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RONALDO ROSSO MA JUVE VINCE 2-0 A VALENCIA

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La Juventus ha battuto in Spagna il Valencia 2-0 in un match valido per la prima giornata del gruppo H di Champions League. I bianconeri di Massimiliano Allegri si sono imposti in inferiorita’ numerica sul Valencia per 2-0. La gara di stasera, pero’, verra’ ricordata soprattutto per la prima storica espulsione di Ronaldo in Champions League. Al 29′ del primo tempo l’arbitro Brych si e’ consultato con uno dei suoi assistenti di porta e ha rispedito anzitempo CR7 negli spogliatoi reo di una scorrettezza ai danni di Murillo. Nella prima frazione e’ stata comunque la Juventus ha prodursi nelle incursioni piu’ interessanti e prima Manduzkic all’11 con una girata al volo alta e poi Khedira cinque minuti dopo con una conclusione spedita sopra la traversa da ghiotta posizione hanno negato ai bianconeri il vantaggio. Vantaggio che e’ invece arrivato al 45′ con il rigore di Pjanic maturato per un calcio involontario di Parejo in a faccia a Cancelo dopo che il portoghese qualche attimo prima aveva colpito la traversa a botta sicura. Sei minuti prima del vantaggio juventino era stato invece Batshuayi a rendersi pericoloso saltando Chiellini in prossimita’ del lato destro dell’area piccola per poi concludere addosso a Szczesny. In avvio di ripresa il Valencia ha provato ad aumentare la spinta nel tentativo di trovare il pari, ma a “spezzare le gambe” alla squadra di Marcelino e’ stato un altro rigore realizzato da Pjanic stavolta per trattenuta di Murillo ai danni di Bonucci sugli sviluppi di un corner. Il Valencia ha faticato a riordinare le idee e l’unica conclusione degna di nota e’ stata al 20′ quella di Soler che di destro ha calciato dalla lunghissima distanza trovando la deviazione in corner di Szczesny. Nell’ultimo quarto d’ora i padroni di casa hanno provato ad accelerare ancora, con acuto di testa di Rodrigo deviato in corner al 35′ e soprattutto con il rigore di Parejo parato da Szczesny al 51′, negli ultimi istanti di gioco.
(ITALPRESS).

MALAGÒ “CIO CI DAREBBE 980 MILIONI PER I GIOCHI”

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“Il Cio ci darebbe 980 milioni di euro per le Olimpiadi del 2026: stiamo perdendo questa possibilità”. Lo ha dichiarato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, parlando della candidatura olimpica italiana per i Giochi Olimpici invernali del 2026 ai microfoni della trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital. “Il governo aveva proposto l’unico modo per far partire la candidatura, chiedendoci di valutare un progetto che unisse le tre città coinvolte (Cortina, Milano e Torino) e costasse meno – ha spiegato Malagò – Abbiamo provato a far restare tutti uniti e compatti, anche io avevo chiesto di non litigare adesso ricordando a tutti che non stiamo ottenendo le Olimpiadi, ma ci stiamo candidando per concorrere in una gara per un evento che avverrà tra otto anni, non subito. Con la possibilità anche di dare un lavoro ai nostri ragazzi. Tutta questa situazione è difficile da comprendere”. Il presidente del Coni ha ribadito di aver provato a convincere Chiara Appendino, sindaco di Torino, anche nella giornata di ieri.
“Abbiamo parlato nuovamente, i nostri rapporti sono più che buoni, auspicavo un ripensamento ma in questo momento la vedo complicata – ha spiegato Malagò -. Ieri l’ho invitata nuovamente a Roma per un confronto, ma lei resta sulle sue posizioni. Perché è successo tutto questo? Non è giusto che io risponda per il sindaco di Torino, chiedetelo a lei. I cinque stelle hanno problemi con i cinque cerchi? Non do giudizi politici, ma così sembra”.
“Se finalmente partiamo, possiamo vincere”, ha dichiarato il numero 1 dello sport italiano. “Oggi siamo a Bologna per una Giunta esecutiva, poi andremo a Rimini per le finali del Trofeo Coni. In Giunta parleremo di questa nuova ipotesi Lombardia-Veneto per il 2026: è tutto molto caldo, tutto avvenuto da poco – ha spiegato il numero uno dello sport italiano – Se il Coni sostiene questa nuova ipotesi? È nei suoi fini, nella mission istituzionale del Comitato c’è la promozione di un simile evento. Se non lo facciamo noi, chi lo fa? Ieri abbiamo avuto una riunione tecnica a Losanna: sono andati i rappresentanti di Milano e Cortina, vediamo gli sviluppi della situazione e come procede la costruzione di questo nuovo dossier”. Uno dei problemi da risolvere è il mancato appoggio del governo, che entro gennaio dovrebbe firmare le garanzie economiche.
“Non so se questo metta a rischio la candidatura, ma sicuramente complica tutto. Eravamo a pochi millimetri dal traguardo, ora è più complesso – ha osservato Malagò – Certo negli Stati Uniti il presidente Trump non ha dato garanzie per l’Olimpiade di LA, perché lì per esempio il governo è sostituito dai singoli Stati con il coinvolgimento di alcuni enti locali. Anche nel Canada è la stessa cosa, ma da noi questo non è mai accaduto e onestamente è uno scoglio in più. C’è tempo fino a gennaio, quando il governo avrebbe dovuto dare le garanzie. Se il Coni può fare la sua parte? Non abbiamo né la forza né il poter di sostituirci al governo, quindi lo devono fare gli enti locali e i privati. Non posso impegnarmi in cose che non dipendono da me”.
(ITALPRESS).

BELGIO RAGGIUNGE FRANCIA IN TESTA AL RANKING FIFA

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Il Belgio che aggancia la Francia in testa alla classifica e il piccolo passo in avanti dell’Italia che arresta la caduta e, anzi, conquista una posizione, portandosi al 20° posto del ranking Fifa. Queste le novità della classifica di settembre diramata dalla Federcalcio Internazionale. E’ la prima volta nella storia che due nazionali condividono il primato in classifica, merito del Belgio che ha raggiunto i campioni del mondo con 1729 punti. Alle spalle di “bleus” e “diavoli rossi”, il Brasile (1663), quindi Croazia (1634), Uruguay (1632), Inghilterra (1612), Portogallo (1606), Svizzera (1598) e Spagna (1597). L’altro cambio nella top ten riguarda la Danimarca (1581) che scivola al decimo posto perdendo una posizione, mentre tra le nazionali che hanno fatto registrare significativi progressi c’è l’Ucraina di Shevchenko, ora 29^ (+6). Guadagna tre piazze la Germania, ora 12esima, una soltanto l’Italia di Roberto Mancini reduce dal pareggio casalingo contro la Polonia e dalla sconfitta in casa del Portogallo. Gli azzurri ora sono al 20° posto, grazie al sorpasso sul Perù. La prossima classifica Fifa verrà pubblicata il 25 ottobre.
Questo il nuovo ranking:

 1. Belgio             1729 punti (+1)
 1. Francia            1726 punti (–)
 3. Brasile            1663 punti (–)
 4. Croazia            1634 punti (–)
 5. Uruguay            1632 punti (–)
 6. Inghilterra        1612 punti (–)
 7. Portogallo         1606 punti (–)
 8. Svizzera           1598 punti (–)
 9. Spagna             1597 punti (–)
10. Danimarca          1581 punti (-1)

20. ITALIA             1526 punti (+1)

(ITALPRESS).

MARQUEZ “EMOZIONE PER CURVA A ME DEDICATA”

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Marc Marquez arriva al Motorland di Aragon con 69 punti di vantaggio in campionato. Il campione del mondo della HRC Honda, poi avrà anche la soddisfazione di aver avuto intitolata una curva (la 19, ndr). “A Misano è stato un gran weekend per noi. Abbiamo concluso al secondo posto, prendendo 20 punti e lunedì abbiamo fatto anche un buon test” dice il leader della MotoGP. “Oggi è iniziato quello di Aragon con la sorpresa di una curva a me intitolata. Non mi aspettavo una cosa del genere  e sarà una bella sensazione per la prima volta passare su quella curva. Ma ora è il momento di concentrarmi su questa gara, un’altra di casa. E come al solito dobbiamo lavorare passo dopo passo per prepararci al meglio per la gara”. Con un buon risultato domenica, già il 7 ottobre, in Thailandia, Marquez potrebbe portare a casa un nuovo titolo iridato, ripetendo la stagione trionfale del 2014. “Rispetto ad allora ho ancora più esperienza. Al momento dobbiamo continuare su questa falsa riga, mantenere la tranquillità e anche lo stesso stile. Domenica sarebbe bello vincere, ma se non possibile, dobbiamo cercare di arrivare sul podio, perchè Ducati e Yamaha dopo i test fatti avranno un pò di vantaggio”.
Dopo la bella vittoria di Misano, Andrea Dovizioso proverà a ottenere il quarto risultato a podio di seguito. “La moto ci dà molta più fiducia. Abbiamo un’ottima velocità. A Silverstone avevamo una buona possibilità di lottare per la vittoria e il test effettuato qui è andato bene” racconta il forlivese della Ducati. “La Honda non c’era e dovremo aspettare domani per capire se le condizioni sono le stesse del test. Comunque il feeling è diverso rispetto all’anno scorso, abbiamo una carena diversa, anche l’assetto è diverso e la velocità è migliorata rispetto allo scorso anno. Certamente il consumo dei pneumatici condizionerà la gara. Domenica sembra che il meteo sarà buono e quindi abbiamo tutte le possibilità di sfruttare il buon momento” aggiunge il Dovi che non pensa, ovviamente, al titolo, ma ad arrivare davanti al compagno di squadra Jorge Lorenzo e a Valentino Rossi, al secondo posto.
“E’ sempre importante arrivare minimo secondo e noi siamo concentrati su questo – afferma -. Siamo in lotta con Jorge e Valentino e sarà molto dura e difficile. Non abbiamo mai mollato nel corso della stagione. A metà non ci sentivamo molto bene, ma abbiamo lavorato sui dettagli e questo è il motivo per cui ci troviamo in una situazione migliore rispetto all’inizio. Siamo veloci ma i nostri avversari sono molto forti e non dobbiamo mai accontertarci dei risultati e cercare di fare il massimo per quest’anno ma anche il prossimo”. Se la Ducati ha mostrato grandi progressi a Misano, lo stesso non si può dire per la Movistar Yamaha. “Non ero contento dopo Misano perchè la moto non ha dimostrato il nostro potenziale – dice Maverick Vinales -. Pensavo di poter fare meglio, perchè il venerdì e il sabato ogni volta che salivo in moto mi sentivo meglio. Per questo stiamo lavorando molto sodo e speriamo di poter mostrare il nostro potenziale anche la domenica”. Il pilota spagnolo punta a vincere almeno un Gran Premio prima della fine della stagione. “Per me la cosa più importante è vincere una gara per poi pensare al prossimo anno. Venerdì speriamo di risolvere i problemi avuti a MNisano per andare il meglio possibile in moto. Credo siamo vicini per lottare per la vittoria”.

SI ALZA SIPARIO SU 5^ TROFEO CONI KINDER+SPORT

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Un gioco di luci sul ponte di Tiberio, simbolo di Rimini. La quinta edizione del Trofeo Coni Kinder+Sport 2018 parte all’insegna della cultura, con uno spettacolo acquatico dedicato alla ninfa Calipso e della storia romana della città romagnola che eredita nel modo migliore il testimone di città ospitante dopo Caserta, Lignano Sabbiadoro, Cagliari e Senigallia. E nel parco XV Aprile sfilano festanti i circa 3200 atleti provenienti da 21 Regioni e Province autonome, con le rappresentanze delle comunità italiane di Canada e Svizzera in testa e l’Emilia Romagna in chiusura. In prima fila a salutare il lungo serpentone delle delegazioni che partecipano a questa sorta di olimpiade italiana under 14, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, la vice presidente Alessandra Sensini, il segretario generale Carlo Mornati, i membri della Giunta Nazionale ospitata oggi per la prima volta nella storia a Bologna e i tanti presidenti di Federazioni e Discipline associate, i presidenti dei Comitati Regionali, l’ad di Coni Servizi, Alberto Miglietta, il presidente del Comitato Regionale Umberto Suprani, l’ex membro Cio e dirigente internazionale Bruno Grandi e altre autorità.

 

“Complimenti, questo luogo è fantastico – ha detto Malagò -, sono felice. Brava Cecilia D’Angelo, responsabile del Territorio, che insieme a tutti i presidenti ha organizzato questa festa che sta oggettivamente crescendo anno dopo anno, i numeri sono esponenziali. C’è molto interesse per ospitare la prossima manifestazione, mentre all’inizio invece serviva coraggio. Oggi qui c’è tutto il Coni è una festa di tutto il sistema sportivo che ci invidiano nel mondo. Spero che i ragazzi si divertano. Un bel segnale è ci siano tante squadre miste. Questo è uno dei nostri fiori all’occhiello. Oggi qui con noi c’è Kinder+Sport che ci è sempre vicino nelle attività sociali e che ci dà fiducia. Qui si respira una sana aria sportiva”.
A fare gli onori di casa Andrea Gnassi, sindaco di Rimini che ospita gran parte dei 45 campi di gara delle discipline appartenenti a 45 Federazioni Sportive Nazionali e 10 Discipline Sportive Nazionali. “Viviamo tempi incerti e difficili, Rimini in questi anni si è messa in cammino e uno degli investimenti che abbiamo fatto è sul patrimonio che la nostra Italia ha. Le parole di questi giovani sono di entusiasmo e speranza. Vi auguriamo di vivere bene le vostre giornate riminesi di sport”.

Presenti lo spadista Davide Di Veroli, portabandiera azzurro ai prossimi Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires e la ciclista Sofia Collinelli, figlia d’arte di Andrea, oro olimpico nell’inseguimento individuale ad Atlanta ’96. Ma a Rimini c’erano anche altri dei giovani che tra due settimane rappresenteranno l’Italia in Argentina: da Gabriele Caulo (taekwondo) a Lay Giannini e Talisa Torretti (ginnastica). Presente inoltre il giovane Michelangelo Sampognaro (taekwondo). Dei ‘grandi’, invece, oltre al mattatore della serata Andrea Lucchetta, la campionessa di karate, Sara Cardin e l’ex ‘farfalla’ olimpica Elisa Santoni. Da domani il via alle gare, tra Rimini, Ravenna, Cesena e 10 comuni limitrofi, con i piccoli atleti che, interpretando lo slogan “Vivi il tuo sogno”, vivranno ogni istante di questa esperienza che alimenta in loro i valori più autentici dello sport.

ESORDIO VINCENTE LAZIO, BATTUTO APOLLON 2-1

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Esordio positivo per la Lazio di Simone Inzaghi che sconfigge l’Apollon Limassol nella gara inaugurale del girone H della Europa League 2018-19. Arrivano i primi tre punti per i biancocelesti che aprono il torneo europeo battendo la formazione cipriota per 2-1 di fronte al proprio pubblico. Partiti con i favori del pronostico, i ragazzi di Inzaghi giocano una partita altalenante mostrando lampi di grande calcio alternati a disattenzioni difensive che giovano al gioco di ripartenza degli ospiti. La prima chance arriva dopo pochi secondi: dialogo fra Milinkovic-Savic e Caicedo che porta Murgia alla conclusione dal limite dell’area ma Vale si fa trovare pronto deviando il pallone in calcio d’angolo. Pressing offensivo e Apollon in apnea con i ciprioti bucati al 14′ dall’inserimento di Caicedo che con la coda dell’occhio vede Luis Alberto a centro area: colpo di tacco dell’attaccante a servire lo spagnolo che solo davanti al portiere non può sbagliare firmando la prima rete dell’incontro. Quattro minuti più tardi è ancora una volta Caicedo a spaventare la difesa avversaria, galleggiando sulla linea del fuorigioco senza trovare però lo specchio della porta con un tiro potente sul secondo palo.

Con il passare dei minuti la Lazio abbassa i ritmi e lascia spazio a due ripartenze pericolose dell’Apollon, entrambe coordinate dal rapido Papoulis al quale, però, manca la lucidità in prossimità della porta di Proto. L’eccessiva sicurezza dei propri mezzi porta ad un calo di concentrazione per i biancocelesti nella seconda parte del primo tempo, giocatori prontamente richiamati da Inzaghi a una maggiore attenzione ai dettagli. Al rientro in campo per la seconda frazione il tecnico dei ciprioti Avgousti lancia in campo Carayol e Markovic bocciando Kyriakou e soprattutto il centravanti Maglica, fuori dai giochi durante i primi 45 minuti. Sostituzioni che giovano alla manovra in avvio con l’Apollon che chiude la Lazio nella propria metà campo sfruttando soprattutto la freschezza di Carayol, bravo nell’uno contro uno ma impreciso nel passaggio finale. Al 67′ primo vero brivido per i padroni di casa che su un calcio piazzato rischiano il pareggio con Papoulis che sfiora il secondo palo a Proto battuto. Una lunga sofferenza per gli uomini di Inzaghi che tirano un sospiro di sollievo solamente all’83’ quando Joao Pedro atterra Caicedo in piena area di rigore regalando il penalty ai biancocelesti. Di fronte a Vale si presenta Immobile che tira con grande potenza, centralmente, trovando il raddoppio.

L’Apollon non si dà per vinto e a 2 minuti dal 90′ sigla il gol del 2-1 grazie all’inserimento su palla inattiva di Zelaya. Ma il gol ai ciprioti non basta con la Lazio che si aggiudica i primi tre punti del girone al termine di un match di grande sofferenza e con un pizzico di rammarico per un’occasione incredibilmente cestinata nel finale da Lulic dopo aver saltato il portiere avversario.

MILAN OK IN LUSSEMBURGO, DECIDE UN GOL DI HIGUAIN

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Il Milan bagna con una vittoria striminzita il proprio esordio in Europa League, piegando con la rete di Higuain nella ripresa i lussemburghesi del Dudelange. Gattuso schiera le seconde linee, fatta eccezione per Romagnoli e il Pipita, unici tra i titolari di Cagliari partire dall’inizio. Nonostante la generosità dei padroni di casa è il Milan a farsi pericoloso per primo con una sassata del suo numero 9 che si spegne di poco a lato. Su cross di Laxalt si tuffa poi di testa Castillejo, la sua conclusione sembra a botta sicura, ma sulla linea salva El Hriti. Lo spagnolo ci prova da fuori area anche alla mezz’ora ma non inquadra la porta. Il Milan domina in ogni settore del campo, ma non è in grado di superare con lucidità le barricate fatte dai lussemburghesi. Mauri prova a mettersi in proprio con una percussione centrale, ma tiene troppo palla ed in area viene contrastato. Al 35’ Stolz impaurisce il Milan con una discesa sulla sinistra che si conclude con un bel tiro che finisce non distante dalla traversa rossonera. Risponde Caldara con un bellissimo terzo tempo sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma il suo colpo di testa non è preciso. Il primo tempo si chiude così sullo 0-0. Gattuso non è contento dei suoi e negli spogliatoi si fa sentire, così il Milan si ripresenta in campo con più determinazione. Higuain ha subito sul piattone la palla del vantaggio, ma Frising si supera con una gran parata. Sono solo le prove del gol dell’1-0, con il Pipita che sfrutta l’assist di Castillejo e tira dal limite a botta sicura, aiutato anche dalla deviazione di Prompeh. Ora il Milan gioca con meno pressione e sfiora nuovamente la rete con Borini, che prima colpisce l’esterno della rete e poi su apertura di Castillejo un clamoroso palo. Nel finale Higuain in area esalta ancora Frising, prima che l’arbitro fischi la fine di una gara per nulla scontata come si pensava alla vigilia.

TOTTI SVELA “SPALLETTI SPINSE PER IL MIO RITIRO”

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“Ancora non mi annoio. Le giornate sono quasi come quelle da calciatore. Mi sveglio, porto i figli a scuola, poi vado a Trigoria, sto col mister, la squadra, seguo tutti gli allenamenti. Dopo pranzo torno e mi dedico ai ragazzi”. A parlare, in un’intervista al ‘Venerdì’ di ‘La Repubblica’, è Francesco Totti, l’ex capitano della Roma, quasi 42enne, passato dietro a una scrivania dopo una carriera da sogno, e tutto con la maglia della sua città. “Perché non hai chiuso giocando in Asia o America? Perché avrei rovinato 25 anni di carriera – spiega orgoglioso il campione del mondo – Ho sempre detto che avrei indossato un’unica maglia, sono uno di parola. Il Milan era pronto a versare 300 milioni per me quando avevo 12 anni? In quel caso il no fu della mia famiglia, soprattutto di mia madre. È vecchia maniera: apprensiva, possessiva. Papà lavorava fino a tardi. Era sempre lei a starmi dietro. Mi voleva tutto per sé”. Tante le perle della sua lunga carriera ma anche qualche macchia, come il calcione rifilato a Balotelli: “Arrivò dopo un crescendo. Erano anni che provocava, insultava me e i romani. Un continuo, poi la cosa è esplosa. Fu un fallo orrendo, proprio per fargli male. Ma dopo, stranamente, i giocatori dell’Inter non mi assalirono. Mentre uscivo dal campo per l’espulsione Maicon mi diede addirittura il cinque. La sensazione era che anche tra i suoi compagni Balotelli creasse qualche irritazione”. C’è chi  dice che era sempre pronto a sbarrare la strada all’acquisto di campioni che potessero, in qualche modo, fargli ombra: “Discorsi da bar. Se i campioni non arrivavano era per limiti di budget, mica per scelta mia. Ho sempre voluto vincere e non veder vincere”. Un’altra vuole che la notte del 3-0 al Barcellona non ha esultato perché rosicava di non essere più in campo: “Qualsiasi cosa faccia c’è sempre qualche critica. Io so cosa provo e non ho niente da dimostrare. E’ vero, al primo gol non ho esultato, ma perché non avevamo ancora portato a casa la partita. Al secondo mi sono alzato in piedi ed al terzo ho preso in braccio mio figlio Cristian. Quelli che criticano non mi hanno visto?”. Con Capello, con cui ha vinto lo scudetto, ci sono stati alti e bassi: “Quando parli con Capello hai sempre torto. Sa tanto, ma l’ultima parola deve essere sempre la sua. Se passa un piccione e lui dice che è un gabbiano, ti dimostrerà che è un gabbiano. E’ cocciuto, perfezionista. Un maniaco”. Ricordato che da bambino incollava al contrario le figurine dei calciatori della Lazio e che tutte le tifoserie, compresa quella biancoceleste, ora lo rispettano, Totti torna a parlare di uno dei grandi fautori del suo abbandono, Luciano Spalletti: “E’ quello che ha spinto di più. Con la società erano una cosa sola”. Ora il suo lavoro è di mediare tra il tecnico, l’ex compagno di squadra Di Francesco, e il gruppo: “I giocatori sono bestie, sono bastardi, ma mi portano rispetto. Io ero come loro, li conosco  bene, conosco il loro linguaggio segreto fatto d’occhiate, mezze parole. Cerco di rendermi utile. Nello spogliatoio ora si parla quasi solo inglese. Se non lo sai non capisci niente. E si fa meno gruppo. In ritiro, rientrato dal campo, ognuno si isola in camera sua col telefonino – conclude Totti – a navigare o mandare messaggi”.
(ITALPRESS).