Dopo Roma2020 e Roma2024, l’Italia prova un altro autogol olimpico. La candidatura unitaria scelta dal Coni rispettando le indicazioni del governo per aggiudicarsi i Giochi invernali del 2026, il tridente formato da Cortina, Milano e Torino “è morto”, come ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti davanti alle commissioni riunite di Senato e Camera. “Non ho sentito l’atmosfera giusta tra i rappresentanti delle città coinvolte nonostante la proposta presentata dal Coni fosse compatibile con le richieste di sobrietà e risparmio – ha sottolineato il vice segretario federale della Lega Nord – Io ho cercato un minimo comune denominatore, ma le città candidate hanno ribadito di fatto le proprie posizioni e le perplessità. Sono prevalse forme di dubbio e sospetto: ritengo che una cosa così seria come la candidatura olimpica necessiti uno spirito, un entusiasmo, una condivisione che non ho riscontrato”. Giorgetti ci credeva davvero nel tridente, pensava di poter trovare una mediazione tra le diverse anime, ma così non è stato e ha voluto prendersi la responsabilità: “È un mio fallimento personale”, ha ammesso il sottosegretario senza scaricare la responsabilità sui sindaci.
A tirarsi indietro non è stata invero Milano, che ha aperto alla collaborazione con le altre città sottolineando come unica necessità, peraltro condivisa dal Cio, la preminenza del nome del capoluogo lombardo nel brand, ma Torino. “Il sindaco Appendino ha fatto presente che non è cambiato nulla rispetto alla situazione iniziale e quindi restava valida la delibera del consiglio comunale per la quale la candidatura di Torino doveva essere autonoma – ha spiegato il presidente del Coni Giovanni Malagò al termine dell’incontro con Giorgetti andato in scena nel tardo pomeriggio – È una sua scelta assolutamente legittima, il governo ne ha preso atto ritenendo che non c’era più la disponibilità per il tridente: mi dispiace, la candidatura unitaria era un’occasione bellissima”. Il numero uno dello sport italiano non ha voluto replicare alle accuse del leader del M5S Luigi Di Maio, che andando contro a quanto dichiarato da Giorgetti ha attribuito il fallimento della candidatura unitaria proprio al Coni. “Mi dispiace che dica questo, noi abbiamo sempre e solo parlato con il sottosegretario Giorgetti e rispettato le indicazioni del governo”, ha rimarcato Malagò alla vigilia del viaggio della delegazione Coni a Losanna per fare il punto della situazione col Comitato olimpico internazionale. Diana Bianchedi, responsabile delle candidature olimpiche italiane, spiegherà ai vertici del Cio il tramonto del progetto tridente ma sarà accompagnata anche dai rappresentanti dei comuni di Milano e Cortina e potrà dunque illustrare la nuova speranza tricolore, il binomio tra Lombardia e Veneto rilanciato dai governatori Fontana e Zaia.
“Arrivati a questo punto è impensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme”, hanno scritto i presidenti delle due regioni in una nota congiunta. Per Giorgetti e Di Maio, Lombardia e Veneto possono andare avanti ma provvedendo alle spese della candidatura con risorse proprie. “Vedremo di cavarcela – ha assicurato Fontana – ma formalmente l’appoggio del governo è fondamentale”. Il Cio infatti chiede la garanzia formale da parte dell’esecutivo del Paese candidato, ma anche su questo punto la discussione è aperta: “Le Olimpiadi senza il governo si possono fare, l’importante è che qualcuno metta le garanzie – ha rimarcato Malagò – Nel nostro Paese ovviamente questo non è mai successo e non so neanche se potrà succedere”. Però l’ipotesi è in piedi e le due regioni sono intenzionate a non mollare. Domani intanto il Coni potrà percepire le sensazioni del Cio e poi capire anche se il binomio Lombardia-Veneto potrà andare avanti alle condizioni dettate dal governo. In caso affermativo, dovrà essere il Consiglio nazionale del Comitato olimpico nazionale a ratificare la nuova candidatura da portare alla valutazione internazionale a inizio ottobre, a Buenos Aires. Il sogno olimpico italiano per i Giochi 2026 non è ancora tramontato.
(ITALPRESS).
FALLITO TRIDENTE OLIMPICO, PROVANO LOMBARDIA-VENETO
IL NAPOLI NON PASSA, A BELGRADO FINISCE 0-0
Sarà stato l’effetto Marakana, ma alla fine un Napoli sicuramente superiore porta a casa soltanto un punto da Belgrado. Non è poco, ma soprattutto non è tanto se le altre due squadre del girone si chiamano Psg e Liverpool. Finisce 0-0 in Serbia e gli azzurri tornano a casa con il rimpianto di una traversa e mezza (Insigne la timbra, Mario Rui la scheggia), ma anche di qualche palla-gol non concretizzata per quel pizzico di cattiveria sotto-porta che oggi è mancata.
Si comincia con Ancelotti che schiera Fabian Ruiz in regia, optando per un 4-4-2 che in un attimo può trasformarsi nel 4-3-3, vestito del Napoli di questi ultimi anni. Callejon e Zielinski sono i laterali di centrocampo, ma sono anche le prime punte esterne se c’è da sostenere l’azione, con il polacco che ha anche la licenza di accentrarsi e di giocare da trequartista puro. La coppia d’attacco è formata da Milik e Insigne. Dall’altra parte dal mitico tunnel del Marakana esce una Stella Rossa che sulla carta si schiera con il 4-2-3-1, ma che in realtà si dispone con un prudente 4-5-1 dove l’ex Genoa, Sassuolo, Atalanta e Latina, Richmond Boakye, è la punta centrale, mentre in mezzo agisce un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano, l’ex Samp e Bologna, Nenad Krsticic.
La superiorità del tasso tecnico azzurro non è in discussione, la differenza è evidente. Fabian Ruiz conferma di avere qualità e intelligenza tattica, mentre Zielinski e Insigne hanno spunti che spaventano i serbi. L’inedito di Belgrado è un Allan non in serata: diversi errori, un cartellino giallo al 17° e il rischio di prendere il secondo al 37°. Basta poco al Marakanà per accendersi, Boakye ci prova ma non spaventa Ospina e in realtà solo sui due falli commessi dal brasiliano del Napoli, lo stadio diventa bolgia. In realtà succede, ma è solo un enorme sospiro di sollievo, anche al 18° quando Insigne inventa uno splendido diagonale destro dai 25 metri che si stampa sulla traversa. Funziona l’intesa polacca Zielinski-Milik, il primo al 29° fa una grande giocata a centrocampo, difende palla, salta due avversari e imbecca il secondo che di destro impegna Borjan. Copione simile al 44°, il binomio che produce la palla-gol è sempre “made in Polska”, ma il portiere serbo è attento e presente. Si va negli spogliatoi sullo 0-0, meglio un Napoli discreto, sfortunato sul legno di Insigne, ma non abbastanza cattivo per sbloccare il risultato.
Nella ripresa nessun cambio e Napoli che nei primi minuti dà l’impressione di essere più convinto. Ci prova Allan, ma non spaventa Borjan che, invece, all’11° può solo pregare sulla splendida punizione di Mario Rui il cui sinistro accarezza la traversa. La Stella Rossa non punge anche se il destro tutt’altro che irresistibile del neo-entrato Jovancic mette in crisi Ospina. La replica è di Zielinski, ma Borjan c’è. Ancelotti la vuole vincere e, al 16°, inserisce Mertens per Allan arretrando Zielinski. Il belga è subito pericoloso, ma da buona posizione non trova la porta. Al 22° la trova Callejon, ma il suo sinistro trova la risposta di Rodic sulla linea. Ancelotti cerca dalla panchina la chiave del match: dentro Hamsik e Ounas per Zeilinski e Callejon, forze fresche per due tra i migliori in campo.Ci prova Insigne, ma in qualche modo Borjan si salva. Non riesce a sbloccarla il Napoli e rischia anche al 35° sul destro di Boakye che Ospina, questa volta bravo e sicuro, blocca a terra. Non succede altro, la Stella Rossa continua a controllare, la scossa dei cambi non arriva e si chiude sullo 0-0. Se si tratta di un mezzo passo falso lo diranno le prossime partite, intanto il Napoli torna a casa con un punto e quattro cartellini gialli che un peso possono averlo.
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APPELLO MALAGÒ E ZAIA MA APPENDINO NON ARRETRA
Coni e Veneto sperano ancora in un ripensamento, il Piemonte non chiude la porta ma da Torino non arrivano notizie incoraggianti e a Milano guardano già oltre.
Nel giorno in cui una delegazione guidata da Diana Bianchedi incontrerà a Losanna il Cio per fare un punto sulla situazione, accompagnata anche dai rappresentanti dei comuni di Milano e Cortina, a tenere banco è ancora il tramonto della candidatura a tre per i Giochi Invernali del 2026. Una candidatura a tre, però, ancora possibile come conferma Giovanni Malagò, ospite di “Radio Anch’io” su RadioUno e poi negli studi di RaiNews. “Se Torino può ripensarci? Siamo assolutamente in tempo, spero ancora che prevalga il buon senso. Come si fa a litigare e discutere oggi per un evento che si terrà fra 8 anni? Il Cio ci aveva fatto i complimenti per una candidatura che in questo momento, per questioni campanilistiche, è stata mandata gambe all’aria”. Ma la partita è “assolutamente aperta”, nella consapevolezza che senza Torino, la candidatura italiana sarebbe più debole. Presentarsi con Milano e Cortina, “ipotesi che non ho tirato fuori io, il Coni ha solo recepito che c’era questa nuova ipotesi”, rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione persa, “è autolesionismo assoluto”, il rammarico di Malagò. Che preferisce non replicare alle accuse di Di Maio (“non voglio fare polemica, non serve a nulla”) e sottolinea che “abbiamo fatto esattamente quello che ci ha chiesto il governo e per governo intendo il nostro interlocutore, il sottosegretario Giorgetti”. Malagò ha ricostruito le varie tappe che hanno portato all’idea di una candidatura italiana che coinvolgesse Milano, Cortina e Torino, idea che aveva ottenuto l’ok del governo a patto che ci fossero “coesione più totale e massima attenzione ai costi”. Ma quando da Palazzo Chigi hanno chiesto l’ok definitivo all’ipotesi del “tridente”, solo le prime due hanno detto sì, pur ponendo alcune condizioni, mentre da Torino il sindaco Chiara Appendino ha fatto sapere in una lettera “che rimaneva alla delibera del Consiglio comunale che voleva che Torino continuasse l’avventura olimpica da sola e dove non c’era nessun riferimento al tridente”, rivela Malagò. E questo ha fatto saltare tutto. “Eravamo a un centimetro da una cosa vincente, c’era l’occasione di dimostrare di essere un Paese che si vuole bene, dove si superano gli steccati. Il Cio ci dava 980 milioni di euro per realizzare questa operazione, sarebbe stata una cosa fondamentale per le nuove generazioni”, quasi non si dà pace.
Anche perchè riuscire ad avere le garanzie necessarie entro gennaio non è facile e anche Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, ammette che “trovare di punto in bianco 400 milioni in due città non è una cosa da tutti i giorni, spero ci sia il sostegno del Coni se si va verso la soluzione a due, ma tifo sempre per la soluzione a tre. Faccio un ultimo appello a Chiara Appendino, nel senso che una soluzione sono convinto che la si trova per dare anche soddisfazione a Torino. Ho creduto fino in fondo al tridente, abbiamo fatto tutti un passo di lato dicendo rinunciamo ognuno al nostro dossier e ci mettiamo tutti insieme”. “Faccio mio l’appello di Zaia – gli fa eco il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino – Se il problema è il posizionamento nel logo, per quello che mi riguarda si può andare avanti dando mandato ai grafici di trovare un logo che sia rispettoso della dignità di tutte le città. Credo che la Appendino voglia le Olimpiadi, ha fatto una battaglia contro la sua maggioranza. Se il problema è come si costruisce il logo fra le tre città, garantito che hanno pari dignità, sono pronto a sedermi a un tavolo”.
Ma la Appendino non fa retromarcia, anzi. “Pare che sia stata Torino a tirarsi indietro, ma è assolutamente falso – si difende ai microfoni di SkyTg 24 – Torino ha seguito il percorso come è stato indicato, mettendosi a disposizione del Governo. Ha chiesto chiarezza su certi elementi e la bozza di protocollo mandata venerdì sera dal sottosegretario Giorgetti, a cui dovevamo rispondere entro il lunedì mattina, non dava queste risposte. Se si decide di fare un percorso il percorso deve essere chiaro, l’errore di fondo è stato decidere di provare a costruire una candidatura a tre – ha aggiunto – Le candidature a tre sono molto complesse, non sono mai state fatte, non è chiaro chi garantisce, mentre si poteva scegliere la candidatura di una città, che sarebbe stata più semplice dal punto di vista della gestione ma anche dal punto di vista della costruzione dell’evento, perché c’è un unico territorio da gestire”.
Attilio Fontana, governatore della Lombardia, sembra comunque pronto a fare a meno di Torino. “Al di là del fatto della cosa curiosa che se eravamo in tre lo Stato metteva le garanzie invece in due non le mette più, credo che come regioni si possa direttamente garantire la copertura e nel frattempo trovare quei privati, eventuali sponsor, che possono contribuire a coprire le spese”. E Giuseppe Sala, sindaco di Milano, si spinge anche più in là ai microfoni di RTL 102.5: “certamente nel brand il nome sarà Milano-Cortina 2026, il sindaco di Cortina mi ha confermato che non c’è nessun problema. Oggi è la data ultima per confrontarsi con il Cio e per dire che ci siamo. Il Cio chiede che qualcuno garantisca che i fondi ci siano. Se non lo fa il Governo, lo fanno le due regioni, il Pil di Lombardia e Veneto è più alto di quello svedese e di quello austriaco”.
MOTOGP CORRE AD ARAGON, ROSSI “VOGLIO IL PODIO”
Aragon per provare a voltare pagina. La MotoGp fa tappa in Spagna e la Yamaha spera finalmente di tornare a battagliare con i migliori. Le ultime gare sono state deludenti per la casa giapponese e Valentino Rossi si è visto anche scavalcare da Dovizioso al secondo posto del Mondiale piloti, dove ora il distacco da Marquez è di 70 punti. Il Motorland Aragon ha visto il Dottore salire sul podio in tre occasioni, terzo nel 2013, nel 2015 e nel 2016, e un anno fa quasi sfiorava l’impresa chiudendo quinto a 24 giorni dall’operazione alla gamba. “Ci aspetta un altro intenso Gp – le parole di Rossi a due giorni dall’inizio del weekend di Alcaniz – Quello di Aragon non è uno dei miei circuiti preferiti ma faremo il possibile e, come sempre, cercheremo di fare del nostro meglio. Di recente abbiamo fatto un test qui e useremo tutti i dati disponibili per migliorare le nostre prestazioni nell’arco del weekend. Vogliamo lottare per il podio, vogliamo tornare sul podio e sarà importante lavorare bene sin dal primo giorno”, chiosa Rossi, che non chiude fra i primi tre dal secondo posto del Sachsenring.
Sul podio di Aragon è salito in tre occasioni anche l’altro pilota Yamaha, Maverick Vinales, ma mai in MotoGp, dove ha chiuso quarto nelle ultime due edizioni. “Ma sono molto felice di tornare qui – assicura – Per me tutte le gare spagnole sono speciali, per l’atmosfera e per i tifosi. E’ come se fosse il mio secondo Gp di casa e sappiamo che possiamo fare bene con la M1. E poi è una delle mie piste predilette, possiamo essere molto veloci. Sarà molto importante rimanere concentrati e continuare a migliorare di gara in gara per trovare il miglior assetto possibile per la nostra moto. Lo scorso anno siamo rimasti ai piedi del podio perchè abbiamo avuto dei problemi con le gomme ed è stata una gara difficile per noi ma quest’anno voglio lottare per il podio e sono ottimista dopo il test di qualche settimana fa, penso che possiamo fare un buon lavoro”.
VETTEL NON SI ARRENDE “POSSO VINCERE TITOLO”
Quaranta punti da recuperare in sei gare sono tanti ma Sebastian Vettel ci crede ancora: “primo, perchè posso visto che ci sono già riuscito 4 volte. Secondo, perchè abbiamo una macchina che ci permette di giocarcela alla pari con la Mercedes”. Intervistato dalla “Sport Bild”, il pilota della Ferrari non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. “Il terzo posto di Singapore non aiuta, dispiace quando sai di poter vincere e non ci riesci ma continuo a pensare che noi siamo i primi rivali di noi stessi, posso ancora diventare campione del mondo, è ancora tutto nelle mie mani e continuerò a lottare per questo”. Sulla stagione della Rossa e del 4 volte iridato pesano vari episodi “anche se alcune cose, come il duello con Lewis a Monza, fanno parte del gioco. Ad ogni modo non vado in pista pensando di chiudere quinto o di rendere sotto il mio potenziale”. Vettel replica anche a chi lo ritiene troppo aggressivo: “il mio stile di guida mi ha portato a 4 titoli e 52 vittorie. Se nel 2012 non avessi fatto quel sorpasso rischioso su Button ad Abu Dhabi avrei perso dei punti e non sarei diventato campione del mondo. Tutti hanno paura di sbagliare e sono consapevole come tutti che quando rischi, alle volte va male. Ma non devi lasciare che la paura ti paralizzi”.
“Senna diceva che se non ci provi, non sei un pilota e la penso anch’io così – ricorda ancora Vettel – Lo stesso vale quando tenti delle strategie rischiose come a Singapore e difenderò sempre il mio team. La Formula Uno è uno sport di squadra, si vince e si perde insieme. Il nostro obiettivo deve essere quello di vincere tutte le gare da qui alla fine, se lo facciamo, è fatta”. Vettel rivolge poi un pensiero a Michael Schumacher: “se stesse bene, gli chiederei molte cose. Non tanto sullo stile di guida ma, vista la sua lunga esperienza in Ferrari, sul ‘dietro le quinte’, sul lavoro nel team, sulle politiche in F1”.
(ITALPRESS).
ULTIMI PREPARATIVI PER IL TROFEO CONI KINDER+SPORT
Ultimi preparativi prima che il sipario si alzi sulla quinta edizione del Trofeo Coni Kinder+Sport 2018, la più grande manifestazione sportiva under 14 in Italia, che riunirà a Rimini circa 3200 atleti provenienti da 21 Regioni e Province autonome, oltre alle rappresentanze delle comunità italiane di Canada e Svizzera. Dopo le edizioni vincenti di Caserta, Lignano Sabbiadoro, Cagliari e Senigallia, i giovani azzurri sono pronti ad invadere Rimini, Ravenna, Cesena e 10 comuni limitrofi da domani fino a domenica. La cerimonia di apertura dell’evento che ha come slogan “Vivi il tuo sogno” si terrà, alla presenza dei vertici dello sport italiano e del Presidente del Coni, Giovanni Malagò, nei pressi del Ponte Tiberio di Rimini dove avverrà l’accensione della fiaccola che darà il via ufficiale alle gare. I giovani atleti si misureranno in 45 discipline appartenenti a 35 Federazioni Sportive Nazionali e 10 Discipline Sportive Associate e saranno impegnati in oltre 40 sedi di gara. Saranno invece 50 le strutture alberghiere che ospiteranno le varie delegazioni regionali e i circa 700 accompagnatori: numeri importanti che testimoniano il valore di una manifestazione che cresce edizione dopo edizione e che sottolineano lo sforzo organizzativo messo insieme dal Coni Nazionale e regionale, le istituzioni locali, i partner e dai circa 300 volontari. La Finale Nazionale del Trofeo Coni Kinder+Sport segna la fine di un percorso iniziato dai ragazzi con le proprie Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche nelle proprie Province e Regioni e, al tempo stesso, un’occasione di crescita nel nome dello sport. Assieme ai campioncini in erba ci saranno la campionessa di karate Sara Cardin e alcuni degli atleti che rappresenteranno l’Italia ai Giochi Olimpici Giovanili, in programma dal 6 ottobre a Buenos Aires: dallo spadista Davide Di Veroli, portabandiera azzurro in Argentina, a Gabriele Caulo (taekwondo) e, ancora, Sofia Collinelli (ciclismo), Lay Giannini e Talisa Torretti (ginnastica). Tutti pronti a vivere il loro sogno.
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1-1 TRA SAMPDORIA E FIORENTINA NEL RECUPERO
Con sei punti a testa in classifica e tanta voglia di avvicinarsi ai piani alti, Sampdoria e Fiorentina si spartiscono un punto con un pareggio per 1-1 nel recupero della prima giornata di Serie A, partita rinviata ad agosto per la tragedia del Ponte Morandi. Alla rete iniziale di Simeone al 14’, risponde Caprari al 60’ con il secondo gol consecutivo dopo quello rifilato al Frosinone. Il successo del turno precedente induce Giampaolo a confermare nove degli undici titolari che hanno espugnato lo Stadio Stirpe: Sala per Bereszynski e Tonelli per Colley sono gli unici cambi. Sul fronte Fiorentina spicca l’esordio dal primo minuto di Pjaca nel tridente offensivo in compagnia di Chiesa e Simeone. Ritmi alti in avvio di gara con la Fiorentina che va vicina al vantaggio: al 3’ sugli sviluppi di un calcio piazzato, Pezzella fa da sponda per Simeone che non inquadra la porta di testa da pochi passi. Molti gli errori individuali da entrambi i lati: prima Dragowski tenta un dribbling su Defrel che tocca solo il pallone senza impossessarsene. Poi è Andersen a regalare palla a Simeone schermato però dall’intervento tempestivo di Audero. Al 13’ c’è il vantaggio viola: Biraghi disegna un traversone in area, Simeone si libera della marcatura di Tonelli e di testa batte Audero. La reazione della Samp si registra alla mezz’ora di gioco: Murru si sovrappone e crossa in area, Caprari fallisce un rigore in movimento e spara a lato. Nella prima mezz’ora il match è fisico e caratterizzato da disattenzioni da entrambe le parti. Ed è da una disattenzione che nasce l’occasione per il raddoppio della Fiorentina: al 32’ Sala sbaglia un passaggio, Chiesa fa suo il pallone vagante, si invola verso la fascia e scarica per l’accorrente Pjaca il cui tiro a botta sicura viene neutralizzato da un grande intervento di Audero. La Sampdoria non sta a guardare e affida la reazione ai piedi di Caprari che su calcio di punizione da venti metri colpisce la traversa al 40’. Nessun cambio nella ripresa con i due allenatori che confermano gli undici iniziali. Al 48’ Caprari ci riprova su punizione ma Dragowski toglie la palla dall’incrocio dei pali in tuffo. La Sampdoria accelera e al 60’ trova il pareggio: Caprari riceve palla al limite dell’area, si accentra e lascia partire un destro che non lascia scampo a Dragowski. La Fiorentina subisce il contraccolpo e gli uomini di Giampaolo conquistano terreno e aumentano la pressione. I calci piazzati restano una delle armi migliori dei padroni di casa e al 72’ Ramirez sfiora il palo con una punizione dai trenta metri. Nel finale le due squadre iniziano ad allungarsi favorendo rapide transizioni da una parte all’altra. All’81’ Giampaolo e Pioli si giocano le carte Kownacki e Sottil, ma solo il primo non fatica ad entrare in partita. All’86’ c’è spazio per un brivido di stampo viola: Mirallas riceve palla da fuori area e conclude, la palla scheggia il palo e termina fuori. L’arbitro concede tre minuti di recupero ma c’è solo tempo per una conclusione pericolosa di Milenkovic dalla lunga distanza. Il risultato non cambia: Sampdoria e Fiorentina salgono a quota sette punti fallendo l’aggancio alla seconda posizione in classifica.
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ROMA ESORDIO AMARO, REAL VINCE 3-0 AL BERNABEU
La missione impossibile resta impossibile. Una Roma sbilanciata verso la porta di Olsen, arroccata in difesa per contenere i danni, esce sconfitta dal Santiago Bernabeu nella prima giornata del girone H di Champions League. I tre volte campioni del Real Madrid giocano a memoria e si impongono con il punteggio di 3-0: un gol nel primo tempo, due nella ripresa e tre punti messi da parte grazie alle reti di Isco, Bale e Mariano. In avvio le sensazioni della vigilia diventano realta’: Di Francesco da’ fiducia a Zaniolo a centrocampo. Per l’ex Inter si tratta dell’esordio assoluto dato che non ha ancora messo da parte un minuto in Serie A. Il 19enne ex Inter non ha sfigurato nel complesso. Emozione contenuta e niente convenevoli. Gia’, passano appena quattro giri di orologio e il Real sfiora il vantaggio: lancio lungo di Kross per Bale che brucia Kolarov, stoppa di destro e calcia a lato di sinistro di prima intenzione.
Olsen era rimasto immobile al centro della porta seguendo la traiettoria a fil di palo. Al minuto 8 traballa di nuovo la difesa della Roma: stavolta Modric premia l’inserimento di Isco che si fa neutralizzare il diagonale dalla mano di richiamo di Olsen. Giallorossi in chiaro affanno, soprattutto sugli esterni perche’ Marcelo e Carvajal – i due terzini – macinano chilometri diventando delle armi in fase di possesso palla. Passano i minuti e la Roma inizia a prendere le misure.
Zaniolo, infatti, ha personalita’ da vendere nonostante la carta d’identita’, De Rossi non si risparmia e usa spesso l’opzione scivolata, bene anche Under. Il primo pericolo per la porta di Navas e’ firmato proprio dal turco che ci prova dalla distanza senza trovare il bersaglio grosso. Il Real controlla il pallino del gioco, Dzeko e compagni puntano sul contropiede un po’ a vuoto. Tanti i tiri da fuori dei padroni di casa, da segnalare quello di Bale a giro al 26′ che non va a bersaglio. Nel finale del primo tempo il protagonista e’ Olsen, bravo a dire di no al colpo di testa di Ramos e al tiro velenoso di Isco. Ma il portiere non puo’ nulla al 45′, sulla punizione dal limite di Isco che scavalca la barriera e che si va a spegnere nell’angolino basso.
Un’esecuzione che non fa rimpiangere la cessione di Cristiano Ronaldo. Il Real, dunque, mette la freccia dopo la magia dell’asso spagnolo: 1-0. Botta e risposta a inizio ripresa: Under, lanciato in velocita’ da Dzeko, scalda i guanti a Navas con un una conclusione potente ma centrale, poi Bale fa tremare la traversa da posizione da ravvicinata. Insomma, la Roma barcolla ma non resta in piedi come puo’. Al 55′ Olsen mura il tentativo debole di Modric in scivolata. Altri scricchiolii. Navas anticipa Dzeko di un soffio, servito dalla sponda di Under. Al 59′ il gol della condanna: Modric lancia Bale che scappa via fulminando Olsen con un diagonale perfetto, 2-0.
Kolarov tenta subito di riaprire la partita ma Navas si salva in angolo disinnescando la bomba del terzino. Il Real gestisce da Real, non sbaglia un passaggio e va vicino al tris a ripetizione, finche’, in pieno recupero, Mariano non si inventa il 3-0 con una botta dal limite imparabile. Chapeau. Dall’altra parte la Roma non cambia l’atteggiamento difensivo nonostante gli inserimenti di Pellegrini, Perotti e Schick. Morale: niente gol, incertezze evidenti e un girone di Champions che parte in salita.
(ITALPRESS).










