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SPURS BATTONO CELTICS, HARDEN TRASCINA HOUSTON

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Una bella vittoria per chiudere il 2018 e fare il pieno di energie per cercare di portare a compimento i buoni propositi del 2019. Gli Spurs di Marco Belinelli battono 120-111 Boston davanti al proprio pubblico, giocando un grande terzo quarto (46-30 il parziale). LaMarcus Aldridge il trascinatore di San Antonio con 32 punti, 9 rimbalzi e 5 assist, ma è importante anche il contributo assicurato da White e Bertans che mettono a referto rispettivamente 22 e 17 punti. In doppia cifra anche Forbes (15), DeRozan (13 punti e 10 assist) e Mills, mentre il “Beli”, nei 23 minuti concessi da coach Popovich, fa registrare al suo attivo otto punti, tre rimbalzi e due assist. Ai Celtics, che non stanno attraversando il miglior momento della loro stagione, non bastano i 30 punti di Jaylen Brown, i 18 di Morris, i 16 di Irving, i 15 di Rozier e i 12 di Tatum per evitare il ko.
Il grande protagonista della notte Nba, però, è James Harden. Il “Barba” trascina i Rockets al successo per 113-101 su Memhpis con una splendida tripla doppia. Per lui 43 punti, 13 assist, 10 rimbalzi e l’ennesima prestazione da fuoriclasse.
Houston si gode il suo numero 13 e porta in doppia cifra anche Capela (19 punti e 13 rimbalzi), Green (18), House Jr (16) e Rivers (12). Tra i Grizzlies i più prolifici sono Anderson (20), Conley (19) e Green (17), mentre Marc Gasol mette a referto una doppia doppia con 14 punti e 12 rimbalzi.
Per quanto riguarda le altre gare della notte, Indiana batte 116-108 Atlanta, gli Hornets si impongono 125-120 su Orlando (24 punti per Kemba Walker), i Pelicans regolano 123-114 i Timberwolves (33 punti e 11 rimbalzi per Julius Randle), i Thunder vincono 122-102 contro i Mavericks (32 punti, 11 rimbalzi e 11 assist per Russel Westbrook) e infine i Golden State Warriors che, trascinati dal solito Stephen Curry (34 punti, 9 rimbalzi e 4 assist) battono i Suns 132-109.
(ITALPRESS).

FIPSAS. MATTEOLI ”ZECCHINI DA RECORD”

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Ottantuno medaglie conquistate e il primo collare d’Oro per un’atleta Fipsas. Per la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, il 2018 è stato un anno con molte soddisfazioni, come confermato dal presidente Ugo Matteoli in un’intervista all’Italpress: “È stato un anno in linea con i precedenti, siamo ancora  la prima o seconda federazione più medagliata del Coni”. Nel 2018, la Fipsas è salita sul podio per 81 volte, conquistando 24 ori, 24 argenti e 33 bronzi, confermando la solidità del movimento. Uno dei volti più noti della Federazione è senza dubbio l’apneista Alessia Zecchini, pluricampionessa e recordista mondiale, premiata con il Collare d’Oro al merito sportivo dal Coni: «È un riconoscimento importantissimo, che generalmente viene conferito ad atleti olimpici. Ricordo solo Valentino Rossi come atleta non olimpico. Credo che Alessia Zecchini se lo meriti: ha decine di titoli mondiali, sette record, è un’atleta straordinaria», ha detto Matteoli ricordando i sette record mondiali Cmas stabiliti e le 6 medaglie conquistate, fra cui 4 ori, un argento e un bronzo. Per provare a ripetere gli ottimi risultati, la Fipsas parteciperà alla quarta edizione degli Sport Fishing World Games, in programma in Sud Africa dal 9 al 17 febbraio. La Federazione parteciperà all’appuntamento con 13 squadre per i 13 mondiali: “È una trasferta che prevede più di 150 persone, fra team, delegazioni, capitani e il trasporto del materiale. Ci stiamo organizzando.  Nel mio caso, sono anche il responsabile internazionale dell’organizzazione di questi giochi, quindi non seguirò solamente le 13  squadre italiane, ma anche le 150-200 squadre provenienti da tutto il Mondo”, ha detto Matteoli, spiegando il suo doppio impegno. Infine, la Fipsas ha confermato che continuerà a lavorare anche sul fronte legislativo con progetti come “una legge quadro per la pesca in acque interne” e “leggi che contrastino il bracconaggio”.

 

SPETTATORI IN AUMENTO 3.2%, MIGLIOR DATO ULTIMI 5 ANNI

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Aumentano le presenze negli stadi della Serie A. Al termine della 19esima giornata la media degli spettatori nella massima serie (25.500) registra un incremento del 3.2% rispetto al dato finale dello scorso campionato (24.706). Si tratta del miglior dato registrato nell’ultimo quinquennio: +14.8% rispetto al 2016/17 (22.217), +14.9% rispetto al campionato 2015/16 (22.234), +15.5% rispetto al 2014/15 (22.083). Per il quarto anno consecutivo l’Inter conferma il primato degli spettatori durante le gare casalinghe (62.281) con un aumento dell’8.3% rispetto il dato finale dello scorso campionato (57.529). In seconda posizione i cugini del Milan che collezionano una media presenze pari a 52.977 incrementando dello 0.5% il dato finale della passata stagione. Terzo gradino del podio per la Juventus con una media spettatori pari a 40.020 in aumento dell’1.8% rispetto all’equivalente della stagione 2017/18. Nella top five anche Roma e Lazio. Per i giallorossi all’Olimpico una media di 38.556 spettatori con un aumento del 2.9% rispetto il dato finale dello scorso campionato. In positivo anche la sponda biancoceleste del Tevere: con 34.603 presenze la Lazio registra un incremento dell’11.6% rispetto alla stagione 2017/18.
Nelle prime dieci posizioni crollano le presenze allo stadio “San Paolo” di Napoli (32.356, -24.9%) mentre si registra un netto incremento degli spettatori allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze (31.457, +20.6). Segno positivo anche per Genoa (21.602, +3.1%), Bologna (21.257, +1.7%) e Udinese (20.711, +15.7%). In controtendenza le presenze interne del tifo blucerchiato: allo stadio “Luigi Ferraris” durante le gare casalinghe della Sampdoria si registra un calo del 3.9%. In aumento invece gli spettatori allo “Stadio Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo (18.786, +4.8%). Lo rileva il Report n. 5/2018 elaborato da Osservatorio Calcio Italiano (www.osservatoriocalcioitaliano.it) sulla base del database online di Stadiapostcards (http://www.stadiapostcards.com/).
E’ la Juventus la compagine che richiama il maggior numero di spettatori avversari: con i bianconeri in campo si è registrato, finora, il miglior dato stagionale a Verona (Chievo), Empoli, Firenze, Frosinone, Stadio “Giuseppe Meazza” di Milano (Milan), Parma, Stadio Olimpico “Grande Torino”, Udine.
Il sold out dello stadio “Giuseppe Meazza” di Milano in occasione del derby Inter-Milan registra finora il miglior dato stagionale di spettatori presenti (78.275). “Se da un lato l’aumento degli spettatori rappresenta un dato positivo dall’altro i recenti gravissimi episodi di violenza rappresentano un segnale preoccupante. L’obiettivo di riportare il tifo sano allo stadio è stato ampiamente centrato”, spiega Simone Roselli, giornalista responsabile di Osservatorio Calcio Italiano, “ora vi è la necessità civica e sportiva di debellare il problema dei facinorosi. Come organo che da quasi dieci anni è impegnato nel sostenere e divulgare la ‘Cultura dello Sport’ ci mettiamo a disposizione degli organi preposti, di tutte le componenti sane del tifo e dei colleghi giornalisti al fine di aprire un tavolo per avanzare proposte e trovare una soluzione condivisa e definitiva. Un primo importante passo – prosegue Roselli – potrebbe essere l’accelerazione nella realizzazione degli stadi di proprietà con una stretta sinergia tra società e forze dell’ordine nonché la totale messa in sicurezza degli impianti attuali, nel rispetto degli standard qualitativi europei”.
(ITALPRESS).

MONCHI “TIFOSI HANNO RAGIONE, BISOGNA VINCERE”

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“Quando arriva il mercato, d’estate o d’inverno, il mondo gira intorno ai direttori sportivi”. Ecco perchè Monchi in questo periodo dell’anno si sente un po’ Babbo Natale per i tifosi. Il ds della Roma lo ha spiegato a Sky Sport 24 per il quarto appuntamento con “Il Codice”, le cinque interviste di Gianluca Di Marzio ai direttori sportivi della Serie A, in onda sul canale all news nel periodo delle feste. “Tutti aspettano che prenda tre o quattro giocatori e che diventeranno calciatori importanti. Invece per me normalmente il mercato di gennaio non cambia tanto una squadra, è per cambiare delle piccole cose – spiega Monchi -. Se bisogna fare 4 o 5 acquisti, vuol dire che qualcosa si è sbagliato nel mercato d’estate. Mai prendo un giocatore che non vuole l’allenatore e mai prendo un giocatore che vuole l’allenatore e non voglio io. È il mio modo di lavorare, nessuno dei due deve imporre il proprio punto di vista, tutto deve essere condiviso. Sono 16 le persone che lavorano nel mio ufficio, lavorano e viaggiano tanto, non solo Monchi. Prima di decidere vediamo un giocatore tante volte. Noi facciamo una prima parte dell’anno in cui raccogliamo una visione generale, poi cominciamo a segnalare il giocatore, ma lo vediamo tante volte, tra le 6 e le 12 volte”.
Monchi spiega di non aver mai preso un giocatore mai visto in azione. “Io sono un difensore della tv, perché credo che la prima impressione debba essere così, altrimenti dovresti avere 500 scout. Poi, una volta che capisci che un giocatore potrebbe avere certe caratteristiche, devi sempre andare a vederlo dal vivo”. Le differenze tra fare mercato in Spagna e in Italia sono notevoli. “Qui si lavora in una vetrina, escono tutte le notizie, è difficile, per me è stato il cambiamento più grande. In Spagna il mercato è importante, ma non diventa una notizia continua. Qui è una notizia non solo ad agosto o a luglio, ma a settembre, ottobre, novembre…quindi è più difficile”. Lo è anche in una piazza esigente come quella giallorossa. “I tifosi della Roma hanno tutti ragione, ma il tifoso ha sempre ragione, solo che quelli della Roma di più, perché è vero che quando uno tifa una squadra come la Roma – che è una squadra grande, non solo in Italia, ma anche in Europa – bisogna vincere qualcosa. È normale – sottolinea Monchi -, gli ultimi ai quali si può dare una colpa sono i tifosi della Roma perché hanno ragione. Io non posso dire niente, al di là dei media, ho sempre avuto la sensazione che loro siano vicini a me, ma è vero che qualcosa dobbiamo anche dargli. Sono tanti anni che non vincono niente, quindi è normale”.
“Non sono venuto qui per vendere, ma per fare il mio lavoro e il mio lavoro era sistemare i numeri – prosegue Monchi -. Piano, piano l’anno scorso abbiamo sistemato più o meno i numeri e abbiamo fatto delle vendite normali, quelle che io ho pensato essere buone per la società. Non ho la bacchetta magica, quello che ho fatto, l’ho fatto sempre nella stesa forma, lavorando con i giovani, ma anche con i giocatori che già sono fatti. Credo che alla fine i tifosi e voi giornalisti potrete cominciare a capire quale sia la mia idea. So che il tempo nel calcio a volte non arriva mai. Ma sono convinto, perché so come lavoro io e come lavorano quelli che ho intorno, che abbiamo ragione”. Monchi si definisce molto autocritico. “Io sono il più esigente di tutti con me stesso. Io dico sempre che il direttore sportivo deve avere 3, 4 caratteristiche. Una di queste è capire quando sbaglia e imparare da quello che ha sbagliato. È vero che ho avuto la possibilità di vincere tante cose, ma il giorno dopo sono preoccupato perché non mi fermo mai al successo. Lavoro sempre pensando che domani il successo non arriverà. Quindi ogni giorno provo a dire “Dove ha sbagliato Monchi?”. Io non mi nascondo mai, metto sempre la faccia, perché credo sia giusto così. Ho la fortuna, qui a Roma e a Siviglia, di lavorare con autonomia. Quindi, se sbaglio, sbaglio io. Pallotta mi ha detto: ‘Questa è la tua squadra, questa è la tua Roma, tu devi fare questo'”.
Secondo Monchi per dire se ha fatto più cose giuste o sbagliate da quando è alla Roma “È ancora troppo presto per saperlo. Ti faccio l’esempio di Dani Alves. Dopo un mese che è arrivato a Siviglia dicevano “Ma da dove è arrivato questo giocatore?” e poi è arrivato dove è arrivato. Per me il primo anno abbiamo raggiunto un risultato ottimo, per come avevamo iniziato. Quest’anno è ancora presto per sapere come finiremo, perché siamo ancora vivi in tutte le competizioni. Penso che i bilanci si facciano alla fine della stagione, ma qualcosa ho sbagliato”. Difficile dire perchè ha deciso di fare il direttore sportivo: “Non lo so, mai avrei pensato di fare il ds. Mi sono laureato per fare l’avvocato, che è quello che mi sarebbe piaciuto fare. Quando ho smesso di giocare, ho fatto un anno il team manager. È stato un anno orribile del Siviglia, che è andato in Serie B. in quel momento penso che nessuno avrebbe voluto fare il direttore sportivo. In quel momento il presidente me lo ha chiesto e io ho risposto “lo faccio”, senza pensare dove saremmo arrivati, perché era un casino incredibile, la squadra era in Serie B, più vicina al fallimento che ad altre cose”.
(ITALPRESS).

SCI FONDO, PELLEGRINO 2^ NELLA SPRINT VAL MUSTAIR

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E’ ancora Johannes Klaebo ad impedire a  Federico Pellegrino di vincere la sprint in tecnica libera di Val Mustair, in Svizzera, nella terza tappa (sulle sette in programnma) del Tour de Ski. Il norvegese, che all’inizio di dicembre si era imposto a Davos e pure nella tappa inaugurale di Dobbiaco aveva messo i suoi sci davanti a tutti, ha approfittato di un contatto sulla salita conclusiva fra il campione valdostano e il russo Sergei Ustiugov (terzo al traguardo), con quest’ultimo che ha danneggiato la papera di Pellegrino, impossibilitato a spingere al massimo delle proprie forze nel momento in cui Klaebo si involava verso il traguardo indisturbato. Federico ha limitato i danni con un importante secondo posto che gli vale il ventitreesimo podio della carriera in Coppa del mondo, mentre Klaebo balza in vetta alla graduatoria del torno conm 12″ di vantaggio su Ustiugov.
“Sono arrabbiato perchè volevo vincere e potevo farlo – racconta il vicecampione olimpico della specialità -, però in cima all’ultima salita dove ero posizionato perfettamente, mi sono toccato con Ustiugov che mi ha staccato la papera, così durante l’ultimo scollinamento il bastone si infilava nella neve e non era più possibile attaccare Klaebo. Senza questo intoppo avrei potuto dire la mia, perchè sia nei quarti che in semifinale avevo dimostrato di stare bene” spiega Pellegrino che poi annuncia: “Adesso mi fermo qui, con i problemi alla schiena di settimana scorsa non voglio rischiare, anche perchè mercoledì le previsioni parlano di neve a Oberstdorf, non sarebbero condizioni ideali per il mio stato attuale, preferisco pensare alla gara di Dresda di sabato 12 gennaio, dove mi attende un’altra sprint”. La classifica di specialità dopo cinque delle dodici prove in programma vede al comando Klaebo con 304 punti davanti a Pellegrino con 237 e Brandsdal con 183.
A passare il taglio è stato anche Francesco De Fabiani, che sta qualificandosi per la fase finale in questo format con una discreta continuità. L’alpino di Gressoney si è fermato nei quarti, ma è quindicesimo in generale e da mercoledì 2 gennaio nella 15 km a tecnica classica di Oberstdorf comincerà a sferrare il suo attacco al podio, nel tentativo di entrare nella top ten. Fuori anzitempo il resto della pattuglia di casa nostra, che perderà dalla prossima tappa come da programma stilato con i tecnici Pellegrino, Stefan Zelger e Enrico Nizzi.

GALLINARI NE FA 21, MA CLIPPERS KO CON I SIXERS

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Un buon “Gallo” non basta ai Clippers per evitare il ko interno con i Philadelphia 76ers che si impongono 119-113. Danilo Gallinari mette a referto 21 punti, sette rimbalzi e tre assist ed è tra i più prolifici dei suoi. Solo Lou Williams, dalla panchina, fa meglio con 22 punti, mentre si ferma a 21 anche Harris e ne fa 20 Harrell che confeziona la doppia doppia facendo registrare al suo attivo 10 rimbalzi. A fare la differenza per i Sixers è Joel Embiid che trascina gli ospiti con i suoi 28 punti e 19 rimbalzi. In doppia cifra vanno anche Redick (18), Butler (16), Simmons (14), McConnell (11) e Muscala (10).
Tra i protagonisti delle altre gare della notte c’è Kawhi Leonard che regala spettacolo nel successo dei Rapotrs che si impongono davanti al proprio pubblico per 122-116 su Utah Jazz. La stella di Toronto fa registrare il suo massimo in carriera mettendo a referto 45 punti, oltre a sei assist e un rimbalzo. Determinante anche il contributo di Pascal Siakam che fa 28 punti, aggiungendo alla sua ottima prestazione anche 10 rimbalzi.
In doppia cifra pure Powell (14), mentre dall’altra parte i migliori sono Jae Crowder, Derrick Favors e Donovan Mitchell che mettono a referto rispettivamente 30, 21 e 19 punti, mentre ne fanno 16 Gobert e 14 Rubio.
Negli altri tre match della notte successi per i Milwaukee Bucks (121-98 ai Detroit Pistons ko nonostante i 29 punti di Blake Griffin), i Portland Trail Blazers (113-108 sui Sacramento Kings dopo l’overtime con Jusuf Nurkic che colleziona 24 punti, 23 rimbalzi e 7 assist) e i Denver Nuggets (115-108 contro i New York Knicks con la tripla doppia di Nikola Jokic che mette a referto 19 punti, 15 assist e 14 rimbalzi).
(ITALPRESS).

MANCINI “STA NASCENDO UN’ITALIA SPECIALE”

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“Diventare ct della Nazionale era un sogno che si è realizzato. Quando giochi in quella squadra, sai di essere entrato a far parte di un’élite di calciatori importanti, ti misuri con il meglio di tutto il mondo. Quando la gestisci in panchina, sei consapevole di rappresentare il tuo Paese, occupando un ruolo importante: a volte il calcio regala emozioni che fanno bene alla gente. Io voglio allenare con questo spirito: provare a vincere gli Europei e i Mondiali, sì, ma anche trasformare la squadra in un motivo di orgoglio per la nostra gente. Quando ho conquistato la Premier a Manchester, ho indossato subito il tricolore: era la mia dedica, mi sento un italiano vero”. Roberto Mancini è commissario tecnico azzurro ormai da sei mesi, ma si emoziona ancora quando, come in questo caso nell’intervista concessa al Corriere dello Sport, parla del suo nuovo ruolo, di un incarico che lo rende orgoglioso e per cui ha rinunciato a diversi milioni di euro, lasciando lo Zenit. Nessun rimpianto, anzi la convinzione di aver fatto la scelta giusta come si evince da un primo bilancio della sua gestione.
“Sono contento, penso di aver costruito un bel gruppo, una Nazionale speciale e divertente. Sulle tracce di quella delle notti magiche del 1990. Sto lavorando pensando al futuro: guardo i giovani, li studio, li preparo e li faccio giocare. Penso che le ultime partite abbiano ricreato una bella armonia tra la squadra e la gente dopo una delusione insopportabile. Vedere i Mondiali senza di noi è stata dura”. E lui pensa ai prossimi, oltre che agli Europei. Ecco perchè nella sua Italia può esserci spazio anche per i 35/40enni. “Ho preparato un progetto che va dai 2 ai 4 anni, ma se mi serve un Grande Vecchio lo chiamo subito, ma deve sapere che può uscire anche subito perchè i Mondiali sono un obiettivo ancora molto distante. Penso a Quagliarella, visto che colpi e che gol? Se ho bisogno lo convoco, ma per questioni anagrafiche deve sapere che nel lungo periodo non può avere un futuro azzurro”. Da un quasi 36 enne al 19enne Zaniolo, già convocato dal Mancio “Lo avevo seguito nell’Under 19, come Tonali. E mi accorsi che aveva delle qualità non comuni per un ragazzo così giovane, che si misurava ancora in Primavera. Rispetto agli altri, aveva più fisico e più qualità. Volevo vederlo subito e oggi penso che i fatti mi abbiano dato ragione. E’ diventato un titolare della Roma. Zaniolo è il talento del futuro”.
Ma niente paragoni con Totti. “Questo è il bello e il brutto di Roma, intesa come città. Un giorno è tutto nero, un giorno è tutto bianco. Poi esiste una via di mezzo. Per me lui non è un Totti ma un interno di sinistra o di destra che può realizzare molti gol. Tanto è vero che Di Francesco lo utilizza per attaccare: Zaniolo ha fisico, potenza e tiro”. Oltre che su Zaniolo è prnto a scommettere su Kean. “Un altro pronto a esplodere, nella Juve non ha spazio, ma se va agiocare siamo di fronte a un attaccante di razza, io ci credo tanto. Come Balotelli? In qualcosa lo ricorda, ma io ho fatto giocare Mario a 17 anni e lui ha segnato gol decisivi e da scudetto per l’Inter”. E a proposito di SuperMario…”Io ho fatto il possibile, spero sempre che succeda qualcosa, naturalmente in positivo. Tornerà in Nazionale solo se lo merita. Da giovane mi ha dato tanto, sia all’Inter che a Manchester. Negli ultimi mesi davvero poco. Ma ha 28 anni, se vuole ha tempo, gli Europei e i Mondiali dovrebbero essere attrazioni fatali”. Ciro Imnmobile nella sua Italia ha qualche difficoltà a imporsi. “Non ce l’ho con lui come pensano i tifosi laziali, senza dubbio è il miglior bomber italiano, ma l’Italia gioca tornei di livello altissimo”. Un’Italiua che Mancini intende “allenare a lungo, per me è un punto di arrivo”.
(ITALPRESS).

INFANTINO “LEGGI DURE CONTRO LA VIOLENZA”

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“Speriamo che sia un 2019 di bel calcio, in ci si possa divertire parlando di cose belle. Che sia un anno di divertimento, piacere, gioia e soprattutto di pace nel mondo anche se qui sarà più dura, ma anche nel calcio proviamo a lavorarci”. Così, ai microfoni di Sky Sport 24 da Dubai dove è in corso il Globe Soccer, il presidente della Fifa, Gianni Infantino. Archiviati i buoni propositi del 2019, non si può non parlare del pessimo finale d’anno del calcio italiano con i cori razzisti nei confronti di Koulibaly durante Inter-Napoli e la morte del tifoso nerazzurro prima della stessa partita. Si parte dal razzismo. “Noi continuiamo a lavorare per risolvere la situazione – dice il presidente della Fifa -, la prima reazione da presidente è tristezza, sdegno, oltre che solidarietà nei confronti del giocatore. Quando sono stato eletto presidente ho proposto come segretario generale e per la prima volta nella storia una donna senegalese, questo perchè bisogna trasmettere il messaggio, con atti concreti, che nel calcio non c’è posto per il razzismo”.
Gli ululati razzisti nei confronti di Koulibaly per il numero 1 del calcio mondiale “vanno condannati con la massima severità, ma devono essere uno stimolo per tutti i dirigenti del calcio ad abbassare i toni, altrimenti fomentiamo l’aggressività che c’è in giro e che a volte sfocia in razzismo e altre in violenza. Il calcio è un mondo tollerante, dove violenza e razzismo non devono trovare posto”, ha aggiunto Infantino che poi parla della morte di Daniele Belardinelli, rimasto ucciso prima di Inter-Napoli. “Non è concepibile che si possa ancora morire per una partita di calcio, le leggi vanno cambiate, ma anche e soprattutto applicate, basta guardare quei paesi che hanno avuto problemi più gravi rispetto all’Italia e che li hanno risolti. Come? Andando a prendere i violenti, non sono migliaia come si pensa, sono decine, nel momento in cui li prendi e li togli dagli stadi fermi la violenza. Non è un problema solo italiano, la violenza va combattuta con leggi dure, io non riesco a capire come si possa andare a vedere una partita per distruggere e far casino, non esiste che lo stadio venga considerato una zona franca. La Thatcher ha risolto il problema hooligans in Inghilterra facendo una legge e applicandola. Per riuscirsi ci vuole la collaborazione di tutti, a cominciare dalle società”.
(ITALPRESS).