ROMA (ITALPRESS) – Il campione olimpico dei 100 metri Marcell Jacobs si è sottoposto a Roma, presso l’Istituto di Scienza dello sport, a una risonanza magnetica che ha accertato la presenza degli esiti di una lesione, valutabile tra il primo ed il secondo grado in fase riparativa, a carico del grande adduttore destro. Alla luce di quanto sopra e del periodo di riabilitazione già intervenuto negli Stati Uniti dopo la batteria dei 100 metri corsa dall’azzurro ai Mondiali di Eugene, lo staff sanitario azzurro ha disposto la prosecuzione del percorso riabilitativo fino a completa guarigione.
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Lesione confermata, Jacobs prosegue il percorso riabilitativo
Sticchi Damiani “A Monza record spettatori e tribune provvisorie”
ROMA (ITALPRESS) – “I numeri per il Gran Premio di Monza sono già eccezionali, abbiamo già superato i 310 mila e andiamo verso i 320 mila spettatori nel week-end: numeri mai ottenuti. C’è un grandissimo entusiasmo verso la Ferrari e l’Autodromo che compirà 100 anni. Poi la grande passione in Italia che c’è per l’automobilismo, costretta a rimanere fuori dagli autodromi per due anni”. Lo ha detto Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci, intervenuto a ‘La politica nel pallonè su Rai Gr Parlamento. “Prevediamo nella sola domenica tra i 110 e i 120 mila spettatori, anche questo un record. Stiamo realizzando delle tribune provvisorie perchè la domanda esiste ancora, per non lasciare nessuno fuori e per raggiungere il maggior numero di spettatori – prosegue – La corsa si vede meglio in televisione, la qualità del prodotto è cresciuta moltissimo soprattutto da quando è arrivato Domenicali. Partecipare all’evento è diverso: l’atmosfera, i rumori, gli incontri nel paddock o nell’ambito del circuito, una full immersion che dà tante altre soddisfazioni. Poi c’è anche la corsa, ma si vuole vivere l’evento dall’interno”.
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Tennis: Atp. Best ranking Musetti, Sinner sempre top ten
ROMA (ITALPRESS) – E’ la settimana di Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara ha conquistato ieri il suo primo titolo nel circuito maggiore battendo nella finale del “500” di Amburgo lo spagnolo Carlos Alcaraz. Uno storico trionfo che, dopo l’ultimo aggiornamento del ranking da parte dell’Atp, lo ha portato a guadagnare in un colpo solo ben 31 posizioni, andandosi a sedere per la prima volta in carriera sul 31esimo gradino della classifica maschile (best ranking). Il giovane toscano ha così scavalcato sia Fabio Fognini (numero 54) che Lorenzo Sonego (numero 58), facendo il proprio esordio sul podio del classifica a colori azzurri. E pensare che prima di oggi non si era mai spinto oltre la 51esima posizione.
L’italia del tennis maschile questo weekend non ha festeggiato solamente la vittoria di Musetti: ha anche gioito assieme a Francesco Passaro. Il 21enne perugino ha giocato sulla terra di Trieste la sua quarta finale Challenger in assoluto (dopo le tre perse a Sanremo, Forlì e Milano), mettendo in bacheca il primo titolo nel circuito della propria carriera. Come non fosse già abbastanza, Passaro ha festeggiato anche il best ranking, balzando alla posizione 144 della classifica Atp.
Chi avrebbe voluto aggiungersi alla festa azzurra nei tornei in giro per il mondo è certamente Matteo Berrettini (numero 14), anch’egli protagonista di una finale, nell’Atp 250 di Gstaad. La terra svizzera non è stata amica del 26enne romano, che ha trovato la sconfitta per mano del norvegese Casper Ruud (quest’oggi numero 6 della classifica, scavalcato da Alcaraz, ora numero 5) riuscendo comunque a risalire un gradino nel ranking mondiale, che poco più di un mese fa l’ha visto uscire dalla top-10 per la prima volta dopo quasi tre anni. Si conferma così leader del tennis maschile italiano, per la terza settimana consecutiva, Jannik Sinner, stabile al numero 10 del mondo, atteso nei prossimi giorni dal rientro in campo nel “250” di Umago. Tutto immutato sul podio iridato: comanda il russo Daniil Medvedev, seguito dal tedesco Alexander Zverev e dallo spagnolo Rafael Nadal.
Questa la nuova classifica Atp:
1. Daniil Medvedev (Rus) 7775 (–)
2. Alexander Zverev (Ger) 6850 (–)
3. Rafael Nadal (Esp) 6165 (–)
4. Stefanos Tsitsipas (Gre) 5045 (–)
5. Carlos Alcaraz (Esp) 4895 (+1)
6. Casper Ruud (Nor) 4890 (-1)
7. Novak Djokovic (Srb) 4770 (–)
8. Andrey Rublev (Rus) 3575 (–)
9. Felix Auger-Aliassime (Can) 3445 (–)
10. Jannik Sinner (ITA) 3185 (–)
Così gli altri italiani:
14. Matteo Berrettini 2430 (+1)
31. Lorenzo Musetti 1280 (+31)
54. Fabio Fognini 834 (+7)
58. Lorenzo Sonego 810 (+2)
133. Flavio Cobolli 409 (+1)
136. Franco Agamenone 398 (+9)
144. Francesco Passaro 379 (+97)
150. Gianluca Mager 366 (-9)
151. Marco Cecchinato 362 (-4)
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Cala il sipario a Eugene, miglior risultato azzurro dal 2003
EUGENE (USA) (ITALPRESS) – L’Italia chiude il Mondiale di atletica di Eugene (Usa) con il settimo posto della staffetta 4×400 femminile: Anna Polinari, Ayomide Folorunso, Virginia Troiani e Alice Mangione corrono in 3:26.45, terza prestazione italiana assoluta di sempre. Mai un quartetto del miglio così in alto ai Mondiali.
Due primati del mondo nella giornata conclusiva: lo svedese Armand “Mondo” Duplantis sale nell’asta a 6,21, scavalcando di un centimetro il precedente limite, da lui stesso ottenuto nel marzo di quest’anno al Belgrado; la nigeriana Tobi Amusan stupisce nei 100hs, correndo in semifinale in 12.12 (+0.9), otto centesimi meglio di quanto fatto dalla statunitense Kendra Harrison nel luglio 2016. In finale, ancora un crono stupefacente per la nigeriana, oro in 12.06, tempo però realizzato con vento oltre il limite (+2.5).
Il Mondiale per il team italiano si chiude con il settimo posto delle ragazze della staffetta del miglio, miglior piazzamento di sempre in un Mondiale in questa specialità. Il loro 3:26.45 non è lontano dal record italiano assoluto, il 3:25.16 realizzato ai Giochi di Rio, collocandosi al terzo posto nella lista italiana di sempre. Un risultato di valore tecnico notevole, impreziosito da tempi parziali di valore (Polinari 52.46, Folorunso 50.77, Troiani 52.37, Mangione 50.85). L’oro va agli Stati Uniti in 3:17.79, ottava prestazione mondiale di sempre, con uno strabiliante split di 47.91 attribuito a Sydney McLaughlin. Argento alla Giamaica (3:20.74), bronzo alla Gran Bretagna (3:22.64).
Una spedizione positiva per la squadra azzurra, che ha colto, soprattutto in termini di finalisti e punti, risultati che mancavano da diverse edizioni. L’oro di Massimo Stano nella 35 km di marcia riporta il tricolore sul gradino più alto del podio dopo un’attesa durata 19 anni (l’ultimo a riuscirci fu Giuseppe Gibilisco nell’asta, a Parigi 2003) e rimette la squadra maschile nel medagliere a 13 anni da Berlino 2009 (la medaglia “postuma” di Giorgio Rubino nei 20km di marcia).
E sempre da 13 anni non si riusciva a ottenere più di un podio nella stessa edizione (con Stano, va a referto anche il magnifico bronzo nell’alto femminile di Elena Vallortigara). Anche in termini di punti e finalisti il risultato è da sottolineare. Il raccolto complessivo è di 39 punti (dodicesimo posto nella speciale classifica che assegna 8 punti al primo classificato di ogni gara e un punto all’ottavo), il miglior risultato dal 2003 a questa parte (a Parigi, 19 anni fa, collezionammo esattamente 39 punti, come oggi). I finalisti sono dieci, divisi in maniera equa tra uomini e donne, pareggiando (ancora) Parigi 2003, e riportando la squadra italiana in doppia cifra dopo un’attesa durata 9 edizioni. Diciannovesimo piazzamento nel medagliere. Agli Stati Uniti il primo trofeo assegnato per la squadra vincitrice della classifica a punti. Gli americani hanno letteralmente dominato il Mondiale: 33 medaglie (13 d’oro), 65 finalisti, addirittura 328 punti. Giamaica (110) ed Etiopia (106) chiudono il trio di testa.
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Verstappen vince in Francia, Leclerc out mentre era in testa
LE CASTELLET (FRANCIA) (ITALPRESS) – Max Verstappen è perfetto, Charles Leclerc no. Il Gran Premio di Francia finisce nelle mani del campione del mondo in carica della Red Bull che non si prende rischi a inizio gara, lascia il comando in mano al monegasco che finisce a muro e complica terribilmente i giochi per il Mondiale. A Le Castellet, l’olandese fortifica il suo vantaggio nella classifica piloti, ora di 63 punti. A poco più di metà stagione la rimonta è “difficile, ma non impossibile” come testimoniato a caldo dal team principal Mattia Binotto. Per Verstappen è la ventisettesima vittoria in carriera, la settima quest’anno: “Avevamo un buon passo sin dall’inizio, ho messo pressione a Leclerc, anche se era difficile sorpassare. Abbiamo mantenuto la calma e siamo rimasti vicini, anche perché non puoi sapere come può svilupparsi una gara. Per Leclerc l’incidente è stata una sfortuna, spero stia bene. Da quel momento ho gestito le gomme”. Fa mea culpa lo stesso Leclerc, il quale ha perso il posteriore della sua F1-75 nella doppia curva di Le Beausset attorno al 18esimo giro: “Non posso fare questi errori, da inizio anno sono a un livello molto alto, ma se faccio questi errori non serve a nulla. E’ inaccettabile, se a fine anno perdiamo il campionato per 32 punti saprò che sono persi a causa mia”.
Festeggia la Red Bull, ma anche la Mercedes che ritorna sul podio con entrambi i piloti. Lewis Hamilton fa il massimo e chiude secondo raccogliendo la quarta top-3 consecutiva: “Questa gara è stata difficile e il team ha fatto un ottimo lavoro in termini di affidabilità, all’inizio del weekend eravamo piuttosto lontani dai primi. Anche Russell ha fatto molto bene”. Felice lo stesso Russell, autore di un sorpasso su Sergio Perez nei minuti finali dopo la virtual safety car. Il messicano ammette: “E’ stata molto brutta la mia ripartenza, abbiamo avuto una sorta di pattinamento e credo ci fosse un problema durante la safety car. Mi sono fatto cogliere di sorpresa da Geroge”.
Una menzione particolare la merita Carlos Sainz, giunto quinto con una super rimonta dopo la penalità per il cambio di power unit (partiva penultimo). Anche se lo spagnolo ha qualcosa da ridire sul pit-stop finale: “Con una gara perfetta avrei potuto ottenere il podio. I dati ci dicevano che le gomme non sarebbero arrivate fino alla fine, ma io sono il pilota. Stavo volando in pista e volevo godermela, è normale che ci fosse un po’ di discussione”. Sesta l’Alpine di Fernando Alonso davanti a Lando Norris (McLaren) e al compagno di box Esteban Ocon (Alpine).
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Irina Begu vince i 33^ Palermo Ladies Open
PALERMO (ITALPRESS) – Diciassette anni dopo Irina Spirlea, una rumena torna a vincere a Palermo. Si tratta di Irina Camelia Begu, campionessa dei 33^ Palermo Ladies Open. La nativa di Bucarest, testa di serie n. 6 del torneo e n. 45 al mondo, ha battuto in finale Lucia Bronzetti: 6-2, 6-2 il punteggio finale in un’ora e 32 minuti di gioco. Una partita perfetta da parte di Begu che sul campo centrale del Country Time Club, tornato sold-out dopo la pandemia, è stata tatticamente perfetta e non ha mai commesso errori. Nel primo set, dopo un iniziale break e controbreak, l’equilibrio si spezza nel terzo game quando Begu strappa il servizio a Bronzetti alla terza occasione. Da qui vince quattro dei successivi cinque game, chiudendo il primo parziale in 41 minuti. Bronzetti, nel secondo set, prova a variare il gioco, ma Begu non concede mai chance all’azzurra e conquista il suo quinto titolo WTA in carriera, il primo dal 2017. “Palermo è un posto speciale per me, qui c’è parte della mia famiglia che mi ha supportato per tutta la settimana – ha detto Begu – Brava Lucia, la tua settimana è stata straordinaria. Sicuramente tornerò qui. Voi per primi avete riportato il tennis nel mondo, continuate così”. Il pubblico del Country ha riservato una lunga standing ovation anche a Lucia Bronzetti: “Questa settimana resterà nel mio cuore per sempre – esordisce l’azzurra -. Sono orgogliosa del percorso che ho fatto nell’ultimo anno, spero che ci saranno altre finali e di riuscire a vincere. Dedico questo trofeo a una persona speciale che mi ha seguito da lassù”.
Sono – invece – l’ungherese Anna Bondar e la belga Kimberley Zimmermann le campionesse del torneo di doppio. Le numero 3 del seeding hanno battuto in finale la russa Amina Anshba e l’ungherese Panna Udvardy: 6-3, 6-2 il risultato finale in un’ora e 11 minuti di gioco. Per Zimmermann si tratta della seconda vittoria consecutiva a Palermo. La belga, infatti, aveva vinto lo scorso anno il torneo di doppio in coppia con la neozelandese Erin Routliffe. Per Bondar, invece, è il primo titolo in doppio nel circuito WTA.
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Passerella a Philipsen, Tour de France a Vingegaard
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – La passerella finale del Tour de France viene conquistata da Jasper Philipsen. Volata stupenda a Parigi a incoronare il belga dell’Alpecin-Deceuninck davanti all’olandese Dylan Groenewegen (Team Bikeexchange-Jayco) e al norvegese Alexander Kristoff (Intermache): “Non posso ancora crederci, è un sogno che si avvera. Lo realizzerò nei prossimi giorni perchè si tratta della ciliegina sulla torta. Mi sono messo in una buona posizione nello sprint e sono orgoglioso di aver vinto sugli Champs-E’lysèes”. Si chiude senza particolari sorprese, ma all’insegna del rispetto, della sportività e del talento un’edizione storica del Tour de France. Può finalmente ufficializzare il proprio successo e portarsi a casa la maglia gialla Jonas Vingegaard. Il danese aveva chiuso i conti già nella cronometro di ieri e oggi ha blindato i discorsi per la maglia a pois, quella riservata gli scalatori davanti al tedesco Geschke e Giulio Ciccone. A dir poco dominata invece la maglia verde da Wout Van Aert (Jumbo-Visma) a quota 480 punti, mentre Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) si consola amaramente con la maglia bianca del miglior giovane.
Tra le scene più belle della passerella del Tour de France c’è da segnalare l’attacco a sorpresa di Van Aert e Pogacar dopo la partenza del chilometro zero, entrambi seguiti e ripresi ovviamente da Vingegaard. Sorrisi e espressioni piuttosto sciolte per un trio che ha segnato la storia di questa Grande Boucle. La maglia gialla ha poi brindato durante la tappa con gli altri compagni della Jumbo-Visma, per l’ennesima conferma di una tappa sottoforma di festa. E anche oggi, come ormai abitudine, si è verificata una positività al Covid: dopo Chris Froome, Simon Clarke e Jakob Fuglsang qualche giorno fa, è il turno di Michael Woods il quale non ha preso parte dell’ultimissima frazione.
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Stano d’oro nella 35 km di Marcia ai Mondiali di Eugene
EUGENE (USA) (ITALPRESS) – Conquistare un oro olimpico e un oro mondiale nel giro di un anno è un’impresa riuscita a pochi. Se si pensa in ottica tricolore, il cerchio è ancora più stretto. Massimo Stano scrive una pagina indelebile della storia dell’atletica tricolore e si ripete dopo Tokyo, ottenendo la prima medaglia del metallo più pregiato nella spedizione tricolore ai Mondiali di atletica in corso a Eugene. L’Italia torna così sul gradino più alto del podio in un campionato del mondo a distanza di diciannove anni dal trionfo di Giuseppe Gibilisco, nel salto con l’asta del lontano 2003. Il gran finale vede Stano accorparsi con lo svedese Karlstrom, il messicano Doctor, l’ecuadoregno Pintado, il giapponese Kawano e il cinese Xianghong He. Un gruppo che si riduce sempre più al trentesimo chilometro quando si gira poco sopra le due ore. Il duello finale negli ultimi due chilometri è con Kawano che però non riesce a mantenere il ritmo del 30enne pugliese, il quale taglia il traguardo con uno strepitoso tempo di 2h23’14”. Podio completato dallo svedese Perseus Karlstroem. E’ il sesto titolo mondiale per gli azzurri nella marcia dopo quelli di Maurizio Damilano (1987 e 1991) e Michele Didoni (1995) nella 20 km, Anna Rita Sidoti nei 10.000 (1997) e Ivano Brugnetti nella 50 km (1999).
Si tratta anche del record italiano per Stano, che commosso bacia la medaglia e lascia andare le emozioni. “Ci tenevo a vincere l’oro in questo Mondiale perché volevo dimostrare che Tokyo non è stato un caso e che potevo fare bene anche su una distanza diversa – l’atleta delle Fiamme Oro -. Sono contento di non aver deluso le aspettative e di aver portato un oro che tutti si aspettavano”. Poi la dedica speciale a una grande assente di questi Mondiali, che, come Stano, aveva trionfato nella marcia olimpica. Si tratta di Antonella Palmisano: “Non ha potuto gareggiare qui ma sono sicuro che sarebbe stata in grado di ripetersi come ho fatto io”.
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