Spettacolo e sei reti all’Olimpico tra Roma e Atalanta nel posticipo della seconda giornata di Serie A. La Dea di Gasperini, seppur rimaneggiata con un ampio turnover in vista del cruciale impegno in Europa League contro il Copenaghen (in panchina 7 titolari tra cui capitan Gomez), sogna per un tempo ma viene rimontata sul 3-3 dalla squadra di Di Francesco. Bella la reazione dei giallorossi con una ripresa gagliarda dopo essere colpevolmente spariti dal campo nel primo tempo nonostante un avvio incoraggiante. L’illusione di una gara in discesa si materializza infatti per la Roma dopo solo ottanta secondi, quando Pastore lascia l’Olimpico a bocca aperta: sul cross di Under, l’argentino sorprende tutti con un colpo di tacco che bacia il palo e si insacca alle spalle di Gollini per l’1-0. Nonostante il colpo subito a freddo, la Dea non si scompone e con personalità impone il proprio ritmo attaccando con grande pericolosità. Prima Adnan, la cui conclusione viene deviata in angolo da Fazio, poi tre minuti da urlo di Zapata che fa impazzire i centrali della Roma. Al 19’ il colombiano ipnotizza Fazio con un doppio passo, scarica un potente diagonale che centra il palo ed è facile per il tap-in di Castagne; al 22’ brucia un distratto Manolas in velocità e serve al centro l’esordiente Rigoni che davanti a Olsen non può proprio sbagliare. Gli uomini di Gasperini viaggiano sulle ali dell’entusiasmo, la Roma pasticcia in fase di impostazione e prima Pasalic e poi Rigoni vanno a un passo dal 3-1. A cercare di dare una scossa è capitan De Rossi, prezioso in fase difensiva, ma ciò non basta a evitare i fischi di un Olimpico spazientito al 33’ sotto l’assedio dell’Atalanta.
Non basta per svegliare dal torpore la squadra di casa, cinque minuti dopo colpita dalla doppietta di un Rigoni a velocità doppia della retroguardia giallorossa e pronto a ricevere l’assist di Pasalic in profondità. La Roma non riesce a rialzarsi, Dzeko tocca pochi palloni e il fronte d’attacco latita: il duplice fischio di Fabbri è quasi una liberazione per la Roma. Di Francesco decide dunque di scoprirsi e in avvio di ripresa passa al 4-2-3-1 con Nzonzi e Kluivert al posto di Cristante e Pellegrini. I capitolini si rendono subito pericolosi in pochi minuti con Pastore e Under ma non trovano la rete per riaprire la partita. Gasperini si copre, dentro Hateboer e de Roon per rinforzare difesa e centrocampo ma al 60’ è Florenzi a trovare un varco centralmente e bucare un Gollini rivedibile per il 2-3. L’Olimpico si riaccende, i padroni di casa spingono la Dea nella propria metà campo e ci provano ancora una volta con Florenzi, murato a pochi metri dalla porta, e poi con Nzonzi dal limite dell’area. Al 73’, però, l’autore della rete della speranza chiede il cambio per un problema fisico e Di Francesco aumenta la spinta offensiva inserendo addirittura Schick. Col passare dei minuti la Roma diminuisce l’intensità e concede nuovamente il fianco agli ospiti, pericolosi sia su palla inattiva che con la fisicità di Zapata. Nel momento peggiore della partita, tuttavia, arriva inaspettata la zampata di Manolas: il difensore greco insacca sul calcio di punizione battuto da Pastore e fa 3-3, mandando Gasperini su tutte le furie in panchina. La Roma ci crede e sfiora ripetutamente la rete del clamoroso vantaggio: Gollini è miracoloso con il piede su Schick, poi lo squillo in pieno recupero con Kluivert lanciato in campo aperto ma chiuso in corner. Dopo 49 minuti della ripresa cala il sipario all’Olimpico e Roma e Atalanta si dividono la posta.
ROMA RIMONTA ATALANTA, ALL’OLIMPICO FINISCE 3-3
SEPPI COMPLETA POKER AZZURRO, OK NADAL E SERENA
Quattro vittorie e una sconfitta: questo il bilancio azzurro dopo la prima giornata degli Us Open maschili. A New York, esordio positivo per Paolo Lorenzi, Lorenzo Sonego, Camila Giorgi e Andreas Seppi, che nella notte ha superato Sam Querrey, completando un confortante poker tricolore. Fuori invece Matteo Berrettini, superato dallo statunitense Denis Kudla, numero 72 Atp. L’impresa principale l’ha messa a segno Lorenzi che, alla settima partecipazione al Major della Grande Mela dove dodici mesi fa ha raggiunto per la prima volta in carriera gli ottavi di finale (i primi in uno Slam), ha eliminato per 4-6, 6-4, 7-5, 6-1, dopo quasi tre ore e un quarto di lotta, il britannico Kyle Edmund, numero 16 del ranking mondiale e del seeding. “Finalmente sto giocando bene – racconta il 37enne senese -. E’ da Wimbledon che non avverto più dolore al piede. A inizio stagione mi ero rotto la flascia plantare e ritrovare il ritmo non è stato semplice. Avevo solo bisogno di giocare più match possibili”. Molto bene anche Seppi. Il 34enne di Caldaro, numero 51 della classifica Atp e rientrato a Winston Salem dopo un mese e mezzo di stop, si è infatti imposto sullo statunitense Querrey, numero 35 del ranking mondiale, che sul punteggio di 6-7(6), 6-4, 6-3, 2-1 in favore dell’azzurro, dopo poco meno di due ore di gioco, ha deciso di ritirarsi perchè alle prese con crampi alla mano e problemi di disidratazione e affaticamento. Seppi – per lui quindicesima avventura sul cemento di Flushing Meadows, dove tre volte si è issato fino al terzo turno: nel 2008, 2013 e 2015 – incrocerà al secondo turno il Next Gen canadese Denis Shapovalov, numero 28 del ranking e del seeding (nessun precedente). Avanza Sonego: il numero 121 del ranking, ripescato come lucky loser, ha superato in rimonta il lussemburghese Gilles Muller, (127 Atp), che vanta i quarti di finale nel 2008 come miglior risultato in nove presenze in questo Major, l’ultimo della sua carriera visto che ha annunciato il ritiro: 7-6(2), 6-7(9), 5-7, 7-6(6), 6-2 il punteggio, in 4 ore e 16 minuti, in favore del 23enne torinese, trovatosi nel tie-break del 4° set anche a due punti dalla sconfitta. Ora Sonego affronterà il russo Karen Khachanov, numero 26 Atp e 27esima testa di serie. L’unica delusione azzurra arriva da Berrettini che, al debutto assoluto nel tabellone principale degli US Open, si arrende a Kudla, numero 72 Atp: 6-4, 7-5, 6-2 dopo due ore e 17 minuti. Tra le altre teste di serie scese in campo nella notte italiana, Rafa Nadal approfitta del ritiro del connazionale David Ferrer, all’ultimo Slam prima dell’addio, sul 6-3, 3-4. Il numero uno del mondo dovrà affrontare Pospisil. Tutto facile per Juan Martin Del Potro (3): 6-0, 6-3, 6-4 all’americano Donald Young. Al secondo turno anche Dominic Thiem, Stefanos Tsitsipas e, a fatica, Kevin Anderson, costretto al quinto set da Ryan Harrison.
In campo femminile, l’unica azzurra in gara, ovvero Camila Giorgi, debutta in maniera convincente. La 26enne di Macerata, numero 40 del ranking mondiale, ha regolato per 6-4, 6-1, in un’ora e 13 minuti di gioco, la 16enne statunitense Whitney Osuigwe, numero 364 Wta. “In uno Slam il primo match è sempre molto duro, complicato – ha sottolineato – penso di aver giocato una buona partita. Ora penso già al secondo turno”. Dove la marchigiana troverà Venus Williams, numero 16 del ranking e del seeding, 38 anni, vincitrice di questo torneo nel 2000 e 2001, che si è imposta per 6-3, 5-7, 6-3, dopo quasi tre ore di battaglia, nella sfida tra “past champion” con la russa Svetlana Kuznetsova. Fa rumore l’eliminazione di Simona Halep, che si è arresa di fronte alla estone Kaia Kanepi, numero 44 del ranking Wta, col punteggio di 6-2 6-4. Nella notte bene Serena Williams (6 titoli agli US Open), che ha sconfitto per 6-4, 6-0 in poco più di un’ora la polacca Magda Linette, numero 68 Wta. Avanza anche la campionessa in carica, la statunitense Sloane Stephens, numero 3 del ranking e del seeding: la 25enne di Plantation, Florida, ha sconfitto per 6-1, 7-5, in poco più di un’ora e un quarto di gioco, la russa Evgeniya Rodina, numero 81 Wta. Ha fatto le valigie un’altra testa di serie, la slovacca Magdalena Rybarikova, numero 31 Wta e 31esima del seeding, che ha rimediato appena quattro giochi (6-2, 6-2) con la cinese Qiang Wang, numero 53 del ranking mondiale.
Nella seconda giornata degli US Open, dedicata agli incontri della parte bassa dei tabelloni individuali, apre il programma sull'”Arthur Ashe Stadium” Caroline Wozniacki, numero 2 del ranking mondiale e due volte finalista in questo torneo (2009 e 2014), opposta a una “past champion” come l’australiana Sam Stosur (a segno nel 2011). Quindi l’ingresso in scena di Novak Djokovic, chiamato a misurarsi con l’ungherese Marton Fucsovics. Nella sessione serale l’attesissimo esordio di Roger Federer, cinque volte consecutive (l’ultima nel 2008) trionfatore nella Grande Mela, che affronta il giapponese Yoshihiko Nishioka, poi spazio alla beniamina di casa Madison Keys, finalista dodici mesi fa, con avversaria la francese Pauline Parmentier.
Per quanto riguarda i colori italiani cominciano la loro avventura newyorchese Fabio Fognini, Marco Cecchinato, Stefano Travaglia e Federico Gaio.
(ITALPRESS).
GINOBILI SI RITIRA, BELINELLI “SEI IL MIO IDOLO”
Manu Ginobili si ritira. A 41 anni, il fuoriclasse argentino ha annunciato su Twitter la fine di una carriera durata 23 anni, cominciata in Italia con le maglie di Reggio Calabria e Virtus Bologna, e consacratasi negli Stati Uniti, con i 4 Anelli vinti con San Antonio, ma anche con la sua Nazionale. “In mezzo a mille emozioni diverse, annuncio il mio ritiro dal basket – scrive Ginobili in inglese e spagnolo -. IMMENSA GRATITUDINE a tutti coloro (famiglia, amici, compagni, allenatori, staff, tifosi) che sono stati coinvolti nella mia vita in questi ultimi 23 anni. E’ stato un viaggio favoloso. Di gran lunga migliore dei miei sogni più selvaggi”. L’addio di Ginobili – nell’aria negli ultimi giorni – è stato salutato dai più grandi big del basket Nba. A partire da Kobe Bryant: “Sei un vero campione amico mio e uno dei migliori contro cui abbia mai giocato. Goditi la vita fratello. Te lo meriti”. Sempre su Twitter, LeBron James scrive “grazie per aver giocato a basket nel migliore dei modi”. Marco Belinelli, compagno del campione argentino agli Spurs ma anche agli inizi a Bologna, ha affidato le sue emozioni in una lunga lettera alla “Gazzetta dello Sport”.
“Manu Ginobili per me è molto più di un compagno di squadra: è un idolo, e confesso che ho sempre cercato di imitarlo. Ricordo il nervosismo nei miei occhi quando mi allenai per la prima volta con lui alla Virtus Bologna: io 15enne, lui già fenomeno. Ho capito subito che non metteva soggezione, ma era umile ed educato. Aveva voglia di migliorare sempre e di vincere – scrive Beli -. Ho capito che sarebbe diventato ancora più grande perché faceva cose clamorose con una semplicità tale da renderle devastanti. In Italia e in Eurolega prima, poi in Nba. C’è stato anche quando sono andato in America, ben prima che giocassimo insieme con gli Spurs”.
“Non mi sono mai trovato bene in campo con nessuno come con lui: bastava uno sguardo per intenderci. In coppia siamo stati devastanti – continua Belinelli -. Vincere insieme il titolo 2014 è stato un sogno diventato realtà, perché siamo cresciuti insieme e gli anni da compagni di squadra sono ricordi indelebili. Da lui ho imparato a non farmi mai mettere i piedi in testa, ad avere sicurezza nei miei mezzi come ha fatto lui, che è sempre andato avanti per la sua strada e facendo appassionare tutti al suo modo di giocare, da cui emergeva il suo grande amore per la pallacanestro e la sua voglia di vincere. Anche per questo – conclude l’azzurro – Manu arrivava alle partite preparatissimo: studiava gli avversari nei minimi dettagli, sapeva da dove preferivano tirare, i loro punti deboli. Capiva l’azione prima ancora che succedesse e a fare cose devastanti. L’uomo Manu era anche meglio, una persona genuina, umile e divertente, un padre e un marito incredibile. E, cosa che sanno in pochi, un patito della tecnologia. Lo avevo contattato di nuovo appena deciso di tornare a San Antonio, ma non gli ho mai chiesto se avrebbe smesso o no, anche se negli ultimi giorni avevo capito. Ora lo spogliatoio degli Spurs non sarà più lo stesso: non c’è più lui, non ci sono più nemmeno Duncan e Ginobili. Dell’anno del titolo siamo rimasti solo io e Patty Mills oltre a Pop. Ma immagino di ritrovare Manu a San Antonio. E i suoi consigli, quelli del mio idolo, continuerò a cercarli”.
(ITALPRESS).
STICCHI DAMIANI “FERRARI VINCA PER MARCHIONNE”
Un Gran Premio tinto di Rosso Ferrari per onorare la memoria di Sergio Marchionne e per rilanciare un circuito che non può rischiare di uscire dal circus della Formula 1. L’appuntamento con il Gran Premio di Monza di Formula 1, in programma domenica prossima 2 settembre e presentato oggi nella sala Tazio Nuvolari del circuito brianzolo, punta contemporaneamente a rilanciare le ambizioni della “rossa” nel Mondiale della velocità e la possibilità che lo storico autodromo italiano possa rimanere il “tempio della velocità” anche oltre il 2019, quando scadrà il contratto con Liberty Media, la società che organizza il circuit. Gli organizzatori puntano a bissare il numero di biglietti venduti lo scorso anno (furono 186mila nei tre giorni della kermesse) e per il momento sono già stati venduti il 2% di ticket in più. “Credo che una vittoria della Ferrari a Monza sarebbe il modo migliore di onorare la memoria di Sergio Marchionne, un uomo a cui l’Italia deve molto – ha detto il presidente dell’Automobile Club Italiano Angelo Sticchi Damiani -. Una vittoria qui, ripagherebbe dei momenti bui delle ultime settimane, dalla scomparsa dell’ex numero uno del Cavallino Rampante alla bruciante sconfitta in Germania”. A proposito invece della trattativa con Liberty Media per il mantenimento del Gran Premio di Monza in Formula 1, il numero uno dell’ACI ha detto: “Faremo di tutto per portare avanti il discorso e non fermarci al 2019 . Vogliamo che si arrivi al 2022, quando il Gran Premio di Monza compirà 100 anni, nelle condizioni ideali. Abbiamo la certezza di avere il governo e la Regione Lombardia con noi. Abbiamo di fronte un interlocutore molto esigente e che persegue il proprio business, non sarà facile, ma ci proveremo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha spiegato: “Il Gran Premio di Monza è un simbolo vincente dell’Italia e della Lombardia e non possiamo permetterci di perdere questa grande manifestazione. La Regione anche in futuro farà tutto quanto è nelle sue competenze e disponibilità per difendere il Gran Premio di’Italia a Monza. Mi auguro che un governo Lega-Cinque Stelle faciliti il buon esito dell’operazione, anzi ne sono fermamente convinto, tanto che domenica credo che ci sarà qualche presenza del governo qui alla gara per dimostrare la vicinanza del governo a questa grande, importante e unica manifestazione”. Al momento Palazzo Chigi non ha ancora comunicato chi sarà il rappresentante del governo che premierà il vincitore del Gran Premio domenica pomeriggio, anche se il vice premier Luigi Di Maio ha già fatto sapere di aver acquistato un biglietto per la gara, la quale a differenza che in passato, prenderà il via alle 15,10 anziché alle 14.00. Prevista, come di consueto, la presenza delle Frecce Tricolori, mentre l’inno d’Italia sarà cantato alla vigilia della gara da Al Bano, il quale tornerà appositamente dalla sua tournée russa. Numerose anche le iniziative collaterali, che si terranno a Monza, a Milano (con l’esposizione delle vetture d’epoca alla Darsena) e perfino a Venezia, dove una Ferrari arriverà al Casinò a bordo di un barcone, dopo aver attraversato il Canal Grande.
(ITALPRESS).
CEFERIN “VAR IN CHAMPIONS? NON MI CONVINCE”
Servirà ancora del tempo per l’introduzione della Var in Champions League. A precisarlo è il presidente dell’Uefa, Aleksander, in un’intervista al quotidiano sloveno “Ekipa”. “La Var dai quarti? Non so da dove arrivi questa ipotesi – afferma Ceferin -. Non ne abbiamo parlato. Non sono convinto del Var. Ci sono delle cose che non sono chiare. Chi decide se vedere la Var? L’arbitro davanti al video o quello principale? La gente non lo capisce e nemmeno i giornalisti. Che cosa vedono gli arbitri e che cosa no? Le cose non sono chiare, però sappiamo che un giorno sarà necessario utilizzarla. L’ho detto a Roberto Rosetti (nuovo designatore Uefa, ndr): quando saremo preparati. Dobbiamo scegliere la tecnologia, gli arbitri…perchè giochiamo in tutta Europa, non è solo un torneo. E abbiamo bisogno di un regolamento. Gli assistenti ai Mondiali non facevano nulla, si limitavano ad aspettare. Un arbitro mi ha detto: ‘quando c’era una situazione al limite, mettevo il dito in un orecchio e mi lasciavano tutti in pace’. Guardate il caso della Serbia, alla quale non hanno concesso un rigore chiarissimo contro la Svizzera mentre ad altre squadre sì per molto meno”.
Durante l’intervista Ceferin, ricandidatosi alla guida della Federcalcio di Nyon, ha parlato anche della possibile sanzione al Psg per il mancato rispetto del Fair play finanziario: “La decisione avverrà più in là, dopo la chiusura del mercato, e non è vero – conclude – che il Real Madrid la sta aspettando”.
(ITALPRESS).
PELLEGRINI PENSA AL RITIRO “ENTRO DUE MESI DECIDO”
“Sto pensando seriamente di lasciare il nuoto: il mio cuore mi dice di smettere per le troppe delusioni umane fuori dalla vasca; la mia testa, invece, vuole che continui. Entro l’autunno decidero’ che cosa fare definitivamente della mia vita”. Questa la dichiarazione shock di Federica Pellegrini in un’intervista esclusiva con il settimanale Chi, in edicola da mercoledi’ 29 agosto, con cui fa un bilancio in occasione del suo 30esimo compleanno. “Ho festeggiato ben tre volte: con la squadra, con le mie amiche del cuore e, come gran finale, con la mia famiglia e i miei affetti piu’ cari. Magnini? Non mi ha fatto neanche gli auguri. Abbiamo interrotto ogni rapporto quando ha portato via le cose da casa mia. Mi ha cancellata completamente dalla sua vita, forse nutre rancore perche’ l’ho lasciato io, che, invece, non ho alcun problema nei suoi confronti. Dopo Filippo ho scelto di essere low profile, ho avuto un’altra breve storia, ma vivo sempre nel dubbio che dall’altra parte ci sia una persona che non ama solo Federica ma il ‘personaggio'” E la campionessa conclude dicendo: “Se dovessi smettere davvero con il nuoto vorrei che i prossimi trent’anni fossero come i primi. La parola ‘mamma’? Oggi si’… potrebbe anche dirmi qualcosa. Vedremo…”.
(ITALPRESS).
A KING IL PRIMO TRAGUARDO IN SALITA DELLA VUELTA
Il primo arrivo in salita spariglia un po’ le carte della 73esima Vuelta a Espana senza però far registrare una autentica rivoluzione. Va in porto la fuga e ad alzare le braccia al cielo è uno dei nove battistrada della prima ora, Benjamin King. Al termine della quarta tappa, la Velez Malaga-Alfacar (Sierra de la Alfaguara) di 161,4 chilometri, il 29enne corridore americano della Dimension Data si impone di potenza sul kazako Nikita Stalnov (Astana) e sul francese Pierre Richard (Education First-Drapac), che era riuscito a rientrare in extremis sulla coppia di testa che era riuscita ad avvantaggiarsi nelle fasi salienti. “E’ un sogno che si avvera, sono felicissimo e non ci volevo credere – spiega ancora emozionato King, al suo quarto centro in carriera – La squadra ha sempre dimostrato fiducia nei miei confronti, ho affrontato tutta la stagione per arrivare a questo appuntamento nella miglior condizione possibile, è una vittoria che ci voleva perché ora sono più rilassato”. E ancora: “Vincere una tappa in un Grande Giro è sempre stato il mio obiettivo, avevo dimostrato di avere il potenziale per farlo ed è stato bellissimo tagliare il traguardo in prima posizione”. Assieme a King, Stalnov e Rolland si erano avvantaggiati quasi subito Ben Gastauer (Astana), Jelle Wallays (Lotto-Soudal), Lars Boom (Astana), Oscar Cabedo (Burgos-BH), Luis Angel Mate (Cofidis) e Aritz Bagues (Euskadi-Murias). Il gruppo ha lasciato fare, disinteressandosi di fatto della vittoria di tappa e focalizzandosi, come in una corsa nella corsa, sugli uomini di classifica. Il polacco Michal Kwiatkowski (Sky) mantiene la maglia rossa di leader della classifica generale ma alle sue spalle fanno passi avanti il tedesco Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe) ed il britannico Simon Yates (Mitchelton-Scott), ora rispettivamente secondo e terzo a 7″ e 10″. Riesce a salvarsi con le unghie Fabio Aru (Uae Emirates), bravo a non farsi prendere dalla frenesia del finale affatto semplice, perde ancora terreno Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), che interpreta la Vuelta con il solo obiettivo di preparare al meglio il Mondiale di Innsbruck. Domani la quinta delle ventuno frazioni della corsa iberica del World Tour, la Granada-Roquetas de Mar di 188,7 chilometri: ancora tanta salita e un traguardo che potrebbe sorridere a chi ha voglia di partire da lontano.
(ITALPRESS).
FOGNINI AVANZA AGLI US OPEN, GAIO SUBITO FUORI
Dopo Paolo Lorenzi, Andreas Seppi e Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e’ il quarto azzurro ad accedere al secondo turno degli degli Us Open maschili, quarto ed ultimo Slam della stagione in corso sui campi in cemento di Flushing Meadows, a New York. Il 31enne di Arma di Taggia, numero 14 del ranking e del seeding, ha cominciato la sua undicesima avventura nello Slam della Grande Mela, dove nel 2015 ha raggiunto gli ottavi eliminando Nadal, superando per 4-6 6-2 6-4 7-6(4), dopo quasi tre ore ed un quarto di lotta, il Next Gen statunitense Michael Mmoh, numero 120 Atp, in gara nel main draw per la seconda volta grazie ad una wild card (nel 2016 usci’ al primo turno). L’azzurro non ha certo giocato il suo miglior tennis ed ha rischiato di complicarsi non poco la vita contro il 20enne nato a Riyadh ma residente a Bradenton, in Florida, mai affrontato in carriera. Il ligure ha perso di misura il primo parziale nonostante il recupero dal 2-4 al 4 pari. Nella seconda frazione ha rimesso le cose a posto strappando la battuta all’americano al terzo ed al quinto gioco, pareggiando il conto dei set. Ritrovata una certa continuita’ al servizio Fognini si e’ aggiudicato anche il terzo parziale, grazie ad un unico break messo a segno nel terzo game. Nella quarta frazione il ligure e scattato avanti 2-0 ma Mmoh lo ha riagganciato e superato (3-2). Si e’ lottato punto a punto fino al tie-break (con il Next Gen statunitense che ha annullato una pericolosa palla-break nell’undicesimo gioco): Fognini e’ volato sul 4-1, si e’ fatto riagguantare sul 4 pari ma poi ha chiuso per 7 punti a 4, archiviando un match decisamente complicato. “Era importante vincere e io qui a New York ho spesso deluso e giocato male – ha detto il Davis man azzurro – in famiglia siamo divisi, Flavia adora questa citta’ che le ha portato decisamente bene, io invece non mi ci trovo granche’ bene. Sara’ perche’ gli US Open sono l’ultimo Slam della stagione e ci arrivi sempre un po’ stanco, ma qui non riesco mai ad esprimermi al massimo, fatta eccezione per l’ottavo del 2015 quando eliminai Rafa”. Al secondo turno Fognini trovera’ dall’altra parte della rete l’australiano John Millman, numero 55 Atp: tra i due non ci sono precedenti. Niente da fare, invece, per Federico Gaio, numero 242 del ranking mondiale, anche lui passato dalle qualificazioni. Nel suo debutto assoluto nel tabellone principale di uno Slam, ha trovato semaforo rosso di fronte al belga David Goffin, numero 10 Atp e decima testa di serie: 6-2 6-4 7-6(5) il punteggio con cui si e’ imposto il 27enne di Rocourt. Ha disputato comunque una buona prova il 26enne faentino, che puo’ recriminare per tre set point mancati sul 5-3 e servizio nel terzo set. “Sono entrato in campo un po’ teso, ma contro un top ten come Goffin penso sia abbastanza normale – ammette Gaio – Poi nel secondo e terzo set e’ andata meglio e ho avuto anche qualche chance per portarlo al quarto. Per fortuna il tennis non e’ matematica, altrimenti io che sono 242 del mondo avrei dovuto perdere molto piu’ nettamente contro il numero 10”. Sempre nel tabellone maschile, buona la prima per lo svizzero Roger Federer e per il tedesco Alexander Zverev, mentre tra le donne avanza la lettone Jelena Ostapenko e la russa Maria Sharapova, che stoppa subito i sogni della 40enne elvetica Patty Schneider.
(ITALPRESS).










