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DI BIAGIO SI RITUFFA NELL’U.21 “RIPARTO CON ENTUSIASMO”

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Ritorno al passato con uno sguardo al futuro. Dopo la breve esperienza sulla panchina della nazionale maggiore, Luigi Di Biagio si rituffa con entusiasmo nell’Under 21 azzurra per una stagione che vivrà il suo culmine a giugno 2019 quando, in Italia e a San Marino, si disputeranno gli Europei di categoria, competizione valida anche come qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020. “Avere avuto la possibilità di allenare la nazionale maggiore è una cosa stupenda – ha dichiarato il commissario tecnico nella conferenza stampa di inizio ritiro al Mancini Park Hotel di Roma in vista delle due amichevoli contro Slovacchia e Albania – Sono tornato qui con l’entusiasmo che mi contraddistingue da sempre. Quest’anno mi aspetto di vedere la crescita dei ragazzi: voglio provare soluzioni diverse e poi fare delle scelte definitive”. Gli esperimenti cominceranno giovedì 6 settembre quando a Dunajska Streda gli Azzurrini faranno visita ai pari età della Slovacchia. Cinque giorni dopo invece Cutrone e compagni saranno protagonisti alla Sardegna Arena di Cagliari contro l’Albania. “I ragazzi hanno un anno in più, ma la preoccupazione maggiore è il poco minutaggio che hanno nei rispettivi club – ha ammesso Di Biagio riferendosi alla scarsa esperienza degli azzurrini nei campionati in cui militano – Per fortuna il grande lavoro fatto con le nazionali giovanili ci permette di guardare avanti con fiducia”. Tra i ventisei azzurrini convocati c’è anche il nome di Rolando Mandragora, finito nell’occhio del ciclone nei giorni scorsi per le espressioni blasfeme pronunciate durante la sfida Udinese-Sampdoria e costate al calciatore la squalifica di una giornata con la prova televisiva. “La sua bestemmia non c’entra nulla con la mancata convocazione in nazionale maggiore – ha spiegato con chiarezza Di Biagio – Mi ero confrontato con Roberto Mancini prima di questa cosa e avevamo già deciso che Rolando avrebbe fatto parte dell’under 21 per le prossime due amichevoli. Anche perché se avessi voluto punirlo non lo avrei chiamato”. La stagione dell’Under 21 è dunque pronta a ripartire e Di Biagio sa bene che diversi giocatori potenzialmente potrebbero essere appetibili per Roberto Mancini. In questo senso la collaborazione tra i due ct è massima. “Con Roberto c’è massima chiarezza, trasparenza e disponibilità – ha assicurato Di Biagio – La priorità è la nazionale A, poi è ovvio che l’Europeo under 21 è un appuntamento importante: il confronto tra noi è continuo e non ci saranno problemi per il torneo in programma a giugno”.
(ITALPRESS).

LUNGO LA STRADA PER MADRID CERCASI VERO LEADER

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Nel primo “dia descanso” della 73esima edizione della Vuelta a Espana, con la carovana rossa ferma a Salamanca, è tempo di bilanci e di pronostici. In attesa delle montagne, con il “trittico” di questo weekend (da venerdì a domenica si sale lungo la Cordigliera Cantabrica e nel cuore delle Asturie), e dell’ultima e decisiva settimana (da Santander a Madrid), si cerca ancora il vero leader della grande corsa a tappe iberica. Al momento guida la classifica generale il britannico Simon Yates (Mitchelton Scott), seguito a un solo secondo di distacco dall’idolo locale Alejandro Valverde (Movistar). A ruota, a 14″ dalla maglia “roja”, Nairo Quintana (compagno di squadra di Valverde). Proprio il colombiano sembra al momento il più accreditato per il successo finale, anche perchè può contare sulla Movistar ma soprattutto sull’apporto indiretto dei suoi connazionali, con Miguel Angel Lopez (Astana) e Rigoberto Uran (Education First Drapac) pronti a inserirsi nella lotta per la corona di Madrid. Gli scalatori colombiani, favoriti dal caldo torrido previsto per queste giornate, potrebbero spazzar via la concorrenza di britannici, spagnoli e francesi, con questi ultimi guidati da Tony Gallopin (AG2R La Mondiale).
In questo contesto colmo di incertezze, potrebbe ritagliarsi uno spazio da protagonista Fabio Aru (Astana). Il sardo, vincitore della Vuelta nel 2015, è appena fuori dall top ten generale, con poco più di un minuto di ritardo rispetto a Simon Yates. Se dovesse ritrovare la pedalata dei giorni migliori Aru potrebbe riportare in alto il tricolore, finora sventolato soltanto da Elia Viviani (Quick Step Floors), campione italiano in carica, che ha piazzato uno dei suoi sprint vincenti nella terza frazione della Vuelta 2018, ad Alhaurin de la Torre. Ancora alla ricerca della forma migliore, invece, il siciliano Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), che prosegue la sua tabella di marcia e di “recupero” verso i Mondiali, dopo il brutto e sfortunato ko subito lungo le strade del Tour de France.
Si riparte, intanto, domani dalla decima tappa, la Salamanca-Fermoselle, di 177 chilometri, interamente pianeggiante. In cerca di gloria Viviani, Giacomo Nizzolo (Trek Segafredo) e il campione europeo Matteo Trentin (Mitchelton Scott).
(ITALPRESS).

ALLARME MANCINI “MAI COSI’ POCHI ITALIANI IN CAMPO”

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“Inizia la Nations League, una competizione importante, sicuramente meglio delle amichevoli, quindi è chiaro che il nostro obiettivo è giocarla bene, e cercare di vincere il gruppo”. E’ scattato quest’oggi a Coverciano il raduno azzurro della Nazionale che venerdì prossimo vedrà la rosa guidata da Roberto Mancini giocarsi i primi tre punti del proprio girone di qualificazione alla Uefa Nations League ed il ct azzurro si mostra dal centro tecnico federale molto carico. “Noi siamo l’Italia e dobbiamo giocare primo per farlo bene, e poi cercare di farlo anche velocemente – ha aggiunto Mancini – Sono molto fiducioso perché penso che qui ci siano giocatori bravi, che hanno qualità tecniche e fisiche per creare una bella squadra. Nel mondo ci sono pochi, forse non arrivano neanche a tre o quattro, giocatori che vincono le partite da soli ma sono fiducioso perché credo se riusciremo a mettere insieme una squadra velocemente, ed amalgamarla in fretta, ritengo che ciò possa essere una bella cosa per il nostro futuro. Mi incuriosisce adesso vedere il gruppo in due partite in cui contano i tre punti ed in sfide che saranno più solide rispetto a quelle di giugno scorso. Dobbiamo cercare di vincere e di imporre il nostro gioco”. Prima di iniziare a dirigere il primo allenamento a Coverciano, Mancini però ha lanciato subito un allarme molto chiaro. “Mai come in questo momento ci sono stati così pochi italiani che giocano. E’ il momento più basso da questo punto di  vista, però è anche vero che noi i calciatori dobbiamo cercarli, trovarli, e per questo abbiamo chiamato anche giocatori più giovani, per conoscerli meglio e per vedere quello che possono darci in futuro. Fra Under 19, Under 20 e Under 21 ci sono giocatori bravi, è importante quindi che i calciatori italiani giochino perché solo così possono fare esperienza e migliorare. In queste prime tre partite purtroppo non ce ne sono stati molti. Sinceramente credo che alcuni calciatori italiani che ora sono in panchina siano molto più bravi di certi stranieri che giocano nel nostro campionato”. Mancini, tenendo in stand by alcuni senatori azzurri, ha anche chiamato per questo raduno un calciatore che ancora non ha debuttato in serie A. “Zaniolo è un Under 19, una squadra che è arrivata in finale agli Europei, e quindi ha qualità. Quando uno ha 19 anni deve giocare in serie A, e poi arrivare in Nazionale. Se lui ha qualità, e le confermerà come noi pensiamo, ed avrà la possibilità di giocare, sarà richiamato. Io credo che lo sarà, come anche altri saranno chiamati. Alcuni li abbiamo lasciati all’Under 21, un po’ alla volta li chiameremo e li valuteremo. All’estero i giocatori giovani giocano, non si fanno tanti problemi se uno ha 18-19 anni o se possono fare qualche errore, quindi bisogna trovare un po’ di coraggio con i giovani e farli giocare. De Rossi? Ci ho parlato, fa parte di quei giocatori importanti, di esperienza che potremmo utilizzare durante partite importanti e decisive. Lui è a disposizione, la cosa gli fa molto piacere di essere eventualmente chiamato in qualsiasi momento”. Infine il ct ha dato le prime indicazioni sull’undici a cui sta pensando in vista della sfida di venerdì prossimo contro la Polonia. “Sulla scelta del portiere chi sta giocando è avvantaggiato – ha concluso Mancini – Il fatto che Perin non giochi è un problema ma non c’è incertezza nelle gerarchie nel ruolo. Balotelli? E’ rientrato adesso perché aveva tre giornate di squalifica da scontare, forse fisicamente non sarà al 100% ma è dimagrito. Quanto? Di 8-9 grammi… (ride, ndr). Belotti? Mi aspetto torni ad essere quello che è stato un anno fa, visto che tutti gli infortuni che ha avuto lo hanno condizionato”.
(ITALPRESS).

FEDERER CHOC, FUORI AGLI OTTAVI NEGLI US OPEN

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Clamorosa sorpresa negli ottavi di finale degli US Open: lo svizzero Roger Federer, numero 2 del mondo e del seeding, è stato eliminato dall’australiano John Millman, numero 55 Atp, nel match che chiudeva il programma sull’Arthur Ashe Stadium: 3-6 7-5 7-6(7) 7-6(3) lo score, dopo 3 ore e 34 minuti di gioco in favore del 29enne di Brisbane, per la prima volta alla seconda settimana di uno Slam. Per il 37enne campione di Basilea, vincitore di 20 titoli Major, un’altra delusione dopo il ko nei quarti di finale a Wimbledon. Solo un’altra volta in carriera il fuoriclasse elvetico aveva perso con un giocatore fuori dai primi 50 del ranking dopo essersi aggiudicato il primo set: era accaduto contro l’ucraino Sergiy Stakhovsky a Wimbledon nel 2013. L’elvetico, dopo aver fatto sua la prima frazione, si è trovato avanti 5-4 e 40-15 al servizio ma non è riuscito a portarsi in vantaggio di due set, complice una battuta meno efficace del solito (45% di prime nel 1° set e addirittura 31% nel 2°, alla fine 13 ace ma ben 10 doppi falli, uno proprio a regalare il 5-5 a Millman). Federer, costretto a fare i conti con la pesante umidità, si è procurato un set point poi anche nel tie-break del terzo set (6 a 5) ma non ha saputo sfruttare a dovere una seconda di servizio dell’avversario, che nella quarta partita ha saputo recuperare dal 2-4, portando l’epilogo al tie-break, dove ha concesso appena 3 punti al fuoriclasse rossocrociato (77 errori non procurati contro i 28 del rivale). Si tratta della prima vittoria in carriera su un top ten per il 29enne di Brisbane, capace di aggiudicarsi il 51% dei punti da fondo campo (90 su 177) a fronte del 40% ottenuti da Federer, sceso a rete 81 volte nell’incontro. Nelle sue precedenti 17 partecipazioni a Flushing Meadows, dove ha scritto il suo nome nell’albo d’oro consecutivamente dal 2004 al 2008, King Roger era uscito di scena negli ottavi altre quattro volte: nel 2000, 2001, 2003 e 2013. “Ancora non mi rendo conto di quel che ho fatto, ho talmente rispetto per Roger e tutto quel che ha ottenuto… E’ uno dei miei idoli, certo oggi non era in una delle sue giornate migliori e io ho potuto approfittare del fatto che lui era quasi senza servizio. Ho cercato di controllare il controllabile, ed è quel che mi sono detto prima di scendere in campo. L’unica cosa che posso controllare è il lottare su ogni punto, quello che ho sempre fatto”, le parole di Millman, quasi incredulo, destinato ad entrare per la prima volta tra i top-40 del ranking a prescindere dal risultato nei quarti contro il serbo Novak Djokovic, contro il quale nell’unico precedente ha raccolto tre game, quest’anno sull’erba di Eastbourne, Davvero un exploit a sensazione per l’australiano che nel febbraio scorso si è sottoposto a un intervento all’inguine e in precedenza è stato operato due volte alla spalla. “Ad essere sincero le mie aspettative arrivando a questo torneo erano piuttosto basse. E  quando mi sono allenato con Andy Murray sull’Arthur Ashe prima dell’inizio degli US Open ho pensato che sarebbe stata la mia prima e unica volta su questo campo…”. Quarti di finale, contro il giapponese Kei Nishikori, per Marin Cilic, in un remake della finale del 2014 vinta proprio dal croato. Numero 7 Atp e del torneo, il 29enne di Medjugorje ha superato per 7-6(6) 6-2 6-4, in due ore e 24 minuti, il belga David Goffin, numero 10 della classifica mondiale e del seeding, sconfitto per la terza volta su tre sfide. In una partita costellata da tanti errori, anche per via delle difficili condizioni meteo, il belga è andato a servire per il primo set (5-4), ma ha subito il ritorno di Cilic, che ha recuperato e poi al tie-break è riuscito a spuntarla per 8 punti a 6 complice anche qualche regalino di Goffin. Il quale si è trovato costretto ad inseguire nella seconda frazione, sventando anche l’opportunità di un doppio break che avrebbe spianato la strada al croato. Il croato, salvate due palle per il 3-3, si è issato 4-2 e ha intascato il set senza problemi. Tre break consecutivi hanno aperto il terzo, due dei quali ad opera del finalista degli ultimi Australian Open, che ha gestito la situazione e solo nel decimo game dopo aver mancato due match point ha dovuto cancellare una chance del 5-5, facendo leva sulla potenza della battuta, per poi convertire la terza occasione con un bel diritto incrociato in corsa. Carla Suarez Navarro, numero 24 Wta e 30esima testa di serie, si è fatta un bel regalo di compleanno (oggi festeggia trent’anni) centrando per la seconda volta in carriera i quarti sul cemento newyorkese degli Us Open(era già accaduto nel 2013). E lo ha fatto battendo per 6-4 6-3, in appena un’ora e mezza di gioco, la russa Maria Sharapova numero 22 Wta e 22esima testa di serie, sconfitta solo per la seconda volta in sei confronti. Il quarto match di fila in notturna è stato dunque fatale a ‘Masha’, vincitrice dell’edizione del 2006: dopo aver fallito una chance di break nel secondo gioco del primo set, la siberiana ha perso per tre volte di fila il servizio e, anche se in due occasioni si è ripresa il break, ha finito per cedere il primo parziale al decimo gioco. Nella seconda frazione la tennista di Las Palmas de Gran Canaria ha strappato ancora in avvio la battuta alla russa, ha restituito immediatamente il break ma dal 2-1 per la bella siberiana si e poi aggiudicata cinque degli ultimi sei game. Nel bilancio conclusivo 15 vincenti per entrambe ma la Sharapova ha commesso quasi il doppio degli errori gratuiti rispetto alla sua avversaria, 38 contro 20, ed ha convertito solo il 38% (3 su 8) della palle-break a disposizione (contro il 75% della spagnola). ”Quando mi sono alzata stamane ho pensato solo ce volevo vincere  – ha ammesso la Suarez Navarro, che per un posto in semifinale se la vedrà con l’americana Madison Keys – Lo scorso anno avevo giocato contro Venus proprio nel giorno del mio compleanno ed avevo perso. Stavolta desideravo che questa giornata fosse davvero speciale. Ho cercato di essere aggressiva fin dall’inizio e di rimanere concentrata sul mio tennis: sono davvero soddisfatta per come ho giocato su questo campo fantastico”. L’ucraina Lesia Tsurenko, numero 36 Wta, dopo aver rispedito a casa Caroline Wozniacki ed aver superato la classica “prova del nove” battendo la ceca Katterina Siniakova, ha fermato anche la corsa della giocatrice più giovane arrivata agli ottavi, l’altra ceca Marketa Vondrousova, numero 103 del ranking mondiale. La 29enne di Vladimirec, ritornata negli ottavi a New York dopo due anni, ha vinto per 6-7(3) 7-5 6-2 dopo oltre due ore e mezza di lotta centrando i suoi primi quarti in uno Slam. La 19enne di Sokolov. dopo essersi aggiudicata il primo parziale al tie-break, è stata anche in vantaggio per 2-0 nel secondo set prima che un problema alla coscia destra la menomasse impedendole di giocarsi le sue chance fino in fondo. Tsurenko se la vedrà ora con la giapponese Naomi Osaka.
(ITALPRESS).

MARQUEZ “A MISANO IN GARA CON LA SOLITA MENTALITA'”

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“Misano è una pista tortuosa e più lenta rispetto alle altre, con un sacco di frenate e accelerazioni. È stato un buon circuito per noi in passato, abbiamo tanti bei ricordi e proveremo sicuramente ad aggiungerne un altro domenica prossima”. Dopo la cancellazione per pioggia della tappa in Gran Bretagna, Marc Marquez è pronto ad un’altra sfida sul circuito dedicato a Marco Simoncelli del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini, vinto dal fuoriclasse spagnolo della Honda in motoGp nel 2015 e 2017. “L’anno scorso mi sentivo bene in sella e ho potuto guidare come volevo – spiega Marquez, leader della classifica piloti e campione in carica – ma venerdì andremo in pista con la solita mentalità, pronti ad affrontare e adattarci ad ogni situazione che troveremo. Proveremo a capire le condizioni e il grip della pista, sperando in un fine settimana soleggiato e caldo”. “Spero che a Misano ci sia bel tempo e che si riesca a sfruttare bene tutte le sessioni – le parole dell’altro centauro iberico della Honda, Dani Pedrosa – La pista mi piace abbastanza, anche se è un po’ accidentata e il livello di grip è spesso una sfida, perché può cambiare molto dalle sessioni del mattino al pomeriggio. La scelta delle gomme sarà molto importante. Mi piace anche l’atmosfera: i fan sono sempre molto appassionati ed è bellissimo vedere le tribune piene”.
(ITALPRESS).

VIVIANI CONCEDE BIS ALLA VUELTA, YATES RESTA LEADER

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Elia Viviani, e chi altrimenti? Lo sprint di Bermillo de Sayago è un’autentica dimostrazione di forza del campione italiano in carica, trascinato alla perfezione dal ‘treno’ della Quick Step Floors: nella tappa più pianeggiante della 73esima Vuelta a Espana, Viviani conquista la seconda gioia personale, confermandosi in gran forma e bissando il successo della terza frazione, ad Alhaurin de la Torre, centrata una settimana fa. Per lo sprinter veronese è la diciassettesima affermazione nel suo 2018 su strada, mentre per la Quick Step è la vittoria numero sessanta di quest’anno. Alle spalle di Viviani si è piazzato Peter Sagan, che per la terza volta in questa edizione della Vuelta deve accontentarsi del secondo gradino del podio, completato da un altro italiano, Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo). Il britannico Simon Yates (Mitchelton-Scott) mantiene la maglia rossa di leader della classifica generale con un solo secondo di vantaggio sull’idolo di casa Alejandro Valverde e 14 sul colombiano Nairo Quintana. Il tutto alla vigilia dell’undicesima frazione della corsa iberica del World Tour, la Mombuey-Ribeira Sacra (Luintra) di 207,8 chilometri.
Sembrava una tappa ‘disegnata’ per i velocisti e in effetti così si è rivelata, nonostante il lungo tentativo di fuga messo in piedi da Tiago Machado (Katusha Alpecin) e Jesus Ezquerra (Burgos-BH) dopo quello di Richie Porte. Cento chilometri in due, Machado ed Ezquerra sono stati di fatto ripresi a circa -15 dall’arrivo, grazie soprattutto al gran lavoro di Bora Hansgrohe (la squadra di Sagan) e Quick Step. Brutta caduta in coda, tra i coinvolti Simone Petilli (UAE Team Emirates) e Jelle Wallays (Lotto Soudal). Gruppo compatto nei pressi del traguardo: la Quick Step, guidata da Fabio Sabatini, prepara al meglio il terreno per Viviani, che lancia lo sprint ai 200 metri e domina davanti a Sagan, Nizzolo, Nelson Andres Soto Martinez e Marc Sarreau. Nella top ten altri due italiani: Simone Consonni e Matteo Trentin, rispettivamente al nono e decimo posto.
(ITALPRESS).

BARELLA E BENASSI”TANTI GIOVANI PRONTI AL SALTO”

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“Noi che giochiamo con continuità nel nostro club dobbiamo cercare di migliorare e alzare il livello, sotto ogni aspetto e in maniera sempre maggiore. Speriamo che arrivino in Nazionale altri giovani e che riescano a fare il salto fino a qui così come abbiamo fatto noi”. Nicolo’ Barella dal ritiro azzurro di Coverciano, sposa la causa del c.t. della Nazionale italiana, Roberto Mancini, che ha chiesto coraggio agli allenatori dei club affinchè diano più spazio ai giovani. “Sono uno a cui piace guardare le partite, ho visto anche l’Europeo Under 19 dove i ragazzi dell’Italia sono arrivati in finale. Penso che ci siano dei buonissimi calciatori e la dimostrazione è Zaniolo che è qui con noi – ha aggiunto Barella -. Secondo me ci sono giocatori italiani che sono pronti a emergere, bisogna solo avere pazienza perché non per tutti ci vuole lo stesso tempo”. “Ho letto e sentito quello che ieri ha detto il mister e dati alla mano il fatto di non avere una grande scelta rende tutto piu’ difficile. Quelli come noi che giocano devono fare il massimo per poter aiutare la Nazionale”, ha dichiarato invece Marco Benassi che ha raggiunto l’azzurro, dopo aver fatto tutte le giovanili, grazie al suo ottimo inizio di campionato nel club.
“Da quando sono in serie A per me questo è il momento migliore -ha evidenziato il centrocampista viola -. Penso quest’anno di aver cambiato qualcosa soprattutto a livello mentale perché ho iniziato la stagione piu’ libero, sereno, conoscevo già le indicazioni dell’allenatore, il gruppo l’avevo già vissuto l’anno scorso e da tutto questo ho tratto beneficio”.
“E’ vero che continuare a segnare così come sto facendo adesso sarà difficile pero’ con le mie caratteristiche, visto che sono piu’portato a giocare in fase offensiva, cerchero’ di farlo il piu’ possibile anche se per me conta sempre maggiormente la prestazione”, ha aggiunto Benassi. “Io non mi sento un leader del Cagliari ma un ragazzo che è riuscito a emergere fra tanti ragazzi del settore giovanile – ha raccontato Barella -. Questo forse è il mio segreto: avere sempre fame e voglia di migliorare”. Anche Benassi in azzurro ha tanti stimoli. “Sicuramente sono venuto qui per dare il massimo e per cercare di dare il mio contributo. All’esordio in maglia azzurra non ci ho ancora pensato perché prima di tutto cercherò di fare bene in allenamento e poi starà al mister fare le sue scelte. Quando non venivo convocato ho sempre detto che ero io che dovevo fare qualcosa in piu’ perché evidentemente mi mancava qualcosa per entrare nella Nazionale A. Ora in queste prime partite sto facendo qualcosa in piu’ e sono orgoglioso e felice di vestire questa maglietta”. A proposito di colore di maglia, Benassi in Nazionale non è il solo rappresentante del suo club. “Il fatto di essere qui tre giocatori della Fiorentina è sicuramente una cosa che fa piacere – ha evidenziato Benassi -. Penso anche che era un obiettivo della società avere piu’ giocatori possibili convocabili in Nazionale”. Venerdì prossimo per gli azzurri primo impegno nel girone di Nations League, contro la Polonia.
“Sicuramente il loro centrocampo è molto forte ma anche in attacco, con Milik e Lewandowski, hanno giocatori con grande esperienza internazionale – ha sottolineato Benassi parlando della Polonia -. Sono una squadra completa e quindi dovremo essere bravi a sfruttare le nostre caratteristiche e fare il meglio possibile”. “Sono forti in ogni reparto e hanno molta esperienza e qualità – ha concluso Nicolo’ Barella -. Sono una bella squadra, penso l’abbiano dimostrato e dovremo essere bravi e attenti nell’affrontarli”.
(ITALPRESS).

PARTITA CORSA ELEZIONI FIGC, MA È REBUS PRESIDENTE

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La corsa verso le elezioni della Federcalcio è cominciata. Meno di cinquanta giorni al 22 ottobre, data dell’assemblea convocata all’Hilton Rome Airport Hotel di Fiumicino, e una sola certezza: tutti vogliono evitare una nuova figuraccia dopo quanto accaduto lo scorso 29 gennaio, quando le componenti federali non riuscirono a scegliere un presidente aprendo la strada all’inevitabile commissariamento da parte del Coni. Un harakiri incredibile dei tre candidati in corsa, il presidente della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia, il presidente della Lega Pro Gabriele Gravina e il numero uno della Associazione italiana calciatori Damiano Tommasi, incapaci di trovare un punto di incontro. Il commissariamento di Roberto Fabbricini ha però magicamente riunito i tre ex candidati, dallo scorso maggio insieme per chiedere nuove elezioni e oggi ricevuti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, che nelle scorse settimane ha sostenuto la loro richiesta democratica ma ora vuole rassicurazioni sul futuro della Federcalcio. “L’obiettivo fondamentale è evitare quanto successo il 29 gennaio”, ha spiegato Gravina lasciando Palazzo Chigi al termine dell’incontro.
Un nuovo harakiri sarebbe clamoroso, però un dato è certo: Lnd, Lega Pro, Aic e anche gli arbitri di Marcello Nicchi che hanno strenuamente difeso il proprio 2 per cento (“Ma con i nuovi principi informatori questa è l’ultima vota che l’Aia vota”, ha dichiarato Malagò durante il Consiglio nazionale del Coni) rappresentano il 73 per cento della Figc ma, perso l’incandidabile Giancarlo Abete, devono ancora trovare un nome condiviso. “Ci siamo presentati da Giorgetti come un gruppo compatto e granitico – ha assicurato Gravina – Abbiamo trovato un’intesa fondamentale sui contenuti. Il nome del presidente? Non ne abbiamo parlato, in questo momento non c’è nessuna ipotesi di conflitto”. Ma neanche un’ipotesi concreta di accordo. “Oggi non si è discusso di candidature – ha spiegato Sibilia – Ci siamo aggiornati alla prossima settimana. Il presidente farà parte della coalizione che dal 18 maggio ha chiesto le elezioni a Fabbricini”. Forte del 34 per cento, la Lnd vorrebbe naturalmente esprimere il nome del presidente: per questo Sibilia al momento resta in pole, come del resto già otto mesi fa, ma stavolta serve un accordo.
“Bisogna essere corretti e trovare i giusti equilibri anche con le altre componenti – ha dichiarato Gravina – Dobbiamo parlare con tutti, anche con la Lega di A e con la Lega di B. Alla fine tireremo le somme”. Punto e a capo, dunque. Ma stavolta Sibilia, Gravina e il silenzioso Tommasi, che alla fine dell’incontro a Palazzo Chigi ha preferito restare in silenzio, non possono sbagliare. Cercando magari di trovare un accordo anche con la Lega di A, vero motore economico dell’intero movimento come ricordato dal presidente del Coni Giovanni Malagò a margine della Giunta odierna: “La Figc sta in piedi grazie ai soldi della Lega di Serie A e ai contributi Coni. Penso sia giusto trovare una condivisione altrimenti i problemi restano dietro l’angolo: il presidente deve essere il presidente di tutti, mi auguro una candidatura unitaria perché bisogna evitare che si riproponga la situazione di stallo degli ultimi anni”. Al momento, però, è molto complesso immaginare un simile scenario. Al contrario, le componenti stanno ancora riflettendo sulle nuove regole elettorali imposte dalla legge sul limite dei mandati: dalle incandidabilità, che dovrebbero escludere diversi dirigenti di lungo corso dal Consiglio federale, alla questione delle quote rosa ancora da chiarire. “Dobbiamo fare ancora delle riflessioni – ha ammesso Sibilia – Abbiamo molte perplessità”. Il futuro della Federcalcio è ancora molto nebuloso.
(ITALPRESS).