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LA ROMA FA SUO IL DERBY, LAZIO SCONFITTA 3-1

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La Roma vince il derby e scaccia la crisi. La squadra di Eusebio Di Francesco batte 3-1 con merito la Lazio in una partita ben giocata dopo venti minuti di sofferenza. Il grande protagonista del pomeriggio giallorosso è Lorenzo Pellegrini, inizialmente in panchina: il giovane centrocampista della nazionale italiana entra al 35’ per sostituire l’infortunato Javier Pastore e spacca la gara con un gol, un assist e la punizione procurata dalla quale nasce il 2-1 firmato Kolarov. Sotto il sole estivo dell’Olimpico, con quasi trenta gradi sul termometro, la Lazio parte meglio. La squadra di Simone Inzaghi controlla il possesso palla e attacca prevalentemente a sinistra, dove Lulic è molto attivo. Proprio dai piedi del bosniaco arriva la prima occasione del match al 12’: il cross è preciso, ma Luis Alberto è lento nel calciare. Tra il 18’ e il 21’ i biancocelesti collezionano calci d’angolo e costruiscono ben quattro opportunità: Marusic e Caceres non inquadrano la porta, De Rossi è bravo a deviare con la schiena il destro a botta sicura di Immobile, mentre Luis Alberto è ancora una volta lento in area, sprecando l’opportunità più grande a pochi centimetri dalla linea di porta avversaria. Da qui in avanti, però, la partita cambia, la Roma si sveglia e mette alle corde la disattenta difesa di Simone Inzaghi. Nel giro di dieci minuti i giallorossi collezionano ben quattro occasioni clamorose: Dzeko e Pastore si presentano soli davanti a Strakosha, ma si fanno ipnotizzare dal portiere avversario, mentre Florenzi si fa rimontare dalla disperata scivolata di Luiz Felipe. Nel mezzo Immobile prova a scuotere i suoi con una rapida girata deviata da Olsen in angolo, ma al 31’ è ancora la Roma a sfiorare il vantaggio: il cross di Florenzi è perfetto, El Shaarawy manca la deviazione da distanza ravvicinata con Strakosha ormai fuori gioco. Nel quarto d’ora finale del primo tempo i ritmi si abbassano anche per il caldo, ma al 36’ l’infortunio muscolare di Pastore al polpaccio dà la svolta al match. Al posto dell’argentino entra Lorenzo Pellegrini, autore del gol del vantaggio giallorosso al 45’: la Lazio si fa trovare impreparata su un lancio lungo di Manolas, la sponda di Dzeko è interessante, la palla carambola sui piedi del giovane nazionale azzurro che di tacco ruba il tempo a tutti e mette dentro. Roma meritatamente in vantaggio all’intervallo, anche perché nel recupero del primo tempo Immobile si trasforma in Luis Alberto e manca una buona opportunità.

Nella ripresa la gara è accesa. La Lazio alza il baricentro alla ricerca del pareggio ma lascia molti spazi alle ripartenze della Roma, che nei primi dieci minuti fallisce tre opportunità in contropiede sbagliando sempre l’ultimo passaggio. Inzaghi intuisce le difficoltà della propria squadra e cambia qualcosa dal punto di vista tattico: dentro Badelj e Correa al posto di Parolo e Luis Alberto, Milinkovic sale sulla trequarti per passare al 3-4-2-1. Proprio il giovane serbo e Immobile ci provano dalla distanza senza impensierire Strakosha, dall’altra parte Dzeko non è preciso col destro. Il pareggio della Lazio arriva al minuto 67 ma è del tutto casuale: Fazio sbaglia lo stop e permette a Immobile di scappare da solo verso la porta, il diagonale dell’attaccante campano è imprendibile per Olsen. La gioia biancoceleste dura però appena quattro minuti: Lorenzo Pellegrini si procura un fallo al limite dell’area e Kolarov sorprende il disattento Strakosha sul suo palo. L’Olimpico esplode e anche il serbo esulta sotto alla tribuna Monte Mario nonostante i trascorsi biancocelesti. La reazione della Lazio è inesistente, l’unico tentativo è un destro non irresistibile dalla distanza di Milinkovic-Savic sul quale Olsen rischia il pasticcio. E allora al minuto 86 la Roma cala il tris con Fazio, che riscatta parzialmente l’incredibile errore difensivo anticipando tutta la difesa avversaria e segnando di testa sulla punizione del solito Lorenzo Pellegrini, vero protagonista della giornata. La Roma vince e sale a quota 11 punti in classifica, la Lazio resta a 12.

LA JUVE RIBALTA IL NAPOLI E ALLUNGA IN CLASSIFICA

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La Juventus ha sconfitto il Napoli per 3-1 nella settima giornata di campionato portando a sei i punti di vantaggio su quella che è considerata la più pericolosa rivale per lo scudetto. In un primo tempo che ha visto gli ospiti partire con una marcia in più, gli uomini di Ancelotti si sono riversati prepotentemente nella metà campo bianconera e dopo aver colpito un palo al 6′ con una conclusione da fuori di Zielinski hanno trovato il vantaggio al 10′ su pasticcio della Juventus: sul tocco sbagliato di Bonucci la palla è finita ad Allan che ha imbucato per Callejon il quale non ha dovuto far altro che mettere in mezzo per Mertens chiamato solo a spingere il pallone in rete. La risposta della Juventus non si è fatta attendere e dopo una conclusione di Ronaldo bloccata a terra da Ospina è stato lo stesso CR7 al 26′ a confezionare il gol del pari: il portoghese ha superato con una finta Hysaj e dalla sinistra ha pennellato in mezzo un traversone che Mandzukic di testa non ha dovuto far altro che depositare in rete.

Ancora Ronaldo protagonista tre minuti più tardi con una conclusione su punizione da sinistra che Ospina ha respinto e sulla quale si è creata una mischia risolta da Hamsik con il salvataggio in angolo. L’ex Real Madrid ci ha messo lo zampino anche sul secondo gol della Juventus perché dopo 4 minuti dall’intervallo una sua conclusione da dalla distanza terminata sul palo alla destra del portiere è stata facile preda di Mandzukic che non ha dovuto far altro che spingere in rete. Al 13′ Napoli in dieci per l’espulsione di Mario Rui già ammonito, reo di un fallo dubbio su Dybala, e al 27′ grande parata di Szczesny bravo a negare il pari a Callejon. Gol sbagliato-gol subito è la più classica delle regole non scritte del calcio e a 14 minuti dalla fine è stato Bonucci a trovare gloria personale sugli sviluppi di un corner che ha visto ancora Ronaldo protagonista con un tocco di testa smarcante per il difensore che, indisturbato, ha messo in rete chiudendo di fatto la gara.

LAUTARO-POLITANO IN GOL, INTER BATTE ANCHE CAGLIARI

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L’Inter piazza la terza vittoria consecutiva in campionato e prosegue la sua risalita. Nell’anticipo della settima giornata di Serie A i nerazzurri piegano a San Siro il Cagliari per 2-0 centrando due importanti obiettivi: i tre punti per agguantare momentaneamente il Sassuolo al terzo posto e il riposo di molti titolari in vista della Champions, con un imponente turnover caratterizzato da ben sei cambi rispetto alla formazione anti-Fiorentina. Bastano dodici minuti per dar ragione alla scelta di Spalletti di concedere una maglia da titolare a Lautaro a discapito del capitano Icardi. Il Cagliari si difende raccogliendosi negli ultimi trenta metri, l’Inter prova a scardinare la retroguardia sarda sfruttando il campo in ampiezza e affidandosi ai cross dalle fasce: la rete dell’1-0 nasce infatti dal bel suggerimento di Dalbert dalla sinistra, con Lautaro che svetta in mezzo ai due centrali e beffa Cragno, che non riesce a respingere fuori dallo specchio della porta. L’argentino bagna dunque con un gol il suo esordio da titolare al Meazza e mette in discesa la partita dei nerazzurri. Dopo l’inevitabile contraccolpo psicologico, gli ospiti provano ad uscire dal guscio tentando di mettere in difficoltà De Vrij e Miranda con le imbucate verso Pavoletti.

Per Handanovic, però, eccezion fatta per un contrasto con la punta del Cagliari e una palla quasi regalata a Ionita per troppa superficialità con i piedi, non c’è alcun pericolo. Davanti Lautaro continua a far girare la testa alla difesa sarda e al 35’ veste i panni dell’assist-man mettendo in mezzo una gran palla che viene lisciata da Candreva. Poco dopo arriva l’unica occasione della frazione per Sau che ci prova da posizione defilata sull’illuminante lancio di Barella ma senza trovare la porta. Il primo tempo termina dunque sull’1-0 e nella ripresa, dopo un quarto d’ora a ritmi blandi, Maran decide di scoprirsi inserendo Joao Pedro al posto di Bradaric: il brasiliano si presenta mettendo a sedere Borja Valero e mandando altissimo sulla porta di Handanovic, ma è l’Inter ad avere la chance per chiudere virtualmente i conti con una splendida palla di Nainggolan per Candreva, con l’esterno nerazzurro che al 62’ spreca tutto sparando su un attentissimo Cragno. La partita resta in bilico nel punteggio, ancora l’estremo difensore del Cagliari mette in corner sull’insidioso mancino di Politano e Spalletti gioca anche la carta Perisic dopo Brozovic.

Al 72’ San Siro viene gelato dalla rete di Dessena sugli sviluppi di un corner, ma il gol viene annullato con l’ausilio del Var: evidente il tocco col braccio del centrocampista che esplode di rabbia contro Massa e rischia anche il rosso. Nel finale Spalletti deve tenere a bada più che altro la stanchezza dei suoi: l’ultimo cambio muta più volte, Keita si toglie la tuta ma ad entrare è Vecino per alcuni problemi fisici di Borja Valero. Il tanto agognato raddoppio per i nerazzurri arriva poi al 90’ con una perla di Politano: l’ormai immancabile appuntamento con la rete nel finale per l’Inter è una magia del mancino ex Sassuolo, che riceve da Brozovic su corner e trafigge Cragno con una conclusione che bacia il palo più lontano e si insacca. Dopo quattro minuti di recupero cala così il sipario a Milano: l’Inter vince ancora e risale ulteriormente la china, il Cagliari resta fermo a quota 6 punti.

MONDIALI VOLLEY, AZZURRE OK ANCHE COL CANADA

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Dopo il debutto vincente con la Bulgaria secondo successo consecutivo per la nazionale italiana femminile nel Campionato del Mondo 2018, in corso di svolgimento in Giappone. Le azzurre di Davide Mazzanti hanno regolato con un netto 3-0 (25-15, 25-15, 25-18) il Canada, salendo a quota 6 punti nel girone B. Contro la squadra guidata da Marcello Abbondanza, l’Italia ha mostrato un gioco ancora più brillante rispetto al match d’esordio con la Bulgaria. Sin dall’inizio della gara Malinov e compagne sono partite forte, tenendo un ritmo alto che non ha mai permesso alle canadesi di restare a contatto.
Il monologo azzurro è durato per due set, poi nel terzo il Canada ha mostrato più resistenza, ma l’Italia ha chiuso velocemente il discorso confermandosi in testa alla pool B.
Elena Pietrini (a referto come secondo libero) è stata tenuta a riposo in via precauzionale, a causa di un risentimento muscolare addominale.

Domani è in programma l’unica giornata di riposo della prima fase, le ragazze di Mazzanti torneranno in campo martedì 2 ottobre per affrontare Cuba (ore 6.40, con diretta tv su RaiDue).
Contro il Canada la migliore marcatrice è stata Paola Egonu (18 punti), davanti a Lucia Bosetti 14 (punti). Bene l’Italia a muro: 7 i totali (4 di Danesi), mentre le avversarie ne hanno messo a segno solo uno.

 “Abbiamo fatto una buona partita, in attacco e contrattacco ho visto cose molto positive. Possiamo crescere in battuta, ma nel complesso sono soddisfatto e le ragazze oggi mi sono piaciute tanto soprattutto nelle situazioni di palla ‘sporca’, quando con grande abilita’ hanno ottenuto spesso il punto – afferma il ct azzurro Davide Mazzanti – Domani dovremo gestire bene il giorno di riposo, pensando anche a quello che ci aspetta. Sara’ importante ricaricare le energie, perche’ sappiamo bene che ci giocheremo nelle ultime due partite del girone (Turchia e Cina) una parte importante delle nostre chances per di qualificarci alla terza fase. Conosciamo la posta in palio e siamo pronti ad affrontare queste sfide nel migliore dei modi”.

 

TISCI “PROGETTO RETE CONTRIBUTO SOCIALE”

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“Il Progetto Rete è uno dei migliori portati avanti dalla Figc, da sempre molto sensibile alle tematiche su razzismo e inclusione sociale”. Così il presidente del Settore giovanile e scolastico della Figc Vito Tisci, in un’intervista all’Italpress, ha confermato l’impegno della Federazione nelle attività legate al tema dell’integrazione. Per il quinto anno consecutivo, attraverso il Settore Giovanile e Scolastico e il Ministero dell’Interno, andrà in scena il “Progetto Rete!”, l’iniziativa promossa con il top sponsor Eni rivolta ai ragazzi ospitati nei Progetti SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) presenti in tutto il territorio nazionale. “A Palermo presentiamo la 5a edizione di progetto nato nel 2015 e cresciuto di anno in anno” ha detto Tisci. “Lo scorso anno ha coinvolto 400 ragazzi minori stranieri che alloggiano presso i 30 Sprar e si è svolto in 11 regioni, dal momento che c’è una fase regionale e poi quella finale. E’ un progetto che mira a regalare un sorriso a questi ragazzi, attraverso il calcio come strumento di inclusione sociale e promozione di corretti comportamenti. E’ un progetto che vuole dare un pò di felicità, vuole contrastare la disperazione, il disagio e la solitudine di ragazzi meno fortunati” ha proseguito Tisci.


“La Figc è da sempre vicina al sociale, noi come Settore giovanile E scolastico portiamo avanti due progetti e diamo così il nostro contributo nel campo del sociale” le parole del dirigente pugliese. La stessa Figc sarà chiamata a breve (22 ottobre, ndr) ad eleggere un nuovo Presidente, dopo alcuni mesi di crisi politica che ha portato al commissariamento. “Sono  presidente di un settore al servizio da 70 anni della Figc, delle Leghe, delle componenti per promuovere e sviluppare le politiche giovanili, il calcio nelle scuole, quindi non faccio politica. C’è già un candidato e vedremo cosa accadrà fino al 22 ottobre, mi auguro che la Figc possa avere al più presto una governance per poter programmare e fare quelle riforme che tutti ci aspettiamo”.
(ITALPRESS).

TORNEO CHENGDU, FOGNINI BATTUTO IN FINALE

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Bernard Tomic ha vinto il  “Chengdu Open”, torneo Atp 250 dotato di un montepremi pari a 1.070.040 dollari, in corso sul cemento di Chengdu, in Cina. Battuto dunque in finale il numero uno azzurro Fabio Fognini, al termine di un match quanto mai combattuto. Il punteggio è stato 6-1 3-6 7-6 (9-7). Nel tie-break decisivoo il tennista ligure (13 del mondo) ha sciupato quattro match point, prima di cedere sotto i colpi dell’australiano (123 del ranking Atp).

Fognini, alla 18esima finale in carriera (8 i titoli conquistati), non è riuscito a calare il poker vincente in questa stagione, dopo i trionfi a San Paolo (battendo Jarry), Bastad (superando Gasquet) e Los Cabos (stoppando Del Potro). Sono 40 gli incontri vinti quest’anno da Fognini (il suo record – 42 – risale al 2013).
Tomic, invece, alla sesta finale in carriera nel circuito maggiore, ha messo in bacheca il quarto trofeo, a distanza di oltre tre anni dall’ultimo conquistato a Bogotà. Un successo che gli consentirà un bel balzo in classifica mondiale, proiettandolo al numero 76.

(ITALPRESS).

HAMILTON TRIONFA ANCHE IN RUSSIA

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La Mercedes prende il volo a Sochi, domina il Gran Premio di Russia e festeggia un’altra importante doppietta, forse decisiva, nel Mondiale 2018 di Formula 1. Lewis Hamilton vince davanti a Valtteri Bottas senza esultare, come suo solito, consapevole di esser salito sul gradino più alto del podio grazie a una pura strategia coordinata dal team a discapito del compagno di squadra. Una doppietta controllata e conquistata con relativa tranquillità tenendo a bada la voglia di rimonta della Ferrari, probabilmente giunta al capitolo finale del sogno iridato. Sebastian Vettel è terzo al traguardo e il gap in classifica passa da -40 a -50 con altri dieci punti incassati dal rivale britannico in un finale di stagione sempre più amaro per la Rossa di Maranello. Lo strapotere della scuderia tedesca lo si era intravisto a inizio weekend con gli ottimi tempi registrati nelle prove libere dalle due Mercedes: lavoro perfettamente completato nel momento clou con la qualifica che ha garantito la prima fila con Bottas in pole e Hamilton al suo fianco.

Alla partenza il finlandese stacca perfettamente la frizione mentre Hamilton viene affiancato da Vettel con il tedesco che prova il sorpasso all’esterno salvo poi dover rallentare nella staccata di curva 1. Passano i giri e arriva la “girandola” dei pit-stop con Bottas che si ferma al 13° giro, poi Vettel al 14° tenta l’under-cut a segno su Hamilton che nel giro successivo esce dai box alle spalle del tedesco. Ma il campione del mondo in carica non si dà per vinto e al 16° giro supera la Ferrari trovando una fantastica traiettoria interna senza possibilità di risposta da parte di Vettel. Dal muretto box Mercedes notano del degrado sulle gomme di Hamilton e al 25° giro chiedono a Bottas di lasciar passare il compagno di squadra per proteggerlo da un eventuale attacco da parte del rivale. “L’ordine di scuderia? Non me l’aspettavo perché avevamo tutto sotto controllo – ha dichiarato Bottas nel post gara – Difficile da digerire ma capisco il punto di vista della squadra”.

Hamilton passa e segue Verstappen, rimasto in pista fino al 43° giro dopo un ottimo long run sulle gomme soft montate in partenza. Nessun momento di difficoltà da parte del pilota della Mercedes che gestisce il passo per poi andare a conquistare la vittoria numero 70 in carriera, con un pizzico di rammarico per il mancato successo del compagno di squadra: “Con Bottas ho parlato appena scesi dalla macchina e l’ho abbracciato – ha dichiarato Hamilton – Difficile da digerire una decisione del genere, ma negli sport di squadra talvolta funziona così”. Il grande rammarico è in casa Ferrari con Vettel che, chiamato alla vittoria a Sochi, lascia invece la Russia con 50 punti di distacco dalla vetta del campionato: “Abbiamo fatto il massimo cercando di spingere fin dall’inizio – ha sottolineato Vettel – Ci ho provato e sono contento per il podio ma questo terzo posto non è il risultato che volevo”. Una netta prova di forza da parte della Mercedes che sotterra ancor di più i sogni della Ferrari a cinque gare dalla fine. Il Gran Premio del Giappone potrebbe rappresentare l’ultimissima chiamata per Vettel e la Rossa, ormai arrivati al calcolo matematico per poter tenere ancora aperte le speranze di rimonta nel Mondiale. Riuscirà la Ferrari a sferrare un ultimo colpo importante a Suzuka il 7 ottobre?

 

LO SPAGNOLO VALVERDE IRIDATO A 38 ANNI

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Alejandro Valverde ha vinto oggi, a Innsbruck, in Austria, la prova in linea dei Mondiali di ciclismo. L’esperto spagnolo si è imposto in volata davanti al francese Romain Bardet (secondo), al canadese Michael Woods (terzo) e all’olandese Tom Dumoulin (quarto). In quinta piazza, a circa 13″ dai quattro battistrada, il migliore degli azzurri, ovvero il trentino Gianni Moscon.
Per il 38enne iberico si tratta di un successo prestigioso, inseguito da ben 17 stagioni (e’ professionista dal 2002), a coronamento di una grande carriera. Prima di oggi, Valverde era salito sul podio iridato ben sei volte (in due occasioni secondo, in quattro terzo) ma non aveva mai ottenuto la maglia di campione del mondo. Anche in tutti e tre i grandi giri e’ andato a podio, con una vittoria nella generale della Vuelta a Espana del 2009. Detronizzato dunque Peter Sagan, vincitore delle ultime tre prove in linea iridate consecutive.
Ben 14 gli anni di distanza fra il neo campione del mondo e il trentino Moscon, che ha dimostrato di poter stare con i migliori, soprattutto in chiave futura. Dopo circa 235 chilometri dei 258 complessivi si è staccato dai migliori, invece, il siciliano Vincenzo Nibali, generoso e volenteroso ma costretto a “piegarsi” al termine di un’annata decismente sfortunata.
In festa invece Valverde, incoronato dopo il traguardo dal campione uscente Sagan. “Finalmente ce l’ho fatta. Il mio pubblico mi acclama, non ci posso credere: e’ qualcosa di incredibile. La squadra e’ stata perfetta. Sono arrivato allo sprint convinto: ho attaccato da lontano ed e’ andata bene. E’ la piu’ bella vittoria della mia carriera”, ha detto il ciclista murciano.
“Sapevo che non dovevo sbagliare e che dovevo rimanere con i migliori, per poi provare il tutto per tutto nel finale: ripeto, e’ stato incredibile”, ha aggiunto lo spagnolo.
Non raggiante ma consapevole di aver fatto il massimo e di poter lottare per il podio mondiale nelle prossime stagioni Gianni Moscon. “Abbiamo corso, io e tutta la Nazionale, col cuore e abbiamo dato tutto il possibile. In cima, a pochi chilometri dall’arrivo, sono entrato nella fuga buona e ho provato a tenere: ho cercato di gestirmi ma ho pagato gli sforzi fatti sulla salita finale. Poi ho provato soltanto ad arrivare al traguardo in buona posizione. Dopo 6 ore e 40 di corsa e’ difficile avere buone sensazioni, comunque ci ho provato: complimenti a Valverde. Io e l’Italia, ripeto, le abbiamo provate tutte”, ha spiegato l’azzurro.
(ITALPRESS).