“Il Var e’ video bricolage. Non ha portato giustizia”. L’ex presidente dell’Uefa, Michel Platini, continua a non avere un buon feeling con il Var, che ha sempre criticato apertamente. “Prendiamo ad esempio la finale di Coppa del Mondo – spiega l’ex campione della Juventus e della Francia in un’intervista a ‘L’Equipe’ – C’era il Var e per me sul primo gol della Francia non c’era fallo della Croazia. Sul secondo gol francese, e’ la regia che chiama l’arbitro che diventa una sorta di marionetta. C’e’ o no il fallo di mani? A velocita’ normale e ugualmente al rallenty, non c’e’. Ma se guardiamo l’azione al super-rallenty che destruttura su quindici secondi un’azione che dura un millesimo di secondo, allora ecco che l’arbitro vede qualcosa e fischia il rigore. Tutta la Croazia era per il mani involontario, tutta la Francia per il rigore. Dov’e’ il progresso, dov’e’ la giustizia? Resta interpretazione”. Secondo la Fifa, la percentuale di decisione corrette e’ salita dal 95 al 99,3%: “Conosco la Fifa, fa parte del loro lavoro trovare le statistiche che vanno nella loro direzione – incalza Platini – All’inizio del calcio, gli arbitri non c’erano. Poi ne e’ arrivato uno, poi due ai lati, poi la tv che avrebbe dovuto aiutare gli arbitri. Ma e’ un’illusione. Il calcio e’ uno sport fisico, di contatto. Toccare non vuol dire obbligatoriamente commettere fallo. Al limite, il video puo’ realmente aiutare per giudicare un pallone che passi o meno la linea di porta. Non devono essere spazi per l’interpretazione, ma anche in quel caso e’ pericoloso”. Platini svela anche: “Un giorno dissi a Blatter: ‘Tu introduci la Goal line technology, e’ l’inizio della fine perche’ tu inserisci la tecnologia nell’area di gioco’. E adesso dove ci fermeremo? Puo’ essere che domani i capitani e i portieri avranno gli auricolari e gli allenatori potranno parlare con loro e dirigere loro durante le partite: ‘Gioca a sinistra! gioca a destra!’. Uccideremo definitivamente il calcio, come abbiamo gia’ ucciso il ciclismo e la Formula Uno. O come abbiamo gia’ ucciso gli arbitri. Se c’e’ l’arbitraggio video, vuol dire che li riteniamo inadeguati, bisognosi di un aiuto di persone a mille chilometri dallo stadio per prendere la decisione giusta. Perche’ tutti i responsabili dell’arbitraggio sono favorevoli al video? Per proteggere il loro sedere”, conclude Platini.
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PLATINI “VAR E’ BRICOLAGE, NON PORTA GIUSTIZIA”
PETRUCCI “CREDERE IN QUALIFICAZIONE MONDIALE”
“Abbiamo una squadra di livello e un grande allenatore: cercheremo di qualificarci, non sarà facile ma siamo l’Italia. Dobbiamo crederci e avere fiducia”. Al raduno di Pinzolo per salutare e sostenere l’Italbasket del ct Meo Sacchetti, il presidente della Fip, Giovanni Petrucci, suona la carica in vista dei prossimi due impegni degli azzurri, contro Polonia e Ungheria, validi per le qualificazioni ai Mondiali 2019 in Cina. “Rimango calmo ma sono ottimista – spiega a Skysport24 il numero uno della Federbasket – Vincendo le prossime due gare metteremmo un bel piede in Cina ma non diamo per scontato che la Lituania ci batta facilmente: è vero, in passato ci ha sconfitto ma dobbiamo ancora giocarci”. Dopo le polemiche per le assenze di Belinelli e Gallinari, Sacchetti ha dovuto fare a meno anche di Michele Vitali dopo che Andorra, sua nuova squadra a partire da questa stagione, ha deciso di esercitare la facoltà che la ACB spagnola concede ai club, e cioè la possibilità di liberare i giocatori solo a partire da una settimana prima degli impegni con la nazionale. “Si parla solo dei presenti, chi non c’è non c’è. Tutti non se la passano male, non sono indigenti, come si dice volgarmente devono pensare ad alzare l’asticella e che l’unico sogno nello sport sono Europei, Mondiali o Olimpiadi. La decisione della Spagna l’abbiamo subita: se si pensa che la preparazione di un club sia più importante della Nazionale… Sappiamo però – conclude Petrucci – di avere un grande allenatore che saprà valorizzare al massimo il gruppo”.
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MILANO IN ESTASI PER LA FERRARI
Estasi Ferrari. In vista del weekend del Gran premio d’Italia a Monza, migliaia di tifosi della Rossa si sono riversati nel cuore di Milano per assistere al F.1 Milan Festival 2018, evento che fa da traino all’attesissima tappa di Monza. Dopo Londra, Shanghai e Marsiglia, lungo le vie del capoluogo lombardo, fra piazza XXIV Maggio e i Navigli, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen hanno fatto vivere l’entusiasmo della Formula 1 e acceso l’emozione moltiplicata dal recente trionfo del tedesco in Belgio. “Sono tedesco, questo lo so, e si sente anche dal mio accento, pero’ mi piace molto guidare la Ferrari: questo weekend in Italia da’ tante emozioni anche a un tedesco come me – racconta Vettel, in italiano, dal palco -. Speriamo sia una bella gara anche per Kimi, che a Spa e’ stato anche sfortunato. Con questa Ferrari possiamo vincere”. Ed eccolo Raikkonen, più loquace del solito: “E’ la nostra gara di casa, avremo tantissimo sostegno da parte dei tifosi, speriamo di regalare loro un grande risultato. Spingeremo al massimo per fare bene in questo weekend e spero ci sia un risultato diverso per me rispetto a Spa. Siamo andati forte un po’ ovunque quest’anno”. Prima dei giri nel circuito cittadino organizzato per l’occasione, che hanno visto come protagonisti anche i piloti Sauber Charles Leclerc (applauditissimo) e Marcus Ericsson, oltre a quelli della Toro Rosso, Pierre Gasly e Brendon Hartley, parola anche a Maurizio Arrivabene. Il team principal non ha nascosto “la grande responsabilità” per la scuderia di Maranello in vista dell’appuntamento di Monza, ma al contempo ha arringato la folla sottolineando che “bisogna mettere pressione a quelli che hanno la macchina della stessa marca della safety car (la Mercedes, ndr)”. “Noi gli anni scorsi stavamo zitti, testa bassa, prendevamo cazzotti a destra e sinistra, ma ci rialzavamo sempre. Noi siamo abituati, loro no. Il discorso che ho fatto ai ragazzi – ha rivelato – e’ semplice, teniamoli sotto pressione, perche’ se li raggiungiamo siamo noi quelli cattivi, siamo noi che le abbiamo prese e sai quanto fa male, ora e’ il momento di darle”, le parole di Arrivabene, secondo cui con il pubblico “il nostro dodicesimo uomo in campo, i nostri italiani, ci sentiremo piu’ protetti e piu’ aiutati”.
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CLARKE VINCE QUINTA TAPPA, MOLARD IN MAGLIA “ROJA”
Simon Clarke ha vinto la quinta tappa; mentre Rudy Molard è la nuova maglia “roja”. Questi i verdetti odierni della 73esima edizione della Vuelta a Espana, con il plotone che ha percorso da Granada a Roquetas de Mar 188.7 chilometri. Sul traguardo andaluso l’australiano della Education First Drapac si è imposto nella volata dei tre fuggitivi di giornata, davanti all’olandese Bauke Mollema (Trek Segafredo), secondo, e al friulano Alessandro De Marchi (Bmc Racing Team), terzo. Per Clarke è la quinta vittoria in carriera, il secondo successo alla Vuelta. Quarto di giornata, a 8 secondi dall’australiano, il milanese Davide Villella (Astana), che ha vinto lo sprint dei primi inseguitori, davanti al belga Floris de Tier (Lotto Nl Jumbo) e al francese Rudy Molard (Groupama Fdj). Quest’ultimo è il nuovo leader della classifica generale e sfila la maglia rossa dalle spalle del polacco Michal Kwiatkowski (Sky), giunto al traguardo, assieme agli altri “big” con quasi 5 minuti di ritardo. Poche le variazioni nella top ten. Dietro Molard e Kwiatkowski, ora secondo a 41″ (e non a 1’01” per via di 20 secondi di penalità inflitti al francese), sul podio virtuale c’è il tedesco Emanuel Buchmann (Bora Hansgrohe), staccato di 48″. A ruota il britannico Simon Yates, a 51″, lo spagnolo Alejandro Valverde, a 53″, l’olandese Wilco Kelderman, a 1’06”, l’altro iberico Jon Izaguirre, a 1’11”, il francese Tony Gallopin e il colombiano Nairo Quintana, entrambi a 1’14”, e l’altro olandese Steven Kruijswijk, a 1’18”.
Fuori dai primi dieci, ma ben messi, Rafal Majka, Thibaut Pinot, il sardo Fabio Aru (Uae Emirates) e l’altro colombiano Rigoberto Uran, tutti con distacchi sotto il minuto e mezzo. A oltre 13 minuti, invece, il messinese Vincenzo Nibali (Bahrain Merida).
Molto soddisfatto, dopo il traguardo, Clarke. “Grande lavoro di tutta la mia squadra. Siamo molto felici della vittoria di oggi”, ha detto l’australiano. Felice anche De Marchi. “L’unica cosa che potevo fare era stare con gli altri due fuggitivi e sperare in qualche cosa nello sprint a tre, anche se sapevo di essere il meno veloce. Comunque, meglio un podio che niente”, ha detto l’italiano.
Domani è in programma la sesta frazione della corsa iberica, la Huercal Overa-San Javier, di 155.7 chilometri, con arrivo nel cuore della Murcia sulla carta dedicato chiaramente ai velocisti. Pronti a colpire gli azzurri Viviani, Nizzolo e Trentin.
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GASPERINI “DENTRO O FUORI, FONDAMENTALE FARE GOL”
Lo 0-0 di giovedì scorso a Reggio Emilia impone all’Atalanta un blitz domani a Copenaghen. In palio c’è la qualificazione alla fase a gironi dell’Europa League. Sarebbe, comunque, sufficiente un pareggio ma solo dall’1-1 in poi. Nel caso di un altro 0-0 al termine dei 90’ si dovrà ricorrere ai tempi supplementari e agli eventuali calci di rigore. La fiducia, tuttavia è di casa tra i nerazzurri memori della convincente prova di campionato di lunedì sera in casa della Roma (3-3 dopo l’1-3 con cui si era chiuso il primo tempo). Rispetto alla gara dell’Olimpico Gian Piero Gasperini opterà per i titolari, otto undicesimi dei quali risparmiati per l’occasione in panchina. Unico dubbio a chi affidare in attacco l’incarico tra Zapata e Barrow. Indisponibile domani (il via alle 18.30) il lungodegente Ilicic il cui rientro è previsto tra oltre un mese e l’argentino Rigoni privo del nullaosta per giocare in Europa. Al seguito della squadra in Danimarca circa 700 tifosi. “O dentro o fuori, questo sta a spiegare l’importanza di questa sfida di ritorno. Andremo alla ricerca di uno dei risultati disponibili per continuare l’avventura europea – ha spiegato il tecnico nerazzurro in conferenza stampa -. Anche se si è speso parecchio lunedì con la Roma ritengo che le energie dei miei giocatori non facciano minimamente difetto: in gare del genere prevalgono le motivazioni. Questa è una partita fondamentale, ci giochiamo qui questi ultimi 90 minuti, abbiamo due risultati su tre, dobbiamo vincere o pareggiare con almeno un gol, quindi dobbiamo assolutamente segnare”.
Detto che in attacco sono tutti a disposizione e che Barrow, Zapata, il danese Cornelius e Gomez sono pronti per guidare la Dea, Gasperini si sofferma anche sul ballottaggio Berisha-Gollini. “Non si può parlare più di portiere titolare o di riserva, ci sono ottimi portieri in tutte le squadre che possono alternarsi e in questo momento sta giocando Gollini”. La sua Atalanta, assicura il Gasp, cercherà di mettere in campo “le proprie caratteristiche, vogliamo giocare come sappiamo, mi aspetto un Copenaghen che si esponga un po’ di più, questo può darci qualche vantaggio negli spazi, ma anche metterci in difficoltà, ma noi giocheremo da Atalanta”. Si continua a parlare di favola Atalanta, ma in realtà i nereazzurri hanno dimostrato di essere una bella realtà: “Inizialmente può anche essere bello venire considerati così, speriamo che poi la favola continui a essere un bel romanzo. Intanto la nostra partenza è qualcosa di eclatante che nessuno si aspettava”.
Sintetico Marten De Roon: “Non vediamo l’ora di scendere in campo per centrare l’obiettivo. Sappiamo che avremo a che fare con avversari altrettanto motivati, ma per noi è molto importante qualificarci alla fase a gironi”. L’allenatore del Copenaghen, Stale Solbakken, punta anche sul fattore ambientale. “Per superare il turno confidiamo sul sostegno dei nostri tifosi. Ce la metteremo tutta per non dare la possibilità agli avversari di superarci. Siamo ben consci della qualità dell’Atalanta che, non a caso, lunedì ha fermato una squadra blasonata come la Roma all’Olimpico. Anche noi, però, siamo in buone condizioni, la mia squadra sta bene”.
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OUT SEPPI, SONEGO E LORENZI, BENE NADAL E SERENA
La “squadra” azzurra in gara agli Us Open perde colpi ed elementi e si riduce all’osso. Dopo l’uscita di scena di Camila Giorgi, unica italiana al via nel tabellone femminile, battuta da Venus Williams, hanno perso questa notte Andreas Seppi, Paolo Lorenzi e Lorenzo Sonego. L’ultimo superstite fra i tennisti azzurri è Fabio Fognini, che oggi torna in campo (per il suo secondo turno) contro l’australiano John Millman. Fra i “big” avanzano Nadal, Del Potro, Wawrinka e Raonic; mentre si arrende al quinto set Murray. In campo femminile proseguono la loro corsa Serena Williams, Azarenka e Stephens ma saluta New York la spagnola Muguruza.
Ha sfiorato il colpaccio Seppi, che si è arreso solo al quinto set di fronte al canadese Denis Shapovalov, numero 28 del ranking e del seeding. Il 34enne di Caldaro, alla quindicesima avventura sul cemento di Flushing Meadows, dove tre volte ha raggiunto il terzo turno (2008, 2013 e 2015) ha messo alle corde il rivale più giovane di 15 anni ed è anche stato avanti per due set a uno: 6-4 4-6 5-7 7-6 (2) 6-4, dopo tre ore e 47 minuti, il punteggio in favore del talentuoso mancino nato a Tel Aviv da genitori canadesi. “Non ho accusato particolarmente la fatica – ha sottolineato Seppi a fine partita – e comunque sono riuscito a fare match pari per quasi quattro ore con l’anca e il ginocchio sinistro così così, oltre agli antibiotici che ho dovuto prendere per la dissenteria. Mi chiedo come sarebbe andata a finire se fossi stato meglio. Rimpianti? Probabilmente quel primo set perso male dopo essere stato avanti di un break. Serviva maggiore concentrazione e solidità”. “Ho poi vinto il secondo e nel terzo ho rimontato il break di svantaggio. Peccato per il tie break del quarto in cui ho giocato male: ho commesso troppi errori. Nel quinto ho recuperato subito il break di svantaggio e sul 3-3 avrei dovuto vincere il game. Invece da destra non servivo mai la prima e lui alla quinta occasione mi ha strappato la battuta allungando in modo decisivo”, ha aggiunto Seppi.
Lorenzi, numero 94 Atp, alla settima partecipazione al Major della Grande Mela dove dodici mesi fa avevaa raggiunto per la prima volta in carriera gli ottavi di finale (i primi in uno Slam), ha ceduto all’argentino Guido Pella, numero 66 del ranking mondiale. E’ finita 7-5 6-0 6-2 per il tennista sudamericano, dopo due ore e otto minuti di gioco.
Sonego, 23enne torinese, numero 121 del ranking Atp, ripescato come lucky loser, ha ceduto contro il russo Karen Khachanov, numero 26 Atp e 27esima testa di serie del seeding, per 7-5 6-3 6-3. L’azzurro, alla prima presenza nel tabellone principale degli Us Open, ha opposto una certa resistenza nel primo set, quando ha anche fallito un paio di palle break, prima di cedere il turno di battuta sul 5 pari. Nel secondo e terzo parziale Kachanov ha decisamente preso il sopravvento.
Oggi torna in campo Fognini. Il 31enne di Arma di Taggia, numero 14 del ranking Atp e del seeding, troverà dall’altra parte della rete l’australiano John Millman, numero 55 Atp: tra i due non ci sono precedenti.
La sfida di grande fascino al terzo turno tra due “past champions” come Juan Martin Del Potro e Andy Murray, che un po’ tutti pregustavano da quando è stato effettuato il sorteggio degli Us Open, non ci sarà. Se l’argentino, numero 3 del ranking mondiale, vincitore di questo torneo nel 2009, ha rispettato il copione non concedendo scampo alla statunitense Denis Kudla, numero 72 Atp (6-3 6-1 7-6 lo score), si è invece interrotto al secondo ostacolo il cammino dello scozzese, tornato a disputare uno Slam dopo oltre un anno. Il 31enne di Dunblane, attualmente numero 382 Atp dopo la lunga assenza per l’infortunio all’anca, con successiva operazione a gennaio, ha ceduto in quattro set allo spagnolo Fernando Verdasco, 31esima testa di serie: 7-5 2-6 6-4 6-4 il punteggi. Rafa Nadal ha archiviato in chiusura di programma sull’Arthur Ashe Stadium la pratica Vasek Pospisil in un paio di ore: 6-3 6-4 6-2 per il mancino spagnolo, detentore del titolo maschile. Un segnale importante è quello lanciato da Stan Wawrinka, vincitore del titolo a New York due anni fa, battendo Novak Djokovic, per la prima volta al terzo turno di uno Slam dopo la doppia operazione al ginocchio sinistro sostenuta nell’agosto 2017. Dopo aver estromesso all’esordio Grigor Dimitrov, numero 8 della classifica mondiale e del seeding, il 33enne di Losanna, risalito nelle ultime settimane al numero 101 Atp (in tabellone grazie a una wild card), ha dovuto battagliare (sono le sue testuali parole) per avere ragione del 20enne francese Ugo Humbert, numero 139 Atp, proveniente dalle qualificazioni: 7-6 (5) 4-6 6-3 7-5 lo score in favore dello svizzero. Ora troverà dall’altra parte della rete il canadese Milos Raonic, numero 24 Atp, che ha dominato (6-4 6-3 6-4) contro il francese Gilles Simon.
Ha invece dovuto far ricorso al quinto set Dominic Thiem per approdare al terzo turno. L’austriaco, numero 9 Atp e del tabellone, ha sofferto per tre set la verve e la determinazione dello statunitense Steve Johnson, numero 36 della classifica mondiale. Thiem ha vinto col punteggio di 6-7 (5) 6-3 5-7 6-4 6-1.
Fra le donne ha rischiato il ko una beniamina di casa, ovvero Sloane Stephens, che ha dovuto sudare (nel senso letterale del termine visto il caldo asfissiante) per staccare il pass per il terzo turno. Vittorie comode per Serena Williams (con una nuova mise in tulle color lavanda), Elina Svitolina, Karolina Pliskova e Victoria Azarenka. Delude ancora, infine, Garbine Muguruza.
Tutto facile per Serena, accreditata della 17esima testa di serie nonostante sia numero 26 Wta. La 36enne americana si è sbarazzata in poco più di un’ora, con un doppio 6-2, della tedesca Carina Witthoeft, numero 101 Wta. Al terzo turno sfiderà Venus. Solo una volta che le due sorelle si sono affrontate nella prima settimana di uno Slam: 20 anni fa agli Australian Open. Sarà la sfida numero 30 in famiglia con Serena al momento in vantaggio per 17-12.
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DI FRANCESCO “ORA RISPOSTE, NZONZI FORSE TITOLARE”
Eusebio Di Francesco, con la mano fasciata e con la rabbia in corpo, postumi del pareggio interno per 3-3 contro l’Atalanta, prepara più agguerrito che mai la sfida di domani sera, in trasferta, contro il Milan di Gattuso. Il tecnico giallorosso non si sbilancia sul modulo ma manda alcuni chiari segnali, in merito alla formazione anti-rossoneri. “Sia Nzonzi che Karsdorp non so se abbiano i 90 minuti nelle gambe ma potrebbero essere entrambi della partita. Schick? E’ in netta ripresa, rispetto alla scorsa stagione. L’altra sera appena entrato in campo ha fatto bene. Lui può essere importante anche partendo dalla panchina”, ha dichiarato il tecnico della Roma. “Siamo solo alla seconda giornata di campionato: è giusto non essere oggi al top della forma. Il sistema di gioco che adotteremo contro il Milan? Quando all’interno di ogni sistema i giocatori non mettono cattiveria, determinazione, concentrazione e applicazione nel giocare da squadra ogni numero diventa relativo. Per quello che faremo contro il Milan di certo oggi non vi svelo niente oggi”, ha spiegato, in conferenza stampa, Di Francesco.
“Il mio lavoro è quello di cercare di portare questa squadra il più avanti possibile. Oggi abbiamo quattro punti ed eviterei polemiche. Non ne abbiamo due, o uno, o tre, come lo scorso anno. Abbiamo tanti calciatori che possono giocare in più ruoli. Il fatto di cambiare modulo non è una debolezza ma è sinonimo di intelligenza”, ha chiarito l’allenatore dei capitolini.
“Quando alcune cose non funzionano si può e a volte si deve cambiare. Chi non osa non sbaglierà mai. Contro il Barcellona lo scorso anno in Champions ricordiamo tutti come è andata. Abbiamo rischiato la difesa a tre e poi alla fine è stata una grande partita”, ha continuato Di Francesco.
“Nzonzi e De Rossi possono coesistere. Lo avevo detto prima e lo abbiamo visto chiaramente nel secondo tempo contro l’Atalanta. Siamo un po’ rammaricati per come è andata la gara di lunedì. Alla fine abbiamo rischiato pure di vincerla ma, per come abbiamo giocato nel primo tempo, con tanti errori commessi, si tratta di un punto guadagnato per noi. Davanti avevamo una squadra molto più avanti nel fisico e nella testa. Abbiamo corso male, peggio dell’Atalanta di certo. Spero in una grande risposta della Roma contro il Milan”, ha affermato poi il tecnico dei giallorossi, che si è soffermato pure sulla partenza di Strootman. “Nella Roma voglio giocatori che hanno il desiderio di dare tutto quello che hanno per questa maglia. Kevin fino all’ultimo giorno ha dato il massimo, giocando con grande professionalità. Poi voleva cambiare aria e così ci siamo salutati”, ha spiegato Di Francesco.
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DI PAOLA “ITALIA CON GRANDI AMBIZIONI MONDIALI”
Un Mondiale pieno di speranze azzurre. Dall’11 al 23 settembre Tryon, in North Carolina, ospiterà i Fei World Equestrian Games, trasferta tanto impegnativa quanto importante per la delegazione italiana che avrà l’opportunità di staccare le prime carte olimpiche per i Giochi di Tokyo2020. “Questa manifestazione rappresenta per noi un’occasione importantissima, le ambizioni sono alte – ha spiegato il presidente della Federazione italiana sport equestri Marco Di Paola – La missione della federazione è raggiungere la qualificazione alle prossime Olimpiadi, l’obiettivo è riuscire a centrare sempre traguardi importanti oltre ovviamente a promuovere i valori dello sport. Negli ultimi due anni abbiamo fatto quanto nei precedenti quaranta, ottenendo risultati incredibili: con queste premesse affrontiamo questo Mondiale”. L’Italia sarà rappresentata in sette delle otto discipline previste dal programma iridato: salto ostacoli, dressage, completo, paradressage, endurance, volteggio e reining. Le prime sei squadre classificate nelle discipline del salto ostacoli, dressage e completo voleranno direttamente alle Olimpiadi di Tokyo2020: la spedizione azzurra, con a capo Andrea White, sarà rappresentata in tutte le tre specialità mentre due saranno i cavalieri in gara a titolo individuale per un totale di 34 atleti e 30 cavalli. “Anche se il Mondiale è una gara dalle mille incognite c’è la consapevolezza di avere una squadra forte – ha ammesso il selezionatore della nazionale maggiore del salto ostacoli Duccio Bartalucci – proveremo a fare il meglio e dopo tireremo le somme”. Nella conferenza di presentazione della squadra azzurra, organizzata presso l’ippodromo Militare Gen. Giannattasio a Roma, è stata anche annunciata la partnership commerciale che Fise ha deciso di avviare con Cavalleria Toscana per i prossimi due anni, sino al 2020. “Per noi è una sfida, vogliamo creare un percorso diverso e crediamo nel team Italia – ha sottolineato il fondatore di Cavalleria Toscana Jonathan Sitzia – Siamo a disposizione per lavorare con gli atleti e contraddistinguere l’Italia dagli altri paesi: non posso che ringraziare il presidente Di Paola per averci dato questo spazio”.
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