el giovedì del Gran Premio di Francia sul circuito Paul Ricard a Le Castellet, in casa Ferrari si è lavorato per preparare il lavoro del venerdì, quando sono in programma le prove libere. Gli ingegnieri, poi, hanno accompagnato Charles Leclerc e Sebastian Vettel nella loro prima ricognizione in pista, nella quale hanno percorso a piedi i 5.842 del tracciato transalpino. Per entrambi, poi, il consueto incontro con i giornalisti. Sebastian Vettel ha detto di essere molto felice di risalire in macchina: “Abbiamo alcune parti nuove sulla monoposto, stiamo provando alcune cose: domani sarà molto importante per noi. La pista non è proprio come lo scorso anno, ci sono diversi tratti riasfaltati, ma c’è un po’ di tutto nelle caratteristiche di questo tracciato. Speriamo che i riscontri che arriveranno confermino che possiamo fare un passo avanti su quei fronti che fin qui sono stati i nostri punti deboli”, ha detto il tedesco.
“Sappiamo che la nostra vettura è molto competitiva nei rettilinei, ma ci manca un po’ di grip nelle curve, quindi perdiamo o guadagniamo a seconda del tracciato su cui siamo. Qui abbiamo un buon mix di entrambi gli elementi, comprese curve potenzialmente difficili per noi, ma abbiamo degli aggiornamenti che potrebbero confermare un passo avanti”, ha aggiunto Seb che sulla revisione presentata dalla Scuderia del Cavallino contro la penalizzazione di 5″ che gli è costata la vittoria a Montreal, aggiunge: “Bisogna aspettare cosa accadrà domani” dice riferendoai all’udienza fissata dalla Fia per le 14.15 di venerdì ed al quale parteciparanno i commissari di gara del Gran Premo del Canada. “Noi abbiamo presentato nuovi elementi che in un primo momento sono sfuggiti. Vediamo se cambieranno giudizio”.
Poco dopo nel motorhome della Scuderia Ferrari è stata la volta di Charles che ieri a Bandol, nelle vicinanze del circuito, ha preso parte alla partita di calcio a scopo benefico in memoria di Jules Bianchi. Il monegasco si è detto pronto a spingere al massimo per far bene sulla pista che sorge a 200 chilometri dalla sua Monte Carlo: “Tutti pensano che io conosca bene questa pista perché si trova molto vicino a dove vivo, ma a dire la verità ci ho corso l’anno scorso per la prima volta”, ha precisato il monegasco. “Comunque il kartodromo dove ho iniziato a guidare, a Brignoles, è molto vicino quindi sono felice di essere qui. Per quanto riguarda le aspettative – ha continuato Leclerc – come ogni pilota, quando scendo in pista punto ad ottenere il massimo. In qualifica desidero fare la pole ma se non è possibile centrare quell’obiettivo potete comunque stare certi che darò tutto me stesso conquistare la miglior posizione possibile. Lo stesso vale per domenica, ma prima pensiamo alle prove libere per cercare di capire come massimizzare il potenziale che avremo a disposizione”.
VETTEL “PRESENTATI NUOVI ELEMENTI SU GARA CANADA”
ALLA JUVE INIZIA L’ERA SARRI “CONVINCERÒ GLI SCETTICI”
La Juve “è il coronamento di una carriera lunghissima, che nell’80% del percorso è stata difficilissima”, e nel dire sì ai bianconeri, convinto anche dalla determinazione del club nel volerlo, “ho rispettato tutti, anche la mia professionalità e il mio percorso”. La nuova avventura di Maurizio Sarri è ufficialmente cominciata. Oltre un’ora di conferenza stampa per il 60enne tecnico toscano, sul quale la Juve ha avuto “le idee chiare sin dall’inizio – assicura il Ceo Fabio Paratici – Crediamo sia il miglior allenatore per la Juventus in questo momento, il più adatto”. Tanti gli argomenti toccati, dalla Champions (“La Juve in Italia ha l’obbligo di essere favorita e fare bene, in Champions ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere e la consapevoleza che ci sono 8-9 squadre che hanno la stessa forza”) al modulo (“Bisogna avere le idee chiare su 2-3 giocatori che possono fare la differenza e metterli nella condizione di farla”), passando per Ronaldo (“è un ragazzo che ha quasi tutti i record che si possono avere e mi piacerebbe fargliene battere qualcun altro”) e soprattutto il suo passato napoletano. “Il mio primo pensiero era battere la Juve, era il mio dovere morale e professionale. Ho dato il mio 110%, non ci siamo riusciti, lo rifarei, poi è chiaro che era un’avversità sportiva e se vedo un avversario disposto a tutto per sconfiggermi, posso anche odiarlo ma devo anche apprezzarlo”. Sarri torna anche sulla “presa del potere” (“volevo vincere lo scudetto, per me era un terreno professionale, rappresentavo uno dei popoli che ama di più la propria squadra e che non vinceva da 30 anni”), su quel dito medio mostrato ai tifosi bianconeri (“Ho sbagliato, esagerando ma è stato nei confronti di 15-20 stupidi, quelli non erano tifosi della Juventus”) e sull’appellativo di “traditore” usato anche da alcuni suoi ex giocatori. “Il giocatore che vive in un ambiente fa dichiarazioni per convivere in quell’ambiente, i messaggi personali sono un’altra cosa”, replica il neo tecnico bianconero, che spende belle parole anche per De Laurentiis (“tutti pensano abbiano un brutto rapporto ma lo ringrazierò sempre. Raramente un napoletano, tifoso sin da bambino, arriva ad allenare la sua squadra”) e sull’accoglienza che si aspetta a Napoli aggiunge: “Quando uscirò dal San Paolo saprò che se mi applaudono sarà una manifestazione d’amore, se mi fischiano è una manifestazione d’amore. Uscirò volendogli bene come prima in un caso e nell’altro”. Sulla questione mercato il tecnico non si sbilancia molto, a partire dal futuro di Higuain. “Al Pipa voglio molto bene e dipende da lui. Io voglio essere modesto, qui ci sono dirigenti che seguono questi giocatori da anni ed è giusto che sia anche io ad ascoltare loro e poi prenderemo una decisione insieme. Ascolterò e mi adeguerò, sarebbe una mancanza di rispetto impormi su qualcosa che loro conoscono meglio di me. Non sono uno a cui piace fare richieste sui nomi, sulle caratteristiche sì, ma Paratici mi tiene aggiornato su tutto, conosce più giocatori di me”. Quella di Allegri è “un’eredità pesante, vincere tutto quello che ha vinto lui non sarà semplice. Mi piacerebbe però continuare a vedere quella capacità che ha dato alla squadra di passare anche mezz’ora in difficoltà e poi in 10 minuti andare a tritare una partita. Tifosi scettici nei miei confronti? Arrivo con scetticismo come dappertutto, come a Empoli, a Napoli, al Chelsea. È anche giusto che ci sia anche un minimo di rancore e di scetticismo, lo toglierò nell’unico modo che so: vincere e convincere”. E infine, sull’annosa questione tuta sì-tuta no, “be parlerò con la società, non ne abbiamo ancora parlato. Io preferirei non andare in divisa sociale sul terreno di gioco. L’importante è che non mi mandino nudo…”.
IL BRASILE SBATTE CONTRO VENEZUELA, VAR E FISCHI
La Var e il Venezuela imbrigliano il Brasile. Deludente 0-0 per la Seleçao all’Arena Fonte Nova di Salvador de Bahia nel secondo impegno del girone A di Coppa America. La Vinotinto soffoca i verdeoro del ct Tite, che partito col 4-2-3-1 passa poi al 4-1-4-1 ma senza riuscire a sfondare. Nel primo tempo le occasioni migliori capitano sui piedi di Neres e Richarlison, un colpo di testa di Rondon poco lontano dal palo mette paura al Brasile, che col passare dei minuti inizia a perdere fin troppi palloni nella sua metà campo. I padroni di casa trovano il gol al 39′ con Firmino ma l’arbitro non convalida per un fallo, poi dopo l’intervallo ecco l’ingresso di Gabriel Jesus per Richarlison per provare a scuotere i verdeoro. Ma è negli ultimi venti metri che il Brasile si perde, fallendo sempre l’ultimo passaggio, e quando ci riesce ci si mette la Var: decisivo l’intervento della tecnologia per annullare il gol di Jesus a causa della posizione di fuorigioco di Firmino. Il Brasile si vede cancellare per offside anche un’altra rete nel finale (stavolta a firma di Coutinho) ed esce fra i fischi. “I tifosi vanno capiti, avrebbero voluto che trasformassimo le occasioni in gol, lo avrei voluto anche io”, commenta rammaricato Tite.
Brasile ora a quota 4 punti in compagnia del Perù, che al Maracanà supera in rimonta la Bolivia per 3-1. Sotto al 28′ per il rigore trasformato da Martins dopo un mani, la Blanquirroja trova il pari allo scadere del primo tempo con l’eterno Guerrero che, sulla verticalizzazione di Cueva, scarta in uscita Lampe e mette in rete. Nella ripresa, al 10′, lo stesso Guerrero dalla destra serve in mezzo il cross vincente per la testa di Farfan e nel recupero tocca a Flores calare il tris in contropiede. Nella notte torna in campo il girone B: occhi puntati su Colombia-Qatar ma soprattutto su Argentina-Paraguay, con la Seleccion chiamata a cancellare l’esordio da incubo.
PLATINI È STATO RILASCIATO “HO RISPOSTO A TUTTO”
“E’ stata lunga ma visto il numero delle domande non poteva che essere così”. Michel Platini è stato rilasciato poco prima dell’una di notte dalla polizia di Nanterre. L’ex presidente della Uefa era stato messo in stato di custodia cautelare nell’ambito dell’indagine per corruzione che riguarda l’assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar. “Mi hanno chiesto di Euro2016, dei Mondiali in Russia, di quelli in Qatar, della Fifa, ma ho risposto tranquillamente a tutto”, le parole di Le Roi all’uscita. “Sono sempre stato sereno – ha detto ancora Platini – perchè mi sento completamente estraneo ai fatti. Si tratta di un caso vecchio, lo sapete, lo abbiamo spiegato e mi sono sempre espresso con trasparenza sui giornali. Questo è tutto, continuano a investigare, a cercare. Se mi sento perseguitato? Dovevo essere qua come tesitmone e appena sono arrivato mi hanno preso in custodia. Mi fa male per tutto, per tutte le cose che penso, per quelle che ho fatto. Ma hanno fatto il loro lavoro e io ho provato a rispondere a tutte le domande”. “E’ stato fatto molto, molto rumore per nulla”, ha aggiunto il suo legale William Bourdon, che ha ribadito come la misura della custodia cautelare fosse stata adottata per “ragioni tecniche, in modo che le persone ascoltate non potessero accordarsi fuori dalla procedura. Ma siamo sereni e fiduciosi per il futuro”. Qualcuno ha chiesto a Platini se ci fosse un accanimento nei suoi confronti: “
Oltre a Platini sono stati rilasciati anche Claude Gueant, ex segretario generale dell’Eliseo, e Sophie Dion, consulente per lo sport dell’allora presidente Sarkozy.
L’indagine per “corruzione e associazione a delinquere” era stata stata avviata nel 2016 e guarderebbe da vicino al pranzo organizzato all’Eliseo il 23 novembre 2010 – pochi giorni prima della votazione alla Fifa – a cui erano presenti l’allora presidente francese Sarkozy, Platini, Gueant, la Dion, l’attuale emiro del Qatar, Tamim Ben Hamad Al Thani, e lo sceicco Hamad Ben Jassem, all’epoca primo ministro e ministro degli Esteri dell’Emirato. Gli inquirenti vorrebbero far luce su quell’incontro e su quello che e’ successo nei mesi successivi, compreso l’acquisto del Paris Saint Germain nel giugno 2011 – squadra del cuore di Sarkozy – da parte del fondo Qatar Sports Investments, operazione rispetto alla quale Platini sarebbe stato contrario.
Le Roi, che ha sempre sostenuto di aver deciso di votare per il Qatar prima di quella riunione, finirà di scontare a ottobre la squalifica di 4 anni inflitta dalla Fifa per aver ricevuto da Blatter un pagamento di due milioni di franchi svizzeri nel 2011 ma per una consulenza svolta fra il ’98 e il 2002.
MESSINA “VOLEVO TORNARE AD ALLENARE MA NON SOLO”
Avrebbe voluto avere una chance in Nba, non è arrivata ma Milano non è una seconda scelta. Per Ettore Messina inizia ufficialmente la sua nuova avventura all’Olimpia, dove al ruolo di allenatore affiancherà quello di “president of basketball operations”, ruolo decisivo nel convincerlo a dire sì ad Armani. “Quando ho deciso di andare a fare l’assistente di Popovich era perchè in quel momento avevo molta voglia di lavorare con determinate persone – spiega il 59enne coach siciliano – San Antonio è l’organizzazione con i valori più alti dal punto di vista del fare le cose insieme. Stando poi lì si alimenta l’idea che avrei potuto essere un giorno l’erede di Popovich o di allenare altrove e ci sono andato vicino parlando con alcune squadre. Mi avrebbe fatto piacere ma non ci sono arrivato. Ma questo non è collegato al mio arrivo qui e se mi avessero proposto solo di allenare, non sarei stato interessato. Ma allenare e scegliere e coordinare le persone mi piaceva. Poi, una volta scelte le persone, farò solo l’allenatore come fa Popovich a San Antonio, dove c’è Buford che si preoccupa di fare tutto quello che è necessario fare e Popovich ha l’ultima parola sulla firma o sulla cessione di giocatori, sulle grandi decisioni strategiche. La speranza – prosegue – è di non utilizzare mai il diritto di veto perchè con fiducia reciproca e condivisione del metodo di lavoro la macchina va avanti e ti limiti a mettere un occhio non ossessivo”.
Messina, che assicura di non essere mai stato contattato da Milano durante l’esperienza Nba, confessa però “che dopo 5 anni da assistente mi sarebbe piaciuto tornare ad allenare e non nego che la possibilità di provare a fare le cose con persone con cui credo di poter lavorare bene, portando le cose avanti con quelli che per me sono i criteri giusti, è la cosa più importante. Non è una questione di controllo o di manie di potere da dittatore coreano ma sapere di non dover perdere energie nervose in certe situazioni e che una volta che si arriva a una posizione, è difesa da tutti”. Messina non ha ricette speciali per guarire i mali di Milano se non quella “di tutte le squadre che vincono: difendere come dei matti, passarsi le palla in attacco e prendersi le proprie responsabilità, lo dice la storia. Vincere lo scudetto e arrivare ai play-off di Eurolega sono risultati che dipendono dai comportamenti delle persone, da come ti alleni, da come ti prepari, come rispetti te stesso. L’Eurolega è molto competitiva e anche il campionato italiano è più competitivo: se non sei preparato e non ci metti impegno, puoi perdere contro chiunque.
L’ex ct azzurro non esclude un assistente americano nel suo staff (“stiamo valutando questa possibilità”), sul ‘suo’ Buford non si sbilancia (“stiamo parlando con alcune persone e presto avremo una persona pienamente operativa”) mentre sul roster avverte: “Non credo siano prospettabili delle rivoluzioni, anche perchè ci sono dei contratti. Bisogna poi fare le riflessioni in base al budget, vedendo cosa è disponibile. Quando avrò parlato con tutti i giocatori, comincerò a farmi un’idea di ciò che può essere utile e cosa no per la squadra. Di sicuro, più che fra italiani e stranieri, distinguo fra chi è capace e disponibile a giocare e chi non lo è perchè la gente si identifica più con l’atteggiamento che col passaporto”.
Col sogno di creare a Milano qualcosa di simile al sistema Spurs “dove tutti ci svegliavamo e ognuno si chiedeva cosa fare per aiutare Popovich a fare bene il suo lavoro”, Messina dovrà riabituarsi ai ritmi italiani ed europei “ma ho avuto la fortuna di lavorare col più bravo di tutti per cinque anni che, oltre a un’intelligenza emotiva che mi ha sempre colpito, aveva un sesto senso nel valutare quando bisogna spingere e quando andare piano. Credo di aver visto cose che mi possono aiutare a mantenere la squadra a un buon livello fisico tutto l’anno, poi è chiaro che il carico emotivo in Europa è diverso e se perdi tre gare di fila è un dramma ma sarà importante vivere partita per partita”.
POLONIA BATTE ITALIA U.21, EUROPEO SI COMPLICA
L’Italia inciampa sull’ostacolo Polonia a Bologna nella seconda giornata degli Europei Under 21. La selezione polacca tocca quota 6 punti in classifica e segna la prima sconfitta degli azzurrini di Di Biagio vincendo per una rete a zero grazie alla rete siglato al 40′ del primo tempo da Bielik. Primato sfumato per un’Italia imprecisa e a tratti sfortunata che in 90 minuti cestina l’occasione di centrare il doppio obiettivo semifinale e qualificazione per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Ed è così che la Polonia, con un pizzico di sorpresa, in vista della terza gara si trova padrona del proprio destino con l’Italia chiamata a vincere contro il Belgio nella speranza di ottenere una buona notizia dalla sfida tra Polonia e Spagna. Tre cambi dal 1′ per Di Biagio rispetto alla gara contro la Spagna: fuori Kean, Zaniolo e Bonifazi per Cutrone, Orsolini e Bastoni. Grande entusiasmo e tanto brio per una mezzora di ottima Italia trascinata dal solito Chiesa. È proprio il talento della viola a creare la vera prima palla gol al 27′ con un tiro da distanza ravvicinata sul quale Grabara si oppone con un gran riflesso. Quattro minuti più tardi Chiesa scappa via dalla sinistra e regala un assist d’oro a Mandragora che dall’altezza del dischetto del rigore mastica la conclusione e mette clamorosamente fuori.
Poi calano i ritmi e fatalmente, alla prima chance, la Polonia colpisce gli azzurrini. Da calcio di punizione Kownacki colpisce in pieno la barriera e sulla ribattuta Bielik tira col mancino sul secondo palo sorprendendo Meret per l’1-0. Il gol non affonda la Nazionale di Di Biagio che sul finale di primo tempo pareggia i conti con il sinistro di Orsolini, gioia però negata dal guardalinee che ravvisa la posizione di fuorigioco dell’esterno del Bologna. Alla ricerca del pareggio l’Italia nella seconda frazione chiude gli avversari in una sola metà campo. Di Biagio inserisce Kean, Tonali e Zaniolo ma gli azzurrini non riescono a superare il muro eretto dalla difesa polacca. Al 51′ Pellegrini da ottima posizione calcia alto in girata mentre al 53′ Chiesa sfiora un eurogol con il sinistro al volo. Ma il rimpianto maggiore è sul tiro violento di Pellegrini al 75′ che si stampa incredibilmente sul palo a Grabara battuto. Trascorrono i minuti e tra qualche perdita di tempo dei polacchi e la stanchezza che cresce, la manovra italiana cala sempre più d’intensità limitandosi alle palle alte in area di rigore. Nei quattro minuti di recupero la Polonia resiste e al triplice fischio gli 11 giocatori in campo esultano. Amarezza e tanta delusione ma la strada verso la semifinale non è finita: l’Italia ripartirà sabato contro il Belgio già eliminato nella speranza di ritrovare il passaggio del turno all’ultimo respiro.
(ITALPRESS).
INCHIESTA SUI MONDIALI DEL 2022, PLATINI NEI GUAI
Per Le Roi non c’è pace. La notizia esplode a metà mattinata: Michel Platini arrestato per corruzione e sullo sfondo la mai del tutto chiarita assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar. “Mediapart” e “Le Monde” sono i primi a rivelare che l’ex fuoriclasse della Juve e della nazionale francese, presidente della Uefa dal 2007 al 2015, è sotto custodia cautelare nei locali dell’Ufficio anticorruzione della polizia giudiziaria di Nanterre. In realtà, la versione dei legali, si tratta di una misura adottata per “motivi tecnici. Non è stato arrestato ma interrogato come testimone ma in un quadro giuridico voluto dagli inquirenti per impedire a tutte le persone ascoltate di poter accordarsi al di fuori del procedimento”. Dall’entourage di Le Roi fanno sapere che “ha risposto con serenità e precisione a tutte le domande, comprese quelle sull’assegnazione di Euro2016, e fornito spiegazioni utili. Platini non ha nulla di cui vergognarsi, è totalmente estraneo ai fatti ed è assolutamente fiducioso su quello che succederà dopo”. Di sicuro quella decisione presa il 2 dicembre 2010 continua a creare più di un grattacapo al 63enne ex dirigente francese.
Secondo la ricostruzione di “Le Monde”, l’indagine per “corruzione e associazione a delinquere” era stata stata avviata nel 2016 e guarderebbe da vicino al pranzo organizzato all’Eliseo il 23 novembre 2010 – pochi giorni prima della votazione alla Fifa – a cui erano presenti l’allora presidente francese Sarkozy, Platini, l’attuale emiro del Qatar, Tamim Ben Hamad Al Thani, e lo sceicco Hamad Ben Jassem, all’epoca primo ministro e ministro degli Esteri dell’Emirato. In merito a quel pranzo Platini – già sentito come testimone nel dicembre 2017 – ha sempre sostenuto di aver deciso di votare per il Qatar prima ancora di recarsi all’Eliseo, di non aver mai ricevuto un’esplicita richiesta a riguardo da Sarkozy e di aver informato di quell’incontro Joseph Blatter, in quel momento presidente della Fifa. Gli inquirenti vorrebbero far luce su quel pranzo e su quello che è successo nei mesi successivi, compreso l’acquisto del Paris Saint Germain nel giugno 2011 – squadra del cuore di Sarkozy – da parte del fondo Qatar Sports Investments, operazione rispetto alla quale Platini sarebbe stato contrario.
La giustizia francese starebbe esaminando anche le recenti rivelazioni del “Sunday Times” sugli 880 milioni di dollari che sarebbero stati versati per conto dell’Emirato alla Fifa: 400 milioni 21 giorni prima della decisione sottoforma di contratto televisivo con Al Jazeera, con tanto di bonus esplicito da 100 milioni in caso di succeso della candidatura del Qatar, mentre i restanti 480 milioni sarebbero arrivati tre anni dopo, sempre come contratto per diritti tv, una volta archiviata l’inchiesta interna alla Fifa sui sospetti di corruzione attorno all’assegnazione dei Mondiali al Qatar. Gli inquirenti, inoltre, starebbero programmando un nuovo interrogatorio per Blatter, già ascoltato in Svizzera in qualità di testimone nell’aprile 2017 e che in passato aveva accusato il governo francese di aver influenzato la votazione della Fifa: per l’ex dirigente elvetico Sarkozy e Platini erano in qualche modo responsabili delle 4 preferenze risultate decisive per il successo della candidatura del Qatar su quella degli Stati Uniti (14-8 il computo finale).
L’assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar è da sempre stata circondata da sospetti e accuse. Le prime nei confronti di Platini risalgono al gennaio 2013 e già all’epoca di parlava di collusione e corruzione, di accordi di scambio tra lo Stato francese e il Qatar. Nei mesi successivi nuove ombre furono sollevate in Inghilterra, dal “Telegraph” al “Sunday Times”, fra tangenti pagate da una società che faceva capo a Mohamed Bin Hammam (ex presidente della Confederazione asiatica, poi radiato dalla Fifa) e pressioni sullo stesso Platini. E nel dicembre 2017 alcune proprietà dello stesso ex calciatore, fra Francia e Svizzera, sarebbero state perquisite alla ricerca di un misterioso dipinto di Picasso: qualche anno prima il “Times” sostenne che gli era stato donato dalla Federcalcio russa in vista dell’assegnazione dei Mondiali del 2018, avvenuta contestualmente a quella dell’edizione seguente.
Per Platini, insomma, nuovi guai in vista in attesa di finire di scontare, nell’ottobre prossimo, quella squalifica di 4 anni (otto in primo grado) comminata nel 2015 dal Comitato etico della Fifa. Anche in quel caso Le Roi fu messo sotto accusa per corruzione per aver ricevuto da Blatter un pagamento di due milioni di franchi svizzeri nel 2011 ma per una consulenza svolta fra il ’98 e il 2002.
AZZURRE KO CON IL BRASILE MA PRIME NEL GIRONE
L’Italia chiude con una sconfitta indolore il proprio cammino nel girone C. Le ragazze di Bertolini cedono per 1-0 al Brasile a Valenciennes ma avanzano infatti agli ottavi di finale con il primo posto in classifica grazie alla miglior differenza reti rispetto all’Australia (seconda dopo il 4-1 rifilato alla Giamaica) e alle verdeoro. Decisivo il rigore trasformato da Marta al 29′ della ripresa. Dopo i successi nelle precedenti giornate, chance dal 1’ per la milanista Valentina Giacinti in attacco al fianco di Girelli e Bonansea. Ed è proprio quest’ultima a costruire la prima occasione della partita al 4’ con una conclusione che viene deviata da Barbara. Il Brasile colleziona corner ma al 17’ un miracolo di Giuliani impedisce a Debinha di firmare il gol con una deviazione di tacco sottomisura. La partita resta godibile ed equilibrata e al 29’ l’Italia si vede annullare giustamente una rete a Girelli per fuorigioco dopo la sponda di testa di Galli. L’ultimo squillo del primo tempo è ancora di Bonansea: al 40’ la centravanti azzurra ci prova ma Barbara si oppone con un riflesso, tenendo inchiodato il risultato sullo 0-0.
Al 52’ il Brasile ci riprova su calcio di punizione: Andressinha scavalca la barriera e fa tremare la traversa, quattro minuti più tardi è invece Katheleen a svettare più in alto di tutte e a sfiorare il palo più lontano. Alla metà della ripresa i due ct decidono di muovere la panchina: dentro Bergamaschi per Giacinti, Vadao risponde cambiando una spenta Cristiane con Beatriz che impiega pochi secondi per mettere paura all’Italia ma la sua deviazione volante al 66’ sfila a lato di poco. L’episodio che sblocca alla partita arriva al 72’: l’arbitro Venegas Montes punisce una spallata di Linari su Debinha in area probabilmente con troppa severità e dal dischetto Marta non sbaglia portando il Brasile in vantaggio. L’Italia decide di non forzare in attacco e concedere pochi spazi nella propria metà campo, mantenendo un risultato comunque fondamentale per chiudere il proprio girone in testa: le azzurre, in attesa di conoscere il nome delle proprie avversarie, torneranno dunque in campo il prossimo 25 giugno a Montpellier.
(ITALPRESS).










