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TROFEO FIT KINDER+SPORT, A ROMA LE FASI FINALI

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Anche quest’anno il Foro Italico di Roma sarà teatro del Master del circuito nazionale Trofeo Tennis Fit Kinder+Sport, in scena da martedì 21 a giovedì 30 agosto e giunto alla 13esima edizione. Il totale delle iscrizioni è arrivato a quota 1.224: tanti saranno i giovani tennisti al via delle fasi finali del circuito promozionale nato un’idea dell’ex tennista azzurra Rita Grande, in collaborazione con la FIT e il programma Kinder+Sport Joy of Moving: l’obiettivo e’ incoraggiare la diffusione di stili di vita attivi e la pratica di questa disciplina tra le nuove generazioni offrendo a centinaia di ragazzi e ragazze la possibilita’ di sfidarsi sugli stessi campi teatro dei match dei campioni internazionali del tennis. I partecipanti sono tutti di età compresa fra i 9 e i 16 anni, selezionati dopo oltre 130 tornei disputati in 19 regioni dello Stivale a partire dal mese di febbraio. Nel dettaglio si sfideranno sui campi in terra rossa degli Internazionali d’Italia Bnl i vincitori e i finalisti di tutte le tappe del circuito e i semifinalisti delle 12 prove speciali giocate nei Centri Estivi Fit di Brallo, Serramazzoni, Castel di Sangro, Trabia e di Paderno del Grappa. La prima edizione, nel 2006, ha fatto registrare, in 28 tornei, circa 3.000 iscritti. Stagione dopo stagione il circuito è cresciuto fino ad arrivare nella scorsa edizione a oltre 18.000 partecipanti in tutta Italia.
Contenta dei numeri e delle risposte alla “mission” della kermesse Rita Grande, che è anche “ambassador” di Kinder+Sport. “Il movimento e il divertimento sono alcune delle finalità principali del progetto. Cerchiamo non solo di far crescere il livello di attività fisica tra le giovani generazioni ma, allo stesso tempo, di trasmettere loro i valori sani insiti nella pratica dello sport. Non a caso da quest’anno abbiamo aggiunto il tema ‘fair-play’: i ragazzi in questo circuito giocano senza arbitro, in un clima di festa ma anche di rispetto”, ha spiegato l’ideatrice della manifestazione.
“Lo spirito di questo progetto rimane immutato nel tempo e continua a riscuotere molto successo perche’ ha nel Dna l’aspetto promozionale, avvicinando questa disciplina sportiva con gioco e divertimento ai tanti ragazzi” il commento di Massimo Castiglia, responsabile sponsorizzazioni Ferrero Italia.
Kinder + Sport Joy of Moving e’ il progetto internazionale di responsabilita’ sociale sviluppato dal Gruppo Ferrero in oltre 25 paesi, volto a sostenere l’attivita’ fisica tra le giovani generazioni. Il programma nasce dalla consapevolezza che una vita attiva e’ un elemento essenziale per bambini, ragazzi e famiglie. L’obiettivo di Kinder + Sport e’ quello di aumentare i livelli di attivita’ fisica tra le giovani generazioni, dando loro la possibilita’ di sviluppare una maggiore abilita’ motoria e poterli aiutare ad acquisire comportamenti corretti e atteggiamenti sociali ed etici. Il gruppo Ferrero ha posto l’educazione al centro del progetto, per aiutare i bambini a crescere con i valori dello sport e della vita, come l’onesta’, l’amicizia, l’unità e la fiducia negli altri.
(ITALPRESS).

MILIK-INSIGNE, NAPOLI RIMONTA LAZIO ALL’OLIMPICO

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Il nuovo Napoli di Carlo Ancelotti parte col piede giusto. Sul campo della Lazio Hamsik e compagni giocano una partita in crescendo, rimontano lo svantaggio iniziale siglato da Ciro Immobile e vincono 2-1 con merito grazie alle reti di Milik e Insigne. Tre punti davvero importanti per gli uomini di Ancelotti, tenendo anche in considerazione il valore della squadra avversaria, forse la peggiore da affrontare all’esordio perché praticamente invariata rispetto alla scorsa stagione chiusa al quinto posto. Reduce da due pesanti sconfitte interne contro i campani negli ultimi due campionati, Simone Inzaghi prova a schierare la Lazio in modo accorto. Solito 3-5-2 con Luis Alberto al fianco di Ciro Immobile, c’è Badelj a centrocampo per sostituire lo squalificato Leiva, mentre a sinistra Caceres si sacrifica per rimpiazzare l’altro squalificato Lulic, visto che Lukaku e il nuovo arrivato Durmisi non sono ancora pronti. La prima mezz’ora dei biancocelesti è ottima sotto il profilo dell’intensità, ma con due sole occasioni create: la prima, al minuto 23, la spreca Luis Alberto calciando in malo modo il pallone servitogli da Immobile; due minuti dopo l’attaccante napoletano si mette in proprio e sfrutta al meglio il lancio lungo di Acerbi mettendo a sedere con una finta tre quarti della retroguardia avversaria e battendo Karnezis con il sinistro. Il gol subito sveglia il Napoli, schierato da Ancelotti con il 4-3-3 già utilizzato da Sarri ma con due novità: la prima è il capitano Marek Hamsik chiamato a fare il regista dopo la cessione di Jorginho, con Zielinski mezz’ala; la seconda è Milik, preferito a Mertens nel ruolo di centravanti.
Il gioco spumeggiante esibito dai partenopei nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo, però, tanto assomiglia a quello della scorsa stagione. Il Napoli sfonda con facilità e a ripetizione su entrambe le fasce: Insigne manca una grande occasione al 36’, mentre è la traversa a respingere il tentativo di Zielinski poco dopo. Al 41’, su azione nata da corner, Strakosha respinge in modo incerto il destro di Albiol e Milik segna: Banti convalida, poi il gioco resta fermo per l’infortunio di Radu e alla ripresa, senza consultare la Var, l’arbitro della sezione di Livorno annulla la rete, decisione presa con modalità insolita. Ma il meritato pareggio degli ospiti è nell’aria e arriva al minuto 47, dopo un altro tentativo di Milik da distanza ravvicinata respinto in corner da Strakosha: Insigne taglia il campo per Callejon tenuto in posizione regolare da Radu, l’assist al centro è perfetto, il tap-in dell’attaccante polacco è semplice. Il primo tempo finisce così, la ripresa comincia allo stesso modo, con il Napoli padrone della metà campo biancoceleste. Milik va ancora vicino al gol dopo tre minuti con una percussione centrale chiusa con un sinistro non distante dal palo. Poi, al minuto 54, Immobile avrebbe l’occasione per riportare avanti la Lazio: sul corner battuto da sinistra, il pallone finisce sui piedi dell’attaccante campano, dimenticato sul secondo palo dalla difesa di Ancelotti, ma la deviazione è imprecisa. E allora al 59’ il Napoli mette la testa avanti grazie allo splendido destro a giro di Insigne che finisce all’incrocio dei pali, imparabile per Strakosha.
Sotto nel punteggio, Simone Inzaghi prova a cambiare le carte a livello tattico: inserisce Correa sulla sinistra, avanza uno spento Milinkovic-Savic al fianco di Immobile e vara un inedito 4-4-2 con Luis Alberto e Parolo a centrocampo. L’unica vera opportunità creata dai biancocelesti, però, arriva al 90’ da calcio d’angolo: Acerbi anticipa tutti i difensori avversari ma colpisce il palo. Il Napoli vince con merito nonostante qualche patema nel finale, dovuto alla stanchezza e al mancato apporto del subentrato Mertens, che spreca malamente alcune buone occasioni in contropiede. Ma Ancelotti può sorridere.

3-2 JUVE AL DEBUTTO IN CASA CHIEVO, CR7 A SECCO

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Cristiano Ronaldo resta a secco ma la Juventus la spunta, seppur col fiatone, con la zampata nel finale di Bernardeschi: vincono 3-2 al Bentegodi i campioni d’Italia al termine di una partita inaspettatamente sofferta specie dopo l’ottimo avvio (gol di Khedira al 3′); il Chievo, con Stepinski e Giaccherini (rigore), l’ha ribaltata subendo però la rimonta quasi allo scadere (autogol di Bani, poi Bernardeschi).
Riflettori puntati su Ronaldo, ma la prima rete bianconera – dopo appena 3 minuti – porta la firma di Khedira: punizione di Pjanic, tocco di Chiellini e Khedira, col sinistro, fa secco Sorrentino. Chievo impaurito, Juve a un passo dal raddoppio: Douglas Costa per Joao Cancelo, sembra fatta ma il portoghese – complice un tocco di Cacciatore non considerato da rigore da Pasqua – manda fuori. Primo guizzo clivense dopo un quarto d’ora col tiro di poco largo di Radovanovic. Finalmente Ronaldo: innescato da Cuadrado, al 18′ il portoghese lascia andare il destro dal limite che sfiora il palo. Riparte forte la Juve, ma Cuadrado è troppo egoista, mentre CR7 tenta l’eurogol col mancino, ‘imitato’ poco dopo da Douglas Costa. D’improvviso il Chievo trova il pari: cross di Giaccherini, Stepinski tutto solo tra Bonucci e Chiellini di testa infila Szczesny, incolpevole, 1-1 all’intervallo. Al rientro, bolide di Ronaldo murato in qualche modo da Sorrentino. Ma è ancora Giaccherini sugli scudi: l’ex brucia Cancelo sullo scatto e si guadagna il rigore che poi trasforma spiazzando Szczesny: ribaltone Chievo, Allegri inserisce prima Bernardeschi e poi Mandzukic, affacciandosi dalle parti di Sorrentino con l’ex viola e, soprattutto, CR7. Decisivo Cacciatore ancora su Ronaldo, trovato da Dybala. L’ex Real svaria sulla fascia e pennella per Mandzukic, che di testa manca il 2-2. Che arriva al 75′: angolo di Bernardeschi, Bani salta con Bonucci ed è sua la deviazione che regala un ultimo quarto d’ora di fuoco. Dentro Emre Can e subito Sorrentino attento sul colpo di testa del tedesco. Poi entra in scena il Var: Mandzukic firma il 3-2 dopo un durissimo contrasto Ronaldo-Sorrentino, ma Pasqua – dopo qualche momento di paura per il portiere clivense, costretto poi a uscire – annulla per un mani del portoghese. Appena rimandata la gioia bianconera: Alex Sandro affonda, tocca Bernardeschi che regala la prima vittoria alla Juve.

RITIRO GOFFIN, A CINCINNATI FINALE FEDERER-DJOKOVIC

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Sarà Roger Federer a sfidare Nole Djokovic nella finale del “Western & Southern Open”, settimo dei nove tornei Atp Masters 1000 stagionali, in corso sul cemento di Cincinnati, in Ohio. Lo svizzero, numero 2 del tabellone, si aggiudica il primo set contro David Goffin al tie-break (7-3) prima che sull’1-1 del secondo parziale il belga sia costretto a gettare la spugna per un infortunio alla spalla. Fra Federer e l’ottavo trionfo a Cincinnati c’è ora Djokovic, che nell’altra semifinale ha sconfitto in tre set Marin Cilic: per il serbo, alla sesta finale in Ohio, la chance di conquistare l’unico Masters 1000 che manca al suo palmares.
Federer, però, ha vinto sette finali su sette sul cemento di Cincinnati e quella di oggi alle 22 italiane sarà la 150esima nel circuito, a -8 dal record di Connors. Lo svizzero, in questa stagione, ha già vinto sei tornei, compresi Australian Open, Rotterdam e Stoccarda, mentre ha perso le finali di Indian Wells e Halle. Djokovic, che nel 2018 ha trionfato solo a Wimbledon, è avanti nei precedenti per 23-22 e si è aggiudicato gli ultimi due confronti, alle Atp Finals 2015 e agli Australian Open 2016. A Cincinnati, invece, si sono affrontati in finale per tre volte e in tutti e tre i casi (2009, 2012 e 2015) lo svizzero si è imposto senza concedere nemmeno un set.

In campo femminile Kiki Bertens si è la regina del torneo Wta Premier 5 (combined con il suddetto Masters 1000 Atp) che si è concluso sui campi in cemento sempre di Cincinnati. La tennista olandese, numero 17 del ranking Wta, ha battuto in finale, a sorpresa, in rimonta, la rumena Simona Halep, numero uno del mondo e del tabellone. Dopo aver perso la prima frazione per 6-2, la Bertens ha vinto il secondo set al tie-break (per 8-6) e poi ha fatto suo il terzo e decisivo parziale, terminato 6-2.
Per la olandese era l’ottava finale in carriera, la terza in questa stagione, dopo quella persa a inizio maggio a Madrid e quella vinta in aprile a Charleston, dove ha messo in bacheca il suo quinto trofeo Wta. Atto conclusivo numero 33 invece per la Halep, la sesta nel 2018, stagione in cui ha perso in finale agli Australian Open e a Roma e ha fatto centro a Shenzhen, al Roland Garros e una settimana fa a Montreal, cogliendo il 18esimo titolo della carriera.

(ITALPRESS).

NASO ROTTO PER SORRENTINO “MA HO FERMATO RONALDO”

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“Grazie per i vostri messaggi di vicinanza, affetto e stima. Siamo un gruppo fantastico e ieri abbiamo sfiorato l’impresa: mentre CR7 mi ha preso in pieno!”. Doppio cerotto al naso appena operato e collare, Stefano Sorrentino ci scherza su dopo la grande paura di ieri. Nello scontro con Cristiano Ronaldo, al 41′ della ripresa di Chievo-Juve, il portiere gialloblù ha avuto la peggio, riportando “una frattura alle ossa nasali, un trauma contusivo alla spalla sinistra e un colpo di frusta cervicale. La frattura alle ossa nasali – ha fatto sapere la società clivense in una nota – è stata ridotta al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Borgo Trento, dove Sorrentino è stato trasportato al termine della partita per svolgere gli accertamenti. Il portiere gialloblù è stato dimesso dall’Ospedale di Borgo Trento dopo aver trascorso il necessario periodo di osservazione”. “Stavo meglio 24 ore fa – sorride Sorrentino, in collegamento da casa con Sky Sport – Mi ero detto prima di scendere in campo che dovevo provare a fermare Ronaldo in tutti i modi e l’ho fatto nel vero senso dalla parola… Ho saputo solo la scorsa notte che mi sono scontrato con lui, non mi ricordavo nulla, solo che qualcuno mi ha messo le mani in bocca per tirarmi fuori la lingua. Sono cose da campo, che capitano. Mi ha scritto Dybala, scusandosi perchè aveva esultato senza rendersi conto della gravità, ma è un amico, abbiamo giocato insieme a Palermo, è in buona fede”. L’attaccante bianconero, infatti, era stato redarguito da un follower su Instagram (“Non mi è piaciuto quando con Sorrentino a terra, tu hai alzato le mani per esultare per il gol poi annullato, da te Paulo non me l’aspettavo”), facendo subito mea culpa (“hai ragione! Non mi sono reso conto nel momento. Ho sbagliato”), con tanto anche di telefonata all’ex compagno di squadra in rosanero.

Per quanto riguarda il rientro in campo, “a sentire i dottori ci vorrà qualche settimana ma voglio provarci già per domenica – garantisce Sorrentino – So che sarà difficile, il problema del naso non c’è perchè metterò la mascherina, ma c’è questa botta al collo, il trauma cranico…vedremo giorno dppo giorno”. E su Ronaldo aggiunge: “è un campione con la C maiuscola, da un momento all’altro può decidere le partite. Quando si è spostato sulla nostra destra, avendo più libertà, ha dimostrato con grandi giocate in spazi piccoli quanto sia grande. Ho cercato di godermela con la spensieratezza di un bambino e l’esperienza di un 39enne, posso dire di essere stato uno dei pochi a cui ha fatto fallo”. Pochi rimpianti per la sconfitta: “sapevamo di dover fare la partita perfetta, ci abbiamo provato, abbiamo lottato, siamo stati bravi a passare anche in vantaggio ma poi la differenza l’hanno fatta i campioni. Ma sono contento della prestazione, se l’atteggiamento è questo ci toglieremo delle soddisfazioni”.
(ITALPRESS).

CAPOLAVORO DZEKO ALL’89’, LA ROMA VINCE A TORINO

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Uno spettacolare gol di Dzeko, su assist di Kluivert, fa sorridere la Roma e piangere il Torino, ko davanti al proprio pubblico all’89’: successo nel complesso meritato dei giallorossi, che hanno centrato anche tre pali (due con il bosniaco, uno con Kolarov). Un legno anche per i granata (traversa di Rincon). Izzo mura in extremis Pastore, poi Kolarov centra il palo esterno su invito di Dzeko, che poco dopo centra un clamoroso legno: è la Roma a costruire in un match condizionato dal gran caldo e in cui il Torino fatica (bene Olsen in anticipo su Iago Falque) e perde De Silvestri dopo 26 minuti (dentro il neoarrivato Ola Aina). El Shaarawy spreca in contropiede. Poi brividi per Olsen: traversa scheggiata da Rincon. Prima dell’intervallo, Meitè ci mette una pezza a Sirigu battuto sulla botta al volo di Florenzi. Al rientro, Olsen rischia di combinarla grossa sul destro di Baselli: la palla sfugge al portiere svedese, corner. Annullato con la Var l’1-0 di Iago Falque (fuorigioco di Ola Aina). Dentro Cristante e poi Kluivert, si rivede la Roma: Sirigu dice no a Under e a Dzeko, mentre Baselli è decisivo in spaccata su Pastore. Olsen riscatta la mezza papera di prima distendendosi sul mancino di Meitè. Nuovo legno per la Roma. Punizione di Kolarov, testa di Dzeko e il palo salva ancora Sirigu. Contropiede di Belotti: Olsen c’è (e parerà anche su Iago). Poi contatto Fazio-Iago, per Di Bello tutto regolare. Lo 0-0 sembra inevitabile ma all’89’ giocata di Kluivert, magico sinistro al volo di Dzeko che si infila all’incrocio, niente da fare per Sirigu. Forcing finale del Torino ma la Roma porta a casa i primi tre punti. Pesantissimi.
(ITALPRESS).

INTER E BOLOGNA STECCANO LA PRIMA, OK EMPOLI E SPAL

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Battuta d’arresto per l’Inter all’esordio in campionato. A Reggio Emilia, la squadra di Luciano Spalletti ha sofferto ed è stata battuta dal Sassuolo. Per la formazione di De Zerbi è stata decisiva la trasformazione del rigore di Berardi concesso per fallo di Miranda su Di Francesco dopo 27′ di gioco. I nerazzurri non sono riusciti a rimettersi in carreggiata, anzi hanno anche rischiato in altre occasione di subire il raddoppio della squadra di casa.
L’Empoli comincia bene la stagione ed al Castellani batte con merito il Cagliari di Rolando Maran. La squadra di Andreazzoli ha trovato subito la rete del vantaggio con Krunic ed ha poi raddoppiato nella ripresa con capitan Caputo che dopo le 26 reti della scorsa stagione in B parte bene anche nella massima serie.
Non basta un doppio vantaggio al Parma per avere la meglio sull’Udinese. Inglese nel primo tempo e Barillà nella ripresa hanno illuso la squadra di D’Aversa che invece non ha fatto i conti con i bianconeri che in 4′ hanno accorciato le distanze con un rigore realizzato da De Paul e poi pareggiato con Fofana.
Nel derby emiliano tra Bologna e Spal, infine, la spuntano gli ospiti che espugnano il Dall’Ara grazie ad una gara accorta ed un eurogol di Kurtic segnato al 26′ della ripresa. Inizia dunque in salita il ritorno in serie A sulla panchina del Bologna (che ha chiuso in 10 per il rosso a Nagy) per Pippo Inzaghi, mentre Semplici conferma il buon lavoro già intravisto lo scorso anno.

FABBRICINI “UN GRANDE MANAGER PER NUOVA FIGC”

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“Metà ottobre è la data in cui ci sarà l’assemblea elettiva”. Lo ha detto il commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, a ‘Radio Anch’io Sport’, su Radio1, ribadendo come la nuova governance dovrebbe nascere il prossimo 22 ottobre. “Penso che la grande incombenza per il prossimo Consiglio Federale sara’ riformare i campionati, i format attuali stridono e in questo modo il sistema non regge – aggiunge Fabbricini – Societa’ anche gloriose sono sparite in pochi mesi, tutto questo professionismo in Italia non puo’ reggere”. Circa le sorti della Figc, il commissario straordinario avverte che “bisogna trovare per la presidenza una persona che sia in grado di governare bene questo mondo. Piu’ che una federazione mi sembra una confederazione, ci sono interessi troppo spesso contrastanti, ogni provvedimento fa arrabbiare qualcuno. Ma non basta fare un presidente, bisogna avere la forza di fare le dovute modifiche a questo sistema”. Per il dopo commissario, la speranza è che nasca “una struttura forte, che faccia andare avanti la barca non a strappi e con un grande manager che faccia capire come siano fondamentali compattezza e uniformità per il lancio del nostro calcio”. Da rivedere anche la giustizia sportiva: “Non può avere questi tempi, non si può arrivare a metà agosto e non sapere l’organico di qualche campionato. Va riformata, non nelle persone ma nella celerità di giudizio in ogni grado”. Infine, sulle polemiche dell’Aia per l’assenza di rappresentanti ‘istituzionali’ al primo raduno stagionale: “Ho avuto un impedimento fisico, mandai una lettera a Nicchi per dirgli che sarei venuto a Coverciano per salutare gli arbitri ma dovuto fare marcia indietro. Ho parlato con lui, che ha capito bene la situazione, lamentando che per le prima volta non ci fossero il presidente della federazione, di A e di B. Sono cose che prescindono dalla mia volontà, a Coverciano sarei andato anche a piedi per rispetto di una componente essenziale per il calcio italiano”. “Uno sciopero della Serie B non farebbe bene al calcio italiano – ha poi sottolineato Fabbricini, commentando la possibilità di uno stop indetto dai calciatori del torneo cadetto, la cui prima giornata è in calendario il 24 agosto, circa il format a 19 squadre con il blocco dei ripescaggi – Non posso fare previsioni su quanto potrà succedere. Domani c’e’ una riunione dei capitani delle squadre di serie B e mi sembrerebbe strano ne uscisse uno sciopero, vista la compattezza di tutte le 19 squadre che in assemblea mi hanno chiesto all’unanimità di non fare ripescaggi. I giocatori sono ovviamente liberi di fare le loro valutazioni e decidere”. “Lo spessore di Pirlo come uomo è anche superiore a quello di calciatore. L’impegno era di esaminare alcune clausole contrattuali, ma i suoi obblighi televisivi non mi sembravano in linea con il rapporto con la federazione, soprattutto per motivi di trasparenza. Poi c’erano clausole in contrasto col sedere sulla panchina. Credo però che per Pirlo le porte della squadra azzurra siano sempre aperte – spiega Fabbricini, tornando sul mancato approdo di Andrea Pirlo come vice ct azzurro – Mancini è stata una buona scelta, è un personaggio competente, di equilibrio e riservatezza, ha affrontato l’incarico così come volevamo, con voglia e disponibilità di affrontare un mare non ancora calmo, ed in linea con i motivi economici della federazione. L’ho visto impegnato nelle amichevoli disputate, è una persona di buon senso e ha creato armonia nel gruppo: ora vedremo come si comporterà nelle partite che contano”. Incombono infatti le prime gare di Nations League contro Polonia e Portogallo: “Sono partite pesanti e impegnative, credo però sia importante cominciare col piede giusto nella partita interna a Bologna. Dobbiamo riprendere il gusto di vedere l’Italia: troppe volte sento che le persone vedono in tv la loro squadra del cuore e vanno al cinema quando gioca la Nazionale”. Sulla prima giornata di Serie A, che si completerà stasera con il posticipo Atalanta-Frosinone: “Mi aspettavo che l’Inter, dopo la buona campagna estiva, potesse vincere la prima di campionato. Non sto rammaricandomi, dico solo che se tutte e quattro le squadre che partecipano alla prossima Champions League avessero vinto in trasferta, sarebbe stato un bel messaggio in chiave europea. Le seconde squadre? E’ un grande rimpianto – conclude Fabbricini – Ora tutti lamentano che la montagna ha partorito il topolino, ma quando è stato varato il progetto c’erano quattro squadre, poi il Milan ha fatto un passo indietro. All’inizio non c’era solo la Juventus ma altre tre squadre pronte a fare il campionato”.
(ITALPRESS).