in area di rigore, ma l’azione termina con una conclusione di poco alta sopra la traversa. Passano due minuti e il Toro raddoppia in maniera rocambolesca con Ansaldi. L’esterno sinistro si presenta in area dal lato corto, guarda in mezzo per crossare ma colpisce malamente il pallone: traiettoria beffarda che trafigge il portiere sul primo palo per il 2-0. Nel secondo tempo il Debrecen protesta per un possibile fallo di rigore di Izzo su Garba sul quale l’arbitro lascia correre. Poi tra il 66′ e il 68′ si accende Berenguer che prima sfiora la traversa con un destro a giro da fuori area e due minuti più tardi, dopo un uno-due con Iago Falque, si presenta in area, tira e colpisce la base esterna del palo anche per via della deviazione di Nagy.
Nel finale di frazione c’è spazio anche per Zaza che dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo sfiora il gol in due occasioni, prendendosi anche un’ammonizione per eccesso di foga in un contrasto di gioco. E nei minuti di recupero, sugli sviluppi di un corner, spinge dentro il pallone del definitivo 3-0. Un piede e mezzo nel terzo turno con il ritorno in Ungheria che potrebbe esser soltanto una formalità: il Toro ha tanta voglia d’Europa e di riconquistare l’accesso alla fase a gironi che manca dalla stagione 2014-15.
(ITALPRESS).
TROFEO KINDER+SPORT OPTIMIST A RAVENNA
Anche quest’anno Ravenna torna a essere teatro di uno degli appuntamenti di vela giovanile più importanti d’Italia, il Trofeo Optimist Italia Kinder+Sport-Coppa AICO. Il Circolo Velico Ravennate sarà infatti l’ospite, nel weekend, di questo prestigioso evento aperto ai giovanissimi velisti della classe Optimist, che si sfideranno in una tre giorni di avvincenti regate nel campo di regata allestito davanti al litorale di Marina di Ravenna. Gli atleti iscritti sono 399, il massimo previsto dagli organizzatori: la maggior parte proviene da Circoli Velici di tutta Italia, ma saranno presenti anche rappresentanti di Monaco, Francia e Norvegia. Riflettori puntati sul campione di casa Lorenzo Pezzilli, reduce dal terzo posto al Campionato Europeo Optimist, ma anche sul tre volte Campione del Mondo Marco Gradoni, la “sailing rockstar” della Classe Optimist.
Carlo Mazzini, direttore sportivo del Circolo Velico Ravennate, ha commentato: “Il CVR sta vivendo anni molto intensi di costante crescita, che ci sta permettendo di diventare sempre più un punto di riferimento per la vela nazionale. Domani prenderà il via il più grande evento velico mai organizzato a Ravenna, saranno 400 gli atleti che si sfideranno in una tre giorni di regate al termine della quale si scoprirà il vincitore dell’ambito Trofeo Aico”.
“La cosa di cui vado ancora più orgoglioso – ha aggiunto – è che i portacolori del Circolo Velico Ravennate saranno ben 29, numero impensabile fino a pochi anni fa. Sarà una bella sfida che ci impegnerà su due fronti, quello organizzativo e quello agonistico: con tutto il nostro impegno e l’apporto indispensabile dei soci del CVR cercheremo di ottenere il massimo in entrambi i fronti”. Si preannuncia quindi un weekend movimentato a Marina di Ravenna, che sarà gremita dei migliori piccoli velisti del panorama nazionale e non solo: “Mi permetto anche di lanciare un messaggio a tutti i bagnanti e ai moltissimi turisti che in questo periodo affollano le spiagge del nostro litorale: sabato e domenica guardate verso il mare, sarà uno spettacolo unico vedere questo mare di piccole vele bianche” ha concluso Mazzini. Le regate della quarta tappa del Trofeo Optimist Italia Kinder+Sport-Coppa AICO hanno preso il via oggi e si concluderanno domenica 28. Dal 29 al 31 luglio, invece, si terrà il Campionato Italiano a Squadre Optimist che si svolgerà all’interno delle dighe foranee di Marina di Ravenna.
(ITALPRESS).
ZHANG “RICAVI POSSONO SUPERARE 1 MLD DI EURO”
“Come mi sento quando mi ripetono che sono il più giovane presidente della storia dell’Inter? Sì, me lo dicono spesso, ma non ci penso troppo. L’età non dovrebbe essere uno svantaggio, anzi il contrario. Significa avere più energia, più tempo per imparare, per migliorare e per cambiare. Una cosa che nell’industria del calcio manca. Se penso a altri settori o a ciò che accade in Cina o negli Stati Uniti, la gente che ha la mia età gestisce società che valgono miliardi. Persone come Mark Zuckerberg o Elon Musk sono partite anche prima di me, mio padre ha iniziato alla mia stessa età. Chissà, forse uno dei motivi per cui l’industria del football non sta crescendo così velocemente come dovrebbe è proprio perché manca della gente giovane”. Così, in un’intervista pubblicata oggi sulle pagine de “Il Corriere della Sera”, il presidente dell’Inter Steven Zhang, figlio 27enne del fondatore del gruppo Suning, Jindong. “L’Inter è un’attività piccola all’interno di Suning ma allo stesso tempo è una responsabilità enorme – prosegue il numero uno del club nerazzurro – All’inizio della nostra operazione forse non l’abbiamo realizzato del tutto. È un club di football, ma è anche un’anima e un marchio, a cui la gente dedica molte delle sue energie. Dopo questi due o tre anni di lavoro ora però si può vedere che siamo una società solida, un club, un team forte anche sul campo. Abbiamo un ottimo coach, ottimi giocatori e la società ha il doppio delle persone che ci lavorano, una cosa che non si poteva immaginare fino a poco tempo fa. Cosa rappresenta l’Inter per Suning? Moltissimo. Nell’area sport-entertainment, ad esempio, è un grande asset. In Cina siamo la più grande piattaforma televisiva online per il calcio, e trasmettiamo tutti i più importanti campionati europei. Avere l’Inter in Europa permette a molte aziende o a molti club di conoscerci meglio e di darci fiducia, o all’Uefa di affidarci Champions e Europa League. Al mondo delle aziende e a chi deve vendere prodotti italiani o europei fa conoscere Suning. L’Inter diventa un link e un ponte per entrambi fondamentale”. Si dice che il fatturato, nel business del calcio, è l’unica cosa che conta se si vogliono raggiungere risultati sportivi: “Intanto ritengo corretta la filosofia del fair play finanziario e penso che vada nella giusta direzione per l’industria dello sport e anche per i club come il nostro. Ma alla fine la squadra che vince non è sempre quella che ha i ricavi maggiori. E questa è la parte divertente di questo sport. È anche vero però che alla fine i club con i ricavi maggiori hanno più possibilità e più flessibilità per prendere le decisioni che servono per cambiare e migliorare. Una delle cose più dirette, ovviamente, riguarda la compravendita dei giocatori”. L’Inter ha ricavi per 350 milioni di euro, come colmare il divario con i primi della classe, che si avvicinano al miliardo? “Il gap era ancora più grande tre anni fa. Annullarlo sarà un processo lungo, ma il target di un club come l’Inter deve essere anche di superare quota un miliardo, una cosa possibile lavorando su stadio, sponsor, diritti televisivi in Italia e in Europa. Per questo siamo partiti costruendo un ottimo team di manager e con forti investimenti, cosa impensabile fino a poco tempo fa”. L’Inter è impegnata con il Milan per un nuovo San Siro, ma in Europa tutti i più grandi club hanno un loro stadio di proprietà: “Storicamente Milan e Inter hanno condiviso lo stadio, ed economicamente parlando è stata una grande scelta in termini di costi e di utilizzo. La cosa funziona sia finanziariamente, sia per i tifosi e sia dal punto di vista delle prospettive del marchio. Ecco perché non ci separiamo e lavoriamo insieme per il nuovo progetto. Anche in futuro? Certo, ci servono condizioni sempre migliori per lo stadio e se non ci troveremo d’accordo penseremo a nuove possibilità. Ma al momento vogliamo stare insieme”. Impossibile evitare di parlare della questione Icardi: “E’ un grande giocatore, una brava persona e ha aiutato il club con molti gol in passato. Siamo sicuri che troveremo una buona soluzione per lui. Ripensamenti visto che abbiamo bisogno di attaccanti? No”. Zhang, infine, non firmerebbe oggi per arrivare alle ultime giornate di campionato in lotta per lo scudetto e per passare il primo turno di Champions: “L’obiettivo per l’Inter è sempre quello di vincere tutte le partite. Alla fine non sono sicuro di riuscire a farlo, ma non firmerei un accordo così”.
STAFFETTA 4X200 SL DA URLO, PANZIERA SOGNA IL PODIO
Una magnifica staffetta 4×200 sfiora il colpaccio; porta il limite italiano sul 7’02″01 e resta fuori dal podio per tre centesimi. Filippo Megli (1’45″86), Gabriele Detti (1’45″30), Stefano Ballo (1’45″27) e Stefano Di Cola (1’45″58) nuotano al meglio delle loro possibilità, si mettono alla spalle la Gran Bretagna campione del mondo e d’Europa (che apre con Duncan Scott in 1’44″91; quinta in 7’02″04) e la Cina di Sun Yang (7’04″74); quasi sgambettano gli Stati Uniti trascinati dalle frazioni lanciate di Blake Pieroni (1’44″98) e in chiusura di Townley Haas (1’45″16) e aggiornano i record italiani succedendo al 7’03″48 gommato nuotato da Emiliano Brembilla, Gianluca Maglia, Marco Belotti e Filippo Magnini per il sesto posto ai mondiali di Roma, nel 2009. La staffetta coordinata dal tecnico federale Stefano Franceschi prosegue il cammino di crescita iniziato con il bronzo agli europei di Glasgow e per tre centesimi non si aggiunge ai due riferimenti iridati che raccontano una pagina importante della storia del nuoto italiano: il bronzo di Emanuele Idini, Roberto Gleria, Stefano Battistelli e Giorgio Lamberti campione mondiale dei 200 e bronzo nei 100 stile libero a Perth nel 1991; l’argento col record europeo di Emiliano Brembilla, bronzo nei 400 stile libero, Andrea Beccari, Matteo Pelliciari e Massimiliano Rosolino del grande slam (oro agli europei di Helsinki e alle Olimpiadi di Sydney nel 2000 e poi mondiale in Giappone) nel 2001 a Fukuoka, sede della prossima rassegna mondiale nel 2021, alle spalle dell’Australia dei fenomeni Grant Hackett, Michael Klim e Ian Thorpe e dello specialista William Ashley Kirby. Sono proprio gli aussie a prendersi l’oro in 7’00″85, con chiusura da 1’44″85 di Mack Horton per il record oceanico. Staccati di quasi un secondo i russi con una staffetta estremamente bilanciata (da 1’45″38 lanciato a a 1’45″56 da fermo). “Abbiamo nuotato la staffetta più veloce di sempre; abbiamo battuto i ragazzi del 2009, migliorato il record gommato. Siamo andati fortissimi; purtroppo gli altri lo sono stati un pelo più di noi. E’ una staffetta di prospettiva. Il prossimo anno proverà a fare grandi cose. Sono onorato di avere gareggiato con loro. I ragazzi hanno tirato fuori grandi tempi. Mi rode il c… per i pochi centesimi, ma fa parte del gioco”, dichiara Detti (Esercito / Insport Rane Rosse), 24enne livornese, bronzo nei 400 e quinto negli 800 con un personale nei 200 di 1’46″38″. “Era il quinto 200 che nuotavo – continua Megli (Carabinieri / Fiorentina NC), 22enne fiorentino, quinto nei 200 stile libero col primato di 1’45″67 strappato poprio a Brembilla che l’aveva nuotato in prima frazione di staffetta dieci anni fa – Mi dispiace aver sbagliato la gestione della gara anche se il tempo è in linea col record, però mi sarebbe piaciuto aiutare di più la squadra”. “C’è un po’ di dispiacere per i tre centesimi, però siamo contenti per il record italiano”, continua il ‘chiacchierone’ del gruppo Di Cola (Marina Militare / CC Aniene), 20enne di San Benedetto del Tronto col personale di 1’47″78. “Nuotare 1’45″2 partendo da un personale di 1’47″98 da fermo è incredibile. Resta un po’ di rammarico, ma è sicuramente un buon inizio per una staffetta inedita”, conclude Stefano Ballo (Amici Nuoto Vigili del Fuoco Modena), 26enne di Bolzano che si allena a Caserta. Poi tutti insieme ricordano e dedicano il record a Mattia Dall’Aglio, 24enne nuotatore improvvisamente scomparso il 7 agosto 2017, che aveva partecipato alle Universiadi di Gwangju. Margherita Panziera si qualifica alla finale mondiale col terzo tempo di 2’06″62 (passaggi 29″97, 1’01″74, 1’34″08) dei 200 dorso che scopre la 17enne del Minnesota Regan Smith. La statunitense porta il record del mondo dove non si osava neanche immaginare: 2’03″35 (passaggio 1’00″37) che detronizza il 2’04″06 stabilito per l’oro olimpico a Londra nel 2012 dalla connazionale Missy Franklin, che è una delle poche ad aver battuto Federica Pellegrini nei 200 iridati, a Barcellona nel 2013. La baby stars and stripes, che raggiungerà in college Katie Ledecky, fa il vuoto e anticipa la campionessa dei 100, la canadese Kylie Masse di 3″22. Poi c’è la 23enne trevigiana di Montebelluna, campionessa europea che deteneva la migliore prestazione stagionale in 2’05″72. “L’obiettivo era andare in finale per giocarmela. Non immaginavo che questa ragazzina tirasse fuori il record del mondo. Così sarebbe imbattibile”, continua l’unica italiana ad aver nuotato i 100 sotto i 59″ e i 200 sotto i 2’06. Nei 2’07 ci sono l’australiana Minna Atherton, argento nei 100, che segna il quarto tempo in 2’07″38, e la vice campionessa olimpica e bronzo mondiale, l’ungherese Katinka Hosszu (che ha vinto il quarto oro consecutivo nei 200 misti) con un decimo di ritardo. Poi l’altra aussie e millennials, 18enne, Kaylee Rochelle McKeown (bronzo olimpico alle olimpiadi giovanili lo scorso anno a Buenos Aires, oro nei 50 e argento nei 100), in 2’08″19 avanti alla canadese del 2000 Taylor Ruk, 2’08″42. “Regan è fuori portata. A un certo punto non l’ho vista più – continua l’azzurra allenata a Roma da Gianluca Belfiore partita in corsia 5 con la yankee in 4 – Ho pensato che o aveva avuto una sincope oppure stavo nuotando in 2’10. Invece era andata via, quando ho letto il tempo ho capito. Questa ragazzina non la conoscevo neppure. In America tagli una testa e ne spuntano due come Hydra”. Spesso troppo vicino alla corsia, Panziera ancora non riesce a trovare un riferimento che la aiuti a tenere una traiettoria dritta “Il soffitto è molto alto, devo adattarmi, non riesco a stare al centro. Devo provare a nuotare bene e sbandare il meno possibile – continua la tesserata per Fiamme Oro e CC Aniene – Proverò a spingere di più nella fase centrale senza strappare. L’obiettivo è il podio. Cercherò di dare il 110% Secondo me siamo in cinque per due posti e Hosszu non credo che abbia forzato solo l’ultimo 50”. “Se sono arrivata a tre centesimi dai 26″ nuotando facilmente quanto meno un 25″99 ci sta” aveva detto al termine delle batterie. Invece Elena Di Liddo s’inceppa e purtroppo si ferma alle semifinali per 15 centesimi di troppo. La 25enne di Bisceglie, quarta nei 100 farfalla con due record italiani (57″18 in batteria e 57″04 in semifinale), nuota l’undicesimo tempo in 26″16 e non entra nel lotto delle finaliste aperto dalla svedese Sara Sjoestroem in 24″79 (campionessa mondiale dal 2015 ed europea dal 2012, nonché primatista mondiale in 24″43) e chiuso dalla danese Jeanette Ottesen in 26″01, campionessa del mondo a Barcellona nel 2013 e argento due anni dopo a Kazan. L’azzurra – che si allena nella vasca da 25 metri a Giovinazzo e in quella olimpica allo Stadio del Nuoto di Bari seguita da Raffaele Girardi – aveva ragione: per qualificarsi non sarebbe bastato neanche il personale nuotato in batteria in 26″03. “Sinceramente pensavo di potere riuscire a scendere tranquillamente sotto i 26 – conclude la farfalla del mediterraneo, tesserata per Carabinieri e CC Aniene, già quarta nei 100 e quinta ai mondiali in vasca corta di Hangzhou dopo il bronzo conquistato agli europei della scorsa estate a Glasgow – Questa è comunque una gara che non preparo, tanto meno riesco ancora a gestire i piccoli dettagli che fanno la differenza. La semifinale mondiale neanche me l’aspettavo e le altre sono andate veramente forte”.
JUVE IN RIMONTA, PARI CONTRO IL TEAM K-LEAGUE
Finisce con un pareggio la tournée della Juventus in Asia. Con due gol nel finale i bianconeri agguantano un rocambolesco 3-3 nell’amichevole contro il Team-K League, selezione dei migliori giocatori del campionato sudcoreano. Al World Cup Stadium di Seul la partita comincia con 50 minuti di ritardo per il ritardo del pullman bianconero dovuto al grande traffico. Biglietti esauriti, grande entusiasmo sugli spalti e partenza sprint dei coreani che al 7′ trovano il vantaggio: Higuain perde palla a centrocampo, Osmar si avvicina all’area di rigore e con un sinistro da venti metri fulmina Szczesny. Schierata da Sarri con il 4-3-3 (Cancelo, De Ligt, Rugani e Beruatto nella linea difensiva, Emre Can, Pjanic e Muratore a centrocampo, Bernardeschi, Higuain e Mandzukic in attacco), la Juventus trova il pareggio dopo appena due minuti con un perfetto diagonale del giovane Muratore, servito da Higuain.
Nei secondi finali del primo tempo nuovo vantaggio del Team-K con Cesinha, poi al 5′ della ripresa arriva addirittura il terzo gol dei coreani con destro volante del nuovo entrato Taggart. Nel finale, dopo la girandola dei cambi, la Juventus trova in pochi minuti il pareggio: al 78′ Matuidi accorcia le distanze, poco dopo Bernardeschi sfiora il 3-3 che viene invece firmato al minuto 81 dal 21enne brasiliano Matheus Pereira con una grande azione personale nell’area avversaria. Finisce 3-3 tra i fischi di delusione del pubblico per i minuti di recupero negati dall’arbitro e con Cristiano Ronaldo unico bianconero tenuto completamente a riposo da Sarri.
VENERDÌ TEDESCO IN ROSSO, FERRARI IN TESTA ALLE LIBERE
La Ferrari torna a dare segnali positivi. Nel venerdì di prove libere del Gran Premio di Germania, undicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 che si disputerà domenica sul circuito di Hockenheim, in entrambe le sessioni è la scuderia di Maranello a mettersi davanti a tutti: nelle prove della mattinata è Sebastian Vettel a chiudere in testa davanti a Charles Leclerc mentre nel pomeriggio le posizioni si invertono con il monegasco a far segnare il miglior tempo di giornata in 1’13”449, con Vettel staccato di poco più di un decimo. Per una volta le Mercedes si trovano ad inseguire con Lewis Hamilton che fa registrare il terzo tempo, a parità di gomma soft, con 1’13”595, un po’ più anonimo Valtteri Bottas che nel momento del giro veloce, nella seconda sessione di libere, commette un paio di errori, paga quasi sette decimi da Leclerc e chiude quarto. Anche nella simulazione passo gara la Ferrari è sembrata più in palla con un Vettel sempre costante e con tempi che fanno ben sperare in vista delle qualifiche e soprattutto della gara. Molte incognite per la Red Bull che in pista ha mostrato un buon passo soprattutto con Max Verstappen ma nel pomeriggio piccolo problema di potenza al motore per l’olandese, risolto dopo pochi minuti.
Peggio va al suo compagno di squadra, Pierre Gasly, che nella simulazione passo gara ha perso la macchina nell’ultima curva andandosi a schiantare contro il muro e danneggiando pesantemente la sua monoposto senza però riportare nessuna conseguenza fisica. Da segnalare anche le brillanti prestazioni di Romain Grosjean e di Lance Stroll che, rispettivamente su Haas e Racing Point, hanno chiuso la seconda sessione di libere sesto e settimo. Ma già nella giornata di domani può rimescolarsi tutto perché le temperature torride di questo venerdì sono destinate a calare sensibilmente e potrebbe anche arrivare la pioggia sia sabato che nella giornata di domenica e questo renderebbe il tutto ancora più incerto. La Ferrari ovviamente spera che resti tutto come questo venerdì: temperature alte e torride, condizioni che favoriscono la scuderia di Maranello e che invece penalizzano la Mercedes. Nella giornata di sabato appuntamento dunque alle ore 12 con la terza sessione di prove libere e poi alle 15 tutti a caccia della pole position con le qualifiche. Con una Ferrari che torna a far sperare i suoi tifosi.










