“Ho vissuto un’ottima estate, preparandomi al meglio. Adesso aspettiamo le prime nevicate e le prime gare”. La 25enne bergamasca Sofia Goggia, oro olimpico in discesa libera e vincitrice della Coppa del Mondo sempre della stessa specialita’, e’ pronta per la nuova stagione ma “vola bassa”. “Sono riuscita a vivere il recente eco mediatico in modo equilibrato – ha detto a margine del “Festival dello sport” di Trento – . Ho lavorato molto sul piano tecnico, in particolare per il gigante, e sul piano della rapidita’, per cercare di guadagnare qualche cosa e di migliorare anche nelle gare piu’ veloci. Mi sento tranquilla, mi sono ben allenata sia qui in Italia, al livello di tecnica e teoria, che in Sudamerica, con gli sci ai piedi. Obiettivi? Vediamo: il mio motto e’ step by step”, ha aggiunto la numero uno azzurra dello sci alpino. “Ho svolto una preparazione atletica meno aggressiva, con lavori mirati, piu’ specifici, per migliorare nelle gare tecniche. Vincere la Coppa del mondo generale? Prima di vincere quella bisogna vincere tante ‘coppette’. Io punto a quelle piu’ piccole, di specialita’. Al momento ne ho vinta solo una: e’ presto per parlare della generale”, ha spiegato ancora la Goggia. “La Vonn ha detto che sara’ la sua ultima stagione? Io la ammiro da sempre: ha fatto tanto per il nostro sport. La scorsa stagione con lei e’ stato un bel duello: speriamo di ripeterci anche quest’anno”, ha concluso la sciatrice azzurra.
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GOGGIA “PRONTA PER LA NUOVA STAGIONE”
CASSANO ANNUNCIA RITIRO “GRAZIE ENTELLA MA E’ FINITA”
Anche l’ultimo tentativo è andato a vuoto: a 36 anni Antonio Cassano ha capito che non aveva più senso insistere. Pochi giorni di allenamenti con l’Entella gli sono bastati per prendere quella che stavolta sembra una decisione definitiva e appendere le scarpette al chiodo. Il presidente Antonio Gozzi aveva deciso di dargli ancora una chance e appena lunedì Fantantonio, dopo il primo allenamento, era raggiante: “La cosa fondamentale era ricominciare a sentirmi un calciatore, ho riassaporato l’erba di un campo e ne sono molto felice. Voglio tornare per i miei figli, ormai devo mettere le ‘Cassanate’ da parte perchè loro ormai iniziano a capire, non voglio dargli una delusione, i tempi in cui andavo fuori giri sono passati”. E invece, appena cinque giorni dopo, ecco l’ultimo colpo di testa: “E’ arrivato il giorno. Quello in cui decidi che è finita per davvero”. Cassano ammette che questi giorni di lavoro gli hanno fatto comprendere che “non ho più la testa per allenarmi con continuità. Per giocare a pallone servono passione e talento ma soprattutto ci vuole determinazione e io in questo momento ho altre priorità”. Il Pibe di Bari Vecchia è diventato uomo e in cima ai suoi pensieri ci sono ora la moglie Carolina e i figli Christopher e Lionel.
“Il pallone mi ha dato tantissimo, mi ha fatto conoscere persone magnifiche, grandi campioni e gente comune. Mi ha tolto dalla strada, mi ha regalato una famiglia meravigliosa e soprattutto mi ha fatto divertire da matti. E’ il gioco più bello che c’è. Ma oggi ho accanto a me le uniche cose che contano davvero, la mia famiglia, gli amici e zero rimpianti”. Eppure qualche rimpianto Cassano deve averlo per aver sprecato un talento che gli avrebbe permesso di raggiungere ben altre vette. Quella magica serata del 18 dicembre ’99, quando col suo Bari segna il primo gol in A e stende l’Inter, è la sliding door di un ragazzo cresciuto in un ambiente difficile e che diventa presto oggetto del desiderio dei grandi club. Se lo assicura due estati dopo la Roma di Sensi per 60 miliardi di lire ma Fantantonio solo a sprazzi mostra le sue qualità, facendosi notare più per quelle che poi saranno conosciute come ‘Cassanate’, come gli insulti e il gesto delle corna all’arbitro Roberto Rosetti. Eppure, a 23 anni, ha un’altra grande occasione: alla sua porta bussa il Real Madrid. L’attaccante si trasferisce in Spagna ma si presenta in condizioni fisiche disastrose e nemmeno l’arrivo in panchina di Fabio Capello, già suo tecnico alla Roma, serve a migliorare le cose.
Cassano litigherà anche con lui, finendo fuori squadra prima di tornare in Italia nell’agosto 2007. A scommettere sul suo genio è la Sampdoria e la scommessa si rivela vincente. Il Pibe di Bari Vecchia sembra aver finalmente messo la testa a posto, trascina i blucerchiati ai preliminari di Champions ma il 29 ottobre 2010 ecco un’altra Cassanata: gli insulti al presidente Riccardo Garrone gli costano la messa fuori rosa e segnano la fine di un idillio. Gli anni successivi lo vedranno girovagare per Milan, Inter e Parma, fra paure (resterà fermo per 5 mesi dopo un’operazione al cuore) e altre liti, su tutte quelle con Stramaccioni. In mezzo anche la Nazionale, col punto più alto rappresentato dalla finale di Euro2012 in tandem con Balotelli. Torna alla Samp dove di fatto giocherà la sua ultima partita della carriera, il derby col Genoa dell’8 maggio 2016, poi il tentativo di ripartire da Verona, abbandonato dopo appena 10 giorni di ritiro, e infine la chance arrivata dall’Entella, scelta anche per rimanere vicino a casa. Ma nemmeno a Chiavari Cassano si è ritrovato. E anche se “con un altro carattere avrei potuto vincere di più e giocare meglio”, ora è il tempo di voltare pagina. “Adesso comincia il secondo tempo della mia vita, sono curioso e carico di dimostrare prima di tutto a me stesso che posso fare cose belle anche senza l’aiuto dei miei piedi”. In bocca al lupo Fantantonio.
PINOT VINCE IL LOMBARDIA, NIBALI SECONDO COL CUORE
Ventuno anni dopo Laurent Jalabert, Thibaut Pinot mette a segno una doppietta d’autore sulle strade italiane: la Milano-Torino e Il Lombardia. La 112esima edizione dell’ultima classica monumento della stagione (241 Km), detta ‘delle foglie morte’ anche se l’autunno assomiglia di più all’estate per sole e caldo, finisce nelle mani del capitano della Groupama-Fdj, uno scalatore che, a dispetto dell’eterna rivalità tra cugini, preferisce di gran lunga il Giro al Tour. Insomma, una sorta di italiano d’adozione, visto che dei suoi cinque centri del 2018, ben tre provengono dal Belpaese, essendosi assicurato anche la classifica generale del Tour of Alps. Pinot era uno dei grandi favoriti della vigilia assieme al fresco iridato Alejandro Valverde e al siciliano e campione uscente Vincenzo Nibali, uscito battuto con l’onore delle armi. Pinot e Nibali fiutano nell’allungo ai -50 di Roglic l’azione giusta e si accodano, raggiunti poi da Bernal. Avanti si forma un quartetto proprio mentre Bardet cade e Moscon fora. Valverde capisce che non è aria e rientra nei ranghi, Nibali, qui trionfatore nel 2015 e nel 2017, è agevolato dal lavoro di gregari di lusso nella Bahrain-Merida come Izaguirre, Pozzovivo e Pellizotti, quest’ultimo al suo addio alle gare (per lui è pronta una carriera da direttore sportivo). Sul Civiglio, quarta asperità di giornata dopo Colle Gallo, Colle Brianza e Madonna del Ghisallo, Pinot tenta due volte la stoccata, riuscendo a sorprendere l’unico che gli era rimasto in scia, e cioè ‘lo squalo’ messinese, al terzo tentativo. Una rasoiata che lascia senza scampo il fuoriclasse siciliano, che ha il merito di non arrendersi e di rilanciare ancora quando viene ripreso dai vari Majka, Martin, Uran, Wellens, Pozzovivo e Izaguirre. Pinot però è già andato a far festa sul Monte Olimpino (il San Fermo della Battaglia non era transitabile), diventando il 12esimo francese a iscriversi nell’albo d’oro della prova del WorldTour. “E’ la vittoria piu’ bella, era il mio sogno vincere qui. Il Lombardia non era soltanto un mio obiettivo, e’ magnifico quanto successo oggi – spiega emozionato e stanco il 28enne di Mélisey – Attaccare a 50 chilometri dalla fine era un rischio, ma non c’era altra scelta. Quando Nibali ha attaccato, non potevo fare altrimenti: e’ stata una giornata perfetta, il coronamento di un sogno. E poi, battere Nibali… Non potevo chiedere di piu’. Ho vinto tante corse in Italia – conclude Pinot – ma questa e’ la piu’ bella in assoluto”. “Chiedo sempre il massimo da me stesso, oggi ce l’ho messo tutta ma le gambe hanno detto no. Ho avuto un mancamento, nel finale avevo poche energie, l’acqua era finita ed ho cercato di gestire le energie con quel che avevo”, il commento a caldo di Nibali, alle spalle di Pinot con un gap di 32″. Un secondo posto, davanti al belga Dylan Teuns (Bmc), terzo, conquistato con la consueta grinta, come dimostrato dall’azione nel finale. “Sapevo che dietro c’era un gruppetto ma non mi sono mai girato. Quando sono arrivati sulla mia ruota erano allo stremo, io ho saputo gestire e, vedendo le loro facce, sono andato via di nuovo”. Caduto rovinosamente al Tour e operatosi ad una vertebra poco prima del rientro al Giro di Spagna, il 33enne isolano, capace di aggiudicarsi Giro (due), Tour e Vuelta, ha comunque regalato grande ciclismo. “Dopo quello che mi e’ successo sono moralmente contento. La settimana prossima faro’ nuovi controlli alla schiena, speriamo tutto sia ok… Oggi ho corso con il cuore ma Pinot stava molto bene e, quando siamo rimasti in due, la corsa e’ stata piu’ complicata. Il secondo posto non mi rende super felice – conclude Nibali – ma va bene cosi'”.
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ANDREUCCI TERZO AL 2 VALLI E’ 11 VOLTE CAMPIONE
Una gara davvero determinante quella in terra scaligera, ottava tappa di un campionato italiano rally davvero poco prevedibile, ricco di diversi colpi di scena. Alla fine di una lotta serrata con l’agguerrita concorrenza, il pilota toscano di Peugeot Sport Italia, Paolo Andreucci, riesce a svettare e agguanta il terzo gradino del podio del 36° Rally 2 Valli, posizione che gli permette di vincere il suo 11° titolo piloti del Campionato Italiano Rally. Partito da una posizione di leggera inferiorità in classifica di campionato, il pilota della 208 T16 ufficiale di Peugeot Sport Italia riesce a erodere secondi preziosi per creare un distacco dagli altri pretendenti al titolo 2018 e riesce a concludere nel migliore dei modi un campionato molto impegnativo. Un risultato che conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la competitività e l’affidabilità della Peugeot 208, anche sui terreni di gara.
Un grande risultato merito di una squadra che ha lavorato compatta tutto l’anno, su un progetto che non era affatto scontato e che ha messo più volte alla prova tutti i componenti.
Un lungo e impegnativo lavoro da parte di ogni meccanico, ingegnere, team manager che ha portato, grazie all’esecuzione magistrale data da dall’equipaggio formato da Paolo Andreucci ed Anna Andreussi, ad un risultato che scrive nei libri di storia dei rally italiani un altro importantissimo capitolo con protagonista Peugeot, marchio estero più vincente in assoluto.
Un grosso ringraziamento va a anche agli sponsor che hanno sostenuto il progetto anche quest’anno. Pirelli ed i suoi tecnici che hanno messo a disposizione della Casa del Leone dei pneumatici ed una consulenza davvero di eccellenza. Total per il grande lavoro fatto sui lubrificanti, ma anche tutti gli altri sponsor che fattivamente hanno contribuito ad ottenere questa vittoria. Week end di gara tutt’altro che da passerella quella dei neo campioni Italiani Rally Junior 2018 Damiano De Tommaso e Michele Ferrara che con la loro Peugeot 208 R2B sono riusciti ad agguantare anche il titolo piloti nel campionato italiano rally 2 ruote motrici ed hanno permesso a Peugeot di vincere anche il titolo costruttori 2018 della stessa categoria.
Ultima gara di campionato da dimenticare, infine, per la coppia Pollara – Princiotto (208 T16) che esce di strada alla prima prova speciale del rally scaligero, senza conseguenze gravi, per fortuna. “Siiiiiii!!!! Ce l’abbiamo fatta, ma quanta fatica!! Abbiamo affrontato questo ultimo appuntamento di campionato con un handicap di mezzo punto su Scandola e non era la situazione migliore con cui avrei mai voluto arrivare a Verona. Ci siamo concentrati molto su ogni singolo particolare, ma lo confesso, eravamo tesi, bastava un nonnulla per buttare via il lavoro di una intera stagione. Né io né Anna volevamo lasciare nulla sul tavolo, volevamo a tutti i costi la vittoria e grazie all’impegno di tutta la squadra ce l’abbiamo fatta. Una grande soddisfazione che rende merito di un lavoro egregio fatto quest’anno da tutti, un grosso grazie a Pirelli che è stata fondamentale. Grazie a tutti gli altri sponsor che mi hanno sostenuto in questa stagione e che hanno creduto ancora in me. Grazie anche alle migliaia di tifosi che nel corso del campionato mi hanno fatto sentire una vicinanza pazzesca, fatta di tanti gesti e che sono venuti a tifarci con grande passione. Grazie!!” dice un felicissimo Paolo Andreucci.
“E alla fine ci siamo portati a casa anche il campionato piloti 2 ruote motrici e Peugeot il “costruttori”, non male, no?? Siamo molto contenti per questa stagione vissuta da piloti ufficiali Peugeot, un’esperienza davvero unica che mi ha fatto crescere molto, supportato da Paolo (Andreucci) e da una squadra di veri e seri professionisti. È quindi giunto il momento di festeggiare!” conclude il neo campione Junior e 2 ruote motrici Damiano De Tommaso.
ALLA FIORENTINA LA SUPERCOPPA, 1-0 ALLA JUVE
La Fiorentina batte 1-0 la Juventus e si aggiudica la 22esima edizione della SuperCoppa femminile, tra la vincente del Campionato e della Coppa Italia 2017-18. Supercoppa per la prima volta organizzata dalla FIGC, e giocata allo Stadio “Picco” di La Spezia. Per la formazione viola si tratta della seconda partecipazione consecutiva, l’anno passato infatti le ragazze fiorentine furono sconfitte per 4 a 1 dal Brescia. Il tecnico della Juve Rita Guarino, schiera un 4-3-3 con terminale offensivo Girelli, supportato da Bonansea e Aluko. Il tecnico viola Cincotta risponde con un 3-5-2 con Bonetti e Mauro in avanti. E’ la Fiorentina a partire meglio ed a rendersi subito pericolosa con Kostova che non sfrutta l’uscita errata del portiere Giuliani, spedendo alta sopra la traversa. Al 9′ contropiede viola, con Davina che mette al centro per Mauro, anticipata al momento della conclusione, ma l’azione prosegue con la conclusione da fuori di Lana che sfiora il palo. La reazione della Juve però non si fa attendere e si concretizza con una conclusione da fuori di Aluko che sfiora il palo.
Al 27′ si vede per la prima volta Bonansea che colpisce di testa sugli sviluppi di un angolo, ma la parata di Ohrstrom è semplice.
L’occasione migliore per le bianconere poco prima dello scadere, con un colpo di testa di Girelli che si spegne sull’incrocio dei pali. Nella ripresa la gara prosegue equilibrata, anche se, con il passare dei minuti, sembra essere la squadra juventina quella con più pericolosa. La conclusione di Cernoia respinta in qualche modo dal portiere, in questa direzione, come altre situazioni sventate non con qualceh affanno dalla difesa viola. Invece ad andare in vantaggio al minuto 23 è la Fiorentina, con una discesa sulla sinistra di Clelland che crossa sul secondo palo per l’accorrente Mauro che deposita in rete a portiere battuto. La reazione della Juve è più nervosa che efficace, con i cambi che provano a ribaltare una gara che si è fatta difficile. Nel finale la Fiorentina fallisce per due volte il raddoppio, ma porta a casa la vittoria finale senza soffrire troppo. Per le gigliate è la prima vittoria in questa competizione, dopo l’amarezza della scorsa stagione con la netta sconfitta patita con le lombarde.
MANCINI VA OLTRE POLONIA “LAVORIAMO PER EURO2020”
C’è da salvare l’onore e, possibilmente, garantirsi un sorteggio meno complicato per Euro2020. Ma Roberto Mancini deve guardare oltre la Nations League, a quell’Europeo itinerante al quale l’Italia deve presentarsi senza le scorie che da un anno a questa parte si porta dietro, dalla drammatica serata di San Siro con la Svezia. “L’obiettivo è ricostruire la squadra e cercare di fare bella figura in Nations League e qualificarci per l’Europeo – ricorda ancora una volta il ct azzurro alla vigilia della sfida di Chorzow contro la Polonia – Da maggio sappiamo che ci vuole un po’ più di tempo, cambiando tante cose non è semplice. Quando avremo tutti i giocatori a disposizione, riusciremo a trovare un gruppo di calciatori che possono fare cose ottime in futuro, non avremo problemi a mettere insieme la squadra per gli Europei”. Mancini, insomma, guarda a lungo termine ma le qualificazioni non sono dietro l’angolo, prima c’è questa Nations League da portare a termine. “Siamo in un gruppo dove il Portogallo è la squadra migliore ed è in testa e noi ci giochiamo probabilmente il secondo posto con la Polonia. Loro sono una squadra con bravissimi giocatori di talento e domani non sarà una partita semplice ma possiamo giocarcela bene”. In palio, però, non c’è solo il secondo posto: una sconfitta costerebbe all’Italia la retrocessione nella Lega B con ripercussioni sul ranking e di conseguenza sul sorteggio delle qualificazioni a Euro2020. “Quella di domani è una partita importante, in uno stadio pieno, bella da giocare, che ci servirà per la nostra esperienza, e ovviamente cercheremo di vincerla – premette Mancini – Penso che andrà bene ma se non andrà bene non sarà la fine. Cosa cambia? Non è che non giochiamo più e non andiamo agli Europei. Quello che può accadere a noi può accadere alla Polonia, alla Germania, alla Croazia, all’Inghilterra. E’ stata fatta questa Nations League per dare più importanza a quelle partite amichevoli che solitamente erano prese sottogamba, si dà valore al ranking ma non vedo nessun dramma. Cercheremo di vincere, di migliorare la squadra ma non cambia assolutamente niente”. Rispetto a un mese fa, quando fra Polonia e Portogallo il ct rivoluzionò la squadra, ci saranno meno cambi. “Allora i giocatori non erano al massimo della condizione e c’era il pericolo che qualcuno potesse farsi male giocando due gare così ravvicinate, e poi avevo bisogno di vedere i più giovani in una partita un po’ più difficile perchè dobbiamo pensare a domani e a dopodomani”. “Oggi – prosegue il tecnico jesino – i giocatori stanno meglio, hanno recuperato abbastanza bene, e ci sono giocatori che l’altra volta non c’erano, li abbiamo provati insieme e sono andati bene per cui continueremo a fare questo”. In avanti l’impressione è che Mancini punterà ancora su un tridente con un ‘falso nueve’. “Il centravanti è importante in una squadra ma può capitare che si giochi con dei calciatori offensivi, che non danno riferimenti, che non sono centravanti di ruolo e si trova comunque la soluzione perfetta. Poi nel calcio per vincere bisogna fare gol”. Il 22 ottobre le elezioni federali porteranno alla presidenza di Gravina e alla fine dell’era Fabbricini, l’uomo che ha scelto Mancini per la Nazionale, ma il cambio al timone non preoccupa il ct. “Ho iniziato questo percorso e il primo obiettivo importante sono gli Europei. Sono stato benissimo e sto benissimo con le persone che ci sono adesso in Federazione, è stato sempre tutto perfetto. Quello che accadrà dopo ci riguarda ma non direttamente perchè noi dobbiamo pensare al campo, a cercare di fare risultato, a trovare una squadra il più velocemente possibile e cercare di migliorare. Le altre cose non mi interessano neanche tanto, per cui vedremo. Col nuovo presidente ci incontreremo ma lui sarà il presidente e io il ct”.
Al fianco di Mancini Giorgio Chiellini, capitano e leader di questo gruppo. “Ma io vivo alla giornata e con grande entusiasmo. Ci sono tanti ragazzi bravi e ci stiamo conoscendo giorno dopo giorno sempre di più. Il mio ruolo non sarà mai un problema, non mi sento indispensabile ma importante come tutti gli altri ed è bello che ci stiamo conoscendo sempre di più, giorno dopo giorno. Quel che sarà, sarà”. Sulle parole di Bonucci relative al momento del calcio italiano preferisce non tornare (“non è il momento”), meglio pensare ai buoni 60 minuti con l’Ucraina da cui ripartire: “Abbiamo giocato a calcio e lo abbiamo fatto bene, c’è il rammarico per non aver segnato almeno due gol, era il minimo per quanto espresso, ma ci dà fiducia per le prossime partite e già per domani”.
DJOKOVIC TRIONFA A SHANGHAI, BATTUTO CORIC
Novak Djokovic ha vinto il “Rolex Shanghai Masters”, penultimo Atp Masters 1000 della stagione dotato di un montepremi di 7.086.700 dollari, che si e’ concluso oggi sui campi in cemento della metropoli cinese.
Il 31enne di Belgrado, numero 3 del ranking mondiale e secondo favorito del seeding, gia’ tre volte a segno in questo torneo (2015, 2013 e 2012) ha battuto per 6-3, 6-4 Borna Coric, che nel game precedente era riuscito ad annullare tre match point.
Niente da fare per il 21enne croato, numero 19 Atp e 13esima testa di serie che aveva eliminato in semifinale lo svizzero Roger Federer.
U.21, DI BIAGIO “TUNISIA SQUADRA SCORBUTICA”
Al “Friuli” di Udine contro il Belgio sono arrivati solo gli applausi per la nazionale Under 21 di Gigi Biagio, ma domani sera a Vicenza contro la Tunisia ci si attende anche il risultato. Gli azzurrini continuano l’avvicinamento
agli Europei 2019, ospitati proprio dal nostro Paese. La marcia fino a questo momento è stata altalenante: sconfitta con la Slovacchia, vittoria sull’Albania e di nuovo sconfitta contro il Belgio, una di quelle che la lasciato l’amaro in bocca. Per questo la voglia di rialzarsi non mancherà nella consapevolezza di poter far bene e magari tornare alla vittoria.
“Una sconfitta non è mai piacevole, anche se è arrivata in una certa maniera dopo aver giocato bene e costruito molto – dichiara
il ct dell’Under 21 Luigi Di Biagio alla vigilia della sfida con la Tunisia ai microfoni di Rai Sport – Dobbiamo migliorare in alcune cose, come la precisione sotoporta negli ultimi 20 metri – spiega Di Biagio – per il resto ho fatto fatica a rimproverare i ragazzi perchè hanno provato a fare quello che gli ho chiesto, a tratti ci sono riusciti e sono sicuro che giocando in questa maniera ci toglieremo delle soddisfazioni”.
“Se fosse finita 0-0 ci sarebbe stato da parte nostra tanto rammarico – spiega Di Biagio – immaginatevi sull’1-0 per loro”. Per Di Biagio non è un problema che in questo periodo si sta faticando più del dovuto per trovare la via della rete, arriveranno tempi migliori: “L’importante è costruire perchè poi arriveranno le gare dove nei primi due tiri si faranno due gol e si parlerà di partita perfetta”.
Di Biagio lavora soprattutto in prospettiva in un momento delicato per il nostro calcio e dove c’e’ bisogno di preparare i giovani e preparargli la strada per l’esordio in nazionale maggiore.
“Le mie scelte? Sto monitorando le situazioni, soltanto in campo internazionale ci si rende conto quali di questi ragazzi possono far parte quel gruppo. Poi ovviamente l’allenamento e il minutaggio hanno la loro importanza”.
Giusto fare un passo avanti e concentrarsi sull’avversario di domani sera al “Menti”.
“La Tunisia è una squadra completamente diversa rispetto al Belgio – spiega Di Biagio – è una squadra africana che fa del dinamismo e della fisicità le sue armi migliori, una squadra scorbutica da affrontare e che ha qualche giocatore che sa giocare al calcio. Se vogliamo fare un paragone, un avversario
simile al Marocco. Novità di formazione? Valuterò e penso che ci saranno 3-4 cambi rispetto al Belgio, ma non voglio portarvi fuoristrada, vedremo. La scelta di Vicenza? Qui stiamo sempre bene, vinciamo spesso e quindi ben venga questa scelta”.










