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AGLI US OPEN DJOKOVIC VOLA IN SEMIFINALE, JAPAN ON FIRE

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Saranno Novak Djokovic e Kei Nishikori a contendersi un posto in finale nella parte bassa del tabellone del singolare maschile degli Us Open, quarta e ultima prova stagionale dello Slam, in dirittura d’arrivo a New York. Nella notte italiana, dopo i passi avanti di Del Potro e Nadal, il serbo, numero 6 del ranking mondiale e del seeding, ha posto fine alla favola dell’australiano John Millman, numero 55 Atp, che negli ottavi aveva sgambettato a sorpresa Roger Federer, numero 2 della classifica mondiale. Djokovic si è imposto per 6-3 6-4 6-4, in due ore e 48 minuti, che ha così raggiunto l’11esima semifinale consecutiva a Flushing Meadows.
In precedenza il 28enne di Shimane, numero 21 della classifica mondiale e del torneo, ha guadagnato per la terza volta una semifinale Slam, tutte sul cemento della Grande Mela, piegando in cinque set il croato Marin Cilic, numero 7 Atp e del seeding. Nishikori ha vinto col punteggio di 2-6 6-4 7-6 (5) 4-6 6-4, in quattro ore e 7 minuti di gioco, prendendosi la rivincita per la finale di quattro anni fa. Il nipponico ha scritto assieme a Naomi Osaka una pagina di storia sportiva per il suo Paese, che mai prima d’ora aveva avuto due semifinalisti contemporaneamente in un Major.
Dopo Serena Williams e Anastasia Sevastova, infatti, anche la Osaka ha staccato il pass per le semifinali degli Us Open femminili. Ed è diventata la prima giapponese in semifinale in un Major dai tempi di Kimiko Date, tra le migliori quattro a Wimbledon 1996. Prosegue anche la marcia di Madison Keys, finalista nella passata edizione.
La Osaka, numero 19 Wta e 20esima testa di serie del seeding, si è imposta con un impietoso 6-1 6-1, in appena 58 minuti, sull’ucraina Lesia Tsurenko, numero 36 Wta, in quello che per entrambe era il primo quarto in un Major della carriera. A seguire, nella notte, la statunitense Keys, dopo la finale newyorkese dello scorso anno e la recente semifinale a Parigi, si è confermata fra le migliori giocatrici del circuito. La statunitense, numero 14 del ranking Wta e del seeding, ha battuto per 6-4 6-3, in un’ora e 23 minuti, la spagnola Carla Suarez Navarro, numero 24 del mondo e 30esima testa di serie del tabellone, che lunedì si era fatta un bel regalo per il suo trentesimo compleanno rispedendo a casa Maria Sharapova.
Oggi in scena le semifinali femminili: Serena Williams-Sevastova e Osaka-Keys. Domani quelle maschili: Nadal-Del Potro e Djokovic-Nishikori.
(ITALPRESS).

L’ITALBASKET AD AMBURGO PER LA VTG SUPERCUP

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Dopo due ore di volo da Verona, gli azzurri del basket sono atterrati nel nord della Germania, ad Amburgo, dove si giocheranno le gare della VTG Supercup, quadrangolare su due giornate in scena domani e sabato. L’esordio nel torneo avverrà contro la Repubblica Ceca domani alle 17.30. Il giorno seguente, sabato, le finali: terzo e quarto posto alle 17.30 e finalissima alle 20. I due test di Amburgo serviranno all’Italia per arrivare al meglio all’appuntamento del 14 settembre a Bologna contro la Polonia, prima gara della seconda fase di qualificazione al Mondiale 2019. Qualche giorno dopo, il 17 settembre, gli azzurri voleranno a Debrecen per sfidare i padroni di casa dell’Ungheria.
“Quelli del torneo di Amburgo – dice il ct azzurro, Meo Sacchetti – sono due test importanti per diversi motivi. Innanzitutto è la prima volta che riusciamo a fare delle amichevoli prima di giocare partite ufficiali di qualificazione al Mondiale e questo potrà darci utili riferimenti a proposito della nostra condizione”.
“In secondo luogo il valore delle squadre, che hanno a disposizione giocatori di livello e con molta esperienza in Europa con club e Nazionale, è molto alto: per noi sarà fondamentale alzare l’asticella per arrivare pronti alla palla a due di Bologna”, ha aggiunto Sacchetti.
(ITALPRESS).

COLPACCIO GENIEZ, HERRADA NUOVO LEADER DELLA VUELTA

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La classica fuga da lontano regala la dodicesima tappa della Vuelta al francese Geniez e soprattutto la maglia rossa di leader della corsa allo spagnolo della Cofidis Jesus Herrada. La Mondoñedo-Faro de Estaca de Bares, frazione che portava la carovana rossa nel punto piu’ a Nord della penisola Iberica e che sulla carta doveva essere terreno di caccia per i velocisti – alla vigilia di tre giorni decisivi per la Vuelta, con altrettanti arrivi in salita – si e’ trasformata invece in una trappola per gli uomini di classifica, con l’outsider Herrada, uno dei protagonisti della fuga di giornata, in grado di strappare a Simon Yates la maglia rossa di leader della corsa a tappe, conservando un vantaggio di 3’22” sul ciclista britannico e di 3’23” sul connazionale Alejandro Valverde.
Decisiva per le sorti di tappa e maglia di leader, la fuga a lunga gittata che ha visto 18 ciclisti avvantaggiarsi gia’ dalla prima salita. Il gruppetto, del quale facevano parte ben quattro italiani (Nibali, Formolo, Conti e Brambilla), riesce immediatamente a guadagnare una decina di minuti di vantaggio, ben amministrati fino ad una trentina di km dal traguardo. A 20 km dal termine, otto uomini, tra cui Formolo e Brambilla, si avvantaggiano sul resto dei fuggitivi, arrivando anche a guadagnare piu’ di due minuti sugli ex compagni di fuga. Sullo strappo in prossimita’ dell’ultimo km allungano in cinque, ma a vincere la frazione in una volata a ranghi ridotti e’ il francese Geniez, alla sua quattordicesima vittoria in carriera, la terza alla Vuelta, la quarta in stagione. Alle sue spalle l’alfiere della Sky Dylan Van Baarle, terzo l’ucraino Mark Padun, scudiero di Vincenzo Nibali, davanti a Teuns e Campanaerts. Sesto l’italiano della Bora Davide Formolo. Una tappa positiva anche per l’italiano Gianluca Brambilla, settimo all’arrivo, in grado grazie alla fuga di giornata, di rientrare in classifica generale. La giornata riconsegna pero’ al commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani anche un pimpante Nibali, protagonista della fuga, per poi sacrificarsi al servizio del compagno di squadra Padun, poi salito sul podio al traguardo.
Domani inizia un trittico decisivo per le sorti del Giro di Spagna, con la tappa da Candas a La Camperona, lunga 175 km, con arrivo in salita dopo tre gran premi della montagna, di cui gli ultimi due di prima categoria. Decisivo sara’ sicuramente in Puerto de Tarna (13 km al 5,8% di media), salita vera e costante.
(ITALPRESS).

ROSSI NON STRINGE LA MANO A MARQUEZ

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Marc Marquez gli porge la mano per suggellare una pace che soprattutto i media gli chiedono, ma Valentino Rossi non ci sta e spiega anche i perchè. “Ho sentito di questa intervista di Marc Marquez in cui dice di voler riappacificarsi con me. Ma io non saprei che dire, perchè in realtà non c’è nessun problema tra me e lui, e quindi non so perchè dovremmo riappacificarci. Per me le cose vanno bene” aveva detto poco prima il “Dottore” nel corso della conferenza stampa del GP di San Marino a Misano; per poi proseguire dopo il proprio diniego: “Per me non c’e’ motivo per farlo. Va bene cosi'”. Valentino, poi, chiarisce meglio il suo pensiero nel corso di una intervista esclusiva su SkySportUno. “L’unica cosa che conta e’ il nostro rapporto professionale, perche’ dobbiamo avere una certa tranquillita’ per fare le nostre cose con serenita’ e io su questo non ho problemi” afferma il nove volte campione del mondo che poi conferma come: “I problemi personali, invece, non sono importanti per gli altri, ma solo per noi due”. Come a dire che tra lui e Marquez ci deve essere necessariamente il rispetto in pista per evitare che accadano nuovamente episodi come quelli del GP d’Argentina dello scorso 8 aprile, quando il campione di Tavullia accusò il rivale della Honda Hrc di comportamento pericoloso in corsa, dicendo di averne paura. Mentre fuori dalla pista non è necessario essere per forza amici. Valentino, evidentemente, non dimenticherà mai quello che è avvenuto nel 2015, quando perse il possibile decimo titolo iridato, in favore di Jorge Lorenzo, perchè penalizzato con la partenza dall’ultimo posto in griglia nella gara conclusiva di Valencia, dopo le accuse dello stesso Marquez nel corso della conferenza stampa del GP di Malesia.

ARRIVA LA POLONIA, MANCINI TORNA NELLA ‘SUA’ BOLOGNA

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Già 22.000 i tagliandi venduti per Italia-Polonia al Dall’Ara e vista la capienza ridotta a 26.000 posti in occasione del debutto azzurro in Nations League si va verso il tutto esaurito. Alla vigilia un Roberto Mancini molto emozionato torna nello stadio che lo ha fatto esordire 37 anni fa: “Domani sera, alla prima partita ufficiale con la Nazionale qui a Bologna, è chiaro che ci sarà un’emozione particolare”, racconta il ct. C’è pure spazio per due personaggi che lo hanno cresciuto da ragazzo: “Perani mi ha preso da ragazzo e Burgnich mi ha fatto esordire. Quindi sono persone molto importanti e non potrò mai smettere di ringraziarli”. Poi si entra nei temi azzurri, a partire dalla formazione: “E’ già decisa. Ma mi sembra giusto prima comunicarla ai giocatori, poi domani la vedrete anche voi. Ho tempo fino a mezzanotte per comunicare la lista. Criscito sta meglio, vedremo”. Nell’Italia ci sono giocatori come Balotelli con pochi minuti nelle gambe: “Mi preoccupa chi ha giocato meno – ha continuato Mancini – ma dopo tre giornate non sono tutti in grande forma, poi giocando due partite in tre giorni faremo molti cambi. Se poi qualcuno sarà stanco faremo cambi”. L’ex tecnico di Inter e Manchester City ha poi parlato dell’avversario: “La Polonia ha fatto un grande Europeo, una grandissima qualificazione e un Mondiale così così. Molti giocatori sono in Italia e li conosciamo. Ha cambiato l’allenatore ma i giocatori sono quasi tutti gli stessi con qualche giovane in più. Tra i giocatori più pericolosi Zielinski, che ha iniziato molto bene il campionato, Milik, Lewandowski che è il più conosciuto”. Che tipo di test rappresentano queste partite? “Sono molto importanti anche se è vero che l’obiettivo è la qualificazione agli europei – replica Mancini -. Giocare con squadre che stanno meglio è importante. Poi serve per trovare una migliore posizione nella lista per la qualificazione ai gironi per gli Europei”. Italia e Polonia sono due squadre che sono in difficoltà per diversi motivi: “Sono felice di aver preso l’Italia perchè abbbiamo giovani bravi con qualità tecniche che devono solo giocare. Forse la situazione dell’Italia è peggiore di quella della Polonia perchè non si è qualificata ai Mondiali. La Polonia, invece, parte da una base importante con uomini che possono giocare ancora molti anni”. Si è poi affrontata la tematica del modulo. Sarà ancora 4-3-3? “Dobbiamo cercare di partire da una base di ciò che abbiamo fatto a giugno. Poi il modulo non è così importante, ma fondamentale è l’atteggiamento. Se ci fosse un modulo certo, che fa vincere comunque, lo adotteremo sempre. Ma l’importante è pensare ad avere sempre un atteggiamento offensivo”. Poi la domanda su un torneo nuovo come questo: “Penso sia meglio giocare per i tre punti piuttosto che amichevoli. Specie per i giovani. L’asticella si alza proprio per i tre punti. E’ importante giocare e vincere questo gruppo, anche se ci sono sulla carta due squadre più forti di noi. Il problema maggiore è il gol? Lo è di tutte le squadre. Se non segni non vinci. Per questo bisogna giocare per attaccare. Deve essere la nostra mentalità. Non sarà subito facile ma ci dobbiamo provare. Non ci siamo qualificati non facendo gol alla Svezia, ma tutte le partite sono diverse. Dobbiamo avere questa mentalità”.
Al fianco del ct il capitano, Giorgio Chiellini. “Mi ritengo uno dei capitani della squadra, ma ci sono attualmente fuori giocatori come De Rossi e ‘Gigione’, che è ancora in attività. Spero di riuscire a dare una mano a questa squadra. Però ci sono tanti ragazzi bravi e giovani e posso aiutare chi ancora non ha calcato certi palcoscenici a farlo con continuità. Ma ho visto tanto talento e bisogna farlo crescere. L’obiettivo 100 partite in nazionale? Non mi sono mai posto limiti. Sono contento che il mister mi abbia chiamato. Se a ottobre non ci sarà più spazio per me sono contento lo stesso. Le 100 presenze sono un pensiero, ma non è prioritario. Sono qui perchè tengo alla maglia azzurra e questa avventura la vivo alla giornata”.
Infatti la decisione di tornare è stata ponderata…”Un mix di emozioni il ritorno a Coverciano. Domenica sera il pensiero alla Svezia c’era e per mille motivi non ero sicuro di tornare. Ma dalla mattina dopo l’ambiente mi ha trascinato. In questi giorni – dice ancora Mancini – si è respirato un clima sereno ma con tanta voglia di fare, senza pensare a quello che è stato. E’ giusto avere gli esperti, ma i giovani ti portano l’entusiasmo. Le considerazioni sull’opportunità di rivestire l’azzurro le ho fatte anche con Gigi o Leonardo. Ma per me la Nazionale non si può lasciare o rifiutare. Vivo alla giornata e spero di poter essere il più utile possibile. Non voglio essere un problemo. Spero di lasciare un’eredità ma fino a quando ci sono faccio tutto con grande entusiasmo”. Infine il ritono di Bonucci alla Juve: “Sono contento come amico. Con lui ho condiviso tanti anni assieme e giocare tutti i giorni assieme fa piacere. Inoltre tra club e nazionale viviamo in simbiosi e credo che fino a quando smetterò sarà così”.
(ITALPRESS).

NONA FINALE A NEW YORK PER SERENA, SFIDERA’ OSAKA

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Saranno Serena Williams e Naomi Osaka a contendersi sabato il trofeo degli Us Open, ultimo Slam del 2018 in corso sul cemento di Flushing Meadows, a New York. Nella notte italiana – sotto il tetto dell’Arthur Ashe Stadium, chiuso per la pioggia battente – la statunitense, numero 26 Wta ma accreditata della 17esima testa di serie, ha liquidato per 6-3, 6-0 la lettone Anastasija Sevastova, numero 18 Wta e 19esima testa di serie, mentre la giapponese, numero 19 Wta e 20esima testa di serie, si e’ imposta per 6-2, 6-4 sull’altra americana Madison Keys, numero 14 del ranking e del seeding, finalista dodici mesi fa.
Per Serena sara’ la 31esima finale in carriera in un Major e per la seconda volta nel giro di tre mesi avra’ la chance di agguantare il record Slam di Margareth Court (24 trofei). Per Osaka sara’ la prima finale Slam in carriera: mai nessuna giapponese nell’Era Open era arrivata cosi’ avanti. La giapponese si e’ aggiudicata piuttosto nettamente l’unico precedente con la Williams, a marzo al primo turno del Premier Mandatory di Miami, ma si trattava solo del secondo torneo dell’americana dal rientro post-maternita’.
Appena 66 minuti. Tanto e’ bastato alla Williams per approdare in finale a New York per la nona volta. Nel loro primo confronto nel tour la Sevastova si e’ illusa solo per un attimo, con quel 2-0 iniziale frutto di un break in avvio: poi pero’ la Williams e’ entrata in partita, ha registrato colpi e servizio (non ha concesso piu’ una palla-break) ed ha infilato un parziale di dodici game ad uno (6-3, 6-0 lo score) che ha distrutto ogni velleita’ della lettone, mai cosi’ avanti in carriera in uno Slam, permettendo alla 36enne americana di raggiungere la sua seconda finale Major da quando e’ diventata madre – il 1° settembre del 2017 – della piccola Alexis Olympia. Numeri da paura per Serena: 31 vincenti contro i 10 della sua avversaria (20 contro 12 i gratuiti), 4 ace (e un doppio fallo) ma soprattutto l’86% dei punti conquistati a rete (24 su 28). “Se devo essere onesta non mi aspettavo tutto questo – ha commentato a caldo -. Sapevo che il mio tennis era cresciuto tanto ma davvero non credevo cosi’: ed e’ questa la cosa piu’ esaltante. Sono scesa in campo un po’ emozionata perche’ lo scorso anno in questi giorni stavo letteralmente combattendo per la mia vita in ospedale: mi stavano operando per la terza volta, e ce ne sarebbe stata ancora una quarta. Ero in un letto incapace di muovermi, di camminare o di fare qualsiasi altra cosa: dodici mesi dopo – dice ancora l’americana – ecco che sono per la seconda volta in finale di fila in un Major. Come ho gia’ detto pero’ non e’ che l’inizio: non sono arrivata in vetta, mi sto ancora arrampicando”.
La Williams e’ scesa a rete molto piu’ del solito e con ottimi risultati: “Sapevo di dover venire avanti piu’ spesso contro di lei. So giocare a rete e so fare le vole’e, altrimenti non avrei vinto tanti Slam in doppio. La finale contro Naomi? Ho perso l’unico match che abbiamo giocato ma sicuramente io non ero al meglio”.
Semifinali maschili a partire dalle 22 ora italiana. Dopo la finale di doppio, si giocano un posto in finale Rafa Nadal, numero 1 del mondo e campione in carica (terzo successo in questo torneo), e l’argentino Juan Martin Del Potro, vincitore nel 2009.
Poi in campo il giapponese Kei Nishikori, finalista nel 2014 (battuto da Marin Cilic), e Novak Djokovic, trionfatore a New York nel 2012 e 2015 (oltre ad altre cinque finali).
(ITALPRESS).

DOVIZIOSO DOMINA IL VENERDI’ DI MISANO

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Le Ducati mettono la firma sul venerdì di prove libere del Gran Premio di San Marino e Riviera di Rimini, con Andrea Dovizioso che ottiene il miglior tempo in entrambe le sessioni, con il compagno di squadra Jorge Lorenzo a seguire. Marc Marquez con la sua Honda Hrc insegue con il quinto tempo e si prepara a portare il suo attacco già a partire dalle qualifiche del sabato, lavorando soprattutto per la gara di domenica. La seconda sessione si chiude con il primato di Andrea Dovizioso che conferma la competitività della mattina fermando il cronometro su 1’32″198. Ma Jorge Lorenzo, da sempre il migliore sulla pista adriatica è più lento di soli 160 millesimi. Alle spalle delle due GP18 si piazza Cal Crutchlow con la Honda del team Lcr che si ferma a 27 millesimi dal mallorchino. Quindi a poco più di due decimi troviamo la prima della Movistar Yamaha, quella di Maverick Viñales. Il suo compagno di squadra Valentino Rossi, dopo una FP1 molto travagliata sembra trovare un buon ritmo nella seconda, ottenendo l’ottavo tempo di giornata a poco meno di sei decimi da Dovizioso.
Davanti al “Dottore” si piazzano anche Danilo Petrucci con la Ducati dell’Alma Pramac Racing, a mezzo secondo dal forlivese; e Alex Rins con la prima delle Suzuki. Il suo compagno di team Andrea Iannone chiuderà la giornata con il nono tempo nella combinata, registrato al mattino, perchè al pomeriggio una scivolata gli ha impedito di migliorarsi. Buona prestazione, invece, per Franco Morbidelli. Con la Honda del team Marc VDs, l’italo-brasiliano si inserisce tra i primi dieci e in caso di pioggia per la FP3 di sabato mattina, potrebbe acecdere direttamente alla Q2 delle qualifiche. Il campione del mondo della Moto2 lascia fuori il francese Zarco con la Yamaha del team Tech 3 e l’altra Honda Hrc di Dani Pedrosa. Michele Pirro, tester e wild card del Ducati Team è tredicesimo. Da registrare alcune cadute, come quella di Hafizh Syahrin (Monster Yamaha Tech3); imitato da Scott Redding (Aprilia Racing Team Gresini) e Takaaki Nakagami (LCR Honda Idemitsu).
(ITALPRESS).

RODRIGUEZ FA CENTRO IN SALITA ALLA 73^ VUELTA

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Va in porto la fuga, inizialmente addirittura a 32, nella la tredicesima tappa della 73esima Vuelta a Espana, la Candas (Carreno)-Valle de Sabero (La Camperona) di 174,8 chilometri, con arrivo in salita e tracciato adatto agli attaccanti. A brindare è Oscar Rodriguez, che nel finale salta i rivali come birilli per mettere a segno un ‘colpo doppio’ da applausi: prima affermazione in carriera e per l’Euskadi-Murias alla Vuelta. “Ancora non ci credo – rivela a caldo lo scalatore basco – soprattutto perché la mia prima vittoria tra i professionisti è arrivata in una corsa come la Vuelta… Nella salita finale sono andato del mio passo ed ho superato tutti. Non potevo crederci fino agli ultimi metri”. E’ tutto vero, anche perché i big perdono un’altra occasione per ergersi ad assoluti protagonisti, facendo andare via il numeroso lotto di battistrada per concentrarsi solo sulle logiche di classifica. La maglia rossa di leader della classifica generale resta sulle spalle dello spagnolo Jesus Herrada (Cofidis), che ha ora un vantaggio di 1’42” sul britannico Simon Yates (Mitchelton-Scott) e 1’50” sul colombiano Nairo Quintana (Movistar), che prova ad andare a tutta nelle fasi conclusive con un’azione però tardiva. Fabio Aru (Uae Emirates) scivola al 17esimo posto, a 4’19” da Herrada, mentre Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) prosegue senza sussulti la sua preparazione in vista dei Mondiali di Innsbruck. I 32 che prendono subito le redini della corsa sono Gorka Izaguirre (Bahrain-Merida), Ben Gastauer (AG2R-La Mondiale), Joseph Rosskopf, Dylan Teuns (BMC Racing Team), Marcus Burghardt, Rafal Majka, Jay Mc Carthy (Bora-Hansgrohe), Sander Armee, Thomas De Gendt, Bjorg Lambrecht, Maxime Monfort, Tosh Van Der Sande (Lotto Soudal), Imanol Erviti (Movistar), Laurens De Plus, Pieter Serry (Quick-Step Floors), Ben King, Merhawi Kudus (Dimension Data), Ilnur Zakarin, Jhonatan Restrepo (Katusha Alpecin), Sergio Henao (Team Sky), Jai Hindley (Team Sunweb), Bauke Mollema, Nicola Conci, Fabio Felline (Trek-Segafredo), Edward Ravasi (UAE Team Emirates), Jetse Bol (Burgos-BH), Alex Aranburu, Cristian Rodriguez (Caja Rural-Seguros RGA), Luis Angel Mate (Cofidis), Eduard Prades, Garikoitz Bravo e Oscar Rodriguez (Euskadi-Murias). Strada facendo il vantaggio massimo toccherà quasi i nove minuti e mezzo e, tra un Gpm e l’altro, Mate consolida la sua maglia a pois di miglior scalatore. I fuochi d’artificio, davanti, iniziano sulla rampa finale, l’Alto de La Camperona, 8.300 metri con una pendenza media del 7,5% e massima del 19,5%. De Plus è scatenato sul tratto più duro, poi si fa vedere Majka, ripreso da Teuns. Ed è qui che Rodriguez fa la differenza, salendo da navigato grimpeur per tagliare il traguardo a braccia alzate. Domani si disputa la 14esima frazione della corsa iberica del WorldTour, la Cistierna-Les Praeres (Nava) di 171 chilometri, di difficoltà superiore e con ancora tanta salita da affrontare. Un altro banco di prova niente male per chi vuole mettere le mani sul trono della Vuelta.
(ITALPRESS).