Dopo il pareggio casalingo contro la Roma per 1-1 nel precedente turno di campionato, il Napoli torna alla vittoria e lo fa contro l’Empoli per 5-1 al San Paolo in occasione dell’anticipo dell’undicesima giornata di Serie A. Tre punti meritati per i padroni di casa contro un Empoli coraggioso e organizzato per un’ora di gioco. In vista dell’impegno in Champions League contro il Paris Saint Germain, Ancelotti sceglie di effettuare ben sette cambi nell’undici titolare rispetto alla sfida contro la Roma. Ma la produzione offensiva del Napoli non risente del turn over e all’8’ c’è il vantaggio partenopeo: Koulibaly ruba palla in zona offensiva e serve in area Insigne che si libera di un avversario e con la punta batte Provedel. L’Empoli non ha intenzione di rinunciare a giocare al San Paolo e porta un numero di giocatori impressionante in area avversaria attaccando a pieno organico: al 15’ dopo un rapido scambio in area tra Caputo e Antonelli, l’ex Milan mette in rete ma l’arbitro annulla per fuorigioco.
I padroni di casa non disdegnano la soluzione dalla distanza e al 38’ c’è il raddoppio: Di Lorenzo regala palla a Mertens che si invola verso la porta e da fuori area batte Provedel con un destro angolato. L’Empoli subisce il contraccolpo psicologico e il Napoli può amministrare il doppio vantaggio fino al duplice fischio. Non cambia la musica nella ripresa e gli uomini di Ancelotti sfiorano subito il tris: sugli sviluppi di un cross dalla destra, la palla finisce sui piedi di Hysaj che da pochi passi viene murato da Provedel in uscita.
L’Empoli non riesce a prendere in mano il pallino del gioco e il Napoli prova a sfruttare il momento di difficoltà degli ospiti: Hysaj corre sulla fascia e disegna un traversone per Mertens che da posizione favorevole sbaglia la conclusione. Ma nel momento migliore di Insigne e compagni, i ragazzi di Andreazzoli trovano il modo di firmare il gol del 2-1: Krunic tra le linee al 57’ lancia Caputo bravo ad infilarsi tra Maksimovic e Koulibaly e a mettere alle spalle di Karnezis con un diagonale preciso.
La rete dà una iniezione di fiducia agli ospiti che al 63’ spaventano i partenopei: Ucan sugli sviluppi di un cross si coordina e calcia senza trovare la porta da pochi passi. L’occasione convince Ancelotti a correre ai ripari: dentro Allan e Callejon. Ed è dai piedi dello spagnolo che nasce il gol del 3-1: l’ex Real Madrid scarica per Mertens che da fuori area colpisce e spedisce il pallone all’incrocio dei pali. Andreazzoli scuote i suoi e cambia sistema di gioco: spazio al 4-4-1-1 e al 71’ Silvestre va vicino al gol di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Al 78’ c’è l’occasione del poker: Mertens lancia di prima Callejon che da posizione defilata calcia sull’esterno della rete. L’Empoli continua ad affidarsi alla velocità di Caputo ma concede inevitabilmente più spazi al Napoli che non si accontenta del doppio vantaggio. Al 90’ il neo entrato Milik si toglie la soddisfazione del poker con una zampata in area che non lascia scampo a Provedel e al 94’ Mertens sfrutta il lancio di Insigne per saltare il portiere e appoggiare in rete per il 5-1 finale: il Napoli sale a venticinque punti e si porta a ridosso della Juventus, l’Empoli colleziona la settima sconfitta stagionale e resta a quota sei.
CINQUINA DEL NAPOLI AL SAN PAOLO, 5-1 ALL’EMPOLI
PRONTO RISCATTO CLIPPERS, GALLINARI SIGLA 13 PUNTI
Pronto riscatto dei Clippers che, il giorno dopo la sconfitta di Philadelphia, proseguono il tour a Est andando a vincere sul parquet di Orlando per 120-95. Danilo Gallinari, in campo per 24 minuti, mette a referto 13 punti con 5/10 dal campo (1/2 da tre) e 2/2 ai liberi, oltre a due rimbalzi, tre assist, una palla recuperata e una persa. A fare la differenza è però Lou Williams, che realizza 23 dei suoi 28 punti nel secondo tempo, facendo 5/5 dall’arco, bene anche Harris con 21 punti, ai Magic non basta un Vucevic da 22 punti e 11 rimbalzi.
Settima vittoria di fila per Golden State: 116-99 su Minnesota. A prendersi la scena sono i soliti Curry (28 punti, 9 rimbalzi e 7 assist) e Durant (33 punti e 13 rimbalzi), Thompson si ‘limita’ a 22 punti mentre per i Wolves ci sono i 22 punti di Wiggins. La sfortuna continua invece a perseguitare Derrick Rose: a due giorni dai 50 punti contro Utah, l’ex Chicago è costretto a uscire dopo 5 minuti per un infortunio alla caviglia.
Dopo 4 sconfitte torna a sorridere Houston (119-111 su Brooklyn) grazie a 32 punti e 11 assist di Paul e 28 punti di Anthony mentre sono 4 le vittorie di fila dei Thunder, che battono 134-111 Washington con un Westbrook da 23 punti e 12 assist. Nei Wizards debutto stagionale con 20 punti di Dwight Howard. A Est continua la marcia di Toronto. Otto successi in nove gare per i Raptors grazie al 107-98 su Phoenix con 19 punti di Leonard e 16 di Valanciunas. Jazz ko contro Memphis (110-100, 28 punti per Conley), Dallas alla sesta sconfitta consecutiva (118-106 a favore di New York con 23 punti di Trier), Oladipo (25 punti e 14 rimbalzi) trascina Indiana contro Chicago (107-105).
MARQUEZ PENALIZZATO, ZARCO POLE A SEPANG
La pioggia, la lunga attesa e il solito Marc Marquez. Poi il colpo di scena che nega al Cabroncito la pole numero 80 della carriera, regalando a Johann Zarco per la terza volta in stagione la prima posizione sulla griglia. In Malesia non ci si annoia mai, a partire dal meteo che si conferma la solita variabile impazzita. Un forte acquazzone costringe gli organizzatori a sospendere le qualifiche per quasi un’ora e mezza prima di riaprire la pit-lane e lo spagnolo della Honda, col titolo mondiale già in tasca da un paio di settimane, dimostra ancora una volta di essere il più forte, stampando un 2’12″161 che è fuori dalla portata di tutti. “Ho approfittato di uno dei miei punti di forza, adattarmi velocemente alle condizioni della pista”, confessa a fine qualifica Marquez dopo aver rifilato mezzo secondo e mezzo a Johann Zarco e 848 millesimi a Valentino Rossi. Ma un paio d’ore dopo ecco arrivare la comunicazione dei commissari di gara: penalizzazione di sei posti in griglia e dalla pole passa alla terza fila. Il pilota di Cervera paga quanto accaduto con Andrea Iannone che, all’assalto del giro veloce, si è visto ostacolare dal numero 93. “Stavo facendo ‘rosso’ nel T1 e nel T2, mancava solo un giro – ha raccontato il pilota della Suzuki – Ero in uscita dalla curva 8, Marquez ha visto che stavo arrivando, andava piano e si è messo sulla traiettoria che dovevo fare, facendomi perdere 4 decimi”. Comportamento che non è sfuggito ai commissari, che hanno così riscritto la griglia. In pole, come detto, va Zarco davanti a Valentino Rossi e lo stesso Iannone. Buone sensazioni per il Dottore, che non teme la pioggia (“anche sul bagnato la moto va bene”) anche se gli organizzatori hanno anticipato di due ore tutte le gare (MotoGp al via alle 6 italiane) proprio per diminuire le chance di una gara sul bagnato per il terzo anno di fila.
Rossi proverà ad approfittare del miglior piazzamento sulla griglia per recuperare punti su Andrea Dovizioso, rivale per il secondo posto nel Mondiale. Il ducatista non va oltre il quinto tempo (ma partirà quarto), colpa di una caduta nei minuti finali della qualifica che gli impedisce di migliorarsi. “Mi piacerebbe la gara sull’asciutto, sarebbe veramente tosta ma siamo competitivi, le sensazioni sono buone e in tutte e due i casi ce la possiamo giocare”, minimizza il forlivese, che negli ultimi due anni ha vinto la gara malese sotto la pioggia. Il grande deluso di giornata è invece Maverick Vinales, che ha accarezzato a lungo la possibilità della pole visto che nelle terze libere aveva ottenuto il miglior tempo assoluto: partirà invece undicesimo (“abbiamo sbagliato set-up”, ammette), fra Pedrosa e l’Aprilia di Aleix Espargarò mentre sarà in seconda fila Danilo Petrucci. La Ducati sarà in pista anche con Michele Pirro, che occuperà la 14esima posizione sulla griglia: sarà lui a prendere il posto di Jorge Lorenzo, costretto anche stavolta a gettare la spugna. In sella nelle prime due libere come a Motegi, il maiorchino è costretto a dare di nuovo forfait per i postumi dell’intervento che gli ha quasi ricostruito il tendine del polso sinistro e dà appuntamento a tutti per l’ultima gara della stagione a Valencia.
Francesco Bagnaia si giocherà dalla seconda fila il secondo match-point per il titolo. Sesto tempo per lui, meglio però del suo rivale diretto Miguel Oliveira che partirà subito dietro. In pole Alex Marquez davanti a Luca Marini, quinto Mattia Pasini. In Moto3 partiranno invece fianco a fianco i due aspiranti al Mondiale: decima pole stagionale per il leader della classifica Jorge Martin, che beffa per appena 32 millesimi Marco Bezzecchi con Tony Arbolino che completerà il terzetto in prima fila.
CINQUINA INTER, GENOA TRAVOLTO A SAN SIRO
L’Inter piazza la settima vittoria consecutiva nel campionato di Serie A. I nerazzurri proseguono la loro marcia dominando il Genoa per 5-0 nell’anticipo dell’undicesima giornata, agganciando il Napoli al secondo posto con 25 punti. Missione compiuta per Spalletti, che per la sfida di San Siro ha optato per un ampio turnover in vista del confronto di Champions contro il Barcellona: a riposo anche capitan Icardi, rilanciando Lautaro Martinez con una maglia da titolare. Pronti, via ed è proprio “El Toro” a sfiorare il vantaggio dopo appena 2’: sul cross pennellato dal mancino di Politano, l’argentino sbuca dimenticato dalla difesa rossoblu ma non trova lo specchio colpendo di ginocchio. Il Genoa impiega dieci minuti per prendere le misure in fase di non possesso ed è Lazovic a spaventare la squadra di casa: tunnel sull’out di sinistra su D’Ambrosio con una grande giocata, poi rovina tutto cercando il tiro da posizione defilata. Il tentativo di far partita pari per la squadra di Juric, però, dura davvero poco: al 14’ Biraschi perde palla sul disimpegno al limite dell’area, prova a recuperarla su Joao Mario ma serve involontariamente Gagliardini che da pochi passi non sbaglia. Dopo il silent check sulla posizione del centrocampista, Valeri convalida il gol dell’1-0 all’Inter. I nerazzurri, dopo il rischio di figuraccia di Handanovic che per poco non mette nella propria porta con i piedi, mettono subito in ghiaccio la partita al 17’ con Politano: ancora Joao Mario protagonista, sul suo lancio in avanti l’ala ex Sassuolo brucia sul tempo un distratto Lazovic e infila Radu con freddezza per il raddoppio. Il Genoa accusa il tremendo uno-due e non riesce a reagire, l’Inter detta il ritmo della partita a proprio piacimento: al 35’ Brozovic illumina nuovamente per Politano, Radu respinge con i pugni. Pochi minuti più tardi l’autore del raddoppio si scontra in duello aereo con Gunter: ad avere la peggio è il difensore ospite, costretto ad una vistosa fasciatura in testa ma regolarmente al proprio posto in campo dopo lo spavento. Il match scorre dunque senza ulteriori sussulti sino al termine del primo tempo, fischiato da Valeri dopo tre di recupero. L’Inter non si accontenta e in avvio di ripresa mette il punto esclamativo: al 49’ Radu salva con un miracolo su Perisic impedendogli il ritorno al gol che manca dalla terza giornata, ma Gagliardini si avventa sulla ribattuta firmando la doppietta per il 3-0. Juric getta nella mischia Piatek, lasciato in panchina per i primi 50’, sostituendo un Pandev applauditissimo dal suo ex pubblico. Il bomber polacco dà qualcosa in più in attacco al Grifone ma non riesce a interrompere il digiuno di reti che perdura da quattro partite, dall’altro lato Spalletti può permettersi di concedere respiro agli esterni Politano e Perisic inserendo Keita e Borja Valero, oltre ad uno scampolo di gara a Nainggolan. I nerazzurri controllano senza eccessivi patemi e nel finale si scatenano rendendo ancora più pesante il passivo per il Genoa: prima Joao Mario, migliore in campo, a segno al 91’, poi proprio Nainggolan allo scadere per il 5-0. L’Inter vola, i rossoblu restano fermi a 14 punti a metà classifica.
(ITALPRESS)
FIORENTINA-ROMA 1-1, VERETOUT E FLORENZI
A cinque minuti dalla fine Florenzi trova il sinistro che salva la Roma. Finisce 1-1 al Franchi la sfida in casa di una Fiorentina che era passata in vantaggio con un rigore trasformato da Veretout e che farà discutere, dal momento che il contatto tra Simeone e Olsen lascia qualche dubbio. Un punto per parte che non si sa se accontenta i giallorossi e che lascia tanto rammarico alla formazione viola, in controllo del match fino a 5 minuti dal 90′. Un match partito su ritmi bassi con poche fiammate dei singoli tra cui spiccano soprattutto Chiesa e Under, protagonisti di due conclusioni ‘avventurose’ dalla distanza. Al 15′ minuto sugli sviluppi di un calcio di punizione Florenzi crossa dalla destra un pallone perfetto per la testa di Fazio, ma il difensore argentino impatta male e mette fuori da ottima posizione. Risposta viola due minuti più tardi con una splendida ripartenza di Chiesa che trova Simeone dal limite dell’area: stecca col sinistro ‘El Cholito’ prendendosi qualche fischio di disappunto dal Franchi. Ma la palla gol più ghiotta è di marca giallorossa quando al 21′ Kolarov scodella in area per Dzeko con il bosniaco che colpisce incredibilmente alto nell’area piccola. Poi alla mezz’ora la svolta: Under con un retropassaggio regala il pallone a Simeone e Olsen atterra l’attaccante viola.
Per Banti (niente Var) è calcio di rigore con la Fiorentina che trasforma il penalty grazie al tiro preciso di Veretout alla destra del portiere svedese. Un vantaggio beffardo che sveglia la formazione ospite: prima Pellegrini calcia col destro da posizione decentrata e colpisce il palo direttamente su punzione, poi sugli sviluppi di un corner Dzeko sfiora il pallone a porta sguarnita dopo un gran salvataggio di Lafont. Approccio positivo nel secondo tempo per la squadra di Di Francesco che va vicina al pareggio al 53′ con una botta col mancino di Zaniolo dal limite respinta ottimamente da Lafont. Al 58′, però, la Fiorentina cestina una grossa occasione con un perfetto uno-due fra Chiesa e Benassi sul quale Simeone non trova il tap-in a porta libera. È ancora Chiesa a rendersi pericoloso al 62′ con un’azione personale dalla sinistra: destro a giro a lato del palo controllato dallo sguardo di Olsen. Le due occasioni dei padroni di casa spaventano i giallorossi che retrocedono il proprio baricentro per qualche minuto prima di tornare all’attacco alla ricerca del pareggio: pressing offensivo che forza la difesa viola agli straordinari con Pezzella che al 72′ rischia l’autorete per neutralizzare un cross velenoso in area di rigore.
Gol dell’1-1 che arriva solamente all’85’ con una mischia in area di rigore risolta dal mancino di Florenzi che termina a fil di palo. Nel recupero i giallorossi sfiorano addirittura il vantaggio con un tiro dal limite di Dzeko respinto da Lafont. Al triplice fischio, però, a rammaricarsi è il pubblico viola con la Fiorentina che cestina l’occasione di agguantare la zona Champions League mentre per la Roma arriva un punto muove comunque la classifica dopo aver rischiato una sconfitta che sarebbe stata pesante per le ambizioni giallorosse.
(ITALPRESS).
JUVE BATTE 3-1 CAGLIARI, ORA È A +6 DA INTER E NAPOLI
Seppur con qualche difficoltà, stasera la Juventus si è immediatamente riportata a +6 sul duo Napoli-Inter che insegue al secondo posto in classifica e che in precedenza aveva vinto i confronti dell’undicesima giornata di campionato. I bianconeri, che stasera all’Allianz Stadium hanno superato i rossoblù allenati da Ronaldo Maran per 3-1, alla prima incursione sono subito passati con Dybala che servito da Bentancur si è liberato e in scivolata ha battuto Cragno infilando la sfera nell’angolino basso alla sinistra del portiere. I tifosi hanno però dovuto aspettare oltre due minuti per esultare visto che l’arbitro Mariani si è dovuto avvalere del consulto del VAR. Per i bianconeri, imbattuti con quella di stasera da 16 partite contro gli isolani, si è trattato della 13a vittoria. In una serata che ha visto la tifoseria organizzata ritornare a riempire la curva sud dopo aver scontato un turno di squalifica, gli ultras hanno ripreso a tifare fin dall’avvio, cosa che finora non avevano mai fatto, ma all’ingresso delle squadre in campo hanno mostrato uno striscione con su scritto “Solo per la maglia” probabilmente riferito ad un certo dissapore che permane con la società.
Il VAR è stato chiamato in causa anche al 18′ quando l’arbitro ha voluto consultare la tecnologia per valutare un possibile fallo di mano di Benatia in area non trovando però conferma nelle immagini televisive. Un Cagliari molto intraprendente ha invece trovato il pari al 37′ quando da un cross di Srna prolungato da De Sciglio la palla è arrivata Joao Pedro che ha infilato sul primo palo Szczesny. Neanche il tempo di gioire e gli ospiti si sono inguaiati da soli al 39′ quando un cross teso di Douglas Costa è stato deviato nella propria porta da Bradaric. A tre minuti dal riposo è stata ancora la Juventus a invocare il VAR per un fallo di mano in area del già citato Bradaric ma la tv non ha confermato le attese di squadra e pubblico di casa. Un palo ha invece fermato la botta di sinistro di Ronaldo che, servito dopo una gran giocata di Douglas Costa al 47′ del primo tempo, ha stoppato e calciato senza trovar fortuna personale. Secondo tempo sulla falsa riga del primo con la Juventus a controllare la partita e a mantenere il possesso palla e il Cagliari a provare a rispondere di rimessa.
I bianconeri hanno però faticato a rendersi realmente pericolosi dalle parti di Cragno, ma a sei minuti dalla fine hanno sfiorato il terzo gol su due azioni differenti prima con Ronaldo che si è visto deviare in corner da Pisacane la conclusione e poi con Bentancur che a pochi centimetri dalla porta non ha centrato il bersaglio. Ronaldo, premiato stasera dal presidente Agnelli per il suo 400esimo gol siglato nei principali campionati continentali tra Manchester United, Real Madrid e Juventus, arrivato lo scorso 20 ottobre con il Genoa, ha invece effettuato l’assist che al 42′ ha permesso a Cuadrado di chiudere la partita dopo che un minuto prima era stato Benatia a negare a Pavoletti il gol del pari.
A ROMA SIMPOSIO WADA-FMSI SU STRATEGIE ANTIDOPING
Prenderà il via domani, lunedì 5 novembre, a Roma, presso l’hotel Parco dei Principi, un simposio scientifico co-organizzato dall’Agenzia Mondiale Antidoping (World Anti-Doping Agency, WADA) e dalla Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) avente per oggetto le strategie di controllo antidoping basate sul passaporto biologico dell’atleta (Athlete Biological Passport, ABP). I lavori termineranno mercoledì 7 novembre.
L’idea base del convegno è quella di concentrare, per la prima volta in un unico evento scientifico, le competenze di tutti i soggetti coinvolti nelle diverse aree in cui si articola l’ABP: saranno infatti presenti rappresentanti dei laboratori antidoping accreditati dalla WADA, delle organizzazioni antidoping nazionali e internazionali, e degli esperti delle unità di gestione del passaporto biologico (Athlete Passport Management Unit, APMU). L’obiettivo finale sarà quello di riesaminare le potenzialità delle strategie antidoping basate su controlli “longitudinali”, che si affiancano, senza sostituirle, alle metodologie di controllo antidoping tradizionali, e di studiare nuove strategie per massimizzarne l’efficacia, anche alla luce della continua evoluzione delle strategie “doping” di nuova generazione. Il convegno vedrà la partecipazione di oltre 250 delegati provenienti da oltre 70 nazioni, oltre ad alti rappresentanti WADA (fra cui il Direttore Scientifico, Dr. Olivier Rabin).
Il convegno, che cade nel 20° anniversario della riprese delle attività del Laboratorio Antidoping FMSI, vedrà la partecipazione, per la FMSI, del Presidente Federale, Maurizio Casasco, che aprirà i lavori, del Presidente del Comitato Scientifico Federale nonché Presidente della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, Fabio Pigozzi, del Direttore del Laboratorio Antidoping, Francesco Botrè, e del responsabile della APMU italiana e vice Direttore del Laboratorio Antidoping, Xavier de la Torre. In apertura porteranno i propri saluti il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il Presidente di Nado Italia, l’organizzazione nazionale antidoping, Leonardo Gallitelli.
(ITALPRESS).
BAGNAIA CAMPIONE DEL MONDO MOTO2
Marc Marquez mette in carniere l’ennesimo successo, aggiudicandosi anche il Gran Premio della Malesia, al termine di una rimonta dal settimo posto e dopo aver inseguito Valentino Rossi, in testa per quasi tutta la gara. Il “Dottore” scivola a quattro giri dal termine e serve su un piatto d’argento la vittoria al campione del mondo della MotoGP. Per gli altri due gradini del podio ha la meglio Alex Rins che con la sua Suzuki batte Johann Zarco (Monster Yamaha Tech 3). Andrea Dovizioso con il sesto posto e con la caduta di Rossi è matematicamente vicecampione del mondo. In partenza è Valentino ad ottenere lo spunto migliore e si porta al comando, dominando fino ad una scivolata alla curva 1, avvenuta a quattro giri dalla bandiera a scacchi. Il nove volte campione del Mondo rientra in pista e taglia il traguardo in 18esima posizione. Non si ferma il portacolori del team Repsol Honda, che dalla settima casella rimonta fino a salire sul gradino più alto del podio.
La vittoria di Marquez ed il quinto posto di Dani Pedrosa (Repsol Honda Team) regalano il titolo costruttori a Honda, che riesce ad avere la meglio su Ducati con 50 punti di vantaggio. Grande rimonta anche da parte di Maverick Viñales che con l’altra Movistar Yamaha chiude in quarta posizione dopo essere partito dall’undicesima posizione. Nelle fasi finali si avvicina anche a Rins e Zarco, ma non riesce a lottare per il podio con i due avversari, troppo distanti. Alvaro Bautista con la Ducati del team Angel Nieto è settimo e precede le altre due moto bolognesi del Pramac Racing di Jack Miller e Danilo Petrucci. A chiudere la Top10 è Hafizh Syahrin con l’altra Yamaha del team Yamaha Tech 3.
Franco Morbidelli (EG 0,0 Marc VDS) è dodicesimo, mentre scivolano Michele Pirro (Ducati Team) e Andrea Iannone (Team Suzuki Ecstar). Ma Sepang rimarà una domenica da ricordare per il motociclismo italiano, con la conquista del titolo della Moto2 da parte di Francesco Bagnaia, nel giorno in cui vince la prima gara Luca Marini, con l’altra moto dello Sky Racing Team VR46.
A Miguel Oliveira (Red Bull KTM Ajo) non basta il secondo posto. Bagnaia succede così a Franco Morbidelli, campione sempre in Malesia nel 2017. Al via è Marini il fulmine e il numero 10 detta subito il passo. Il numero 10 era secondo allo spegnersi del semaforo e tenta subito l’allungo. Resta in testa per tutta la gara e deve difendersi da Oliveira. Lo tiene a bada e raccoglie la prima vittoria. È successo totale e il risultato del fratello del Dottore può aprire la festa. La sfida per il campionato è quella tra Bagnaia e Oliveira. I due sono nella scia del numero 10 e nei giri iniziali duellano. Dopo qualche schermaglia, Pecco si mette davanti all’avversario ma la KTM è la moto oggi migliore. Il portoghese compie un grande recupero dalla settima posizione e arriva fino al secondo posto. Una piazza d’onore che però è una delusione. La grande giornata di Pecco inizia dalla seconda fila.
Al via è nel gruppo per la vittoria. Intelligentemente lascia campo libero al collega di box e fa la gara su Oliveira. I giri finali sono di tensione con un arrembante Mattia Pasini (Italtrans Racing Team) che lo insidia dalla quarta piazza. La bandiera a scacchi è una liberazione. A Sepang si chiude anche la corsa al titolo della classe più piccola che va a Jorge Martin. Lo spagnolo del team Del Conca Gresini Moto3 l’ottiene vincendo davanti alle Honda del Leopard Racing di Lorenzo Dalla Porta ed Enea Bastianini. Quinto posto per Marco Bezzecchi davanti a Fabio Di Giannantonio, che adesso si giocheranno il secondo posto nel Mondiale Moto3.










