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GOGGIA STELLARE, RITORNA ED E’ SECONDA A GARMISCH

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Un ritorno stellare. L’ultima volta che Sofia Goggia era scesa in pista aveva vinto: era il 15 marzo 2018 e la bergamasca trionfava nel superG di Are dopo aver già conquistato la coppa di specialità in discesa. A distanza di oltre dieci mesi, l’azzurra è seconda, ancora in superG, perché a Garmisch, nel giorno del suo debutto stagionale in Coppa del mondo, soltanto una spettacolare Nicole Schmidhofer le strappa il successo per appena 23 centesimi. L’infortunio al malleolo peroneale destro rimediato ad ottobre ormai è soltanto un ricordo. La lombarda è tornata quando sapeva di poter tornare, aspettando una settimana in più rispetto a quanto inizialmente programmato, saltando anche la tappa di Cortina, ma quando l’ha fatto, ha dimostrato di essere quella che ha entusiasmato nella scorsa stagione, vincendo anche l’oro olimpico in discesa. A Garmisch, dopo un’attesa prolungata dalla nevicata che ha fatto slittare la gara di un’ora e mezza, la Goggia ha fatto la differenza nella parte centrale, dove ha disegnato linee straordinarie.

Quando l’austriaca Schmidhofer è arrivata al traguardo e si è accesa la luce verde, Goggia ha allargato le braccia, un po’ rammaricata: sarà felicissima di questo secondo posto al rientro, ma una campionessa come lei cerca sempre l’eccellenza, come ha detto qualche giorno fa. Ma il 23esimo podio della carriera, il settimo in superG, di sicuro possono renderla soddisfatta. Il suo ritorno, tra l’altro, ha dato la carica a tutta la squadra, che ha ottenuto risultati straordinari: Federica Brignone, dopo una piccola sbavatura iniziale, ha sciato meravigliosamente nella parte più tecnica del tracciato e ha chiuso quarta (prima top ten dell’anno in superG), ad appena dieci centesimi dal podio, dove è salita Lara Gut. Poi, dal nono all’undicesimo posto, si sono classificate Marta Bassino, Francesca Marsaglia e Nadia Fanchini, con la prima che ha confermato la crescita graduale ottenendo il miglior risultato stagionale nella specialità, la romana che ha sorpreso anche se stessa dopo i problemi avuti nella notte e la bresciana che ha riscattato le ultime prestazioni, ritrovando il sorriso. Tra le prime trenta finiscono anche Elena Curtoni e Nicol Delago, fuori Federica Sosio e Nadia Delago. Domani, domenica 27 (ore 11.30, diretta tv Raisport ed Eurosport), la discesa potrà regalare altre soddisfazioni all’Italia sulla Kandahar. Nella classifica di Coppa del Mondo, che vede sempre al comando Mikaela Shiffrin, oggi assente, Brignone sale al settimo posto a quota 500 punti, mentre in quella di specialità Schmidhofer si porta al terzo posto a 47 punti dalla stessa Shiffrin.

OSAKA VINCE GLI AUSTRALIAN OPEN, DA LUNEDI’ NUMERO 1

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Naomi Osaka ha vinto il titolo degli Australian Open femminili, primo Slam stagionale che si è concluso sul cemento di Melbourne. In una finale combattutissima, la giapponese, numero 4 del ranking e del seeding, ha battuto per 7-6(2) 5-7 6-4, in due ore e 27 minuti di partita, la ceca Petra Kvitova, numero 6 Wta ed ottava testa di serie. Da lunedì la 21enne di Osaka, già trionfatrice agli Us Open, diventerà la nuova numero uno del tennis mondiale (prima tennista asiatica di sempre, uomo o donna, la più giovane da Caroline Wozniacki nel 2010) spodestando Simona Halep, con la rumena che scenderà al terzo posto preceduta anche dalla Kvitova.Per il secondo anno di fila la finale di Melbourne valeva anche lo scettro mondiale. Entrambe non avevano mai perso una finale Slam: 2 su 2 per Kvitova, 1 su 1 per Osaka. In più la ceca aveva vinto tutte le ultime otto sfide per il titolo disputate. Osaka ha iniziato con un doppio fallo la prima sfida con la Kvitova, ma ha immediatamente replicato con due robuste prime tanto per mettere in chiaro le cose. Nel quinto gioco, il primo davvero combattuto, la nipponica ha salvato due palle-break ma è riuscita a difendere il servizio salendo 3-2. Improvvisamente i turni di servizio sono diventati complicati per entrambe. Nel sesto game è stata la ceca ad annullare una chance di break con il servizio (3-3) mentre in quello successivo di palle-break la giapponese ne ha salvate addirittura tre di fila prima di salire 4-3. Kvitova ha cominciato ad utilizzare con profitto il drop-shot di rovescio ma la giapponese è comunque salita prima 5-4 e poi 6-5 dimostrando di aver fatto la scelta giusta scegliendo di servire per prima. Nel dodicesimo gioco un diritto sotterrato in rete dalla Kvitova ha regalato un set-point alla Osaka ma ancora con un diritto lungolinea lo ha cancellato: Kvitova ha annullato un altro set-point con una prima robusta e poi con un paio di “ruggiti” ha trascinato il parziale al tie-break. Osaka lo ha giocato in maniera più aggressiva (splendida una risposta lungolinea nel secondo punto) e soprattutto mettendo sempre la prima aggiudicandoselo per 7 punti a 2. In avvio di seconda  frazione la ceca ha provato a reagire strappando la battuta alla giapponese nel secondo gioco (2-0) ma dopo aver fallito tre chance di salire 3-0 ha concesso il contro-break (2-1), perdendo per la prima volta il servizio nel match. Nel quinto gioco la 28enne mancina di Bilovec ancora in grande difficoltà: la ceca, sempre più stanca e lenta negli spostamenti, ha ceduto la battuta (con una prima che non entra più) addirittura a zero. La Osaka ha allungato sul 4-2, nel nono gioco la Kvitova ha annullato ben tre match-point di fila e poi nel decimo, al momento di chiudere per il match la giapponese ha concesso il contro-break con la ceca che ha vinto 8 degli ultimi 9 punti (5-5). Nell’undicesimo game Kvitova ha annullato una palla-break ed è passata in vantaggio 6-5 e poi, inanellando il quarto gioco di fila, ha pareggiato il conto dei set complici due nastri benevoli ed un doppio fallo di una Osaka inferocita. Naomi ha approfittato del “toilette break” per rifugiarsi in lacrime negli spogliatoi. Alla ripresa del match quinto gioco di fila per la ceca, partita bene anche nel set decisivo. Nel terzo game, però, la Osaka, che non perdeva un match dove dopo aver vinto il primo set dal 2016 (59 consecutivi), si è ripresa, è tornata a spingere ed ha strappato nuovamente il servizio alla ceca (terzo gioco) salendo poi 3-1. E nel sesto, dopo aver salvato con una prima potente la palla per il contro-break, ha difeso il vantaggio (4-2). Nel settimo game Kvitova ha recuperato un’altra volta dallo 0-40. Nel decimo gioco, avanti 5-4, Osaka è tornata a servire per  il match, ed è arrivata pure qualche goccia di pioggia: con le palle nuove a disposizione stavolta l’orientale non ha fallito, chiudendo al secondo match-point (il quinto complessivo). E’ lei la nuova regina del Melbourne, e del mondo. E stavolta si può godere il suo trionfo.

 

QUAGLIARELLA COME BATIGOL, SASSUOLO DOMINA CAGLIARI

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La Sampdoria vince nel segno del solito Fabio Quagliarella. Il capitano della squadra di Giampaolo, assieme a Linetty e Gabbiadini, è il grande protagonista nel 4-0 rifilato all’Udinese nella ventunesima giornata di Serie A. Quarto successo consecutivo al Ferraris per i blucerchiati che sognano in grande issandosi a -1 dal quarto posto. La gara si sblocca alla mezz’ora: Behrami ritarda troppo il disimpegno, alle sue spalle arriva Defrel che gli soffia la sfera e conquista un rigore. Dagli undici metri Quagliarella non sbaglia insaccando con un potente rasoterra per l’1-0: undicesima gara di fila in gol in campionato e striscia record di Batistuta (stagione 1994-95) eguagliata. Il numero 27 si ripete nella ripresa: al 55’ Massa comanda un altro rigore per la Samp per il braccio largo di Opoku sul tiro di Murru e dal dischetto Quagliarella (cui il Ferraris tributa una meritata standing ovation nel finale) trasforma per il 2-0, questa volta con una gran botta sotto la traversa. Per la Samp si aprono praterie tra le maglie di una Udinese ormai sfiduciata: al 68’ Linetty segna il 3-0 capitalizzando una splendida azione tutta di prima, dieci più tardi arriva anche la prima rete in blucerchiato di Gabbiadini al primo pallone toccato per il 4-0 conclusivo. Affonda quindi l’Udinese che prosegue nel suo mal di trasferta: zero reti nelle ultime quattro partite lontano dalla Dacia Arena e una classifica che preoccupa sempre di più.

Il Sassuolo batte il Cagliari e torna a vincere in casa. Dopo quattro match di fila, i neroverdi ritrovano il successo in campionato al Mapei Stadium e interrompono il ruolino negativo di 2 pareggi e 5 sconfitte nelle ultime sette partite interne. Un’ottima prova da parte dei ragazzi di De Zerbi, vittoriosi per 3-0 sulla formazione sarda grazie alle firme di Locatelli, Babacar e Matri. Partita giocata a viso aperto da entrambe le squadre con il Sassuolo maggiormente pericoloso a fronte di un Cagliari impreciso negli ultimi metri. Sono i padroni di casa a trovare il vantaggio dopo soli 9 minuti con Locatelli, a segno per la prima volta in maglia neroverde: Berardi libera il mancino da fuori area, Cragno respinge corto e l’ex milanista si avventa per la ribattuta sotto porta. Il Cagliari prova a rispondere ma non riesce a proporsi pericolosamente dalle parti di Consigli, nemmeno con sette corner nei primi 45′. E poco prima di entrare negli spogliatoi arriva la doccia fredda: Srna sgambetta Djuricic e l’attaccante reclama il rigore. Irrati lascia proseguire poi, qualche secondo più tardi, viene richiamato al Var e dopo aver visionato il contatto a bordocampo concede il penalty. Sul dischetto, dopo un piccolo battibecco con Berardi, si presenta Babacar che con grande freddezza realizza il 2-0 alla sinistra di Cragno. Nel finale, all’87’, ci pensa l’ex di turno Matri a bucare il portiere dei sardi, su assist di Duncan, per il 3-0 definitivo.

NIENTE GOL A SAN SIRO, FINISCE 0-0 MILAN-NAPOLI

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Milan e Napoli non vanno oltre lo 0-0 nell’anticipo della 21esima giornata di Serie A. Ritmi alti, molti tiri verso la porta ma niente reti al termine dei novanta minuti: un punto che non accontenta nessuna delle due formazioni.

Il Napoli, complice l’assenza di Allan, soffre un po’ a centrocampo dove i palloni vaganti sono tutti prede dei rossoneri che rispondono in zona offensiva con Cutrone: al 7’ l’attaccante viene servito in profondità e spara sull’esterno della rete da posizione defilata. Milan e Napoli sono le due squadre che hanno tirato di più da fuori area in questo campionato e nel primo tempo sono Calhanoglu e Zielinski a provarci spesso dalla distanza con risultati alterni ma senza impensierire più di tanto Ospina e Donnarumma. La seconda frazione di gioco si apre con l’occasione più nitida del match: Albiol rinvia su Kessié che perde un tempo di gioco e si fa murare da Malcuit in calcio d’angolo da pochi passi. Al 70’ l’occasione di Zielinski dalla distanza è un segnale d’allarme per Gattuso che si gioca la carta Piatek al posto di Cutrone. E al 75′ c’è la prima occasione per il polacco che penetra in profondità ma viene murato da Ospina e Koulibaly in calcio d’angolo. All’86’ c’è invece bisogno del miglior Donnarumma per evitare il gol partenopeo: sugli sviluppi di un contropiede in superiorità numerica, Zielinski arriva al tiro senza riuscire a battere l’estremo difensore rossonero. L’arbitro concede cinque minuti di recupero ma c’è spazio solo per l’espulsione per doppia ammonizione di Fabian Ruiz.

SUCCESSO IN TRASFERTA PER GLI SPURS DI BELINELLI

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Successo in trasferta per San Antonio nella notte italiana della regular-season dell’Nba. Davanti ai circa 18.000 spettatori del Smoothie King Center, gli Spurs hanno superato per 126-114 i padroni di casa dei New Orleans Pelicans, che senza Anthony Davis possono consolarsi solo per i 29 punti realizzati da Jrue Holiday, top-scorer della serata. Tra gli ospiti, 28 punti di LaMarcus Aldridge e 8, in 22 minuti di impiego, dell’azzurro Marco Belinelli, escluso dal quintetto base. Affermazione esterna anche per i Golden State Warriors: i campioni in carica, al decimo centro di fila, espugnano il parquet dei Boston Celtics per 115-111 con 33 punti di Kevin Durant. Affermazione casalinga, infine, per i Denver Nuggets, che mettono al tappeto i Philadelphia 76ers per 126-110 con l’ennesima tripla doppia di Nikola Jokic (32 punti, 18 rimbalzi e 10 assist).

VIVIANI CONQUISTA IN VOLATA LA 5^ CADEL EVANS RACE

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Elia Viviani ha vinto in volata la quinta edizione della Cadel Evans Great Ocean Road Race, prova in linea per professionisti di 163,5 chilometri con la salita di Challambra da affrontare, nata nel 2015 per celebrare l’addio all’attività del grande corridore australiano. Sul traguardo di Geelong, nello stato di Victoria, il 28enne veronese della Deceuninck-QuickStep, campione italiano su strada e olimpionico in carica nell’omnium, ha preceduto in uno sprint a ranghi ridotti l’australiano Caleb Ewans (Lotto Soudal) e il sudafricano Daryl Impey (Mitchelton-Scott), ‘vendicando’ così il secondo posto del 2018. Per Viviani si tratta del secondo successo stagionale nel World Tour dopo la prima tappa al Tour Down Under, sempre in Australia. “Mi piace molto questa gara – ha detto soddisfatto al traguardo il fuoriclasse veneto, al 70esimo centro in carriera – perché dà una possibilità ad ogni tipo di corridore. Volevo migliorare il secondo posto dell’anno scorso (alle spalle di McCarthy, ndr) e ci sono felice di esserci riuscito, grazie anche al gran lavoro della squadra”.

SETTEBELLO DJOKOVIC, NADAL DOMINATO IN TRE SET

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Novak Djokovic ha calato il Settebello vincente da record agli Australian Open (nessuno ha vinto più volte di lui down under, dove Roger Federer e Roy Emerson sono a quota 6). In quella che era la sua 24esima finale Slam, il numero uno del mondo ha dominato al di là di ogni previsione Rafael Nadal, numero 2 del ranking Atp e del tabellone, tornato all’ultimo atto del torneo a Melbourne a dieci anni di distanza dal trionfo del 2009: 6-3 6-2 6-3 l’eloquente punteggio con cui sulla Rod Laver Arena, in due ore e 4 minuti, il 31enne di Belgrado ha messo le mani sul suo 15esimo Major, il terzo conquistato di fila dopo i trionfi a Wimbledon e US Open in una seconda parte di 2018 davvero spaziale. E’ stato ancora una volta un Djokovic “mostruoso” in quanto a solidità (appena 9 errori gratuiti), portando il proprio ruolino di marcia nella metropoli australiana a qualcosa come 68 match vinti a fronte di 8 sconfitte. Al 32enne mancino di Manacor – 17 trofei Slam in bacheca – non è bastato arrivare alla sua 25esima finale Slam senza cedere per strada alcun set (non era mai accaduto prima a Melbourne) per concedere il bis del successo 2009 ed evitare la quarta sconfitta nel match clou agli Australian Open (in precedenza aveva perso quelli del 2012, 2014 e 2017). Una sconfitta severa, la prima per Nadal in tre set in una finale Slam. Si era presentato qui senza partite ufficiali alle spalle, facendo il suo rientro dopo quattro mesi di assenza dal tour (mancava dal ritiro nella semifinale degli US Open contro Del Potro per il riacutizzarsi del problema al ginocchio destro) e infortuni assortiti di vario genere, e match dopo match lo spagnolo aveva fugato i dubbi sulla reale competitività, con un percorso netto nella parte bassa del draw: sei vittorie lasciando per strada le briciole ai rivali – tra questi anche i rampanti Next Gen De Minaur, Tiafoe e Tsitsipas -, così da regalarsi la chance per un 18esimo titolo Slam e per essere il primo tennista nell’Era Open a conquistare almeno due volte tutti i quattro Major. Un obiettivo che si è infranto di fronte a un Djokovic davvero impressionante. Smaltita la delusione per l’ottavo ko di fila sul cemento contro il serbo – l’ultima affermazione di ‘Rafa’ risale agli Us Open 2013 – il campione spagnolo ci riproverà al Roland Garros, nel suo regno indiscusso. “Complimenti a Novak e al suo team per il livello di tennis straordinario espresso oggi e per tutte le due settimane – le prime parole di Nadal dopo aver ricevuto il piatto d’argento per il secondo classificato – Mi sento in dovere di ringraziare tutti coloro che rendono questo torneo così fantastico, migliora ogni anno, e molto probabilmente è il migliore al mondo, e quindi grazie per la promozione che fate per il nostro sport. Anche se non è stata la mia serata migliore, perché dall’altra parte della rete c’era un avversario fortissimo, sono state due settimane emozionanti e positive. Negli ultimi anni ho vissuto momenti complicati, l’anno scorso ho giocato solo 9 tornei e anche qui in Australia mi sono dovuto ritirare, ero fermo per infortunio da Flushing Meadows e ho giocato proprio a Melbourne il primo match vero della stagione, per questo è veramente tanto importante essere di nuovo qui. Credo di aver giocato due settimane di grande tennis, mi darà energia e ispirazione per il proseguo. E quindi grazie alla mia squadra e alla mia famiglia: non sono mancati i problemi nella mia carriera, però voi siete stati fondamentali nell’essere sempre al mio fianco. Una cosa posso dire con certezza: continuerò a lavorare duro e a lottare per le cose più importanti, per migliorare e per darmi ancora un’altra chance per vincere qui. E’ difficile spiegare il rapporto speciale che ho con voi tifosi, quello che mi manca di più quando non sono su un campo da tennis”. “Essere qui oggi e riuscire a vincere questo titolo, il terzo degli ultimi 4 Slam, è straordinario. Sono senza parole”. Novak Djokovic trattiene a stento l’emozione dopo il settimo sigillo agli Australian Open. “Devo ricambiare i complimenti di Rafa. Nella tua carriera sei stato sfortunato perché hai avuto tanti infortuni ma dimostri a me, ai nostri colleghi e ai giovani questa capacità di non mollare mai e di lottare, con una straordinaria resilienza – ha aggiunto ‘Nole’ rivolgendosi al grande rivale spagnolo – Sto cercando di rivivere il viaggio degli ultimi dodici mesi, entrambi abbiamo subito un intervento chirurgico. Per me essere qui oggi e riuscire a vincere questo titolo è fantastico, una sensazione incredibile. Voglio ringraziare il mio team, questo è uno sport individuale ma voi siete sempre lì a incoraggiarmi e anche a sopportarmi nelle giornate negative e questo è fondamentale”, evidenzia il campione di Belgrado, dedicando una menzione speciale al suo storico coach Marian Vajda: “Grazie di essere tornato al mio fianco”. “Voglio salutare anche mia moglie e i miei figli Stefan e Tara, avevano detto che avrebbero seguito il match e chissà se è stato così. La mia famiglia è la cosa a cui tengo di più sul pianeta, e questi trofei sono ancora più speciali quando ci sono delle persone con cui condividerli. E’ giusto ricordarselo e non darlo per scontato”, ha proseguito Djokovic, prima di concludere con una dedica a Melbourne. “Come ha detto Rafa, questo è il miglior torneo al mondo. Ci fate sentire come se fossimo a casa e provo bellissime sensazioni, di positività, in questa città e in questo torneo. Qui le persone apprezzano e rispettano noi giocatori e quindi è ancora più bello competere. Non vedo l’ora di tornare il prossimo anno e rivivere questa esperienza”.

GOGGIA E PARIS ANCORA SUL PODIO IN COPPA DEL MONDO

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Due gare, due podi, due secondi posti: il rientro di Sofia Goggia nella Coppa del Mondo di sci alpino femminile è prepotente. La bergamasca ritrova ottime sensazioni anche nella discesa di Garmisch-Partenkirchen, e non toglie mai il piede dall’acceleratore rischiando anche una caduta. Ma Sofia è così. L’azzurra, dopo il Super-G di sabato, recita un ruolo da protagonista anche nella libera e si arrende solamente a Stephanie Venier: l’austriaca è quasi perfetta e sbaraglia tutta la concorrenza dimostrando ancora una volta che quest’anno il team austriaco al femminile, nelle gare di velocità, sembra non avere rivali. Sono venticinque i centesimi che distanziano Venier e Goggia, con l’azzurra che ha assaporato la vittoria ma alla fine si è dovuta inchinare alla bravura dell’austriaca che ha fatto la differenza soprattutto nella parte iniziale del tracciato dove la Goggia ha commesso qualche piccolo errore. “Sono contenta anche oggi di aver preso parte alla gara e di aver continuato in quella che è la mia preparazione al Mondiale – ha commentato l’azzurra nel post-gara – Garmisch riserva sempre delle sorprese rispetto alle prove, tutti gli anni viene sempre interrotta dopo i primi numeri però va bene così, non c’era progressione migliore che potessi sperare”. A completare il podio, per la felicità del pubblico locale, c’è la tedesca Kira Weidle che sta continuando il suo ottimo percorso di crescita. Una gara però fortemente condizionata dalle tante  cadute tanto che la giuria ha dovuto interrompere le discese al numero 42 per motivi di sicurezza impedendo alle ultime dieci atlete di poter far segnare un tempo. Tra le cadute anche le italiane non sono state esenti: Nicol Delago, Federica Brignone e Federica Sosio non sono riuscite a concludere le rispettivi prove finendo per terra. Quest’ultima è stata trasportata in ospedale per accertamenti. Grande rammarico per Delago che, scesa con il pettorale numero uno, stava disputando un’ottima prova. Chi sorride è Nadia Fanchini, l’azzurra ritrova il feeling giusto e chiude la gara con un ottimo sesto posto che può darle morale e fiducia in vista dei Mondiali di Are. In classifica generale rimane saldamente al comando Mikaela Shiffrin, che ha scelto di non venire a Garmisch per preservarsi in vista dell’appuntamento iridato, con 1494 punti. Seguono Petra Vlhova (698) e Wendy Holdener (637), mentre la prima italiana rimane Federica Brignone, settima con 500 punti. Sofia Goggia risale posizioni ed è 37esima con 160 punti conquistati in due gare. Il circus bianco al femminile la settimana prossima si trasferirà a Maribor, in Slovenia, dove si disputeranno uno slalom e uno slalom gigante. Ultimo appuntamento prima degli attesissimi Mondiali di Are.
Dominik Paris e Kitzbuehel, un feeling speciale. Il velocista azzurro chiude al terzo posto il superG, valevole per la Coppa del Mondo di sci alpino, confermando il suo grande momento di forma. Dopo lo straordinario successo di venerdì in discesa, sulla Streif, Paris ha disputato un’altra bella gara e, nonostante qualche errore nella parte iniziale, ha scatenato tutta la sua velocità e ha chiuso al terzo posto di un’incollatura, a soli dieci centesimi dalla vetta. “Sono contentissimo per secondo podio di fila a Kitzbuhel: è un risultato che dà tante soddisfazioni – ha commentato l’azzurro – Peccato per qualche errore sul piano dove ho sbagliato”. In una gara nel quale la parola chiave è stata equilibrio: basti pensare che in 75 centesimi ci sono ben 18 atleti. A trionfare è stato Josef Ferstl, il tedesco, sceso con il pettorale numero 1 ha sfruttato la pista nel suo massimo momento e nessuno degli avversari lo è riuscito a schiodare da quel primo posto. Dietro di lui un’altra sorpresa, il francese Johan Clarey, che ha conquistato un ottimo secondo posto a soli otto centesimi dal teutonico. Chiude tra i primi dieci anche Christof Innerhofer, l’azzurro disputa una buona prova ed è nono a neanche mezzo secondo da Ferstl a testimonianza del grandissimo equilibrio odierno. A punti anche Matteo Marsaglia e Mattia Casse che chiudono rispettivamente diciassettesimo e ventesimo, mentre non ha concluso la sua prova Alexander Prast. In classifica generale  l’austriaco Marcel Hirscher conserva tranquillamente la sua leadership con 1116 punti, secondo il norvegese Henrik-Kristoffersen a 671 tallonato da un ottimo Alexis Pinturault, terzo a 652. Guadagna una posizione Dominik Paris che si porta al quarto posto a 550, mentre nella classifica di specialità c’è grande lotta con l’azzurro che è terzo ma solamente a sei punti da Vincent Kriechmayr, leader quando mancano tre Super-G al termine della stagione. Il circus bianco rimarrà in Austria visto che martedì, a Schladming, si disputerà uno slalom speciale in notturna con prima manche prevista alle 17.45 e seconda alle 20.45.