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NAPOLI STENDE LIVERPOOL IN AMICHEVOLE A EDIMBURGO

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Il Napoli ha stravinto l’amichevole odierna contro il Liverpool. La squadra di Carlo Ancelotti, allo stadio di Murrayfield di Edimburgo, si è imposta per 3-0. A segno per i partenopei Insigne, Milik e Younes. Azzurri spregiudicati in avvio, con in campo contemporaneamente Callejon (schierato a centrocampo), Insigne, Verdi, Mertens e Milik. Reds in formazione rimaneggiata, a causa delle assenze di Alisson, Mané, Salah e Firmino. Il Napoli ha messo in mostra grandi qualità, nel segno di Lorenzo Insigne. Il capitano, infatti, è stato fondamentale nel successo odierno contro i campioni d’Europa. Non c’è stato nulla da fare per gli uomini di Klopp. Il tecnico di Reggiolo si è affidato di nuovo al 4-2-3-1 e ha sfruttato al massimo i contropiedi, che sono stati letali per gli inglesi. Dopo le amichevoli un po’ deludenti giocate durante il ritiro di Dimaro Folgarida, si temeva che si potesse ripetere la debacle del 4 agosto scorso, a Dublino, proprio contro il Liverpool. E invece c’è stata la “vendetta”.
Comincia bene il Napoli, rischiando poco e proponendo un gioco con aperture laterali da parte dei difensori. Ancelotti deve fare a meno dei centrocampisti, che sono ancora in vacanza (Allan e Fabian Ruiz) e decide di affidarsi a Callejon in coppia con Zielinski. In difesa davanti a Meret ci sono Manolas e Maksimovic, aspettando il rientro di Koulibaly. Sulle fasce il nuovo arrivato Di Lorenzo e, dall’altra parte, Mario Rui. In attacco Milik prima punta con alle spalle Verdi, Mertens e Insigne.
Il primo tempo lo comanda praticamente il Napoli. Dalle parti di Meret non si avvicina nessuno, fino al riposo. Nell’altra area di rigore Mignolet soffre al 10′ su un tiro a giro di Verdi e poi su una punizione di Insigne. Al 17′, però, il portiere dei Reds nulla può proprio contro il capitano che, servito da Mertens in contropiede, si porta al limite e di destro piazza il pallone nell’angolino. Non è finita: al 24′ Di Lorenzo evita due avversari, calcia al centro per Milik, che viene anticipato da Matip all’ultimo istante. Al 29′ ci pensa proprio il polacco, su assist preciso di Insigne, a segnare il raddoppio, in spaccata. Si va sul riposo sul risultato di 2-0.
A inizio ripresa Ancelotti decide di far uscire Manolas, Mario Rui e Mertens, inserendo Chieriche, Ghoulam e Younes. Proprio quest’ultimo, in contropiede, dopo una parata di Mignolet su bel tiro a giro di Insigne appoggia in porta, al 7′, siglando il 3-0. All’11’ poi ci poteva stare addirittura il poker, con Milik che da distanza ravvicinata prova vanamente a beffare Mignolet. Il 4-0 sarebbe stato però “troppo”. Buon test per il Napoli di Ancelotti.

BERNAL RE A PARIGI, A EWAN L’ULTIMA VOLATA

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Egan Bernal è il nuovo re del Tour de France. Per la prima volta nella storia della Grande Boucle un ciclista colombiano arriva in trionfo a Parigi. Un successo che rimarrà impresso per vari motivi, visto che si tratta della più giovane maglia gialla della storia (ideata nel 1919, oggi centenario) e del terzo più giovane vincitore di sempre della corsa. Nella passerella finale, la ventunesima e ultima tappa da Rambouillet a Parigi (Champs Elysees), per un totale di 128 chilometri, a spuntarla è Caleb Ewan, che batte sia Groenewegen, secondo, che il piemontese Niccolò Bonifazio, terzo. Una tappa che per molti chilometri è stata vissuta come un’ultima sgambata; poi nella fase calda è stata lotta vera: Fraile, Politt, Tratnik e Scully provano la fuga ma vengono ripresi a 13 chilometri dal termine. Ai -6 Greg Van Avermaet vuole fare il numero ma il gruppo non glielo permette e negli ultimi metri è spazio ai velocisti, con un grande Ewan che si butta sulla destra e beffa i suoi avversari, centrando il terzo successo personale di questa Grand Boucle. “E’ stata una grande vittoria, sono davvero felice. E’ stato un ottimo modo per chiudere il Tour, è stato incredibile”, ha dichiarato l’australiano.
Ma la scena è tutta per il 22enne Egan Bernal che al traguardo abbraccia prima Geraint Thomas, arrivato secondo a 1’11” e poi in modo caloroso ed emozionante la sua famiglia. “E’ incredibile, non so cosa dire: ho vinto il Tour però non riesco a crederci. Ho bisogno di un paio di giorni per assimilare tutto. Ho visto la mia famiglia e volevo solamente abbracciarli. E’ una cosa che non si può descrivere, è pura felicità”, ha detto il colombiano, subito dopo il traguardo. Sul podio, nello splendido scenario notturno parigino, Bernal ha preso la parola e ha speso parole pure per l’Italia: “Ringrazio la mia squadra per il supporto e per aver creduto in me. Grazie poi all’Italia, perché sono cresciuto lì. Grazie alla Colombia, al suo primo successo al Tour de France, e grazie alla Francia, che organizza la più bella corsa del mondo. E’ stata la più bella vittoria della mia vita”. Il colombiano è professionista dal 2016 e ha cominciato proprio in una squadra italiana, la Androni Giocattoli-Sidermec, prima di passare al team Sky, adesso diventato Ineos.
Sul podio con lui il compagno di squadra Geraint Thomas (vincitore lo scorso anno) e Steven Kruijswijk, rispettivamente secondo a 1’11” e terzo a 1’31”. Il migliore degli italiani è Fabio Aru, che termina il suo Tour al quattordicesimo posto. Maglia verde a Peter Sagan (la settima per lui, è record); mentre la maglia a pois di miglior scalatore se l’aggiudica Romain Bardet. Infine, la maglia bianca di miglior giovane va sempre a Bernal, vero mattatore di un Tour de France storico.
(ITALPRESS).

VERSTAPPEN VINCE IN GERMANIA, RIMONTA VETTEL

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Corsa pazza a Hockenheim. La pioggia a ritardare la partenza, i tanti incidenti e i conseguenti ingressi della safety car, con continui cambi di strategia che hanno stravolto più volte il naturale corso degli eventi: il Gran Premio di Germania di Formula 1 si trasforma in un vero e proprio tourbillon di emozioni e colpi di scena. E a spuntarla è uno strepitoso Max Verstappen, che vince la sua seconda gara nelle ultime tre e dimostra di essere solido dal punto di vista mentale anche quando la gara non si mette nel migliore dei modi, come accaduto oggi con una partenza non all’altezza. Al secondo posto un commovente Sebastian Vettel, che sul circuito di casa concretizza una rimonta pazzesca, trasformando nel secondo gradino del podio la ventesima posizione della partenza dopo le qualifiche da profondo rosso di ieri. Al traguardo il tedesco si gode quella che senza dubbio è una grande iniezione di fiducia: “Da ventesimo a secondo, è stata una gara lunga ma mi sono divertito tantissimo. Molto dura interpretare quale potesse essere la mossa giusta, ma sono davvero felice”.
Giornata da dimenticare, invece, per l’altra Ferrari di Charles Leclerc, uscito di scena quando si trovava al secondo posto a causa di un errore che lo ha costretto al ritiro dopo aver incastrato la propria monoposto sulla ghiaia. Se il giovane monegasco può prendersela con se stesso e con la sfortuna, devono fare lo stesso i due piloti della Mercedes, che oggi vivono una vera e propria giornata no che contribuisce a riaprire in qualche modo la lotta per la classifica piloti. Clamoroso l’undicesimo posto di Hamilton, frutto di una serie di errori tra cui il taglio della pit-lane che ha portato a una penalità. Il leader del Mondiale, però, non resta fuori dalla zona punti. Nella tarsa serata, infatti, arriva la notizia della penalità per le Alfa Romeo di Kimi Raikkonen e Antonio Giovinazzi. Entrambi i piloti dell’Alfa sono stati penalizzati di 30 secondi sul tempo di arrivo dopo che gli steward, nel post gara, hanno rilevato un’anomalia alla frizione, probabilmente correlata alle operazioni di partenza. A causa di questa penalità Raikkonen e Giovinazzi abbandonano rispettivamente la settima e l’ottava posizione ed escono fuori dalla zona punti. Settima posizione che va alla Haas di Romain Grosjean, seguito dal compagno di squadra Kevin Magnussen. Lewis Hamilton conquista due punti con il nono posto, mentre Robert Kubica sale in decima posizione e regala il primo punto ufficiale alla Williams. “Una delle gare più difficili che abbiamo fatto da diverso tempo. E’ stato un disastro per me questo weekend”, il commento del campione del mondo della Mercedes a fine gara. Valtteri Bottas non approfitta delle difficoltà del compagno di scuderia e rivale e nei giri conclusivi va a muro e si ritira, concludendo anche lui con zero punti in cascina.
Tantissima soddisfazione, invece, per il vero outsider di giornata, vale a dire Daniil Kvyat che riporta la Toro Rosso sul podio a distanza di diversi anni: il russo si è piazzato al terzo posto e ha festeggiato così la nascita di sua figlia, venuta alla luce ieri sera.
Ma non c’è un attimo di tregua per i piloti, perché fra appena una settimana si torna in pista sul circuito dell’Hungaroring per il Gran Premio di Ungheria, dodicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1: la gara è in programma domenica 4 agosto e sarà l’occasione per molti, Mercedes in primis, di riscattare la prova opaca sul tracciato tedesco.
(ITALPRESS).

A 14 ANNI PILATO ARGENTO MONDIALE NEI 50 RANA

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La 14enne Benedetta Pilato ha vinto la medaglia d’argento nella finale dei 50 rana femminili ai Mondiali di nuoto di Gwangju. Oro alla statunitense Lilly King. Bronzo per Yuliya Efimova. Quinta Martina Carraro. “Sono contentissima. Non ci credo ancora”. Ai microfoni di Rai Sport Pilato commenta in lacrime la medaglia d’argento appena vinta ai Mondiali di Gwangju. “Non sono mai stata cosi’ tesa prima di una gara, ma credo sia normale e sono contentissima, non so che dire – aggiunge la 14enne tarantina -. Se pensavo alla medaglia mondiale? Con il terzo tempo l’idea mi ha sfiorato, ma non me l’aspettavo. Ho reso la vita difficile alla King? Non esageriamo…E’ bellissimo, ma e’ bellissimo competere con gente con cosi’ tanta esperienza. Appena sono arrivata ho visto la luce sul blocco, erano due pallini e ho iniziato a urlare, mi stavo sentendo male. Sono sconvolta”.
Finisce il dominio nei 1500 stile libero di Gregorio Paltrinieri. Il campione emiliano si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo nella gara vinta dal tedesco Florian Wellbrock davanti
all’ucraino Mykhailo Romanchuk.

Trionfo con tanto di record del mondo per gli Stati Uniti nella staffetta 4×100 mista donne in
chiusura dei Mondiali di Gwangju: 3’50″40 il crono fatto registrare dalle americane. Argento per l’Australia, bronzo per il Canada. Quarte le azzurre, nella gara dell’addio iridato di
Federica Pellegrini: 3’56″50, nuovo record italiano. “E’ vero, è stata la mia ultima gara ai Mondiali ma non è che smetto oggi di nuotare, mi vedrete ancora”, ha detto la campionessa veneta.

 

GLI AZZURRINI DEL FOOTBALL AMERICANO AL DEBUTTO

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Al via con le prime quattro partite in programma il campionato Europeo Under 19 di football americano. Quattro le partite in programma: Francia-Finlandia e Svezia-Norvegia impegnate a partire dalle 17.00 al C.S. Bernardi (Lunetta Gamberini) e Austria-Spagna, Danimarca-Italia dalle 21.00 allo Stadio Arcoveggio. Sale ovviamente l’attesa per l’esordio degli azzurrini, che di fronte si troveranno un avversario roccioso, dalla esuberante fisicità e con alla guida un allenatore di grande esperienza come Lars Carlsen, capace di far arrivare pressoché sempre fino in fondo la Nazionale danese a tutte le competizioni europee. Sull’altra panchina, Luca Lorandi: grande esperienza ma esordio assoluto con la Nazionale U19, in ritiro dal 21 luglio e più che pronta a vendere cara la pelle.

L’AUSTRIA DILAGA CONTRO LA SPAGNA

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Il primo match degli Europei U.19 di football americano vede l’Austria, squadra favorita alla conquista del titolo continentale, prevalere con decisione sulla Spagna per 61-7. Il match comincia con l’Austria in possesso del pallone, che si vede tuttavia costretta a ridarlo agli avversari per un fumble causato da Iglesias e recuperato dalla Spagna.
Nel drive successivo, la formazione spagnola prova a trasformare un quarto down e 11; il passaggio è però incompleto e la palla torna in mano al team. L’Austria riparte dalle 40 e al primo tentativo Touré prende palla e corre per 40 yard. Uzay poi, con un altro completo riconquista il primo down. Da un primo e goal dalle 6 yard, è Schutz a bucare la difesa spagnola nel centro e con l’extra point ad opera di Rock si va sul 7-0. Il tuouchdown arriva con Gruner, che effettua una QB keeper ed entra in end zone. L’extra point di Rock è buono e si va sul 14-0. Poo l’Austria si affida al piede di Rock, che mette a segno un field goal dalle 20 e porta la propria formazione in vantaggio per 17 – 0. Sarà poi De Diego Maffrand a segnare il primo touchdown della Spagna e a mettere l’extra point per il 17-7.
Sarà Haslwanter a conquistare il terzo touchdown austriaco. Con l’extra point di Rock poi, il risultato sale a 24-7. Sarà il RB austriaco ad entrare in end zone per la seconda volta. A 3 minuti dalla fine, con l’extra point di Rock, il punteggio sale a 31-7. A pochi secondi dalla fine, Gruner approfitta di una distrazione difensiva e con accuratezza trova Berghhammer completamente libero in mezzo al campo, che riceve il pallone e si invola intoccato in endzone. Con l’extra point di Rock, il secondo tempo termina sul 38-7. Nel terzo quarto ancora Haslwanter, che con l’extra point di Rock fa salire il punteggio a 45-7. Ad inizio quarto quarto la formazione austriaca decide di far entrare il secondo QB Hrouda, che tuttavia si fa subito notare con degli ottimi pass su Imarhiagbe, Rumetshofer e Nafile grazie ai quali l’Austria si avvicina all’end zone. A concretizzare sarà poi Djukic, che con l’extra point di Rock porta l’Austria avanti di 52-7. A 4 minuti dalla fine, dopo alcuni drive improduttivi da parte di entrambi i team, la Spagna subisce un fumble in end zone e il LB austriaco Rettenbacher ne approfitta per recuperarlo e segnare il 59-7. Il match terminerà tuttavia 61 – 7 grazie ad una safety ad opera del team austriaco, che vince la prima partita di questi Europei e si riconferma una seria minaccia per le altre contendenti.

DIRITTI TV, VIA LIBERA ALLA TRATTATIVA LEGA-MEDIAPRO

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L’Assemblea della Lega di Serie A conferma il suo interesse alla creazione di un canale televisivo in proprio e, pur non approvando l’offerta ricevuta da Mediapro, continuerà a trattare con gli spagnoli per definire un accordo entro il prossimo 30 settembre. È quanto emerso dalla riunione in via Rosellini dove i club, all’unanimità, hanno deciso di “mantenere la piena facoltà di rivolgersi agli operatori del mercato della comunicazione per l’assegnazione dei diritti audiovisivi per il triennio 2021/2024”, valutando “positivamente l’ipotesi di realizzazione del canale della Lega (ai sensi dell’articolo 13 della Legge Melandri)” e deliberando “di dare mandato al presidente e all’amministratore delegato di negoziare e di definire l’accordo contrattuale con Mediapro entro e non oltre il 30 settembre 2019 sulla base dell’offerta economica di cui alla proposta Mediapro del 26 luglio 2019”. Si tratta di un netto passo avanti verso l’ipotesi di creazione di un canale televisivo della Lega, con questo importante mandato affidato ai vertici della “Confindustria del calcio” di trattare con la media company spagnola. Mediapro avrebbe proposto un miliardo e 150 milioni a stagione per realizzare dal 2021 il canale televisivo dedicato alla Lega di A.
Intanto, dopo l’addio al direttore generale Marco Brunelli, voluto dal presidente federale Gabriele Gravina in Figc, oggi la Lega di A ha salutato anche un altro storico dirigente, il responsabile del marketing e dei diritti televisivi Fabio Santoro, anche lui diretto verso via Allegri. Al suo posto, con il ruolo di Head of Competition, giunge in Lega Calcio l’ex team manager dell’Inter e dirigente dell’Empoli Andrea Butti. E’ stato lo stesso amministratore delegato della Lega Luigi De Siervo ad illustrare il cambio dirigenziale ai presidenti della Serie A, i quali hanno ringraziato calorosamente Santoro con un applauso e dato il benvenuto al nuovo manager.

DJOKOVIC E BARTY GUIDANO LE CLASSIFICHE, FOGNINI N.9

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Fabio Fognini, primo italiano in top ten dopo quasi 41 anni (nell’agosto 1978 Corrado Barazzutti salì fino alla settima posizione), si riprende la nona posizione nella classifica pubblicata oggi dall’Atp, eguagliando il suo best ranking. Fa tre passi indietro Matteo Berrettini, che scende al 23esimo posto, complice la mancata difesa del titolo a Gstaad per un infortunio alla caviglia destra. Perde quattro posizioni anche Lorenzo Sonego, numero 56, mentre ne riguadagna una Marco Cecchinato, ora 62esimo. Tre gradini in giù per Andreas Seppi, 79esimo, mentre grazie ai quarti a Gstaad guadagna otto posti Thomas Fabbiano, numero 82. Tre posizioni in più anche per Stefano Travaglia, numero 95, settimo azzurro in top 100. Best ranking per Filippo Baldi, numero 144, e per il 17enne Jannik Sinner, 194. Un’unica variazione nella top ten del ranking mondiale, ancora guidata da Novak Djokovic, alla 38esima settimana consecutiva al comando (la 262esima complessiva: è quinto nella speciale classifica) e sempre con 4.470 punti di vantaggio su Rafa Nadal. In terza posizione Roger Federer, poi Dominic Thiem, Alexander Zvereve e il Next Gen Stefanos Tsitsipas, il cui sesto posto è insidiato da Kei Nishikori. Ottavo è il russo Karen Khachnov che precede l’azzurro Fabio Fognini che si è ripreso la nona poltrona (best ranking eguagliato) scavalcando l’altro russo Daniil Medvedev.

Camila Giorgi è stabile nella classifica pubblicata stamane dalla Wta: la 27enne marchigiana, numero 62, è sempre la prima delle azzurre. Grazie ai quarti nel Wta di Palermo guadagna dieci posizioni Jasmine Paolini, che risale al numero 132 (a soli due passi dal best ranking), mentre gli ottavi in terra siciliana regalano dieci posizioni anche a Giulia Gatto Monticone, ora 153. Perdono invece sette posizioni Martina Trevisan (n.164) e trentuno Martina Di Giuseppe (180), costretta a dare forfait a Palermo. Nessuna variazione nella top ten mondiale: in testa, per la sesta settimana, si conferma Ashleigh Barty. Dietro l’australiana sono stabili la giapponese Naomi Osaka, la ceca Karolina Pliskova, la rumena Simona Halep, l’olandese Kiki Bertens, l’altra ceca Petra Kvitova, l’ucraina Elina Svitolina, le statunitensi Sloane Stephens e Serena Williams, e la bielorussa Aryna Sabalenka. 

Queste le nuove classifiche:
ATP: 1. Novak Djokovic (Srb) 12415 (–); 2. Rafael Nadal (Esp)7945 (–); 3. Roger Federer (Sui) 7460 (–); 4. Dominic Thiem(Aut) 4595 (–); 5. Alexander Zverev (Ger) 4415 (–); 6. Stefanos Tsitsipas (Gre) 4045 (–); 7. Kei Nishikori (Jpn) 4040 (–); 8. Karen Khachanov (Rus) 2890 (–); 9. Fabio Fognini (Ita) 2625 (+1); 10. Daniil Medvedev (Rus) 2625 (-1); 23. Matteo Berrettini 1570 (-3); 56. Lorenzo Sonego 954 (-4); 62. Marco Cecchinato 880 (+1); 79. Andreas Seppi 745 (-3); 82. Thomas Fabbiano 653 (+8); 95. Paolo Travaglia 588 (+3)

WTA: 1. Ashleigh Barty (Aus) 6605 (–); 2. Naomi Osaka (Jpn) 6257 (–); 3. Karolina Pliskova (Cze) 6055 (–); 4. Simona Halep (Rou) 5933 (–); 5. Kiki Bertens (Ned) 5130 (–); 6. Petra Kvitova (Cze) 4785 (–); 7. Elina Svitolina (Ukr) 4638 (–); 8. Sloane Stephens (Usa) 3802 (–); 9. Serena Williams (Usa) 3411 (–); 10. Aryna Sabalenka (Blr) 3365 (–); 62. Camila Giorgi 883  (–).