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NEL BIATHLON PRIMO SUCCESSO PER LA VITTOZZI

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Lisa Vittozzi centra il primo trionfo della sua carriera, aggiudicandosi la sprint di Oberhof, in Germania. La 23enne atleta di Sappada, in questa stagione, cominciata comunque alla grande, non era mai riuscita a salire sul podio pur arrivando alla sosta natalizia con il terzo posto della classifica generale. Alla prima gara del 2019 si supera ottenendo il miglior risultato possibile con la migliore prestazione possibile. Fatta di forza ed energia, necessarie per andare veloce sugli sci, e di intelligenza, indispensabile per arrivare al poligono senza la fretta di rimettersi il fucile sulle spalle. È proprio nella seconda serie che Lisa Vittozzi sigilla il suo trionfo: era già stata perfetta a terra, nella posizione in piedi mantiene la calma per una ventina di secondi prima di rilasciare il primo colpo, poi via, uno dopo l’altro, tutti a bersaglio. A quel punto sa di avere la vittoria in pugno, per quanto ci sia da soffrire prima per il doppio zero di Anais Chevalier (che chiude seconda con 5″3 di distacco) e poi aspettando la partenza di Kaisa Mäkäräinen, l’unica che possa davvero impensierirla. Non lo fa perché al primo poligono la finlandese commette subito tre errori, crollando come altre volte in stagione. Così Lisa, aspettando l’arrivo al traguardo delle avversarie (compresa la svedese Hanna Oeberg, terza a 15″), si gode semplicemente il tempo che passa per assaporare il trionfo prima di salire sul podio. Sul gradino più alto del podio. È la terza azzurra a riuscirci nella storia del biathlon dopo Nathalie Santer, campionessa degli Anni 90, e naturalmente Dorothea Wierer. Un segno del destino che in una giornata storta per l’altotesina, la prima di questa stagione, l’Italia possa comunque esultare con il trionfo di Lisa Vittozzi, al suo quinto podio in carriera dopo un secondo e tre terzi posti. “Che potesse essere una giornata diversa dal solito me ne sono accorta sin dalla notte precedente dalla gara, in cui non ho dormito nemmeno un minuto.
Eppure mi sono presentata al via senza alcuna tensione, sapevo che dovevo solamente pensare a me stessa”.”Sono partita molto forte, sia sugli sci che al poligono, ho calato il ritmo solamente sul finire, ma avevo un margine sufficiente per per rimanere davanti alle altre. Sono partita da casa con l’intento di sfatare il tabu’ Oberhof che negli anni scorsi mi aveva regalato solo delusioni, e anche mia mamma Nadia mi ha detto che ce l’avrei fatta. Aveva ragione, adesso indosso in aggiunta la maglia di leader della classifica sprint, ma non la sento una responsabilita’, conta soprattutto indossarla alla fine della stagione. Sono contenta per me e per la squadra, la pursuit sara’ un po’ diversa perche’ parto per la prima volta senza alcuna avversaria davanti a me, spero sia la prima di una lunga serie e comunque ci divertiremo”. L’azzurra va in testa alla classifica delle sprint (166 punti contro 163 di Dorothea Wierer) e consolida la terza posizione nella classifica generale salendo a 336 punti e guadagnando terreno sia sulla compagna di squadra (398) che su Paulina Fialkova (365), oggi entrambe imprecise al tiro con due errori. La slovacca è ventesima, Wierer chiude 24a, per la prima volta in stagione fuori dalle prime dieci, ma il pettorale giallo la aiuterà a ricaricarsi. A completare la grande giornata italiana ci sono anche Federica Sanfilippo e Nicole Gontier, rispettivamente 15esima e 16esima con un solo bersaglio mancato e una grande prova sugli sci: anche per loro arrivano i migliori risultati stagionali. Sabato (ore 12.45) Lisa Vittozzi partirà in testa anche nell’inseguimento e cercherà un altro grande risultato. Anzi, come ha detto lei, non servirà cercarlo. E così è più probabile che arriverà.

MERTENS “NAPOLI CASA MIA, JUVE? DAREMO BATTAGLIA”

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“A Napoli sono cresciuto, amo la città e mi sento a casa mia”. Quella di Dries Mertens, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss, è una vera e propria dichiarazione d’amore. Arrivato nell’estate 2013 dal Psv Eindhoven, da alternativa di lusso il folletto belga si è trasformato in un giocatore fondamentale per il Napoli e in un beniamino per il pubblico. “Sono qui da 6 anni, la gente mi ha dato un affetto enorme e mi ha adottato come un napoletano vero. Sono felice di tutto questo amore che mi ha aiutato a maturare soprattutto come uomo. Per me Napoli oggi è una casa. Oltre a questo, sono cresciuto anche sotto il profilo tecnico. Ricordo che nei primi anni giocavo di meno, poi gradualmente mi sono inserito ed affermato sempre di più fino a disputare gli ultimi due anni davvero alla grande”. Ma Mertens sa di non essere il solo a essere cresciuto. “Io penso che in questi 6 anni sia cresciuta tutta la società, la rosa e il gruppo. Abbiamo in squadra talenti assoluti e sono convinto che su questa strada potremo tagliare traguardi importanti in futuro”.

L’eliminazione dalla Champions fa ancora male ma il Napoli vuole ancora dire la sua in Europa. “Non siamo stati fortunati, abbiamo disputato un girone bellissimo, abbiamo giocato un gran calcio e siamo usciti per un soffio affrontando a testa alta avversari fortissimi. Adesso punteremo alla Europa League perché possiamo arrivare lontano”. E poi resta anche l’obiettivo scudetto, anche se la Juve al momento sembra irragiungibile. “Sicuramente loro hanno una grande potenza economica ed è difficile per tutte poter competere. Noi dobbiamo pensare alla nostro cammino cercando di vincere quante più partite sarà possibile. Di certo manca un intero girone e proveremo ad avvicinarci alla Juventus. La scorsa stagione abbiamo dato battaglia fino alla fine e ci proveremo anche quest’anno”. Prima della ripresa, la Coppa Italia: “Il Sassuolo è un avversario difficile e dovremo subito riprendere al massimo perchè ci teniamo ad andare avanti”, avverte Mertens, che torna poi su quanto accaduto a San Siro per Inter-Napoli e sul problema razzismo. “Conosco Kalidou e so quanto sia sensibile verso questo tema. Nello spogliatoio di San Siro l’ho visto affranto e triste, ma non per l’espulsione ma per aver avuto la sensazione di aver perso la battaglia contro i razzisti. E’ un problema che riguarda tutti e che il calcio italiano deve risolvere al più presto”.

ACCORDO SANTA SEDE-CONI, NASCE ATHLETICA VATICANA

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Da oggi anche la Santa Sede corre veloce. E’ stata infatti presentata “Athletica Vaticana”, la prima associazione sportiva costituita, e con sede, nello Stato Vaticano. Grazie all’accordo bilaterale tra la Santa Sede e il Comitato olimpico nazionale italiano “Athletica Vaticana” è stata affiliata alla Federazione italiana di atletica leggera e, a partire dal primo gennaio 2019 con esordio giorno 20 nella Corsa di Miguel, gli atleti della nuova associazione sportiva parteciperanno ufficialmente a tutte le manifestazioni podistiche. La Segreteria di stato ha affidato questa nuova realtà al Pontificio del Consiglio della cultura, le firme sono state apposte lo scorso 11 settembre 2018 dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, e da Giovanni Malagò, presidente del Coni. “I propositi sono sostanzialmente due – ha spiegato il Cardinale Gianfranco Ravasi durante la conferenza di presentazione avvenuta presso la sala stampa della Santa Sede – da una parte vogliamo entrare concretamente, non solo teoricamente, in questo immenso orizzonte che è il mondo dello sport. In secondo luogo vogliamo farlo con una finalità simbolica cercando di proporre dei valori, che sono sempre stati propri dello sport ma in questi ultimi tempi sono stati un po’ deformati, anzi feriti e qualche volte perfino conculcati totalmente”. Un’idea nata in maniera spontanea dai tanti dipendenti vaticani che corrono la mattina prima di andare a lavorare e che in futuro potrebbe vedere anche la partecipazione ai Giochi Olimpici: “Potremmo forse pensare che a un’Olimpiade ci sia anche la bandiera vaticana, con un gruppetto di atleti come accade ad altri piccoli Stati entrati sulla ribalta internazionale – ha dichiarato il Cardinale Ravasi – Questo potrebbe avvenire come primo grado all’interno di eventi specifici, pensiamo ai Giochi del Mediterraneo e ai Giochi dei Piccoli Stati, che potrebbero vedere la presenza anche dell’Athletica Vaticana, anche perché al suo interno non ci sono solo figure che praticano in modo libera e creativo lo sport ma anche atleti con qualità professionistiche. E in futuro potremmo anche forse pensare a un’Olimpiade”. L’obiettivo di “Athletica Vaticana” però non è solamente agonistico: “Lo scopo di Athletica Vaticana è fondamentalmente quello di promuovere la pratica sportiva ma con una apertura a iniziative culturali e sociali – ha spiegato Monsignor Melchor Sanchez de Toca y Alameda – Dunque questa società non è stata creata solo per correre, ma per portare un messaggio”. Esprime soddisfazione anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Athletica Vaticana è una meravigliosa iniziativa e noi metteremo a disposizione il meglio delle nostre competenze: monsignor Melchor Sanchez ci ha creduto come un matto e sono anche convinto che altre discipline sportive, altre federazioni si agganceranno a questa iniziativa”. E’ stato anche firmato un protocollo d’intesa tra la Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali e “Athletica Vaticana” per contribuire insieme a un cambiamento di mentalità e di atteggiamenti di fronte alla questione della disabilità: “Oggi assistiamo a qualcosa che va annotata nella storia dello sport a livello universale – ha affermato il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli – veder nascere l’Athletica Vaticana è una cosa colpisce in modo positivo nel nostro paese e che merita attenzione a livello universale. Una novità che ha qualcosa di straordinario”. Anche la Cooperativa Auxilium, cooperativa sociale che assiste le persone con disagi, “è orgogliosa di essere accanto alla nuova società per testimoniare il messaggio di pace e di fratellanza tra i popoli e attenzione ai più deboli”.
(ITALPRESS).

BELINELLI A SEGNO CON GLI SPURS, GALLINARI BATTUTO

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Spettacolo ed emozioni per i quasi 19mila spettatori che hanno affollato l’AT&T Center. Nella notte italiana della regular-season dell’Nba, sono serviti due overtime per decidere l’esito della sfida tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder: alla fine l’hanno spuntata i padroni di casa per 154-147, trascinati da un sontuoso LaMarcus Aldridge, autore di 56 punti, top-scorer dell’incontro. Ha fatto la sua parte, per il quintetto texano, anche Marco Belinelli: la guardia bolognese firma 19 punti in 22 minuti di impiego, con un lusinghiero 5/5 da tre. Nulla da fare, invece, per i Los Angeles Clippers di Danilo Gallinari, sconfitti per 121-100 dai Denver Nuggets di Jamaal Murray, che ha messo a segno 23 punti. Per l’ala lombarda, un bottino personale di 18 punti in 32 minuti di gioco, impreziositi da 3 rimbalzi e 4 assist.
(ITALPRESS).

SEPPI APPRODA IN FINALE AL TORNEO ATP DI SYDNEY

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Andreas Seppi ha centrato l’ingresso nella finale del ‘”Sydney International”, torneo Atp 250 dotato di un montepremi di 527.880 dollari in corso sui campi in cemento di Sydney, in Australia, uno dei due appuntamenti che precedono il primo Slam del 2019. In semifinale il 34enne di Caldaro, numero 37 Atp ed ottava testa di serie, protagonista nei quarti dell’eliminazione del primo favorito del torneo Stefanos Tsitsipas, si è imposto per 7-6(3) 6-4, in poco meno di un’ora e tre quarti di gioco, sull’argentino Diego Schwartzman, numero 19 Atp e terzo favorito del seeding. Per l’altoatesino è la nona finale in carriera – tre i trofei messi in bacheca, l’ultimo a Mosca nel 2012 – la prima sul cemento all’aperto e la prima ad oltre tre anni e mezzo da Halle 2015. Nella parte bassa del tabellone si contendono un posto in finale il Next Gen Alex De Minaur, 19 anni, numero 29 Atp (best ranking) e quinta testa di serie, finalista dodici mesi fa, ed il francese Gilles Simon, numero 31 Atp e quarto favorito del seeding, a segno nell’edizione del 2011: l’australiano si è aggiudicato in tre set l’unico precedente con il 34enne di Nizza, nell’autunno scorso al secondo turno del torneo di Tokio.
(ITALPRESS).

ALLEGRI “CR7 C’È, RAZZISMO? DETTE SOLITE COSE”

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La Coppa Italia “è un obiettivo come lo scudetto, come la Champions e come sarà la Supercoppa mercoledì. Dovremo andare a Bologna su un campo difficile, loro cercheranno di fare l’impresa, noi dovremo affrontare la partita nel migliore dei modi sapendo che è una partita secca e per presentarci al meglio mercoledì. I ragazzi finora hanno fatto delle belle vittorie ma non abbiamo portato a casa nulla e speriamo da ora fino al 1° giugno di giocarci la stagione”. Sono le parole di Massimiliano Allegri che ha parlato in conferenza stampa all’Allianz Stadium di Torino in vista dell’ottavo di finale di Coppa Italia in programma domani al Dall’Ara. A questa Juve che sta girando a tutta velocità mancano i gol di Dybala ma Allegri dall’argentino si aspetta soprattutto “che faccia una partita bella come negli ultimi periodi perché comunque è sempre andato vicino al gol ed è un giocatore importante per cucire il gioco. Cristiano (Ronaldo, ndr) e Manduzkic sono giocatori che lavorano più nella profondità e nella fase realizzativa che nella costruzione di gioco”. A proposito delle condizioni di Manduzkic, infortunatosi nell’allenamento di ieri, Allegri ha risposto: “Come dice Mario Mandzukic, ‘No Good’” e al suo posto domani  Kean potrebbe giocare dall’inizio”.
Della rosa della Juventus c’è Leonardo Spinazzola che attende ancora di fare il suo debutto: “Può darsi che giochi dal primo minuto. Cancelo rientrerà in Supercoppa. Domani De Sciglio giocherà a destra e uno tra Alex Sandro e Spinazzola a sinistra”, ha risposto il tecnico bianconero che sulla formazione titolare ha dato altre indicazioni: “Bonucci gioca, Pjanic vediamo” e in porta “gioca Szczesny in previsione della partita di mercoledì”. La conferenza è stata occasione anche per toccare altri temi a partire dalle questioni sul razzismo: “Cosa penso delle novità? Hanno detto le solite cose per riempirsi la bocca- la dura replica di Allegri –. Ci sono degli strumenti dentro gli stadi capaci di andare a prendere chi si comporta male. Se non sbaglio, quello che tirò la banana a Sterling non può entrare negli stadi a vita. Il problema in Italia è che nessuno ha il coraggio di prendere decisioni importanti, perché sono impopolari. Se lo becchi non entra più allo stadio. E secondo punto. Mettiamo che c’è un rigore, cominciano i buu razzisti. Cosa facciamo? Ho sentito dire tante cose. In questi casi, e in Italia siamo campioni del mondo, invece che prendere le decisioni tutti si riempiono la bocca invece di stare zitti. Poi facciano quello che gli pare”.
Sulla scelta di giocare la Supercoppa italiana in Arabia Suadita, invece, “è stato fatto un contratto da parte della Lega e noi dobbiamo andarci – è stata la risposta –. C’è un passo avanti verso le donne che potranno venire allo stadio. È un piccolo passo ma è un passo in avanti. Vediamo l’aspetto positivo. E tra l’altro credo che l’Italia abbia rapporti economici e politici con l’Arabia Saudita. A noi hanno detto di giocare lì e andiamo a giocare”. Sul caso Ronaldo e sull’evoluzione del caso Mayorga, Allegri ha ribattuto: “È una vicenda privata, io parlo di calcio e rispondo su come l’ho visto. Si è allenato bene, è tornato riposato e ora bisogna prepararsi al meglio per la seconda parte della stagione e bisogna porsi l’obiettivo di giocare tutte 36 le partite che potenzialmente ci attendono. È un altro campionato da giocare”. E sulla gestione del portoghese nella seconda parte di stagione, ha detto: “Domani abbiamo una partita che bisogna passare, Ronaldo rispetto all’anno scorso non è andato in nazionale e ha saltato 6 partite che ha giocato in campionato. Ha giocato più o meno le stesse partite poi andando avanti vedremo. Ma non riguarda solo Ronaldo, riguarda tutti. Devo gestire anche gli altri per arrivare in fondo a tutti gli obiettivi, altrimenti giocherebbero sempre gli stessi undici. Domani gioca, vedremo quando, come e perché”. Dal mercato arrivano voci di un possibile passaggio del gallese Aaron Ramsey alla Juventus. Quando gli è stato chiesto se registrerà e poi guarderà West Ham-Arsenal di domani, Allegri ha risposto: “Ho già cinque centrocampisti, sono talmente bravi che in questo momento non ho bisogno di nessuno. Le partite importanti del campionato inglese le guardo come quelle spagnole e tedesche. Ora la cosa più importante è rientrare bene nella stagione, affrontare la partita di Bologna seriamente perché altrimenti domani a mezzanotte abbiamo già perso un obiettivo”.
Infine la gestione delle gare da dentro o fuori come la Coppa Italia in vista della ripresa della Champions League: “A maggior ragione bisognerà essere più concentrati a gestire le partite ed essere bravi dove c’è da migliorare. Contro la Sampdoria, i ragazzi hanno giocato una bella partita ma non abbiamo mai avuto il comando della partita e su questo dobbiamo migliorare”, ha terminato l’allenatore bianconero.
(ITALPRESS).

MALAGO’ “BUU RAZZISTI? OK NAPOLI MA CON REGOLE”

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Tutto quello che e’ successo dentro e fuori lo stadio in occasione di Inter-Napoli, dalla morte di Daniele Belardinelli ai cori razzisti a Koulibaly, ha riaperto il dibattito sulla gestione degli ultras e sulla sicurezza negli stadi. “Cinque anni fa, durante una riunione al Viminale con il capo della polizia Manganelli e la ministra Cancellieri, con una situazione piu’ o meno analoga. Sostenni la tesi che serviva una cura diversa dai provvedimenti del passato, visto che Daspo e tessera del tifoso non sono bastati – dice il presidente del Coni Giovanni Malago’ a Circo Massimo, su Radio Capital – Cosa bisogna fare? Cito sempre quello che hanno fatto gli inglesi: hanno fatto delle leggi speciali, processi per direttissima, sono stati duri sul profilo della pena, dopodiche’ la partita si e’ chiusa. Chiaro che per tutto questo c’e’ stata una congiuntura favorevole, perche’ si e’ andati in parallelo con la costruzione di nuovi impianti”.
Intanto il ministro dell’interno Salvini dice no alle curve chiuse e alla sospensione delle partite, quasi stia strizzando l’occhio agli ultras: “Gli ho sentito dire che ognuno deve fare il proprio mestiere, e io mi devo occupare di sport – commenta Malago’ – Non c’e’ dubbio che chi fa il ministro degli interni ha oneri e onori di prendersi la responsabilita’ di come gestire queste cose. Se ritiene che questa sia la cosa migliore…”. Il  Napoli e il suo allenatore Ancelotti hanno detto che si fermeranno se dovessero esserci nuovi cori razzisti: “Darei ragione al 100% al Napoli e ad Ancelotti, ma non si possono fare le regole loro – risponde il numero uno del Comitato Olimpico – Se le regole se le fa una squadra o un allenatore, e’ finita. Non si puo’ fare”. Le societa’ spesso conoscono gli ultras, a volte li tollerano: “La societa’ non deve avere nessun tipo di connivenza, complicita’ o tolleranza nei confronti di queste persone – chiarisce Malago’ – E se si scoprisse che questo avviene, le sanzioni devono essere altrettanto, se non piu’ pesanti, di quelle per i tesserati”.
“Questo e’ il contrappeso della legge che andrebbe fatta nei confronti del cittadino pseudotifoso o quello che sia e la societa’. Tenete presente che tutto questo va inserito in un contesto che rappresenta, a torto o a ragione, un caposaldo della giustizia sportiva, cioe’ la responsabilita’ oggettiva. All’atto pratico: di chi e’ la colpa? Se la colpa e’ di una singola persona  che fa una cosa da matto, si puo’ dire che la societa’ non c’entra; se lo fa tutta la curva – conclude Malago’ – e’ piu’ difficile sostenere che la societa’ non abbia responsabilita’
oggettiva”.
(ITALPRESS).

MURIEL SI PRESENTA “FIORENTINA PRIMA SCELTA”

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“Ho scelto la Fiorentina fin dai primi giorni di dicembre quando è nata l’idea di venire qua, con la società viola che ha fatto un lavoro ‘duro’ e un grande sforzo per prendermi. Negli ultimi giorni, quando c’era la possibilità di andare al Milan, la mia idea non era mai cambiata, avevo sempre intenzione di venire qui. Avevo parlato con il direttore Corvino e con il mister Pioli, che mi hanno trasmesso la carica giusta per venire qui, e le giuste motivazioni”. Lo ha detto l’attaccante Luis Muriel presentato ufficialmente quest’oggi nella sala stampa dello stadio ‘Franchi’ di Firenze come neo giocatore della Fiorentina. “Firenze per me rappresenta tanto – ha aggiunto Muriel – Sono in un momento molto importante della mia carriera, con una maturità acquisita dopo tante esperienze, e quindi essere in questa piazza mi permettera’ di dare tanto, e la piazza stessa mi puo’ dare tanto. Dal mio arrivo tutti si sono resi conto come sto, negli allenamenti e nell’amichevole che ho fatto. Il mio stato di forma? Girano voci quando le cose non vanno bene. In questi ultimi anni, nell’ultima stagione alla Samp, sono cresciuto tanto in questo senso. Da giovane ho sbagliato tanto ma ho acquisito maturità e le voci sul mio stato di forma rappresentano il passato”. Muriel è venuto a Firenze per conquistare una maglia da titolare e per essere riscattato a fine stagione dalla Fiorentina visto che è arrivato in prestito dal Siviglia. “Il mio obiettivo qui è fare bene, e se lo faro’ il mio  riscatto ne sara’ la conseguenza – ha raccontato l’attaccante colombiano- Voglio mettermi a disposizione al massimo per i compagni ed il mister. Sono arrivato qui in grande forma e per giocare, voglio dare un grande contributo alla squadra. Il mio sogno ed obiettivo principale è rimanere in una squadra come questa per tanti anni. Sono arrivato in un club con una grande storia, in una città bellissima come Firenze, non posso che voler rimanere qui per tanti anni”. “Nell’ultimo anno alla Samp e nel primo anno ad Udine, con Quagliarella e Di Natale, che erano punte fisse, ho fatto delle belle cose e sono stati i miei migliori anni della carriera”. “Io insieme a Giovanni Simeone in attacco? Posso giocare in qualsiasi posizione. La decisione finale spetta al mister, io mi metto a sua disposizione. Non ho obiettivi di gol da voler raggiungere, voglio innanzitutto conquistare il posto. Mi ha colpito, da quando sono arrivato, di aver trovato un gruppo di ragazzi tranquilli che mi hanno accolto benissimo. Fin dai primi giorni mi hanno fatto sentire come se fossi qui da tanti anni”. “Il paragone con Ronaldo? Sono cose che fanno piacere. Quando c’è un paragone del genere vuol dire che qualcosa stavi facendo bene, e ho sempre preso questa cosa come una motivazione per fare grandi cose. Prendo adesso un paragone simile ma ho i piedi per terra”. Domenica Muriel potrebbe  debuttare in maglia viola: “Il Torino è una delle squadre piu’ aggressive e forti del campionato, che pressa molto bene, è molto fisica e lascia pochi spazi – ha concluso – E’ un avversario che ti spinge a fare il massimo per portare una vittoria a casa. In questi giorni ho visto cosa ha fatto dal punto di vista tattico la mia nuova squadra, voglio capire meglio nei prossimi due giorni come posso dare al meglio il mio contributo”. “La mia idea, fin da quando mi è stato proposto di poter prendere Muriel, era di migliorare, attraverso il mercato, lo spessore tecnico della squadra – il commento del tecnico viola, Stefano Pioli – Luis ci migliora, è un giocatore di grandissima qualità e di grandissimo talento, un giocatore che ti puo’ anche creare un gol da niente che è una situazione che un po’ ci è mancata. Abbiamo sempre giocato fino ad oggi con tre attaccanti, continueremo a farlo, con le loro posizioni che varieranno a seconda della partita che vorremmo impostare e del loro stato di forma. Sicuramente Muriel non esclude Simeone, ci saranno partite dove giocheranno insieme, altre dove giochera’ solo uno dei due”.
(ITALPRESS).