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A DUMOULIN LA CRONO, THOMAS DOMANI RE A PARIGI

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Alla fine è festa per tutti. L’olandese Tom Dumoulin (Sunweb) ha vinto la prova a cronometro. Un solo secondo dietro, in seconda posizione, è giunto il britannico Chris Froome (Sky), che però è tornato sul podio della generale (terzo, alle spalle proprio di Dumoulin). A 14″ di distacco, terzo di giornata, è arrivato l’altro britannico della Sky, Geraint Thomas, che ha dunque blindato la vittoria finale della Grande Boucle. Domani sera, a Parigi, l’ex gregario del team britannico sarà incoronato Re della corsa gialla e succederà nell’albo d’oro della manifestazione proprio al compagno Froome. Quest’ultimo non centrerà la sperata cinquina di successi al Tour ma ha riconquistato un po’ di simpatie, proprio per non aver vinto la corsa.
Tante dunque le emozioni dell’odierna ventesima tappa dell’edizione numero 105 del Tour de France, la cronometro individuale da Saint Pee sur Nivelle a Espelette, di 31 chilometri. Dumoulin, che nelle corse contro il tempo è il campione del mondo in carica, si è imposto con un solo secondo in meno di Froome, chiudendo a 40’52”. A 41’06” invece Thomas, che ha esultato come non mai. Scalzato dall’ultimo gradino del podio, invece, lo sloveno Primoz Roglic (Lotto NL Jumbo), che ha pagato le fatiche di ieri, chiudendo in forte ritardo rispetto ai tre big.
Questa dunque la top five della classifica generale: primo Thomas, secondo Dumoulin, terzo Froome, quarto Roglic e quinto l’olandese Steven Kruijswijk, compagno di team proprio dello sloveno. A livello di squadre è quindi trionfo per la Sky (due uomini sul podio) ma anche festa per la Lotto NL Jumbo (due uomini nei primi della graduatoria assoluta). Per le altre maglie, invece, saranno festeggiati domani lo slovacco Peter Sagan (verde), il francese Julian Alaphilippe (a pois) e l’altro transalpino Pierre Roger Latour (bianca).
Intanto, Philippe Gilbert ha lasciato l’ospedale e starà fermo 4 settimane circa; Vincenzo Nibali sarà operato lunedì e proverà a rientrare già alla Vuelta a Espana; mentre Fabio Aru è tornato oggi in sella alla sua bici nella prima tappa del Giro di Vallonia.
Domani sono in programma la passerella finale, lungo i Campi Elisi di Parigi, e quindi la cerimonia di premiazione.
Già celebrato, però, come di consuetudine il successo finale di Thomas, in lacrime per la gioia. “Non ci posso credere: non riesco nemmeno a parlare. Improvvisamente, nella parte finale della tappa di oggi, mi sono reso conto che avevo vinto il Tour. Mi sentivo bene, ero veloce e volevo vincere la frazione. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta; poi mi hanno detto che andavano forte anche Dumoulin e Froome ma che avevo un buon margine e mi sono un po’ seduto. Mi hanno detto ‘relax’, così mi sono goduto l’arrivo”, ha detto il nuovo Re della Grande Boucle. Da gregario a campione, da anatroccolo a cigno.
(ITALPRESS).

ANCELOTTI “LAVORATO IN UN AMBIENTE IDEALE”

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È un numero uno e si vede. Non solo da ciò che fa in campo con il Napoli ma anche a livello di comunicazione. Carlo Ancelotti ha la tranquillità di chi sa il fatto suo nella conferenza stampa di chiusura del suo primo ritiro azzurro. Non si scompone davanti a nessuna domanda e risponde con serenità. “Abbiamo lavorato bene in questa preparazione – ha ammesso Ancelotti -. Il primo bilancio è positivo perché abbiamo trovato un’ottima struttura e organizzazione. Tutto funziona alla perfezione, grande cortesia e gentilezza da parte di tutti, anche in hotel. Il campo di allenamento è sempre stato in perfette condizioni. Poi c’era la passione della gente, grande entusiasmo. Abbiamo trovato l’ambiente ideale per lavorare”. Ha trovato, dunque, un ottimo terreno dove poter fare grandi cose. “Abbiamo lavorato bene, il gruppo è sano, ha molte conoscenze, ha qualità. Oltre gli infortuni di Meret e Zielinski non ci sono stati intoppi. Sono tutti a disposizione e credo che questo periodo sia stato molto utile perché il lavoro fatto è stato ben assimilato e positivo”. L’attacco, a meno di sorprese dell’ultimo momento, resterà sempre lo stesso. Niente Cavani, dunque. “Non ho ancora visto Mertens – ha chiarito il tecnico – ma in generale non solo gli attaccanti ma tutta la rosa che ho a disposizione è di qualità, competitiva, giovane, volitiva, con grande qualità anche fisica. Le impressioni che avevo, positive, sono state confermate in questo ritiro. Questo mi dà molta fiducia per quest’anno”.
Le polemiche sul sorteggio del calendario della serie A neanche lo sfiorano:“Si tratta di casualità, il campionato è fatto di 38 partite e le affronteremo tutte prima o poi. L’unica cosa è che saremo pronti dalla prima”. Va d’accordo con De Laurentiis e lo difende dopo l’attacco subito con gli striscioni apparsi in città. “Non abbiamo mai discusso – ha garantito -. È un piacere lavorare con lui, si parla poco di calcio ma di tante altre cose. Ha grande cultura, uno dei miei hobby è il cinema e parlarne con lui è una bella esperienza. L’ambiente è molto sereno, motivato, c’è voglia di crescere. Ho letto che sarei venuto a Napoli per richiedere giocatori top, invece sono qui perché mi piace il progetto di questo club e voglio aiutare a fare crescere questa squadra nei prossimi anni. Mi sorprendono un po’ le contestazioni, questa è una società che negli ultimi dodici anni ha fatto passi da gigante e li ha fatti grazie al presidente, capace di costruire una società di gente capace con giocatori bravi e giovani senza spendere follie e questo gli va riconosciuto, è un dato oggettivo. Non soggettivo”.
L’impatto con i tifosi è stato ottimo e si è accorto di questo sin dal primo giorno. “Intorno alla mia figura ci sono grandi aspettative, questo è normale, ma devo dire che ho trovato un grande ambiente, non solo per quello che riguarda i giocatori ma per tutti quelli che lavorano per il Napoli. Sono persone capaci, si lavora molto bene perché è stato costruito un ambiente familiare. Fino ad ora mi sono divertito e quando mi diverto sono anche pericoloso (ride, ndr)”.
(ITALPRESS).

INTER KO AI RIGORI CONTRO CHELSEA, VINCE LA JUVE

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I rigori condannano l’Inter e premiano la Juventus. Da Nizza a New York, nerazzurri e bianconeri in campo per la International Champions Cup, opposti rispettivamente a Chelsea e Benfica.

Fra Sarri e Spalletti, come nello scorso campionato, è ancora X e solo i rigori permettono ai Blues dell’ex tecnico del Napoli di battere l’Inter e conquistare i primi punti nel torneo. All’Allianz Riviera, ancora senza Nainggolan, Spalletti propone Candreva, Politano e Asamoah alle spalle di Icardi, con Gagliardini ed Emmers in mezzo. Al 5′, su cross di Fabregas, insacca di testa Morata ma la rete del Chelsea viene annullata per fuorigioco, tre minuti dopo i Blues trovano ugualmente il vantaggio: doppio dribbling di Morata sul “molle” Candreva, tiro dell’ex Juve da posizione defilata e facile tap-in di Pedro sulla respinta di Handanovic. Al 36′, su un buon cross da destra di Candreva, Politano calcia di sinistro dal limite dell’area ma manca di poco il bersaglio. L’Inter trova però il pari in avvio di ripresa: sanguinoso errore a metà campo di Bakayoko, Asamoah recupera e innesca Icardi, palla in area per Gagliardini il cui diagonale, seppur non irresistibile, basta a battere Caballero. Il portiere argentino si riscatta opponendosi allo stesso Gagliardini poco più tardi mentre a sinistra Hudson-Odoi crea qualche grattacapo alla difesa nerazzurra. Decisivo Handanovic sul tentativo da fuori di Jorginho, poi Abraham manca clamorosamente il 2-1 da due passi. Nel recupero miracolo di Caballero sulla conclusione ravvicinata di Lautaro su cross dalla destra di Karamoh e gara che finisce ai rigori: decisivo l’errore di Skriniar, che calcia male e si fa parare il tiro dal portiere argentino per il 6-5 finale.

Seconda uscita e seconda vittoria nella International Champions Cup invece per i bianconeri, che alla Red Bull Arena di Harrison, dopo aver battuto il Bayern, superano anche il Benfica: 1-1 al 90′ deciso dai gol di Grimaldo e Clemenza, 4-2 ai rigori per i bianconeri. Dopo un brivido dietro (Salvio anticipa Beruatto ma colpisce debolmente), la Juve sfiora il vantaggio con Marchisio, che manda alto un rigore in movimento sul cross di Cancelo imbeccato da Pjanic. Un’incertezza di Caldara – titolare nonostante le voci di mercato – quasi costa il gol (Gedson Fernandes mette a lato), poi Pizzi prova a mandare in tilt la difesa bianconera ma ottiene solo un angolo. Il Benfica prende fiducia e attacca con maggiore convinzione anche se Szczesny – al debutto come Khedira – non è quasi mai chiamato in causa. Nella ripresa la Juve si presenta con diverse novità e Cancelo, spostato alto a sinistra, si rende pericoloso con un destro a giro alto non di molto. Nel giro di pochi minuti la formazione di Allegri sfiora ripetutamente il vantaggio, prima con Khedira, poi con Favilli e ancora con Cancelo. Benfica in difficoltà, Vlachodimos è provvidenziale sul tentativo di ‘scavetto’ di Khedira, poi Gedson Fernandes non inquadra la porta. C’è anche l’esordio di Benatia ma al 20′ la Juve va sotto: magistrale punizione di Grimaldo e per Perin c’è poco da fare. La reazione bianconera è nel colpo di testa di Benatia che si infrange sulla traversa, poi al minuto 84 arriva l’1-1 firmato da Clemenza: numero fra due difensori del Benfica e sinistro sul secondo palo. Nel recupero Vlachodimos nega ad Alex Sandro il vantaggio e si va ai rigori: Jonas colpisce il palo, Felix si fa parare la conclusione da Perin e la Juve va.
(ITALPRESS).

LIVERPOOL BATTE MANUTD, BENE MANCITY E BARCELLONA

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Dopo le schermaglie verbali dei giorni scorsi, Jurgen Klopp e Josè Mourinho si incrociano in campo e ad avere la peggio è lo Special One. Davanti ai 101.254 spettatori del Michigan Stadium di Ann Arbor, il Liverpool centra il suo secondo successo nella International Champions Cup travolgendo 4-1 il Manchester United, ancora con diversi assenti illustri. I Reds sbloccano la gara al 28′ con Manè, che trasforma il rigore concesso per il fallo di Mitchell su Salah, ma tre minuti dopo Andreas Pereira pareggia direttamente su punizione. Nella ripresa il Liverpool dilaga trascinato dal neo-acquisto Shaqiri: lo svizzero serve prima a Sturridge l’assist per il 2-1 e nel finale cala il poker con una spettacolare rovesciata. In mezzo il tris, ancora dal dischetto, di Ojo dopo un fallo subito da Robertson. “E’ andata meglio di quanto mi aspettassi – confessa Klopp – Abbiamo giocato 90 minuti di ottimo calcio, abbiamo giocato semplice e veloce. Shaqiri? Non è normale dopo soli 4 giorni di allenamento essersi adattato così bene al nostro stile di gioco”, l’elogio nei confronti dell’ex interista.
Prima vittoria invece per il Manchester City, che all’Hard Rock Stadium di Miami rimonta il Bayern Monaco da 0-2 a 3-2. I tedeschi, dopo aver rischiato lo svantaggio (palo del 19enne Nmecha), sbloccano la gara al 15′ con Shabani, che indirizza in rete di testa sul cross dalla destra di Rafinha. Otto minuti dopo Ribery serve in area Robben, stop elegante e tocco sotto per il raddoppio del Bayern. A dare il via alla rimonta ci pensa Bernardo Silva che, entrato al posto dell’infortunato Mahrez, accorcia le distanze dal limite nel recupero del primo tempo. Al 6′ della ripresa il pari di Nmecha, che ribatte in rete la respinta non perfetta di Ulreich, poi al 25′ il definitivo 3-2 a favore del City firmato ancora di Bernardo Silva, con un’altra conclusione chirurgica.
Esordio stagionale vincente, infine, per il Barcellona che al Rose Bowl di Pasadena ha la meglio ai rigori sul Tottenham, dopo che la partita si era chiusa sul 2-2 al 90′. Blaugrana avanti dopo 15 minuti con Munir, che appoggia in rete da due passi sulla sponda di Rafinha. Poco prima della mezz’ora il raddoppio del neo acquisto Arthur, con un destro potente dal limite che si infila alle spalle di Gazzaniga. Nel secondo tempo la rimonta del Tottenham, che pareggia i conti fra il 73′ e il 75′ con i gol di Son e N’Koudou, entrambi propiziati dagli errori della difesa del Barça. Ai rigori decisiva la parata di Cillessen su Georgiou mentre il nuovo arrivato Malcom, al debutto dopo essere stato soffiato alla Roma, sigla il penalty della vittoria. “Pensiamo che Arthur possa darci molto e oggi lo ha dimostrato”, l’elogio nei confronti del brasiliano da parte di Valverde, che perde però per infortunio Denis Suarez e Andrè Gomes la cui tournee americana potrebbe essersi conclusa con largo anticipo.
(ITALPRESS).

BERRETTINI TRIONFA A GSTAAD, PRIMO TITOLO ATP

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Primo titolo in carriera nel circuito maggiore per Matteo Berrettini. Il tennista romano ha fatto suo oggi il “Safra Sarasin Swiss Open”, torneo Atp 250 dotato di un montepremi pari a 501.345 euro disputato sui campi in terra rossa di Gstaad, in Svizzera. In finale il 22enne azzurro, numero 84 del ranking mondiale, ha battuto per 7-6 (9) 6-4 lo spagnolo Roberto Bautista Agut, numero 17 Atp e secondo favorito del seeding.
Nel tie-break del primo set, tutto senza break, Berrettini ha annullato due set-ball all’avversario, prima di chiudere 11-9 alla terza palla set in suo favore. Nella seconda frazione, invece, il romano ha piazzato l’unico e decisivo break al decimo game.
“Assolutamente incredibile. Credo di aver giocato questa settimana il miglior tennis della mia carriera”. Queste le parole del romano Matteo Berrettini, subito dopo essersi laureato campione del torneo di Gstaad.
Quello di oggi è il 61° titolo nel circuito maggiore nell’Era Open conquistato da un tennista italiano. In più è il quinto trofeo azzurro di questo 2018, dopo le vittorie di Fognini, a San Paulo e Bastad, e di Cecchinato, a Budapest e Umago. Gli azzurri di questi giorni sono ora a un passo dal mitico ’76, quando Adriano Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli conquistarono, oltre alla Coppa Davis, ben 6 prove del circuito internazionale.
Il record è datato 1977, quando Adriano Panatta, Bertolucci e Barazzutti ottennero 7 titoli del circo della racchetta.
(ITALPRESS).

GP UNGHERIA VA A HAMILTON, LE DUE FERRARI SUL PODIO

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Il sole torna a splendere nel cielo di Budapest ma la nuvoletta nera di fantozziana memoria non lascia il box della Ferrari. Costretto a inseguire, Sebastian Vettel prova a sparigliare le carte azzardando una strategia diversa rispetto alle Mercedes e allo stesso Kimi Raikkonen ma il traffico, il sacrificio di Bottas e qualche decimo di troppo perso al pit-stop mandano all’aria i piani del tedesco. All’Hungaroring festeggia così Lewis Hamilton, che sfrutta al massimo la pole conquistata con un po’ di fortuna sotto il diluvio e allunga nella corsa mondiale sul ferrarista, secondo al traguardo e ora a -24. Ma dietro il successo numero 67 del pilota anglo-caraibico – il sesto a Budapest e il quinto stagionale – c’è l’ottimo gioco di squadra della Mercedes, che a un certo punto non esita a sacrificare Bottas pur di mettere al sicuro la vittoria di Hamilton. Gara da perfetto scudiero quella del quasi 29enne finlandese, che già alla partenza protegge il compagno di squadra dall’assalto delle due Rosse. Ma il vero capolavoro lo compie attorno tra il 39esimo e il 40esimo giro quando la Ferrari richiama prima Raikkonen per la seconda sosta e poi Vettel. Il tedesco, che in avvio si prende quasi subito la terza posizione ai danni del compagno di squadra, era partito con la soft: obiettivo chiaro, cercare di non perdere troppo dalle due Frecce d’Argento e poi puntare sulla mescola più veloce per provare a vincere. Un piano che per buona parte della gara sembrava poter funzionare perchè a parità di gomma gialla le Ferrari andavano più forte.

Ma la sosta è un po’ più lunga del previsto, Bottas nel frattempo piazza le due tornate migliori del suo Gp e resta così davanti a Vettel e Raikkonen, consentendo a Hamilton di andare in fuga. Solo a cinque giri dalla fine il tedesco riuscirà a superarlo, con tanto di contatto in cui il pilota della Mercedes – quinto a fine gara – ha la peggio, danneggiando l’ala anteriore. La Ferrari piazza sul podio anche Raikkonen, che approfitta dell’incidente fra Vettel e Bottas per andarsi a prendere la terza posizione, ma resta il rimpianto per la pioggia di ieri: con altre condizioni e un’altra qualifica forse l’esito odierno sarebbe stato diverso e le parole di Hamilton dopo la vittoria (“sapevamo che le Ferrari sarebbero state molto veloci in questo weekend e aver portato a casa questi punti è un bonus per noi”) lo confermano. “Il secondo posto non era quello che volevamo, ma era il massimo che potessimo ottenere oggi”, prova a guardare il bicchiere mezzo pieno Vettel, pensiero condiviso anche da Raikkonen (“il doppio podio è il meglio ch potessimo sperare per oggi anche se lontano dall’ideale”) e Arrivabene (“l’importante è lavorare con serenità e determinazione, il campionato è ancora lungo”).

Quarto posto per Daniel Ricciardo, a salvare una giornata dai due volti per la Red Bull, che di sicuro si aspettava molto di più dalla tappa magiara: Max Verstappen recupera due posizioni in partenza ma viene tradito dal motore Renault (furioso Horner) e alza bandiera bianca dopo sei giri; disastroso l’avvio invece dell’australiano, che scivola indietro fino alla 16esima posizione prima di una splendida rimonta che lo porta a chiudere ai piedi del podio, al termine di un duello al limite con Bottas. Festeggia anche la Toro Rosso, che dopo aver piazzato due piloti fra i primi dieci nelle qualifiche si gode il sesto posto di Gasly davanti a Magnussen, Alonso e Sainz, con Grosjean al volante dell’altra Haas a chiudere la zona punti. Weekend da dimenticare per la Force India, male anche la Sauber con Leclerc quasi subito costretto al ritiro. Ora la meritata sosta, il grande duello riparte il 24 agosto da Spa.
(ITALPRESS).

THOMAS DA VASSALLO A RE, ULTIMA TAPPA A KRISTOFF

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PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Da vassallo a Re. A Parigi è stato incoronato Geraint Thomas, vincitore dell’edizione numero 105 del Tour de France. Il gallese della Sky, negli ultimi anni al servizio del suo capitano Chris Froome, si è laureato con merito campione della Grande Boucle 2018, controllando alla grande tutte le tappe della corsa, con peggior piazzamento di giornata (escluso oggi) un 33° posto. Dall’undicesima frazione, vinta sul San Bernardo, per poi ripetersi il giorno dopo sulla cima dell’Alpe d’Huez, Thomas ha indossato sempre la maglia gialla, difendendola con i denti, fino all’odierno brindisi a colpi di champagne (nei primi chilometri della giornata), all’ingresso trionfale a Parigi con la bandiera del Galles sulle spalle e alla passerella finale sui Campi Elisi.
Un tripudio dunque per il 32enne Thomas, culminato con la premiazione sotto l’Arco di Trionfo. “E’ un momento incredibile per me. Cercherò di godermi i prossimi giorni e le prossime settimane al massimo”, ha detto il gallese. “Oggi l’ingresso a Parigi con la bandiera del mio Paese è stato meraviglioso. Sono state tre settimane stupende. Non pensavo di poter vincere alla vigilia della corsa ma ogni giorno ho acquisito fiducia e convinzione nei miei mezzi”, ha aggiunto Thomas, visibilmente commosso. Mentre lui festeggia nella capitale francese, il gallese viene celebrato in Patria, con Cardiff (città natale di Thomas) illuminata tutta di giallo, e anche dalla sua squadra di calcio del cuore, ovvero l’Arsenal, che gli ha reso omaggio via Twitter.
“Devo dire grazie al mio team, che mi ha permesso di centrare questo incredibile successo. Grazie alla Sky e in particolare al mio capitano Froome, un grande professionista e un grande esempio per me. Massimo rispetto per Chris, per quello che ha fatto in tutti questi anni e anche in questa edizione del Tour”, ha spiegato poi il gallese, a margine della premiazione. Fra i compagni, nel suo breve discorso, Thomas ha citato anche l’italiano Gianni Moscon. “Un abbraccio a mia moglie e a tutto il Galles. Seguivo questa corsa fin da quando ero giovanissimo in tv. Il sogno di vincerla è diventato, grazie al lavoro duro, realtà: viva il Tour”, ha concluso il britannico.
Per la cronaca, al termine degli otto giri odierni lungo il percorso cittadino di 6.8 chilometri, Alexander Kristoff ha vinto la ventunesima e ultima tappa di questo Tour, la Houilles-Parigi. Il norvegese della Uae Emirates si è imposto in volata davanti al tedesco John Degenkolb (Trek Segafredo), secondo, e al francese Arnaud Demare (Groupama FDJ), terzo. Per Kristoff è il terzo successo in carriera nella corsa gialla. “Purtroppo negli anni sono stato anticipato in più di una occasione da campioni come Kittel, Grepeil e Cavendish”, ha affermato il 31enne norvegese.
Sugli scudi, poi, l’olandese Tom Dumoulin (Sunweb), secondo assoluto, come al Giro d’Italia, e Chris Froome, capitano della Sky, terzo nella generale. Il 33enne keniota naturalizzato britannico, dopo i successi al Tour del 2013, 2015, 2016 e dello scorso anno, si è dovuto “accontentare” del gradino più basso del podio, lasciando la scena all’ex vassallo Thomas, da oggi titolare della maglia gialla fino alla prossima edzione della corsa francese.
Festeggiate anche le altre “maglie”. La verde (classifica a punti) è andata per la sesta volta nella sua carriera (eguagliato il record di Zabel) allo slovacco Peter Sagan. Per il campione del mondo primato storico di punti conquistati: 477 in tutto. Quella a pois (classifica scalatori) è stata vinta dal francese Julian Alaphilippe (Quick Step Floors). Quella bianca (classifica  giovani), infine, è stata consegnata a un altro transalpino, ovvero a Pierre Roger Latour (AG2R La Mondiale). Numero rosso, per il più combattivo, all’irlandese Daniel Martin (Uae Emirates); numero giallo (alla squadra con più “piazzati” in classifica) ai componenti del team Movistar. Infine, omaggio commovente a Parigi anche per il ciclista di casa Sylvain Chavanel (Direct Energie), che ha disputato il 18° Tour della sua carriera, con oltre 60.000 chilometri lungo le strade francesi e ben 368 giorni (più di un anno di vita) in sella alla sua bici in tante, tantissime frazioni della Grande Boucle.
(ITALPRESS).

CR7 A TORINO, PRONTO PER PRIMO ALLENAMENTO

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Cristiano Ronaldo e’ risbarcato a Torino. Questa volta pero’ l’asso portoghese, nuovo acquisto della Juventus, si fermera’ in Italia. Da domani CR7 iniziera’ gli allenamenti alla Continassa, centro sportivo e quartier generale dei campioni d’Italia. La sua “prima” in bianconero, invece,
dovrebbe andare in scena il 12 agosto, a Villar Perosa, nella consueta amichevole in famiglia. Previsto per l’occasione il tutto esaurito, con i tifosi della Juve gia’ in fibrillazione. La “prima ufficiale” poi sara’ al Bentegodi, contro il Chievo, nel weekend del 19 agosto, nell’esordio in campionato del team allenato da Massimiliano Allegri. All’aeroporto internazionale di Caselle ad accogliere CR7 ben sei Jeep bianche con vetri oscurati.
(ITALPRESS).