Prima giornata di lavoro del nuovo anno per la Ferrari Driver Academy, il programma dedicato a giovani piloti di talento, che ha radunato nella sede di Maranello i propri allievi. Tra loro c’è anche Mick Schumacher, ultimo arrivato in accademia, reduce dalla Race of Champions disputata a Città del Messico. Ad accogliere Mick e gli altri allievi di FDA, il Team Principal della Scuderia Ferrari, Mattia Binotto, oltre al Direttore Sportivo, Laurent Mekies, e a Marco Matassa, Responsabile Area Tecnica di FDA. Il management e i piloti hanno poi posato per una foto cui si è aggiunto il “fratello maggiore” Antonio Fuoco, che resta nell’orbita FDA con un ruolo di consulenza. Assente giustificato Marcus Armstrong, impegnato in Nuova Zelanda nella Toyota Racing Series. I piloti di FDA sono attesi da un’annata ricca di sfide: Mick Schumacher sarà impegnato in Formula 2 al pari dei due compagni Callum Ilott e Giuliano Alesi; Marcus Armstrong e Robert Shwartzman disputeranno il campionato FIA Formula 3; Enzo Fittipaldi la neonata Formula Regional e Gianluca Petecof il campionato FIA Formula 4.
TSITSIPAS GIA’ NELLA STORIA, ORA C’E’ L’ESAME NADAL
Comunque vada, Stefanos Tsitsipas è già nella storia: mai un tennista greco si era spinto sino alla semifinale in uno Slam. Il 20enne ateniese, numero 15 del ranking prima di queste due settimane da favola agli Australian Open e 14esimo favorito del seeding, dopo aver eliminato negli ottavi il campione in carica Roger Federer ha compiuto un altro passo significativo verso l’Olimpo del tennis, superando in quattro set nei quarti lo spagnolo Roberto Bautista Agut, numero 24 Atp e 23esima testa di serie, imbattuto in questo 2019, iniziato trionfando a Doha e proseguito con una serie di exploit a Melbourne Park così da regalarsi il primo quarto in carriera in un Major. Il vincitore delle Next Gen ATP Finals di Milano nel novembre scorso, che ad ottobre a Stoccolma si era aggiudicato il primo titolo nel circuito maggiore e in estate aveva raggiunto la prima finale in un “1000” a Toronto, battendo quattro top ten, tra cui Novak Djokovic, si è imposto con il punteggio di 7-5 4-6 6-4 7-6(2), in tre ore e un quarto, staccando il pass per il penultimo atto del torneo. “È una favola, sto vivendo un sogno, quello per cui ho lavorato duramente – dice Tsitsipas visibilmente emozionato – Mi commuovo, ma non troppo, perché so che ho davvero lavorato duro per questo. All’inizio della stagione mi è stato chiesto quali erano i miei obiettivi e ho risposto una semifinale del Grande Slam, ma quando l’ho detto, pensavo di essere pazzo. Invece è diventata davvero realtà, è appena arrivata”. Giovedì, con in palio un posto in finale, l’ellenico sfiderà sul cemento di Melbourne Rafael Nadal. Il campione spagnolo, numero 2 del ranking mondiale e del tabellone (17 titoli Slam in bacheca), ha vinto il quinto incontro senza lasciare per strada alcun set, superando nei quarti l’altro Next Gen statunitense Frances Tiafoe, numero 39 Atp, con il punteggio di 6-3 6-4 6-2 in un’ora e 47 minuti. Definita anche la semifinale della parte bassa del tabellone femminile, che giovedì vedrà affrontarsi la ceca Petra Kvitova e l’americana Danielle Collins. Nei quarti la Pliskova, numero 6 Wta ed ottava testa di serie, ha regolato per 6-1 6-4, in appena 68 minuti di partita, la beniamina di casa, l’australiana Ashleigh Barty, numero 15 del ranking e del seeding, ritrovando un posto tra le migliori quattro a Melbourne a sette anni di distanza dalla prima volta (2012). La statunitense, numero 35 del ranking mondiale, ha invece sconfitto per 2-6 7-5 6-1, in due ore e 16 minuti, la russa Anastasia Pavlyuchenkova, numero 42 Wta. Per la 25enne di St.Petersburg (Florida) un exploit assolutamente imprevisto poiché non aveva mai vinto un match nei cinque Major disputati in precedenza in carriera.
Nel frattempo, in vista dell’incontro di Coppa Davis India-Italia, in programma l’1 e 2 febbraio a Calcutta e valido quale turno di qualificazione alla Fase Finale 2019 della competizione, il capitano Corrado Barazzutti ha convocato i seguenti giocatori: Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Marco Cecchinato, Thomas Fabbiano e Andreas Seppi. Così come già concesso in passato a giocatrici dal lungo curriculum azzurro quali Silvia Farina, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Roberta Vinci, la FIT ha autorizzato il capitano ad accettare la richiesta di non essere convocato avanzata da Fabio Fognini, il cui debutto in Coppa Davis risale al 2008. Si giocherà sui campi in erba del Calcutta South Club, che festeggerà così in occasione della sfida di Coppa Davis il centesimo anno di attività. Il capitano indiano Mahesh Bhupati ha convocato i segueti giocatori: Prajnesh Gunneswaran, Ramkumar Ramanathan, Saketh Myneni, Rohan Bopanna e Divij Sharan.
CR7 PATTEGGIA COL FISCO SPAGNOLO “TUTTO PERFETTO”
Ventitrè mesi di prigione – che non sconterà – e multa di 18,8 milioni di euro per Cristiano Ronaldo, che oggi a Madrid ha patteggiato chiudendo dunque il contenzioso aperto con il fisco spagnolo. La giornata madrilena per CR7 era iniziata intorno alle 9.30 quando, davanti ai flash dei fotografi, microfoni e telecamere, sorridente e con al fianco la sua compagna, Georgina Rodriguez, ha fatto il suo ingresso presso l’Audiencia Provincial di Madrid, dove ha chiuso la vertenza aperta con il fisco spagnolo. E’ entrato dall’ingresso principale, dopo che gli era stata negata la possibilità di accedere da un’entrata secondaria. Il fuoriclasse della Juventus, reduce dalla giornata no di ieri nel 3-0 al Chievo (rigore parato da Sorrentino e altri errori non da lui), alla fine pagherà 18,8 milioni di euro ed accetta una condanna a 23 mesi di carcere che non scontera’, essendo inferiore ai due anni e non avendo precedenti penali. Questi i termini del patteggiamento concordato fra i legali di CR7 e il fisco spagnolo.
Ronaldo era sotto accusa per quattro reati fiscali che avrebbe commesso tra il 2011 e il 2014, quando era un calciatore del Real Madrid, e per un’evasione totale di 14,7 milioni di euro. “Tutto perfetto” sono le uniche parole, con tanto di pollice all’insu’, concesse dallo juventino all’uscita, al termine dell’udienza durata circa 50′ e che ha posto fine a questa vicenda.
(ITALPRESS).
CONI A GIORGETTI “SIA RAPIDA ATTUAZIONE DELLA RIFORMA”
“Preso atto della volontà espressa dal Governo agli Stati Generali per un’armoniosa collaborazione con il Coni, considerati gli indirizzi previsti dalla Legge 145/2018 che indicano quali compiti del Coni l’autofinanziamento, l’esercizio dell’attività istituzionale, la Preparazione Olimpica e il sostegno delle delegazioni italiane all’estero, la Giunta Nazionale all’unanimità chiede al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, una rapida soluzione dell’attuazione concreta delle disposizioni operative, affinché, in modo particolare, il Coni sia al più presto posto nelle condizioni di funzionare al meglio con la relativa idonea copertura economica e la garanzia dell’autonomia decisionale in materia di politica sportiva nell’ambito delle proprie competenze”. La Giunta Nazionale del Coni, riunitasi oggi per la prima volta nella sua storia a Bolzano, ha approvato il seguente documento prima del termine dei lavori, svoltisi nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale. La Giunta ha iniziato la seduta con il saluto del Sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi, e del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. Sono intervenuti anche l’Assessore ai Giovani, Sport, alla Partecipazione e all’edilizia abitativa del Comune di Bolzano, Angelo Gennaccaro, e il Presidente del Consiglio Comunale, Judith Kofler-Peintner. Su invito del Coni sono stati presenti anche alcuni campioni e medagliati olimpici altoatesini, a cominciare da Gustav Thoeni e Paul Hildgartner, gli unici atleti nella storia dello sport italiano ad essere stati per due volte portabandiera ai Giochi Olimpici Invernali. Con loro c’erano Gerda Weissensteiner, Walter Paliner, Gunther Huber e Simone Giannelli. Dopo i saluti, Malagò ha relazionato la Giunta sulle recenti tematiche politiche riguardanti i rapporti col Governo e quelli sulla candidatura olimpica di Milano-Cortina ai Giochi Olimpici Invernali 2026, anche alla luce dell’incontro avuto col Presidente del Cio, Thomas Bach, la settimana scorsa a Losanna. E’ stata aggiornata la Giunta anche sulla sentenza del Tar che ha accolto il ricorso dell’ex Presidente dell’Aero Club, Giuseppe Leoni nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il suo reintegro al vertice della Federazione. E’ stata approvata la composizione della Missione Coni che parteciperà alla 13^ edizione del Festival Invernale della Gioventù Europea in programma a Sarajevo dal 9 al 16 febbraio. Il capo Missione sarà Alessio Palombi. “Al governo chiediamo di rispettare la piena condivisione dei decreti attuativi – ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a margine della Giunta Nazionale a Bolzano – Dobbiamo essere pragmatici, il governo era presente agli Stati Generali per evidenziare come la legge abbia una sua logica solo se c’è condivisione con il Coni. Ogni giorno che passa ci sono problemi oggettivi, senza fare polemiche, e lo sport ha bisogno di immediatezza di risposte e soprattutto di certezze”. Il numero uno dello sport italiano si è soffermato anche sulla candidatura di Milano e Cortina ai Giochi Invernali del 2026: “Siamo in dirittura d’arrivo, al rush finale: abbiamo fatto bene i compiti a casa. Non sarà semplice, sappiamo benissimo che tante cose sono oggetto di discussione sulla candidatura ma è un dato di fatto che siamo forti, con un dossier innovativo e coraggioso. Se siamo candidati, e secondo me molto forti, è perchè siamo stati i primi e più di tutti ad aver sfruttato le prerogative dell’Agenda 2020, coinvolgendo più territori anche nel titolo della candidatura e allargandola addirittura a quattro regioni. Senza l’Agenda 2020 – conclude Malagò – non saremmo in gara e così forti, per un paese come il nostro e con un budget così basso”.
DJOKOVIC IN SEMIFINALE, HARAKIRI SERENA WILLIAMS
A Novak Djokovic basta un set e mezzo per prenotare la semifinale di Melbourne dove se la vedrà col redivivo Lucas Pouille mentre fra le donne Karolina Pliskova firma l’impresa del giorno eliminando Serena Williams e dà appuntamento a Naomi Osaka.
Australian Open ormai al rettilineo finale, dunque. Il 31enne serbo stava conducendo 6-1 4-1 quando Kei Nishikori ha dovuto gettare la spugna: i muscoli del giapponese, provati da quasi 14 ore di battaglia nell’arco del torneo, compresa la rimonta su Carreno Busta, hanno ceduto e per Djokovic si sono spalancate le porte delle semifinali per la settima volta in carriera, la prima dal 2016. E ogni volta che il serbo è arrivato a questo punto del Major australiano, lo ha sempre vinto. Per Nole, che allunga così la striscia vincente nei confronti di Nishikori (16esima vittoria negli ultimi 16 confronti, ultima sconfitta nella semifinale Us Open del 2014), ci sarà ora il ritrovato Lucas Pouille, mai così avanti in uno Slam. Il francese, allenato da Amelie Mauresmo, ferma la rinascita di Milos Raonic per 7-6(4) 6-3 6-7(2) 6-4 e cancella un inizio di 2019 (tre sconfitte su tre alla Hopman Cup e subito fuori nel torneo di Sydney) che certo non lasciava presagire un cammino del genere a Melbourne. “Ho cercato di non mettermi troppa pressione addosso e di godermi solo il momento. Ho continuato a lavorare duro in queste settimane, cercando di andare passo per passo e dare tutto in ogni punto. E ora sono qui”. Raonic, che aveva sempre battuto Pouille e senza mai perdere un set, ha avuto nel servizio la sua arma principale lungo il torneo ma oggi è stato molto più incerto alla battuta e ha pagato a caro prezzo gli errori commessi. Fra Djokovic e Pouille sarà sfida inedita per un posto in finale, mentre dall’altra parte del tabellone Stefanos Tsitsipas andrà a caccia dello scalpo di Rafa Nadal dopo aver fatto fuori Roger Federer.
Semifinale a sorpresa fra le donne dove, nella parte alta del tabellone, si affronteranno Karolina Pliskova e Naomi Osaka. Quella del 24esimo Slam comincia a diventare una sorta di maledizione per Serena Williams, sconfitta dalla 25enne di Louny al termine di un incredibile terzo set: perso il primo parziale per 6-4, l’americana aveva pareggiato i conti e sembrava in pieno controllo nella partita decisiva che la vedeva condurre 5-1. Poi il più incredibile dei black-out, la Pliskova cancella quattro match-point e infila sei giochi consecutivi fino a imporsi per 7-5. “Ero col morale sotto i tacchi ma poi ho avuto una chance e nel tennis funziona così – racconta quasi incredula la ceca – C’è ovviamente bisogno anche di fortuna perchè situazioni del genere capitano forse una volta nella vita, ho approfittato delle mie occasioni e ho vinto”. Serena può recriminare per un problema alla caviglia sinistra rimediato sul primo match-point sprecato anche se con grande fair-play alla fine non cerca alibi: “La caviglia sembrava a posto e poi odio chiedere il medical time-out, non sentivo nemmeno di averne bisogno. Semplicemente, sul 5-1, 40-30, Karolina ha preso il volo. Non ho mai visto niente del genere. Non posso nemmeno dire di essere andata nel pallone, lei ha giocato il suo miglior tennis di sempre”. E così la Pliskova, che agli ultimi Us Open si era fatta rimontare proprio da Serena e che, un anno fa, proprio a Melbourne, conduceva 3-0 sulla Halep prima di perdere 10 dei successivi 11 giochi, si riscatta. Prima semifinale in Australia per lei, la terza in uno Slam dopo quelle al Roland Garros nel 2017 e agli Us Open l’anno prima, quando fu poi sconfitta in finale da Angelique Kerber. Sulla sua strada troverà Naomi Osaka, ormai più certezza che sorpresa, che in poco più di 70 minuti demolisce Elina Svitolina 6-4 6-1. Prima giapponese in semifinale agli Australian Open dal 1994, la 21enne stella nascente del tennis mondiale resta dunque in corsa per vincere il suo secondo Slam di fila dopo l’impresa newyorkese: “Fino a qualche mese fa, avrei dato tutto per essere in una semifinale in un Major. Ma dopo averne vinto uno, sento di volerne ancora un altro”. La Pliskova è avanti 2-1 nei precedenti, l’ultimo dei quali nella finale di Tokyo la scorsa stagione. Nell’altra semifinale, invece, spazio al duello fra Petra Kvitova e la sorprendente Danielle Collins.
MARQUEZ E LORENZO INSIEME “DREAM TEAM? SPERIAMO”
Il Dream Team vuole guadagnarsi i galloni sul campo, anzi, sulla pista. A Madrid si alza il velo sulla nuova RC213V che andrà a caccia dell’ennesimo titolo iridato: in sella Marc Marquez e Jorge Lorenzo, 12 Mondiali in due, compresi gli ultimi sette campionati della classe regina. In una cerimonia che ha celebrato anche il 25esimo anniversario del connubio con Repsol, ospitando sul palco anche la prima coppia di piloti formata da Mick Dohaan e Alex Crivillè, la Honda ha messo subito in chiaro gli obiettivi, che sono poi quelli di sempre: vincere. Del resto un team che ha nel palmares 14 titoli individuali, 168 gare vinte e 427 podi fra 500 e MotoGp, non può puntare ad altro. “Anno dopo anno stiamo cercando e ci stiamo avvicinando ai sogni che inseguiamo – ha ricordato Tetsuhiro Kuwata – Abbiamo due piloti con standard molto alti, il meglio che il mercato mette a disposizione. E noi cercheremo di offrire loro il meglio che possiamo produrre. I risultati di Marc parlano chiaro, il fatto che Jorge abbia accettato questa sfida dimostra quale campione è. Vogliamo continuare a fare la differenza in MotoGp”. Marquez si presenta ai nastri di partenza come l’uomo da battere: l’albo d’oro degli ultimi tre Mondiali reca il suo nome e in passato solo Mike Hailwood, Giacomo Agostini, Mick Dohann e Valentino Rossi sono riusciti a confermarsi per il quarto anno. “Essere in questa squadra significa lottare per la vittoria, per i podi, per i titoli, altrimenti è un fallimento”, è consapevole il Cabroncito, che giura amore eterno ai colori Hrc (“sono nella squadra dei miei sogni, perchè cambiare?”) e lotta contro il tempo per presentarsi al via della nuova stagione al meglio. A inizio dicembre, infatti, si è operato alla spalla sinistra per mettere fine ai problemi che lo hanno perseguitato per tutta la passata stagione.
“E’ stato uno degli inverni più noiosi della mia vita ma era necessario fare questo sacrificio per recuperare nel modo migliore – sottolinea – Qualche settimana fa i dolori erano ancora molto forti ma ora sono quasi pronto. Non sono ancora al 100% ma spero di esserci il più vicino possibile per la prima gara in Qatar”, quando l’8 marzo si accenderanno i motori. La grande novità per Marquez è rappresentata dal compagno di box: non più lo scudiero Dani Pedrosa ma l’affamato Jorge Lorenzo. “Ma non mi piace questa definizione di ‘Dream Team’, se siamo un Dream Team lo potremo dire solo a fine anno”, avverte il 25enne pilota di Cervera. Reduce da due anni in Ducati, il maiorchino non intende certo fare da comprimario: Lorenzo è il primo a sapere che la Honda è l’occasione migliore per tornare a vincere un Mondiale. “Sono stato in altre squadre con grande storia e tante vittorie ma qui è un altro livello – ammette quasi emozionato – Già arrivando ai box a Valencia si nota l’attenzione ai dettagli, la precisione, la qualità nello staff, è il sogno di qualsiasi pilota arrivare in una squadra così. Arrivo dopo i 30 anni, ma sono abbastanza maturo e non è mai troppo tardi. La fiducia che la Honda ha messo in me è una pressione ma è lo stesso quando arrivi nel motomondiale a 16 anni e devi subito raggiungere dei risultati. Cercherò di ripagare questa fiducia”. Non sarà facile visto che la sua sarà una partenza ad handicap: colpa di una caduta da cavallo, appena fuori Verona, che lo ha costretto a operarsi nei giorni scorsi per la riduzione di una frattura allo scafoide della mano sinistra. “Non posso cambiare la situazione ma cercherò di affrontarla nel modo migliore e più professionale possibile. Per fortuna la tecnologia medica è avanzata e potrò recuperare in anticipo rispetto al passato quando potevano servire 6-7 mesi. Ma 15 giorni per tornare in sella erano troppo pochi. Spero di essere pronto per il Qatar”, l’auspicio del maiorchino, che salterà i test di Sepang ma proverà a rientrare per quelli di Losail del 23 febbraio. Senza imbarazzo nel raccogliere l’eredità di Pedrosa (“nessuno nel paddock è contento che sia andato via ed è strano sostituirlo ma è un’opportunità a cui non potevo dire di no”), Lorenzo dovrà adattarsi in fretta alla nuova moto, che ha avuto di ‘assaggiare’ nei test di Valencia, sebbene in condizioni precarie anche allora. “La moto mi piace, è agile ed entra bene in curva”, le impressioni positive di Lorenzo, che come Marquez rimanda alla pista le aspettative sul tandem assembleato dalla Hrc: “Speriamo che vada tutto bene e che questo Dream Team sia tale anche nella realtà”.
BALOTELLI “VOGLIO RENDERE FELICI TIFOSI MARSIGLIA”
“Conosco il pubblico di Marsiglia, è molto esigente, ma è giusto così e io spero di poterli fare felici quando inizierò a giocare”. Così Mario Balotelli nel giorno della sua presentazione come nuovo giocatore dell’Olympique. Di buon umore, pronto alla battuta e carico per la nuova avventura, l’attaccante italiano sembra convincere la tifoseria marsigliese, dal momento che durante la sua conferenza stampa un sondaggio del club sui social, in merito al suo arrivo, dava un consenso dell’80%. Il feeling tra l’ex Inter e Milan e i sostenitori dell’OM non è nato oggi, ma da un post fatto dall’attaccante nella scorsa stagione. “In realtà avevo fatto un post anche nei miei primi due anni francesi perchè il pubblico di Marsiglia è veramente caloroso, uno stadio che un giocatore non dimentica, l’ultimo l’ho fatto di proposito perchè speravo di venire qui”, ha scherzato Balotelli che sulla sua condizione fisica dice: “Fisicamente sto bene, ma ho bisogno di ritrovare il ritmo degli allenamenti in gruppo e anche quello partita”. Dopo due anni e mezzo di Nizza, Balo chiuderà la stagione al Marsigilia che lo ha ingaggiato per appena sei mesi. “Il perchè è una domanda da fare al mio agente, non a me”, dice Balotelli che indica Mino Raiola, presente in conferenza stampa.
Detto che non ha problemi con i giornalisti francesi (“Il fatto è che non mi piace tanto parlare, preferisco giocare, far gol e allenarmi”), Balotelli ammette di non conoscere “in maniera approfondita la storia del Marsiglia, so che ha vinto la Champions e conosco ex giocatori come Abedi Pelè, Barthez e altri, parliamo di una società famosa in tutta il mondo che conoscevo anche io da bambino. Dei nuovi compagni conosco 4-5 giocatori, Rami è stato mio compagno al Milan, ora voglio solo far parte del gruppo e cercare di fare del mio meglio e ottenere il massimo con i miei compagni. Le mie sensazioni? Finalmente posso cominciare questa nuova avventura. Voglio fare gol, ma non deve essere una questione di vita o di morte, sono stato sfortunato in questa prima parte di stagione, ma non è che non ho dormito per questo, sono tranquillo, so che lavorando i risultati arriveranno. Per un attaccante è importante fare gol, spero di farne tanti, ma anche di farne fare tanti ai miei compagni”. Solo che al Nizza nella prima parte di stagione non è mai andato a rete.
“Ci sono momenti particolari per un attaccante, a volte la palla non vuole entrare e la colpa è del giocatore, poi ci sono varie situazioni che posson o condizionare il rendimento e che non dipendono solo da te, quest’anno al Nizza è iniziato tutto male, sapevo di dover andare via, poi sono rimasto, non è stato bello perchè non sono riuscito a far gol, ma un campione deve avere la forza di andare avanti e superare i momenti difficili”. A chi gli chiede come pensa che lo utilizzerà Rudi Garcia, Balotelli risponde con una battuta: “Penso che farò il difensore centrale. Quale sarà il mio numero? Il 3”, dice ridendo, ma in realtà a fine conferenza esibisce la nuova maglia con il 9 sulle spalle. Infine un appello ai tifosi: “Spero di vederne tanti allo stadio, di sentire il tifo che ho sempre sentito quando ho giocato qui, io posso assicurare che insieme alla squadra faremo di tutto per ottenere i migliori risultati possibili”.
(ITALPRESS).
MALAGÒ “CHANCE PER GIOCHI 2026? 50%, SIAMO CREDIBILI”
“Mi sembra che anche il governo ci tenga e a questo punto bisogna tutti remare nella stessa direzione. Dopo diverse incomprensioni iniziali siamo arrivati a un punto in cui sarebbe bello non perdere”. Giovanni Malagò, presidente del Coni ospite a “Un giorno da pecora” su RadioUno, si dice fiducioso nell’appoggio dell’Esecutivo alla candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. “Salvini e Giorgetti allineati su questo progetto? Moltissimo. Il Movimento Cinque Stelle? È al governo e c’è la lettera del premier Conte che ha dato tutte le garanzie necessarie. Si è trovata condivisione”. Sulle chance italiane, Malagò però non si sbilancia: “50%. Come voteranno i francesi? Normalmente le persone di sport dovrebbero esprimersi secondo le logiche dello sport e non della politica”, il riferimento ai delicati rapporti diplomatici sull’asse Roma-Parigi. Il fatto che la Svezia non abbia mai ospitato le Olimpiadi invernali potrebbe penalizzare l’Italia “ma ogni dossier ha punti di forza e criticità e noi siamo molto credibili sotto tanti punti di vista”. Un tatuaggio a cinque cerchi in caso di successo, però, è da escludere: “E’ giusto che se lo facciano gli atleti”.
Capitolo Coni. “Con Giorgetti stiamo parlando quotidianamente di cose operative, siamo in una fase di dialogo più costruttivo e propositivo che mai, c’è buona condivisione su tutto”, prosegue Malagò a proposito della recente riforma voluta dal governo. “Ma non è una riforma, è un articolo inserito nella Finanziaria – precisa Malagò – Ora ci sono i decreti attuativi e questi aspetti sono fondamentali”. Sulla possibilità di fermare le partite in caso di buu razzisti, “se parlassi da semplice cittadino, da tifoso, andrebbe fatto. Ma ci sono delle regole e un protocollo che prevede un richiamo, uno stop temporaneo e poi una terza situazione che dipende da chi ha oneri e onori dell’ordine pubblico”. Infine una battuta sui vicepremier Salvini e Di Maio: “In che sport li vedrei bene? Hanno impressionantemente energie, sono dei combattenti. Li vedo più in sport di resistenza, di caparbietà come il ciclismo, il fondo, la maratona, il canottaggio”.










