All’indomani delle immagini-shock di Romano Fenati che, nel corso del GP di San Marino della Moto 2 ad oltre 250 Km/h si avvicina alla moto di Stefano Manzi per pinzargli la leva del freno, la carriera del pilota ascolano vale meno di un soldo bucato. Quello che nei primi anni della sua esperienza in Moto 3 era considerato un astro nascente, adesso è nella polvere e solo per colpa sua. L’ormai ex pilota (e non vediamo come possa essere diversamente, ndr) non è nuovo a colpi di testa. Già nel 2015 aveva mostrato di avere un livello di scarso autocontrollo; quanto nel corso di un battibecco in pista con Ajo durante il warm up di Moto3, diede un calcione alla moto del finlandese. Quella volta finì all’ultimo posto in griglia per condotta violenta; questa volta, probabilmente, appenderà il casco al chiodo dopo il “cortocircuito” di Misano. Alla decisione presa ieri dalla direzione gara di squalificarlo per due gare; questa mattina è arrivato il licenziamento in tronco del suo team.”Adesso possiamo comunicare che il Marinelli Snipers Team rescinde il contratto con il pilota Romano Fenati per il suo comportamento antisportivo, inqualificabile, pericoloso e dannoso per l’immagine di tutti. Con estremo rammarico, dobbiamo constatare che il suo gesto irresponsabile abbia messo in pericolo la vita di un altro pilota e non possa essere scusato in alcun modo” si legge nella nota. Passano poche ore e, quello che già era nell’aria diventa realtà: Fenati non ha più un sellino nemmeno nel 2019. A prendere le distanze dall’irrascibile pilota ascolano è anche il team per il quale doveva gareggiare nella prossima stagione. “La grave scorrettezza compiuta da Romano Fenati ai danni di Stefano Manzi, durante la gara di Moto2 del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini che si e’ svolta sul circuito Marco Simoncelli di Misano Adriatico, avra’ ripercussioni anche in futuro. Al di la’, infatti, della bandiera nera in gara e della squalifica per due GP comminata dalla Direzione Gara, MV Agusta non intende essere rappresentata da Fenati per il 2019, l’anno che vedra’ il ritorno della Casa varesina nelle massime competizioni sportive, in particolare nel Campionato Mondiale Moto2”. “Sara’ percio’ rescisso l’accordo tra MV Agusta Reparto Corse Forward Racing Team e il pilota Romano Fenati” si legge nel comunicato stampa del team di Giovanni Cuzari che per il 2019 aveva puntato su Fenati per la collaborazione con la mitica MV Agusta, adesso in mano a Giovanni Castiglione. A salvargli il posto non è servito, ovviamente, il mea culpa di Fenati. “Chiedo scusa a tutto il mondo sportivo. Questa mattina, a mente lucida, avrei voluto che fosse stato solo un brutto sogno.
Penso e ripenso a quei momenti, ho fatto un gesto inqualificabile, non sono stato un uomo! Un uomo avrebbe finito la corsa e poi sarebbe andato in Direzione Gara per cercare di ottenere giustizia per i precedenti episodi. Non avrei dovuto reagire alle provocazioni” ha scritto sul proprio sito. “Le critiche sono corrette e comprendo l’astio nei miei confronti – aggiunge il pilota ascolano -. Voglio scusarmi con tutti quelli che credevano in me e tutti quelli che si sono sentiti feriti dalla mia azione. E’ uscita un’immagine di me e dello sport tutto, orribile. Io non sono cosí, chi mi conosce bene lo sa!”. “Nella mia carriera, sono sempre stato un pilota corretto – continua Fenati -. L’anno scorso sono stato uno dei pochissimi a non ricevere alcuna penalizzazione, non ho mai messo a repentaglio la vita di qualcun altro, anzi, ho sempre sostenuto che ci sono piloti pericolosi, in pista, per stile di guida. E’ vero, purtroppo ho un carattere impulsivo, ma la mia intenzione non era certo quella di fare del male ad un pilota come me ma volevo fargli capire che quello che stava facendo era pericoloso e che anch’io avrei potuto fargli delle scorrettezze cosí come lui le aveva appena fatte a me!”. Fenati conclude cosi’: “Non voglio giustificarmi so bene che il mio gesto non e’ giustificabile, voglio solo scusarmi con tutti. Ora avro’ tempo per riflettere e schiarirmi le idee”. Beh, credo che di tempo ne avrà tanto, forse oltre il 2019…
FENATI SI SCUSA, MA I TEAM LO SCARICANO
FIFPRO, BUFFON-CHIELLINI TRA CANDIDATI AL TOP 11 2017/18
Gianluigi Buffon e Giorgio Chiellini sono gli unici due italiani tra i 55 candidati, in base ai voti di circa 25000 calciatori di tutto il mondo, a entrare nell’11 ideale della FifPro stagione 2017-2018. Nell’elenco figurano anche quattro stranieri che militano nella nostra Serie A: si tratta degli juventini Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala e Mario Mandzukic e dell’interista Sime Vrsaljko. Il Real Madrid è la squadra più rappresentata con 11 giocatori in lizza per il best eleven che verrà annunciato il 24 settembre a Londra.
Questo l’elenco completo dei 55. Portieri: Gianluigi Buffon (Italia/Paris Saint-Germain/Juventus), Thibaut Courtois (Belgio/Real Madrid/Chelsea), David De Gea (Spagna/Manchester United), Keylor Navas (Costarica/Real Madrid), Marc-André ter Stegen (Germania/Barcellona). Difensori: Jordi Alba (Spagna, Barcellona), Daniel Carvajal (Spagna/Real Madrid), Giorgio Chiellini (Italia/Juventus), Dani Alves (Brasile/Paris Saint-Germain), Diego Godin (Uruguay/Atletico Madrid), Mats Hummels (Germania/Bayern Monaco), Joshua Kimmich (Germania/Bayern Monaco) Dejan Lovren (Croazia/Liverpool), Marcelo (Brasile/Real Madrid), Yerry Mina (Colombia/Everton/Barcellona), Benjamin Pavard (Francia/Stoccarda), Gerard Pique (Spagna/Barcellona), Sergio Ramos (Spagna/Real Madrid), Thiago Silva (Brasile/Paris Saint-Germain), Kieran Trippier (Inghilterra/Tottenham), Samuel Umtiti (Francia/Barcellona), Virgil van Dijk (Olanda/Liverpool), Raphael Varane (Francia/Real Madrid), Sime Vrsaljko (Croazia/Inter/Atletico Madrid), Kyle Walker (Inghilterra/Manchester City). Centrocampisti: Sergio Busquets (Spagna/Barcellona), Casemiro (Brasile/Real Madrid), Philippe Coutinho (Brasile/Barcellona), Kevin De Bruyne (Belgio/Manchester City), Eden Hazard (Belgio, Chelsea), Andres Iniesta (Spagna/Vissel Kobe/Barcellona), Isco (Spagna/Real Madrid), N’Golo Kante (Francia/Chelsea), Nemanja Matic (Serbia/Manchester United), Luka Modric (Croazia/Real Madrid), Paul Pogba (Francia/Manchester United), Ivan Rakitic (Croazia/Barcellona), David Silva (Spagna/Manchester City), Arturo Vidal (Cile/Barcellona/Bayern Monaco). Attaccanti: Karim Benzema (Francia/Real Madrid), Edinson Cavani (Uruguay/Paris Saint-Germain), Cristiano Ronaldo (Portogallo/Juventus/Real Madrid), Paulo Dybala (Argentina/Juventus), Antoine Griezmann (Francia/Atletico Madrid), Harry Kane (Inghilterra/Tottenham), Robert Lewandowski (Polonia/Bayern Monaco), Romelu Lukaku (Belgio/Manchester United), Mario Mandzukic (Croazia/Juventus), Sadio Mane (Senegal/Liverpool), Kylian Mbappe (Francia/Paris Saint-Germain), Lionel Messi (Argentina/Barcellona), Neymar (Brasile/Paris Saint-Germain), Mohamed Salah (Egitto/Liverpool), Luis Suarez (Uruguay/Barcellona).
(ITALPRESS).
ITALIA BATTUTA A LISBONA, DECISIVO GOL ANDRÈ SILVA
Roberto Mancini cambia quasi tutto ma l’Italia esce a mani vuote dal “Da Luz” di Lisbona. La seconda uscita in Nations League si risolve con una sconfitta: 1-0 per il Portogallo orfano di Cristiano Ronaldo, decisivo il gol al 3′ della ripresa dell’ex milanista Andrè Silva che corona al meglio un’azione partita dall’ennesima incertezza dei giocatori azzurri. Lusitani ora in testa al girone con 3 punti, a quota 1 restano Italia e Polonia ma la Nazionale ha già giocato due gare: il rischio retrocessione inizia a prendere forma all’orizzonte.
Il Mancio stravolge la squadra rispetto alla gara di venerdì, cambiando ben 9 elementi su 11. Confermati solo Donnarumma e Jorginho, debutto assoluto per Lazzari con Romagnoli-Caldara centrali e Criscito sulla fascia sinistra mentre Bonaventura e Chiesa, entrati a gara in corso al “Dall’Ara”, si prendono una maglia da titolare giocando larghi in un 4-4-2 che vede in attacco la coppia formata da Immobile – fascia di capitano al braccio – e Zaza. In tribuna Balotelli e Zappacosta. Fernando Santos, invece, conferma in blocco l’undici schierato nell’amichevole con la Croazia, con Cancelo e Mario Rui a presidiare le corsie esterne in difesa, Ruben Neves in regia e Bruma e Bernardo Silva in appoggio all’ex milanista Andrè Silva.
Chiesa subito protagonista dopo due minuti, quando ruba palla a Mario Rui e crossa dalla destra ma il pallone è facile preda di Rui Patricio. Il Portogallo prova ad allargare il campo sfruttando il passo di Cancelo e Bruma ma l’Italia è brava a chiudere. Di contro, quando c’è da impostare, gli azzurri faticano, anche perchè i campioni d’Europa concedono pochissimi spazi. Chiesa si conferma quello più in palla ma la sua conclusione da fuori è centrale mentre gli errori di Cristante prima e Caldara poi consentono ai lusitani di farsi vedere dalle parti di Donnarumma. Zaza e Immobile provano a combinare in area, poi al 27′ la prima grande chance della gara: torre di Bruma, Donnarumma smanaccia e sulla conclusione a botta sicura di Bernardo Silva è decisivo Romagnoli, salvando sulla linea. Cresce il Portogallo: al 32′ è la traversa a evitare il peggio dopo che Cristante quasi beffa Donnarumma deviando di tacco il cross di Mario Rui, poi Criscito rischia il rigore opponendosi a Pizzi mentre William Carvalho sfiora il palo dal limite. La Nazionale cerca di rialzare la testa anche se, quando si spinge in avanti, viene sempre murata e presta il fianco alle ripartenze portoghesi.
Si va all’intervallo sullo 0-0 ma a inizio ripresa la squadra di casa passa: in tre vanno a chiudere a centrocampo su William Carvalho ma la palla passa e Bruma ha un’autostrada davanti a sè, assist per Andrè Silva che in area ha tutto il tempo per controllare e piazzare un sinistro a giro vincente sul secondo palo. Donnarumma evita poco dopo il colpo del ko con una gran parata su Bernardo Silva mentre Mancini decide di cambiare qualcosa, inserendo Berardi per Immobile. L’Italia torna a farsi vedere con un tentativo dalla distanza di Chiesa ma la manovra resta troppo compassata e il Portogallo ha vita facile nel chiudersi e ripartire, con Donnarumma ancora a salvare in due tempi su Pizzi. Mancini fa debuttare anche Emerson Palmieri (fuori Criscito) e dopo la mezz’ora l’Italia ha forse la sua occasione migliore, col colpo di testa di Zaza alto non di molto su angolo dalla sinistra. Entra pure Belotti per Cristante, per una Nazionale che rischia il tutto per tutto ma l’attacco resta sterile ed è ancora una volta Donnarumma a essere provvidenziale, negando il 2-0 al nuovo entrato Gelson Martins. L’ultimo sussulto lo regala Zaza, dopo un fallaccio di Pepe sanzionato solo col giallo, ma il risultato non cambia. La rinascita azzurra sembra ancora lontana.
FENATI “CON MOTO HO CHIUSO, NON CORRERÒ MAI PIÙ”
“Col motomondiale ho chiuso. Non correrò mai più”. È la decisione presa da Romano Fenati dopo il gesto folle di Misano con cui ha messo a rischio la vita di Stefano Manzi. Licenziato dal team Marinelli Snipers e scaricato dalla MV Agusta con cui aveva un accordo a partire del prossimo anno, il pilota ascolano rivela in un’intervista a “La Repubblica” di voler scendere dalla sella una volta per tutte. “Non è più il mio mondo. Troppa ingiustizia. Ho sbagliato, è vero: chiedo scusa a tutti. Però…Volete vedere il mio casco e la tuta? C’è una lunga striscia nera: la gomma di Manzi. Mi ha attaccato tre volte e anche lui avrebbe potuto uccidermi, come dite voi. L’ultima volta lo aveva fatto 500 metri prima, allora ho pensato: adesso faccio lo stesso, ti dimostro che posso essere ‘cattivo’ come te. E magari finalmente capirai cosa significa. Però non ho mai pensato di fargli male, giuro”. Fenati non ci sta a passare per testa calda: “Ci sono piloti che ogni domenica mettono a rischio la vita degli altri, e nessuno dice nulla. Io lo scorso anno sono stato l’unico a non subire penalità per il mio comportamento: guido pulito, lo sanno tutti. Ma non sopporto quelli che giocano sulla pelle degli altri”. Fenati ammette però di avere “problemi a gestire tutta quella rabbia che ho dentro, lo ammetto. Ci stavo lavorando da un paio di anni con Lea, la mia mental coach. Sono stato il pilota più corretto della stagione passata, e continuava ad andare bene. Fino a domenica. Comprendo l’astio nei miei confronti perché ho sbagliato e ho dato un’immagine orribile del nostro sport: ma sono stato tradito dall’istinto, vi sembra normale tutta questa ondata di odio? A me, no. Quest’anno avevo chiesto a Stefano Bedon, che mi è sempre stato vicino, di includere nel contratto una clausola di rescissione a patto di non andare in nessuna altra squadra. Penso sia arrivato il momento: è finita, addio”. Fenati, a 22 anni, dice basta: “per un po’ lavorerò nei negozi di ferramenta del nonno, con lui e la mamma. Del resto, lo facevo già. E poi, ho un progetto ad Ascoli: ma preferisco non parlarne. Se mi mancheranno le corse? Io sono sempre sceso in pista per vincere. Per essere Romano Fenati. Ma mi rendo conto che a nessuno importa di me, di quello che sto soffrendo. E allora, meglio dire addio. Per sempre”.
SHOW MARADONA IN MESSICO “SICURO CHE FAREMO BENE”
In conferenza stampa ha quasi pianto per l’emozione, poi ha diretto il primo allenamento davanti ai suoi nuovi tifosi, esibendosi anche in un breve balletto. È ufficialmente partita la nuova avventura di Diego Armando Maradona, a cui i messicani del Dorados de Sinaloa hanno affidato la panchina per affrontare il torneo di Apertura della Liga de Ascenso (la serie B locale) in cui la squadra di Culiacan occupa il terz’ultimo posto dopo le prime 6 gare. Alla sesta esperienza come allenatore (Deportivo Mandiyù, Racing, Argentina, Al Wasl e Al Fujairah le precedenti), Maradona ha subito voluto rispondere alla stampa locale che lo ha definito “un drogato”. “E’ da quando ho smesso con le droghe 15 anni fa, grazie alle mie figlie, che dicono che non avrei fatto più nulla nella mia vita ma voglio dare al Dorados quello che mi sono perso quando ero malato. Oggi voglio vedere il sole, andare a letto la sera. Prima non sapevo nemmeno cosa fosse un cuscino. Non sono venuto qui in vacanza, sono qui per lavorare e faremo bene: ho 57 anni e mi assumo questa responsabilità come un padre che tiene in braccio il figlio”. L’ex Pibe de Oro ha mollato i bielorussi della Dinamo Brest, che gli offrivano presidenza e panchina, pur di sbarcare in Messico “e penso di rimanere a lungo qui”, anche perchè “ora per raggiungere la mia famiglia non ho più bisogno di un volo di 24 ore, me ne bastano 10”. Maradona confessa anche di aver rinunciato ad altre proposte importanti, nel calcio argentino e non solo: “Maduro mi ha offerto la panchina del Venezuela, Evo (Morales, ndr) quella della Bolivia e verrà il momento in cui accetterò perchè mi stanno facendo una testa così ma adesso sento ancora la voglia di calcare il campo”. L’entusiasmo dei tifosi è alle stelle “e se il pubblico è con noi, sarà difficile batterci. Le partite si vincono poi sul campo, col sacrificio dei giocatori durante tutta la settimana. Qui, se non me lo dice il medico, non ci sono infortunati e va in campo chi sta meglio”.
(ITALPRESS).
FERRARI ANNUNCIA LECLERC, DAL 2019 CON VETTEL
La notizia era nell’aria da tempo e a pochi giorni dal Gran Premio di Singapore ecco l’ufficialità: Kimi Raikkonen lascerà a fine stagione la Ferrari per far ritorno alla Sauber mentre al suo posto, dal 2019, ci sarà Charles Leclerc, cresciuto nella Ferrari Driver Accademy, ad affiancare Sebastian Vettel. “Un sogno che diventa realtà”, le prime parole del giovanissimo pilota monegasco, 21 anni il mese prossimo, che sui social dedica un pensiero al papà scomparso e al compianto amico Jules Bianchi prima di promettere: “Lavorerò più forte che mai per non deludervi”. Leclerc chiuderà la stagione al volante dell’Alfa Sauber dove ha disputato 14 Gp, finendo fra i primi dieci in cinque occasioni (miglior risultato il sesto posto di Baku) e collezionando 13 punti. Si chiuderà invece il 25 novembre ad Abu Dhabi la seconda esperienza in rosso di Raikkonen, che di anni ne ha quasi 39, ultimo campione del mondo in Ferrari nell’ormai lontano 2007. “Durante questi anni, Kimi ha dato alla squadra un contributo fondamentale, sia in qualità di pilota, sia per le sue doti umane – il congedo del team principal, Maurizio Arrivabene – Il suo ruolo è stato decisivo per la crescita del team e, al tempo stesso, è sempre stato un grande uomo-squadra. In qualità di campione del mondo, rimarrà sempre nella storia e nella famiglia della scuderia. Per tutto questo lo ringraziamo e auguriamo a lui e alla sua famiglia un futuro pieno di soddisfazioni”.
Raikkonen, dunque, correrà dalla prossima stagione in Sauber. E’ stato lo stesso finlandese ad annunciarlo (“Indovinate chi torna? Per i prossimi due anni sarò con la Sauber. È una bellissima sensazione tornare dove tutto è iniziato”) prima della nota di rito della sua nuova scuderia. “Ingaggiare Raikkonen rappresenta una colonna importante del nostro progetto – ha sottolineato il team principal della Sauber, Frederic Vasseur – e ci avvicina al nostro obiettivo che è quello di crescere in modo significativo come team nel prossimo futuro. L’indubbio talento di Kimi e la sua immensa esperienza in F1 non solo ci aiuteranno a sviluppare la macchina ma accelereranno anche la crescita dell’intero team. Insieme inizieremo la stagione 2019 con solide basi, guidati dalla voglia di lottare per le posizioni che contano”. Raikkonen, 20 vittorie e 100 podi in F1 oltre al titolo iridato conquistato in Ferrari, ha debuttato nel circus nel 2001 proprio al volante di una Sauber, collezionando subito il primo punto all’esordio (sesto nel Gp d’Australia). L’anno dopo lo sbarco in McLaren, quindi la Ferrari, il provvisorio stop e la parentesi nei rally prima del ritorno in pista nel 2011 con la Lotus e, dal 2014, la seconda esperienza a Maranello.
GIORGETTI LANCIA CANDIDATURA UNITARIA
I Giochi Olimpici invernali Italia 2026 sono più vicini. La due giorni di incontri organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, non ha prodotto la sintesi definitiva delle tre città coinvolte, in ordine alfabetico Cortina, Milano e Torino, ma ha chiarito la posizione del governo, che apprezza particolarmente la candidatura unitaria varata dal Coni e vuole portarla avanti. “Abbiamo fatto dei passi in avanti, oggi abbiamo più certezze che dubbi”, ha sottolineato Giorgetti al termine della riunione congiunta durata pochi minuti. Il tempo necessario per comunicare ai rappresentanti delle tre città che “la cabina di regia è inevitabilmente dell’esecutivo perché questa è la candidatura dell’Italia e non di una singola città”. Una posizione chiara, recepita dalle tre città: il governo vuole sostenere la corsa dell’Italia per ospitare i Giochi invernali del 2026 ed è pronto a spendersi in prima persona, al netto delle questioni da risolvere.
“Abbiamo raccolto le proposte e le istanze delle diverse città e adesso faremo l’ultima valutazione collegiale in Consiglio dei ministri, com’è giusto che sia – ha spiegato Giorgetti – Non abbiamo concluso tutto il percorso, alcune cose devono essere ancora superate perché per la prima volta abbiamo voluto sperimentare una candidatura diffusa sul territorio e quindi bisogna incastrare sensibilità ed esigenze diverse, ma sono fiducioso. Il governo riferirà alle città e al Coni la sua ultima valutazione nel giro di una settimana, il 18 settembre”. Giusto in tempo per la missione del Comitato olimpico nazionale a Losanna, dove il 19 settembre il Cio attende comunicazioni ufficiali per poi preparare una propria valutazione da portare alla sessione di Buenos Aires a inizio ottobre. Con Cortina pienamente convinta dal dossier del Coni, l’esecutivo deve superare i dubbi espressi da Torino e Milano.
“Deve essere il governo a gestire il processo e questo vuol dire pari dignità fra le tre città e garanzie dal punto di vista economico-finanziario – ha sottolineato la prima cittadina del capoluogo piemontese Chiara Appendino aprendo per la prima volta alla possibilità della candidatura unitaria – Quindi un’Olimpiade finanziata dal governo e non a carico degli enti locali, un modello effettivamente low cost e con ricadute importanti sul territorio”. Giorgetti ha già dato risposte positive alla richiesta torinese, quindi resta il nodo legato a Milano, che vorrebbe “valorizzare il proprio brand” ed è persino disposta a rinunciare a qualche gara pur di giocare un ruolo da capofila. “Aspettiamo di valutare le proposte dell’esecutivo, c’è un clima positivo e io sono sempre fiduciosa”, ha osservato al termine dell’incontro l’assessore allo sport del capoluogo lombardo Roberta Guaineri, rappresentante del comune in assenza del sindaco Giuseppe Sala oggi impegnato all’estero. Per conoscere l’esito della candidatura italiana basta dunque attendere pochi giorni, ma da oggi una cosa è certa: il governo è vicino al Coni e Italia 2026 non è più un sogno impossibile.
(ITALPRESS).
DENNIS DOMINA LA CRONO DELLA VUELTA A ESPANA
Quando c’è una corsa contro il tempo, Rohan Dennis è da considerare, sempre e comunque, il naturale favorito. Dopo il prologo di Malaga, il 28enne corridore australiano, uno dei punti di forza della Bmc, fa suo anche l’attesissima sedicesima tappa della 73esima Vuelta a Espana, una cronometro individuale di 32 chilometri con partenza da Santillana del Mar e arrivo a Torrelavega. Il campione di Adelaide domina la scena e chiude in 37’57”, viaggiando a oltre 50 Km/h di media. Uno specialista quasi impossibile da battere, tanto che a comporre il podio di giornata ci sono l’americano e suo collega di squadra Joseph Rosskopf, autentica sorpresa, e lo spagnolo Jonathan Castrovejo (Sky), entrambi accreditati di un gap di 50″. Dennis conquista così il suo 25esimo centro in carriera, il sesto di un 2018 iniziato per lui prestissimo con il titolo di campione nazionale a cronometro. Il secondo e ultimo giorno di sosta non ha arrugginito i big: il migliore è senza dubbio l’olandese Steven Kruijswijk, quarto a 51″ da Dennis e, soprattutto, capace di balzare al terzo posto della generale. Dove a mettere i puntini sulle i ci pensa Simon Yates: il britannico della Mitchelton-Scott si difende bene contro le lancette e chiude 13esimo a 1’28”. E, soprattutto, mette altri 7″ tra se’ e lo spagnolo Alejandro Valverde (Movistar), la maglia verde di leader della classifica a punti che ora ha 33″ di svantaggio dalla casacca ‘roja’. Il migliore degli italiani nella crono è il friulano Alessandro De Marchi (Bmc), ventesimo a 1’51”; Fabio Aru (Uae Emirates) è 57esimo a 3’43”, Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) è 63esimo a 4’02”. In classifica, Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) è 13esimo a 8’35”, Aru è 14esimo a 10’34” e Nibali è 74esimo a 1h39’52”. A perdere un po’ di terreno dalla vetta è il colombiano Nairo Quintana (Movistar), che però avrà ancora la possibilità di mettersi in luce e tentare di far saltare il tavolo. A cominciare da domani. La diciassettesima frazione della corsa iberica del WorldTour, la Getxo-Balcon de Bizkaia di 157 chilometri, è infatti vallonata e adatta agli attaccanti. In attesa dei fuochi d’artificio del week-end, Simon Yates dovrà tenere gli occhi ben aperti per non correre troppi rischi. Al momento resta lui il grande favorito per il trionfo a Madrid, ma gli ostacoli che dovrà affrontare sulla sua strada restano davvero numerosi.
(ITALPRESS).










