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POLE HAMILTON A SUZUKA, MALE FERRARI: VETTEL È 8^

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Il rischio non paga e mentre la Ferrari naufraga nella pioggia di Suzuka, Lewis Hamilton si prende la pole numero 80 della carriera e fa un altro decisivo passo verso il quinto titolo iridato. Le qualifiche del Gran Premio del Giappone si decidono tutte nei primi minuti dell’ultima manche quando, nel box della Rossa, si decide di fare all-in: con la pioggia all’orizzonte, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen sono i primi a scendere in pista con la gomma intermedia ma bastano pochi metri per capire che la scelta è sbagliata. I due piloti rientrano in fretta e furia per montare la slick mentre gli altri, già con le gomme da asciutto, vanno a caccia del giro veloce. E quando Vettel e Raikkonen rientrano è ormai tardi. Il finlandese riesce comunque ad acciuffare il quarto tempo, peggio va al tedesco che chiude solo nono anche se la successiva penalizzazione inflitta a Ocon (3 posizioni sulla griglia per non aver rallentato a sufficienza in regime di bandiera rossa durante le ultime libere) gli consente di risalire fino alla quarta fila. “È stata una decisione sbagliata ma condivisa, potevamo fare un’altra scelta ma è andata così – il commento amareggiato di Vettel – Pensavamo che piovesse di più e invece non è stato così. Se fosse arrivata la pioggia 5 minuti prima saremmo stati degli eroi e la nostra idea sarebbe stata definita geniale e invece ora sembriamo degli idioti ma sono cose che succedono”. Muso lungo anche per Raikkonen (“il tempismo non è stato dei migliori”) mentre è un fiume in piena Maurizio Arrivabene, che non fa nomi ma è furioso: “è stato fatto un errore grave e per una squadra come questa è inaccettabile. Non è una questione di strategia ma di scelte. Non intervengo mai nelle scelte tecniche ma oggi ero piuttosto arrabbiato. A volte ci vuole un pochino meno di intelligenza e un tantino di più di esperienza e furbizia, è stata presa una decisione con coscienza, che è anche peggio. Errori in situazioni di bagnato li abbiamo già fatti, speriamo sia l’ultima volta”.

Dei pasticci in casa Ferrari ne approfitta al meglio la Mercedes: Hamilton, dopo aver dominato le libere, piazza il giro buono al primo tentativo e per l’ottava volta in stagione (quattro nelle ultime sei gare) partirà davanti a tutti, col fido scudiero Bottas a guardargli le spalle in prima fila. “E’ sempre difficile prendere le scelte giuste ma noi lo abbiamo sempre fatto a livello di team – esalta giustamente i suoi Hamilton – Bisogna rimanere intelligenti anche sotto pressione, per questo siamo rimasti i migliori al mondo”. Domani, col meteo che prevede sole, il pilota anglo-caraibico ha l’occasione perfetta per andare in fuga e chiudere virtualmente la questione titolo, considerando che ha già 50 punti di vantaggio su Vettel. Occhio anche alla strategia: la Mercedes partirà con la soft, mescola rossa (più morbida) per le due Rosse che magari potrebbero puntare alle due soste anzichè una nel cercare una disperata rimonta. Davanti alle Ferrari anche un brillante Max Verstappen, di nuovo sorridente dopo la giornata di ieri (“non ero così speranzoso di arrivare terzo in qualifica e ora abbiamo buone possibilità di raggiungere il podio”) mentre è di umore nero l’altro pilota Red Bull, Daniel Ricciardo: in quell’urlo di frustrazione appena attutito dal casco c’è tutto il sabato del pilota australiano, che non riesce nemmeno a girare nel Q2 per un calo di potenza: partirà 15esimo. Fra le sorprese di giornata un ritrovato Grosjean, che porta la Haas in terza fila davanti a un ottimo Brendon Hartley, al suo miglior piazzamento in griglia, e all’altra Toro Rosso di Gasly. Era riuscito a centrare l’ottavo tempo Ocon che però dovrà lasciare spazio, oltre che a Vettel, a Perez e Leclerc. Giornata nera per la Renault: Sainz si ferma nel Q2, Hulkenberg nella prima manche nonostante il mezzo miracolo dei meccanici che riescono a rimettere in pista la sua monoposto dopo il brutto incidente nelle terze libere. Fra i più positivi al venerdì, Marcus Ericsson compromette a inizio sessione la sua qualifica, andando a sbattere contro le barriere all’altezza della curva 7. Partirà ultimo, dietro le due McLaren di Alonso e Vandoorne, sempre più alla deriva.

MARQUEZ SI PRENDE POLE, BEFFATI ROSSI E DOVIZIOSO

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Marc Marquez passa indenne dal Purgatorio del Q1 e per appena 11 millesimi soffia la pole a un Valentino Rossi di nuovo competitivo, Andrea Dovizioso conquista un posto in prima fila mentre Jorge Lorenzo deve gettare la spugna e dà appuntamento a tutti per Motegi. Qualifica serrata al Chang International Circuit dove il Cabroncito si dimostra più forte degli incidenti di percorso e firma la 50esima pole della carriera nella classe regina (78 in totale). La giornata non era iniziata bene per il 25enne di Cervera, che nelle terze libere scivola alla curva 4 nel giro lanciato e non fa in tempo a conquistarsi un posto fra i migliori dieci. Per la seconda volta in stagione è così costretto a passare dal primo turno delle qualifiche dove però mostra subito di avere una marcia in più (quasi nove decimi rifilati a Rins, l’altro pilota ammesso al Q2) per poi confermarsi quando c’è da guadagnarsi la prima casella in griglia. “Essere alla 50esima pole è importante ma è ancora più importante averla conquistata qui”, tira quasi un sospiro di sollievo Marquez, che al suo fianco, come detto, avrà Rossi e Dovizioso. Più che il rammarico per una pole sfuggita di niente, il Dottore preferisce godersi una Yamaha finalmente su buoni livelli.

“Avrei firmato per essere qua, meglio del 18esimo posto di Aragon. Arriviamo da un periodo difficilissimo ma abbiamo fatto qualche modifica e siamo migliorati in accelerazione. Siamo come l’Inter, delle volte ti aspetti tanto e non va, altre parti negativo e invece è la partita buona. Per fortuna che oggi siamo come l’Inter degli ultimi tempi, giochiamo bene”. Rossi, che mancava dalla prima fila da Brno, sogna ora di ritrovare pure il podio sperando che il risultato di oggi sia solo l’inizio di un nuovo capitolo perchè “i prossimi 2 anni sono molto importanti e mi piacerebbe essere competitivo”. Il quarto posto del compagno di squadra Vinales fa comunque ben sperare ma bisognerà fare i conti anche con un Dovizioso brillante, non distante da Marquez (139 millesimi il suo ritardo). “E’ stata una qualifica molto buona, non è facile in queste piste corte fare il giro giusto ed è facile invece perdere posizioni. Si poteva fare meglio ma conta poco, siamo vicini e abbiamo la prima fila”, le parole del forlivese, che come tutti è preoccupato dall’alto consumo delle gomme, vera incognita nella gara di domani. Qualche scintilla con Iannone, sesto (“in pista ha bisogno della bussola, i tempi li fa dietro gli altri”) mentre la Ducati piazza in terza fila Danilo Petrucci.

Assente Jorge Lorenzo: gli ulteriori accertamenti a cui si è sottoposto dopo la caduta di ieri hanno evidenziato la micro frattura al radio distale destro e vari traumi anche al piede infortunato ad Aragon, da qui la decisione di evitare ulteriori rischi. “Non mi sentivo il polso sinistro a posto, ho fatto la radiografia e abbiamo scoperto la frattura – ha rivelato il maiorchino – Non ha senso correre, sono lontano dalla lotta di testa in classifica e ora devo recuperare in vista al Giappone dove arriverò non al massimo della forma”.
Parlano italiano le altre due classi. Pole di Baldassarri in Moto2, con Pecco Bagnaia che partirà sesto alle spalle del suo principale avversario nella corsa al titolo, Miguel Oliveira. Grande chance domani per Marco Bezzecchi: seconda pole stagionale per il quasi 20enne pilota riminese mentre Jorge Martin, che guida la classifica iridata con 13 punti di vantaggio, partirà addirittura dalla quinta fila.

JOAO PEDRO E PAVOLETTI, CAGLIARI-BOLOGNA 2-0

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Tanto nervosismo, qualche colpo proibito e non molte giocate apprezzabili soprattutto nella prima frazione di gioco, ma alla lunga è il Cagliari ad avere la meglio sul Bologna nel mettere le mani sui tre punti in palio, battendo gli emiliani per due reti a zero. Più incisivi i padroni di casa che con un attacco non certo in grande spolvero, visto gli appena quattro gol messi a segno nelle precedenti sette giornate di campionato, sono comunque riusciti a infilare un micidiale uno-due con una rete per tempo. In vantaggio dopo appena ventidue minuti di gioco, gli isolani hanno controllato la partita aspettando il momento giusto per colpire con la seconda rete. Aperte le danze con Joao Pedro, ma con grandi colpe della difesa bolognese, completamente immobile sul cross di Castro dalla sinistra, gli uomini di Maran hanno trovato il colpo del ko al 23′ della ripresa. Questa volta è toccato a Pavoletti concretizzare al meglio la pennellata di Castro che dalla destra, con un pregevole esterno destro, ha pescato in area l’attaccante livornese al quale non è rimasto che colpire di testa e mettere alle spalle dell’incolpevole Skorupski.
Tra un gol e l’altro, tanta confusione e poche azioni degne di nota anche se il Cagliari ci ha provato con un pizzico di convinzione in più. Il Bologna, invece, ha pagato per l’eccessivo nervosismo e per la poca incisività nei sedici metri avversari che hanno costretto Falcinelli e Santander a raccogliere solo le briciole del lavoro della squadra. Qualche palla sporca e poco più per i due attaccanti ospiti che non sono riusciti a inquadrare il bersaglio grosso. D’altra parte, gli isolani si sono mostrati più concreti e sfruttando un Castro in giornata di grazia, hanno messo alle corde l’avversario con una condotta senza particolari sbavature. Nella ripresa, il Bologna ha provato ad alzare il baricentro per mettere in crisi gli avversari, ma le conclusioni in porta sono state poche e su quelle arrivate nello specchio della porta, Cragno ha sempre fatto ottima guardia. Falcinelli e Nagy, rispettivamente al 4′ e al 14′, hanno trovato il modo di concludere, Cragno non si è fatto sorprendere, ma quantomeno hanno dato il segnale che la squadra di Inzaghi era ancora viva. Perlomeno fino a quanto Pavoletti non ha chiuso i giochi, regalando al Cagliari il primo successo alla Sardegna Arena e decretando la fine della serie positiva del Bologna che ora dovrà sfruttare al meglio la sosta per voltare pagina.
(ITALPRESS).

JUVENTUS INARRESTABILE, UDINESE BATTUTA PER 2-0

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In una gara valida per l’ottava giornata di andata di Serie A, la Juventus ha espugnato la Dacia Arena battendo l’Udinese per 2-0. Reti di Bentancur (33′) e Ronaldo (37′) nel primo tempo. In classifica i bianconeri, al decimo successo di fila tra campionato e Champions League, allungano in testa a quota 24, a +9 dal Napoli, che domani alle 18 sfiderà al San Paolo il Sassuolo; i friulani restano invece fermi a 8 punti. I campioni d’Italia dominano tutto il primo tempo, sbloccando il risultato solo dopo 33 minuti. Il contropiede è perfetto, Cancelo si smarca al limite dell’off-side e crossa al centro trovando l’incornata a botta sicura di Bentancur. Passano 5 minuti e gli ospiti raddoppiano: Mandzukic trasforma un pallone vagante in un assist per Ronaldo, che fa esplodere il suo sinistro battendo Scuffet per il suo quarto centro in campionato. Pochi secondi prima lo 0-2, miracolo di Scuffet su Mandzukic, che spara da due passi sulle mani dell’estremo friulano. I padroni di casa provano a scuotersi e si fanno pericolosi al 43′, spizzando il palo al 43′ con una gran botta da fuori di Barak. Buon avvio di ripresa dell’Udinese e Alex Sandro, al 5′, è provvidenziale nel salvare nei pressi della riga su Lasagna. Incursione personale al 10′ di Dybala che però spara in curva, al 17′ Barak ritenta la conclusione da fuori senza fortuna, al 22′ CR7 prova il sinistro trovando pronto Scuffet. Il quale, al 25′, è bravissimo nel mettere in angolo il sinistro sul primo palo di Bernardeschi. La Juve non smette di giocare e al 27′ è Mandzukic a farsi minaccioso in diagonale. Subito dopo prima parata di Szczesny su sberla dalla distanza di Pussetto, poi Scuffet strappa applausi deviando di piede su Ronaldo. Al 40′ Cancelo pareggia il conto dei legni con un tiro che Scuffet tocca quanto basta per finire sulla traversa. Il risultato non cambia più: la Juve è  inarrestabile, in Italia come in Europa, e l’Udinese, salvata più volte da Scuffet, esce con l’onore delle armi.
(ITALPRESS).

NZONZI E DZEKO LANCIANO LA ROMA, EMPOLI KO 0-2

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La Roma centra la terza vittoria consecutiva in campionato e si piazza, almeno per una notte, al terzo posto in classifica. Nell’anticipo dell’ottava giornata di Serie A la squadra capitolina supera per 2-0 l’Empoli che ha più di qualcosa da recriminare, soprattutto un calcio di rigore sbagliato da Caputo, in un secondo tempo giocato in maniera gagliarda. Gli uomini di Di Francesco cercano di dettare il ritmo sin dall’inizio e dopo quattro minuti Under scalda i guantoni di Terracciano con un gran sinistro dai trenta metri. L’Empoli tiene bene il campo nella prima fase di partita cercando di sfruttare la velocità di Caputo, spesso messo in fuorigioco da Manolas e Fazio. I giallorossi, che schierano anche il classe ’99 Luca Pellegrini all’esordio dal 1’ al posto dell’indisponibile Kolarov, faticano a trovare spazi sul pressing degli avversari: Dzeko dà la scossa con un paio di giocate di forza ma di fatto al 23’ toglie una possibile rete a Under, trovandosi sulla traiettoria del tiro al volo del turco dopo un rimpallo in area.
La Roma ha però dalla sua un’arma in più sui calci piazzati con un’invidiabile batteria di saltatori. E così al 36’, grazie all’ingenuo fallo di Bennacer a metà campo su Santon, Lorenzo Pellegrini pennella per il perfetto stacco di Nzonzi, imprendibile per Terracciano. Il match si incanala dunque sui binari favorevoli alla squadra di Di Francesco con l’Empoli costretto ad allungarsi inevitabilmente prestando il fianco alle ripartenze in campo aperto di El Shaarawy e compagni. I padroni di casa chiudono il primo tempo in attacco ma non riescono ad impensierire Olsen nonostante i tagli di un generosissimo Caputo e le conclusioni da fuori, mai nello specchio della porta. La ripresa parte su ritmi completamente diversi: nei primi cinque minuti si passa dal possibile raddoppio con Under, che sfiora il palo col mancino a giro, alla rete del pareggio dell’Empoli che viene cancellata dal legno colpito da una punizione magistrale di Bennacer.
Al 55’ i toscani hanno la grande occasione per tornare in partita: il direttore di gara punisce, dopo aver consultato il Var, il braccio largo di Under in area di rigore sul tocco di Pellegrini che provava a liberare. Sul dischetto si presenta Caputo ma il centravanti pugliese, a differenza di quanto fatto contro il Milan, calcia altissimo. La serata da incubo del numero 11 dell’Empoli prosegue suo malgrado: prima al 70’ si ritrova a tu per tu con Olsen sparando ancora una volta alto, poi al 74’ manda sull’esterno della rete da posizione invitante ma defilata. Di Francesco decide dunque di correre ai ripari equilibrando l’assetto tattico con gli inserimenti di Cristante e Juan Jesus per Lorenzo Pellegrini e Under. La Roma stringe i denti e all’85’ trova anche il raddoppio con Dzeko, che sfrutta un buco di Maietta e insacca segnando la seconda rete in campionato e chiudendo definitivamente i conti. Per Andreazzoli arriva l’ennesima beffa: il suo Empoli gioca bene ma è poco concreto e resta fermo al terzultimo posto con soli 5 punti.
(ITALPRESS).

HAMILTON VINCE DAVANTI A BOTTAS, VETTEL SOLO SESTO

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Lewis Hamilton mette sempre più le mani sul quinto titolo iridato in carriera dopo la vittoria del Gran Premio di Giappone. Manca sempre meno alla matematica certezza del trionfo nel Mondiale 2018 di Formula 1 per il pilota britannico che a Suzuka domina la gara grazie a una solida prestazione. Dopo aver conquistato la pole position nel sabato di qualifica, Hamilton trionfa senza problemi in gara davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas. Fine settimana beffardo per le Ferrari, superate anche dalle Red Bull al traguardo con Max Verstappen e Daniel Ricciardo che ringraziano gli errori individuali di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel. Quest’ultimo si rende autore di un altro “scivolone” stagionale, probabilmente decisivo per la lotta del campionato: per il tedesco weekend sotto le attese chiuso in sesta posizione. Eppure alla partenza il ferrarista, trovatosi in ottava posizione a causa di una deludente qualifica, rilascia la frizione in maniera ottimale superando immediatamente le due Toro Rosso di Gasly e Hartley.
Poi il sorpasso su Grosjean e infine quello sul compagno Raikkonen a causa di un contatto fra il finlandese e Verstappen (contatto che costa 5 secondi di penalità al pilota della Red Bull). Una partenza gestita invece alla perfezione da Hamilton che non dà spazio d’inserimento a Bottas chiudendo la traiettoria con grande anticipo per poi scappar via e imporre il proprio ritmo. Nel gruppo un contatto causa la foratura a una gomma della Haas di Magnussen e la direzione gara chiama la safety car in pista per rimuovere i detriti. Hamilton gestisce la restart con grande freddezza e la beffa per la Ferrari arriva al giro 8 quando Vettel cerca il sorpasso all’interno su Verstappen colpendo la “pancia” della Red Bull. Proprio come accaduto al GP d’Italia (in quell’occasione su Hamilton) è il ferrarista ad avere la peggio con un testacoda che compromette la propria gara: “Verstappen non mi ha lasciato lo spazio giusto per il sorpasso, c’era il gap necessario altrimenti non avrei mai provato – ha dichiarato Vettel ai microfoni Sky a fine gara – Dopo il contatto è stato un disastro perché sono scivolato in fondo al gruppo ed è stato difficile rimontare”.
Dal fondo gruppo fino alla sesta posizione al traguardo con circa mezzo minuto di ritardo da Raikkonen, anche lui danneggiato dal contatto al via con Verstappen e beffato dalla strategia Red Bull con Ricciardo. La Mercedes fa invece quello che vuole e gestisce la gara con il prevedibile pit-stop da gomma soft a media, permettendo a Hamilton e Bottas di girare con grande tranquillità nonostante il possibile affondo dello stesso Verstappen nei giri finali. “È stato uno show e nonostante stessi gareggiando da solo mi sono divertito – ha dichiarato Hamilton dopo la vittoria – Quinto titolo iridato? Faccio un passo alla volta e non canto vittoria. Ma c’è un bel gap fra me e Vettel”. Solamente la matematica tiene vive le speranze della Ferrari, ormai fuori dai giochi per una possibile rimonta in campionato. Una questione di calcoli matematici che potrebbe addirittura permettere a Hamilton di festeggiare il titolo negli Stati Uniti in caso di vittoria, se Vettel mancasse il secondo posto. Un finale già scritto con grande rammarico per una serie di errori della Rossa di Maranello. Tutto gira contro Vettel e tutto gira alla perfezione per Hamilton, pronto ad abbracciare il quinto titolo iridato in carriera.
(ITALPRESS).

MARQUEZ VINCE DUELLO CON DOVIZIO E VEDE IL TITOLO

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Dopo aver sempre subito la velocità della Ducati e la maestria di guida di Andrea Dovizioso nel finale di gara, questa volta Marc Marquez vince questo tabù e riesce a vincere allo sprint il primo Gran Premio di Thailandia della MotoGP. Un risultato che permette al già campione in carica di presentarsi al Motegi con il titolo in tasca, visto che alla fine del Gran premio del Giappone gli basterà stare davanti al forlivese per portarselo a casa con i suoi 77 punti di vantaggio. E’ stata una gara bellissima, tiratissima nel finale con i due che si sono scambiati la prima posizione curva dopo curva. Alle loro spalle la bella notizia è la rinnovata competitività della Movistar Yamaha, con Maverick Vinales che come al solito è partito piano per conservare le gomme e poi provare ad attaccare nel finale, superando anche il compagno di squadra Valentino Rossi, alla fine buon quarto. La M1 piazza anche la moto del team Tech 3 di Joahnn Zarco in quinta posizione, davanti alla Suzuki di Alex Rins.
Cal Crutchlow dopo un buon inizio con la sua LCR Honda, si è poi ridimensionato fino al settimo posto, con le ultime tre piazze della Top10 monopolizzate dalle Ducati di Alvaro Bautista (Nieto team), Danilo Petrucci e Jack Miller (Pramac Racing). Undicesimo Andrea Iannone con l’altra Suzuki; mentre Dani Pedrosa è caduto mentre era dietro ai primi quattro.
La gara. Al quarto giro Rossi si porta al comando superando Marquez che, poco dopo è passato anche da Dovizioso. Quarto è Crutchlow davanti all’altra Yamaha di Vinales. All’8° il “Dottore” viene superato sia dal forlivese della Ducati che dal portacolori della Honda Hrc. I primi tre prendono un leggero vantaggio sulla Honda LCR di Crutchlow, seguito da Vinales, Pedrosa, Rins e Zarco. A nove giri dal termine in quarta posizione c’è la Movistar Yamaha di Vinales, mentre Pedrosa e Rins passano Crutchlow. La tornata sucecssiva, finisce nella ghiaia la gara di Pedrosa.
A sette, attacco e sorpasso di Vinales al compagno di squadra Rossi per prendersi la terza piazza. A quattro giri dalla fine Marquez prova l’attacco in staccata a Dovizioso, ma deve arrivare lungo e ridare la posizione alla Ducati. La battaglia si fa serrata con lo spagnolo che prova e riprova e con il forlivese che sempre incrocia e si riporta davanti. Ultimo giro con Dovizioso davanti a Marquez e Vinales. La gara si conclude allo sprint con Marquez che riesce ad avere la meglio sul Dovi; mentre Vinales precede Rossi. In classifica il pilota di Cervera guida con 271 punti contro i 194 di Dovizioso. Il “Dottore” è terzo con 172 mentre il compagno di team insegue a 146.

PIATEK NON BASTA, PARMA BATTE GENOA 3-1

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Dopo due vittorie consecutive contro Frosinone e Chievo, il Genoa si ferma e rimedia una sconfitta per 3-1 contro il Parma nel lunch match dell’ottava giornata di Serie A allo Stadio Ferraris. Gli uomini di Ballardini falliscono l’appuntamento con l’aggancio al secondo posto contro i ragazzi di D’Aversa, peraltro orfani di due pedine importanti come Gervinho e Inglese. Ma, nonostante le assenze, l’attacco del Parma si conferma tutt’altro che sterile, anche se l’inizio del match sorride al Genoa capace di controllare il gioco con una forte intensità e continue sovrapposizioni. Ed è proprio da una incursione laterale che i padroni di casa trovano il gol del vantaggio: al 6’ Lazovic crossa al centro per la testa di Piatek che con l’aiuto del palo sigla il nono gol in sette partite di campionato. Il Parma fatica a creare gioco e si affida a calci piazzati studiati in modo maniacale. Al 15’ il pareggio: sugli sviluppi di un corner, Radu esce a vuoto e Rigoni da pochi passi firma il gol dell’1-1.
Il Genoa prova a reagire e lo fa con il migliore in campo Lazovic, autore di una conclusione deviata da Sepe in angolo. E al 24’ Piatek va ad un passo dalla rete della doppia cifra, ma il suo colpo di testa viene deviato da Sepe quel che basta per far sì che la goal line technology neghi il gol per una questione di centimetri. Il Genoa macina gioco, ma è il Parma a trovare la via del gol: al 27’ Siligardi trova lo spazio per la conclusione e, con la deviazione di Criscito, batte Radu per il 2-1. Il Genoa subisce il contraccolpo psicologico e pochi minuti dopo c’è il tris degli ospiti: il cross di Barillà trova impreparata la difesa di casa e Ceravolo di testa firma il gol del doppio vantaggio. Si fa sentire il nervosismo in casa Genoa, che al 35’ può esultare solo per pochi istanti per la rete di Criscito poi annullata per posizione irregolare del difensore. Un colpo di testa centrale del solito Piatek al 40’ è l’ultima occasione di un primo tempo ricco di emozioni. Nella ripresa Ballardini corre ai ripari e si gioca le carte Bessa e Favilli al posto di Medeiros e Hiljemark.
E proprio Bessa si rende subito pericoloso: al 47’ Criscito crossa per la testa del trequartista che però non impensierisce Sepe. Il Parma continua ad essere insidioso su calcio d’angolo e sul colpo di testa di Ceravolo serve il miglior Radu per togliere la palla dalla porta. Il Genoa accelera e D’Aversa decide di coprirsi: dentro Bastoni, fuori Di Gaudio. Nel finale si abbassano i ritmi e la stanchezza si fa sentire con il Parma che prova ad addormentare la partita, mentre il Genoa ci prova soprattutto con conclusioni dalla distanza: al 79’ Sepe nega il gol a Bessa, autore di un gran tiro da fuori, per poi ripetersi pochi minuti dopo su Favilli. L’assedio del Genoa non porta a risultati concreti e il Parma riesce a difendere il risultato fino al 93’: D’Aversa sale a tredici punti in classifica e sorpassa Ballardini fermo a dodici.