A prendersi la scena nelle quattro gare Nba disputate nella notte italiana è C.J. McCollum. E lui il trascinatore di Portland che batte 118-103 Milwaukee. Quaranta punti, sei assist e cinque rimbalzi per la guardia dei Trail Blazers che piegano i Bucks nonostante i 23 punti di Antetokounmpo (per lui anche 6 assist e 9 rimbalzi) e i 22 a testa di Middleton e Lopez.
Vincono anche i Brooklyn Nets che si impongono 104-82 sul parquet dei Phoenix Suns con i 26 punti di LeVert, mentre davanti al proprio pubblico i Dallas Mavericks (23 punti per Doncic, 22 per Matthews) hanno battuto 119-100 i Washington Wizards (24 per Wall). Successo interno anche per Charlotte Hornets che regola 113-102 Atlanta Hawks. Protagonista del match Kemba Walker con i suoi 29 punti, ma altrettanto importante è il contributo di Marvin Williams con 20 punti e 8 rimbalzi.
(ITALPRESS).
MCCOLLUM STAR PORTLAND, OK NETS, DALLAS E HORNETS
CASASCO “FMSI E WADA UNITI NELLA LOTTA AL DOPING”
“La Federazione medico sportiva italiana ha gli stessi obiettivi della Wada, l’unica organizzazione a livello mondiale riconosciuta dallo Stato italiano: continueremo a combattere il doping e a preservare la salute delle persone e degli atleti”. Queste le parole del presidente della Fmsi, Maurizio Casasco, nella conferenza stampa di chiusura del simposio scientifico organizzato presso l’hotel Parco dei Principi di Roma insieme all’Agenzia mondiale antidoping per discutere sulle ultime strategie di lotta al doping basate sul passaporto biologico dell’atleta. “Siamo al termine di questa tre giorni molto importante, la Wada ci ha onorati della presenza a Roma scegliendoci come partner, come era già successo nel 2011 – ha rimarcato Casasco -. La ricerca è fondamentale: ci accomunano gli stessi obiettivi, gli stessi valori, la stessa lotta al doping. Ringrazio al riguardo il direttore scientifico Rabin, ma anche i Nas che collaborano con noi e il mondo delle istituzioni”.
“Un grazie speciale alla Fmsi per lo splendido supporto – ha dichiarato Olivier Rabin – La discussione sul passaporto biologico è stata più che interessante, in questi tre giorni ho trovato un’atmosfera eccellente e siamo privilegiati ad avere il supporto della Fmsi e di tutti gli altri partner in Italia nella lotta al doping”. Il direttore scientifico della Wada ha poi tracciato un bilancio del simposio: “Sono dieci anni che il passaporto biologico è stato introdotto nel codice Wada e ha già assunto un ruolo importante nella lotta al doping – ha sottolineato Rabin – Oggi è sempre più complesso, per questo la comunicazione e la collaborazione tra le parti in causa è fondamentale. Guardando poi al futuro, è importante inserire nuovi biomarkers e individuare i fattori che interferiscono negli studi: sul tema ci sono varie ricerche interessanti e ringrazio il presidente Casasco e la Fmsi, molto impegnata su questo fronte”.
“Un altro dei problemi attuali è la quantità enorme dei dati sui quali lavoriamo – ha proseguito il direttore scientifico della Wada -: è importante riuscire ad integrare l’intelligenza artificiale, la big data analysis, perché dobbiamo saper leggere meglio tutte le informazioni raccolte. E allo stesso tempo dobbiamo avere dati più precisi sui singoli sport e sui singoli paesi, perché il problema del doping non è lo stesso in tutti gli sport e non è lo stesso in ogni paese. Dobbiamo analizzare le situazioni particolari, avere maggiori informazioni ci aiuta a combattere il fenomeno in modo migliore. Il passaporto biologico è un strumento molto forte che sarà sempre più utile e sempre più utilizzato”.
(ITALPRESS).
GATTUSO “NO TESTA A JUVE, DOMANI CI GIOCHIAMO TANTO”
“Ci giochiamo tanto, la testa è solo a domani sera, non si pensa a nient’altro”. Rino Gattuso allontana la Juve. Domenica sera c’è il big match con i bianconeri a San Siro ma il tecnico del Milan è concentrato sulla sfida di domani col Betis in Europa League. La sconfitta all’andata “ha complicato il nostro cammino e ci troveremo davanti una squadra che può cambiare modulo ma ha una sua identità e che può farci male. Serve una grande partita a livello tattico, essere bene organizzati. Due settimane fa, pur non giocando una grande partita, abbiamo avuto le nostre occasioni. La prestazione è stata però al di sotto di quanto possiamo fare”. Ci sarà spazio domani anche per chi ha giocato meno ma Gattuso ha completa fiducia nei suoi uomini: “ci stanno dando una grandissima mano. Reina è un maestro in questo senso: nei momenti di difficoltà riesce a compattare lo spogliatoio, non è uno che parla per aprire la bocca ma dice cose sensate. Siamo fortunati, per un allenatore è bello avere giocatori come Reina e altri che quando li chiami si fanno sempre trovare a disposizione”, aggiunge ai microfoni di Sky Sport. Rispetto a due settimane fa si presenterà in campo un Milan diverso nello spirito. “Le vittorie ti fanno allenare meglio, la palla pesa meno, c’è un bel clima, c’è entusiasmo, si lavora in modo più tranquillo – conferma Gattuso – Più pressione o entusiasmo per una settimana con Betis e Juve? Ogni volta che giochiamo siamo il Milan, abbiamo gli occhi addosso di tutti e giocheremo contro squadre che hanno una loro identità. Il Betis mi preoccupa, in Liga sta facendo fatica ma se gli dai campo ti può fare male”. Da Gattuso poi una battuta su Suso: “è cambiato a livello mentale. Prima, quando lo levavi dal suo orticello, cominciava a preoccuparsi, a ragionare tanto. Ora viene a giocare non solo nella sua posizione, gli piace giocare da mezza punta o da secondo attaccante. E’ cambiato molto, si diverte non solo a fare le cose che sa fare. Se è migliorato è merito suo ma ha ancora tanti margini di crescita”. Domani mancherà Higuain, che resta in dubbio per la Juve: “Sta lavorando, non sappiamo se ce la farà. Vediamo in questi giorni”. Per quanto riguarda gli altri assenti, “Calabria ha cominciato a correre e siamo fiduciosi, ci lascia ben sperare mentre Bonaventura non è ancora al maggimo, ha ancora fastidio al ginocchio ed è quello che sta meno bene dei tre”.
ROMA BATTE CSKA MOSCA 2-1 E IPOTECA OTTAVI CHAMPIONS
Due su due contro il Cska e terza vittoria di fila nel girone G della Champions League 2018-19. Allo Stadio Luzhniki di Mosca la Roma batte nuovamente la formazione russa per 2-1, in gol Manolas e Pellegrini, e replica il successo conquistato all’Olimpico lo scorso 23 novembre. Vittoria odierna che porta la Roma a un passo dalla qualificazione matematica al turno successivo, trovando anche il primato nel gruppo in attesa del risultato del match fra Viktoria Plzen e Real Madrid. Una serata avviata nel migliore dei modi per i giallorossi, in vantaggio dopo soli quattro minuti di gioco. Al primo calcio d’angolo dell’incontro Pellegrini dalla sinistra mette in mezzo un pallone perfetto per lo stacco imperioso di Manolas che anticipa Akinfeev e deposita la palla in rete per l’1-0 ospite. Il Cska incassa il colpo e si rilancia immediatamente alla ricerca del pareggio mentre la Roma si ritrae nella propria metà campo. Atteggiamento difensivo dei ragazzi di Di Francesco che permette alla formazione russa di esaltare i propri tifosi con grandi giocate seppur senza mai impegnare seriamente Olsen. La Roma torna ad accendersi solamente alla mezz’ora e lo fa con una grande occasione da gol creata da Kluivert e incredibilmente cestinata da Florenzi che, presentatosi di fronte ad Akinfeev, inciampa su se stesso al momento del tiro. La prima vera occasione del Cska arriva nei minuti finali della prima frazione: Oblyakov entra in area di rigore, dribbla il diretto marcatore e calcia in porta ma il tiro viene murato da Manolas. La deviazione premia l’inserimento di Schennikov che da pochi passi sbaglia il colpo di testa e mette alto sopra la traversa a porta sguarnita.
Una delusione cancellata dall’avvio di secondo tempo che porta il Cska al pareggio: Akhmetov taglia in due il centrocampo e trova Sigurdsson al limite che controlla, dribbla Santon e piazza il pallone alla sinistra di Olsen. La Roma reagisce con grinta, agevolata soprattutto dall’ingenuità di Magnusson che, ammonito durante il corso del primo tempo, viene espulso con un secondo giallo per uno sgambetto al limite su Kluivert. Al 59′ Cristante dal limite calcia col destro e la palla termina sui piedi di Pellegrini che galleggia sulla linea del fuorigioco: controllo col mancino e tiro preciso che trafigge Akinfeev per il 2-1 degli ospiti. Manca Dzeko nella manovra giallorossa e il centravanti bosniaco cestina una grossa palla gol al 62′ con un tiro debole col mancino a tu per tu con Akinfeev. Ancora una volta pericolosa la Roma sui calci da fermo con Pellegrini che scodella la punizione in area e trova la deviazione aerea di Fazio che termina di poco a lato del palo. Con grande orgoglio il Cska prova l’affondo nei minuti finali impegnando Olsen in un paio di occasioni. Ma dopo quattro minuti di recupero cala il sipario a Mosca con la Roma che esulta per i tre punti che regalano un importante +5 in classifica proprio ai danni della squadra russa. Ancora Real Madrid e Viktoria Plzen sul cammino dei ragazzi di Francesco, ormai però a un passo dalla fase a eliminazione diretta.
CR7 NON BASTA ALLA JUVE, BIANCONERI KO CON MANUTD
La Juventus non è riuscita a staccare il biglietto per gli ottavi di finale di Champions League. Sconfitta in rimonta dal Manchester United per 2-1, la squadra campione d’Italia ha anche rimesso in discussione le sorti dell’intero Girone H, con lo stesso United ora a -2 e il Valencia a -4. In un primo tempo giocato a buoni ritmi, la Juventus ha spinto fin da subito alla ricerca del vantaggio lasciando al Manchester United solamente spazio per qualche ripartenza. Gli uomini di Massimiliano Allegri hanno provato a pungere a più riprese con velocità e palleggio che i Red Devils hanno faticato ad arginare. Ciò nonostante di conclusioni realmente pericolose per De Gea se ne sono viste poche. Le due maggiormente degne di nota sono quelle arrivate rispettivamente al 34′ e al 35′: un cross di Cuadrado deviato da Matic ha costretto il numero uno ospite a una parata d’istinto mentre un minuto più tardi è stata la conclusione di Khedira su assist di Ronaldo ad accarezzare il palo alla destra dell’estremo difensore spagnolo del Manchester United.
In avvio di ripresa nuova occasione da gol per la Juventus, stavolta con Dybala che ci ha provato con un sinistro a giro finito sulla traversa. Una Juventus sempre più intraprendente del Manchester ha continuato a spingere alla ricerca del vantaggio che è arrivato al 20′ quando su uno splendido lancio di Bonucci è stato Ronaldo a scattare sul filo del fuorigioco e a infilare al volo di destra la sfera alle spalle di De Gea. Padroni di casa più volte vicini al raddoppio, al 28′ con Pjanic che servito a rimorchio da Cuadrado non ha trovato il bersaglio grosso e al 29′ soprattutto con Cuadrado che da posizione molto favorevole su assist di Ronaldo ha spedito sopra la traversa. Sul fronte opposto due minuti più tardi è stato il neo entrato Rashford a sfiorare il pari. Pareggio che è arrivato invece a quattro minuti dal termine quando un ingenuo fallo di Matuidi su Pogba spalle alla porta ha permesso all’altro neo entrato Mata di piazzare la palla sulla ‘mattonella’ al limite dell’area e di infilare Szczesny per l’1-1. Poi nel finale la beffa: su un calcio di punizione dalla destra è intervenuto Szcesny ma la palla è finita addosso ad Alex Sandro che ha messo dentro alla sua porta regalando al Manchester una vittoria che fino a pochi minuti prima sembrava impresa impossibile.
SAN ANTONIO CEDE A MIAMI, SERATA NO PER BELINELLI
Serata no per Marco Belinelli e San Antonio a Miami, dove Hassan Whiteside (29 punti, 20 rimbalzi e 9 stoppate) domina nel pitturato e trascina gli Heat alla vittoria per 95-88. Gli Spurs tirano male (33% dal campo, peggior percentuale in una partita di regular season dal 2008 per i texani) e anche Belinelli suo malgrado si adegua: 8 punti in 28′ con 1/7 da due e 2/6 da tre a cui aggiunge tre assist, due palle recuperate e due perse. Mills (20 punti), Bertans (19 punti) e DeRozan (18 punti e 14 rimbalzi) i pochi a salvarsi. San Antonio resta quarta a Ovest, in una zona play-off a cui si avvicinano piano piano i nuovi Lakers di LeBron James: 114-110 su Minnesota e terzo successo nelle ultime 4 gare. Per il Prescelto tripla doppia sfiorata (24 punti, 10 rimbalzi e 9 assist), 21 punti per Kuzma di cui 6 nell’ultimo minuto, e ancora 21 punti di Hart e 20 di Ingram. Debutto in gialloviola per il neo arrivato Chandler, fra i Wolves 31 punti del ritrovato Rose e 24 di Butler.
Due liberi di Marc Gasol a 4″6 dalla fine (20 punti e 12 rimbalzi per lo spagnolo) permettono a Memphis di infliggere la seconda sconfitta stagionale a Denver (89-87), reduce da 5 successi consecutivi. Fra i Nuggets 20 punti di Harris e 16 di Lyles dalla panchina. Schroeder non fa rimpiangere Westbrook e con la sua miglior prestazione stagionale (28 punti) conduce i Thunder alla vittoria (95-86) sui più sempre derelitti Cavaliers del post-LeBron (un solo successo a fronte di 10 sconfitte). Cleveland occupa mestamente l’ultimo posto in una Eastern Conference dove invece primeggia Toronto, che fa 11 su 12 superando 114-105 Sacramento. Kawhi Leonard, al rientro dopo l’infortunio alla caviglia, mette a referto 25 punti e 11 rimbalzi, ben coadiuvato da Ibaka (14+14) e Lowry (16 punti e 8 assist). Prima gioia stagionale in trasferta per Philadelphia, che passa sul parquet di Indiana per 100-94 con 20 punti e 10 rimbalzi di Embiid e 16 punti, 10 rimbalzi e 8 assist di Simmons.
ANCELOTTI RINGRAZIA SARRI “SUO LAVORO FONDAMENTALE”
“La possibilità di tornare a parlare italiano è una delle cose che più mi ha convinto ad accettare la proposta del Napoli. Dal punto di vista tecnico, parlare in inglese non crea nessun problema, ma dal punto di vista emotivo e psicologico parlare la propria lingua è tutta un’altra cosa. Al Napoli internazionale di oggi, la lingua ufficiale che si parla è l’italiano”. Carlo Ancelotti, in un’intervista che DAZN trasmetterà alle 15, racconta la scelta fatta in estate quando, davanti alla proposta di De Laurentiis, non ha saputo dire no tornando così a lavorare in serie A dopo un lungo girovagare all’estero fra Premier, Ligue 1, Liga e Bundesliga. “Io e il presidente ci sentivamo ogni tanto da anni, ci eravamo già sentiti quando tentai di portare Cavani al Psg senza successo – continua il tecnico di Reggiolo – Quest’estate abbiamo fatto anche le vacanze insieme. Lui è un presidente che è diventato appassionato col tempo: adesso segue tutto, si informa su tutto, ma sa delegare. E’ una persona molto schietta, molto sincera, molto divertente”.
Il Napoli è in piena corsa in Champions nonostante un girone di ferro e secondo in campionato, merito di Ancelotti ma anche di chi lo ha preceduto. “Il terreno non era solo ben arato, c’era già un’erba rigogliosa: il lavoro che ha fatto Sarri è stato di fondamentale importanza”, riconosce Ancelotti, che però non ha titolarissimi. Qualcuno, vedi Mertens, si è anche arrabbiato per non aver giocato dall’inizio, “ma sono cose normali: se non se la fosse presa, sarebbe stato peggio”. Fra i meriti di Ancelotti anche quello di aver convinto Hamsik a rimanere. “Sapevo che aveva avuto quest’offerta per andare via, allora gli ho spiegato che per me era un giocatore importante e che mi avrebbe fatto piacere se fosse rimasto. Gli ho anticipato che avrei volute cambiargli ruolo: forse è proprio questo che lo ha convinto a rimanere perché voleva provare qualcosa di nuovo”.
FOSCHI “PRESTO NOVITÀ IN SOCIETÀ E FUTURO ROSEO”
Con Maurizio Zamparini ai vertici societari si è scritta la storia sportiva più bella del Palermo, sono stati raggiunti risultati che nessuno mai aveva centrato, come le diverse qualificazioni in Europa League e sono tanti i giocatori importanti che hanno vestito la maglia rosanero, dai vari Luca Toni, Barzagli, Grosso, Corini per arrivare a veri talenti del calibro di Pastore, Cavani e Dybala. Il ds Rino Foschi ebbe il merito di avere avviato il progetto insieme al patron quando decise di lasciare il Venezia, poi due anni fa tornò per un breve periodo in estate e in questa stagione non ha esitato a riprendere in mano quel timone che seppur con dispiacere era stato costretto a lasciare.
“Un rapporto che parte da lontano – afferma Foschi nel corso di un rorum all’agenzia di stampa ITALPRESS – io sono stato qui tanti anni, abbiamo fatto anche un buon lavoro grazie a Zamparini che ha messo il denaro e che ci ha permesso di fare risultati importanti. Anche quando sono andato via ho sempre seguito il Palermo, questa è una città speciale, ho lavorato in tante piazze, ma vuoi per i risultati, vuoi per l’affetto della gente qui è stata un’esperienza unica. Sono tornato molto volentieri, avevo già fatto una piccola apparizione due anni fa ma non ero pronto, poi mi ha richiamato e sono venuto con grande entusiasmo per dare una mano al presidente e alla città”.
Un rapporto quello tra Maurizio Zamparini e Palermo che si è logorato nel tempo fino a portare i tifosi a disertare lo stadio, in aperta contestazione contro il patron.
“Zamparini può aver sbagliato – spiega Foschi – Quando la gente è abituata bene e non vengono i risultati, si fa fatica ad accettare certi periodi, ma il presidente anche per la crisi che ha preso tutti gli imprenditori d’Europa e del mondo certe disponibilità non le aveva più e non si è vergognato di dirlo.
Nel 2002 quando sono venuto io era tutto diverso, premevo un bottone e potevo prendere 2-3 giocatori, poi i tempi sono cambiati. Quando sei abituato bene fai fatica a soffrire, c’è stata la crisi di risultati, la retrocessione e non potendo più mettere i soldi di una volta è stato più difficile risalire. E’ stato un po’ abbandonato, il pubblico ha anche le sue ragioni. A Palermo il calcio è molto importante, la retrocessione è stato un duro colpo, nel finale della scorsa stagione il pubblico era tornato a riempire lo stadio, poi purtroppo è finita come sappiamo, si è rimasti in B, si è dovuto fare un certo tipo di mercato e non è facile per un tifoso pensare a tutte queste cose. Il tifoso pensa al risultato, si infiamma per Cavani e Amauri, pensa a quello che è stato, al passato, a quello che non può esserci nel presente”.
Ma che potrebbe nuovamente esserci nel prossimo futuro perchè la società questa volta potrebbe davvero cambiare presto fisionomia dopo tanti anni in cui si parla di cessione societaria e di cordate pronte ad investire.
“Zamparini sta facendo un tipo di operazione per la cessione di quote societarie – ammette Foschi – ma lui rimarrà perchè chi compra questa percentuale della società, che sarà molto alta, ha fiducia in lui e nel suo lavoro. Per il momento non sarebbe una vendita totale, ma quello che conta è che si può
fare un certo tipo di mercato, tenere questo organico e potenziarlo se serve e questo è molto importante. Si tratta di un gruppo straniero. Zamparini resta per dare una mano con la sua esperienza, se avviene questa cessione sono convinto non dico che torneremo a quello che abbiamo fatto nel passato, ma faremo di nuove cose importanti. Sono molto legato a Zamparini, è il miglior presidente che ho avuto. Io sono qua perchè mi ha chiamato e ha bisogno, mi sento un palermitano adottato e per Zamparini mi butterei nel fuoco e sono convinto che se questa operazione andrà in porto ci toglieremo grande soddisfazioni”.
“Il presidente ormai da tanti anni è sotto il fuoco di critiche anche ingiuste per certe cose – prosegue Foschi – Non sta facendo questa operazione con il primo avventuriero, per lui è un sacrificio cedere la società, vuole darla in mani sicure e fare cose importanti della città, si parla della squadra e dei risultati del Palermo, ma anche del futuro di questa città perchè
si parla di stadio, di centro sportivo. E’ una cordata straniera, un gruppo molto serio. Vorrei che i tifosi capissero questo, che Zamparini vuole dare questa società a mani sicure per avviare un nuovo ciclo importante. E’ il momento giusto, siamo ai vertici della classifica, domenica sera giochiamo contro la prima, sapendo che il presidente sta facendo questa operazione a giorni, non dico che debbano venire in 30 mila perchè affrontiamo la prima, ma perchè è una conseguenza di quello che succederà da qui alla fine della stagione. Non sono qui per difendere il presidente, è qui da 15 anni, lui non si è arricchito con il Palermo e lavora per non abbandonare la società ma per renderla ancora più forte, per lasciare qualcosa di importante per la città. Adesso è il momento di giudicare Zamparini per quello che sta facendo e che vuole fare per lasciare la società e la città in mani sicure, anche lui si sente un palermitano adottato e non ha nessuna intenzione di mollare la squadra, vuole che la barca vada in porto con le bandiere belle alte”.
“Sento parlare di spettro Venezia – prosegue Foschi – ma Zamparini lì voleva fare calcio a certi livelli, voleva fare nuove strutture, c’era il progetto per lo stadio, ma non gli hanno permesso di fare calcio eppure ha lasciato la società con un attivo di 4 milioni, senza debiti e in Serie B. Ho fatto io il travaso di giocatori da Venezia a Palermo, è stato un lavoro irripetibile di cui vado orgoglioso. Io sono qui perchè conosco Zamparini, sono convinto che si possano fare cose importanti, che ci si possa tornare a prendere altre soddisfazioni importanti, altrimenti non tornavo per farmi ridere dietro. Palermo è la quinta città d’Italia e merita una squadra importante, non voglio parlare del passato ma sono convinto che si possa tornare a fare grandi cose. Foschi lo scorso anno era al Cesena, ma è stato anche lui spettatore, da uomo di calcio e di sport, tra coloro
che hanno visto la finale di ritorno dei Play-off tra Frosinone e Palermo allo “Stirpe” e le numerose polemiche che ne sono seguite. “Ho visto la partita, una gara a mio avviso giocata sotto pressione, ma è normale per via della posta in palio, ma alla fine sono rimasto male e anche da neutrale non ho sentito il fischio finale, ho visto un rigore non dato, l’invasione di campo, ma quel che conta è quello che scrive l’arbitro. Si sono viste cose non belle, l’importante è che tutto si svolga con regolarità, ma credo che qualcosa non abbia funzionato e forse c’erano gli estremi per studiare bene questa partita, credo si sia fatto poco rispetto a quello che si doveva fare come è successo in altri casi, è stata l’estate dei casi, mettiamo tutto insieme agli altri, poi la vita va avanti.
Entrando nel merito del suo lavoro di direttore sportivo Foschi deve risolvere prima di tutto la questione degli svincolati, ovvero Rispoli, Jajalo, Struna e Aleesami.
“Non dobbiamo farne un dramma, abbiamo quattro giocatori in questa situazione – spiega – Erano sul mercato, ma noi non avevamo intenzione di regalare giocatori, abbiamo preferito tenerli, sono giocatori seri e ben pagati, hanno la possibilità di valutare le nostre offerte e rinnovare, o firmare a gennaio per un’altra squadra.
Non voglio sentir parlare di scontenti, nel Palermo non ce n’è, c’è gente che possiamo rischiare di perdere, ma se si lavora con serietà e correttezza non si perde niente. Io sono sicuro di avere fatto un’offerta importante. Questo è un gruppo serio, tutti mettono la gamba adesso, ma voglio che la mettano anche dopo il mercato di gennaio, quando magari avranno firmato per un’altra squadra. Io però preferisco non arrivarci a questa situazione, mi auguro che rimangano, ma se dovessero preferire altre offerte alle nostre, preferisco darli prima e risparmiare sullo stipendio”.
Il sogno della serie A è alla portata di questo Palermo, a maggior ragione se il pubblico tornerà allo stadio.
“Quest’anno, con il format a 19 squadre, ci vorranno non più di 67-68 punti, visto come vanno le cose, la nostra classifica, il nostro organico e quello che possiamo fare abbiamo serie possibilità di andare in Serie A – conclude Foschi nel corso del forum all’agenzia Italpress – Sarebbe la famosa ripartenza di cui ha bisogno la città. Ora mi serve l’aiuto del pubblico, adesso, domenica sera, ora abbiamo bisogno della gente. Con il Pescara ho bisogno di 20-30 mila persone, con i tifosi allo stadio non ci sono alibi, questo è un gruppo serio che lavora, ma con i tifosi è tutta un’altra cosa. Il Palermo se tutto funziona bene è la squadra più forte, il Pescara ha un centrocampo fortissimo che in B è veramente importante, noi siamo un po’ più completi. Il Benevento, il Crotone e il Verona sono buone squadre, mi piace anche il Perugia e penso anche allo Spezia perchè ho un debole per Marino”.
“Il Verona? Fabio Grosso lo seguo, è stato un giocatore importante del mio Palermo, è un buon allenatore, taciturno e molto serio, ho pensato anche a lui in passato, vedremo, è una persona seria come lo è Tedino, che è un buon allenatore ma che forse è più adatto a piazze un po’ più tranquille, se avesse avuto il sostegno del pubblico avrebbe fatto bene anche qui. Ha dei concetti superiori alla media, ricordatevi la prestazione che abbiamo fatto contro il Perugia, che è una buona squadra, abbiamo giocato un grande calcio, ma c’era qualcosa che non andava. Stellone ha riportato entusiasmo”.










