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FIB SIGLA PROTOCOLLO CON FONDAZIONE DON GNOCCHI

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Promuovere la diffusione dell’attività sportiva e, in  particolare, quella della Boccia e delle Bocce Paralimpiche. È questo l’obiettivo del protocollo siglato questa mattina a Milano tra la Federazione Italiana Bocce (Fib) e la Fondazione Don Carlo Gnocchi. In dettaglio, Federbocce metterà a disposizione i tecnici federali e il materiale tecnico-promozionale necessario allo svolgimento del gioco delle bocce, mentre la Fondazione Don Gnocchi fornirà le strutture e i servizi per le lezioni e gli allenamenti. Inoltre, la pratica sportiva sarà articolata in modo tale da favorire la continuità delle attività riabilitative e terapeutiche programmate dalla Fondazione sia a livello nazionale che territoriale. “Le bocce sono uno sport per tutti e soprattutto per il mondo paralimpico – ha detto Marco Giunio De Sanctis, presidente della Federazione italiana bocce – questo protocollo fa seguito a una serie di protocolli che la Fib sta avviando per promuovere le discipline e le specialità sportive del gioco delle bocce tra le persone con gravi disabilità. Attraverso protocolli operativi e progetti specifici punteremo anche a implementare il numero di atleti paralimpici praticanti il gioco delle bocce”.
Come evidenziato da Francesco Converti, direttore generale della Fondazione Don Carlo Gnocchi «da anni la Fondazione fa della riabilitazione associata allo sport una missione, perché questo consente di far sentire ciò che una persona ritiene una disabilità, addirittura un’opportunità, in particolare lo sport delle bocce consente di essere fortemente stimolati e competitivi e quindi di dare anche attraverso il successo nello sport una vera risposta a quella che è la disabilità”. Attualmente la Fib conta circa 1.100 tesserati con disabilità e offre la possibilità di spaziare tra diverse discipline. “Dal beach bocce, alla raffa, fino al volo, alla pétanque e alla Boccia – ha sottolineato De Sanctis – pochi sport danno queste opportunità e grazie all’accordo con la Fondazione Don Gnocchi vogliamo incrementarle”.
(ITALPRESS).

 

NONA AFFERMAZIONE DI FILA PER GOLDEN STATE

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Nona vittoria consecutiva per Golden State nella notte italiana della regular-season dell’Nba. I Warriors, campioni in carica, hanno espugnato il parquet della Capital One Arena, battendo i padroni di casa dei Washington Wizards per 126-118. Stephen Curry realizza 38 punti e chiude la partita da top-scorer (21 di Kevin Durant e, tra i locali, 27 di Trevor Ariza). Decima sconfitta senza LeBron James per i Los Angeles Lakers, che si inchinano per 120-105 di fronte ai Minnesota Timberwolves, trascinata dai 60 punti complessivi della coppia formata da Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins. Successo interno per Oklahoma City Thunder, che battono per 122-116 i New Orleans Pelicans, mentre i Portland Trail Blazers vincono in trasferta per 120-106 sul campo dei Phoenix Suns. Nel frattempo, l’Nba ha ufficializzato i dieci titolari del prossimo All Star Game del 16-18 febbraio: i capitani saranno LeBron James e Giannis Antetokounmpo.
(ITALPRESS).

DJOKOVIC-NADAL LA FINALE DEGLI AUSTRALIAN OPEN

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Per la settima volta in carriera, Novak Djokovic raggiunte la finale degli Australian Open: sarà lui domenica a contendere a Rafael Nadal, nel 53esimo episodio della rivalità fra i due campioni che stanno caratterizzando l’inizio del terzo millennio, il titolo del primo Slam stagionale, in un match clou che vedrà di fronte i primi due giocatori del ranking mondiale e del tabellone. Il 31enne serbo, un po’ come ieri il mancino spagnolo con il Next Gen greco Stefanos Tsitsipas, ha dominato il francese Lucas Pouille, numero 31 Atp e 28esima testa di serie, alla prima semifinale Slam in carriera: 6-0 6-2 6-2 il netto punteggio con cui, in appena un’ora e 23 minuti, il tennista di Belgrado ha archiviato la pratica sulla Rod Laver Arena. Dopo una prestazione ‘monstre’, con appena 5 errori gratuiti commessi, rilanciato da una seconda parte di 2018 davvero spaziale (trionfi a Wimbledon e US Open solo per citare i più prestigiosi), ‘Nole’ nel teatro dove ha conquistato ben 6 dei suoi 14 Major (a Melbourne ha un record di 67 match vinti a fronte di 8 sconfitte) può puntare a centrare il terzo Slam di fila, così da arricchire ulteriormente la sua collezione di trofei. Desidera fortemente calare il Settebello vincente Djokovic, per diventare il recordman assoluto di trionfi down under, che attualmente condivide con Roger Federer e Roy Emerson il primato di affermazioni (6). In quello che era il primo testa a testa fra i due nel tour il francese è stato costretto a cedere la battuta già nel suo primo turno, dopo aver salvato due palle break di fila ma sulla terza ha commesso doppio fallo rischiando la seconda di servizio. Un Djokovic praticamente perfetto quanto a solidità e profondità di colpi, come se sapesse prima quel che l’avversario avrebbe fatto in campo, ha tenuto la situazione sotto controllo e poi ha ‘strappato’ di nuovo il francese, volando sul 5-0 (dieci punti di fila sul proprio servizio) per poi rifilare un ‘bagel’ in 23 minuti a un Pouille che neppure aveva giocato male. Il 24enne di Grande-Synthe ha rotto finalmente il ghiaccio (1-1), grazie a due passanti di diritto incrociati da applausi, però nel quarto game il terzo doppio fallo gli è costato ancora il break, che ha indirizzato anche il secondo parziale dalla parte del serbo, pronto a metterlo in cassaforte (6-2) in meno di un’ora dopo che il rivale, costretto ad andare spesso sopra ritmo per provare a sfondare il muro di gomma avversario, ha mancato due chance per accorciare sul 3-5. Nel game di apertura del terzo, il numero 1 del mondo si è trovato per la prima volta sul 15-30 al servizio, ma con tre punti di fila ha rimesso le cose a posto. E nel quarto gioco, nonostante un paio di bei punti di Pouille, dopo un paio di difese come solo lui sa fare, quando il francese ha messo fuori il diritto ha salutato con un urlo leonino il break (3-1), subito consolidato con il sesto turno di battuta tenuto a zero. Non ha alzato il piede dall’acceleratore neppure per un attimo Djokovic, inarrestabile, chiudendo il discorso al secondo match point, così da risparmiare anche energie preziose in vista della finale, inviando anche un chiaro messaggio a Rafa Nadal. Domani, sabato, sulla Rod Laver Arena riflettori sulla sfida che assegna il trofeo femminile tra la ceca Petra Kvitova, di nuovo in finale in uno Slam dopo il successo a Wimbledon 2014, e la giapponese Naomi Osaka, vincitrice dell’ultimo US Open. In palio c’è anche la corona di regina della classifica Wta. Ma l’attenzione degli appassionati italiani è anche e soprattutto sulla finale del singolare junior che vede in campo l’azzurrino Lorenzo Musetti, favorito numero 1, contro l’americano Emilio Nava.

ANCELOTTI “NIENTE MILAN, MA ALLAN RESTA CON NOI”

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“Allan non figura nella lista dei convocati perchè ha avuto una settimana travagliata, ha lavorato poco, preferiamo tenerlo qui ad allenarsi e prepararlo per la partita di martedì”. Così il tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, sul futuro di Allan, centrocampista brasiliano che il Psg ha corteggiato e corteggia ancora con insistenza. “Non so se decollerà la trattativa o no, so che Allan resta, è un giocatore importante per noi, lo è sempre stato e lo sarà ancor di più nella seconda parte della stagione – ha aggiunto Ancelotti in conferenza stampa -. Non c’è da parte nostra la necessità di cederlo, c’è stata la volontà del Psg di acquisire questo giocatore importante, poi ci sono le trattative e se le condizioni non soddisfano non si va avanti. De Laurentiis e il club sono molto decisi a tenerlo in azzurro. Capiamo la situazione del ragazzo e anche le sue esigenze, però il presidente è deciso a tenere tutti in rosa. La società mi sta molto vicina in queste circostanze, è molto presente per ciò che riguarda le scelte di mercato e le questioni di mercato le gestiscono benissimo loro. Io devo pensare al campo ed al gruppo e facciamo tutto in perfetta comunione”.
Archiviato il “caso” Allan, spazio a una partita che per lui non può essere come tutte le altre e che resta di grande importanza. “Col Milan mi aspetto maturità da parte dei ragazzi. Abbiamo già dato prova di essere cresciuti sotto il profilo caratteriale. Per quanto mi riguarda – spiega Ancelotti -, c’è piacere ed emozione nel tornare in uno stadio che ha rappresentato una parte importante della mia vita. Personalmente se potessi scegliere non giocherei mai contro il Milan, ma la professione lo impone. Quindi sono concentrato sulla partita e sarà anche bello riabbracciare Gattuso che ho avuto come calciatore e al quale sono legato sia umanamente che emotivamente”. Domani l’anticipo di campionato, poi la sfida di Coppa Italia sempre al Meazza contro i rossoneri. “Domani avremo un match difficile che vogliamo affrontare con la massima decisione perchè è nostra intenzione restare in scia della Juventus e tenere aperto il campionato – spiega Ancelotti -. Martedì poi ci sarà una gara a eliminazione diretta e ci penseremo dopo. Certamente non sceglierò la formazione di domani in relazione a ciò che potrei decidere per la Coppa. Giochiamo una sfida per volta e ora il pensiero è solo alla prima che arriverà”.
Si torna a San Siro esattamente un mese dopo i fatti del 26 dicembre, dopo quei buu razzisti che fecero tanto male a Koulibaly. “Mi auguro e sono convinto che quello che è successo il 26 dicembre a San Siro domani non si ripeterà. Fascia di capitano per lui? Non vogliamo troppo enfatizzare ciò che accadde a Kalidou, sono certo che la gente abbia compreso e che non si ripeteranno più questi episodi legati al razzismo”. Infine sul possibile prolungamento del contratto in azzurro, Ancelotti prende tempo. “E’ presto per parlarne. Sono qui da 6 mesi, facciamo passare un altro annetto e ne riparleremo. La società mi ha accontentato quando chiesi di non toccare la rosa, adesso non voglio dare altre pressioni per ciò che riguarda me. Di certo sto benissimo a Napoli e il Napoli sta benissimo con me”.

GATTUSO CONGEDA HIGUAIN “PIATEK? SEMBRA ROBOCOP”

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“Piatek? Sembra Robocop. È un ragazzo di poche parole e questo è importante, non si perde in chiacchiere. Ha grande fisicità, tecnicamente gli piace attaccare la profondità, è arrivato con grandissimo entusiasmo e penso che ci potrà dare una grande mano”. Rino Gattuso dà il suo personale benvenuto all’attaccante polacco chiamato a raccogliere l’eredità di Higuain. Il Pipita, ormai, “fa parte del passato, ha fatto le sue scelte e noi dobbiamo andare avanti. Mi ha lasciato tante cose positive, poteva fare di più e noi potevamo forse metterlo di più nelle condizioni per esprimersi al meglio. Forse, quando si è reso conto che il riscatto sarebbe stato legato al quarto posto, gli è scattato qualcosa in testa ma quella clausola c’era già prima”. Meglio allora pensare al campo e alla sfida di domani contro il Napoli. “Si tocca con mano che commettiamo qualche errore di troppo a livello di esperienza e personalità ma la squadra sta attraversando un buon momento. È vero che i primi 40 minuti col Genoa sono stati imbarazzanti, poi siamo venuti fuori e ci ha aiutato il fatto che il Genoa non giocasse da tre settimane, ma dobbiamo crescere. Siamo una squadra giovane e queste partite contro squadre forti come il Napoli ci saranno utili”. Sull’altra panchina siederà Ancelotti, molto più di un collega per Gattuso. “Carlo non si può seguire, si fanno grandi danni se si cerca di imitarlo per come gestisce lo spogliatoio, per come ha gestito noi, me. Ha questa dote innata di essere credibile, di entrare nella testa dei calciatori. Sono vent’anni che fa questo mestiere e pochi ne parlano male, è una grandissima dote che non si può imitare”, ha aggiunto il tecnico rossonero, che rievoca i trascorsi comuni. “A tratti ci comportavamo come padre e figlio, se ho fatto tutto quello che ho fatto, tanti meriti sono suoi”.

Un altro ritorno atteso a San Siro è quello di Kalidou Koulibaly, per la prima volta al Meazza dopo i cori razzisti dello scorso 26 dicembre, in occasione di Inter-Napoli. “Il pubblico di San Siro ha sempre applaudito i grandi campioni, Koulibaly è uno dei più forti difensori del mondo e non mi aspetto altro che fair-play. Penso che il nostro pubblico sia maturo. Se poi dovesse succedere, siccome sono pochi imbecilli, voglio vedere 60-65 mila persone che applaudono e questo fa parte del Dna del pubblico rossonero”. Infine, sul mercato milanista, Gattuso non si aspetta nè altri arrivi dopo Paquetà e Piatek (“Siamo a posto così”) nè cessioni, in primis quella di Calhanoglu: “Il Lipsia lo voleva ma ho sempre detto che era fondamentale per me e non è mai stato sul mercato”. Discorso un po’ diverso su Zapata: “E’ a scadenza, la società gli ha fatto una proposta di rinnovo contrattuale e ora deve decidere il giocatore”.

PARIS DOMINA LA DISCESA LIBERA DI KITZBUEHEL

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Forse era scritto nella cabala. Dominik Paris aveva vinto a Kitzbuehel nel 2013, nel 2015 e nel 2017, una volta ogni due stagioni. Così sembrava che il 2019 potesse essere di nuovo il suo anno. E lo è stato. Ovviamente la cabala non c’entra nulla. ‘Domme’ trionfa per la terza volta in questa Coppa del Mondo dopo averlo fatto per due giorni consecutivi a Bormio a fine dicembre, in discesa e in superG, perché quella sulla mitica Streif è la sua gara: più una pista è difficile, più bisogna andar forte, più lui si esalta. L’unico piccolissimo errore lo commette poco prima della Steilhang, quando è costretto a frenare leggermente, poi fa valere il suo peso e la sua capacità di scorrevolezza e il capolavoro lo compie nel finale, quando il vantaggio su Beat Feuz aumenta da 2 a 20 centesimi e in quel tratto solo lo statunitense Travis Ganong riesce a far meglio di lui. La discesa di Kitz è ancora una volta sua. Paris centra così il 12esimo successo in carriera (i podi sono 27) salendo al quarto posto nella classifica all time degli atleti italiani. Ha già staccato Giorgio Rocca e raggiunto Piero Gros, il prossimo obiettivo è Kristian Ghedina, a quota 13. Del resto era stato proprio l’ex discesista ampezzano a pronosticare in autunno che Paris l’avrebbe superato: manca poco, ma continuando così non sarà difficile. Nessuno degli atleti in attività ha vinto più di lui a Kitzbuehel: con il trionfo di oggi stacca anche Aksel Lund Svindal e Alexis Pinturault, fermi a quota 3, gli mancano ancora tre successi per arrivare al record di Marc Girardelli, per sette volte re della Streif. Ma se si limita il discorso alla discesa, i suoi tre trionfi (l’altro l’ha ottenuto in superG), lo proiettano al terzo posto della graduatoria di tutti i tempi, dietro Didier Cuche (5) e Franz Klammer (4). “Le sensazioni non erano bellissime durante la discesa – spiega Paris – ma sono riuscito a portare la velocità sui tratti piani e dall’Asper in giù ho rischiato, dando il massimo e sapendo che anche gli altri potevano andar forte. Credo di aver fatto la differenza nell’ultimo tratto. Mi dispiace per Feuz, prima o poi vincerà anche lui qui, l’anno scorso ce l’avrebbe fatta se il tempo non fosse cambiato, quest’anno ero troppo in forma per lasciargli il primo posto. Ma è bello così, i più forti sono sempre davanti”. Nella giornata trionfale del carabiniere bolzanino, il piccolo grande rammarico è di Christof Innerhofer. A strappargli un terzo posto che sembrava ormai quasi sicuro, è Otmar Striedinger con il numero 27: un podio in carriera fino ad oggi (nel 2013 a Beaver Creek, tra l’altro in superG), ultima top ten nel 2016, miglior risultato stagionale il 16esimo posto a Bormio. Insomma, meno di un outsider. Innerhofer ha pagato dazio nei tratti di scorrevolezza e ha sciato in modo praticamente perfetto in quelli più tecnici, chiudendo a 93 centesimi da Paris: il quarto posto non è il premio che avrebbe meritato. “Ognuno spera di essere sul podio, ma sicuramente posso essere contento della manche che ho fatto, perché ho sciato bene dal punto di vista tecnico – le parole di ‘Inner’ – Bisogna trovare un compromesso con il set-up, perché sul piano non è imbattibile e infatti lì ho beccato qualche decimo. Bel piazzamento, peccato per il podio, quando sei terzo speri di rimanere in quella posizione, poi purtroppo secondo me la gara è cambiata tanto perchè la visibilità è diventata migliore con i numeri più alti. Le condizioni sono mutate, sapevo che sarebbe stata una sofferenza perché il distacco dal secondo era notevole, purtroppo il mio tempo non è bastato. Il quarto posto è il mio miglior piazzamento in discesa a Kitzbuehel: dieci anni fa ero quinto, ora quarto, magari a 44 anni arriverò anch’io sul podio. Questa non è la mia pista preferita – conclude Inner – sono contento di essere tutto intero e di stare bene. Qui è tosta”. Striedinger ha fatto la gara della vita facendo tremare anche Paris e arrivando a 26 centesimi di distacco all’ultimo intermedio, poi diventati 37 al traguardo. Il talentuoso Daniel Danklmeier, invece, è finito appena un centesimo dietro Innerhofer, ma la quinta posizione con il numero 41 fa pensare che il 25enne ha grandi margini di crescita. A Kitzbuehel si esalta anche Matteo Marsaglia, che era stato secondo nella prova cronometrata di giovedì e in gara chiude decimo, miglior risultato stagionale. Il romano non centrava la top ten da tre anni: sulla Streif parte forte, perde un po’ di velocità nella parte centrale e guadagna qualcosina nel finale finendo a 1″18 da Paris. L’obiettivo di Werner Heel era entrare nei 30 e ce la fa ottenendo proprio il trentesimo posto con un ritardo di 2″53. Alexander Prast e Florian Schieder chiudono rispettivamente 35° e 36°, Mattia Casse paga un errore grave dopo un buon avvio e finisce 41esimo. Al comando della classifica di disciplina resta Beat Feuz, a +100 su Paris e a +160 su Innerhofer: con due azzurri nelle prime tre posizioni, sognare in vista dei Mondiali è lecito. Paris, inoltre, sale al quinto posto della graduatoria generale, con 490 punti. Davanti non cambia nulla, con Hirscher in testa a quota 1036, +415 su Kristoffersen e +476 su Pinturault. Tutti atleti che saranno in gara domani, sabato, nello slalom (prima manche ore 9.30, seconda ore 12.30, diretta tv Raisport ed Eurosport 2). I velocisti tornano in pista domenica 27 per il superG.

 

CLIPPERS VINCONO SENZA GALLINARI, ROCKETS OK

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Vincono i Clippers nonostante l’assenza del “Gallo”, successo anche per i Rockets con il solito Harden a fare la differenza. Nessun italiano in campo nella notte Nba, anche se gioca la squadra di Danilo Gallinari, ancora alle prese con i problemi alla schiena che lo costringono al forfait. Los Angeles si impone per 106-101 sul parquet dei Bulls. Senza il “Gallo” ci pensano Lou Williams e Tobias Harris a trascinare i Clippers, il primo, dalla panchina, mette a referto 31 punti, 10 assist e altrettanti rimbalzi per una tripla doppia da applausi, mentre il secondo fa registrare al suo attivo 29 punti, 8 rimbalzi e tre assist. In doppia cifra anche Bradley e Harrell con 11 punti a testa. Chicago perde nonostante i 29 punti di Zach LaVine e i 18 (con 14 rimbalzi) di Bobby Portis.
Il match clou della notte a Houston dove i Rockets battono i Raptors 121-119 con il solito James Harden a dominare la scena. Per il “Barba” ennesima partita oltre i 30, questa volta sono “soltanto” 35 con 7 assist. Per i padroni di casa tutto il quintetto in doppia cifra con Gordon che ne fa 24, poi Faried (21), Tucker (18) e Rivers (13).
Tra i Raptors si mette in luce Kawhi Leonard che fa registrare al suo attivo 32 punti, 7 rimbalzi e 5 assist, mentre ne fanno 22 a testa Siakam e Green.
Nelle altre gare della notte vittorie per Washington Wizards (95-91 su Orlando Magic con Beal che ne fa 27, mentre dall’altra parte sono 28 quelli di Vucevic), Brooklyn Nets (109-99 nel derby con i New York Knicks), Miami Heat (100-94 sui Cleveland Cavaliers), Sacramento Kings (99-96 contro Memphis Grizzlies), Dallas Mavericks (106-101 su Detroit con Luka Doncic che ne fa 32, mentre ai Pistons non bastano i 35 di Blake Griffin), Denver Nuggets (132-95 sui Phoenix Suns ko nonostante i 35 di Devin Booker) e Utah Jazz (106-102 sui Timberwolves a cui non servono i 33 punti e 10 rimbalzi di Karl-Anthony Towns per evitare il ko).

MALAGÒ “BENE IL DIALOGO CON GIORGETTI SU RIFORMA”

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Giovanni Malagò non ha ancora digerito la delusione. Del resto il suo sogno era e resta uno: “Prima di morire vorrei vedere la mia amata città ricandidata e vittoriosa per le Olimpiadi estive”. Lo svela in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport ed ecco perchè risponde così alla domanda sulla ferita di Roma olimpica. “Rimarginata? Onestamente no. È stata una clamorosa occasione perduta e la storia mi sta dando ragione. Siamo stati sfortunati in quel dato contesto. Son convinto che, con le condizioni di oggi, l’amministrazione avrebbe detto: andiamo avanti. Cosa non ha funzionato? Le elezioni da poco e la campagna ideologica fondata su elementi non oggettivi hanno portato quelle valutazioni. Parigi oggi si sarebbe candidata? Stessa cosa, penso a Londra 2012, oggi con la tematica Brexit. Nella vita è sempre così. Le circostanze decidono”. Adesso l’obiettivo si sposta sulle Olimpiadi invernali con la candidatura Milano-Cortina da portare avanti. “Oscillo tra rammarico e orgoglio. Mica me l’ha ordinato il dottore di sposare questa causa, potevo dire “arrivederci e grazie”, ma il senso di responsabilità mi impone di aderire. Sapendo bene che, se si vince bravi tutti, se si perde la colpa è di Malagò. Milano olimpica sarebbe la strepitosa chiusa di una storia dolorosa”.
In questo momento c’è un altro grande pensiero che occupa la mente del numero 1 del Coni e riguarda “un’importante riforma dello sport”. Malagò sente la responsabilità del suo ruolo, con il governo ha fatto sentire la sua voce, ma adesso si è aperta una strada incoraggiante: “Oggi – spiega – siamo in una fase di grandissimo dialogo. Era giusto allora esprimere le contrarietà, così come oggi è giusto parlare. Ho molto apprezzato Giorgetti quando ripete che non può esserci un governo che non dialoghi con il Coni e viceversa. Siamo in costante contatto, trovo riduttivo fare un discorso solo di soldi. Conta il perimetro del ruolo. Il resto consegue. Il problema è di chi fa cosa e di chi non lo fa. Su questo c’è sintonia. L’indipendenza dello sport la devono e la vogliono riconoscere”.