Home Sport Pagina 1711

Sport

SHIFFRIN DOMINA A LEVI, AZZURRE IN DIFFICOLTÀ

0

Una sentenza. Primo slalom della stagione e primo acuto di Mikaela Shiffrin, che a Levi domina la prima manche e completa l’opera nella seconda, portando a casa il successo numero 44 della carriera, il 33^ fra i pali stretti. Ennesima, imbarazzante prova di superiorità della 23enne americana, che dopo il terzo posto in gigante nella gara d’apertura di Soelden rimette le ali agli sci nella sua specialità prediletta rifilando 58 centesimi a Petra Vhlova e 79 a Bernardette Schild. La Shiffrin non era partita benissimo al cancelletto – abbassato al terzo dosso con la gara slittata di 45′ a causa delle forti raffiche di vento – ma nella parte centrale ha fatto la differenza, con la sola Frida Hansdotter, oro a Pyeongchang, capace di starle dietro (14 centesimi il distacco). Ma la svedese, nella seconda parte di gara, ha commesso qualche errore di troppo scivolando al quarto posto e per la Shiffrin, comunque non ancora al top della condizione, è stato facile gestire il vantaggio sulla Vhlova, vincitrice un anno fa proprio davanti all’americana e sempre a podio sulla pista finlandese negli ultimi tre anni. Splendida anche la prova della Schild, la migliore nella seconda manche. L’austriaca mette così a segno un’incredibile rimonta risalendo dalla 12esima posizione: settimo podio in carriera per lei in Coppa del Mondo, il primo dopo il secondo posto – sempre in slalom – a Flachau lo scorso gennaio, dietro, manco a dirlo, a una Shiffrin che dopo due gare è già in testa alla classifica generale con 160 punti.

Trasferta finlandese da dimenticare per i colori azzurri. Delle cinque italiane al via, solo in due superano la prima manche (cade Roberta Midali, fuori dalle top 30 Martina Peterlini e Marta Bassino) ma sia Irene Curtoni che Chiara Costazza finiscono lontane dalle migliori. L’atleta valtellinese chiude al 18esimo posto, quattro centesimi davanti alla Costazza, 19^ dopo una seconda manche più o meno in linea con la prima per entrambe: difficoltà sul piano iniziale, netta ripresa sulla prima parte del ripido, finale senza grande velocità. Domani tocca agli uomini, sempre a Levi, le donne torneranno in pista fra una settimana a Killington: in programma slalom e gigante.

VIÑALES POLE A VALENCIA, DOVIZIOSO IN PRIMA FILA

0

Il poleman dell’ultima gara stagionale della MotoGP arriva dalla Q1. Maverick Viñales, infatti, entra nella decisiva manche per disegnare la griglia di partenza, passando attraverso la prima, così come Andrea Iannone. Chi resta fuori dalle prime posizioni è il suo compagno di team, Valentino Rossi che fallisce il passaggio alla Q2 e partirà dalla sesta fila con il sedicesimo tempo. É stata una qualifica ricca di colpi di scena. A parte il “Dottore” fuori dai giochi, c’è la rovinosa caduta di Marc Marquez che si fa male alla spalla, ma che dopo le cure dei medici della Clinica Mobile, riesce a tornare in pista, acciuffando la seconda fila con il quinto tempo. Protagonisti per il giro più veloce, quindi, diventano altri. Primo fra tutti lo spagnolo della Movistar Yamaha. Vinales riesce ad infilare un giro pulito e sul cronometro si stampa il miglior tempo di 1’31″312. Per lui un ritorno in pole davanti al pubblico di casa, visto che l’ultima risale alla gara di Aragon dell’anno passato. Sotto un cielo plumbeo, viene fuori una lotta serratissima che, alla fine vedrà sei marchi diversi ad occupare le prime otto posizioni e tutte racchiuse in poco più di tre decimi. Dopo aver rimendiato due cadute nelle prove libere, grande protagonista è stato anche Alex Rins. Davanti alla propria gente, il pilota della Suzuki Ecstar conquista la seconda piazzola in griglia, risultando più veloce anche di Andrea Dovizioso e della sua Ducati uffuciale. Ad aprire la seconda fila, invece, la GP18 del Pramac Racing di Danilo Petrucci. Il pilota ternano precede Marc Marquez e la sua Hrc Honda. Non sono le migliori qualifiche per il campione del mondo. È velocissimo ma cade alla curva 4. Accusa un brutto colpo alla spalla, ma dopo pochi minuti è ancora in sella cercando la pole che però oggi non è alla sua portata. Ottimo risultato per Pol Espargaro e la RC16 del team Red Bull KTM, sesto e vicino ai più veloci. Settimo è Andrea Iannone (Team Suzuki Ecstar); mentre Dani Pedrosa (Repsol Honda) inizierà la sua ultima gara dalla nona piazza. Valentino Rossi (Movistar Yamaha MotoGP) e Jorge Lorenzo (Ducati Team) invece sono rispettivamente in sesta e settima fila.

L’ITALIA SI INGINOCCHIA DI FRONTE ALL’AUSTRALIA

0

Dopo il pesante ko contro l’Irlanda e la bella vittoria sulla Georgia, l’Italrugby ha perso il “Cattolica Test Match” di Padova, cedendo di fronte all’Australia per 26-7. All’Euganeo gli azzurri del ct O’Shea hanno tenuto testa ai Wallabies, non apparsi al top. Bene l’Italia nell prima mezzora e nelle fasi centrali del secondo tempo. Troppo evidente la differenza fra le due squadre, soprattutto nel gioco sulle rimesse laterali.
Assente Sergio Parisse, il commissario tecnico dell’Italia ha spedito in campo dal primo minuto il seguente XV: Hayward; Benvenuti, Campagnaro, Castello, Bellini; Allan, Tebaldi; Steyn, Polledri, Negri; Budd, Zanni; Ferrari, Ghiraldini, Lovotti.
In avvio azzurri molto incisivi e vicini a passare in vantaggio. Al 14′, a dir il vero, era pure arrivata la meta dell’Italia, grazie a Tebaldi, annullata però dall’arbitro. Decisione sbagliata del direttore di gara: era tutto regolare su sviluppi di una rimessa laterale degli australiani.
Poi i Wallabies hanno preso campo e sono andati in meta grazie a una super azione di Ashley-Cooper, con palla messa a terra, al 30′, da Koroibete. Lo stesso Koroibete, dopo un altro scambio con Ashley-Cooper, ha trafitto gli azzurri per la seconda volta (al 36′). In entrambe le occasioni ha trasformato Toomua: squadre a riposo sul 14-0.
All’inizio della seconda frazione ha “sfondato” la difesa dell’Italia Tupou e Toomua ha fissato lo score sul 21-0 (al 44′). Qui gli azzurri hanno reagito alla grande. Al 46′ Bellini ha rubato palla e si è involato in meta. Trasformazione di Allan per il 21-7. Poi, a ruota, Italia molto aggressiva e vicina ad altri punti in almeno due occasioni. E’ mancata solo un po’ di precisione. Così Genia, al 79′, ha fissato il punteggio sul 26-7, con Toomua stavolta impreciso nel calcio di trasformazione.
Prossimo impegno per gli azzurri sabato prossimo, all’Olimpico di Roma, contro i campioni del mondo della Nuova Zelanda.
(ITALPRESS).

ITALIA NON SEGNA, PORTOGALLO A FINAL FOUR

0

Nessun gol come un anno fa. Quel pari senza reti, però, fece molto più male perchè tolse agli azzurri il biglietto per i Mondiali di Russia. Anche questo 0-0 con il Portogallo ci toglie qualcosa, l’Italia a San Siro non riesce a fare gol e i campioni d’Europa portano a casa quel punto che vale la matematica qualificazione alla final four, mentre gli azzurri devono accontentarsi del secondo posto del girone che vale appena la conferma in Lega A della Nations League. Un’ora ottima da parte della Nazionale di Mancini che fa tutto bene, ma che non riesce a sfondare il muro lusitano che trema, ma non crolla anche grazie a due ottimi interventi di Rui Patricio su Insigne e Immobile. Poi un po’ di stanchezza, il Portogallo che controlla e la partita che si trascina via senza grandi emozioni.
Mancini cambia solo una pedina rispetto al successo in Polonia. La variazione è obbligata visto che Bernardeschi è indisponibile e, al suo posto, va in campo Ciro Immobile, preferito a Berardi. Il bomber della Lazio è il centravanti del tridente completato da Chiesa e Insigne.
Davanti a Donnarumma solita linea a 4 con Florenzi e Biraghi esterni, Bonucci (fischiato dai tifosi rossoneri) e il centenario Chiellini (il capitano ha tagliato il traguardo delle 100 presenze in azzurro) centrali, poi il centrocampo con Jorginho in regia, Barella e Verratti interni. Stesso modulo per il Portogallo che, privo di Cristiano Ronaldo, si affida all’ex Milan Andrè Silva al centro dell’attacco, con Bruma e Bernardo Silva esterni. Due gli “italiani” in campo, i terzini Cancelo (Juve) e Mario Rui (Napoli), mentre va in panchina Joao Mario (Inter). In 73mila a San Siro per spingere gli azzurri, un anno dopo quel match contro la Svezia che l’Italia, allora di Ventura, non riuscì a vincere fallendo la qualificazione al Mondiale. In quella sfida l’escluso eccellente fu Insigne, lasciato in panchina per tutta la partita. Mancini, invece, non ha mai avuto dubbi sul suo numero 10 ed è proprio l’attaccante del Napoli, al 5°, a impegnare con un gran destro dalla distanza Rui Patricio, sulla respinta si precipita Immobile che da posizione defilata non trova la porta. Buon palleggio e pressione da parte degli azzurri che ci provano sempre dalla distanza con Florenzi (largo il suo destro).
Non brillano i campioni d’Europa in carica, del resto basta un punto per assicurarsi la final four e la sensazione è che, al di là dei meriti dei “Mancio-boys”, Fernando Santos abbia impostato una gara d’attesa e il risultato è che in attacco, a parte un contropiede di Bruma fermato da un grande intervento di Chiellini, nel primo tempo non c’è traccia dei lusitani. Attacca sì e gioca anche bene l’Italia, il problema è che non segna. Verratti gestisce bene palla in diverse occasioni, in una, dopo svariati dribbling in area, serve Barella che spara alto dai 20 metri. Al 35°, invece, è splendida la verticalizzazione del centrocampista del Psg per Immobile, pronto il tocco di destro sull’uscita del portiere, ma è bravo Rui Patricio a salvarsi. Un minuto dopo il colpo di testa di Bonucci sfiora il palo.
Nessun cambio nella ripresa e sempre Italia a dominare. Verratti è ispiratissimo e parte da lui l’azione che porta Chiesa alla conclusione a botta sicura che, però, trova la deviazione in angolo di un difensore. Il Portogallo controlla, mentre cala un po’ il ritmo dell’Italia, facendo emergere le qualità il palleggio dei campioni d’Europa con il ct Santos che inserisce Joao Mario al posto di Pizzi. Non crea più la Nazionale del Mancio che prova a giocarsi la carta Lasagna, dentro al 29° al posto di Immobile. Adesso, però, sono i lusitani maggiormente in partita e al 76° ci vuole un grande intervento di Donnarumma per evitare il gol di William Carvalho. Mancini inserisce altre forze fresche, questa volta Pellegrini per Verratti. Ci prova Insigne all’84°, ma è largo il suo destro. Resta il tempo per un colpo di testa centrale di Pellegrini. Niente da fare, finisce 0-0, il Portogallo va alla final four, l’Italia può consolarsi con la buona prestazione fornita per un’ora, ma quello del gol che non arriva comincia a diventare un grande problema.
(ITALPRESS).

CLIPPERS A SEGNO COI NETS, 28 PUNTI DI GALLINARI

0

Vittoria convincente dei Los Angeles Clippers di Danilo Gallinari nella notte italiana della regular-season dell’Nba. Davanti ai quasi 13.000 spettatori del Barclays Center, il quintetto californiano si è imposto in trasferta sui Brooklyn Nets con il punteggio di 127-119. La 30enne ala di Sant’Angelo Lodigiano, top-scorer dell’incontro, realizza il suo massimo stagionale, finendo a referto con un bottino di 28 punti in 32 minuti di impiego, impreziositi da 3 rimbalzi e 2 assist. I Clippers volano così al secondo posto della Western Conference alle spalle dei Golden State Warriors, battuti per 112-109 dai Dallas Mavericks nonostante i 32 punti di Kevin Durant. Tra gli altri match giocati, da segnalare il successo all’overtime, per 122-119, dei Philadelphia 76ers sul campo dei Charlotte Hornets, ai quali non bastano i 60 punti rifilati da uno straordinario Kemba Walker.
(ITALPRESS).

DUBAI INCORONA MOLINARI COME NUOVO N.1 D’EUROPA

0

Francesco Molinari ha coronato la sua splendida stagione vincendo anche la Race To Dubai, ossia l’ordine di merito che designa il miglior giocatore dell’European Tour, colui che nel corso dell’anno è capace di unire vittorie di peso a una presenza regolare nelle parti alte della classifica. L’incoronazione nel DP World Tour Championship, ultimo evento stagionale dell’European Tour e delle Rolex Series, disputato al Jumeirah Golf Estates di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove gli è bastato classificarsi 26° con 282 (-6) colpi per aver ragione nel duello finale dell’inglese Tommy Fleetwood (16° con 278, -10). Successo dell’inglese Danny Willett (270, -18)) e buona prova di Andrea Pavan (22° con 281, -7). Molinari, attuale numero sei al mondo, ha vinto sul continente il BMW PGA Campionship e un major, l’Open Championship, ma si è imposto anche nel PGA Tour in America (Quicken Loans National) e poi è stato l’assoluto protagonista nella Ryder Cup a Parigi offrendo un contributo determinante alla causa del team Europa.
Molinari ha siglato la vittoria numero 31 degli azzurri in campo internazionale, primato assoluto, in un 2018 in cui professionisti e dilettanti italiani sono stati capaci di imporsi in tutto il mondo e negli eventi più prestigiosi. “E’ un successo stellare – ha detto il presidente della Federgolf, Franco Chimenti – di enorme valore e inimmaginabile. Sto assistendo e gioendo in diretta per il trionfo. Francesco, con il quale ho parlato, è raggiante per questa affermazione. Presto tornerà in  Italia a godersi i riconoscimenti del Coni e di tutto lo sport italiano”. “Questo per me è un momento incredibile – le parole di un raggiante Molinari – ma ora avrò tempo per sedermi, rilassarmi e pensare a quanto accaduto in questi ultimi mesi. Quando questa mattina sul tee di partenza mi hanno presentato come vincitore dell’Open Championship e leader della Race To Dubai mi sembrava tutto quasi surreale. E’ più di quanto avessi mai immaginato di raggiungere”. “Ci sono tanti giocatori che ritengo più bravi di me i quali non sono ancora riusciti a vincere un major o la Race To Dubai: raggiungere tali obiettivi in una sola stagione è semplicemente qualcosa di eccezionale. E poi la Ryder Cup con i record a Parigi ottenuti con Tommy Fleetwood. Certo, giocarmi il successo per la money list proprio contro di lui non è stato facile, sia per il rapporto che abbiamo, sia perché è molto bravo e a un certo punto ho pensato anche che avrebbe potuto mettermi in difficoltà e spuntarla. E’ un ragazzo eccezionale, di grande talento, più giovane di me – ha concluso Molinari – e sono certo che avrà ancora tante altre opportunità”.

HIRSCHER DOMINA LO SLALOM DI LEVI, MALE GLI AZZURRI

0

Nove centesimi. Questo il distacco che separa Marcel Hirscher e Henrik Kristoffersen nel primo slalom stagionale di Coppa del Mondo di sci alpino maschile. A Levi, in Finlandia, riparte il duello tra l’austriaco e il norvegese che si confermano ancora una volta di un altro livello rispetto a tutto il resto della concorrenza. Il ventinovenne austriaco guadagna sette centesimi nella prima manche e altri due nella seconda discesa trovando la cinquantottesima vittoria in Coppa del Mondo, la ventottesima tra i pali stretti. Ma il duello promette scintille visto che Kristoffersen sembra potersi avvicinare gara dopo gara e questo esordio stagionale lo testimonia in pieno. Dietro di loro il vuoto: lo svedese Andre Myhrer, medaglia d’oro alle Olimpiadi di PyeongChang, paga quasi un secondo e mezzo a testimonianza della differenza che c’è tra i due fuoriclasse e il resto della concorrenza. Tanti i rimpianti per la Francia: Clement Noel e Victor Muffat-Jeandet sino a poche porte dalla fine vedono il podio vicinissimo, ma entrambi sbagliano nell’ultimo intermedio ed escono di scena per la disperazione dei tecnici transalpini. L’Italia invece non risponde presente: Manfred Moelgg è autore di metà prima manche di alto livello prima di inforcare e uscire di scena prematuramente; il migliore degli azzurri è Stefano Gross che chiude con un anonimo diciassettesimo posto rimontando sette posizioni rispetto a una deludente prima manche. La nota positiva di giornata arriva da Simon Maurberger, bravo a qualificarsi tra i primi trenta e chiudere la gara ventiduesimo portando a casa nove punti preziosi. Fuori dai top trenta invece Fabian Bacher, Federico Liberatore e Alex Vinatzer. Dalla Finlandia all’America: il circus dello sci alpino al maschile la settimana prossima si trasferirà a Lake Louise, in Canada, dove comincerà la stagione dei velocisti.
(ITALPRESS).

DOVIZIOSO TRIONFA NELL’ULTIMO GP A VALENCIA

0

Una gara divisa in due dalla pioggia premia Andrea Dovizioso, che saluta e rimanda alla prossima stagione con il quarto centro del 2018. Il forlivese, dopo essersi arreso alla strapotenza di Marc Marquez, tiene alta la bandiera della Ducati andando a vincere il Gran Premio della Comunità Valenciana dieci anni dopo Casey Stoner. L’ultimo appuntamento per la motoGp vive di due manche: dopo 14 giri, con Alex Rins in testa, gli organizzatori stoppano le due ruote per via del diluvio che rende impraticabile la pista di Valencia. Quando si riparte già non ci sono più per delle cadute, tra gli altri, la Honda di Marquez, la Suzuki di Andrea Iannone, la Alma Pramac di Danilo Petrucci e la Yamaha di Maverick Vinales, che partiva in pole position. Rins però ‘surfa’ sul bagnato che è una meraviglia, così come lo stesso Dovizioso e quel Valentino Rossi che, a cinque giri dalla conclusione, è disarcionato senza pietà dalla sua Yamaha. Dovizioso invece prosegue con cautela e determinazione e conquista la gara davanti a Rins e alla KTM di un altro spagnolo, Pol Espargaro. Quarto e al suo miglior piazzamento nella top classe Michele Pirro su Ducati, che termina davanti alla Honda di Dani Pedrosa, al suo ultimo Gp di una grande carriera. “E’ stata una gara difficile, pazzesca – il commento di Dovizioso – Avevo un buon ritmo, Rins era partito bene ed io ho recupero velocita’. La pista era pericolosa e sono felice di non essere caduto a causa dell’acqua”. Dopo la prima interruzione, svela il pilota romagnolo, “abbiamo apportato cambiamenti alla moto e montato gomme nuove. Sono riuscito a spingere quanto volevo ed e’ stato troppo per gli avversari. Sono contento di aver concluso la stagione cosi'”. Cala il sipario ma già da martedì, con i test a Valencia, si comincia a lavorare per il 2019. Stakanovismo allo stato puro. Nella Moto2 domina Miguel Oliveira. Con il crono di 45’02″639, il pilota portoghese della KTM ha preceduto gli spagnoli Iker Lecuona (KTM) e Alex Marquez (Kalex), distanziati rispettivamente di 13″ e 22″. Quarto Mattia Pasini (Kalex), nono Andrea Locatelli (Kalex) e decimo Simone Corsi (Kalex). Quattordicesimo Francesco Bagnaia (Kalex), il campione del mondo che si gode la passerella. Can Oncu fa la storia nella Moto3. Il 15enne pilota turco della KTM, al suo debutto iridato e abilitato a correre come under 16 in virtù del suo successo nella Rookies Cup, diventa il più giovane di sempre a vincere una prova del motomondiale. Seconda piazza per lo spagnolo e campione del mondo Jorge Martin (Honda), distanziato di 4″, mentre è terzo il britannico John McPhee (KTM), a 6″. Quarto e migliore degli azzurri Fabio Di Giannantonio (Honda), che chiude la stagione da vice-iridato; quinto Enea Bastianini (Honda), settimo Niccolò Antonelli (Honda) e decimo Celestino Vietti (Honda).
(ITALPRESS).