Home Sport Pagina 1748

Sport

BUFFON “IL CALCIO NON C’ENTRA CON L’ODIO”

0

“È vero che una volta prese qualche manganellata dalla polizia? È una storia che risale a vent’anni fa. Dopo una partita diedi un passaggio a un tifoso del Parma. Al casello c’era un posto di blocco della polizia. Appena vide le luci blu, lui si dileguò. A confronto con loro rimasi solo io. Oggi, ovviamente, non commetterei più quelle leggerezze, ma riconosco ancora quel ragazzo capace di slanci di solidarietà nei confronti di un amico. Anche di un amico che sbaglia». A pochi giorni dal quarantunesimo compleanno, Gigi Buffon si racconta in esclusiva a Vanity Fair, che gli dedica la copertina del numero in edicola da mercoledì 9 gennaio, aprendo le porte della sua casa di Parigi – dove gioca come portiere per il Paris Saint-Germain – e spalancando quelle sul suo passato. A partire dalla militanza giovanile tra gli ultrà («Commando Ultrà Indian Tips, il nome del gruppo di tifosi che seguivano la Carrarese, ancora ce l’ho stampato sui miei guanti») e dalla frequentazione della curva («Incontravo gente di cui si parla tanto senza saperne nulla. Ragazzi normali. Sognatori. Idealisti. Alcune persone interessanti e qualche deficiente»), esperienze che gli danno un punto di vista non del tutto politicamente corretto sulla recente polemica scatenata dai cori razzisti e dagli scontri sanguinosi a San Siro: «Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengano a fare. È difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perché ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto».

«Da ragazzo», racconta Buffon a Vanity Fair, «covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, pensavo di poter eccedere, di fare quel che volevo… Mi tengo ben stretta la sana follia dei miei vent’anni… Ho fatto le mie cazzate, ne ho assaporato il gusto e in un certo senso sono contento di non essermene dimenticata neanche una». Per esempio, la volta in cui, proprio negli anni del Parma, rispose male al suo allenatore Nevio Scala: «Si girò verso di me e mi guardò come nessun altro ha mai più fatto. Era furibondo e aveva tutte le ragioni». Un errore di gioventù, uno grosso, ha saputo evitarlo: «Non drogarsi, non doparsi, non cercare altro fuori da te sono principi che i miei genitori mi hanno passato presto. A 17 anni, quando in discoteca mi mettono una pasticca sulle labbra, io so come e perché dire di no». Giusto forse «un tiro di canna fatto da ragazzo», e il ricordo della «nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, una nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: è come se la vedessi ora».

Nell’intervista a Vanity Fair, Buffon ricorda la depressione che lo colpì più di quindici anni fa: «Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Avevo 25 anni, cavalcavo l’onda del successo e della notorietà. Un giorno, a pochi minuti da una partita di campionato mi avvicinai a Ivano Bordon, l’allenatore dei portieri, e gli dissi: “Ivano, fai scaldare Chimenti, di giocare io non me la sento”. Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara». Ne uscì, racconta, parlandone con gli altri: «Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Ebbi la lucidità di capire che quel momento rappresentava uno spartiacque tra l’arrendersi e fare i conti con le debolezze che abbiamo tutti. Non ho mai avuto paura di mostrarle né di piangere, una cosa che mi capita e di cui non mi vergogno affatto».

Tornando sull’eliminazione dell’Italia dal recente Mondiale, a sorpresa difende l’ex Ct Giampiero Ventura: «Che noi calciatori lo abbiamo osteggiato è una balla colossale. Ventura ha avuto la nostra massima disponibilità e lo abbiamo difeso in ogni occasione. A un certo punto, è vero, si è sentito solo. Ma forse un sostegno diverso avrebbe dovuto averlo da chi di dovere. Evidentemente molte cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto. Come insegnante di calcio, a me Ventura è piaciuto tantissimo». A proposito di calcio, Buffon dice a Vanity Fair che spera di giocare almeno ancora un altro anno: «L’idea, se il Psg sarà d’accordo, è quella». Si descrive come «uno strano figuro di 40 anni che va in campo, pensa di averne venti e ha più sogni e ambizioni di quanti ne avesse da ragazzo». E tra dieci anni? «Spero di essere in piedi. Se ripenso al ragazzino che ero e ai sogni che avevo, non commuovermi è impossibile».
(ITALPRESS).
 

SKIRI TROPHY “JOY OF MOVING” IN VAL DI FIEMME

0

Dopo il passaggio dei campionissimi di Coppa del Mondo di Tour de Ski e Combinata Nordica, in Val di Fiemme ci saranno i giovanissimi dello Skiri Trophy XCountry a infiammare il manto innevato del Centro del Fondo, potendo già vantare orgogliosamente anche la partecipazione di nazioni quali Brasile e Argentina. Una quindicina di giorni di attesa dunque e i bambini di tutto il mondo avranno a disposizione l’evento che attendono da un anno intero firmato dalla penna sapiente del Gruppo Sportivo Castello. Il mini-mondiale dello sci di fondo andrà in scena a Lago di Tesero, in Val di Fiemme, il 19 e 20 gennaio e il programma è più allettante che mai con la tradizionale riunione di giuria del venerdì, alle ore 20.30 a Castello di Fiemme, mentre sabato partiranno le categorie Baby e Cuccioli maschili e femminili, mettendosi alla prova con un percorso di 1.5 km per la prima categoria e rispettivamente 3 (femmine) e 4 km (maschi) per la seconda. Le mini-sfide scatteranno alle ore 14 e verranno coronate da numerose attività di animazione, che faranno da sfondo anche alle competizioni dei grandi dello “Skiri Trophy Revival” maschile e femminile, 5 km in tecnica classica dall’annata 2002 e precedenti, con i protagonisti che hanno fatto la storia dell’evento a tornare sul teatro delle contese di Lago di Tesero ricevendo anche un kit di scioline donato dallo sponsor Rode.
Notevole anche il pacco gara dei bambini, arricchito da un cappellino personalizzato Skiri e dai gadget del partner Kinder+Sport “Joy of Moving” con una coloratissima maglietta personalizzata Skiri Trophy e da uno scaldacollo, mentre persino i coach riceveranno in dono il loro “premio”, un cappellino con la scritta ‘coach’ ben in evidenza. Da Lago a Castello di Fiemme per la cerimonia di benvenuto a tutte le rappresentative straniere e nazionali alle ore 17.30, la sfilata fiaccolata con la banda sociale di Molina di Fiemme, il saluto da parte delle autorità, l’accensione del tripode in un roboante spettacolo contornato da effetti speciali. E non è finita qui perché in serata – alle ore 20.30 al Cinema Teatro Comunale di Tesero – vi sarà un altro spettacolo di animazione, questa volta con lo ‘one man show’ di Onelio, guest star di questa edizione dello Skiri Trophy XCountry. Domenica alle ore 9.30, sempre a Lago di Tesero, vi sarà invece la partenza della gara dedicata alle categorie Ragazzi e Allievi maschile e femminile, con le femmine ad affrontare rispettivamente 4 e 5 km e i maschi 5 e 7 km, sempre in tecnica classica.
Tramite il sito web della manifestazione il comitato organizzatore informa che “le iscrizioni dovranno pervenire al Gruppo Sportivo Castello di Fiemme unicamente online entro e non oltre martedì 15 gennaio”, ricordando inoltre che al raggiungimento di 1.400 concorrenti le adesioni verranno chiuse. La festa non è finita, con estrazione a premi fra i presenti, cerimonia dei vincitori e assegnazione del Trofeo ‘Joy Of Moving Fair Play’, novità assoluta di quest’anno del progetto di responsabilità sociale del Gruppo Ferrero; Kinder+Sport Joy of Moving: “nato per promuovere stili di vita attivi come una buona abitudine quotidiana incominciando dalle nuove generazioni”, attivo in 30 paesi, esso supporta la passione dei giovani atleti collaborando con il CONI e le principali Federazioni sportive per sostenere iniziative che avvicinano i più giovani ai valori dello sport ed alla gioia di muoversi, da qui il nome “Joy Of Moving”. Il G.S. Castello metterà inoltre a disposizione la diretta streaming delle gare nella giornata di domenica, visibile accedendo alla pagina Facebook “Skiri Trophy”.
(ITALPRESS).

SEEDORF “COPRIRE FISCHI CON 70MILA APPLAUSI”

0

Conosce benissimo il calcio italiano, ma anche quello europeo. Ha vinto tanto, in Serie A ha indossato le maglie di Sampdoria, Inter e Milan, da allenatore ha anche guidato i rossoneri, insomma Clarence Seedorf, olandese del Suriname e oggi ct del Camerun, conosce bene gli italiani ed è per questo che non definirebbe il nostro come un Paese “razzista, generalizzare è sempre sbagliato. Ma l’Italia non è esente dal problema del razzismo – spiega in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera -. Io di episodi sulla mia persona non ne ho mai vissuti. Nel mondo, quando mi muovo, riesco a rompere le barriere con chi incontro. Non sono cieco, ma non vedo il colore”. Seedorf ha un altro aspetto da segnalare. “La Uefa ha dato i numeri: nel calcio europeo, a livello manageriale (panchina inclusa), le minoranze sono meno del 3%. Le cifre parlano chiaro. A me interessa che ci siano tolleranza e eguaglianza di opportunità. E rispetto per tutti. La diversità non è un’opinione, è un valore aggiunto. Nel calcio lo è da molto tempo: le squadre con cui ho vinto tutto, per esempio, erano un simbolo di diversità. Il messaggio è da far passare anche con leggi adeguate, che costringano ad aprire gli occhi anche chi vuole rimanere ignorante”.
In molti pensano che sia giusto e doveroso fermare le partite quando partono i cori e gli insulti razzisti. “È sbagliato – dice Seedorf al Corriere della Sera -. Dell’episodio di Koulibaly in Inter-Napoli so tutto. Non ho parlato con Kalidou né con il mio amico Carlo Ancelotti, ma ho opinioni precise. Sono troppi anni che in Italia si accettano i cori razzisti che partono da piccoli gruppi di ultrà. Il 99% delle persone allo stadio sono veri tifosi, che hanno il diritto di assistere allo spettacolo per il quale hanno pagato. Non sono d’accordo con lo stop del gioco e l’uscita dal campo. Si deve intervenire con leggi adeguate, che permettano alle autorità di intervenire subito identificando i tifosi ed espellendoli, come si fa in Premier League: così l’Inghilterra ha risolto l’enorme problema degli hooligans. Ma non solo. Non tutti i giocatori hanno la forza emotiva di Dani Alves, che in risposta alle provocazioni razziste durante un Villarreal-Barcellona raccolse la banana che gli fu lanciata, la sbucciò e se la mangiò. Mitico. È quello l’esempio da seguire”. Koulibaly, però, non ha retto alla tensione e alla fine ha pagato con l’espulsione. “Bisogna essere superiori. Io avrei fatto due gol! Certo non tutti abbiamo la capacità di mettere in moto un circolo virtuoso da un episodio che ci ferisce, ma la sfida è proprio questa. Smettere di giocare significa dare ragione ai razzisti, fare il loro gioco. E, alla fine, rovinare la festa”.
“Tutto lo stadio dovrebbe applaudire: 70 mila persone che applaudono, neutralizzano i fischi di pochi. Mi è stato suggerito da un tifoso su Instagram. E poi intervenga lo speaker: metta della musica, degli applausi finti ad alto volume. Cancellerebbero tutto il resto. Davanti ai buuu razzisti tutti devono reagire, altrimenti si finisce per essere complici. E questo anche fuori dallo stadio”. Ssedorf ha collaborato con Melson Mandela. “L’ho conosciuto che era già anziano: mi ha scelto come uno dei Legacy Champions per continuare a trasmettere il suo messaggio alle generazioni future. Più educazione, più pace, più consapevolezza. E lo sport come meraviglioso strumento di integrazione sociale. Non sapere crea paura di ciò che non si conosce. Ma per sapere bisogna promuovere la diversità facendo vivere ai bambini diverse culture che li aprano al mondo anche attraverso politiche che guardino ai prossimi 15-20 anni. Loro sono il futuro e di certo non nascono razzisti”. Tornerebbe di corsa ad allenare in Serie A. “Mi piacerebbe. Ho due figli nati in Italia, che non sono bianchi e che a questo Paese, come me, sono affezionati”.
(ITALPRESS).

TRIS CLIPPERS, HORNETS KO, 20 PUNTI PER GALLINARI

0

Phoenix, Orlando e adesso Charlotte. Continua il buon momento dei Clippers che allo Staples Center di Los Angeles battono gli Hornets 128-109 conquistando la terza vittoria consecutiva. Anche in questa occasione è notevole il contributo di Danilo Gallinari. L’italiano, dopo i 21 e 13 punti messi a referto nei precedenti due successi, chiude a quota 20, aggiungendo anche 5 rimbalzi e 4 assist e sfoderando, nel complesso, un’altra prestazione positiva. E’ il collettivo della franchigia di Los Angeles a funzionare, visto che raggiungono e superano quota 20 Williams e Harrell che, dalla panchina, fanno registrare al loro attivo rispettivamente 27 punti e 10 assist, 23 punti e 11 rimbalzi. Ne fa 23 anche Harris, si ferma a 10 Bradley, questi ultimi due nel quintetto iniziale così come il “Gallo”. Dall’altra parte 24 i punti di Monk, ma non bastano agli Hornets per evitare la sconfitta.
Nelle altre gare della notte italiana, da segnalare il primo successo dei Timberwolves targati Ryan Saunders. Il coach che ha preso il posto di Tom Thibodeau, guida i suoi alla vittoria sul parquet degli Oklahoma City Thunder battuti 119-117.
Il trascinatore degli ospiti è Andrew Wiggins che mette a referto 40 punti, 10 rimbalzi e 4 assist. Ne fanno 20 Towns, 15 Saric, 10 a testa Tolliver e Jones, mentre per i padroni di casa sono 27 quelli di George, 25 per Westbrook (per lui anche 16 assist) e 20 per Adams (12 rimbalzi).
Vittorie anche per Indiana Pacers (123-115 sui Cavaliers con 26 punti di Young), Philadelphia 76ers (132-115 sui Wizards, 29 punti per Shamet), Denver Nuggets (103-99 contro Miami Heat con 29 punti, 11 rimbalzi e 10 assist di Nikola Jokic), Toronto Raptors (104-101 sugli Hawks con 31 punti di Kawhi Leonard), Phoenix Suns (115-111 sui Kings) e per i campioni in carica, i Golden State Warriors, che battono 122-95 i New York Knicks con i 43 punti di Klay Thompson.
(ITALPRESS).

ANNUNCIATE SEDI FINALI CAMPIONATI STUDENTESCHI

0

Gubbio (PG) per la corsa campestre (20-22 marzo), Catania per la danza sportiva (10-13 aprile), Bari per la pallavolo (7-11 maggio), Terni per il tennis da tavolo (13-16 maggio), Giulianova (TE) per il calcio a 5 (14-18 maggio), Maracalagonis (CA) per il badminton (20-24 maggio), Treviso per il basket 3×3 (27-30 maggio). Sono queste le città che ospiteranno le finali dei Campionati Studenteschi 2018/2019, rivolti ai ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado. L’annuncio è stato dato questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal Ministro Marco Bussetti nel corso di un evento al quale hanno partecipato anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giancarlo Giorgetti, il Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) Giovanni Malagò, il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Luca Pancalli e il Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) Veronica Nicotra. Sono 5.154 gli istituti partecipanti ai Campionati Studenteschi e 1.417.762 le iscrizioni a oggi. Durante l’incontro sono state annunciate anche le città in cui si terranno i Campionati Mondiali: Castel di Sangro (AQ) per il tennis (2-9 giugno) e San Vito Lo Capo (TP) per il beach volley (3-10 ottobre). Sarà invece Marina di Massa (MS) ad accogliere gli studenti delle scuole secondarie di primo grado per la Festa Nazionale dello Sport dal 20 al 24 maggio.  I ragazzi si sfideranno nelle seguenti discipline: vela, rugby, corsa campestre, basket 3×3, ultimate frisbee, volley S3.
“I Campionati Studenteschi e la Festa dello Sport – ha dichiarato Bussetti – sono momenti importanti, di gioia e di condivisione, per proseguire e sviluppare il lavoro che i docenti di educazione fisica svolgono nell’insegnamento curricolare. Il nostro obiettivo è avere più sport a scuola, già a partire dalla primaria. E siamo passati dalle parole ai fatti. Abbiamo avviato l’iter legislativo per inserire Scienze motorie nel curriculum di scuola primaria. La disciplina sarà insegnata da docenti di educazione motoria, provvisti di titolo idoneo, almeno per due ore a settimana per ciascuna classe. Il maestro di educazione fisica sarà equiparato in tutto e per tutto ai suoi colleghi. È una vera e propria rivoluzione culturale. Sono molto contento del coordinamento che le istituzioni presenti oggi sono riuscite a realizzare: operare in unità e in modo sinergico è la strada giusta per evidenziare la determinante funzione culturale ed educativa che lo sport riveste nella nostra società”.
“Grazie a questo Governo – ha affermato Giorgetti – l’educazione fisica torna ad avere l’attenzione che le spetta. A partire dalla scuola. Perché è a scuola che tutti noi incontriamo per la prima volta lo sport. Stiamo mettendo in campo tante azioni, dall’introduzione degli insegnanti specializzati già dalla primaria agli investimenti sull’impiantistica sportiva negli edifici scolastici, che in questo momento versa in una situazione drammatica. Siamo a un punto di svolta. Se c’è la collaborazione di tutti, possiamo diventare un Paese non solo di tanti tifosi, ma anche di tanti sportivi in attività”.
“Ringrazio il Ministro Bussetti per aver coinvolto direttamente l’ANCI, i comuni e i territori nell’organizzazione dei Campionati Studenteschi – ha dichiarato Nicotra -. In questo modo, le gare saranno anche occasione per fare conoscere ai ragazzi l’importante offerta culturale dei territori. Sarà un momento di crescita anche in questo senso. Insieme al Ministro abbiamo lavorato per accelerare gli investimenti e la messa in sicurezza dell’impiantistica sportiva e coordinato le tante risorse statali a disposizione per migliorare l’edilizia scolastica. C’è ancora molto da fare ma il nostro impegno è costante”. L’iniziativa è stata anche l’occasione per fare il punto sulla sperimentazione didattica “Studenti-Atleti”, che il MIUR porta avanti insieme al CONI, alla Lega Serie A e al Comitato Italiano Paralimpico (CIP), per permettere a studentesse e studenti impegnati nello sport agonistico di rimanere al passo con gli studi. Sono 20 le regioni coinvolte nel progetto per l’anno scolastico 2018/2019 e 7.611 i giovani iscritti al programma. Nel 2017/2018 gli studenti che hanno preso parte alla sperimentazione sono stati 1.505.
Si è parlato, inoltre, delle azioni in campo per promuovere lo sport a scuola, anche con riferimento agli alunni con disabilità.
“Sarebbe bello e importante se lo Stato italiano, nella sua Costituzione inserisse la parola sport – ha dichiarato Malagò -. Ho apprezzato dal primo giorno la fortissima sensibilità del Ministro Bussetti nel trattare il tema dello sport. La collaborazione tra la scuola e il CONI ha dato risultati concreti. Il progetto ‘Studenti-Atleti’ presenta numeri impressionanti e sarebbe importante estenderlo allo studio universitario. Prosegue in modo soddisfacente il progetto ‘Sport di classe’, ma siamo consapevoli che occorre fare sempre di più. Anche il progetto ‘Scuole aperte’ vede una collaborazione perfetta tra MIUR, CONI e Federazioni. Siamo orgogliosi di fare parte di questa sinergia”. “La scuola italiana è di tutti e con tutti. Anche lo sport – ha aggiunto Pancalli – deve essere interpretato alla luce di questa considerazione. Perché è partecipazione e formazione anch’esso. Valorizza le differenze. Attraverso il sistema di istruzione e l’attività sportiva tiriamo fuori le speranze dei ragazzi. E li aiutiamo a prendere consapevolezza di sé. Ed è così che realizziamo effettivamente l’integrazione e l’inclusione”.
“Il Governo ha il chiaro obiettivo di ridare dignità allo sport all’interno del sistema educativo, insistendo sul ruolo decisivo che riveste nello sviluppo della personalità individuale di ciascun giovane. La scuola sarà un punto di riferimento chiave, affinché l’attività motoria di base sia al centro delle prospettive di crescita dei ragazzi”, ha concluso il Ministro Bussetti.
(ITALPRESS).

INCIDENTI DURANTE FESTA LAZIO, 8 AGENTI FERITI

0

Una festa finita male. Ieri sera la Lazio ha celebrato il 119esimo anniversario della fondazione del club, ma dopo la mezzanotte i festeggiamenti sono sfociati in disordini e tafferugli. Oltre 2.500 persone si erano radunate, intorno alle 21.30, in piazza della Libertà, ma circa tre ore dopo “un gruppo di 300 tifosi della Lazio ha iniziato un fitto lancio di bottiglie, bombe carta, pietre ed altri oggetti contro le Forze dell’Ordine – informa un comunicato stampa della Questura di Roma -. Al fine di riportare la situazione alla normalità, è stata effettuata una carica di alleggerimento, nel corso della quale sono stati utilizzati lacrimogeni e si è fatto ricorso all’uso dell’idrante. Tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, 8 sono i feriti, contusi ma non gravi, con prognosi dai 4 ai 20 giorni; un tifoso è stato arrestato e altri 3 sono stati denunciati, tutti appartenenti alle frange ultras e nei confronti dei quali verranno emessi provvedimenti di DASPO. E’ in corso la visione delle immagini girate da operatori della Polizia Scientifica per l’identificazione di ulteriori soggetti che hanno partecipato alle azioni violente”.
“Ho parlato dei festeggiamenti, non di quello che è successo. Io rispondo dei comportamenti miei e della società, non posso rispondere di quelli dei singoli. Come ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, la responsabilità è personale: ognuno si assuma la propria”. Queste le parole del presidente della Lazio, Claudio Lotito, in riferimento ai disordini verificatisi ieri sera a Roma, in occasione dei festeggiamenti per i 119 anni del club biancoceleste, tra 300 tifosi laziali e le forze dell’ordine. “Da presidente della Lazio sono qui per evitare che si verifichino dei comportamenti fuori dalle regole, il tifare la squadra del cuore deve avvenire nel rispetto delle regole, senza trovare scorciatoie. Di tutto quello che non rientra in questo meccanismo – ha precisato il n.1 della società biancoceleste – se ne faranno carico le persone che adottano questi atteggiamenti. Voglio parlare soltanto di cose che attengono ai valori dello sport, parliamo del fair play e non di altri argomenti che non sono stati determinati dal sottoscritto”, ha aggiunto Lotito a margine dell’evento “Lazio nelle scuole” presso il collegio di San Giuseppe a Roma.
Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, a margine di un evento al Miur, ha commentato quanto avvenuto questa notte in piazza della Libertà a Roma, con un tifoso della Lazio arrestato e tre denunciati a seguito degli scontri con le forze dell’ordine. “Sarà il caso che gli arrestati finiscano giustamente in galera”, le parole di Giorgetti.
(ITALPRESS).

MONCHI “ZANIOLO IL FUTURO, CREDO IN DI FRANCESCO”

0

“I bilanci si possono fare quando finisce un progetto e il mio è ancora lungo. Se penso alla stagione scorsa è positivo, mentre questa finora non è buona. Ma non saranno alcuni risultati a cambiare il mio modo di pensare e a farmi passare l’entusiasmo di lavorare nella Roma”. Così il direttore sportivo del club giallorosso, Monchi, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. “Ogni giorno sento che mi dimetto o che mi mandano via. No, l’ho già detto, resto alla Roma. Il mio obiettivo è arrivare al successo in modo graduale, ma continuo – ha proseguito il ds -. Capisco che ora la prima necessità del tifoso sia vincere, ma è importante anche essere sempre competitivi, di alto livello e vicini al successo. Meglio così, piuttosto che vincere solo una volta e poi nulla. Vorrei che si raccontasse meglio e a 360° che cos’è questo club, e penso che questo non venga fatto. Al di là di qualche risultato o di un acquisto giusto o sbagliato, per me la nostra è una società modello e mi dispiace che a volte rimanga in secondo piano rispetto ai giudizi su Monchi o Di Francesco. La Roma è di più di quello che si legge o si sente”. A proposito di Di Francesco, spesso è stato messo in discussione. “Non è stato difficile difenderlo perché c’era fiducia al 100% nella mia idea di tenerlo. E tutti l’hanno condivisa”.
“Quando siamo andati a Boston da Pallotta, di Eusebio abbiamo parlato 15-20 secondi – svela Monchi -. La Roma ha un presidente e un management importante. Io sono il responsabile della mia area e se Monchi è convinto, non si discute. Dopo si farà il bilancio a fine stagione. Certo, poi ci sono i momenti. Si perde a Udine o a Bologna o si pareggia in quel modo a Cagliari, e vorrei uccidere il mister e me stesso. Ma lì prevale il tifoso. La mia fiducia in lui era grande quando l’ho preso, oggi che ci lavoro insieme è ancora più forte. Non posso perdere fiducia in lui ora per qualche risultato negativo. Posso farlo se cambia l’atteggiamento, il modo di lavorare o lui perde la fiducia della squadra. Nella mia carriera ho sempre fatto fatica a licenziare un tecnico. Si fa solo se perde la testa. Ma a Trigoria io arrivo la mattina alle 7.30 e me ne vado alle 20, ho la percezione di ciò che capita”. Monchi parla di De Rossi. “Conoscendo Daniele e il suo romanismo, neanche a lui adesso fa bene parlare del futuro. Tutti dobbiamo sperare nel suo recupero. Per fortuna abbiamo avuto notizie buone dal punto di vista radiologico, ora bisogna capire cosa succederà quando tornerà ad allenarsi sul campo. Daniele due giorni fa per la prima volta l’ho visto diverso, ottimista, positivo, perché non ha dolore”.
L’esplosione di Zaniolo è forse la nota più positiva di questa Roma 2018-2019. “Visto il rendimento, forse sarà il primo rinnovo che affronteremo. Non me l’aspettavo che facesse così bene da subito – ammette Monchi -. Il merito di questa crescita è suo e dell’allenatore, che è stato bravo a crederci. L’Inter non voleva inserirlo nella trattativa per Nainggolan, Ausilio aveva alzato un muro, però volevano Radja e alla fine hanno ceduto. Pensavo che Nicolò fosse uno di prospettiva, ma più a lungo termine. All’inizio volevamo mandarlo in prestito in A visti i tanti centrocampisti in rosa, ma una volta ceduto Strootman abbiamo capito che era il momento perfetto per tenerlo. Zaniolo sta stupendo tutti e so che a livello calcistico in questo momento l’Italia ha bisogno di eroi per ricostruire la fiducia, ma con Nicolò dobbiamo essere più tranquilli, per il suo bene. Ha solo 19 anni. Oggi la nostra idea è costruire una grande squadra, per questo dico che Zaniolo è il futuro della Roma non sarà venduto. Avrà un percorso lungo e importante in questa società. Lui è come un palazzo che stiamo costruendo piano piano, ma se non lo facciamo bene poi può crollare in un attimo. Ne ho visti tanti di talenti che si sono persi. Nainggolan? Mi dispiace se sta avendo problemi. Noi intendevamo cederlo al di là di Zaniolo. Radja è forte, il problema è gestirlo. Schick? Credo che Patrick sia un frutto e bisogna ancora spremerlo fino alla fine e spendere tempo ed energie su di lui”.
Per Monchi “il campionato italiano è ai massimi livelli. Dal punto di vista tattico da nessuna parte si lavora meglio. Bisogna sfruttare i vivai e avere il coraggio di lanciare i giovani: Barella, Tonali, Mancini, Zaniolo, Cristante, Pellegrini… Ce ne sono di fortissimi e saranno il futuro del calcio italiano, che sta migliorando. Poi c’è la Juve, certo, che vince sempre: ma che fattura anche il doppio di noi. Dove non arriviamo con i soldi, dobbiamo arrivare con le idee e il lavoro. Lo stadio? In un momento di crisi economica, un progetto che muove un miliardo di euro ed è ancora fermo mi sembra poco logico. Potrebbe dare tanto non solo alla Roma, ma alla città. Vogliamo accorciare il gap non solo con la Juve, ma con tutto il calcio europeo, e per farlo questo progetto è fondamentale”. Magar anche per segnare una stella di prima grandezza. “Se potessi scegliere fra Mbappé e Neymar? Mbappé, perché è più giovane e più forte”, parola di Monchi.
(ITALPRESS).

BELINELLI NE FA 14, MA SAN ANTONIO PERDE CON MEMPHIS

0

San Antonio interrompe la sua serie positiva e Memphis torna a sorridere. I Grizzlies si rialzano dopo le sei sconfitte consecutive, battendo davanti al proprio pubblico gli Spurs per 96-86. Complessivamente non una gran serata per il team di coach Popovich, non male, invece, la prestazione di Marco Belinelli che dalla panchina e in 29 minuti di gioco, mette a referto 14 punti (3 rimbalzi e 1 assist) risultando il più prolifico dei suoi insieme a Bryn Forbes, uno dei tre partiti nel quintetto iniziale ad andare in doppia cifra. Anche Forbes ne fa 14, uno in più di Aldridge e due in più di White, mentre sono 13 quelli di Mills, partito dalla panchina come il “Beli”. E’ Marc Gasol il trascinatore dei Grizzlies con 26 punti, 14 rimbalzi e tre assist. Superano quota dieci anche Conley (15), Jackson Jr e Green (12), la raggiunge Mack.
Gran partita a Houston, ma la solita straordinaria prestazione di James Harden non basta ai Rockets per evitare la sconfitta casalinga contro i Bucks che si impongono 116-109.
Il “Barba” è sempre devastante come dimostrano i 42 punti, 11 rimbalzi e 6 assist messi a referto, ma dall’altra parte c’è una squadra che funziona e che ha in Giannis Antetokounmpo l’uomo in più, capace di dare un contributo di 27 punti e 21 rimbalzi. Oltre al greco in doppia cifra per Milwaukee Brogdon (25), Middleton (15), Brown (13), Ilyasova e Bledsoe (10 a testa). Per i padroni di casa, Harden a parte, ne fanno 18 Capela (anche 13 rimbalzi per lui), Green (16) e Rivers (13).
Nelle altre gare della notte vittorie per Boston Celtics (135-108 sugli Indiana Pacers con 22 punti di Morris), Wasghington Wizards (123-106 su Philadelphia 76ers con Bradley Beal che ne fa 34, uno in meno di Joel Embiid che mette a referto anche 14 rimbalzi), Brooklyn Nets (116-100 sugli Atlanta Hawks ai quali non bastano i 30 punti e 14 rimbalzi di John Collins), Pelicans (140-124 contro i Cavaliers con 38 punti e 13 rimbalzi per Anthony Davis).
Vincono anche Dallas Mavericks (104-94 sui Phoenix Suns con 30 punti per Doncic), Utah Jazz (106-93 agli Orlando Magic con i 33 di Donovan Mitchell), Portland Trail Blazers (124-112 sui Chicago Bulls, 24 per McCollum) e infine successo per i Los Angeles Lakers che battono 113-100 i Detroit Pistons con Kyle Kuzma che mette a referto 41 punti e per una volta fa sentire di meno l’assenza di LeBron James.
(ITALPRESS).