Lutto nel mondo del calcio. E’ morto l’ex attaccante di Bari e Salernitana Phil Masinga. Lo ha reso noto la Federazione sudafricana, comunicando la scomparsa del giocatore che vantava 58 presenze e 18 reti proprio con la maglia della Nazionale RSA. Masinga aveva 49 anni e soffriva da tempo per un grave male.
“Ci hai fatto innamorare dei tuoi sorrisi e dei tuoi gol e hai lasciato un segno indelebile nel cuore di ognuno di noi e nella storia biancorossa. Oggi ti diremo addio nell’unico luogo possibile, sul campo, con un minuto di raccoglimento prima dell’inizio di Sancataldese-Bari. Ciao Phil, Bari non ti dimenticherà mai”. Questo è quanto si legge sulla pagina facebook della SSC Bari a proposito della scomparsa di Masinga.
“La Salernitana, la proprietà, i dirigenti, i giocatori, lo staff e la Salerno sportiva tutta con profondo cordoglio piangono la scomparsa di Phil Masinga, ex attaccante, protagonista di pagine indimenticabili della storia granata, scomparso prematuramente all’età di 49 anni”. Questo invece il testo del comunicato stampa emesso dalla società campana.
(ITALPRESS).
MORTO L’EX BARI E SALERNITANA MASINGA
TORO-FIORENTINA 0-2, VIOLA AI QUARTI DI COPPA ITALIA
Una doppietta di Chiesa in extremis regala alla Fiorentina i quarti di finale di Coppa Italia. Il Torino spreca e viene sconfitto in casa per 0-2, salutando la competizione dopo un match giocato a viso aperto. Mazzarri schiera infatti la miglior formazione possibile, recuperando Nkoulou al centro della difesa e affiancando Iago Falque a Belotti in attacco. Nei viola, invece, subito in campo il nuovo acquisto Muriel – supportato nel tridente da Mirallas e Chiesa – ed è proprio l’ex Siviglia ad accendere la partita con una bella giocata al 20’. Tacco per dare il là all’azione, doppio passo in area e tiro-cross in area su cui Aina anticipa di un soffio Chiesa mettendo in corner. Sugli sviluppi del calcio d’angolo, poi, il primo episodio da moviola: Sirigu esce male, Chiesa calcia dal limite ma trova l’opposizione di Meité con il corpo. La Fiorentina reclama un calcio di rigore, Abisso valuta attentamente le immagini in un lungo on field review ma dopo alcuni minuti valuta il braccio del granata attaccato al corpo e fa proseguire.
Il Toro fa la partita gestendo il possesso palla (quasi il 60% nei primi 45 minuti) ma è Sirigu a tenere inchiodato il risultato sullo 0-0, prima distendendosi al 40’ su Veretout, poi con il grande riflesso sulla deviazione sotto misura di Mirallas in pieno recupero. In avvio di ripresa sono invece gli uomini di Mazzarri a collezionare tre palle-gol nel giro di cinque minuti: Iago Falque semina il panico nella retroguardia viola ma strozza troppo il tiro, nei due angoli successivi Belotti sfiora in due occasioni la rete del vantaggio ma la Fiorentina riesce a cavarsela. Pioli decide di cambiare qualcosa inserendo Gerson (che rischia il pasticcio lanciando in campo aperto Iago Falque con un sanguinoso retropassaggio) e Simeone al posto del nuovo arrivato Muriel. Il Toro continua però resta pericoloso e al 72’ è De Silvestri a mandare alto di testa da ottima posizione sulla palla col contagiri di Aina. La rete dell’esterno italiano, in teoria, arriva al 79’ ma non viene convalidato per una posizione di fuorigioco che sembra netta. Tuttavia, passano 5’ per un interminabile silent check, prima di confermare la decisione dell’arbitro.
L’inerzia sembra dalla parte dei granata ma all’87’ arriva la doccia gelata: Simeone è straripante in contropiede, fa fuori Djidji e calcia verso Sirigu che respinge in qualche modo ma sul tap-in è Chiesa ad avventarsi e ad insaccare con la collaborazione dello stesso ivoriano per l’1-0. Il Torino è costretto dunque a scoprirsi ma concede il fianco agli avversari e al 92’ viene ancora colpito da Chiesa, che scappa via a Lyanco e ruba il tempo a Sirigu d’esterno. Abisso ci pensa, parla con il Var e convalida il gol che chiude i conti e regala i quarti alla Fiorentina, che attende la vincente della sfida tra Roma e Virtus Entella.
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INTER-BENEVENTO 6-2, NERAZZURRI AI QUARTI
Tutto troppo facile per l’Inter, la squadra di Spalletti travolge il Benevento e accede ai quarti di finale della Coppa Italia. Gol e calcio spettacolo, il tutto in un Meazza deserto: a San Siro i padroni di casa battono la formazione del campionato cadetto per 6-2, senza poter condividere la vittoria con i propri tifosi. A seguito dei fatti di Inter-Napoli, i nerazzurri han scontato la prima delle due gare a porte chiuse: al centro del campo, prima del fischio d’inizio, è stato esposto un lungo striscione con la scritta ‘Fratelli del mondo dal 1908’, chiaro segnale per dare ‘un calcio’ al razzismo e a tutte le forme di discriminazione. Poi la partita in un’insolita atmosfera di San Siro con gli spalti vuoti, un ambiente animato dalle sole parole dei protagonisti in campo. L’Inter parte forte e al 2′ conquista un rigore per uno sgambetto di Antei su Candreva. Icardi dal dischetto calcia alla destra del portiere e fa 1-0. Gli ospiti, colpiti a freddo, provano a rispondere al 5′ con una conclusione di Tello che costringe Padelli a una bella parata d’istinto. Ma soli due minuti più tardi, sugli sviluppi di un corner, i nerazzurri trovano la rete del 2-0 con Candreva, bravo a ribadire in rete la respinta del palo dopo il colpo di testa di Icardi. Il tris arriva nel primo minuto di recupero,grazie a una bella discesa centrale di Perisic che serve in corsa Dalbert: la sua conclusione col mancino finisce dritta all’incrocio. In avvio di ripresa l’esterno croato si rende protagonista di un altro assist, questa volta per il giovane Lautaro Martinez che di testa trafigge Montipo’ per il 4-0. Il Benevento non demorde e al 53′ trova il gol della bandiera con un preciso calcio di punizione di Insigne che sorprende la barriera e Padelli. Ma l’Inter torna avanti e dopo un’azione elaborata al 66′ sigla il 5-1, a firma nuovamente di Lautaro (prima doppietta in nerazzurro per lui). Nel finale c’è spazio per un’altra rete degli ospiti con Bandinelli e per il secondo gol di Candreva nel 6-2 finale. Il Benevento lascia Milano a testa alta mentre l’Inter prenota la sfida ai quarti contro la Lazio di Inzaghi.
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NAPOLI-SASSUOLO 2-0, AZZURRI SUPERANO IL TURNO
Il Napoli inizia bene il 2019 e si regala la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia con la vittoria per 2-0 sul Sassuolo. Allo stadio San Paolo obiettivo raggiunto con il minimo sforzo per gli uomini di Ancelotti a cui bastano le reti di Milik e Fabian Ruiz per conquistare il pass per il turno successivo dove troveranno il Milan. Rispetto al match contro il Bologna in campionato, il tecnico di casa conferma quattro degli undici titolari mentre De Zerbi affida le chiavi dell’attacco a Domenico Berardi, autore di tre gol e un assist nelle ultime tre partite di Coppa Italia. E il primo squillo della gara è affidato proprio all’esterno neroverde che al 3’ ruba palla al limite dell’area ed esplode un mancino centrale facilmente bloccato da Ospina. Meno impeccabile del collega colombiano è invece Pegolo responsabile della rete del vantaggio partenopeo: al 15’ Insigne crossa, il portiere respinge sul petto del polacco che appoggia in rete. Ma le disattenzioni sono dietro l’angolo e il Napoli rischia di pagare una di queste: al 35’ Locatelli batte sul primo palo Ospina in uscita ma l’arbitro annulla per un tocco col braccio dell’ex Milan in avvio di azione.
Il pericolo non scuote il Napoli che preferisce gestire il vantaggio piuttosto che incrementarlo fino al duplice fischio. Nella ripresa il Sassuolo non rinnega la sua filosofia di gioco e continua a far partire la manovra dal basso. Ma non mancano gli errori come al 50’ quando Magnani perde palla e regala una occasione pericolosa non sfruttata dai padroni di casa. Una situazione simile si ripete al 56’ con Pegolo costretto a rinviare in angolo per evitare l’anticipo di Milik in pressione. L’asse Insigne-Milik continua ad essere il più pericoloso per i neroverdi: l’azzurro al 61’ si accentra e serve Milik il cui tiro dal limite non impensierisce il portiere avversario. Al 65’ i ritmi del secondo tempo si alzano e servono due grandi interventi rispettivamente di Koulibaly e Rogerio per sventare il pericolo: prima il senegalese anticipa Boateng su cross di Djuricic, poi sul ribaltamento di fronte è il laterale brasiliano a deviare in angolo togliendo il pallone dalla testa di Callejon. L’intensità elevata e la fisicità del match (otto ammonizioni) spingono Ancelotti a dare spazio ad Allan al posto di Ounas e al 73’ il Napoli la chiude: Milik scarica per Fabian Ruiz che scaglia un sinistro imprendibile per Pegolo.
La reazione del Sassuolo è affidata al dinamismo di Duncan protagonista di un tiro dalla distanza impreciso al termine di una progressione palla al piede. Il doppio vantaggio addormenta leggermente il Napoli che nel finale rischia di subire gol: Bourabia crossa per Locatelli che in spaccata spreca una grande chance. Nel finale c’è spazio per l’ingresso in campo del giovane Gaetano e per una occasione sui piedi del Primavera ma il classe 2000 spreca: si tratta dell’ultima emozione del match che vale il pass per il turno successivo per il Napoli.
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SEPPI, TRAVAGLIA E FABBIANO AVANZANO A MELBOURNE
Prosegue l’ottimo momento di Andreas Seppi. Reduce dalla finale di Sydney, il 34enne di Caldaro, numero 35 Atp, si qualifica per il secondo turno degli Australian Open, primo Slam stagionale sul cemento, battendo all’esordio per 6-4 4-6 6-4 6-3, in due ore e 21 minuti di gioco, lo statunitense Steve Johnson, numero 34 del ranking e 31esima testa di serie, e mettendo a segno il primo successo in quattro sfide con il 29enne californiano di Orange (due volte al terzo turno nello Slam Down Under, nel 2015 e 2016) che si era imposto in tre set al primo turno sul cemento di Winston-Salem nel 2013, al primo turno del “1000” di Shanghai (cemento) nel 2015 ed in semifinale sull’erba di Nottingham nel 2016. L’azzurro ha sempre controllato il match ed ha accusato un unico passaggio a vuoto, in chiusura di secondo parziale, quando nel decimo gioco ha subito il break – l’unico di tutto l’incontro – che gli è costato il set. Buona prestazione dell’altoatesino al servizio: 12 ace (due di fila messi a segno per archiviare il primo set) contro 5 doppi falli, l’81% dei punti ottenuti con la prima, il 61% con la seconda e ben 5 palle-break salvate sulle 6 concesse. Seppi, che gioca per la quattordicesima volta gli Aus Open dove ha raggiunto in quattro occasioni gli ottavi (2013, 2015, 2017 e dodici mesi fa, fermato da Kyle Edmund), troverà al secondo turno l’australiano Jordan Thompson, numero 72 del ranking mondiale, mai oltre il secondo turno dello Slam di casa. Tra i due non ci sono precedenti. Bel successo per Stefano Travaglia all’esordio nel tabellone principale degli Australian Open. Il 27enne di Ascoli Piceno, numero 137 del ranking mondiale, promosso dalle qualificazioni, ha superato l’argentino Guido Andreozzi, numero 77 Atp in quattro set, con il punteggio di 6-7(3) 6-2 6-3 6-2. Prossimo turno contro il georgiano Nikolaz Basilashvili, testa di serie numero 19, con il quale non ci sono precedenti. Bene anche Thomas Fabbiano, numero 102 Atp: il 29enne di San Giorgio Jonico ha sfatato il tabù battendo l’australiano Jason Kubler, 25enne di Brisbane, numero 130 del ranking e in gara con una wild card: 6-4 7-6 (1) 2-6 6-3 in tre ore e 4 minuti. Al secondo turno il pugliese è atteso dallo statunitense Reilly Opelka, numero 97 del ranking mondiale, che a sorpresa si è aggiudicato il derby d’esordio contro il connazionale John Isner, numero 10 Atp e nona testa di serie: 7-6(4) 7-6(6) (4)6-7 7-6(5) lo score. Fuori Matteo Berrettini, che aveva il compito più complicato. Il 22enne romano, numero 54 del ranking mondiale, affrontava al primo turno il greco Stefanos Tsitsipas, 14esima testa di serie. Il 20enne di Atene, vincitore delle Next Gen ATP Finals nel novembre scorso a Milano, si è imposto in quattro set equilibrati: 6-7 (3) 6-4 6-3 7-6 (4) dopo due ore e 57 minuti.
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GOLDEN STATE A SEGNO, ANCORA UN KO PER I LAKERS
Vittoria dei Golden State Warriors nella notte italiana della regular-season dell’Nba. Sul parquet dell’American Airlines Center, i campioni in carica si aggiudicano la sfida con i padroni di casa dei Dallas Mavericks con il punteggio di 119-114. A rubare la scena, tra gli ospiti, è Stephen Curry, che chiude la sua prova ‘monstre’ con un bottino personale di 48 punti (28 di Kevin Durant e 26, tra i locali, di Luka Doncic). Ancora un ko per i Los Angeles Lakers privi dell’infortunato LeBron James. I californiani si arrendono davanti ai propri tifosi al Cleveland Cavaliers, che passano per 101-95 con 20 punti di Cedi Osman e 18 di Rodney Hood. Serve un overtime ai Toronto Raptors per aggiudicarsi in trasferta il match con i Washington Wizards: il quintetto canadese si impone per 140-138 sfruttando la vena realizzativa di Kawhi Leonard, a referto con 41 punti (ma il suo ‘dirimpettaio’ Bradley Beal chiude da top-scorer a quota 43).
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CAPELLO “GIOCATORI SEDUTI IN CAMPO IN CASO DI CORI”
“I giocatori dovrebbero sedersi in campo, senza per questo subire delle sanzioni: così si aiuterebbe il pubblico sano e quelli che fanno i buu potrebbero smettere e vergognarsi di quello che stanno facendo”. Così Fabio Capello, ai microfoni di Radio anch’io Sport su Rai Radio 1, ribadisce la sua ‘ricetta’ nel caso di cori razzisti durante una partita. “L’Italia – ricorda l’ex allenatore di Roma e Juventus – è l’unico posto dove gli ultras comandano e i giocatori vanno a salutarli sotto la curva: l’85-90% dei tifosi è importante, non questi signori con striscioni, slogan e troppi poteri ottenuti dalle società”. “Mancini ha fatto un buon lavoro, mettendo dei talenti nuovi, che hanno velocità e personalità per far sì che la nostra Nazionale torni a quei livelli dove è sempre stata – ha aggiunto l’ex ct dell’Inghilterra – Ci vuole un po’ più di coraggio e ora sembra che il coraggio sia arrivato, permettendo ai giovani di mettersi in evidenza”. “Il ricorso per lo scudetto del 2006? Mi sembra una cosa giusta, è comico sia stato assegnato all’Inter, che arrivò terza ed era anch’essa indagata – ha proseguito Capello – Guido Rossi (l’ex commissario straordinario della Figc, ndr) decise molto frettolosamente perché avevamo bisogno di una squadra che giocasse in Champions. Fu una cosa ingiusta, le regole non furono rispettare e la giustizia sportiva non ha potuto indagare a fondo”. L’ex coach della Russia dice la sua anche sul futuro di Gonzalo Higuain: “La mia sensazione è che voglia andare da un’allenatore che lo conosce bene (Sarri, ndr) e che secondo lui sia capace di mette in evidenza i pregi che ha. Gonzalo deve ritrovare serenità, forse è anche a causa di queste voci sul Chelsea che si è un po’ perso. Se poi cominciamo a discuterlo, allora il calcio è finito: in tutte le squadre in cui ha giocato, ha dimostrato di essere un super bomber e un grandissimo giocatore”. Capello prova a capire i motivi del momento no di Higuain: “Gli è rimasto dentro quel rigore sbagliato con la Juve, da quel momento non è stato più lui. Ha perso quella intensità stando più lontano dalla porta, speriamo per il Milan che torni ad essere l’Higuain che tutti conosciamo. Fisicamente ha avuto un calo ma ha qualità importanti e l’intelligenza tattica per farsi trovare sempre nel posto giusto al momento giusto. Cutrone? Sta facendo bene e ha grande vivacità in area di rigore, ma credo che Higuain abbia qualcosa in più e qualità tecniche superiori”. Le voci di mercato parlano di uno scambio con Morata: “Se Gonzalo è così svogliato in campo no va bene per il Milan, ma l’Higuain determinato in campo fa la differenza rispetto a Morata. Se la Juve ha rinunciato a Morata per prendere Higuain ci sarà un motivo, il club bianconero ha l’occhio lungo. Si deve parlare con Gonzalo e dirgli: ‘Cosa vuoi fare?’. Morata è un buon giocatore ma al Chelsea Sarri non lo fa giocare”. Capelli, infine, si dice convinto che Josè Mourinho, esonerato dal Manchester United, possa tornare ad allenare il Real Madrid: “Perez non ammette mai gli errori e potrebbe dargli un’altra chance, convinto sempre che Mou sia il tecnico più bravo al mondo”.
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BALATA “RAZZISMO ODIOSO, SERVE MAGGIORE RIGORE”
“E’ un fenomeno odioso, che va affrontato con maggior rigore. Quando non si gioca una partita o si cancella un evento sportivo per colpa di un gruppo di idioti è sempre una sconfitta”. Così il presidente della Lega B, Mauro Balata, parlando ai microfoni de ‘La Politica nel Pallone’ su Gr Parlamento dei recenti episodi di razzismo sugli spalti. “Al prossimo Consiglio Federale – ricorda il numero uno dei cadetti – Gravina presenterà un pacchetto di norme nuove per contrastare un fenomeno che sta dettando sempre più allarme. Dobbiamo cercare di trovare delle soluzioni per cercare questi personaggi e far sì che rispondano a titolo personale di comportamenti inaccettabili e inammissibili, frutto spesso di ignoranza e cattivo esempio”. Secondo Balata, sarebbe necessaria “la creazione di un osservatorio che ci consenta di intervenire con tempestività, dando un maggiore ausilio alle società affinché possano superare l’istituto della responsabilità oggettiva”. Sottolineato come il problema sia soprattutto di natura culturale, Balata è convinto che potrebbe rivelarsi un’arma vincente l’introduzione di pene pecuniarie. “E’ un tema su cui siamo sul pezzo da tempo, su fenomeni di violenza che accadono fuori dallo stadio e usano come pretesto l’evento sportivo. La nostra idea è intervenire sulla legge numero 401 del 1989 (Esercizio abusivo di attivita’ di giuoco o di scommessa, ndr) e strutturare norme che aggravino le sanzioni di chi compie questi reati, che lo scorso 26 dicembre hanno prodotto un morto. Poi si può intervenire innalzando le pene per chi viola il Daspo”. “La Var in B dai prossimi play-off? Abbiamo già studi approfonditi, ne stiamo realizzando un altro, e ci sono dei problemi legati ai protocolli Ifab. Ne parlerò con il presidente Nicchi, è una mia battaglia: il Var è uno strumento importantissimo. La tecnologia è imprescindibile in ogni settore, anche nella giustizia sportiva. Stiamo facendo di tutto per riuscirci”, ha concluso Balata.
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