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KILDE VINCE IN VAL GARDENA, AZZURRI MALE, PAURA GISIN

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Alexander Aamodt Kilde tira fuori la prova della vita e trionfa in discesa sulla Saslong, male gli azzurri e grande paura per lo svizzero Marc Gisin, protagonista di una rovinosa caduta e trasportato in elicottero in ospedale. Il giorno dopo il super-G che aveva visto Christof Innerhofer arrendersi al solo Svindal, un altro norvegese trionfa in Val Gardena. Kilde non è il più veloce ma è il più bravo a disegnare le linee sul tracciato della discesa, in particolare sulla Ciaslat, e chiude la sua prova con un tempo (1’56″13) che annichilisce la concorrenza tanto che Max Franz, fra i più in forma in questa prima parte di stagione, è secondo ma gli rende 86 centesimi, poco meno rispetto a Beat Feuz, terzo a 0″92. Kilde centra così la terza vittoria in carriera in Coppa del Mondo, la prima dal trionfo in super-G a Hinterstoder a fine febbraio 2016, e conferma anche l’ottimo feeling con la Saslong dove ha centrato il suo primo podio di sempre, ancora in supergigante, nel 2015. “Ho fatto un’ottima discesa, non so quanti anni erano che non sciavo così, forse mai”, confessa sorridendo il 26enne scandinavo, che si rilancia nella coppa di specialità che vede ora Franz e Feuz, rispettivamente vincitori delle discesa di Lake Louis e Beaver Creek, in testa con 200 punti. La classifica generale, invece, vede ora l’austriaco di nuovo al comando a quota 340, a +7 su Svindal che oggi non è andato oltre il settimo posto, scavalcato anche dall’americano Travis Ganong che era partito col pettorale numero 31. Giornata da dimenticare per gli azzurri. Il migliore, col 15esimo posto, è Emanuele Buzzi che, senza una piccola sbavatura in curva all’ingresso del Ciaslat, avrebbe anche potuto ambire alla Top Ten.

Peggio fanno Dominik Paris e Christof Innerhofer, rispettivamente 17^ e 18^. Il primo parte forte (terzo al primo intermedio), ma perde velocità e dal Ciaslat in poi commette qualche errore di troppo, salvo riprendersi un po’ nel finale. “Ho dato tutto, mi sembrava di aver fatto abbastanza bene ma c’era un po’ di vento su e anche la sciata forse non è stata un granchè”, riconosce Paris. Innerhofer non ripete invece la meravigliosa prova del superG, che era stata tutto sommato sorprendente considerando le difficoltà che l’altoatesino ha sempre avuto su questa pista, come confermato oggi dalla discesa. Bravo Mattia Casse che, partito 52^, riesce comunque a ottenere la 22esima posizione, 30^ Werner Heel nonostante il pettorale numero 40. Paura a metà gara per la caduta di Marc Gisin, tanto che la discesa è stata interrotta per mezz’ora abbondante. Il 30enne svizzero, fratello delle campionesse olimpiche Dominique (discesa Sochi 2014) e Michelle (combinata Pyeongchang 2018), al momento del salto sulle Gobbe di Cammello incrocia gli sci e atterra male sulla schiena perdendo i sensi. Privo di airbag (non obbligatorio per gli atleti, oggi lo indossavano il 35-40% dei partecipanti), Gisin è stato trasportato in elicottero a Bolzano. “E’ cosciente e le sue condizioni sono stabili”, ha fatto sapere Michelle, diretta verso l’ospedale. Per Gisin, secondo le prime indiscrezioni, frattura del bacino che non dovrebbe comunque richiedere un intervento chirurgico, trauma cranico e frattura di 4 costole. Lo sfortunato sciatore elvetico dovrebbe essere trasferito all’ospedale di Lucerna per proseguire le cure.
Le gare veloci di sci alpino maschile torneranno intanto a Bormio, sempre in Italia, con la discesa del 28 dicembre e il superG di sabato 29. Prima, però, altre tre tappe con gare tecniche, a partire da domani con il gigante dell’Alta Badia (prima manche ore 10, seconda ore 13).

CINQUE RECORD AZZURRI AI MONDIALI IN VASCA CORTA

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E’ l’Italia dei record. Quelli di Martina Carraro quarta nei 100 rana come la 4×50 mista maschile, di Ilaria Cusinato quinta nei 200 misti e della 4×200 stile libero femminile sesta, mentre Elena Di Liddo passa il turno nei 100 farfalla col secondo tempo e va in finale insieme a Ilaria Bianchi. La quinta giornata dei 14esimi Mondiali in vasca corta, in svolgimento ad Hangzhou, riserva super prestazioni che allargano gli orizzonti internazionali. A cinque centesimi dal podio. Comincia con un misto di rammarico e compiacimento la quinta sessione di finali per l’Italia. La staffetta mista porta il record sull’1’31″54 e sfiora il podio completato dal Brasile, che in terza frazione schiera il 39enne Nicholas Santos, in 1’31″49. Simone Sabbioni (23″40), Fabio Scozzoli (25″51), Marco Orsi (22″23) e Santo Condorelli (20″40) buttano giù il precedente primato di 1’31″71 che valse la medaglia d’oro agli europei di Netanya nel 2015 quando il dorsista di Riccione aprì la staffetta in 23″29, centesimi che sarebbero valsi la medaglia. La Russia conquista l’oro in 1’30″54, sfiorando di un decimo il record europeo e precedendo gli Stati Uniti, secondi in 1’30″90. Successivamente Ilaria Cusinato, indomita e battagliera come nel suo dna, si arrampica fino al quinto posto nei 200 misti continuando a migliorare fino al record italiano di 2’06″17 (frazioni 27″35, 31″58, 36″32, 30″92), quasi un secondo in meno del 2’07″11 nuotato in batteria per la migliore prestazione italiana in tessuto che già aveva migliorato il personale di 2’07″28. Ciao ciao record italiano gommato di 2’06″21 con cui Francesca Segat conquistò l’argento agli europei di Istanbul nel 2009. Continua a crescere la 19enne di Cittadella che si allena al centro federale di Ostia da un paio di stagioni seguita da Stefano Morini. L’azzurra, già quarta nei 400 misti, ritocca tutti i personali dei misti (migliori prestazioni in tessuto in 4’28″02 e 4’27″88 nei 400 e 59″75 nei 100 misti) e punta il gotha della specialità guidato Iron Lady Katinka Hosszu, primatista mondiale, che vince il quarto oro individuale della rassegna in 2’03″25 avanti alle statunitensi Melanie Margalis (2’04″62) e Kathleen Baker (2’05″54). Cresce senza limiti apparenti Martina Carraro quarta nella finale dei 100 rana in 1’04″73, con il quinto record italiano dopo il bronzo nei 50 rana e il progressivo miglioramento del primato italiano (30″00, 29″79, 29″59). Il podio è lontano appena dodici centesimi: è di bronzo infatti l’australiana Jessica Hansen in 1’04″61, preceduta dalla giamaicana e primatista del mondo Alia Atkinson, d’oro nei 50 rana, prima in 1’03″51, e dalla statunitense Kaite Meili seconda in 1’03″63. La 25enne genovese, che già venerdì in batteria aveva portato il personale dall’1’05″41 all’1’05″06, toglie altri quattordici centesimi all’1’04″87 nuotato in semifinale e che a sua volta aveva cancellato l’1’05″00 griffato da Arianna Castiglioni agli Europei di Copenaghen 2017. In chiusura di programma il sesto posto della 4×200 stile libero che ritocca ulteriormente il record italiano. Margherita Panziera (1’56″71 primato personale), Erica Musso (1’56″65), Federica Pellegrini (1’52″66) e Simona Quadarella (1’57″16) toccano in 7’43″18, ritoccando il 7’44″82 siglato in mattina e che aveva sbriciolato il precedente del 2012 stabilito in terra turca quando Alice Mizzau, Alice Nesti, Diletta Carli e Federica Pellegrini toccarono in 7’46″01. Oro alle padrone di casa della Cina in 7’34″08, argento agli Stati Uniti in 7’35″30 e bronzo all’Australia in 7’36″40. Si prendono, volando, la finale dei 100 farfalla Elena Di Liddo e Ilaria Bianchi rispettivamente con il secondo e settimo tempo, aprendosi prospettive inaspettate per domenica. La 25enne di Bisceglie, bronzo continentale in vasca lunga, vince la propria semifinale e vola in 56″06 (26″14 ai 50) record italiano, che toglie sette centesimi al 56″13 siglato nel 2012 a Istanbul per l’oro iridato da Ilaria Bianchi che tocca in 56″79. Davanti a tutte, ed unica a scendere sotto i 56″, la statunitense Kelsi Dahlia, oro con la 4×50 mista, argento nei 200 e sul gradino più basso del podio nei 50 farfalla, in 55″09. Manca l’accesso alla finale dei 100 stile libero Alessandro Miressi con il decimo tempo. Il campione europeo in vasca lunga eguaglia il primato personale e chiude in 46″84. Il più veloce è il sudarfricano Chad Le Clos, già d’oro nei 100 e d’argento nei 200 farfalla, in 45″89. Semaforo rosso per Nicolò Martinenghi e Fabio Scozzoli che non strappano il pass per l’atto conclusivo dei 50 rana. Ma l’enfant prodige di Varese, campione del mondo  juniores a Indianapolis 2017 nei 50 e 100 rana, butta definitivamente alle spalle un’annata travagliata dagli infortuni e chiude con il nono crono in 26″03 primato personale, che cancella il 26″29 siglato a inizio novembre al Nico Sapio, proiettandolo al secondo posto tra i performer italiani. Il 30enne di Lugo e primatista italiano (25″62) – ventisei medaglie tra mondiali ed europei – è decimo in 26″04. Il più veloce è il sudafricano e primatista del mondo Cameron Van der Burgh che tocca in 25″76, undici centesimi meglio del tedesco Fabian Schwingenschlogl secondo in 25″87.
(ITALPRESS).

INTER-UDINESE 1-0, DECIDE ICARDI SU RIGORE

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L’Inter torna alla vittoria in Serie A e batte di misura l’Udinese per 1-0 a San Siro nella 16esima giornata di campionato. Ai nerazzurri basta il calcio di rigore firmato da Icardi al 76′, dopo il tocco di mano di Fofana, per ottenere i tre punti che blindano il terzo posto a quota 32 punti. I friulani restano inchiodati a 13, soltanto a più due dal Bologna terzultimo. La squadra di Spalletti domina per possesso territoriale e occasioni l’intero primo tempo, ma manca in precisione e cattiveria negli ultimi metri. La difesa friulana concede ben pochi spazi, tanto che i nerazzurri riescono a impensierire Musso soltanto due volte. Al 30′ Asamoah si invola sulla corsia sinistra arrivando al cross, pericolosamente deviato da Stryger Larsen ma il portiere bianconero si dimostra reattivo. Decisiva invece la parata al 43′ sul destro potente di Keita dal limite: la migliore occasione dei padroni di casa viene deviata sopra la traversa, applaudita dal nuovo amministratore delegato Marotta all’esordio sugli spalti del Meazza. L’Udinese riesce a uscire allo scoperto a inizio ripresa, riuscendo a farsi vedere con maggiore continuità dalle parti di Handanovic, come non era riuscita a fare nella prima frazione. Il primo acuto della squadra ospite arriva al 51′ con la chance per il vantaggio divorata da Mandragora. Altrettanto clamorosa è l’occasione di Icardi al 66′, il capitano nerazzurro di testa spedisce fuori di un niente l’assist di Keita. L’attaccante argentino si riscatta dell’errore al 76′ quando con un cucchiaio realizza il calcio di rigore dell’1-0, penalty concesso dall’arbitro Abisso dopo aver rivisto al Var il tocco di mani di Fofana in area sugli sviluppi di un corner. L’Inter gestisce il vantaggio, sfiora il raddoppio (annullata per fuorigioco la doppietta di Icardi all’89’) e porta a casa un’importante vittoria di misura.

RONALDO DECIDE IL DERBY, JUVE BATTE TORINO 1-0

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La Juventus fa suo il primo derby della Mole di Cristiano Ronaldo autore del gol del definitivo 1-0 contro il Torino nell’anticipo della sedicesima giornata di Serie A. Resta intatta per i bianconeri la striscia di trasferte consecutive senza ko in campionato che si prolunga ormai dal 19 novembre 2017. Allegri allunga così sulle inseguitrici e blinda il primato con quarantasei punti in classifica. La squadra di Mazzarri invece rimedia una sconfitta che mancava da più di un mese tra campionato e Coppa Italia. Dopo il pareggio a reti inviolate contro il Milan, l’allenatore granata opta per un solo cambio nell’undici titolare rispetto al turno precedente con Zaza che prende il posto dell’infortunato Iago Falque. L’ex della serata ha segnato due gol contro la Juventus nella sua carriera e per provare a fermarlo Allegri schiera Perin, preferito a Szczesny tra i pali. Ma è Sirigu il primo portiere impegnato della partita: al 15’ Ronaldo viene innescato in area ma l’estremo difensore granata devia in calcio d’angolo e si fa male.
Mazzarri è costretto a spendere il primo cambio con Ichazo in campo subito impegnato da un colpo di tacco di Chiellini sugli sviluppi di un corner neutralizzato con un buon intervento.  La partita viaggia su ritmi lenti e la prima occasione dei padroni di casa arriva al 34’ con Perin che smanaccia pericolosamente sul corpo di Izzo un pallone in area su cross dalla destra senza che il difensore ne approfitti. Pochi minuti dopo Zaza prova a rendersi pericoloso con una ripartenza guidata in solitaria conclusa con un diagonale bloccato da Perin in tuffo.  Nella ripresa il Torino è bravo a chiudersi per poi ripartire con Belotti capace di conquistare due calci di punizione pericolose nel giro di un minuto: sugli sviluppi del secondo calcio piazzato, Izzo spaventa Perin con un colpo di testa che termina alto. Al 55’ la Juve alza il baricentro e sfiora il vantaggio in due occasioni: prima è Ichazo a murare Matuidi con una grande uscita bassa prima che il francese potesse calciare verso la porta. Poi è Dybala ad avere la palla dell’1-0 su sponda di testa di Mandzukic ma la conclusione dell’argentino è debole.
Alla mezz’ora del secondo tempo le due squadre si allungano ma il match sembra potersi sbloccare solo con un episodio. E la svolta del match arriva puntuale al 68’: Zaza sbaglia il retropassaggio al portiere, Zaza anticipa Ichazo che lo stende in area. L’arbitro indica il dischetto del rigore e dagli undici metri Cristiano Ronaldo firma l’1-0. La squadra di casa subisce il contraccolpo e due minuti dopo è Mandzukic a siglare il raddoppio ma l’arbitro annulla per fuorigioco di CR7. Allegri sceglie di non effettuare neanche un cambio e gli undici titolari riescono ad amministrare il vantaggio senza troppi problemi fino al fischio finale, sfruttando anche il difficile momento psicologico dei padroni di casa.

GALLINARI E BELINELLI KO NELLA NOTTE NBA

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Rimediano due sconfitte gli italiani impegnati nella notte della regular-season dell’Nba. Ai Los Angeles Clippers non basta uno scatenato Danilo Gallinari, che eguaglia il suo record stagionale di punti (28) senza però evitare il ko del quintetto californiano, superato per 110-10 da Oklahoma City Thunder. Miglior bottino personale anche per Marco Belinelli, che sigla 17 punti nella serata in cui i ‘suoi’ San Antonio Spurs vengono battuti sul parquet di casa, per 98-93, dai Chicago Bulls. Si ferma la striscia vincente dei Boston Celtics, che dopo otto centri di fila subisce il 113-104 dai Detroit Pistons, trascinati dai 27 punti di Blake Griffin.
(ITALPRESS).

PALTRINIERI D’ARGENTO NEI 1500 SL AI MONDIALI

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Tre argenti, quattro bronzi e dodici medagliati; sette quarti posti agrodolci, 36 primati personali con 17 record italiani e 5 migliori prestazioni in tessuto. L’Itallnuoto chiude da protagonista la 14esima edizione dei Mondiali in vasca corta, ad Hangzhou, in Cina, con l’argento in apertura di Gregorio Paltrinieri nei 1500 stile libero e il bronzo della 4×100 mista femminile in chiusura. Non basta, purtroppo, il secondo tempo della carriera a Paltrinieri per tornare a vincere il titolo iridato. Il primatista mondiale in 14’08″06 (passaggi ai 400 in 3’44″02 e 800 in 7’31″33) cede a Mykhailo Romanchuk, che l’aveva già battuto agli europei di Copenhagen nel dicembre scorso: 14’09″14 contro 14’09″87 al termine di una gara strepitosa, ovviamente la più veloce della storia. Il campione di tutte le vasche (olimpico, bimondiale e trieuropeo in lunga, bieuropeo e mondiale in corta) attacca subito, nuota addirittura sotto al record mondiale per due terzi di gara coi passaggi ai 400 in 3’43″01 e 800 in 7’30″31, record italiano (prec. 7’31″18 di Federico Colbertaldo, oro col primato europeo agli europei di Manchester nel 2008). L’ucraino, vicecampione mondiale ed europeo in lunga, resta a una misura fino ai 1000 metri quando l’azzurro perde gradualmente di efficacia, accorcia la bracciata, e subisce la regolarità del ventiduenne di Rivne che risale e si mette in modalità sorpasso negli ultimi 200 metri. Paltrinieri non ci sta, risponde bracciata su bracciata, ma perde il confronto in velocità finché cede nell’ultima vasca: 25″84 contro 27″16. Il duello, seppur amaro per il nuoto italiano, esalta la prestazione di entrambi, basti pensare che bronzo è conquistato dal norvegese Henrik Christiansen in 14’19″39. Lontanissimo. “Da una parte sono contento perché non avvicinavo il primato mondiale da quando l’ho stabilito. E’ un supertempo. Mi conforta e trasmette sicurezza anche in relazione al lavoro che sto svolgendo. Ne avevo bisogno perché agli europei della scorsa estate ero arrivato in ottima forma, ma non ho potuto dimostrarlo perché mi sono ammalato – spiega il 24enne di Carpi, tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto, che stabilisce il record italiano al passaggio degli 800 stile libero – Il risultato finale ovviamente mi scoccia. Secondo me potevo vincere. Probabilmente nella fase centrale non ci ho creduto abbastanza. Non dico che mi sia accontentato, anzi. L’ho tirata dall’inizio alla fine. Mi sono presentato sul blocco cattivo, agguerrito, deciso come non mai. Ho impostato la gara come volevo, però nella fase centrale probabilmente ho avuto paura di tirare troppo, di forzare e perdere energie. Potevo osare di più e non ne ho mai avuto paura. Mi è mancata sicurezza. Credo che se avessi spinto ancora di più intorno ai 600 metri avrei ammazzato la gara. Gli avrei dato cinque secondi. Considerato che non ho avuto momenti di crisi nel prosieguo, avrei dovuto provarci. Invece mi è rimasto attaccato a un paio di secondi ed è riuscito a risalire. Poi allo sprint so che ne ha più di me. Dovevo staccarlo prima”. Per Paltrinieri è la quarta medaglia iridata consecutiva dopo l’argento a Istanbul nel 2012 in 14’31″13, l’oro a Doha nel 2014 in 14’16″10 e l’argento a Windsor 2016 in 14’21″94. “La gara è stata tirata, bella. Dispiace aver perso – conclude Paltrinieri, che ha scaricato un po’ di rabbia al tocco lanciando la cuffia lontano con un gesto di stizza –  So che Romanchuk ha una chiusura strepitosa, alla Sun Yang. In prospettiva futura è un’altra indicazione su come impostare le gare contro l’ucraino. Tirare ancora di più nel mezzo per evitare il suo ritorno nel finale. La vasca corta, seppur abbia il record del mondo, non mi è mai piaciuta moltissimo. Il lavoro sta pagando. Il lavoro svolto in Australia sta emergendo gradualmente andandosi a fondere con quello quotidiano. Sto tornado ad altissimi livelli”. “Sono molto contento per la prestazione – dichiara il tecnico federale Stefano Morini, che ne segue la preparazione al centro federale di Ostia dall’autunno del 2010 – Gregorio aveva la voglia di uccidere la gara nella prima metà e le energie per riuscirci. E’ chiaro che non ha le caratteristiche e le capacità di cambiare repentinamente ritmo nel finale; pertanto è consapevole di dover arrivare agli ultimi 200 metri con un vantaggio da porter gestire. L’argento è amaro, ma il tempo è eccezionale. Da tre anni non si nuotava così bene in vasca corta ed è un messaggio chiaro, confortante e stimolante per la stagione in vasca olimpica”. In coda il colpo di scena. La staffetta mista femminile conquista la medaglia di bronzo in 3’51″38, record italiano, approfittando della squalifica dell’Australia. Medaglia inedita: 50esima internazionale di Federica Pellegrini nella sua straordinaria carriera e 50esima per il nuoto italiano dal 1993 ad oggi: 6 ori, 25 argenti e 18 bronzi. Le azzurre buttano giù 1″5 al precedente che il Circolo Canottieri Aniene aveva nuotato in Coppa Brema a Riccione lo scorso aprile. Di quella squadra facevano parte già Pellegrini in versione dorso ed Elena Di Liddo. Questa volta invece apre Margherita Panziera (Fiamme Oro) che va al di sopra del personale nuotato in batteria (57″23 contro 58″39) per un settimo posto che Martina Carraro trasforma in quarto in 1’04″47. Posizione mantenuta da Di Liddo in 56″41 e dalla divina che chiude in 52″11 tenendo a distanza il Giappone (3’51″81). L’Australia paga il cambio anticipato in terza frazione di Emily Seebohm e lascia il podio alle azzurre che lo completano con gli Stati Uniti (3’45″58) e la Cina (3’48″80). Da mangiarsi le mani, invece, la finale dei 100 farfalla. Ilaria Bianchi si piazza per otto centesimi ai piedi del podio: 56″39 (26″31 ai 50) contro il 56″31 della brasiliana Deiene Dias, bronzo. Elena Di Liddo è quinta in 56″50 (26″09 ai 50), ma col record italiano di 56″06 nuotato in semifinale sarebbe stata argento, che invece va agli Stati Uniti che ne piazzano due avanti a tutte: Kelsi Dahlia (già argento nei 200 farfalla e bronzo 50 farfalla), in 55″01, e Kendyl Stewart, in 56″22. “Non mi aspettavo di arrivare quarta – racconta la 28enne di Fiamme Azzurre e Azzurra ’91, allenata da Fabrizio Bastelli – Sono felice per il tempo, triste per i pochi centesimi che mi separano dal podio. Era parecchio che non nuotavo così bene, finalmente si sono sbloccate le gambe. Va bene, è un ottimo punto da cui ripartire”, conclude l’azzurra che solo nel 2012, quando è stata campionessa mondiale ed europea della distanza, aveva nuotato più velocemente.
(ITALPRESS).

 

 

HIRSCHER DOMINA SLALOM GIGANTE IN ALTA BADIA

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Marcel Hirscher alieno. L’austriaco vince per dispersione lo slalom gigante della Gran Risa, in Alta Badia, trovando il sesto successo consecutivo in questa pista che esalta il fuoriclasse ventinovenne. Non c’è storia sin dalla prima manche: tra Hirscher e il resto del mondo, dopo la prima metà di gara, ci sono già 94 centesimi. Nella seconda manche l’assolo diventa un dominio incontrastato: porta dopo porta l’austriaco dipinge e disegna delle linee uniche con un ritmo forsennato e al traguardo il distacco con gli altri è di oltre due secondi e mezzo. Un gap abissale e una vittoria senza storia che permettono ad Hirscher di balzare in testa alla classifica generale di Coppa del Mondo con 380 punti, 40 in più del connazionale Max Franz. Chi sorride oltre a Marcel Hirscher è sicuramente la Francia che porta due atleti sul podio: Thomas Fanara è autore di una bella rimonta e, dopo il quattordicesimo posto ottenuto nella prima metà di gara, è secondo. Dietro di lui, per soli sedici centesimi, il connazionale Alexis Pinturault. Grande delusione invece per Henrik Kristoffersen: il norvegese appare fuori giri sin dalle prime porte di questo slalom gigante e chiude addirittura al quattordicesimo posto staccato di oltre tre secondi e mezzo da Hirscher. L’Italia abbozza un mezzo sorriso grazie a Luca De Aliprandini: l’azzurro rimedia a una prima manche pessima e si trasforma nella seconda parte di gara facendo segnare il miglior tempo che gli vale la settima piazza. Una grande rimonta considerata la ventottesima posizione nella quale partiva: “Sono contento della seconda manche che ho fatto, è stata una bellissima sensazione arrivare al traguardo – ha dichiarato l’azzurro ai microfoni di Raisport – Mi mancava fiducia e spero che questa seconda manche mi faccia fare un balzo in avanti dal punto di vista psicologico”. Non una bella domenica invece per Manfred Moelgg, al traguardo l’italiano è ventunesimo in una gara per lui condizionata da diversi problemi fisici. Nella giornata di domani, lunedì, tutti di nuovo in pista in Alta Badia per lo slalom gigante parallelo, uno spettacolo nello spettacolo visto che la gara scatterà in notturna, alle 18.15.
(ITALPRESS).

 

MORTO PULICI, VINSE LO SCUDETTO NEL 1974

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Se ne va un pezzo di storia della Lazio. Felice Pulici, portiere della squadra biancoceleste che vinse lo scudetto con Maestrelli in panchina nel 1974, e’ morto alle soglie dei 73 anni, che avrebbe compiuto il prossimo 22 dicembre. “La S.S. Lazio, il suo Presidente, l’allenatore, i giocatori e tutto lo staff esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Felice Pulici, portiere della squadra biancoceleste che nel 1974 vinse il primo storico Scudetto. Il Club si unisce al dolore della famiglia”, si legge in una nota della Lazio. Nato a Sovico (Mb), classe 1945, Pulici Inizia a giocare nella squadra dell’oratorio di Albiate (l’A.S.D. Azzurra Oratorio Albiate), subito nel ruolo di portiere; la sua carriera calcistica continua con nelle giovanili del Lecco da dove passa al Novara in Serie C1. Con la squadra piemontese ottiene la promozione in Serie B alla fine del campionato del 1969-70 dove gioca per altri due anni. Gioca in B con la maglia del Novara fino alla fine della stagione 1971-72, durante la quale giocando contro la Lazio, sua futura squadra, subisce 5 reti. Passo’ quindi alla Lazio di Tommaso Maestrelli appena tornata nella serie maggiore. Per cinque anni ne difese la porta senza mai mancare una partita, partecipando alla storica vittoria nel campionato del 1973-74. Ceduto nell’ottobre del 1977 al Monza, fu per tre anni il portiere dell’Ascoli in Serie A. Nel 1982 torna alla Lazio per una sola stagione, terminata la quale si ritira dal mondo del calcio giocato. In totale tra campionato,  coppa nazionale e coppe europee disputa 202 partite con la maglia biancoceleste in carriera. Rimane nella Lazio in veste di allenatore della squadra Primavera nel 1983. Nel 1983, con l’arrivo di Giorgio Chinaglia alla presidenza della Lazio, Pulici entra a far parte dello staff dirigenziale biancoceleste nel ruolo di direttore generale. E’ stato per due volte responsabile del settore giovanile laziale; la prima volta ricopri’ l’incarico dal 1994 al 1998, mentre la seconda dal 2003 al 2004. Dopo aver ricoperto vari ruoli dirigenziali nella Lazio del presidente Sergio Cragnotti, Pulici fu inibito per un periodo di 4 mesi nell’ambito del procedimento sportivo per lo scandalo dei passaporti in relazione alla posizione di Juan Sebastian Verón e successivamente assolto in sede di Tribunale Ordinario di Roma con sentenza del 23 febbraio 2007 per non aver commesso il fatto. Voluto dal nuovo patron laziale Claudio Lotito come membro della segreteria generale nel 2005, nel 2006 e’ stato uno degli avvocati che hanno rappresentato il club biancoceleste nel processo sportivo di Calciopoli. Nell’agosto dello stesso anno gli e’ stata affidata dal presidente della Lazio, inibito da questo ruolo per i prossimi due anni, la rappresentanza sportiva della societa’ romana. Pulici dovra’ firmare i contratti e provvedere ai tesseramenti. Come primo atto in questa veste, Pulici annuncia l’intenzione della societa’ di rinunciare al ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la penalizzazione inflitta alla squadra biancoceleste in relazione ai fatti contestati durante il processo sportivo. Il 19 dicembre 2006 ritorna all’Ascoli, stavolta come direttore generale del club marchigiano, carica che ricoprira’ fino a marzo del 2007. Nel 2005 e’ stato candidato nelle elezioni regionali per la lista di Francesco Storace che concorreva nel centrodestra per l’elezione del Presidente della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale nel Lazio. Pur ottenendo 1.562 voti di preferenza, non e’ stato eletto.
(ITALPRESS).