Un anno fa Lewis Hamilton vinse e sorpassò Sebastian Vettel in testa alla classifica piloti. Chissà che adesso la storia non possa capovolgersi. Al comando c’è il britannico della Mercedes (che ha disertato gli impegni programmati per oggi per “problemi personali” non meglio precisati) con 17 punti (231 contro 214) di vantaggio sul tedesco della Ferrari, lanciatissimo dal trionfo di Spa che qualche malumore ha inevitabilmente creato nelle Frecce d’Argento. Lo scenario sarebbe l’ideale: Gran premio d’Italia, Monza. “Un’atmosfera unica, una gara speciale”, non esita a commentare Kimi Raikkonen. “Voglio vincere con la Ferrari. Altri ci sono riusciti prima di me con questi colori e vorrei unirmi a questo club”, ribatte Vettel. I ferraristi suonano la carica e scaldano ancora di più un ambiente già esaltato da una Rossa competitiva anche nelle piste iperveloci come quella di Monza. Una vittoria Ferrari manca dal 2010. La conquistò Fernando Alonso. Hamilton, che ha il primato di pole conquistate (6) a Monza, ha trionfato 4 volte contro le 3 (tra Toro Rosso e Red Bull) del tedesco. Quella italiana “per noi della Ferrari e’ una gara ‘isolata’, ci sono tanti amici e familiari dei componenti della squadra, per tutti – spiega Vettel in conferenza stampa – c’e’ la possibilita’ di sentire che sta succedendo qualcosa di speciale. Ovviamente io e Kimi abbiamo i due sedili piu’ speciali, ma ci sono tanti piloti che attendono questo Gp in modo speciale. Ieri a Milano abbiamo iniziato in un modo incredibile, vedere l’entusiasmo della gente e’ un’emozione speciale, ulteriore. Non vedo l’ora di salire in macchina e provare lo stesso feeling dello scorso weekend”.
‘Sistemato’ Hamilton che in Belgio aveva parlato di “qualche trucco speciale” usato dalla Ferrari (“Posso dire soltanto che la legalita’ della nostra macchina e’ stata confermata dalla Fia, se va bene a loro deve andar bene a tutti”), Vettel dice la sua sul testa a testa con la Mercedes: “Non so in che stato mentale siano, so che lottiamo contro i migliori e dobbiamo cercare di batterli, concentrarci su questo. Non penso alla Mercedes ma alla Ferrari. La gente – continua – magari dimentica il dominio assoluto della Mercedes degli ultimi 5 anni a livello di power unit, magari ora credono di non essere piu’ forti e di avere in noi un avversario degno. Non bisogna dare nulla per scontato, dobbiamo lavorare sodo per ottenere i risultati, anche questo weekend per magari avere un gran passo e avere la stessa posizione di Spa. Particolari pressioni? No, non proprio. Conosciamo la nostra macchina meglio di tutti, tante persone stanno ora saltando sul carro dicendoci quanto e’ forte la nostra macchina. La Ferrari funziona bene un po’ in tutte le piste, sappiamo di avere un buon pacchetto ma non possiamo sederci sugli allori, io e Kimi, tutto il team, dobbiamo mettere insieme i pezzi del puzzle. Non mi piacciono i paragoni, guardo avanti, non vedo l’ora di salire in macchina, e’ una bella posizione quando sai che sali in macchina e puoi lottare per il podio. Il resto – conclude Vettel – credo sia salutare non pensarci troppo”. Secondo Raikkonen la Ferrari non è detto sia favorita: “Non so se il nostro pacchetto sia il migliore, magari un weekend lo e’ e quello dopo non piu’, siamo vicini con la Mercedes e i piccoli dettagli stabiliscono chi e’ piu’ veloce. Se non azzecchi tutto magari non vinci, anche se sei piu’ veloce. Noi possiamo fare del nostro meglio. Il mio futuro? Non so, mi sento veloce e penso a godermi le gare”.
In conferenza stampa anche Romain Grosjean (a punti per per 4 volte nelle ultime 5 gare con la sua Haas) e Sergio Perez (Force India). “La macchina è stata veloce fin da Melbourne, poi abbiamo commesso errori che non volevo commettere – racconta Haas -. Sto vivendo un periodo molto positivo, la macchina è stata veloce fin dall’inizio, ho vissuto alti e bassi e non doveva andare così”. Perez sorride per il salvataggio della Force India: “E’ stato grandioso vedere tutti così felici, viste le incertezze legate a tanti posti di lavoro. Per quanto mi riguarda – conclude – io ho un contratto e continuerò a fare del mio meglio, per portare più punti possibile al mio team”.
(ITALPRESS).
VETTEL SUONA LA CARICA “A MONZA PER VINCERE”
GATTUSO “SIAMO DA PRIME 4, MA SERVE CARATTERE”
“Voglio vedere i 55 minuti visti con il Napoli, ma in questo momento dobbiamo migliorare nel rimanere in partita fino in fondo, bisogna crescere nell’interpretazione della gara”. Così il tecnico del Milan, Rino Gattuso, alla vigilia dell’anticipo di domani sera, al Meazza, contro la Roma. “Per 60 minuti sembravamo padroni del campo al San Paolo, poi è bastato un errore, e nel calcio ci può stare soprattutto per come giochiamo noi, ma da lì siamo usciti dal campo e non possiamo permettercelo – spiega l’allenatore rossonero -. Dobbiamo restare nella partita fino in fondo. Invece abbiamo pasticciato e può succedere perchè ripeto, un giocatore può commettere un errore, ma poi abbiamo continuato a pensare a quello che avevamo combinato e non va bene”. Quella di domani “è una sfida importante, arriviamo da una sconfitta che brucia, ma mi ha fatto molto piacere aver visto la squadra lavorare con grande intensità e voglia, giochiamo in casa davanti a 60mila spettatori, non dobbiamo commettere gli errori commessi con il Napoli”. Detto che considera “Biglia un giocatore fondamentale a livello tattico”, su Higuain dice: “E’ un calciatore importante, che ci fa giocare meglio e fa salire la squadra, sono molto soddisfatto della prestazione che ha fornito a Napoli”.
Per non andare nel pallone alla prima difficoltà, secondo Gattuso “serve del tempo. Non so se la ricetta è mettere qualche giocatore di esperienza in più, non ne sono certo, ho fatto il calciatore per tanti anni e mi è capitato molte volte di avere partite in mano e poi di buttarle via, penso che certe cose non le può capire chi non ha giocato a calcio, ci vuole tempo per risolvere questi problemi. C’è solo una soluzione per sistemare questa cosa, quando si è in difficoltà per 4/5 minuti si può cambiare metodologia, fare passare la buriana, mettersi dietro, anche buttare il pallone fuori dal campo. Ci vuole del tempo, è un problema che si può risolvere come tanti che abbiamo risolto”.
Milan tra le prime 4? “A livello tecnico sì, ma dal punto di vista caratteriale ed emotivo dobbiamo diventare ancora squadra. Questo ancora ci manca”, dice Gattuso che esprime il suo pensiero anche sul ritorno nel club di Kakà. “Ha scritto pagine importanti nella storia di questo club, ma non abbiamo bisogno delle bandiere che hanno vinto tanto per trovare la carica, abbiamo i nostri obiettivi da raggiungere, abbiamo una squadra che sa quello che deve fare. Fa piacere che tornino queste figure, ma la carica la dobbiamo trovare dentro di noi ogni giorno in quello che facciamo”. Sulla sfida con i giallorossi dice: “Bisogna fare attenzione a Dzeko e ai giocatori veloci che hanno e che ribaltano bene le azioni. Bisognerà stare molto attenti sulle palle inattive, perchè hanno molti giocatori alti. Dal punto di vista della mentalità cambierà ben poco, bisognerà condurre la partita sempre con equilibrio senza dare l’impressione di andare allo sbaraglio”.
(ITALPRESS).
JUVE CON MOU, BENE ROMA, DURA PER NAPOLI E INTER
La Juventus trova nell’urna il Manchester United di Mourinho e dell’ex Pogba (sara’ ex al contrario anche Ronaldo) oltre al Valencia e lo Young Boys; il Napoli di Ancelotti pesca il suo ex Psg ora di Buffon, Verratti e dell’ex Cavani e poi Liverpool e Stella Rossa; va meglio alla Roma che affrontera’ i campioni in carica del Real Madrid ma anche Cska Mosca e Viktoria Plzen; infine l’Inter che trova Barcellona, Tottenham e Psv. Questo l’esito del sorteggio della fase a gironi di Champions League andato in scena a Montecarlo. La fase a gironi comincera’ il 18 e 19 settembre per concludersi l’11 e il 12 dicembre. Questi gli 8 gruppi:
GIRONE A: Atletico Madrid (Esp), Borussia Dortmund (Ger), Monaco (Fra), Bruges (Bel).
GIRONE B: Barcellona (Esp), Tottenham (Eng), Psv Eindhoven (Ned), INTER (ITA).
GIRONE C: Psg (Fra), NAPOLI (ITA), Liverpool (Eng), Stella Rossa (Srb).
GIRONE D: Lokomotiv Mosca (Rus), Porto (Por), Schalke (Ger), Galatasaray (Tur).
GIRONE E: Bayern Monaco (Ger), Benfica (Por), Ajax (Ned), Aek Atene (Gre).
GIRONE F: Manchester City (Eng), Shakhtar Donetsk (Ukr), Lione (Fra), Hoffenheim (Ger).
GIRONE G: Real Madrid (Esp), ROMA (ITA), Cska Mosca (Rus), Viktoria Plzen (Cec).
GIRONE H: JUVENTUS (ITA), Manchester United (ENG), Valencia (Esp), Young Boys (Sui).
(ITALPRESS).
ATALANTA KO AI RIGORI, NIENTE EUROPA LEAGUE
Finisce troppo presto la corsa dell’Atalanta in Europa League. A Copenaghen, nel match di ritorno dello spareggio per l’accesso alla fase a gironi, gli orobici dominano a lungo ma non riescono a segnare, come già accaduto la scorsa settimana a Reggio Emilia. E così la sfida finisce ai calci di rigore, dove i nerazzurri pagano gli errori del Papu Gomez e soprattutto di Cornelius, che di fronte ai suoi ex tifosi fallisce l’ultimo, decisivo tiro dal dischetto. Il Copenaghen vince dunque 4-3 e si qualifica, ma per l’Atalanta i rimpianti sono davvero tanti. Perché sotto la pioggia danese, la squadra di casa prova ad affrontare la gara in modo diverso rispetto alla scorsa settimana, cercando di non farsi schiacciare dagli orobici, ma in centoventi minuti riesce a tirare una sola volta in porta, mentre le occasioni degli uomini di Gasperini non si contano. La prima occasione del match è nerazzurra: dagli sviluppi del primo corner Zapata non riesce a inquadrare la porta da pochi passi. Al 9’ l’unica vera parata di Gollini, che deve impegnarsi per trattenere la conclusione di Fischer dai venti metri. Superato il primo quarto d’ora, l’Atalanta comincia a macinare il solito gioco e mette alle corte i danesi. Al 17’ De Roon scalda i guanti a Joronen, miracoloso tre minuti dopo nel respingere il destro di Pasalic da pochi passi. Gli uomini di Gasperini spingono molto, i tentativi del centrocampista croato e del Papu Gomez non sono precisi, ma al 33’ una seconda, grande opportunità capita ancora sui piedi di Pasalic: l’ex calciatore del Milan ruba palla sulla trequarti, scambia con Zapata e si presenta solo davanti a Joronen, ma il portiere finlandese, già protagonista nel match d’andata, è ancora una volta decisivo nella respinta con i piedi.
In tutto questo il Copenaghen è spettatore, affacciandosi nella metà campo avversaria soltanto con un paio di conclusioni di Skov dalla lunga distanza e riuscendo ad allentare la pressione degli ospiti solo nel finale della prima frazione. Al rientro dagli spogliatoi la squadra di Solbakken prova a riproporre lo stesso atteggiamento propositivo dell’avvio ma ci riesce soltanto per dieci minuti, senza peraltro mai arrivare dalle parti di Gollini. Poi il match torna nelle mani dell’Atalanta che sfiora a più riprese il gol: al 57’ Joronen respinge l’insidioso destro di Gomez, due minuti dopo Freuler spreca un buona occasione colpendo male di testa; al 61’ Gomez colpisce il palo esterno su punizione, al 77’ il nuovo entrato Cornelius fallisce la deviazione vincente di testa sull’ennesimo cross di Gosens dalla sinistra. Il Copenaghen riesce a mettere la testa fuori dalla propria metà campo solo nel finale, quando la stanchezza costringe i nerazzurri ad abbassare i ritmi, ma Gollini resta inoperoso. Si va così ai supplementari e i cambi di Gasperini (Pessina e Ali Adnan) restituiscono energie agli orobici, di nuovo all’attacco. Ci prova due volte senza precisione Barrow, mentre dall’altra parte Boilesen spreca un’ottima occasione peraltro nata in modo casuale. Si va dunque ai rigori e la tensione tradisce Gomez e Cornelius: dopo la splendida cavalcata della scorsa stagione, stavolta l’Atalanta deve salutare l’Europa in anticipo.
(ITALPRESS).
DJOKOVIC, CILIC E SHARAPOVA OK AGLI US OPEN
Nick Kyrgios supera il secondo turno agli Us Open, quarto e ultimo Slam della stagione in corso di svolgimento a New York, grazie anche all’aiuto dell’arbitro di sedia. Il tennista australiano, numero 30 della classifica mondiale e 31esima testa di serie, ha superato in rimonta, in quattro set (4-6 7-6 6-3 6-0), il francese Pierre-Hugues Herbert, numero 75 Atp, ma sul campo 17 di Flushing Meadows si è vista una scena piuttosto inedita, dal momento che sul 6-4 3-0 in favore del transalpino, con il 23enne di Canberra apatico e con evidenti segni di frustrazione per i tanti errori che stava commettendo, proprio l’arbitro di sedia Mohamed Lahyani è sceso dalla sua postazione per incoraggiare Kyrgios, che con le braccia dietro la testa stava mordendo l’asciugamano. “Voglio aiutarti. Io vedo le tue partite e tu sei qualcosa di formidabile per questo sport. Ora quello in campo non sei tu, lo so”, le parole che si sono potute udire di Lahyani. “Ok, però al prossimo cambio campo fai venire il fisioterapista”, la laconica risposta dell’australiano, che però da questo intervento ha ricevuto la giusta scossa per cominciare a giocare come si conviene, dando la svolta all’incontro. Kyrgios, tuttavia, a fine match, a caldo ha tagliato corto sull’episodio: “Lahyani era solo preoccupato per il modo in cui stavo giocando”, la spiegazione dell’aussie. Il quale poi in conferenza stampa, ovviamente, è dovuto tornare sull’argomento: “Quanto accaduto non ha avuto alcun effetto, davvero nessuno”, ha assicurato, ricordando di essersi già trovato in situazioni analoghe nelle quali gli arbitri lo invitavano a non lasciar scivolare via il match. “Questo non mi ha aiutato minimamente, non è stato come un coaching, è ridicolo pensarlo”, ha insistito Kyrgios, che sabato al terzo turno sfiderà sua maestà Roger Federer. Intanto, però, la Usta sta verificando se la condotta del 50enne arbitro svedese è stata o meno corretta. E su quanto accaduto la Direzione Gara del torneo ha emesso una nota spiegando le ragioni del comportamento di Lahyani. Secondo quanto riportato, “l’arbitro è sceso dalla sedia a causa del rumore nello stadio durante il cambio campo per essere sicuro di poter comunicare in modo efficace con Kyrgios”. Questo perché “Lahyani era preoccupato del fatto che Kyrgios potesse aver bisogno di un trattamento medico”- E quindi ha detto al giocatore che “se non si sentiva bene, l’organizzazione del torneo poteva fornirgli aiuto”. L’arbitro ha inoltre informato Kyrgios che “se il suo disinteresse per il match fosse continuato, questo l’avrebbe indotto ad intervenire con provvedimenti come da regolamento. E di nuovo ha suggerito a Kyrgios che avrebbe potuto ricevere un trattamento medico”. Come del resto è avvenuto, con l’intervento del fisioterapista nel successivo cambio campo, sul 4-1 Herbert. Un altro match in scioltezza per il tedesco Alexander Zverev, al quale la collaborazione avviata con Ivan Lendl pare aver chiarito le idee sul fatto di non disperdere inutili energie nei primi turni degli Slam. Dopo aver travolto all’esordio Peter Polansky, il 21enne di Amburgo, numero 4 del ranking e del torneo, si è sbarazzato con autorità (6-4 6-4 6-2 in un’ora e 49 minuti) anche del francese Nicolas Mahut, 36 anni, numero 131 Atp, ripescato come lucky loser dopo il forfait in extremis del ceco Jiri Vesely, raggiungendo per la prima volta in carriera il terzo turno nella Grande Mela. Tra le vittime illustri del secondo turno, oltre a Fabio Fognini, c’è anche lo spagnolo Pablo Carreno Busta, numero 12 Atp e del tabellone, che dodici mesi fa era giunto sino alle semifinali a Flushing Meadows: il 27enne di Gijon si è ritirato sul punteggio di 4-6 6-3 5-7 62 2-0 contro il portoghese Joao Sousa, numero 68 della classifica mondiale, con cui fa spesso coppia in doppio nel circuito. Terzo turno per due dei protagonisti più attesi. Il serbo Novak Djokovic, testa di serie numero 6, si è distratto nel terzo set ma non ha mai rischiato contro lo statunitense Tennys Sandgren, numero 61 Atp che a inizio stagione aveva raggiunto i quarti agli Australian Open: 6-1 6-3 6-7(2) 6-2 lo score in suo favore. Il croato Marin Cilic, testa di serie numero 7 e campione a New York nel 2014, ha lasciato appena due game al polacco Hubert Hurkacz, numero 109 Atp passato attraverso le qualificazioni: 6-2 6-0 6-0 il punteggio finale. Gli US Open sono il suo Major preferito: qui ha colto il suo primo risultato importante arrivando in finale, a soli 19 anni, nel 2009 (battuta dalla Clijsters), ripetendosi poi nel 2014 (sconfitta dall’amica Serena Williams). Anche se il “tabù Slam” la 28enne danese di Odense lo ha sfatato lo scorso gennaio a Melbourne aggiudicandosi gli Australian Open. Questa volta tuttavia Flushing Meadows non le ha portato fortuna. Una brutta prestazione e una sconfitta inattesa quella rimediata dalla Wozniacki, numero due del ranking e del seeding, contro l’ucraina Lesia Tsurenko, numero 36 Wta: 6-4 6-2 e bye bye New York. Non è stata proprio una passeggiata ma nella notte italiana la russa Maria Sharapova, numero 22 Wta e 22esima testa di serie, vincitrice dell’edizione del 2006, è approdata al terzo turno. Dopo un primo set agevole, il match contro Sorana Cirstea, numero 51 del ranking mondiale, si è complicato con la tennista rumena che nel secondo parziale ha servito per il set sul 5-4. ‘Masha’, però, ha rimontato allontanando lo spettro di un pericoloso terzo set: 6-2 7-5, dopo un’ora e 50 minuti, per la russa che al prossimo round troverà la lettone Jelena Ostapenko, decima forza del seeding, che ha piegato l’americana Taylor Townsend per 4-6 6-3 6-4.
(ITALPRESS).
ALLEGRI “RABBIA RONALDO UN VANTAGGIO PER NOI”
Prima il campionato, la trasferta di Parma, poi per la Champions ci sarà tempo. Questo il pensiero del tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, alla vigilia del match del Tardini e all’indomani del sorteggio della fase a gironi della massima competizione europea per club. “Della Champions magari ne parleremo dopo il Sassuolo – ha detto in avvio di conferenza stampa all’Allianz Stadium di Torino -. Comunque do la mia idea, così la chiudiamo e parliamo del Parma che è la partita più imminente e più importante. Abbiamo due squadre come Manchester United e Valencia che sono due ottime squadre e due ambienti caldi, poi gli svizzeri dello Young Boys come outsider. Ma ci penseremo dopo Sassuolo”. Dopo l’arrivo di Ronaldo e la panchina di sabato scorso, pertinente la domanda sull’umore di Dybala: “E’ sereno, deve trovare una condizione migliore come tanti altri. L’arrivo di CR7 per lui e per tutti deve essere uno stimolo. C’è grande competitività all’interno della squadra, tutti vogliono giocare. Domani è l’ultima delle prime tre gare di questo mini ciclo e poi inizieremo la stagione dopo la sosta e dopo la sosta bisognerà essere tutti in condizione. Nel calcio contano due cose: una è il campo e poi vincere le partite. Tutto il resto sono chiacchiere che non mi devono riguardare, io ho la responsabilità di mettere i giocatori in condizione per portare risultati alla società e mi sembra che finora ci siamo riusciti”.
A proposito di CR7, cui l’UEFA ieri non ha assegnato il premio di Player of the Year: “Sta bene, si è allenato bene – ha risposto Allegri -. È normale che fosse arrabbiato perché lo scorso anno ha fatto 15 gol in Champions, ma questo dimostra come lui continui a lavorare per essere il migliore e questo per noi è un vantaggio”. La decisione di non presentarsi sul palco per l’assegnazione del premio a Luka Modric “è una scelta personale e come tutte le scelte personali vanno rispettate. L’anno scorso è stato il capocannoniere della Champions e l’ha vinta, quindi ha fatto una grandissima annata”, ha aggiunto il tecnico juventino che sull’ambientamento di un altro neo acquisto, Emre Can, ha spiegato: “Sta bene, più che adattarsi a carichi di lavoro è solo una questione di adattamento al nuovo campionato e poi viene da un infortunio, ha bisogno di recuperare e trovare ritmo. È un giocatore che piano piano conoscerà meglio il campionato italiano, completamente diverso da quello inglese”. Domani gioca “o lui o Khedira”, ha aggiunto l’allenatore juventino che non manderà in panchina Ronaldo. “No, domani gioca. Lui e Mandzukic giocano. Il terzo, o il terzo e il quarto li devo decidere”. Sulla situazione del gruppo, invece: “Stanno tutti bene, è rientrato anche De Sciglio. Pjanic? Ha lavorato tutta la settimana, ha fatto alcuni test che sono buoni. È normale che questo mese ci sia bisogno di migliorare la condizione fisica e la conoscenza perché siamo solo all’inizio. Domani abbiamo una partita da vincere, senza dimenticare che la Juventus ha sempre fatto fatica a Parma”.
“Domani bisognerà fare una partita tosta perché da questi campi bisogna uscire con i tre punti, perché è su questi campi che si vincono i campionati. Siamo alla vigilia delle nazionali e questo per noi è sempre un pericolo, dobbiamo passare una sosta serena e prendere i tre punti. E per prendere i tre punti bisognerà avere grande rispetto per il Parma”. In difesa “ho un dubbio a destra mentre gli altri rimangono gli stessi – ha continuato l’allenatore livornese -. Per la metà campo deciderò dopo l’allenamento se giocare a due o a tre. Sabato scorso i cambi sono stati determinanti e anche domani lo saranno. Il dubbio? Tra Cuadrado e Cancelo”. A proposito di difesa, sembra che non si muoverà da Torino neppure Medhi Benatia come qualcuno ha ipotizzato: “Tutti i giocatori sono soddisfatti perché la Juve è uno dei più importanti club al mondo, c’è concorrenza, ci sono 5 cinque giocatori forti in difesa ma ci saranno tante partite. Poi se uno non è contento può andare, ma Benatia rimarrà alla Juve”. Migliorare nel gioco non è una delle priorità di Allegri che dice di non aver fatto scuola in termini di praticità nell’ottenere i risultati: “Modello non lo voglio diventare visto che ho già 51 anni e scuola non ne faccio, non ci andavo prima figuriamoci se mi metto a fare scuola – ha detto ridendo -. Quando smetterò mi dovranno spiegare cosa vuol dire giocare bene, perché non lo capisco e mi incuriosisce. Poi se vogliamo divertirci, giochiamo per divertirci però poi si innesca il meccanismo del non si vince”.
“È un filo talmente sottile che è difficile anche da spiegare, io non capisco cosa vuol dire giocare bene e quando smetterò di allenare mi spiegheranno cosa vuol dire. A me piacciono molto quelli che vincono – ha spiegato Allegri -. Alla fine nell’albo d’oro scrivono solo il nome di chi ha vinto. E per vincere ci vogliono i giocatori bravi, alla Scala credo suonino i più bravi. È molto semplice”. Sul campionato e sulle tante rimonte avvenute nelle prime due giornate, la risposta del tecnico è stata chiara: “Per vincere lo scudetto bisognerà faticare di più. Le sei squadre (candidate) si sono livellate verso l’altro, ma non scordiamoci l’Atalanta, la Sampdoria, il Genoa e la Fiorentina che battere è sempre molto difficile. Noi l’abbiamo provato con il Chievo, dopo aver fatti un primo tempo bellino, al 7′ del secondo tempo stavamo perdendo 2-1”. Infine una risposta a chi critica Sami Khedira: “Non si può giudicare uno come lui – ha concluso Allegri -. È un campione del mondo, ha giocato con tutti gli allenatori che ha avuto. O tutti gli allenatori non capiscono niente o forse sarà il contrario. In tanti guardano le partite ma pochi le vedono, il mio ex presidente Romeo Anconetani chiedeva sempre: ‘Oggi sei sceso in campo o hai giocato?’ Non si può discutere un giocatore come Khedira, poi ci sono partite in cui gioca meno bene, altre in cui gioca meglio, come tutti. Anche l’allenatore a volte la azzecca, a volte sbaglia”.
(ITALPRESS).
TROPHY KINDER+SPORT, FINITO MASTER A ROMA
Si è concluso il Master del circuito Trofeo Tennis FIT Kinder+Sport 2018, che per dieci giorni ha tenuto banco sui campi del Foro Italico di Roma (le prime fasi si sono svolte anche in altri due circoli della Capitale: Play Pisana e Circolo Due Ponti). Si sono infatti disputate le finali delle tredici categorie in cui è articolata la manifestazione, giunta alla 13esima edizione. Sono stati oltre 130 i tornei disputati in 19 regioni dello Stivale a partire dal mese di febbraio e al Master sono scesi in campo 1.224 giovani tennisti, di età compresa fra i 9 e i 16 anni: in particolare i vincitori e i finalisti di tutte le tappe del circuito più i semifinalisti delle 12 prove speciali giocate nei Centri Estivi Fit di Brallo, Serramazzoni, Castel di Sangro, Trabia e di Paderno del Grappa.
Il gran finale di questo circuito unico ed emozionante, nato da un’idea dell’ex tennista azzurra Rita Grande, in collaborazione con la FIT e il programma Kinder+Sport Joy of Moving, per incoraggiare la diffusione di stili di vita attivi e la pratica di questa disciplina tra le nuove generazioni, ha dunque offerto a centinaia di ragazzi e ragazze di sfidarsi sugli stessi campi teatro a maggio dei match dei campioni e campionesse internazionali del tennis. Ad accomunare i protagonisti tanta voglia di vincere, ma soprattutto tanto fair play, dal momento che le partite sono disputate senza l’ausilio degli arbitri. I giovani tennisti sono in questo modo ambasciatori e testimoni di come lo sport sia veicolo di socializzazione e senso di appartenenza e la sportività sia un valore imprescindibile, un codice valido per tutta la vita e non solo sui campi da gioco.
Dopo ogni partita, inoltre, i ragazzi hanno potuto festeggiare, incontrarsi e divertirsi al Villaggio Kinder+Sport. La prima edizione, nel 2006, aveva fatto registrare, in 28 tornei, circa 3.000 iscritti. Stagione dopo stagione il circuito è cresciuto fino ad arrivare nella scorsa edizione ad oltre 18.000 partecipanti in tutta Italia. Come illustrato durante la presentazione nel corso degli Internazionali BNL d’Italia, gli 11 vincitori e gli 11 finalisti del Master italiano delle categorie 9-14 anni riceveranno il premio Uca Kinder +Sport con completa ospitalità per partecipare al Master internazionale, che si svolgerà all’accademia Mouratoglou, in Costa Azzurra, dall’11 al 14 ottobre. Al Master internazionale parteciperanno i vincitori e i finalisti delle prove disputate in altri 10 Paesi europei (Austria, Bulgaria, Germania, Irlanda, Israele, Lussemburgo, Malta, Monaco, Polonia e Ungheria).
Ecco tutti i risultati delle finali (divisi per categoria) del Master:
– Singolare maschile under 16 (nati negli anni 2002-2003): Lorenzo Russano b. Tommaso Vola 62 61
– Singolare femminile under 16 (nate negli anni 2002-2003): Lucrezia Sebastiani b. Giulia Sophy Stefan 46 60 60
– Singolare maschile categoria 14 anni (nati nel 2004): Giuseppe Corsaro b. Andrea Zannini 76 62
– Singolare maschile categoria 13 anni (nati nel 2005): Luca Colletti b. Nicolò Consonni 64 64
– Singolare femminile under 14 (nate negli anni 2004 e 2005): Sofia Lauretti b. Sara Milanese 62 62
– Singolare maschile età 12 anni (nati nel 2006): Luigi D’Alisa b. Pasquale Schiavone 60 76
– Singolare femminile età 12 anni (nate nel 2006): Silvia Latino b. Annabel Flood 36 63 63
– Singolare maschile età 11 anni (nati nel 2007): Francesco Genovese b. Giulio Casucci 64 64
– Singolare femminile età 11 anni (nate nel 2007): Francesca De Matteo b. Martina Martinelli 62 61
– Singolare maschile under 10 (nati nel 2008): Pietro Vernò b. Luca Pompei 64 62
– Singolare femminile under 10 (nati nel 2008): Fabiola Marino b. Gaia Mais 62 76
– Singolare maschile under 9 (nati nel 2009): Dennis Ciprian Spircu b. Riccardo Manca 64 64
– Singolare femminile under 9 (nati nel 2009): Carola Manfredonia b. Vittoria Vignolini 64 62
(ITALPRESS).
GIRONI INSIDIOSI PER LAZIO E MILAN, SORRIDE SARRI
Non è andata bene ieri in Champions (basta chiedere a Inter e Napoli) e non si può dire che l’urna di Montecarlo si sia fatta perdonare oggi. E’ tra i più complicati il girone della Lazio (“Il peggiore possibile”, il commento di Angelo Peruzzi), è insidioso quello del Milan, anche se Paolo Maldini, dall’alto della sua esperienza, lo considera “alla portata”. Non c’è l’Atalanta tra le 48 ed è una vera beffa perchè la squadra di Gasperini meritava di esserci, ma a Copenaghen (gruppo C con Zenit, Bordeaux e Slavia Praga) la lotteria dei rigori l’ha condannata a un ruolo da semplice spettatrice. Visto il valore delle due squadre probabilmente ci perde anche la competizione, ma il campo ha emesso il suo verdetto e tornare indietro non si può. Ci restano, in rigoroso ordine alfabetico, Lazio e Milan, l’Italia punta su di loro per tornare protagonista. Non la vinciamo dal 1999 questa Coppa, allora si chiamava ancora Uefa e l’alzava al cielo il Parma di Hernan Crespo (oggi insieme all’ex Inter Aaron Winter protagonista dei sorteggi), adesso si chiama Europa League e per le italiane non è mai stato terreno di successi. Lazio e Milan, però, hanno l’organico e la storia per la svolta anche se dovranno mettersi subito sul pezzo, in particolare la squadra di Simone Inzaghi, capitata nel gruppo H insieme ai francesi dell’Olympique Marsiglia, finalista lo scorso anno (ko con l’Atletico Madrid), ai tedeschi dell’Eintracht Francoforte e ai ciprioti dell’Apollon Limassol.
L’OM, inserita in seconda fascia, era la prima da evitare per le teste di serie della prima urna. E invece è toccato alla Lazio di Simone Inzaghi, uno che appena sente parlare di Marsiglia, rivive nella mente una delle notti più belle della sua carriera, una notte storica. L’ex centravanti e attuale tecnico biancoceleste, 18 anni fa, fece 4 gol ai marsigliesi in un 5-1 (di Boksic l’altra rete) che fa ben sperare anche se le cose sono ovviamente cambiate. Adesso toccherà a Immobile e soci far male all’Olympique e sarà dura perchè ci sarà da vincere il…derby con Rudi Garcia e Kevin Strootman, due ex giallorossi che torneranno all’Olimpico sicuramente non da amici visto il loro passato. E poi c’è l’Eintracht, squadra di Francoforte e di tutto rispetto, una delle più insidiose per la terza fascia. Le tedesche hanno equilibrio e doti atletiche, ma sono comunque alla portata di una Lazio che resta la squadra da battere del gruppo e che dovrà fare attenzione anche all’Apollon Limassol che ai play-off ha eliminato gli svizzeri del Basilea. C’è anche un italiano nella squadra cipriota: si tratta del 21enne centrocampista Christian D’Urso prelevato dalla Roma.
Dalla Lazio al Milan che fa parte del gruppo F e che dalla prima fascia ha beccato i greci dell’Olympiacos, dalla terza gli spagnoli del Betis e dall’ultima i lussemburghesi del Dudelange, alla prima esperienza in Europa League dopo aver eliminato i polacchi del Legia e i rumeni del Cluj.
Gattuso e i suoi ragazzi troveranno ambienti cvaldi ad Atene e a Siviglia, ma anche due squadre di tutto rispetto e che hanno esperienza internazionale, oltre a giocatori di valore. Nella formazione greca militano l’ex Roma e Bologna Torosidis, l’ex Bologna, Verona e Sampdoria, Lazaros Christodoulopoulos. Da tenere d’occhio anche il Betis di capitan Joaquin, ex Fiorentina, tutto da scoprire il Dudelange, squadra del Lussemburgo alla prima partecipazione in Europa League.
Dalle italiane agli italiani. E’ andata benissimo al Chelsea di Maurizio Sarri, ma anche di Zappacosta, Jorginho ed Emerson. I “blues” sono tra i grandi favoriti di questa edizione e le avversarie del girone L (Paok, Bate Borisov e Vidi) non preoccupano più di tanto. Per lo Spartak Mosca di mister Carrera e del difensore Bocchetti sarà più dura, visto che i russi sono finiti nel gruppo G con il Villarreal di Bonera e Sansone, il Rapid Vienna e i Glasgow Rangers di mister Gerrard. Per lo Sporting Lisbona di Viviano e Sturaro, infine, il girone E presenta un ostacolo importante come l’Arsenal di Emery, più due squadre da prendere con le molle, gli azeri del Qarabag e gli ucraini del Vorskla, anche per la difficoltà delle traferte.
(ITALPRESS).










