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TSITSIPAS SFIDA NADAL, RIVINCITA HALEP-STEPHENS

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Rafa Nadal e Stefanos Tsitsipas si sfideranno in finale alla “Rogers Cup”, sesto dei nove ATP Masters 1000 in calendario, dotato di un montepremi di 4.662.300 dollari in svolgimento sul cemento di Toronto, in Canada. Il maiorchino, numero uno del mondo e del seeding, doma il russo Karen Khachanov per 7-6(3) 6-4 dopo due ore di attesa a causa della pioggia e andrà così a caccia del 33esimo titolo in un Masters 1000, il primo sul cemento dal trionfo di Cincinnati ormai datato 2013. Nadal, che in quell’estate vinse anche la Rogers Cup e poi gli Us Open, è alla quarta finale in Canada e finora ha sempre vinto: nel 2005 e nel 2008 gli altri successi. Sulla sua strada troverà però l’enfant prodige ellenico Stefanos Tsitsipas, che con i suoi 19 anni diventa il più giovane tennista di sempre a battere 4 Top 10 nello stesso torneo: dopo Thiem, Djokovic e Zverev è il turno di Kevin Anderson, al quale annulla pure un match-point prima di spuntarla per 6-7(4) 6-4 7-6(7). Il talento ateniese, primo giocatore non testa di serie in finale a Toronto dal 2008 (allora fu Nicolas Kiefer, sconfitto proprio da Nadal), da domani si ritroverà almeno al 15esimo posto del ranking Atp, il 12esimo in caso di successo. La finale fra Tsitsipas e Nadal sarà anche la rivincita dello scorso aprile, quando i due si ritrovarono contro nell’ultimo atto di Barcellona, poi vinto dal maiorchino in due set. Quella fu anche la prima e unica finale disputata dal greco, che sogna ora la prima affermazione nel circuito maggiore.

Nella “Rogers Cup” femminile, Wta Premier 5 da 2.820.000 dollari sui campi in cemento di Montreal, Simona Halep e Sloane Stephens tornano a sfidarsi in una finale due mesi dopo lo show di Parigi. La tennista rumena, numero 1 del mondo e del tabellone, travolge per 6-4 6-1 l’australiana Ashleigh Barty e proverà ora a bissare il successo ottenuto al Roland Garros sulla giovane rivale americana, ottenendo così la seconda affermazione in tre anni nell’appuntamento canadese. Ma dovrà fare i conti con una Stephens che si è sbarazzata con un doppio 6-3 della campionessa uscente Elina Svitolina. La 25enne americana, alla prima finale in carriera in un Premier 5, è sotto 6-2 nei confronti diretti con la Halep, con l’ultimo successo che risale agli Australian Open 2013. “Lei è la numero uno al mondo, io sono la numero 3, non sono io la favorita ma nello sport può succedere di tutto”, il messaggio della Stephens.
(ITALPRESS).

RACHIK VINCE IL BRONZO NELLA MARATONA EUROPEA

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Tre medaglie per l’Italia nella maratona ai Campionati Europei di Berlino. Due volte sul podio gli uomini che conquistano la vittoria nella classifica a squadre trascinati dal bronzo individuale di Yassine Rachik, mentre le donne sono d’argento con il team. Il 25enne bergamasco difende il terzo posto dopo una gara condotta nel gruppo di testa e migliora nettamente il record personale sui 42,195 chilometri con 2h12:09, per oltre un minuto di progresso. Alle spalle del portacolori dell’Atletica Casone Noceto c’è il brillante quinto posto di Eyob Faniel, 25enne vicentino delle Fiamme Oro, per chiudere in 2h12:43. Nel successo per nazioni davanti a Spagna e Austria si rivela fondamentale anche il risultato di Stefano La Rosa, che stringe i denti nel finale: il 32enne carabiniere grossetano arriva dodicesimo con 2h15:57 sulle strade della capitale tedesca. “Ci credevamo, era veramente un sogno. Nonostante il caldo siamo riusciti a dare il massimo, in una gara uomo contro uomo, e a portare questa doppia medaglia che per me vale davvero tanto – sottolinea soddisfatto Yassine Rachik – Ho fatto una gara molto coraggiosa, cercando di spingere fino alla fine. Mi sono allenato moltissimo, soprattutto nell’ultimo periodo. Peccato per l’assenza di Daniele Meucci, ma ho dimostrato che basta crederci e non arrendersi”. Oro al sorprendente belga Koen Naert (2h09:51), argento per lo svizzero Tadesse Abraham (2h11:24) nel giorno del suo 36° compleanno. A livello maschile per l’Italia è la quarta affermazione in Coppa Europa di maratona dopo quelle del 1981, 1998 e 2006. Per regolamento, le medaglie a squadre entrano nel computo del medagliere e quindi la formazione azzurra sale a 6 metalli in questa edizione degli Europei con un oro, un argento e quattro bronzi, dopo i tre terzi posti già arrivati nelle giornate precedenti: Yeman Crippa (10.000), Yohanes Chiappinelli (3000 siepi) e Antonella Palmisano (20 km di marcia). L’Italia si aggiudica anche l’argento nella classifica a squadre della maratona femminile. È il frutto del sesto posto di Sara Dossena (2h27:53), dell’ottavo di Catherine Bertone (2h30:06) e del quattordicesimo di Fatna Maraoui (2h34:48). La somma dei tempi delle prime tre azzurre è 7h32:46, battuto soltanto dalla Bielorussia che piazza tre maratonete tra le prime cinque e conclude in 7h21:54. Terza la Spagna il cui terzetto completa i 42,195 km in un complessivo 7h44:06. In chiave individuale, l’oro europeo è della bielorussa Volha Mazuronak (2h26:22) nonostante un’abbondante perdita di sangue dal naso nelle fasi iniziali della maratona. Vittoria in volata negli ultimi cento metri sulla francese Clemence Calvin (2h26.28) mentre il bronzo lo guadagna l’ex sciatrice di fondo ceca Eva Vrabcova-Nyvltova (2h26:31) staccata negli ultimi due chilometri. Buone le prove delle azzurre, e in particolare della triatleta bergamasca Dossena che alla seconda maratona in carriera diventa l’undicesima italiana di sempre e migliora il PB di quasi due minuti (1:46) rispetto all’esordio dello scorso novembre a New York (2h29.39, sesta). Grande cuore e coraggio per la quarta azzurra, Laura Gotti, al passo negli ultimi chilometri ma determinata a terminare la gara ad ogni costo (3h34:13).
(ITALPRESS).

 

LORENZO VINCE IN AUSTRIA SU MARQUEZ E DOVIZIOSO

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Una battaglia all’ultima staccata, fra sorpassi e colpi proibiti. Ma per il terzo anno di fila c’è una Ducati prima al traguardo del Red Bull Ring di Spielberg. Dopo Iannone (2016) e Dovizioso (2017), stavolta tocca a Jorge Lorenzo, che scommette alla partenza sulla doppia morbida e intraprende uno spettacolare duello con un Marc Marquez mai domo. Il Cabroncito ci mette tutta la sua classe per colmare il gap fra la Honda e la Ducati e fino all’ultima curva tiene sotto pressione il futuro compagno di squadra, bravo però a centrare la sua terza vittoria stagionale dopo Mugello e Barcellona, la numero 68 della carriera (47 nella classe regina). “Credo di aver perso dei mesi di vita ma ne è valsa la pena – se la ride alla fine il maiorchino – E’ stata una vittoria incredibile, una delle mie migliori in MotoGp. La soft? Non è detto che cali più delle altre, dipende dallo stile di guida e da come la gestisci e io ho imparato molto sulla gestione delle gomme”. Vedere un Lorenzo così in sella alla Desmosedici e pensare che il prossimo anno sarà alla Honda aumenta i rimpianti a Borgo Panigale ma ormai non è più possibile tornare indietro: “sono stati due anni molto passionali, di alti e bassi, dove entrambi ci siamo dati a vicenda delle cose positive per il futuro. Una parte di me sarà sempre ducatista”, le parole al miele del maiorchino. Che nella prossima stagione dividerà il box con un Marquez sempre più lanciato verso il titolo (+59 su Valentino Rossi) e che a differenza di Lorenzo aveva puntato sull’accoppiata media-hard. Una scelta che lo ha portato ad adottare una strategia d’attacco. Il 25enne di Cervera si è subito portato al comando cercando di creare un solco fra sè e le due Ducati a suon di giri veloci ma il suo piano ha funzionato solo per metà gara, fino a quando, un po’ per il calo della sua gomma, un po’ per la superiorità della moto italiana, Lorenzo e Dovizioso si sono rifatti sotto. “Ho dato veramente tutto, ci ho provato, ma in rettilineo ne avevano di più – ammette il Cabroncito – Almeno ho aumentato il vantaggio in classifica”.

Peccato per il Dovi, che dopo la beffa della pole finisce col fare da spettatore della sfida fra Lorenzo e Marquez. A un certo punto della gara il pilota forlivese sembrava essere messo meglio del maiorchino, poi però “ho finito le gomme – l’analisi del ducatista, che invece aveva optato per la doppia media – Per troppi giri ho cercato di superare Lorenzo senza riuscirci e ho consumato troppo la gomma. Sono deluso, volevo vincere”. Ottimo quinto posto per Danilo Petrucci davanti a un Valentino Rossi capace di risalire dalla 14esima piazzola. Un risultato che non basta a nascondere l’inferiorità della Yamaha. “Sono salito quest’anno 5 volte sul podio ma sono andato veramente forte in Qatar e in Germania, gli altri podi sono arrivati perchè uno fra quei tre è caduto o non era a posto. Non siamo veloci per il podio. E’ una questione di approccio, la situazione è questa e dobbiamo cercare di migliorare pensando al presente, non all’anno prossimo”. Splendido duello in Moto2 fra Francesco Bagnaia e Miguel Oliveira, risolto a favore del pilota italiano sul filo di lana: quinto successo stagionale per il 21enne torinese che si riprende la testa della classifica iridata, a +3 sul lusitano. Ancora a podio, il terzo di fila, Luca Marini davanti a Mattia Pasini. Doppietta italiana invece in Moto3, dove Marco Bezzecchi trionfa precedendo Enea Bastianini. Il secondo successo in questo 2018 dopo quello di Termas de Rio Hondo consente al 19enne pilota riminese di allungare anche nel Mondiale su Jorge Martin, oggi terzo: gara stoica per lo spagnolo, che ha stretto i denti per tornare in pista a tempo di record, a una settimana dalla frattura del radio sinistro rimediata a Brno.
(ITALPRESS).

BERTOCCHI E PELLACANI ORO EUROPEO NEL SINCRO 3 MT

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Un oro a sorpresa, ma piu’ che meritato. Elena Bertocchi e Chiara Pellacani concludono il loro europeo sul gradino piu’ alto del podio, vincendo la finale del sincro tre metri con 289.26 punti. E’ la specialita’ della casa. La gara made in Italy per antonomasia, quella con cui Tania Cagnotto e Francesca Dallape’ sono state incoronate otto volte campionesse europee, consecutivamente da Torino 2009 e Londra 2016. Un’eredita’ pesante da ricevere per le giovani azzurre. Ai Mondiali di Budapest vinsero le cinesi Chang Yani e Shi Timgmao con le russe Nadezhda Bazhina e Kristina Ilinyk terze, che poi si rifecero in Coppa Europa a Kiev (negli europei di specialita’) vincendo con 304.80 punti. Elena Bertocchi, bronzo da un metro venerdi’ (271.25), e Chiara Pellacani, settima dai tre metri sabato all’esordio europeo in finale (274.00), in Coppa Europa a Kiev e ai Mondiali a Budapest non avevano gareggiato in tandem e a Londra c’era ancora la coppia dorata, pluricampione d’Europa, Tania Cagnotto e Francesca Dallape’ che vinse con 327.81. “Dopo due giorni di terapia il dolore alla gamba e’ migliorato ma con l’adrenalina che ho oggi non ho sentito piu’ nulla”, esulta Elena Bertocchi, milanese, 24 anni il prossimo 19 settembre, milanese, e’ tesserata con Esercito e Canottieri Milano ed allenata da sempre da Dario Scola. “Non mi sembra vero, sono ancora sulla giostra”, sorride Chiara Pellacani, romana, che a 15 anni e 11 mesi ha battuto il record di Tania Cagnotto che aveva vinto la sua prima medaglia europea a 17 anni. E’ proprio la baby capitolina a contare e dare il via al salto. “Lascio dare il tempo a lei, io la seguo – conferma la lombarda – Ci siamo allenate stamattina e poi subito in gara, senza pressione. Abbiamo cominciato a crederci col passare dei tuffi e alla fine ce l’abbiamo fatta. Grazie a tutti per il tifo, il sostegno tecnico e morale, l’affetto che ci dimostrate. Siamo strafelici”. Le due azzurre salgono di nuovo sul trampolino 24 ore dopo la finale singola, prima da avversarie e stavolta in coppia. I loro tuffi sono tutti carpiati. I due obbligatori, ritornato e rovesciato, fruttano 93.60 e il terzo posto (il sincro riceve gli 8). La gara si fa stimolante: al terzo round eseguono il doppio e mezzo avanti con un avvitamento che con 69.30 fa ben sperare (162.90). Ora davanti hanno soltanto le inglesi (quarte a Kiev) Grace Reid e Katherine Torrance con 166.20. Anche il triplo e mezzo avanti azzurro piace (66.96) e accende gli animi del team Italia. Fischia Domenico Rinaldi da bordo vasca, e’ concentratissimo Dario Scola accanto a lui. Le italiane sono ancora seconde e manca l’ultimo giro. Si chiude col doppio e mezzo indietro (59.40) poi si aspetta che finiscano le altre per festeggiare. Sbagliano all’ultimo Grace Reid e Katherine Torrance. Britanniche fuori dal podio e oro per la coppia tricolore.
(ITALPRESS).

 

SUPER DOPPIETTA AZZURRA AGLI EUROPEI DI FONDO

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E’ una doppietta d’autore quella messa a segno dall’Italfondo nell’ultima giornata degli Europei di Glasgow, al termine di una 25 chilometri avvolta dal grigiore e caratterizzata da freddo e pioggia. Arianna Bridi conquista l’oro in 5h19’34″6 e Matteo Furlan si prende il bronzo in 4h57’55″8, preceduto dall’ungherese Kristof Rasovszky (4h57’53″5) e dal russo Kirill Belyaev (4h57’54″6). L’azzurra, quarta nella 5 km e ottava nella 10 km, brucia allo sprint con un’epica rimonta fino all’ultima bracciata la campionessa olandese Sharon Van Rouwendaal (oro nella 5 e 10 km). Bronzo alla francese Lisa Pou, staccata di 8″3 in 5h19’42″9. “E’ stata una gara durissima con onde e la muta che e’ una roba che proprio non sopporto. Gara davvero difficile. Sono stata brava a mantenere la calma”, dichiara appena uscita dal lago la 22enne trentina, tesserata per Esercito e RN Trento ed allenata dal tecnico federale Fabrizio Antonelli. “La parte piu’ difficile e’ stata quando ci hanno raggiunto i maschi. Li’ abbiamo dovuto cambiare ritmo radicalmente per cercare di restare in gruppo e sfruttare il piu’ possibile la scia, ma soprattutto non rischiare di restare troppo staccate – continua Bridi, gia’ bronzo iridato in carica nelle 10 e 25 chilometri, e’ alla prima medaglia europea sulla distanza piu’ lunga dopo il quarto posto nel 2016 ad Hoorn dove conquisto’ il bronzo nella 10 chilometri olimpica – Lasciato il gruppo mi sono messa dietro ad un atleta che pensavo fosse la prima delle donne ed invece era un uomo”. Con la muta e’ sempre piu’ difficile riconoscersi. Gli ultimi dieci metri sono stati estremamente concitati. Il capo (Antonelli, ndr) mi ha insegnato a crederci finche’ non si tocca il tabellone. Effettivamente non sapevo se avessi toccato prima di Sharon (Van Rouwendaal, ndr), ma avevo una bella impressione. Peraltro sapevo che durante la gara aveva commesso un errore di rotta e non sapevo se sarebbe stato punito con la squalifica. In quegli ultimi metri pero’ non ci ho pensato e ho fatto bene. Era importante conquistare una medaglia dopo le gare in settimana dove avevo sbagliato molto e non ci ho creduto abbastanza perche’ i podi erano alla mia portata o comunque avrei potuto nuotare le gare diversamente, piu’ sensate. Dedico la medaglia a famiglia e allenatore”. “Sono contento per il bronzo, ma e’ davvero difficile gareggiare in queste condizioni perche’ la muta e’ troppo limitante – aveva invece dichiarato poco prima Furlan, 29enne di San Vito al Tagliamento, tesserato per Marina Militare e Team Veneto ed allenato da Moreno Daga – Gia’ a meta’ gara ho dovuto prendere antidolorifici per le spalle, le braccia non riesci a muoverle con naturalezza. Normalmente in una 25 km ai 15000 metri comincia la selezione; in questo caso ai 20000 metri eravamo tutti in gruppo. Viene limitato chi e’ piu’ dotato – continua l’azzurro, vice-iridato della distanza al Balaton, gia’ bronzo iridato nel fiume Kazanka nel 2015, e argento uscente – Effettivamente la muta ti protegge, ma dovrebbero essere maggiormente performanti nei punti di maggiore mobilita’. Il freddo non l’ho patito, addirittura negli ultimi giri ho avuto anche caldo. Sono contento per il risultato, ma resto contrario all’utilizzo obbligatorio della muta. Avrei nuotato senza”. Nella prova maschile Simone Ruffini e’ quinto in 4h58’04″3. “Sono contento non tanto per la prestazione, ma per come ho reagito in questi giorni – asserisce il 28enne di Tolentino, tesserato per Fiamme Oro e CC Aniene ed allenato dal tecnico federale Emanuele Sacchi – Dopo la 10 chilometri ero veramente deluso e ancora ieri ero indeciso se partecipare alla gara perche’, malgrado ne abbiamo provate tante, non sono mai riuscito ad adattarmi alle mute che per fortuna dovremmo tornare ad usare solo in Canada e a Setubal. In queste gare non ci sono stato ne’ con la testa ne’ col fisico. Solo cuore e un po’ di Simone si e’ visto. Gia’ sono focalizzato alle selezioni della prossima stagione”, conclude il campione mondiale di Kazan, nel 2015. Sedicesimo in 5h06’04″2 l’esordiente Alessio Occhipinti, 22enne romano del CC Aniene, allenato da Sacchi, che comunque ha sorpreso per tecnica di nuotata e penetrazione dell’acqua. Nella prova femminile Aurora Ponsele’ (Fiamme Oro-CC Aniene) e’ settima in 5h09’05″7 e Martina Grimaldi (Fiamme Oro-Uisp Bologna) e’ decima in 5h11’59″2.
(ITALPRESS).

FESTA JUVE A VILLAR PEROSA, PRIMO GOL PER RONALDO

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Bagno di folla per la Juventus nel classico appuntamento pre campionato di Villar Perosa. Circa cinquemila tifosi sono accorsi in Val Chisone per assistere alla sgambatura in famiglia fra la Juve “A”, allenata da Massimiliano Allegri, e la Juve “B”, guidata da Francesco Baldini. Altri cinquemila sostenitori sono stati “bloccati” e respinti, perchè sprovvisti del biglietto, dai 300 addetti alla sicurezza.
Al Campo Comunale “Gaetano Scirea”, osservati speciali il nuovo arrivato Cristiano Ronaldo, alla sua prima uscita con la maglia bianconera numero 7, e Leonardo Bonucci, appena tornato alla corte di Allegri dopo una stagione al Milan. Tanti, tantissimi applausi per il portoghese (la sua la maglia più gettonata); scarso entusiasmo e qualche contestazione invece per il difensore azzurro. Ben accolti, poi, gli altri volti nuovi della squadra, ovvero Emre Can, Mattia Perin e Joao Cancelo.
Prima del test in famiglia, come da tradizione, la visita del clan bianconero a Villa Agnelli: a ricevere la squadra il presidente, Andrea Agnelli, che ha salutato calorosamente tutto lo staff, da Allegri ai vari giocatori e collaboratori del team campione d’Italia. Poi, a pochi minuti dal fischio di inizio del “derby”, i calciatori della Juve hanno fatto il consueto giro di campo con i trofei conquistati nella passata stagione. Per la quarta volta consecutiva in bella mostra, dunque, tanto il simbolo del successo in campionato quanto la Coppa Italia.
Infine, la sfida fratricida, terminata per la cronaca 5-0 per la squadra “A”. Ad aprire il match, al 2′, un palo colpito in pieno da Douglas Costa. Due minuti più tardi la risposta dei giovani bianconeri, con la traversa centrata, direttamente da punizione, da Nicolussi. Dopo soli 7 minuti e 17″ il primo sigillo con la nuova maglia di CR7: lancio lungo di Bernardeschi e facile conclusione del portoghese, dimenticato dalla difesa della squadra “B”. Al 18′ il raddoppio della Juve “A”: su lancio di Bonucci per Ronaldo, lo sfortunato Capellini, a duello con l’ex Real, ha spedito la sfera alle spalle dell’incolpevole Loria. Al 28′ è nuovamente il palo a strozzare l’esultanza di Douglas Costa. Poco dopo la mezzora il 3-0 firmato di testa da Dybala, su assist proprio del brasiliano. Il poker della squadra “A” è siglato, al 40′, ancora dall’argentino (doppietta per lui), dopo una bella parata di Loria su conclusione di CR7. In apertura della ripresa lo stesso Dybala ha colpito la traversa con un pallonetto ai danni di Loria. All’8′ il 5-0, realizzato con piattone destro da Marchisio, su assist di Khedira.
Al 27′ poi gara interrotta, come da prassi, dall’invasione di campo pacifica dei sostenitori bianconeri.
(ITALPRESS).

FESTA JUVE A VILLAR PEROSA, 1° GOL PER RONALDO

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Bagno di folla per la Juventus nel classico appuntamento pre campionato di Villar Perosa. Circa cinquemila tifosi sono accorsi in Val Chisone per assistere alla sgambatura in famiglia fra la Juve “A”, allenata da Massimiliano Allegri, e la Juve “B”, guidata da Francesco Baldini. Altri cinquemila sostenitori sono stati “bloccati” e respinti, perchè sprovvisti del biglietto, dai 300 addetti alla sicurezza.
Al Campo Comunale “Gaetano Scirea”, osservati speciali il nuovo arrivato Cristiano Ronaldo, alla sua prima uscita con la maglia bianconera numero 7, e Leonardo Bonucci, appena tornato alla corte di Allegri dopo una stagione al Milan. Tanti, tantissimi applausi per il portoghese (la sua la maglia più gettonata); scarso entusiasmo e qualche contestazione invece per il difensore azzurro. Ben accolti, poi, gli altri volti nuovi della squadra, ovvero Emre Can, Mattia Perin e Joao Cancelo.
Prima del test in famiglia, come da tradizione, la visita del clan bianconero a Villa Agnelli: a ricevere la squadra il presidente, Andrea Agnelli, che ha salutato calorosamente tutto lo staff, da Allegri ai vari giocatori e collaboratori del team campione d’Italia. Poi, a pochi minuti dal fischio di inizio del “derby”, i calciatori della Juve hanno fatto il consueto giro di campo con i trofei conquistati nella passata stagione. Per la quarta volta consecutiva in bella mostra, dunque, tanto il simbolo del successo in campionato quanto la Coppa Italia.
Infine, la sfida fratricida, terminata per la cronaca 5-0 per la squadra “A”. Ad aprire il match, al 2′, un palo colpito in pieno da Douglas Costa. Due minuti più tardi la risposta dei giovani bianconeri, con la traversa centrata, direttamente da punizione, da Nicolussi. Dopo soli 7 minuti e 17″ il primo sigillo con la nuova maglia di CR7: lancio lungo di Bernardeschi e facile conclusione del portoghese, dimenticato dalla difesa della squadra “B”. Al 18′ il raddoppio della Juve “A”: su lancio di Bonucci per Ronaldo, lo sfortunato Capellini, a duello con l’ex Real, ha spedito la sfera alle spalle dell’incolpevole Loria. Al 28′ è nuovamente il palo a strozzare l’esultanza di Douglas Costa. Poco dopo la mezzora il 3-0 firmato di testa da Dybala, su assist proprio del brasiliano. Il poker della squadra “A” è siglato, al 40′, ancora dall’argentino (doppietta per lui), dopo una bella parata di Loria su conclusione di CR7. In apertura della ripresa lo stesso Dybala ha colpito la traversa con un pallonetto ai danni di Loria. All’8′ il 5-0, realizzato con piattone destro da Marchisio, su assist di Khedira.
Al 27′ poi gara interrotta, come da prassi, dall’invasione di campo pacifica dei sostenitori bianconeri.
(ITALPRESS).

RISCATTO TRENTIN, VOLATA VINCENTE E ORO EUROPEO

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Una stagione difficile, quella di Matteo Trentin, atteso come uomo di punta della Mitchelton Scott per le classiche del Nord ed invece costretto ad un lungo stop a causa di una caduta nella Parigi Roubaix. Una stagione, però, che vira decisamente verso il bello grazie al Campionato Europeo strada Uomini Elite, ultimo atto di questi Europei che hanno regalato tante soddisfazioni al ciclismo azzurro. Con una volata delle sue il 29enne trentino cancella con un colpo di spugna mesi di incertezza e regala il primo titolo a Davide Cassani come Commissario Tecnico dei professionisti. C’era andato vicino, il ct, molte volte, l’ultima delle quali proprio a Bergen e sempre grazie a Trentin (quarto), oltre all’argento di Elia Viviani all’Europeo dello scorso anno. Mai come questa volta la Nazionale del tecnico romagnolo ha meritato il successo. Ha corso sapientemente, senza farsi prendere dalla frenesia e controllando tutte le fasi di gara, a cominciare dai 160 chilometri iniziali sotto una pioggia che ha reso il campionato europeo più simile ad una classica del nord. Proprio questo clima ha regalato le prime sensazioni positive ai nostri, con gli azzurri sempre nelle posizioni di testa, pronti ad entrare nelle fughe, anche le più lontane. Un capitolo a parte lo merita Davide Cimolai. E’ stato l’uomo che ha messo la testa fuori nella prima fuga seria, quella a 60 chilometri dal traguardo. E si è poi ripetuto nell’azione decisiva venti chilometri dopo. In quel momento se ne vanno in dieci, i primi dell’ordine di arrivo. Ci sono, tra gli altri, due italiani (Cimolai e Trentin), due belgi e due olandesi. Il gruppo, ormai ridotto per la pioggia e le cadute, lascia fare. “Quando ho visto Van der Poel e Van Aert – dirà Trentin subito dopo l’arrivo – ho detto a Davide Cimolai: ma questa è una gara di ciclocross, noi che cosa ci stiamo a fare qui…”. Una battuta, forse, ma anche una constatazione che rende bene l’idea della difficoltà ambientale nella quale i dieci si sono mossi per circa 40 chilometri. Ed infatti la selezione che si aspettava, arriva grazie ad una caduta, a una decina di chilometri dal traguardo. L’olandese Lammertink prende male una curva in discesa e scivola sulle transenne, portando con se lo svizzero Albasini, forse il più temibile in volata, il francese Perichon, il tedesco Denz e il belga Meurisse. Cimolai resta in piedi con un gioco di prestigio e si riporta subito sui superstiti. Cassani ordina il forcing, che permette ai battistrada di rendere difficoltoso il rientro degli altri. Cimolai esegue e poi, non pago, prova anche l’azione solitaria, concordata con Trentin. Gli avversari sono ingabbiati. Van Aert recupera su Cimolai, ma nulla può nella volata. Matteo Trentin, perfettamente lanciato dal compagno di squadra, vola verso il Campionato Europeo, il primo per l’Italia del ciclismo professionistico. “E’ incredibile – racconta Trentin, che nell’albo d’oro succede al pluri-iridato slovacco Peter Sagan, ritiratosi ai -100, e al norvegese Alexander Kristoff – Abbiamo voluto correre sempre nelle posizioni di testa perché non volevamo rischiare. Così è stato, un grande lavoro da parte di tutta la squadra. La corsa è stata resa ancor più dura dal meteo ma noi siamo riusciti ad interpretarla al meglio. C’è stato un attimo di tentennamento a pochi chilometri dall’arrivo con la caduta che però non mi ha coinvolto. Mi sono girato ed ho visto che anche Davide era riuscito a stare “in piedi”. Con lui, già prima della caduta, avevamo deciso che sarebbe andato all’attacco, come ha fatto, per far uscire il migliore e valutare poi come agire. La caduta, che non ci ha coinvolto, probabilmente ci ha un po’ favorito”. Con la voce piena di emozione, il neo campione europeo ai microfoni tv ringrazia tutti e dedica questo splendido oro “alla mia famiglia, a mia moglie, ai miei figli e tutte le persone che mi sono state vicino in questi mesi difficili di recupero”. “Italia fantastica – così esordisce un emozionato ct Cassani – Un’emozione indescrivibile, è una bellissima vittoria in una corsa che si è rivelata ancora più dura del previsto per le condizioni meteo, perché è sempre stata tirata con curve e continui rilanci. Abbiamo terminato questi Giochi Europei così come li abbiamo iniziati su pista, con uno splendido oro tra gli uomini élite che si somma a quello della Bastianelli, oltre alle medaglie su pista e a quella in MTB: torniamo con grandissime soddisfazioni. Sapevamo che Elia sarebbe stato controllato e sapevamo anche che c’erano Colbrelli e Trentin. Con Matteo, in particolare, dopo la sua stagione fino ad ora sfortunata, abbiamo programmato l’avvicinamento e questo appuntamento. Una grande squadra, un titolo meritatissimo”.
(ITALPRESS).