ROMA (ITALPRESS) – “Sul futuro dobbiamo discutere e mi confronterò con il premier Draghi nei prossimi giorni, aprirò un dibattito in Consiglio dei Ministri, la nostra delegazione rappresenterà queste posizioni. Se qualcuno sta proponendo di rimodulare la spesa pubblica, ne possiamo discutere?”. Così Giuseppe Conte, presidente del M5S, a “Mezz’ora in più”, su Rai3, in merito alla sua contrarietà all’aumento delle spese militari.
E alla domanda su cosa farebbe se il governo andasse avanti ugualmente ha risposto: “Se voto contro? Il M5S non pensa assolutamente a una crisi di governo, lo dico chiaramente nonostante quello che scrivono i giornali. Però siamo maggioranza relativa e se si tratta di un nuovo indirizzo non previsto nel patto fondativo di questo governo, faremo valere la forza delle nostre posizioni. Ribaltiamo: se non ci ascolta, il governo si assume la responsabilità di ridurre in fibrillazione la maggioranza. Perchè dobbiamo parlare di crisi di governo in un momento tanto delicato?”, ha detto ancora Conte.
“I cittadini non arrivano a fine mese, i cittadini mi fermano per strada, come si può pensare ad aumentare le spese militari? Io sto parlando nettamente e sto parlando di un tema politico mai discusso prima da quando è nato questo governo e ci deve essere l’accordo del M5S”, ha sottolineato l’ex premier.
“Io non ho mai messo in dubbio che gli accordi presi con la Nato siano da rispettare, ma la tempistica ipotizzata otto anni fa non può essere un dogma indiscutibile – ha aggiunto -. I nostri alleati conoscono la sofferenza dell’Italia dopo due anni di pandemia, le difficoltà maggiori rispetto ad altri Paesi”.
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Conte “Non vogliamo la crisi, ma Draghi ci ascolti sulla spesa militare”
Parmigiano Reggiano, Bianchi: “I consumatori premiano anche il 40 Mesi”
FIRENZE (ITALPRESS) – “Il marchio Parmigiano Reggiano non ha solo resistito, ma anzi i consumatori lo hanno premiato, anche nelle lunghe stagionature. Il nostro interesse è accanto ai consumatori proprio con il progetto “40 mesi”, per fare capire quanto questo prodotto può “regalare” anche nel circuito della ristorazione, dove ad oggi il prodotto Parmigiano Reggiano, sul totale commercializzato, si aggira intorno al 10%”. Lo ha detto all’Italpress Aldo Bianchi, segretario della sezione di Mantova del Consorzio Parmigiano Reggiano.
Per il 2022 “al netto di quello che può succedere sul panorama globale, ci aspettiamo un buon anno – ha sottolineato Bianchi -. Il nostro è sempre un prodotto riconosciuto di qualità ed il Consorzio Parmigiano Reggiano, nonostante le difficoltà che ci sono, non accetta e non ammette sconti di alcuna natura, dall’alimentazione delle bovine al nostro latte, e quindi al nostro formaggio e al nostro prodotto, garantendo al consumatore sempre la medesima qualità. Nel progetto “40 mesi” partito nel 2019 erano coinvolti circa 35 caseifici. Oggi i caseifici che accettano la sfida di stagionare il prodotto per lunghi periodi sono diventati ormai quasi 100, per un totale di quasi centomila forme lasciate stagionare. Dunque la scommessa per noi è crederci oggi per portarlo al consumo finale da qui a circa 4 anni”.
Il Consorzio Parmigiano Reggiano è in questi giorni presente con un suo stand all’evento “Pitti Taste”, il salone dedicato alle eccellenze del gusto, dell’Italian lifestyle e del design della tavola, in svolgimento a Firenze. Parmigiano Reggiano ha colto il significato dallo slogan dell’edizione 2022, Taste the Unexpected, scegliendo di dedicare il proprio stand al “40 mesi”. “Noi del Consorzio tutela del Parmigiano riprendiamo le attività in presenza da Firenze dove nel 2019 avevamo bloccato le nostre attività in presenza con il nostro progetto “40 mesi”, e stiamo riprendendo un pò ovunque tutte le attività in presenza con consumatori e ristorazione – ha spiegato Bianchi-. Riprendiamo con il progetto “Premium” del Consorzio Parmigiano Reggiano che prevede un tipo particolare di stagionatura, e il consorzio investe delle risorse affinchè i caseifici associati possano stagionare più a lungo il prodotto Parmigiano Reggiano. Ricordiamo che il nostro è uno dei pochi formaggi, a differenza dei competitor, che riesce in queste lunghe stagionature, e pertanto è una sfida anche per il Consorzio riuscire a stimolare i produttori a stagionare questi prodotti per tempi così lunghi”.
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Covid, 59.555 nuovi casi e 82 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 59.555 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (73.357 il 26 marzo) a fronte di 384.323 tamponi effettuati su un totale di 199.024140 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità. Nelle ultime 24 ore sono stati 82 i decessi (il 26 marzo 118), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 158.782. Diventano 14.364.723 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 1.262.891 (+8.508), 1.253.246 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 9.181 di cui 464 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 12.943.050 con un incremento di 52.022 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Campania (7.471), poi Lazio (7.409), Lombardia (6.783), Puglia (6.145) e Sicilia (4.881).
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Papa “Abolire la guerra prima che cancelli l’uomo dalla storia”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ passato più di un mese dall’invasione dell’Ucraina, di questa guerra crudele e insensata, che rappresenta una sconfitta per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove padri e madri seppelliscono i figli, dove uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso dell’Angelus in Piazza San Pietro. “La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire della società. Un bambino su due è stato sfollato dal Paese, significa distruggere il futuro e provocare traumi tra i più piccoli e innocenti. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego – ha aggiunto il Santo Padre -. Non può essere qualcosa di inevitabile, non dobbiamo abituarci e dobbiamo convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Se da questa vicenda usciremo come prima saremo in qualche modo tutti colpevoli”. E ancora: “Di fronte al pericolo di autodistruggersi l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia – ha sottolineato il Papa -. Prego ogni responsabile politico di riflettere su questo, e guardando alla martoriata Ucraina come ogni giorno di guerra peggiora la situazione di tutti. Rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace”.
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Un centro di ricerca e due campus, l’eredità dell’Italia a Expo Dubai
DUBAI (EMIRATI ARABI) (ITALPRESS) – A Expo 2020 Dubai, la prima Esposizione Universale nel mondo arabo che chiude il 31 marzo, l’Italia è stata leader del gruppo dei Paesi che hanno scelto la formazione come tema centrale della loro partecipazione. Oggi il Forum “Beyond Expo 2020, Education as Legacy”, a Padiglione Italia, è stata l’occasione per fare il punto sui principali accordi, progetti e impegni che, nel corso del semestre, le università e gli enti di ricerca italiani hanno raggiunto a livello internazionale.
«Sappiamo tutti quanto sia stata importante questa esperienza, con una fase di pandemia ancora in corso, per le Università, gli Enti di Ricerca e le Istituzioni di Alta Formazione che hanno mostrato al mondo le competenze scientifiche del sistema italiano di ricerca e di alta formazione, qui a Dubai» ha detto il Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa.
«Il nostro obiettivo era quello di diffondere la nostra eccellenza, consapevoli che l’Italia è un ecosistema efficace, produttivo e attraente per gli attori internazionali, sia come investitori che come partner: crediamo di esserci riusciti. Ora, però, vogliamo essere ancora più ambiziosi e desideriamo che la nostra partecipazione a Expo porti risultati concreti per il futuro dell’alta formazione e della ricerca».
Sono tre i progetti di ricerca e alta formazione nella regione mediorientale previsti quale eredità della partecipazione italiana a Expo 2020 Dubai: la realizzazione di un campus arabo-mediterraneo, di un centro di ricerca e alta formazione per la digitalizzazione e ricostruzione dei beni culturali e per la produzione artistica e culturale legata all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie e di un campus di ricerca e alta formazione sulla trasformazione del cibo.
«Questi progetti che guardano al futuro sono nati grazie anche a un’idea sviluppata in sinergia con il parlamento italiano e per cui sono stati stanziati 7 milioni di euro, dal 2022 al 2026, per darne l’avvio» ha aggiunto il Ministro. «Expo ha dimostrato come l’Italia sia un Paese dalla grande capacità attrattiva, non solo per la bellezza del territorio e per il patrimonio culturale, ma anche perchè la scienza e la tecnologia è capace di andare al di là di ogni confine e unire nel produrre innovazione e diffondere cultura. Da qui, vorrei lanciare proprio questo messaggio: la diplomazia e la competenza scientifica come valore trasversale. Portiamo al centro l’azione instancabile e i desideri dei nostri giovani, sono le migliori armi per tornare alla pace».
Alla presenza del ministro Messa e del ministro dell’Economia emiratino, Abdulla bin Touq Al Marri, la presidente del CNR, Maria Chiara Carrozza, e il Sottosegretario all’Economia, Abdulla Al Saleh, hanno firmato un protocollo d’intesa di cooperazione scientifica per sviluppare programmi e scambi di ricerca congiunti.
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La guerra in Ucraina miete vittime tra i bambini, 139 uccisi e 205 feriti
KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Il conflitto in Ucraina continua mentre il bilancio dei bambini che hanno perso la vita nel Paese si aggrava e c’è preoccupazione per i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl, a causa della situazione della vicina città di Slavutych.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un video, ha lanciato ancora il suo appello: “L’Ucraina – ha detto – non può abbattere i missili russi usando fucili e mitragliatrici” ed è “impossibile liberare Mariupol senza un numero sufficiente di carri armati, altri veicoli corazzati e, naturalmente, aerei”. Per Zelensky “tutti i difensori dell’Ucraina” e quelli di Mariupol sono consapevoli di questo ma anche “gli Stati Uniti lo sanno” e “tutti i politici europei lo sanno”, ha affermato.
Il leader ucraino si è soffermato anche sulla situazione di Slavutych, città che si trova nel nord del paese. “Gli invasori russi – ha evidenziato – sono entrati a Slavutych e hanno affrontato la stessa reazione del sud del nostro stato, come nell’est del nostro paese. L’Ucraina è unita nel suo desiderio di vivere liberamente”, ha detto Zelensky, rivolgendosi alla città: “Oggi eravamo tutti con te, nelle tue strade, nella tua protesta”. Proprio le condizioni di Slavutych preoccupano l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, si è detto “preoccupato per la capacità del personale della centrale nucleare di Chernobyl di ruotare regolarmente e tornare alle proprie case nella vicina città di Slavutych per riposare”, si legge in una nota dell’Agenzia. “Non c’è stata rotazione del personale – è spiegato ancora – presso la centrale nucleare per quasi una settimana, ha affermato il regolatore”.
Secondo i dati in possesso dall’Aiea, l’ultima rotazione è avvenuta il 20-21 marzo, quando un nuovo turno di personale tecnico è arrivato da Slavutych per sostituire i colleghi che avevano lavorato nella centrale fin dal giorno prima che l’esercito russo entrasse nel sito. Al momento, non si sa “se e quando” ci sarà un nuovo cambio del turno di lavoro.
Intanto, un generale russo sarebbe stato ucciso in un attacco vicino alla città meridionale di Kherson, secondo quanto riferisce la Bbc che cita il ministero della Difesa ucraino.
Mentre nella notte sono state ancora attivate le sirene dell’allarme aereo a Kiev, l’auspicio è che si trovi presto una soluzione sul piano diplomatico e continua anche il confronto internazionale, dopo che ieri il presidente statunitense Joe Biden dalla Polonia ha lanciato forti messaggi alla Russia. Nel frattempo i dati umanitari sono drammatici: secondo l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina, ad oggi nel conflitto sono morti 139 bambini e più di 205 sono rimasti feriti.
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Toti “Chi non vuole aiutare Zelensky non festeggi il 25 aprile”
GENOVA (ITALPRESS) – “Chi critica la fornitura di armi ai combattenti ucraini che difendono il loro Paese, chi critica l’aumento delle spese militari per difendere le nostre democrazie, allora non festeggi il 25 aprile”. Così, in una intervista al quotidiano la Repubblica, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che entra in rotta di collisione con l’Anpi.
“Dire a noi, che celebriamo il 25 aprile come momento fondativo della nostra unità nazionale e di tutti i valori che ci rappresentano, che non dovremmo dare agli ucraini le stesse armi e le stesse condizioni di allora per potersi difendere da un’invasione, non è neppure un tema politico, ma prepolitico, direi quasi aristotelico – sottolinea Toti -. E lo dico parlando da Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, che si è liberata prima che arrivassero le truppe alleate, con gli operai che hanno occupato gli stabilimenti e il porto, con quelle armi paracadutate sulle montagne della Liguria e del basso Piemonte dai Dakota americani e inglesi. Per questo dico: attenti, amici del ‘nè nè’, della neutralità ostentata e del pacifismo un pò peloso: a Kiev si combatte per la libertà di una nazione e anche, un pò, per la salvaguardia della coerenza”.
Quando il presidente Zelensky ha paragonato Mariupol a Genova, aggiunge Toti, “ho avuto i brividi: un’immagine brutale che però ha reso l’idea di quanto stia provando quella nazione. Non ci possono essere sfumature: c’è un popolo aggredito ed è quello ucraino e c’è un governo e uno Stato aggressore, che è quello della Russia. Se pur speriamo che prevalga la ragionevolezza, il governo italiano, l’Ue e l’Occidente devono continuare a fare, con determinazione, ciò che hanno fatto fino ad oggi. Basta con tutti i no, che inchiodano il Paese”.
In merito agli ambientalisti, prosegue Toti, “penso ai nostri pozzi e alle trivelle: devono funzionare. Bene l’accordo con gli Usa per un’ulteriore fornitura energetica che ci aiuti a uscire da una logica che ha impedito all’Italia di utilizzare anche le risorse che ha”. Da qui la nascita di Italia al Centro, “è un passaggio per costruire quel centro politico che è mancato negli ultimi 10 anni in questo Paese e senza il quale non usciremo da una crisi di sistema ormai cronica. E’ un movimento che vuole mettere insieme tanti movimenti politici. Si ispira alla teoria del ruscello, un partito che nasce dalla confluenza di tanti ruscelli, esperienze di amministrazioni locali, per dare una proposta politica all’insegna di valori popolari, riformisti e liberali”. Il centrodestra per Toti “non si è sciolto, come si vuol fare credere, durante l’elezione del presidente della Repubblica, ma nei due governi precedenti. Ma: qual è il centrodestra? Quello dei vaccini o quello che dice che c’è una dittatura sanitaria? Che crede nelle riforme di Draghi o che le contesta tutte? Al di là di qualche buona esperienza amministrativa, come quelle della Liguria, ho difficoltà a pensare, oggi, Fi, Lega ed altri su un palco insieme”.
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