Sessantasei minuti di dominio incontrastato, con gol (due, dei difensori Toloi e Mancini), sprazzi di bel gioco e sprechi anche clamorosi (vero Barrow?). Poi, d’improvviso, la luce si spegne e l’Atalanta vede in fortissimo pericolo l’accesso al terzo turno preliminare di Europa League: il Sarajevo, dal nulla, tira fuori due reti che costringeranno Gomez e compagni a vincere tra sette giorni in Bosnia, in un ambiente bollente.
E’ Pessina a vincere con Valzania l’unico ballottaggio della vigilia come centrale di centrocampo al fianco di de Roon, mentre il tridente offensivo, in assenza di Ilicic e con Zapata ancora non al top, è composto da D’Alessandro, Barrow e Gomez. Si presenta con il 4-2-3-1 la formazione serba, che ha già qualche partita ufficiale sulle gambe ed è la prima a imbastire un’azione degna di nota: Gosens fa buona guardia. L’Atalanta prende subito in mano il comando delle operazioni: molto attivo Barrow e funzionano le fasce, Gasperini può già sorridere all’11’. Angolo di Gomez, sponda di Masiello e Toloi, tutto solo nel cuore dell’area piccola, firma la prima ‘vera’ rete nerazzurra in stagione. Proprio quello che serviva. Il Sarajevo non si scompone, l’Atalanta potrebbe raddoppiare attorno alla mezz’ora ma prima Barrow ‘ignora’ l’arrivo tutto sprint di Gomez, quindi il Papu – innescato dalla sponda di Toloi – viene stoppato in extremis da Mujakic, infine de Roon spara alto da buona posizione. Al 43′ Gomez fa fuori Hebibovic ma trova il braccio sinistro di Pavlovic.
Serve un altro piazzato e un’altra incursione dei difensori-goleador, per andare all’intervallo sul 2-0: punizione di Gomez, spizza Toloi e Mancini di testa fa sorridere Gasperini. Arriva al 54′ il momento di Zapata (fuori d’Alessandro), ma Barrow, spostato a destra, spreca una clamorosa occasione calciando malamente (tutto solo) sul cross di Gosens. Sul lancio di Gomez, Zapata prova subito a lasciare il segno ma è tempestivo Pavlovic in uscita ai limiti dell’area. Il portiere del Sarajevo è miracoloso anche sul tentativo di Gosens. I bosniaci restano a galla e, d’improvviso, riaprono partita e qualificazione: manovra sulla destra e cross di Adukor, splendida la volèe di Handzic – appena subentrato ad Ahmetovic – che fa secco Berisha e d’improvviso fa calare il gelo, nonostante il gran caldo, a Reggio Emilia. Nulla in confronto a quello che accade al 72′, quando il Sarajevo trova addirittura il 2-2: caos in area nerazzurra, la spunta Sisic che fa gioire il centinaio di tifosi bosniaci, che ‘festeggiano’ lanciando fumogeni nell’area atalantina. Gasperini si affida alle giocate di Gomez, ma la punizione del capitano sfila a lato. Dentro anche Tumminello, l’Atalanta passa al 4-2-4 ma, nonostante i sette minuti di recupero, la preparazione corta fa la differenza e allora servirà vincere in Bosnia. Impresa ampiamente alla portata, ma quale sarà il vero volto dell’Atalanta?
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ATALANTA SPRECONA, SARAJEVO PAREGGIA 2-2
PJANIC “FUTURO? SONO SERENO, ALLA JUVE STO BENE”
“Ho letto un po’ di tutto in questi giorni, anche tante cose che mi fanno ridere. Io sono sereno e sono qua, sto molto bene con questo gruppo, faccio il mio lavoro come si deve ma il mercato e’ fatto cosi’. A volte fa gli interessi di qualcuno, a volte no, ma io sono molto sereno per quello che sto facendo nelle ultime due stagioni. Sto crescendo molto, sono in un buon gruppo e ho un buonissimo rapporto con l’allenatore”. Cosi’ Miralem Pjanic a proposito delle voci di mercato che lo vedono coinvolto. Il regista della Juventus, intervistato da Sky Sport, piace molto alle big d’Europa, tra cui Manchester City, Chelsea e Barcellona. “Cento milioni per me? Vuol dire che sto facendo bene – replica Pjanic -. Quello non mi riguarda, dovete chiedere alla societa’ e nient’altro, io sono qua e gioco a calcio per diventare sempre migliore”.
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AZZURRI DEL FIORETTO VINCONO ORO AI MONDIALI
Sembrava una sorta di mission impossible. D’altronde, gli Stati Uniti venivano da cinque vittorie di fila in Coppa del Mondo e non perdevano proprio da Lipsia 2017, messi ko proprio dagli azzurri. Che, guarda caso, li avevano castigati anche a Mosca 2015. Insomma, quando c’è di mezzo un Mondiale c’è poco da fare: la squadra azzurra di fioretto ha sempre qualcosa in più degli Usa. Il teorema è stato applicato anche sulle pedane cinesi di Wuxi, nell’ultima gara del programma: nonostante l’infortunio alla caviglia rimediato da Giorgio Avola durante il riscaldamento, il poker tricolore ha ribadito la propria supremazia mondiale battendo i rivali a stelle e strisce per 45-34. il neo campione iridato Alessio Foconi, il campione olimpico di Rio Daniele Garozzo ed Andrea Cassara’ non hanno fatto sconti e hanno implementato il bottino dell’Italscherma nella terra del Sol Levante: alla fine le medaglie azzurre sono sette, dopo gli ori di Mara Navarria (spada), Alice Volpi (fioretto) e Alessio Foconi (fioretto), gli argenti della squadra maschile di sciabola e di quella femminile di fioretto, e il bronzo di Arianna Errigo (fioretto). E, nonostante le ‘rimostranze’ del ct Andrea Cipressa, il fioretto azzurro può ancora considerarsi un ‘bancomat’ di medaglie per lo sport italiano. Non solo: poiché la Russia aveva battuto poco prima la Corea per 45-35, l’Italia aveva messo al sicuro anche la prestigiosa classifica per nazioni. Dopo il successo di ieri per 45-34 contro l’Australia, il ‘Dream Team’ al maschile si era imposto nei quarti, per 45-23, sulla Polonia e in semifinale, per 45-30, sulla Corea. Poi, il capolavoro che porta solo gioia nei moschettieri azzurri. “Battere gli Stati Uniti, che venivano da cinque successi di fila, è la soddisfazione più grande – ammette l’acese Garozzo, quasi 26enne delle Fiamme Gialle – Ogni tanto si erano allargati anche negli atteggiamenti nel post gara e questa è la giusta punizione. Li abbiamo battuti nel terzo Mondiale di fila, ci vediamo l’anno prossimo”. “Quando abbiamo saputo di affrontare gli Usa in finale, eravamo pronti a metterci tutto quello che avevamo – racconta l’umbro Foconi, 28enne dell’Aeronautica – Non ci è mancato il cuore, siamo stati duri sino alla fine e abbiamo cavalcato l’onda. Quando abbiamo visto che potevamo mettere più botte le abbiamo messe, siamo stati dei grandi”. “Grazie a tutti i ragazzi che ci hanno allenato, ai tecnici delle armi, ai maestri, ai fisioterapisti e ai ct – è la dedica di Cassarà, 34enne dei carabinieri – Se abbiamo vinto è grazie a loro e a quelle risorse che vengono messe nello sport per poterci fare allenare in modo straordinario e portarci a vincere un titolo mondiale. E un grazie alla Fis, che mette attenzIone a tutte le nostre esigenze: non tutte le nazionali possono avere un supporto così. Noi dobbiamo fare il nostro, loro il loro, e se questi sono i risultati dobbiamo continuare su questa strada”. Infine Avola, 29enne siciliano delle Fiamme Gialle: “Non sento di avere saltato questa finale, ero in pedana, ho messo le mie stoccate anche se non mi avete visto… E’ troppo bello, dobbiamo goderci questo successo: loro erano i favoriti ma l’Italia ha dimostrato di avere gli attributi più grossi degli altri”.
L’Italsciabola femminile non riesce invece a bissare il titolo conquistato lo scorso anno a Lipsia e torna a casa a mani vuote. Il quartetto azzurro del ct Giovanni Sirovich, formato da Rossella Gregorio, Irene Vecchi, Martina Criscio e Loreta Gulottadopo aver battuto, per 45-44, l’Ungheria nell’assalto dei quarti di finale, dando continuita’ al successo ottenuto ieri nel turno delle 16 contro l’Azerbaijan per 45-34, ferma la sua corsa in semifinale. E’ la Russia a stoppare le azzurre, sconfitte con qualche rimpianto di troppo per 45-44. Va male anche la finale per il bronzo contro la Corea, con Sirovich ‘costretto’ a spedire in pedana Criscio per un passaggio a vuoto di Gulotta: ko per 45-40 e addio podio. L’oro va poi alla Francia, che in finale sgambetta la Russia per 45-35. “Ci abbiamo provato, non è bello tornare a casa senza una medaglia”, dicono in coro le sciabolatrici tricolore che ora, così come tutto il movimento azzurro, deve già proiettarsi verso il prossimo Mondiale a Budapest e una stagione che, mettendo in palio la qualificazione olimpica, sarà quantomeno dispendiosa.
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VETTEL IL PIU’ VELOCE DAVANTI ALLE RED BULL
La Ferrari lavora in silenzio, con nel cuore il magone per l’inattesa dipartita del suo presidente. E in suo onore cerca di stare davanti a tutti come Marchionne voleva, cominciando con il miglior tempo di Sebastian Vettel al termine delle prove libere del GP d’Ungheria. Il tedesco, che vuole farsi perdonare l’errore nel finale della gara di casa, ferma il cronometro su 1’16″834. “Credo che la cosa migliore che si potesse fare era salire in macchina. Tutti sappiamo cosa fare anche se ovviamente non è semplice. Il lavoro è andato bene e la cosa migliore è concentrarsi su questo e non pensare ad altro” dice il tedesco riferendosi alla scomparsa di Marchionne. “Probabilmente le qualifiche e la partenza sono molto importanti qui, perchè superare è abbastanza difficile e stare in testa dopo le prime curve è cruciale” afferma il tedesco della Ferrari su cosa fare in questo weekend all’Hungaroring. “Sono contento del lavoro svolto al pomeriggio. E’ andata piuttosto bene sul giro singolo ma possiamo ancora migliorare. È stato uno dei nostri migliori venerdì” aggiunge Seb che tornando alla gara di Hockenheim, dice: “Ho cancellato quello che è successo, d’altronde che altro posso fare. E’ positivo avere una gara subito dopo per concentrarsi sul lavoro e cancellare tutto per poi dare il meglio”.
Il ritmo di Vettel è stato ottimo anche nel passo gara, anche se in questo venerdì i principali avversari da tenere d’occhio, più che le Mercedes, sembrano essere le Red Bull. Max Verstappen è arrivato a 74 millesimi dal ferrarista; mentre il suo compagno di squadra è stato più lento di due decimi. Quarto tempo per Kimi Raikkonen che paga tre decimi al compagno di team. Anche il finlandese è soddisfatto del lavoro svolto, ma come al solito ricorda si tratti solo del venerdì. “Non è proprio il periodo migliore per noi. Ma dobbiamo fare del nostro meglio” dice Iceman riferendosi anche a Marchionne. “Bisogna sempre cercare di fare il migliore risultato possibile. E’ stato un venerdì normale in cui abbiamo provato alcune cose e fatto un po’ del lavoro previsto. Ma c’è ancora altro da fare. Pero’ non è andata male” riconosce Raikkonen. E le Mercedes? La pista nei pressi di Budapest non è a loro tra le più gradite. Sembrano dimostrarlo i distacchi fatti segnare, con Lewis Hamilton a sette decimi e mezzo dal suo rivale nella lotta per il titolo e Valtteri Bottas a un secondo abbondante. Qualche difficoltà nel giro secco, quindi, ma è probabile che domani per le qualifiche le frecce d’argento tirino fuori quel boost in più per andare a caccia della pole. Intanto, nel passo gara il leader del mondiale è sugli stesso livelli di Vettel. Ma siamo solo al venerdì.
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TOTTI “FUTURO DA TECNICO? NON CI PENSO E NON MI PIACE”
In panchina non si vede, preferisce vedere la nuova Roma prendere forma sotto la guida dell’amico Di Francesco, dal quale si sarebbe fatto allenare volentieri. E in futuro spera che ci sia qualcuno che abbia voglia di prendere la sua maglia numero 10 per trascinare i giallorossi a nuovi successi. A San Diego assieme alla squadra, Francesco Totti si prende mezz’ora per rispondere su Twitter ai tifosi, partendo dall’attualità e da un ritiro che “al momento sta andando come tutti volevamo, nel migliore dei modi, con serenità, con strutture eccezionali. Ci hanno accolto benissimo qui, la squadra si sta allenando molto bene, i nuovi si vanno inserendo, speriamo il prima possibile, mi piace lo spirito che hanno: è la strada giusta per ottenere risultati importanti”. E soffermandosi su qualche singolo, l’ex capitano giallorosso esalta Coric (“tecnicamente è portato e spero che sul campo ce lo faccia vedere. È giovane, è forte, sicuramente i tifosi della Roma rimarranno a bocca aperta”) e Kluivert: “somiglianze col padre? Come viso sono uguali ma sono giocatori diversi, il papà era più goleador, più giocatore d’area, lui è un velocista, che ti punta spesso. È piccolo, esile ma cattivo allo stesso tempo e utile alla causa. Farà vedere le sue qualità”. Non è un giovane a caccia di consacrazione Pastore, “un giocatore di qualità e quantità che a questa squadra serviva, soprattutto in questo contesto. È un ragazzo eccezionale, disponibile con tutti, non fa vedere agli altri che è un top player, un giocatore sopra la media e siamo contenti di averlo con noi”.
A plasmare la Roma ci pensa poi l’amico Eusebio Di Francesco. “Quando ho saputo che sarebbe stato il prossimo allenatore della Roma, pensando che ero agli sgoccioli della mia carriera, ero dispiaciuto. Essere allenato da lui al mio ultimo anno sarebbe stato perfetto, speriamo possa rimanere sempre qua”. Ma di seguirne i passi nessuna voglia: “In questo momento non ci penso e non mi piace. Se poi un giorno mi scatterà qualcosa nella testa, ci penserò”, aggiunge Totti a proposito di un suo futuro da allenatore. Intanto la maglia numero 10 resta ancora libera e l’ex capitano non vorrebbe fosse ritirata. “Io ho sempre detto di no, poi è una scelta che farà la società. Mi dispiacerebbe levare a ogni giovane, ogni bambino il sogno, che io ho realizzato, di indossare la maglia numero 10 della Roma. Ma nello stesso tempo so che non sarebbe facile indossarla. Valutiamo col tempo, se troviamo un altro Totti o un Messi ci pensiamo, magari gliela porto io”. Ieri, intanto, è stato compilato il calendario della serie A 2018-19 e all’ultima giornata sarà Roma-Parma, come nell’anno dell’ultimo scudetto. “Tutti hanno pensato quello che ho pensato io… È un ricordo indimenticabile, che speriamo si possa ripetere. Noi romanisti viviamo anche di questi sogni, non ne realizziamo tantissimi ma con la testa viaggiamo su livelli mondiali”.
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ROGLIC SUPER, THOMAS DA LEADER, FROOME FUORI PODIO
Primoz Roglic ha vinto in solitaria; Geraint Thomas ha mantenuto con onore e forza la maglia gialla; mentre Chris Froome è al momento fuori dal podio del Tour de France 2018, scalzato al terzo posto proprio dal vincitore di giornata. Intensa dunque l’odierna 19^ tappa dellA Grande Boucle, la Lourdes-Laruns, di 200.5 chilometri. Sul traguardo dei Pirenei Atlantici, nella Nuova Aquitania, Roglic, ex saltatore con gli sci, ha fatto il vuoto nella discesa finale (20 chilometri circa), che ha seguito la vetta del Col d’Aubisque. Lo sloveno della Lotto NL Jumbo è giunto all’arrivo con 19″ secondi di vantaggio sui big della corsa. Alle sue spalle si è piazzato secondo Thomas, in terza piazza Romain Bardet.
Tanto in salita, quanto in discesa, diversi gli attacchi tentati dallo stesso Roglic, da Steven Kruijswijk (suo compagno di squadra) e da Tom Dumoulin (Sunweb) ma il leader della corsa, il britannico Thomas (Sky), ha sempre risposto presente. Ha cercato di tenere, con gran fatica, anche il compagno di squadra e connazionale Chris Froome, al pari di Mikel Landa (Movistar), Bardet (AG2R La Mondiale) e Daniel Martin (Uae Emirates). E’ “crollato” invece Nairo Quintana (Movistar), giunto al traguardo con 7 minuti e 9 secondi di ritardo.
Parzialmente stravolta dunque la classifica generale. Adesso Thomas a due minuti e 5″ di vantaggio su Dumoulin, seguito da Roglic (a 2’24” dalla maglia gialla). Subito ai piedi del podio Froome, a 2’37” dal compagno Thomas e quindi a 13″ dal vincitore di giornata.
“Cosa posso dire: sono molto felice. E’ sempre una sensazione bellissima trionfare al Tour. Avevo le gambe oggi e così ho tentato il tutto per tutto. Mi sono divertito tanto a correre così in discesa (da vero attaccante, ndr), anche se qualcuno dice di non fare mai così. La crono di domani sarà decisiva per il podio: partiamo tutti più o meno allo stesso livello, vedremo”. Queste le dichiarazioni del “bellicoso” Roglic, dopo l’arrivo. Proprio ieri lo sloveno aveva detto “Non mi piace stare sulle ruote, attaccherò”: è stato di parola.
Molto contento anche Thomas, che vede sempre più vicina la vittoria finale. “Sono sereno. Roglic oggi è stato molto bravo. Mi ha messo in difficoltà più volte ma io ho ben controllato lui e soprattutto Dumoulin. Mi sento vicino al successo. Il vantaggio è consistente ma domani c’è la crono e può semrpe succedere di tutto. Sarà dura, come è stata molto pensate la tappa odierna”, ha detto la maglia gialla.
Intanto, il francese Julian Alaphilippe (Quick Step Floors), transitando per primo sul Col d’Aspin e sul Col du Tourmalet ha conquistato aritmeticamente la maglia a pois (classifica scalatori) di questa Grande Boucle. Anche la maglia verde (classifica a punti) ha già un vincitore, ovvero lo slovacco Peter Sagan (Bora Hansgrohe), giunto oggi al traguardo molto indietro (con oltre mezzora di ritardo) ma prima del tempo massimo.
A due tappe dalla fine rimangono da stabilire, invece, la mitica maglia gialla (classifica generale) e le posizioni del podio, più la casacca bianca (riservata ai giovani). Domani è in programma l’attesa prova a cronometro da Saint Pee sur Nivelle a Espelette, di 31 chilometri; domenica poi sono previste la passerella lungo i Campi Elisi di Parigi e quindi la cerimonia di premiazione.
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SCARSO “MONDIALI? MERITIAMO 8, SIAMO I LEADER”
“Meritiamo un otto, anche abbondante”. Il presidente della Federscherma, Giorgio Scarso, non puo’ che essere soddisfatto per le sette medaglie conquistate dall’Italia ai Mondiali di Wuxi, oltre alla vittoria della classifica per nazioni. “Come diceva il vecchio presidente della Fides Livorno, a casa nostra il secondo posto e’ un funerale… – dice il numero uno della Fis, accompagnato dal vice e capo-delegazione Paolo Azzi – Questo ci fa onore ma dobbiamo renderci conto che il sistema della scherma mondiale e’ mutato e restare al vertice del medagliere e’ sempre piu’ complicato. In questo Mondiali si stava iniziando a parlare di scherma al femminile con una leggera ironia, non come un valore aggiunto ma come una diminutio, e i ragazzi hanno risposto con la vittoria di Foconi, un ragazzo verace, con genitori esemplari, espressione di cio’ che deve essere una famiglia: accompagnare senza entrare in argomenti tecnici”. Nonostante un bottino cosi’ importante, c’e’ anche da recriminare per qualche podio non conquistato: “Ci mancano due medaglie, e questa e’ la nostra forza: se tutto fosse andato al meglio, ne avremmo sommate altre 4-5. Questo pero’ fa parte del gioco e nobilita quanto abbiamo fatto: spesso facciamo piu’ notizia quando non vinciamo, ci fa piacere, ma dobbiamo adoperarci affinche’ l’opinione pubblica e il nostro sistema sportivo si rendano conto che una federazione che da’ continuita’ ai risultati deve essere presa ad esempio come sistema organizzativo, gestionale. Quest’anno abbiamo fatto 52 campionati italiani, con migliaia di partecipanti, e questo e’ un sistema che consente a tutti di potersi preparare al meglio per una corretta crescita e per dare un ricambio generazionale”.
Tornando alle gesta di Wuxi, Scarso sottolinea che “hanno vinto tre nomi che notoriamente non salivano sul podio: Navarria, che in passato e’ mancata nei momenti clou, Foconi, che ha avuto il merito di saper attendere, e la Volpi, che e’ figlia del lavoro dei maestri. Se debbo guardare con occhio attento, qualcosa in piu’ mi sarei aspettato dalla spada maschile: ci sara’ da fare qualche riflessione, il motto deve essere ‘urlare meno e tirare di piu”. Pero’ e’ da rimarcare che siamo potenzialmente da podio in tutte le specialita’: se la scherma la prendessimo come punto di riferimento, saremmo in una posizione di prestigio a livello internazionale. Di questa federazione possono essere orgogliosi il Paese e il Coni: non a caso il presidente Malago’ ci ha sempre fatto pervenire la sua vicinanza”. L’argento della squadra di fioretto femminile deve essere comunque considerato un risultato eccellente: mastichiamo amaro, ma il piazzamento e’ di grande importanza e questo deve farci prendere coscienza che da domani avremo una serie di appuntamenti per programmare l’anno di preparazione olimpica. Le Coppe del Mondo vinte non sono poi dei risultati di consolazione ma certificano la nostra leadership: il fatto che se le siano aggiudicate Navarria, Foconi e la squadra di fioretto femminile, oltre a 3-4 di livello under 20, mi fa dire che lo sforzo fatto in questo Mondiale e’ la sintesi di un sistema che si fonda sulle societa’ sportive, di una federazione che si avvale di uno staff tecnico di grande rilievo. E poi, esportiamo, e non importiamo, cuna serie di maestri che lavorano all’estero.
Diamo un contributo a tutto il mondo della scherma”.
Scarso ne approfitta per focalizzare anche alcuni appuntamenti istituzionali: “Il presidente del Coni Malago’ sta organizzandosi con le autorita’ governative per un incontro, che probabilmente si terra’ a settembre. il 29 settembre faremo poi la premiazione di circa 50 ragazzi nell’ambito del progetto sull’incentivazione allo studio: sara’ una cerimonia che dovrebbe svolgersi nella Sala della Lupa a Montecitorio, e nell’occasione ci sono tutte le premesse per un accordo con Tor Vergata, prendendo spunto dalla doppia carriera di Garozzo, avanti negli studi di medicina. E a settembre ci sara’ un corso per chi vuole diventare istruttore e maestro, rivolto agli atleti che hanno disputato il Mondiale”.
Un’ultima riflessione e’ su Arianna Errigo, al momento intenzionata a proseguire sia con la sciabola che con il fioretto: “La federazione invitera’ l’atleta a fare una scelta: se corrispondera’ con le nostre aspettative bene, altrimenti si avvarra’ dell’obbligo istituzionale di guidare il corretto impegno di un atleta di questo genere. L’atleta non e’ un impiegato un operaio, deve esserci la componente di entusiasmo, pero’ convochero’ i responsabili tecnici chiedendo che decida: mi immaginavo che si sarebbe resa conto della difficolta’ durante la stagione, ma e’ caparbia. C’e’ una qualificazione olimpica in ballo e non possiamo derogare: non puo’ continuare a fare sciabola e fioretto. Non voglio arrivare al muro contro muro, ci siamo resi conto che non sta e non puo’ rendere come potrebbe secondo le sue potenzialita’. E poi e’ anche per il suo bene, non solo della federazione, e abbiamo il dovere di salvaguardare la squadra. Non siamo per il braccio di ferro ma per una linea di coerenza che questa federazione ha sempre avuto”.
(ITALPRESS).
PIOGGIA BEFFA FERRARI, HAMILTON SCATTA IN POLE
Lewis Hamilton partirà davanti a tutti nel Gran Premio d’Ungheria, 12esima prova stagionale del Mondiale di Formula Uno, in programma sul circuito dell’Hungaroring. Il pilota anglo-caraibico della Mercedes, leader della classifica iridata, gira in 1’35″658 e conquista sotto la pioggia la 77^ pole position della carriera, la quinta stagionale dopo Australia, Spagna, Francia, Gran Bretagna e la sesta in terra magiara, tre anni dopo l’ultima volta. Prima fila tutta Mercedes, con Valtteri Bottas al suo fianco, in seconda le due Ferrari con Kimi Raikkonen terzo e Sebastian Vettel quarto. Quinto Carlos Sainz con la Renault, seguito da Pierre Gasly (Toro Rosso), Max Verstappen (Red Bull) e Brendon Hartley (Toro Rosso). A chiudere la Top Ten le Haas di Kevin Magnussen e Romain Grosjean.
Il Q2, disputato sul bagnato, aveva visto rimanere fuori dalla lotta per la pole Fernando Alonso (McLaren), Daniel Ricciardo (Red Bull), Nico Hulkenberg (Renault), Marcus Ericsson (Sauber) e Lance Stroll (Williams). Nella prima manche, già condizionata da un meteo variabile, erano stati invece eliminati Stoffel Vandoorne su McLaren, Charles Leclerc su Sauber, le Force India di Esteban Ocon e Sergio Perez e Sergey Sirotkin su Williams.
(ITALPRESS).










