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DOVIZIOSO TRIONFA A MISANO DAVANTI A MARQUEZ, 7^ ROSSI

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Andrea Dovizioso sfata il tabù Misano, Jorge Lorenzo ‘regala’ un’altra fetta di titolo a Marc Marquez mentre la Yamaha vive l’ennesimo weekend da dimenticare. Dopo la farsa di Silverstone, la MotoGp torna a fare sul serio sulla pista dedicata a “Marco Simoncelli” e per il pilota forlivese arriva un meritatissimo successo, il terzo stagionale dopo Losail e Brno ma soprattutto il primo di sempre a Misano, dove in carriera aveva fin qui raccolto la miseria di un podio, il terzo posto dello scorso anno. Il Dovi domina il Gran Premio di San Marino, sbarazzandosi in avvio di Miller e Vinales per mettersi subito a caccia di Lorenzo. Il maiorchino, scattato dalla pole, prova a fare il vuoto ma dopo sette giri è costretto a cedere il passo al compagno di squadra, che si prende la testa e non la molla più. Nel finale il Dovi rischia qualcosa perchè Lorenzo e Marquez, a 4 giri dalla fine, optano per la tregua e spingono sull’acceleratore. Il forlivese vede il vantaggio diminuire (i due spagnoli gli rosicchiano mezzo secondo in un solo giro) ma a due tornate dalla bandiera a scacchi Lorenzo va largo alla curva 8 finendo sulla ghiaia e il Cabroncito si accontenta di un secondo posto che lo avvicina ancora di più al titolo mondiale mentre a completare il podio c’è un’altra Honda, quella di Cal Crutchlow.

“E’ stato tutto perfetto – esulta il Dovi – Siamo arrivati qui con una base molto buona, dovevamo fare tutto alla perfezione perchè era l’unico modo per vincere. Non ho spinto subito, ho cercato di capire come rispondevano gli altri, poi ho fatto un piccolo strappo e sono entrato in trance con la moto: stiamo migliorando, i dettagli fanno la differenza e oggi ho goduto tutta la gara”. Il pilota forlivese balza anche al secondo posto nel Mondiale ma abbastanza lontano da Marquez: 67 i punti di vantaggio dello spagnolo della Repsol Honda a sei gare dalla fine. “E’ stato molto, molto difficile, lottare contro le Ducati è un altro mondo – confessa – Quando ho visto Dovizioso così forte il mio obiettivo è diventato il secondo posto, è buono per il campionato. Per fortuna che le Ducati si sono svegliate solo nella seconda parte di stagione”. Lorenzo mastica amaro per il podio gettato al vento e non solo, visto che avrebbe anche potuto insidiare nelle ultime battute Dovizioso, ma se la passano peggio in Yamaha. Il terzo posto in qualifica di Vinales sembrava incoraggiante ma nè lo spagnolo nè Valentino Rossi riescono a recitare un ruolo da protagonisti, chiudendo rispettivamente quinto e settimo.

“Il momento tecnico è difficile, bisognerà rimboccarsi le maniche per cercare di migliorare – è quasi rassegnato il Dottore – Non è facile, il livello è alto, Honda e Ducati hanno fatto uno step importante. Come succede spesso negli ultimi anni, iniziamo il campionato a un certo livello, poi gli altri durante la stagione sono in grado di migliorare mentre noi facciamo fatica. Ci deve essere qualcosa di sbagliato”. Intanto sono già 22 gare che la Yamaha non sale sul gradino più alto del podio.
Suona l’inno di Mameli anche nelle altre due classi. In Moto2 Pecco Bagnaia centra il sesto successo dell’anno davanti a Miguel Oliveira e allunga nella classifica iridata portando a 8 i punti di vantaggio sul portoghese. Primo successo in carriera per Lorenzo Dalla Porta, che beffa in volata Jorge Martin e Fabio Di Giannantonio. Lo spagnolo si riprende però la testa del Mondiale Moto3 a spese di Marco Bezzecchi, caduto nel corso del penultimo giro mentre era in lotta per la vittoria. Da segnalare in Moto2 il gesto folle di Romano Fenati, per il quale arriva una meritata bandiera nera e uno stop da parte della direzione di gara per i prossimi due Gp: il minimo dopo aver messo la mano sul freno della moto di Stefano Manzi.

AZZURRI TIRO CON L’ARCO PRIMI NEL MEDAGLIERE

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Al termine del World Archery Field Championship di Cortina d’Ampezzo l’Italia si conferma la migliore al mondo nella disciplina del “tiro di campagna”, occupando il primo posto nel medagliere con 4 ori, 5 argenti e 3 bronzi, davanti alla Svezia (3 ori, 2 bronzi), alla Germania (3 ori, 1 bronzo) e agli Stati Uniti (2 ori, 5 argenti, 4 bronzi). Gli azzurri riescono a far meglio del precedente mondiale, dove avevano vinto il medagliere con 11 podi. Le sfide dei senior si tingono d’azzurro grazie a Cinzia Noziglia che ottiene il bronzo nell’arco nudo e a Massimiliano Mandia che vince l’argento nell’arco olimpico, ma determinante per il risultato finale sono le prove degli juniores, che valgono 4 ori, 1 argento e 1 bronzo: nell’arco nudo l’oro di Natalia Trunfio, l’oro e l’argento per Erik Esposito e David Bianchi in un derby tutto italiano, l’oro arco olimpico di Aiko Rolando, l’oro e il bronzo di Sara Ret e Jesse Sut nel compound, che si aggiungono alle medaglie a squadre conquistate ieri: argento per il trio senior femminile, bronzo per il trio maschile e i due argenti delle squadre juniores. Le finali dei senior vedono subito l’Italia sul podio grazie alle frecce di Cinzia Noziglia che conquista il bronzo arco nudo battendo la francese Christine Gauthe 48-34 dopo aver condotto dall’inizio alla fine la finale, chiudendo con una prova magistrale l’ultima piazzola, quella più difficoltosa con una pendenza di oltre il 60% con un 6-4-3 che non lascia scampo all’avversaria.
Grande soddisfazione per l’atleta ligure in forza alle Fiamme Oro, che aggiunge all’argento a squadre un’affermazione individuale al suo esordio in azzurro da quando è entrata nel Gruppo Sportivo della Polizia di Stato. Nel ricurvo femminile sfuma il bronzo per l’atleta dell’Aeronautica Jessica Tomasi che subisce la rimonta della giapponese Nami Fukusawa, vincente 50-47. L’arciera trentina comincia bene andando sul 28-23 dopo le prime due piazzole. Alla terza però la nipponica recupera parte dello svantaggio portandosi sul 39-37 e, nell’ultima serie di tiri completa la rimonta lasciando la vice campionessa uscente ai piedi del podio. Per lei resta l’argento a squadre di ieri e la conferma di essere sempre una delle atlete più competitive al mondo in questa disciplina. L’atleta delle Fiamme Azzurre Massimiliano Mandia, dopo la grande prova che lo aveva visto superare in semifinale il campione uscente Brady Ellison che ottiene il bronzo, conquista l’argento superato in finale dal giapponese Wataru Oonuki. Per il nipponico un percorso di gara da applausi che vale il 58-47 finale. Nell’ultima sfida azzurra di giornata sfuma il bronzo compound per la campionessa uscente Irene Franchini. L’atleta delle Fiamme Azzurre, dopo l’amaro argento a squadre arrivato dopo l’appello della Germania nella finale che avevano vinto le azzurre, si è giocata il podio individuale contro la tedesca Carolin Landesfeind che riesce a spuntarla per 58-55.
Per quanto riguarda gli azzurrini il primo podio di giornata è quello di Natalia Trunfio, che conquista il titolo iridato arco nudo juniores superando in finale la statunitense Laura Hughes 30-29, dopo un percorso di gara che l’ha vista in vantaggio nelle prime tre piazzole e, nell’ultima e più complicata serie di tiri, l’atleta campana è riuscita a tenersi alle spalle l’avversaria che ha tentato fino alla fine la rimonta. Sempre nell’arco nudo spettacolare il derby italiano per il titolo iridato tra Erik Esposito e David Bianchi. La sfida tra l’atleta bresciano e l’arciere cremonese si conclude solo dopo lo shoot off. Bianchi parte alla grande e si porta avanti, ma subisce la rimonta del compagno di squadra che riesce a portare il match in parità dopo l’ultima piazzola sul 41-41. Nell’ultima serie di frecce è Esposito, bronzo nella precedente edizione, ad avere la meglio piazzando un 4 al quale Bianchi risponde con un 3. Alla fine risuona l’inno di Mameli con l’Italia che occupa due terzi del podio. Nell’arco olimpico, alla sua prima esperienza azzurra nella specialità tiro di campagna, conquista il titolo Aiko Rolando battendo in finale la francese Mathilde Louis 51-42. L’atleta torinese, che nella stagione invernale aveva vinto il titolo iridato a squadre indoor juniores, festeggia un altro oro mondiale, che si aggiunge all’argento a squadre del giorno precedente. Per lei una condotta di gara da applausi, che non permette alla transalpina di avvicinarsi grazie a un’ultima volée quasi perfetta nei tiri più difficili.
Sempre nel ricurvo, un po’ di amarezza per Federico Musolesi, costretto a cedere il bronzo allo sloveno Ziga Ravnikar vincente 54-46. Dopo un ottimo inizio che lo vede in vantaggio, l’emiliano subisce il ritorno dell’avversario che pareggia il conto nella terza piazzola (43-43) e poi riesce a raggiungere la medaglia dopo la quarta e ultima piazzola. Italia super nel compound grazie al titolo mondiale di Sara Ret che batte la statunitense Cassidy Cox al termine di un percorso di gara che rasenta la perfezione: l’atleta friulana resta sempre avanti facendo il pieno di punti nella prima e nella seconda piazzola fino a chiudere il match sul 67-57. Conquista invece il bronzo Jesse Sut che batte l’austriaco Stefan Heincz 63-61 al termine di un match equilibrato in cui l’atleta friulano è riuscito a mantenere un punto di vantaggio sull’avversario dopo le prime due piazzole, a incrementarlo nella terza (51-48) e a portarsi a casa il terzo posto dopo l’argento a squadre di ieri.
(ITALPRESS).

SQUILLO DI PINOT, SIMON YATES DA VERO LEADER

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Acuto di Thibaut Pinot e Simon Yates da vero leader nell’ultima prova del “trittico della montagna”. Queste le note principali dell’odierna quindicesima tappa della 73esima edizione della Vuelta a Espana, la Ribera de Arriba-Lagos de Covadonga, di 178.2 chilometri. Sul traguardo delle Asturie, il francese Pinot, della Groupama FDJ, si è imposto in solitaria, precedendo il colombiano Miguel Angel Lopez (Astana), secondo a 28″, e il britannico Simon Yates (Mitchelton Scott), terzo a 30″. Proprio quest’ultimo ha conservato la maglia “roja” di leader della classifica generale e ha dimostrato di avere la “gamba” migliore al momento, “dominando” gli altri uomini in lotta per il podio finale e mandando “a quel paese” il colombiano Nairo Quintana (Movistar), “reo” di non avergli dato il cambio nell’inseguire Lopez. Praticamente tutti appaiati per il resto i “big”: nella top ten odierna si sono piazzati i primi dieci ciclisti della nuova graduatoria assoluta, con distacchi tutti relativamente contenuti. Attardati, invece, il sardo Fabio Aru (Astana) e il siciliano Vincenzo Nibali (Bahrain Merida).
Oltre a Yates e Lopez, anche Quintana, gli spagnoli Enric Mas e Alejandro Valverde e l’olandese Steven Kruijswijk sono arrivati al massimo con 34″ di ritardo rispetto a Pinot, balzato ora al settimo posto assoluto. Un po’ più dietro, dall’ottava alla decima piazza, sia di giornata che della generale, invece, il colombiano Rigoberto Uran, il tedesco Emanuel Buchmann e lo spagnolo Jon Izaguirre. Al momento Pinot ha 26″ di vantaggio su Valverde, 30″ su Quintana, 43″ su Lopez, 1’29” su Kruijswijk e 1’55” su Mas.
La frazione di oggi si è accesa lungo la difficilissima salita finale: ben 11.7 km con una pendenza media del 7.2 per cento (nella nebbia). Hanno attaccato prima Lopez, poi lo stesso leader della generale Yates e infine Pinot. Per il francese è la prima vittoria alla Vuelta e completa così un bel “tris” (ha vinto almeno una tappa in ognuno dei tre grandi giri). “Era nei miei piani attaccare verso i 6 km dalla fine. E’ una vittoria bellissima per la mia carriera: sono moloto felice”, ha detto Pinot, al termine delle fatiche odierne.
Da segnalare un brutto incidente con coinvolti il polacco Michal Kwiatkowski (Sky) e il francese Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale) a circa 27 chilometri dall’arrivo. Per fortuna entrambi hanno raggiunto, comunque, il traguardo, anche se acciaccati.
Domani è in programma il secondo e ultimo giorno di riposo di questa edizione della corsa iberica. Da martedì il plotone rosso inizierà la settimana decisiva, che si chiuderà con il podio di Madrid di domenica. Si ripartirà con la sedicesima tappa, la cronometro individuale di 32 chilometri da Santillana del Mar a Torrelavega.
(ITALPRESS).

AZZURRI DEL BEACH SOCCER CAMPIONI D’EUROPA

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ALGHERO (ITALPRESS) – Tredici anni dopo l’ultimo (e unico prima di questo) titolo europeo conquistato nella sua storia, la Nazionale di beach soccer batte la Spagna ai rigori, al termine di una finale palpitante, e si aggiudica la Superfinal dell’Euro Beach Soccer League. Quando Simone Del Mestre para l’ultimo penalty di una serie infinita di rigori, gli azzurri possono finalmente esplodere di gioia, abbracciandosi sulla sabbia di Alghero, mentre il pubblico che gremisce il Beach Stadium applaude l’impresa della squadra guidata dal ct Emiliano Del Duca. Un successo che va a sommarsi al pass conquistato due giorni fa per i Giochi Europei di Minsk 2019, frutto di una cavalcata entusiasmante, che ha visto l’Italbeach superare nell’ordine i Campioni d’Europa in carica della Russia e tre nazionali ai vertici del ranking internazionale, come Bielorussia, Ucraina e Spagna.
Le emozioni della finale, remake della finalina per il terzo posto di un anno fa a Terracina, vinta sempre dall’Italia ai rigori, sono tutte in coda. Dopo un primo tempo anestetizzato dalla Spagna attraverso continui retropassaggi al portiere, l’Italbeach si porta avanti a metà del secondo parziale grazie a una punizione trasformata da Alessio Frainetti. Il vantaggio dura però solo quattro minuti, perché Llorenc dalla distanza supera Carpita con un gran sinistro al volo. Il botta e risposta prosegue poi nel terzo tempo: Palmacci all’8 trasforma il rigore del 2-1 ma pochi secondi dopo ancora Llorenc, che in rovesciata firma il 2-2. Dopo il supplementare si va ai rigori: una serie infinita che vede andare in gol nell’ordine Chiavaro, Gori, Zurlo, Corosiniti, Frainetti, Palazzolo e Palmacci. L’ultimo acuto è però di Simone Del Mestre, che in tuffo respinge il penalty decisivo e manda l’Italbeach in paradiso.
“La vittoria europea degli azzurri di Del Duca rappresenta una grande gioia. La Nazionale di beach soccer è un’eccellenza della Figc e fa parte a pieno titolo della famiglia del calcio italiano. C’è grande soddisfazione per il successo europeo che mancava da 13 anni”. Questo il commento del commissario raordinario della Figc, Roberto Fabbricini.
“Mi congratulo con tutti i protagonisti, giocatori e staff, e con la Lega Dilettanti, che ha creduto in questa disciplina in tempi non sospetti ed è sempre in prima fila nell’organizzazione di grandi eventi internazionali”, ha aggiunto Fabbricini.
(ITALPRESS).

DEBUTTO OK PER AZZURRI DAVANTI A MATTARELLA

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L’Italvolley riparte dallo Zar Ivan Zaytsev. Nella splendida cornice del Centrale del Foro Italico, davanti a quasi dodicimila spettatori, gli azzurri di Gianlorenzo Blengini debuttano nel Mondiale di casa rifilando un netto 3-0 al Giappone (25-20, 25-21, 25-23 i parziali), trascinati dall’opposto spoletino e dall’ottima regia di Simone Giannelli. Una prova convincente per l’Italia contro un avversario certo non irresistibile, ma l’esordio in un campionato del mondo è sempre pieno di insidie, dall’incertezza sulla reale condizione della squadra alle variabili meteo del debutto all’aperto. Il tempo è stato clemente, anzi perfetto, niente pioggia né vento, e gli azzurri hanno acceso l’entusiasmo del pubblico, che ha tributato uno standing ovation anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente sugli spalti. La partita non è mai stata in discussione. Trascinata da Zaytsev (best scorer con 13 punti a referto), l’Italia ha guidato fin dall’inizio il punteggio scappando 10-7 e poi 16-14 nel primo set prima del break decisivo firmato tutto dallo Zar con due attacchi, un muro e un ace fino al 24-18, per poi lasciare la chiusura del parziale alla pipe di Osmany Juantorena.
Il secondo set ha seguito un andamento identico: Italia avanti 8-6, 16-13 e 19-15 con Giannelli protagonista al servizio e anche a muro. Il tentativo di rientro del Giappone, affidato all’opposto Issei Otake, si è fermato sul 20-18, poi ci hanno pensato ancora il solito Zatysev e un Juantorena in crescendo a chiudere il secondo parziale. Nel terzo set l’Italia si è presa una fisiologica pausa permettendo ai nipponici di andare al primo time-out tecnico avanti 8-6, ma poi la musica è tornata azzurra per la gioia dei tifosi romani che, con la consueta ironia, hanno anche esposto il simpatico striscione “Mila e Shiro ce spicciano casa” ricordando il famoso cartone animato giapponese sul volley. Con qualche errore nipponico, ma soprattutto con un altro grande strappo siglato da Ivan Zaytsev, l’Italia ha ripreso il comando del punteggio (12-10) e ha tenuto il vantaggio fino all’attacco finale per il 25-23 firmato da Osmany Juantorena. Poi la festa, arricchita dal saluto del presidente Mattarella sceso in campo per stringere la mano a tutti i giocatori delle due squadre. “La prima partita è sempre particolare – ha dichiarato il tecnico dell’Italia Gianlorenzo Blengini – giocarla qui al Foro Italico è stato doppiamente emozionante. Ora avanti”.
“Tutte le strade portano a Roma, la nostra invece parte da qui e grazie al calore di voi tifosi credo che arriverà in alto”, ha promesso Zaytsev, che davvero tanto è mancato alla nazionale lo scorso anno per la particolare questione delle scarpe. Oggi però l’Italia può contare sullo Zar e guardare ai prossimi impegni con ottimismo. Giovedì gli azzurri ripartono da Firenze dove affronteranno nell’ordine Belgio, Argentina, Repubblica Dominicana e Slovenia con un obiettivo: vincere sempre, perché tutti i risultati verranno portati alla seconda fase, passaggio decisivo verso la fase finale in programma a Torino.
(ITALPRESS).

MANCINI CHIEDE PAZIENZA “TROVEREMO LA FORMULA”

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Senza Cristiano Ronaldo il Portogallo fa sicuramente meno paura. In ogni caso l’Italia deve anzitutto pensare a se stessa, scacciando i dubbi sorti in particolar modo dopo il primo tempo con la Polonia e mostrando personalità a Lisbona, al cospetto dei campioni d’Europa. Roberto Mancini non appare preoccupato alla vigilia della seconda sfida di Nations League: “Quella contro la Polonia e’ stata la prima partita ufficiale con i tre punti in palio, prima o poi la troveremo la formula giusta, bisogna avere un po’ di pazienza, ma in Italia non esiste avere pazienza, quindi speriamo di trovarla in fretta la formula giusta”, racconta il ct della Nazionale in conferenza stampa al fianco di Ciro Immobile. “Le critiche non mi preoccupano – assicura -. Voi fate il vostro lavoro e ognuno vede il calcio come vuole, ognuno ha la propria visione e sinceramente non mi preoccupo piu’ di tanto. Si puo’ anche essere abituati e non leggo neanche tanto. Sono abbastanza cosciente da capire quali sono gli errori, che ci sono sempre anche in una partita quasi perfetta, e capire cosa si puo’ fare e cosa no”.
Mario Balotelli, come altri, ha deluso a Bologna: “Puo’ capitare di giocare male, quando si gioca bene si prendono tanti elogi, se non si fa bene arrivano tante critiche, fa tutto parte del calcio e della vita di un calciatore – prova a minimizzare Mancini -. Jorginho? Nel primo tempo c’era tanta pressione su di lui, ma nel secondo ha fatto la partita che doveva fare nonostante la pressione di Zielinski, ha disputato un’ottima ripresa”. Contro il Portogallo “che rimane forte anche senza Ronaldo, ha giocatori dalla qualità tecnica molto elevata e Bruma, che ho avuto al Galatasaray” l’Italia si presenterà con due sole certezze: Donnarumma tra i pali e Chiesa nel tridente. Non è un indizio, spiega Mancini, neppure la presenza di Immobile in conferenza “perchè la notte porta sempre consiglio e speriamo ne porti di buoni. Siamo all’inizio e i giocatori non sono al massimo della condizione, qualcosa cambieremo”.
L’obiettivo è chiaro: “Andare agli Europei. Contano i tre punti. Non vogliamo arrivare terzi, ma vincere il gruppo”, aggiunge
Mancini che chiede “spensieratezza” e che “i giovani non abbiano
paura”. “E’ importante l’atteggiamento”, sottolinea. Sull’allarme lanciato a proposito dei pochi italiani in campo in A, Mancini dice che “la speranza e’ vederne di piu’. Ci sono italiani bravi che meritano di giocare. Dobbiamo guardare al futuro. Gagliardini? E’ un ottimo giocatore. Puo’ migliorare”.
Nonostante il tentativo di depistaggio del Mancio, toccherà quasi certamente a Immobile guidare l’attacco azzurro. “Gli stimoli ci sono anche vedendo lo stadio, affrontiamo una grande Nazionale, sara’ una partita difficile, ma anche se per poco tempo ci siamo preparati bene”, afferma il bomber della Lazio. “Offensivamente – conclude – si puo’ fare di piu'”.
(ITALPRESS).

DEL POTRO KO IN TRE SET, DJOKOVIC VINCE US OPEN

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Non è bastato un tifo da stadio, con cori ritmati e un incitamento costante, a Juan Martin Del Potro per conquistare di nuovo New York dopo la storica impresa del 2009. E’ Novak Djokovic il re degli US Open, quarto e ultimo Major stagionale, che hanno emesso il loro verdetto dopo due intense settimane sul cemento di Flushing Meadow: 6-3 7-6(4) 6-3 il punteggio con cui il serbo, in tre ore e un quarto, ha superato l’argentino, scrivendo il suo nome nell’albo d’oro per la terza volta dopo i trionfi del 2011 e del 2015, in quella che era la sua ottava finale nella Grande Mela – eguagliato il record di Ivan Lendl e Pete Sampras – e la 23esima in uno Slam. Lui che dodici mesi era stato costretto a fare da spettatore per via dell’infortunio al gomito, dopo aver sollevato il trofeo a Wimbledon a luglio, ha così ulteriormente arricchito la sua collezione di Slam: sono diventati ora 14, proprio come Sampras, e solo Roger Federer (a quota 20) e Rafa Nadal (17) li precedono in questa speciale graduatoria. Si tratta del terzo titolo nel 2018 per il 31enne di Belgrado, che dopo aver messo tutti in fila sull’erba londinese a metà agosto aveva completato per primo il ‘Golden Career Masters’ sfatando finalmente il tabù Cincinnati, e il 71esimo in carriera. Una vittoria che lo riporta sul podio mondiale, da dove Nole – aveva iniziato questo torneo da numero 6 Atp – mancava da giugno 2017. Dopo due anni di dolori, vicissitudini e calo di motivazioni e fiducia Djokovic (qualificato per le ATP Finals già con questo risultato) torna prepotentemente protagonista, in prospettiva anche per il trono di numero uno, dopo quei mesi di stop e i tanti dubbi che devono essere balenati anche nella sua mente. E’ stata una cavalcata in crescendo, quella del serbo a Flushing Meadows, dove ha avuto un inizio difficile contro Marton Fucsovics e ha sofferto per il caldo umido che ha avvolto New York per tre quarti delle due settimane, poi però non ha più perso un set dal secondo turno contro lo statunitense Tennys Sandgren, non lasciando scampo a Joao Sousa negli ottavi, poi a John Millman nei quarti e venerdì in semifinale a Kei Nishikori, prima di completare il percorso con il successo sull’argentino. Due anni e mezzo fa, quando tornò alle competizioni, era fuori dai primi mille del ranking Atp, quindi ne ha macinata di strada Juan Martin Del Potro per risalire la china, conquistando in primavera il suo primo Masters 1000 a Indian Wells, seguito da una finale a Miami, e accomodandosi sulla terza poltrona mondiale, ritoccando il proprio miglior piazzamento in carriera. Però ci credeva, ‘Palito’, alla favola a lieto fine e non è riuscito a trattenere le lacrime, nel dopo partita, consolato da Djokovic, che già lo aveva calorosamente abbracciato al momento di stringersi la mano. “Non è facile per me parlare in questo momento – le parole durante la premiazione dell’argentino, che cederà proprio al serbo la terza piazza in classifica – Però posso dire di essere felice di essermi confrontato con uno dei miei idoli nel circuito, anche un amico. Dispiace aver perso questa finale, ma sono contento per Novak, una delle persone che più stimo e voglio veder vincere. Hai meritato questo successo. Ho avuto nel tempo tanti problemi al polso, tuttavia non ho mai mollato, proprio per cercare di essere di nuovo qui, l’esserci riuscito dopo nove anni è qualcosa che mi rende fiero. A volte si possono perdere i tornei ma l’amore della gente è per me la cosa più importante”.  Dal canto suo Djokovic, alla domanda su quale sia il segreto che lo ha riportato ai massimi livelli di competitività dopo il periodo nero, non ha avuto dubbi. “L’amore delle persone che mi vogliono bene e mi hanno sempre sostenuto, in primis la mia famiglia, i miei figli e i componenti del mio team – ha sottolineato Nole prima di ricevere la coppa del vincitore dalle mani di John McEnroe, 4 volte trionfatore agli US Open – E’ qualcosa di speciale questo risultato, così come l’aver eguagliato Pete Sampras. Speravo fosse qui stasera, ma desidero dirgli che lo amo ed è uno dei miei idoli: mi auguro di incontrarlo presto, magari su un campo da tennis… Ci tengo però a congratularmi con Juan Martin per quello che ha fatto in questi anni dopo i numerosi infortuni ai polsi e i suoi ritorni: aver avuto sempre la fiducia e la convinzione che un giorno sarebbe tornato ad essere un top player e a lottare per i titoli degli Slam è qualcosa di straordinario. Gli auguro il meglio per il futuro e sono sicuro che un giorno ci sarà lui qui con il trofeo del vincitore”.
(ITALPRESS).

A OSTIA ULTIMA TAPPA PER TORNEO BEACH BOCCE

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Quattro tappe in quattro diverse regioni e oltre cento partecipanti. Si è concluso a Ostia il tour promozionale di Beach Bocce, promosso dalla Fib. Alla tappa romana, tenutasi presso il lungomare Paolo Toscanelli con gare dalle 10 alle 17, hanno preso parte circa 20 coppie di giocatori. In totale, gli organizzatori stimano che oltre 100 appassionati abbiano preso parte al torneo estivo in tutta Italia. Le location del 2018 sono state Cattolica, Viareggio, San Benedetto del Tronto e Ostia, ma dal prossimo anno l’obiettivo è incrementare il numero di appuntamenti e di regioni coinvolte, soprattutto grazie alla collaborazione dei comitati provinciali e regionali della Federbocce.

 

“Qui si tenta di recuperare la tradizione e la storia. Abbiamo riscontrato partecipazione e interesse. Dobbiamo incentivare le società a legarsi a questi eventi sulla spiaggia, avendo un contatto più diretto con gli stabilimenti”, ha spiegato Riccardo Milana, segretario generale della Federazione Italiana Bocce, intervenuto alla tappa di Ostia. “In Emilia, per esempio, molti stabilimenti hanno campi per giocare a bocce – ha aggiunto – Dobbiamo far appassionare e divertire nel periodo estivo, mostrando uno sport che poi può essere praticato nel periodo invernale”.