Home Sport Pagina 1691

Sport

DOVIZIOSO IN POLE POSITION AL GP DEL GIAPPONE

0

Il primo dei cinque match-ball a disposizione di Marc Marquez per chiudere i conti potrebbe anche non bastare. Merito del suo più diretto rivale al titolo, Andrea Dovizioso, che al Twin Ring di Motegi stampa in 1’44″590 la pole position che gli permetterà domani di partire davanti a tutti al Gp del Giappone, la 16esima prova di un Mondiale motoGp quasi del tutto scritto ma non ancora chiuso. Certo, le chance del forlivese della Ducati sono minime, avendo dallo spagnolo della Honda un distacco in classifica di 77 punti, ma nello sport i miracoli possono anche accadere. E poi il romagnolo ha la ‘fame’ giusta e una moto che gli permettono almeno di rimandare la festa dell’iberico, che invece cade durante le FP4 e chiude in sesta posizione. “Abbiamo iniziato il week-end sapendo che su questa pista potevamo essere veloci – spiega ‘Desmodovi’ – Anche Marquez e Crutchlow sono messi bene ed entrambi hanno un passo simile al nostro, cosi’ come altri piloti. Non mi sento superiore agli altri come passo”. Circa la corsa di domani: “Siamo tutti messi uguale a livello di gomme, la scelta sara’ tra media e la soft, quindi dovremo vedere come andra’. Intanto sono contento del lavoro fatto, ringrazio il team e la Ducati”. Vincere il Mondiale domani? E’ piu’ fattibile rispetto al 2016 – le parole di Marquez – Quell’anno c’e’ stata una carambola, ma e’ ancora difficile, non e’ come Valencia dell’anno scorso: se voglio provare a conquistare il titolo dovro’ vincere perche’ Dovi sara’ li’ per fare altrettanto. Cercheremo di evitarlo, senza pero’ dimenticare che ci sono ancora quattro gare a disposizione”. La prima fila in griglia è completata dalla Yamaha del francese John Zarco e dalla Ducati dell’australiano Jack Miller, che si è subito detto pronto a dare una mano a Dovizioso qualora ce ne fosse bisogno. Prima di Marquez si piazzano anche il britannico della Honda Cal Crutchlow e l’italiano della Suzuki Andrea Iannone, rispettivamente quarto e quinto. Valentino Rossi è invece nono ma non per questo del tutto rassegnato a una domenica da comprimario. “Conquistare il podio partendo dalla nona posizione non sara’ facile, ma come passo siamo tutti vicini – assicura il pesarese della Yamaha – Sara’ una gara aperta, le prime tre file possono lottare per il podio”. Solo quindicesima, infine, la Ducati di Danilo Petrucci, mentre il maiorchino Jorge Lorenzo (Ducati) è stato costretto a rinunciare per infortunio. Nella Moto2, sesta pole stagionale per Francesco Bagnaia. Il pilota della Kalex ferma il tempo in 1’50″759, battendo di 165 millesimi la Speed Up del francese Fabio Quartararo. Terzo lo spagnolo Iker Lecuona (Ktm), solo nono il portoghese Miguel Oliveira (Ktm), che accusa piu’ di mezzo secondo di ritardo dal rivale in classifica e detentore della pole. Nella moto3, infine, sarà Gabriel Rodrigo a partire davanti a tutti. Il pilota argentino della Ktm fa segnare il miglior tempo nelle qualifiche con 1’56″894, precedendo le Ktm del britannico John McPhee (1’56″969) e dell’italiano Marco Bezzecchi (1’57″014). Sesta la Honda di Enea Bastianini (1’57″194), settima la Ktm di Dennis Foggia (1’57″202) e decima la Honda di Lorenzo Dalla Porta (1’57″453).
(ITALPRESS).

AZZURRE D’ARGENTO, TITOLO MONDIALE ALLA SERBIA

0

Sfugge l’oro dalle mani forti dell’Italvolley femminile. Il mondiale giapponese va alla Serbia, che come già accaduto nella Final Six supera le azzurre del ct Mazzanti: il 3-2 (21-25, 25-14, 23-25, 25-19, 15-12) con cui si chiude la rassegna iridata 2018 lascia l’amaro in bocca alle tricolori, che però conquistano un argento comunque pesante e un podio che mancava dal 2002, stagione in cui l’Italia si aggiudicò l’unico mondiale della sua storia con Bonitta in panchina. Stavolta la Nazionale non riesce a compiere il capolavoro e deve arrendersi alla vena realizzativa di Boskovic, a referto da top-scorer con 26 punti, e Mihajlovic, che si ferma a 19; tra le azzurre la più prolifica è ancora Enogu con 18 davanti a Bosetti con 16. Nel primo set l’Italia parte concentrata e decisa, costruendo muri su cui si infrangono i martelli avversari. Danesi firma u +4 (8-4) che non è ancora risolutivo, visto che le serbe aumentano il livello di efficacia offensiva per riportatsi sul -1 (9-8). Sylla ha però le mani d’oro, un block di Bosetti regala alle azzurre il 12-9 che le azzurre riescono a gestire e incrementare sino al 25-21 che sancisce l’1-0. Ovvio che la reazione di Rasic e compagne non si faccia attendere: il sestetto di Terzic mostra i muscoli e scappa subito sul 12-7. Egonu fa sempre il suo dovere e accorcia a -3 (10-13), la Serbia però prende decisamente il largo e pareggia i conti (25-14). Equilibrato e vibrante il terzo parziale, vissuto punto a punto fino all’epilogo finale: Sylla timbra il 24-22, Egonu certifica il 25-23 che riporta le ragazze di Mazzanti avanti. Come già accaduto in precedenza, le campionesse d’Europa replicano con la potenza delle loro bocche di fuoco. Sul 17-11 in proprio favore la panchina serba inizia a far festa ma l’Italia non è morta. Egonu trascina le sue sino al -2 (17-19) ma qualche errore di troppo sotto rete permette alla Serbia di allargare di nuovo il gap sino al 25-19 che porta la finale al tie-break. Le azzurre cercano di intimorire le avversarie con Sylla (6-4) ma la Serbia ha il fuoco dentro e ci mette poco a sovvertire l’inerzia del testa a testa. Boskovic schiaccia il 13-12, le azzurre mancano proprio nel momento topico e allora la Serbia può davvero cominciare ad esultare per un Mondiale vinto con merito. L’Italia piange lacrime amare ma già da domani potrà intuire la bellezza di un argento che proietta con fiducia Chirichella e socie, per la giovane età e la qualità del collettivo, verso le Olimpiadi di Tokyo2020.
(ITALPRESS).

ROMA KO ALL’OLIMPICO, PETAGNA E BONIFAZI IN GOL

0

Dopo tre vittorie consecutive la Roma si ferma e subisce una sconfitta per 2-0 contro la Spal nell’anticipo della nona giornata di Serie A. Una sconfitta a sorpresa per i giallorossi che sprecano le numerosi occasioni da gol create nel primo tempo a differenza di una cinica e concreta Spal ed escono tra i fischi dell’Olimpico. Decisive le reti segnate al 38’ del primo tempo da Petagna su calcio di rigore e all’11’ della ripresa da Bonifazi. Uno stop brusco per Di Francesco nonostante l’inizio incoraggiante per la Roma con Lorenzo Pellegrini tra i più vivaci nello svariare lungo l’intero fronte d’attacco. Proprio il nazionale azzurro al 3’ riesce a servire una palla d’oro per El Shaarawy che sbaglia l’impatto col pallone e non dà forza al tiro che termina tra le braccia di Milinkovic-Savic. Al 6’ il portiere serbo viene impegnato maggiormente con la conclusione di Dzeko dal limite dell’area, ma l’estremo difensore è attento e respinge in tuffo. Al 17’ Roma vicina al gol: El Shaarawy lancia Dzeko che a tu per tu con Milinkovic-Savic calcia addosso al portiere avversario. Qualche errore individuale per i giallorossi con Nzonzi e Fazio che appaiono sotto tono in più di una occasione.
Di tutt’altro livello invece l’asse tra Under e Florenzi: al 35’ il turco lancia l’azzurro che si libera al tiro e calcia ma Milinkovic-Savic è attento. Al 38’ la svolta del match, Luca Pellegrini stende Lazzari in area e Pairetto indica il dischetto del rigore: dagli undici metri Petagna spiazza Olsen e firma l’1-0. La Roma subisce il contraccolpo psicologico e non riesce più a reagire: si va negli spogliatoi sotto i fischi dello stadio Olimpico. Nella ripresa Eusebio Di Francesco decide di dare fiducia all’undici iniziale senza ricorrere ai cambi. La Spal alza notevolmente il baricentro con una difesa alta che permette agli ospiti di restare corti e impedire la manovra giallorossa. Al 53’ Roma ancora sciupona: Edin Dzeko sbaglia clamorosamente a pochi passi dalla porta su assist di El Shaarawy. I giallorossi creano, la Spal segna: al 56’ Bonifazi firma infatti il suo primo gol in Serie A con un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Di Francesco sostituisce uno spento Cristante con Kluivert, ma al 63’ ci vuole il miglior Olsen per togliere dall’incrocio dei pali un sinistro di Petagna.
Come nel primo tempo è ancora Lorenzo Pellegrini il migliore dei suoi: al 67’ calcia da fuori area e colpisce la traversa. La Spal però non sta a guardare e sfrutta gli spazi lasciati dai padroni di casa: Valoti lancia in profondità Petagna murato da Olsen in uscita. Al 76’ c’è l’ingenuità di Milinkovic-Savic che prima perde tempo e poi si lascia scappare un gesto di stizza rimediando due cartellini gialli che costano l’inferiorità numerica agli uomini di Semplici. Nonostante l’uomo in meno, la Spal difende comunque il risultato concedendo una sola vera occasione a Dzeko al minuto 83 e sfiorando addirittura il tris al 95’ con Petagna a tu per tu con Olsen. La Roma resta così ferma a quota quattordici punti in classifica, mentre la Spal tira una boccata d’ossigeno e sale a quota dodici.
(ITALPRESS).

CR7 STAVOLTA NON BASTA, GENOA FERMA JUVE SULL’1-1

0

La Juventus non riesce a eguagliare la Juventus. Pareggiando all’Allianz Stadium di Torino con il Genoa per 1-1, i bianconeri non sono riusciti ad agguantare la nona vittoria consecutiva in campionato così come fecero in passato la Juventus 2005/06 di Fabio Capello, ma anche la Roma 2013/14 di Rudi Garcia. Il Grifone di Juric, al debutto in panchina dopo aver preso il posto di Ballardini, si conferma rivale indigesto per i bianconeri che ora vedono diminuire il vantaggio sul Napoli da 6 a 4 punti.
Eppure l’approccio dei bianconeri è buono e già al 14′ la Juve va vicina al gol quando, su cross dalla destra di Cuadrado, è stato Ronaldo a prendere il palo di testa e poi a non riuscire a centrare la porta sulla successiva respinta corta. Il portoghese non ha invece fallito quattro minuti più tardi sulla più semplice delle occasioni quando un tiro di Cancelo sporcato da un tocco di un giocatore rossoblù non è stato rinviato da Piatek che, anzi, ha ostacolato il portiere Radu permettendo all’attaccante juventino di insaccare da pochi passi. Poco Genoa nel primo tempo e un’unica conclusione da dimenticare, quella di Romulo finita in curva a un minuto dal 45′.

In avvio di ripresa prime vere grande occasioni per gli ospiti con il capocannoniere del campionato, Piatek, che all’8′ non ci ha pensato due volte a provare la conclusione dalla distanza trovando la deviazione in corner del compagno di nazionale Szczesny mentre tre minuti più tardi non ha centrato di testa la porta sugli sviluppi di un corner. La Juve dà l’impressione di aver staccato la spina e alla prima disattenzione vera viene punita: è il 23′, Kuomè recupera sulla destra un pallone che sembrava destinato a fine sul fondo e mette in mezzo dove Bessa, lasciato colpevolmente libero di staccare di testa, non sbaglia. Si è trattato del primo gol genoano dopo cinque gare consecutive allo Stadium senza segnare. Nel finale la Juventus ha preso d’assalto la porta ospite: prima ci hanno provato Pjanic e Dybala mandando la sfera sul fondo, mentre la conclusione di Mandzukic ha trovato la deviazione in corner di Radu. Allegri gioca anche la carta Bernardeschi, poi ancora Dybala con una gran botta dalla distanza sugli sviluppi di un corner ha calciato alto, regalando al Genoa un gr

NAPOLI CALA TRIS A UDINE, JUVE ORA A 4 PUNTI

0

Napoli corsaro alla Dacia Arena. Nel terzo anticipo della nona giornata di Serie A i partenopei piegano l’Udinese per 3-0 e approfittano del mezzo passo falso della Juventus contro il Genoa per riportarsi a -4 dalla capolista nonostante un’ampia rotazione di Ancelotti. Il tecnico propone infatti uno schieramento a trazione anteriore senza Insigne ma con Mertens e Milik in attacco supportati da un centrocampo di grande qualità con Callejon, Allan, Zielinski e Verdi. Dopo soli 4’, però, il tecnico degli azzurri deve fare a meno proprio dell’ex Bologna per un fastidio all’inguine e dunque stravolgere i propri piani, inserendo Fabian Ruiz. Il giovane spagnolo impiega solo dieci minuti per lasciare la Dacia Arena a bocca aperta: con cattiveria alza il pressing sulla trequarti avversaria, soffia la sfera a Fofana e la piazza a giro sotto il sette dal limite dell’area portando il Napoli in vantaggio.  L’Udinese accusa il colpo e fa fatica ad affacciarsi nella metà campo azzurra, ma Albiol al 22’ decide di dare una mano agli avversari lasciando lì il pallone per Lasagna: l’attaccante bianconero accelera e va al tiro, Karnezis si salva in qualche modo sul diagonale bloccando in due tempi. La partita si accende intorno alla mezz’ora con tre occasioni nel giro di pochi minuti: Zielinski (servito splendidamente da Allan) e Mertens con una grande giocata sulla sinistra da una parte, Lasagna che tenta una difficile girata sull’illuminante pallone di De Paul dall’altra, ma per i due portieri non ci sono particolari problemi. Al 38’ il Napoli ha un brivido quando Mariani viene richiamato dal Var per rivedere l’entrata dura di Milik su De Paul, ma per l’arbitro di Aprilia il cartellino resta comunque giallo. L’Udinese chiude in crescendo il primo tempo e, nel corposo recupero di 5’ per le tante interruzioni, mette paura agli ospiti prima con Pussetto che cerca la deviazione sotto porta e poi con la solita velocità di Lasagna che scappa ad Albiol ma calcia alle stelle. All’intervallo, però, è sempre il Napoli in vantaggio per 1-0.

L’atteggiamento degli uomini di Vealzquez resta positivo in avvio di ripresa: De Paul prende per mano i suoi compagni svariando su tutto il fronte d’attacco e dando qualità alle azioni offensive dei friulani, Lasagna ci riprova al 60’ quando viene murato da una grandissima chiusura di Koulibaly. Il Napoli prova a scuotersi e far valere i maggiori valori tecnici con i propri palleggiatori e al 67’ per poco non raccoglie un clamoroso autogol di Samir che colpisce il palo della porta di Scuffet nel tentativo di mettere in corner un cross di Zielinski. L’episodio che regala ossigeno alla squadra di Ancelotti arriva a dieci dal termine della partita: Malcuit mette in mezzo, Callejon calcia di prima ma il braccio di Opoku in area è largo. Mariani non ha dubbi e fischia rigore, dopo i controlli di rito col Var è glaciale Mertens dal dischetto per firmare il raddoppio. Sull’onda dell’entusiasmo, il Napoli cala anche il tris con Rog all’86’, entrato pochi secondi prima per sostituire Zielinski. L’Udinese subisce una lezione fin troppo severa per quanto espresso in campo ma inanella la quarta sconfitta di fila, gli azzurri si rilanciano e riavvicinano la Juventus.

POLE HAMILTON AD AUSTIN MA FERRARI SONO VICINE

0

Lewis Hamilton tira fuori dal cilindro l’ennesimo capolavoro e per un soffio si prende la pole position di Austin davanti alle ritrovate Ferrari. Sul Circuit of The Americas di Austin torna a splendere il sole dopo la pioggia di ieri e il più veloce si conferma il pilota della Mercedes, che al secondo tentativo nel Q3 ferma il cronometro a 1’32″237 e gli basta per mettersi alle spalle Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, sebbene per una manciata di millesimi (61 e 70 rispettivamente). “Era molto importante essere davanti”, tira quasi un sospiro di sollievo Hamilton, alla pole numero 81 della carriera, la nona stagionale (5 nelle ultime 7 gare) e la terza di fila in Texas. Domani il pilota anglo-caraibico partirà dalla posizione ideale per mettere le mani con tre gare d’anticipo sul quinto titolo iridato che gli consentirà di eguagliare Fangio ma dovrà guardarsi le spalle da Raikkonen. Il finlandese, complice la penalità subita ieri da Vettel per non aver rallentato abbastanza nelle prime libere in regime di bandiera rossa, partirà infatti dalla prima fila e, a differenza di Hamilton, monterà le ultrasoft, la mescola più veloce messa a disposizione da Pirelli. “Non ho niente da perdere – è l’avvertimento del finlandese – Oggi è andata così ma domani ci riproveremo, la gara è lunga, cercheremo di partire bene e vedremo cosa fare”. Vettel scivola invece in quinta posizione, alle spalle dell’altra Mercedes di Valtteri Bottas e della Red Bull di Daniel Ricciardo – entrambi però abbastanza in ritardo in qualifica rispetto dai primi tre, oltre un secondo addirittura il distacco sofferto dell’australiano – ma considerando anche il miglior tempo delle ultime libere, c’è di che essere ottimisti. “E’ sorprendente essere così vicini, non ce l’aspettavamo ma meglio così – ammette il tedesco della Ferrari, che come le due Frecce d’Argento partirà con le supersoft – Siamo contenti, dopo gli ultimi giorni e le ultime gare, di essere tornati in forma”. Vettel al suo fianco avrà Esteban Ocon (Force India), quarta fila con Hulkenberg (Renault) e Grosjean (Haas) mentre chiudono la Top Ten Charles Leclerc (Sauber) e Sergio Perez con l’altra Force India.

Erano rimasti fuori dalla lotta per la pole Carlos Sainz (Renault), Kevin Magnussen (Haas), le Toro Rosso di Pierre Gasly e Brendon Hartley – che partiranno dal fondo della griglia per il cambio di diverse componenti del motore – oltre a Max Verstappen (Red Bull). Sabato da dimenticare per l’olandese, che non è nemmeno sceso in pista per un problema alla sospensione accusato nel Q1 e domani è destinato a partire dalla settima fila.
La prima manche aveva visto invece l’uscita di scena delle sempre più deludenti McLaren di Fernando Alonso e Stoffel Vandoorne e delle Williams di Sergey Sirotkin e Lance Stroll oltre a Marcus Ericsson (Sauber).

VITTORIA E TITOLO MONDIALE PER MARQUEZ A MOTEGI

0

Marc Marquez entra ancor più di diritto tra i grandi delle due ruote. Il primo match-ball gli basta e avanza: Andrea Dovizioso scivola in curva in prossimità dell’ultimo giro e il campione della Honda, a soli 25 anni, conquista il Gran Premio del Giappone, ottavo centro di una stagione da favola, e il suo settimo titolo mondiale, il quinto nella classe regina, affiancando così leggende come Mick Doohan, Valentino Rossi e Giacomo Agostini. Il forlivese della Ducati aveva l’onere di fare almeno slittare la festa iberica ma, proprio nel momento in cui il testa a testa entrava nella fase topica, ecco l’errore che stende il tappeto rosso a Marquez, che va a prendersi in tutta serenità il 69esimo Gp di una carriera già strepitosa, uno in più del suo connazionale Jorge Lorenzo, rimasto nei box per la frattura al posto rimediata dopo le cadute di Aragona e Thailandia. Lo spagnolo è iridato per la terza volta a Motegi e raggiunge il ‘livello 7′, come il videogame con cui brinda all’impresa. “Mi sento davvero bene, anche perche’ dopo Aragon iniziavo ad assaporare il titolo e pensavo potesse finire cosi’ – il commento a caldo di Marquez, che per un abbraccio troppo rude a Redding si fa uscire una spalla, subito ‘rimessa dentro’ dal fratello Alex – Ho colto l’occasione. Ho lavorato per tutto il week-end ed in gara ho seguito Dovizioso: come in Thailandia, ho provato ad attaccarlo nel finale perche’ avevo qualcosa in piu’. Mi spiace per lui perche’ meritava di essere  sul podio”. Dovizioso ringrazia e si complimenta: “Anche quest’anno ha strameritato. Non aveva una moto tale da distaccarmi di oltre 100 punti, la differenza l’hanno fatta lui e il team. E’ logico ci sia delusione, volevamo vincere a tutti i costi e potevamo farcela. Eravamo veloci, abbiamo fatto il passo noi e questo e’ positivo. La realta’ pero’ e’ che Marc ha tirato fuori qualcosa ed e’ stato li’ sino alla fine: in prova era veloce ma in gara e’ un’altra cosa, bisognerà studiarlo anche per il prossimo anno”. Sul podio si accomodano anche il britannico della Honda Cal Crutchlow e lo spagnolo della Suzuki Alex Rins, Valentino Rossi è invece quarto al termine di una gara di ‘alti e bassi’ della sua Yamaha, non all’altezza del suo blasone. Il pesarese precede lo spagnolo Alvaro Bautista (Ducati) e il francese Johann Zarco (Yamaha), rispettivamente quinto e sesto. Nona piazza per Danilo Petrucci (Ducati), Franco Morbidelli (Honda) e’ undicesimo. Caduta per Andrea Iannone (Suzuki). Colpo di scena nella moto2: la direzione di gara squalifica il francese Fabio Quartararo (MB Conveyors-Speed Up), primo sotto la bandiera a scacchi, a causa della pressione non regolamentare delle gomme (inferiore al minimo). Il successo va così a Francesco Bagnaia (SKY Racing Team VR46), che era giunto secondo e che ora ‘vede’ davvero il titolo, davanti a Lorenzo Baldassarri (Pons HP40) e al portoghese Miguel Oliveira (Red Bull Ktm Ajo); nono il suo compagno di scuderia Luca Marini. Nella Moto3, terza vittoria  stagionale di Marco Bezzecchi. Il numero 12 del team Redox PruestelGP conduce una gara tutta all’attacco dopo la partenza dalla prima fila e in classifica iridata si porta a -1 dallo spagnolo Jorge Martin (Del Conca Gresini), fuori per una caduta. Seconda piazza per Lorenzo Dalla Porta (Leopard Racing), terzo il sudafricano Darryn Binder (Red Bull Ktm Ajo), che soffia il podio ad un altro italiano, Dennis Foggia (Sky Racing Team VR46), alla fine quarto. Out Fabio Di Giannantonio, che dopo una brutta caduta (possibile trauma cranico) vede allungare il duo di testa e ridursi le sue speranze di conquista del titolo. Brutta scivolata anche per Niccolo’ Antonelli (Sic58 Squadra Corse), che rimedia una frattura al piede sinistro.
(ITALPRESS).

SAN ANTONIO KO A PORTLAND, SOLO 2 PUNTI PER BELINELLI

0

San Antonio Spurs battuti nella notte italiana della regular-season dell’Nba. Il quintetto texano si è arreso con il punteggio di 121-108 ai padroni di casa dei Portland Trail Blazers, trascinati dai 52 punti complessivi della coppia Damian Lillard-C.J. McCollum. Tra gli ospiti, prova opaca di Marco Belinelli che, partendo dalla panchina, finisce a referto con soli 2 punti in 16 minuti di impiego. Tra gli altri risultati, spicca la sconfitta casalinga, nella ‘prima’ di LeBron James allo Staples Center, dei Los Angeles Lakers: Houston Rockets passa per 125-115 in virtù, innanzitutto, dei 36 punti siglati da James Harden. Nel finale di gara, maxi-rissa e tre espulsi (Paul, Rondo e Ingram) che rischiano una lunga squalifica.
(ITALPRESS).