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TAPPA ACCORCIATA AL TOUR, BERNAL IN MAGLIA GIALLA

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La forza della natura rischia di decidere il Tour de France 2019 e la Francia si lecca le ferite. Un’incredibile grandinata ha reso impraticabile la strada sulla quale i corridori sarebbero dovuti transitare nel tratto finale della 19esima frazione da Saint-Jane-de-Maurienne a Tignes e così gli scenari sono clamorosi: i tempi sono stati neutralizzati in cima all’Iseran ed Egan Bernal, che era transitato da solo in vetta al GPM posto a 37 chilometri dal traguardo, si ritrova improvvisamente nuova maglia gialla della Grande Boucle. Non c’è invece un reale vincitore della frazione odierna, come da regolamento. La direzione della corsa ha infatti deciso di fermare la tappa proprio in cima all’Iseran per via di una vera e propria valanga di fango che si era scatenata in fondo alla discesa e il tentativo di recupero di Julian Alaphilippe, staccato di 2’07” allo scollinamento, è stato reso vano dalle condizioni atmosferiche. La maglia gialla passa dunque dalle spalle del francese della Deceuninck-Quick Step a quelle del giovane colombiano del Team Ineos, che dunque vede ripagato nel modo più sorprendente il proprio forcing in salita, beffando così anche gli altri rivali come Geraint Thomas e Steven Kruijswijk.

“Ancora non ci credo, è un sogno per me, ma non ho ancora vinto”, le parole di Bernal, in un misto di gioia e prudenza. Il dramma per il popolo transalpino, però, si era già consumato nella fasi iniziali di questa frazione con il primo colpo di scena di giornata, vale a dire il ritiro di Thibaut Pinot a causa di un problema alla gamba che non ha consentito al corridore della FDJ-Groupama di proseguire: piede a terra e lacrime copiose per uno dei più accreditati pretendenti alla Grande Boucle. “La più grande delusione della mia carriera”, confessa. E la valanga di fango sulle strade del Tour diventa in senso figurato anche un fiume di polemiche, visto che in molti si chiedono se le condizioni climatiche potevano forse essere previste con maggior anticipo, e il dibattito coinvolge anche gli scenari di tappa qualora si fosse arrivati fino in fondo: da un lato, Bernal avrebbe forse potuto guadagnare ulteriormente nell’ultima salita di giornata, dall’altra Alaphilippe avrebbe potuto recuperare nel tratto di discesa. Il francese, comunque, mostra toni distensivi ai microfoni della televisione francese: “Ho dato il massimo sull’Iseran. Non posso avere rimpianti, sono stato battuto da chi è più forte di me. Non credo che la maglia gialla sia ancora possibile, era già un sogno indossarla – ha detto ancora Alaphilippe – Ho perseguito questo sogno a lungo, più di quanto avessi immaginato. Ho combattuto fino ad oggi, durante tutta la salita e persino in discesa”. La classifica generale viene dunque stravolta in questo modo: Egan Bernal è la nuova maglia gialla con un vantaggio di 48″ su Alaphilippe compreso l’abbuono conquistato dal colombiano sull’Iseran. Geraint Thomas è terzo a 1’16”, a 1’28” c’è Steven Kruijswijk e a 1’55” Emanuel Buchmann che in quinta posizione chiude la rosa dei pretendenti alla vittoria finale. Il primo degli italiani resta Fabio Aru, 14esimo a 23’14” da Bernal.

Domani in programma la ventesima frazione della corsa transalpina, la Albertville-Val Thorens che però – sempre a causa del maltempo – sarà ridotta da 130 chilometri a 59 chilometri: salta il Cormet de Roselend, sarà dunque la scalata finale al Val Thorens, cima di horse category, che svelerà chi andrà a vestire la maglia gialla sugli Champs-Elysées.

 

CROLLO IN DISCOTECA, FERITI ATLETI DEI MONDIALI DI NUOTO

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Due morti e diversi feriti, fra cui anche alcuni atleti impegnati ai Mondiali di nuoto, per il crollo di una balconata interna in una discoteca di Gwangju, in Corea del Sud. Secondo l’agenzia di stampa locale Yonhap, l’incidente è avvenuto attorno alle 2.30 del mattino ed è costato la vita a due sudcoreani. Stando alle prime ricostruzioni, la balconata non avrebbe retto il peso delle troppe persone (un centinaio) che l’affollavano. Un primo bilancio parla di 17 feriti fra cui 8 atleti, quasi tutti pallanotisti: come anche confermato dalla Federazione statunitense, i giocatori delle due nazionali si trovavano in discoteca per festeggiare l’oro conquistato dalle ragazze. “Una bruttissima tragedia, i nostri pensieri vanno alle vittime dell’incidente e alle loro famiglie – le parole in una nota di Christopher Ramsey, responsabile della pallanuoto Usa – Siamo grati a tutti quelli che hanno prestato assistenza, i nostri atleti sono ora al sicuro”. La Yonhap riferiva che fra i feriti c’era anche un’italiana ma in realtà la pallanotista azzurra Giulia Viacava, infermiera, è intervenuta al pronto soccorso del villaggio degli atleti per aiutare una collega americana che aveva riportato una ferita a una gamba. Il Setterosa, che ha chiuso al sesto posto la rassegna iridata, è già in volo per Roma.
La Fina, la Federazione internazionale di nuoto, sta monitorando da vicino la situazione e “ha attivato tutte le misure necessarie per garantire cure e assistenza”.
All’interno della discoteca c’erano circa 370 persone quando è crollata la balconata, che sarebbe stata allargata dai proprietari del locale senza le necessarie autorizzazioni.

INTER BATTE PSG AI RIGORI, DA NERAZZURRI SEGNALI POSITIVI

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E’ un’Inter in crescita, nella condizione e nell’assimilazione degli schemi di Antonio Conte, quella che oggi (nel terzo test amichevole asiatico) ha ben figurato contro il Paris Saint-Germain, vincendo ai calci di rigore. Al Complexo Olimpico di Macao, la squadra nerazzurra ha “sbattuto” più volte contro il portiere e capitano dei francesi, Areola, prima di acciuffare al 94′ il meritato pareggio, per 1-1, e di superare (per 7-6) dagli undici metri Mbappé e compagni.
Nei primi dodici minuti Areola ha detto di no a Brozovic, a Esposito e poi si è superato su un “tentativo di autogol” di Diallo. A ruota Perisic è inciampato a tu per tu col portiere dei parigini. Poi, al 41′, Kehrer ha sbloccato il risultato con un colpo di testa preciso, anticipando il “dormiente” Skriniar, su cross da palla inattiva di Sarabia. Anche a inizio ripresa Areola si è opposto alla grande prima su Perisic e poi su Barella. A seguire Handanovic ha risposto da par suo, prima su Sarabia e poi su Mbappé. Nel finale il caldo e la girandola di sostituzioni hanno “rallentato” i ritmi della gara, sino all’1-1 finale, siglato proprio all’ultimo secondo da Samuele Longo con un destro a giro, sul quale c’è stato il primo “mezzo errore” di Areola. Nei rigori (finiti 6-5 per i nerazzurri) decisivo Handanovic, che ha parato le conclusioni di Aouchiche e Zagre; un solo errore per gli italiani, con Candreva che ha provato il cucchiaio, sbattendo però contro la traversa.
Buon test per l’Inter, in attesa di almeno un paio di colpi sul fronte calciomercato. Il lavoro di Conte si vede; adesso servono segnali chiari da parte della dirigenza nerazzurra.

QUADARELLA ANCORA SUL PODIO AI MONDIALI

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Simona Quadarella sfiora l’impresa ai Mondiali di Gwangju e conquista un meraviglioso argento negli 800 stile libero tenendo testa alla campionessa di tutto Katie Ledecky, che si impone in 8’13″58 contro 8’14″99. Ovviamente record italiano, 1″46 più basso del precedente nuotato per il titolo continentale a Glasgow che ha reso la 20enne romana reginetta d’Europa e del mezzofondo (tris 400-800-1500). La campionessa mondiale dei 1500 (già bronzo a Budapest due anni fa) sfodera una prestazione ricca di consapevolezza e determinazione; attacca senza paura e supera la 22enne americana imbattuta sulla distanza dalle Olimpiadi del 2012 ai 450 metri (4’36″33 contro 4’36″42 con una vasca da 30″95 contro 31″52). L’azzurra, tesserata per Fiamme Rosse e Circolo Canottieri Aniene, difende il primo posto fino ai 750 metri (7’44″21 contro 7’44″39) cedendo centesimi importanti in virata e recuperando in nuotata. Però negli ultimi 50 viene staccata inesorabilmente (29″19! contro 30″78). “Fosse stato un altro tipo di gara mi sarei accontentata di più. Avere assaporato l’oro in questo modo e non essere riuscita a prenderlo lascia amarezza, diciamo che ci ho creduto tantissimo – racconta l’azzurra allenata da Christian Minotti – C’è un po’ di rammarico per il risultato, ma non per la prestazione. Ho dato l’anima. Ho dato tutto. Non ne avevo più. Siamo al top. Mi sembra assurdo di aver tenuto testa ad un’atleta del genere. Magari non era al massimo della forma. Però essere stata lì, davanti, è stato emozionante. Pensavo fosse imbattibile, invece no. Qui ho avuto la consapevolezza che posso batterla e mi deve aiutare la prossima stagione per arrivare alle Olimpiadi credendoci ancora di più”. Al terzo posto, mai in gara per i primi due, l’australiana Ariarne Titmus, che ha sconfito Ledecky nei 400 e perso da Federica Pellegrini nei 200. La 18enne della Tasmania copre la distanza in 8’15″70 (4’07″75). La vice campionessa mondiale dei 1500, la tedesca Sarah Kohler è quarta in 8’16″43; la statunitense Leah Smith, bronzo in carica, è quinta in 8’17″10. Con questo podio Quadarella diventa la terza atleta italiana pluri-medagliata nella stessa rassegna iridata dopo Novella Calligaris, oro negli 800, bronzo nei 400 stile libero e nei 400 misti a Belgrado nel 1973, e Federica Pellegrini, autrice delle doppiette d’oro nei 200 e 400 stile libero a Roma 2009 e Shanghai 2011. La medaglia sfuma per 5 centesimi. Margherita Panziera è quarta nella finale dei 200 dorso in 2’06″67 alle spalle della canadese Kylie Masse che chiude in 2’06″62 il podio completato dalla campionessa statunitense Regan Smith, che domina in 2’03″69, seguita dall’australiana Kaylee McKeown in 2’06″26. Che la 17enne del Minnesota Smith fosse fuori portata per tutte si era capito dopo il record del mondo stampato in semifinale in 2’03″35 (passaggio 1’00″37) ed era anche presumibile che per salire sul podio sarebbe stato necessario avvicinare il record italiano di 2’05″72 che la campionessa europea aveva stabilito il 6 aprile scorso agli assoluti di Riccione. Purtroppo non ci è riuscita e resta rammarico perché sarebbe bastato nuotare il crono delle semifinali per la medaglia ex aequo con la nordamericana campionessa dei 100. Forse è stato determinante il passaggio meno brillante (1’01″74 contro 1’02″08). “Probabilmente ero un po’ troppo tesa. Sono partita col freno a mano per paura di non averne dopo – spiega la 23enne trevigiana di Montebelluna allenata a Roma da Gianluca Belfiore – Avrei dovuto scendere il passaggio almeno di otto decimi e sarebbe venuta fuori un’altra gara. Forse sono stata condizionata da Katinka (l’ungherese Hosszu, vice campionessa olimpica e bronzo mondiale, che ha vinto il quarto oro consecutivo nei 200 misti), che pensavo passasse più forte (1’02″99, poi ottava in 2’10″08). Perdo la medaglia per cinque centesimi. Brucia. Ci sono rimasta male. La medaglia era alla portata. Purtroppo ho sbagliato gara – prosegue l’azzurra tesserata per Fiamme Oro e CC Aniene – Adesso devo resettare. Restare concentrata perché domenica c’è la staffetta e poi si penserà alla stagione olimpica con questa esperienza in più”. Benedetta Pilato e Martina Carraro si qualificano alla finale dei 50 rana rispettivamente col terzo tempo di 30″17 e col quarto e primato personale di 30″23. Avanti a loro le esperte e favorite: la 22enne statunitense Lilly King (campionessa in carica e  primatista mondiale in 29″40, nonché iridata e olimpica nei 100) in 29″84 e la 27enne russa Yuliya Efimova (vice campionessa mondiale e campionessa europea, sul podio iridato della specialità dal 2009 e a Gwangju già oro nei 200 e argento nei 100) in 30″12. Poi c’è la 30enne giamaicana Alia Atkinson (vice campionessa mondiale a Kazan nel 2015), quinta in 30″61. “Sapevo che sarebbe stato difficile migliorare il tempo delle batterie perché mi sono accorta di nuotare meglio di mattina. Però va bene così – racconta Pilato, 14enne tarantina allenata da Vito D’Onghia per la Fimco Sport – Sono entrata col terzo tempo, Martina col quarto. Considero King ed Efimova di un altro livello. Gareggiare con tutto questo pubblico, con campionesse più grandi di me è da stimolo e trasmette tantissima adrenalina ed emozioni molto forti”, conclude la campionessa europea juniores che in batteria ha infranto il muro dei 30 secondi portando il record italiano sul 29″98, 15 centesimi meglio di quello precedente che aveva stabilito al Sette Colli il 22 giugno scorso. Soddisfatta anche Carraro. “Sono molto contenta perché nel 50 non è facile migliorarsi ogni turno di gara – sottolinea la 26enne genovese, già bronzo nei 100, che in batteria aveva abbassato sul 30″23 il personale da 30″38 – Mi sto divertendo molto in questo mondiale. Sembra facile quando arrivano i risultati, ma prima no. Mi diverte stare in questo ambiente. Mi piace essere tra le prime, giocarmela. E’ proprio una figata – continua la ranista di Fiamme Azzurre e Azzurra 91, allenata dal 2018 dal tecnico Cesare Casella a Imola insieme al compagno Fabio Scozzoli, prima ranista italiana su un podio mondiale – Sicuramente la presenza di Benedetta è uno stimolo, ma per me è un’avversaria come un’altra. Anche con Arianna Castiglioni. Siamo italiane, ci conosciamo e fa sempre piacere quando vi è un risultato positivo di una compagna, però in vasca siamo avversarie. Sarà una finale combattuta e aperta. Secondo me chi ripeterà questi tempi andrà sul podio”, conclude l’azzurra che proprio a Gwangju conquistò il bronzo nei 50 rana alle Universiadi del 2015 prima di esplodere la scorsa stagione con l’argento ai Giochi del Mediterraneo e il bronzo ai mondiali in vasca corta nella breve distanza diventando, peraltro, la prima italiana a nuotarla sotto i 30 secondi (29″59). Gli Stati Uniti, infine, si aggiudicano la medaglia d’oro nella finale della staffetta mista 4×100 stile libero. La formazione americana, con il nuovo record del mondo di 3’19″40, precedono l’Australia, argento in 3’19″97, e la Francia, bronzo in 3’22″11. Ottava l’Italia (Frigo, Miressi, Bianchi e Pellegrini ultima frazionista) con 3’25″58.

POLE HAMILTON IN GERMANIA, SABATO NERO PER LE FERRARI

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Lewis Hamilton partirà in pole position al Gran premio di Germania, 11esima prova stagionale del Mondiale di Formula Uno in programma sul circuito di Hockenheim. Il pilota anglo-caraibico della Mercedes, col tempo di 1’11″767, sigla la pole numero 87 della carriera, la quarta stagionale dopo Australia, Monaco e Francia e la seconda sul circuito tedesco dopo quella del 2008. Al suo fianco, in prima fila, ci sarà Max Verstappen, più lento di quasi tre decimi e mezzo con la Red Bull, quindi Valtteri Bottas con l’altra Freccia d’Argento e Pierre Gasly sempre su Red Bull. Ottima quinta posizione per Kimi Raikkonen con l’Alfa Romeo e che sarà affiancato da Romain Grosjean (Haas), a seguire Carlos Sainz (McLaren), Sergio Perez (Racing Point) e Nico Hulkenberg (Renault). Sabato nero per la Ferrari, con Charles Leclerc che partirà dalla decima posizione mentre Sebastian Vettel finisce addirittura in fondo alla griglia. Il monegasco, in testa nelle seconde e terze libere, primo nel Q1 e dietro il solo Hamilton nel Q2, resta spettatore durante l’ultima manche per un problema alla sua Ferrari e deve rassegnarsi alla quinta fila. Finisce peggio al compagno di squadra: sceso in pista durante il Q1, il tedesco è subito rientrato ai box per un problema al flusso d’aria del turbo che i meccanici della Ferrari però non sono riusciti a risolvere in tempo utile per provare a qualificarsi per la seconda manche. Oltre al quattro volte iridato, in pole su questo circuito un anno fa, erano rimasti fuori dal Q2 Lando Norris su McLaren, Alexander Albon su Toro Rosso e le Williams di Robert Kubica e George Russell. Esclusi invece dalla lotta per la pole nel secondo round delle qualifiche Antonio Giovinazzi (Alfa Romeo), Kevin Magnussen (Haas), Daniel Ricciardo (Renault), Daniil Kvyat (Toro Rosso) e Lance Stroll (Racing Point).

NIBALI RE SULLE ALPI, BERNAL PRENOTA IL TOUR DE FRANCE

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Era l’ultima occasione, la sfrutta nel migliore dei modi. Vincenzo Nibali vince la ventesima tappa del Tour de France 2019 da Albertville a Val Thorans e riesce a rendere dolce il finale di una corsa transalpina che lo ha visto presente suo malgrado e purtroppo in grande difficoltà in chiave classifica generale. Lo Squalo dello Stretto non si arrende a una condizione fisica non all’altezza della sua strepitosa carriera e compie una vera e propria impresa centrando la fuga giusta e facendo il vuoto nel finale: commovente l’arrivo del siciliano al traguardo, con gli occhi lucidi per un successo di tappa voluto e meritato che dimostra a coloro .i quali lo avevano criticato nel corso di queste tre settimane di avere ancora tanto da dare al ciclismo anche all’età di 35 anni. Al traguardo il messinese è visibilmente commosso: “E’ stata una vittoria molto sofferta. E anche un Tour complicato per me, ho provato a fare classifica ma sono esploso. Ho ricevuto molti dissensi, qualcuno mi ha detto di ritirarmi, ma per me era giusto onorare il Tour anche se le mie condizioni erano quel che erano. Negli ultimi giorni stavo molto bene, ieri c’ho provato, oggi ero stanco ma ci ho provato di nuovo ed è andata bene”. Nibali vince la tappa, Bernal, di fatto, mette le mani sul Tour de France: tanto attendismo tra gli uomini di classifica nella scalata del GPM di horse category che ha concluso questa frazione dimezzata nella propria lunghezza per motivi meteorologici, nessuna lotta nel finale per provare a mettere in difficoltà il colombiano del Team Ineos, che piazza la doppietta con Geraint Thomas al secondo posto staccato di 1’11”. Julian Alaphilippe crolla anche nell’ascesa finale di oggi e finisce fuori dal podio, scivolando al quinto posto a 3’43”. Il terzo posto è dunque di un ottimo Steven Kruijswijk, quarto la rivelazione Emanuel Buchmann. Al traguardo Bernal non può nascondere tutta la soddisfazione per questa vittoria storica ormai a un passo: “Penso che ancora non mi sono reso conto che sto per vincere il Tour, non vedo l’ora di superare il traguardo a Parigi e di festeggiare tranquillo. E’ il primo Tour della storia della Colombia, mancava questo tra i grandi giri per il mio paese e sono super contento”. Capitolo italiani: Fabio Aru conferma la quattordicesima posizione a 27’02”, Vincenzo Nibali con la vittoria di tappa recupera alcuni secondi ed è trentasettesimo con un distacco di 1h36’21”. Domani in programma la ventunesima e ultima frazione della corsa transalpina, la Rambouillet-Parigi di 128 chilometri: è la consueta passerella finale della Grande Boucle, con la maglia gialla Bernal che avrà semplicemente il compito di arrivare al traguardo posto sullo splendido arrivo agli Champs-Elysées, evitando rischi e senza perdere terreno sui rivali. Tappa estremamente pianeggiante dopo il trittico alpino, saranno i velocisti a giocarsi l’ultima vittoria di questa edizione. 

SETTEBELLO ORO MONDIALE, SPAGNA TRAVOLTA 10-5

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Il Settebello e’ campione del mondo. A Gwangju, nella finale iridata del torneo di pallanuoto maschile, l’Italia ha battuto 10-5 la Spagna e ha conquistato la medaglia d’oro. Per gli azzurri  e’ il quarto titolo mondiale dopo Berlino 1978, Roma 1994 e Shanghai 2011.

Alla Nambu University Grounds il Settebello passa subito in vantaggio. Trenta secondi e dopo l’espulsione ottenuta da Aicardi al centro, l’extraplayer passa dalle mani di Di Fulvio che scaqrica a Luongo per l’1-0 da posizione cinque. Un minuto e cinquanta secondi e Perrone pareggia da cinque metri, alla prima superiorità iberica concessa per fallo grave di Figari (1-1). Munarriz e Grandos falliscono due extraman e dall’altra parte gli azzurri raddoppiano col Chalo dopo un’azione insistita con l’uomo in più, conclusa magistralmente sotto il sette dall’8 italoargentino. Quarta superiorità spagnola, la difesa scala male e ancora Perrone trova l’angolo per il pareggio a 1’22” dalla fine (2-2). Il fuoriclasse iberico poi a 20 secondi dal termine innesca l’azione che porta al rigore di Di Fulvio su De Toro. Dai cinque metri spara Barroso ma Del Lungo è magistrale e intuisce il tiro centrale. Un minuto e mezzo e la bomba di capitan Figlioli a uomini pari rimbomba nella rete spagnola. L’Italia c’è e torna in vantaggio 3-2. Tre minuti sul cronometro, terza espulsione iberica e Dolce mette la firma sulla finale con la saetta del 4-2. Settebello a petto gonfio: Quarto extraplayer, palla velocissima e Renzuto dai due metri fa 5-2 a metà tempo. Tre reti in quattro minuti, musica maestro. Tre extraman falliti per parte (per l’Italia è la prima), poi a un minuto dalla fine la controfuga spagnola si conclude col rigore di Figari su Perrone, che Munarriz realizza per il 3-5. La difesa azzurra stoppa l’ottavo extraman e si vira a +2. Terzo tempo con un altro gol azzurro in apertura. Il secondo a uomini pari di bomber Aicardi. Il cavaliere mascherato di Rio2016 ricuce al centro dal Chalo e compie una rotazione velocissima con il pallone che riappare alle spalle di Lopez Pinedo (6-3). Pallanuoto da fantascienza: Echenique inventa e Dolce (doppietta) realizza da sette metri con l’aiuto del palo (7-3). Mezzo minuto e Di Fulvio prende controfallo, parte come un centometrista, doppia finta e rete magistrale per l’8-3 a 3’42” da giocare.
“Italia, Italia”, il tifo si alza dalle tribune sul timeout di Martin, che cerca di rinfrescare le idee ai suoi. Secondo fallo grave di Di Fulvio e stavolta Mallarach col mancino infila il 4-8 realizzando il terzo extraman su nove tentativi. Più quattro a otto minuti dalla gloria, per il Settebello è quasi fatta. L’ultimo quarto si apre con la seconda rete di Luongo per il 9-4. Mallarach prova a tenere in vita la Spagna con il potente mancino del 9-5, ma Bodegas chiude i giochi con un gol fantastico per il definitivo 10-5. Poi Campagna chiama timeout per mandare in acqua e regalare la festa finale anche al secondo portiere Nicosia. Finisce con l’esplosione di gioia tricolore, per l’Italia è il quarto titolo mondiale.

BUON MILAN, MA IL BENFICA VINCE 1-0

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Un buon Milan ha ben figurato, per circa 70 minuti, prima di capitolare e di perdere, per 1-0, contro il Benfica. Nella gara di “International Champions Cup” giocata al Gillette Stadium di Foxborough, nel Massachusetts, si sono viste diverse “cose” positive per i rossoneri e per il nuovo tecnico Marco Giampaolo. Seppur indietro nella preparazione rispetto ai rivali, che già domenica prossima giocheranno la finale di Supercoppa di Portogallo, contro lo Sporting Lisbona, Romagnoli e compagni hanno comandato il gioco per lunghi tratti della sfida. Agli sfortunati rossoneri, che hanno colpito due legni, è mancato soltanto il gol. Sugli scudi il portiere del Benfica, Odisseas Vlachodimos, più volte insuperabile oggi, e l’ex di turno, ovvero Adel Taarabt, autore del gol-partita, favorito da una deviazione beffarda e involontaria di Biglia.
A inizio gara Giampaolo ha optato per il modulo 4-3-1-2, schierando Calabria, Romagnoli, Musacchio e Ricardo Rodriguez davanti a Gigio Donnarumma; Borini, Biglia e Calhanoglu nella zona nevralgica; con Suso alle spalle del tandem d’attacco composto da Castillejo, Piatek. Fuori causa i “partenti” Cutrone e Andrè Silva, l’infortunato dell’ultima ora Theo Hernandez, i convalescenti Caldara e Bonaventura e Kessié e Bennacer, a riposo, dopo le fatiche della Coppa d’Africa. In scena negli ultimi 5 minuti il secondogenito di Paolo Maldini, Daniel, che aveva fatto l’esordio mercoledì contro il Bayern.  
Il primo squillo è arrivato al 17′: palo pieno colpito da Calhanoglu. A seguire l’estremo difensore del Benfica, nel giro di quattro minuti, ha detto di no prima a Castillejo e poi due volte a Borini. Poi un ispirato Suso, al 27′, e Piatek, al 34′, hanno sfiorato i pali della porta dei lusitani. Nel finale della prima frazione Gigio Donnarumma ha fatto due buone parate: su Gabriel e su Rafa Silva.
Nel secondo tempo spazio a Reina, Conti, Gabbia, Strinic e al dubuttante in rossonero Krunic. Il gol del Benfica è arrivato al 25′: tiro non letale di Taarabt e deviazione determinante di Biglia. Il Milan ha comunque reagito: Suso ci ha provato due volte, sfiorando il palo e sbattendo sul portiere portoghese. Biglia, infine, ha sfiorato l’eurogol direttamente da calcio da fermo ma ha colpito in pieno la traversa. Non era la “giornata giusta”: Milan non fortunato ma in costante crescita. Vince il Benfica ma Giampaolo ha più di un motivo per sorridere.
(ITALPRESS).