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Hedberg “5% del Pnrr a rischio se non cambiano regole su rete cellulare”

ROMA (ITALPRESS) – Jeffrey Hedberg, amministratore delegato di Wind Tre, indica nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la stella polare alla quale l’Italia guarda non soltanto per lasciarsi alle spalle la pandemia da COVID-19 ma anche per riscattarsi da anni di produttività stagnante e crescita del PIL confinata a pochi decimi di punto. Il Governo guidato da Mario Draghi, rileva Hedberg in una lettera a Formiche.net, “è consapevole che le risorse finanziarie siano importanti ma non sufficienti e, infatti, ha inserito nel Piano alcune riforme di accompagnamento, orizzontali (pubblica amministrazione e giustizia) e abilitanti (semplificazione e concorrenza). Senza riforme, fa notare, risulterà impossibile spendere i soldi disponibili o almeno spenderli bene. In questi giorni è in Parlamento – ricorda Hedberg – un importante intervento “abilitante” (DL 77, “Governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”) che introduce novità legislative finalizzate – tra l’altro – a rendere più facile la realizzazione delle infrastrutture. Le imprese di telecomunicazioni, fa notare il Ceo, salutano favorevolmente questo intervento perchè la nostra industria è capital intensive e sarà più facile attirare in Italia i capitali necessari a dotare il Paese di infrastrutture all’altezza delle sfide poste dalla competizione internazionale”.
Tuttavia, precisa, “i provvedimenti all’esame dalla Camera possono essere ancora migliorati. Sembrano finalmente maturate le condizioni culturali perchè si possa rimuovere un vero vincolo allo sviluppo che affligge l’Italia dall’inizio del millennio, precisa il top manager, quando il Consiglio dell’Unione europea raccomandava limiti alle emissioni elettromagnetiche mutuati dalle linee guida internazionali mentre un DPCM li fissava arbitrariamente a un decimo (o un centesimo, secondo il parametro preso a riferimento) di quelli – spiega Hedberg -. Le implicazioni di questa differenza tra i limiti in vigore in Italia e quelli applicata in Germania o in Corea del Sud con cui competiamo sui mercati globali, spiega il Ceo, comprendono la necessaria ma difficile proliferazione di impianti della rete cellulare e quindi il rischio che la nuova rete 5G non sia all’altezza di quella in via di realizzazione in altri Paesi. Una nostra analisi del PNRR, aggiunge, individua 12 linee di investimento collegate alla tecnologia 5G per un totale di 44,5 miliardi di euro”.
“Abbiamo stimato che un quarto di questo importo, pari al 5% del totale dei fondi del PNRR, risulterebbe vanificato dalla mancata revisione dei limiti elettromagnetici. L’Unione europea – conclude Jeffrey Hedberg – ha reso possibile un finanziamento di entità epocale, il governo – con i ministri Cingolani, Colao e Giorgetti in prima linea – ha predisposto un piano articolato, organico e credibile di riforme e spesa, ora il Parlamento ha una straordinaria opportunità di porre rimedio a un vincolo ingiustificato da qualsiasi prospettiva tecnica, scientifica e sanitaria”.
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Lavoro, Orlando “La sfida è rafforzare i sistemi di protezione sociale”

CATANIA (ITALPRESS) – “Il G20 negli ultimi anni si è soffermato sulla necessità del rafforzamento dei nostri sistemi di protezione sociale, anche alla luce della proliferazione di nuove forme di lavoro. La crisi innescata dalla pandemia ha reso questa sfida più urgente che mai”. Lo ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali aprendo la seconda giornata del G20 del Lavoro a Catania.
“In questo ultimo anno e mezzo – ha aggiunto – infatti, sono state mobilitate una quantità di risorse senza precedenti per mitigare l’impatto sociale della crisi economica su quelle categorie particolarmente vulnerabili come i lavoratori temporanei o stagionali, i lavoratori autonomi, i lavoratori informali. Ma la questione fondamentale è quella di rendere queste misure strutturali, di adattare il sistema di protezione sociale a una realtà in evoluzione, garantendo l’adeguatezza e l’efficacia delle misure all’interno di un quadro di finanza pubblica sostenibile”.
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Cambiamenti climatici, il 90% degli italiani vorrebbe cambiare abitudini

ROMA (ITALPRESS) – Il tema dei cambiamenti climatici interessa il 70% degli italiani e 3 cittadini su 4 si dicono informati in merito. E’ quanto risulta da un sondaggio di Euromedia Research.
La totalità della popolazione (90,7%) ha modificato, o sta pensando di modificare nel breve tempo, abitudini e comportamenti
quotidiani per contribuire a ridurre i cambiamenti climatici e
limitare le emissioni inquinanti. L’emergenza Covid 19 ha avuto un ruolo determinante per quasi la metà del campione (48,2%).
Il sacrificio maggiore che gli italiani (50,6%) sono disposti a fare per limitare le emissioni giornaliere è quello di ridurre il
consumo di plastica nella loro quotidianità, ritenuto
l’elemento maggiormente inquinante per il Pianeta. Il 43,9% vuole migliorare la raccolta differenziata, il 24,1% limitare il consumo di energia in generale.

Dati Euromedia Research – Realizzato l’08/06/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
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Crisci (Unrae) “Nel Pnrr si poteva fare di più per l’automotive”

ROMA (ITALPRESS) – “Un settore così importante poteva e doveva essere una parte centrale del Pnrr, che ha come obiettivo quello di ammodernare il Paese ma anche sfruttare le risorse per ripartire e rimettere in sesto la nostra economia. Ci sembrava giusto ripartire da quei settori che sono trainanti, come l’automotive”. Così Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, in un’intervista al direttore dell’agenzia Italpress, Gaspare Borsellino.
“Nella realtà – ha continuato – questo non è avvenuto. Ci sono dei fondi destinati all’automotive, per esempio i 750 milioni definiti per la creazione di impianti di ricarica fast charge e non, ci sono anche miliardi indirizzati al ricambio del parco circolante ma parliamo di trasporto di persone, specificatamente degli autobus o al rinnovo per alcuni mezzi pesanti. Non c’è molto altro – ha aggiunto – e noi speravamo di potere avere invece incentivi, per esempio, per il ricambio del parco circolante delle auto in una visione sostenibile, magari sulla scorta del successo che avevano ottenuto le campagne di incentivazione in corso”.
Crisci ha ricordato che “il mondo dell’automotive in Italia rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia, della fiscalità italiana, dell’occupazione”. Per esempio, “sono impiegati 1,25 milioni di addetti, se partiamo dalla produzione e percorriamo tutta la filiera commerciale”. Questo mondo “dal punto di vista fiscale pesa circa 80 miliardi all’anno per quanto riguarda le casse delle Stato”.
La transizione ecologica è oggi fondamentale. “In Italia – ha spiegato Crisci – circolano quasi 40 milioni di autoveicoli, di questi 11 milioni sono ante Euro 4. Gli incentivi messi in atto dal precedente governo nel periodo più drammatico della pandemia, così come quelli approvati nella legge di bilancio – ha continuato -, hanno dimostrato di essere in grado di portare un ricambio di parco circolante su centinaia di migliaia di vetture rottamate, di essere in grado di tenere in piedi un settore e di riuscire ad avere un impatto ambientale. Tutto questo non c’è stato nel Pnrr e l’auspicio è che ci sia una grande attenzione al rifinanziamento di questi fondi da subito”.
Il presidente dell’Unrae, che è anche presidente a Ad di Volvo Car Italia, ha illustrato alcune richieste avanzate dall’associazione. “Dal punto di vista fiscale chiediamo che ci sia grande attenzione al mondo delle aziende”, ha evidenziato. Tra le richieste, anche “un adeguamento nelle auto aziendali per quanto riguarda la deducibilità dei costi e la detrazione dell’Iva”. “Oggi l’Italia – ha spiegato – continua a rimanere in una situazione di deroga rispetto alle volontà dell’Ue. Continuiamo a poter detrarre solo il 40% dell’Iva a livello aziendale contro il 100% degli altri paesi europei”. Inoltre, “in Italia continuiamo a pagare il bollo sui kilowatt espressi dal motore endotermico” ma poichè “stiamo tutti procedendo verso l’elettrificazione” sarebbe “interessante iniziare a basare il bollo sulle emissioni di CO2”.
L’auspicio è anche l’istituzione di un tavolo dell’automotive. “Pensiamo che gli attori attorno a questa transizione – ha affermato – debbano sedersi intorno a un tavolo. Parliamo dei produttori, della filiera di distribuzione, delle istituzioni, di tutti gli stakeholder perchè è fondamentale gestire questa transizione. Non si può pensare che avvenga dalla sera alla mattina: va gestita da un punto di vista di incentivazione, di sensibilizzazione del pubblico, da un punto di vista fiscale ma soprattutto nei tempi che prima o poi l’Europa ci imporrà”.
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PNRR, Cida Umbria: “Regione ci ascolti su progetti e utilizzo risorse”

PERUGIA (ITALPRESS) – La necessità di tradurre in opere concrete le risorse stanziate nel Pnrr è una sfida che riguarda tutto il Paese, ma che si fa urgente nei territori già in crisi, in cui occorre utilizzare al meglio le competenze e le professionalità delle risorse manageriali disponibili. E’ l’appello lanciato da CIDA Umbria “alla luce delle cifre allarmanti emerse nel corso della Conferenza regionale dell’Economia e del Lavoro (CREL) tenutasi nei giorni scorsi a Perugia”.
Gli effetti economico-sociali negativi che la pandemia ha prodotto in Umbria in particolare nel corso del 2020 – si legge nel Rapporto – hanno confermato un trend discendente che durava in realtà dal 2008. Il picco negativo fatto registrare nel 2014 era stato in effetti seguito da un timido percorso di recupero, che aveva riportato il Pil regionale ai livelli del 1995. Ma la crisi ha annullato questo sforzo. Tutte le previsioni dicono che il Pil dell’Umbria abbia raggiunto nel primo semestre di quest’anno il livello più basso dell’ultimo quarto di secolo. La crisi in corso presenta dunque per l’Umbria un carattere particolarmente grave, che ha investito la gran parte dei settori produttivi e l’intero mondo dei servizi e del terziario, specie quello più tradizionale legato al turismo e alle attività commerciali: ambiti che erano stati invece relativamente
risparmiati dalla crisi finanziaria del 2008.
“Questa situazione di ‘declino conclamatò rischia di divenire una costante endemica e irreversibile, con preoccupanti ricadute sul futuro sistema regionale – si legge in una nota -. Si parla, non a caso, di regione più amalgamata al Sud del Paese che al Centro-Nord. Si tratta allora di capire in che modo, con quali risorse, quali strumenti e, soprattutto, quali obiettivi e traguardi, l’Umbria può inserirsi nel flusso delle risorse originato dal Pnrr, tenuto conto dei peculiari fattori
di debolezza che caratterizzano il suo sistema socio-economico e sui quali CIDA Umbria intende richiamare l’attenzione del decisore pubblico, rivolgendosi, in particolare, all’istituzione regionale”. CIDA Umbria, infatti, denuncia “la scarsa o nulla attenzione della Regione che nei suoi atti programmatori non mostra alcuna attenzione al ruolo dei manager. Evidenziando una carenza ‘culturalè verso quei valori del merito, della
responsabilità e della competenza che possono dare concretezza esecutiva ai progetti contenuti nel Pnrr e alle sue ricadute sui territori”. Evidenziando che “sono proprio i dirigenti l’indispensabile anello della catena che lega gli intenti politici e programmatici alle realizzazioni concrete ed efficienti. Dimenticare il ruolo della comunità manageriale, anche e soprattutto in una regione come l’Umbria, può solo costituire l’ennesimo errore commesso da una classe politica a volte miope e purtroppo attenta solo ed esclusivamente al consenso dei grandi numeri”.
E ancora: “CIDA Umbria rappresenta circa un migliaio di iscritti tra dirigenti e alte professionalità di tutti i settori socio-
produttivi, pubblici e privati: da tempo ci siamo messi a disposizione per offrire le nostre competenze e le
nostre esperienze al servizio della società e dell’economia locali. Ci aspettiamo che questo appello non cada
nel vuoto e venga ascoltato dai nostri interlocutori privilegiati, le istituzioni regionali, e le autorità ai vertici
dell’Ente Regione. Siamo pronti a fornire collaborazione e siamo in grado di presentare progetti concreti in tema di turismo, commercio, digitalizzazione, formazione e utilizzo delle risorse umane”.
(ITALPRESS).

Draghi “L’economia italiana ed europea migliora, torna la fiducia”

ROMA (ITALPRESS) – “La situazione economica europea e italiana è in forte miglioramento. Secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2021 e nel 2022 l’Italia crescerà rispettivamente del 4,2% e del 4,4%, come l’Ue nel suo complesso”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo nell’aula della Camera, in vista del Consiglio Europeo. “Molti degli indicatori che abbiamo a disposizione ci indicano che la ripresa sarà ancora più sostenuta” ha aggiunto “gli ultimi dati sulla fiducia di imprese e consumatori, riferiti al mese di maggio, sono infatti in marcato aumento”. Draghi ha ricordato che “il dato per le imprese, in particolare, è in forte accelerazione rispetto alla tendenza positiva degli ultimi mesi, ed è il dato più alto da febbraio 2018. Anche il commercio estero è ripartito”. Bene anche i dati relativi alle esportazioni: “nel mese di aprile sono cresciute notevolmente non solo rispetto all’anno scorso – quando il loro livello era stato eccezionalmente basso – ma anche rispetto a due anni fa, segnando un +7,4%. Sempre ad aprile, l’indice della produzione industriale è aumentato dell’1,8% rispetto a marzo. La fiducia, insomma, sta tornando”.
“Oggi possiamo dirci ragionevolmente ottimisti per l’evoluzione della situazione europea – ha detto ancora Draghi -. La campagna vaccinale ci sta permettendo di contenere in maniera efficace la pandemia. La ripresa economica procede rapida, e il programma Next Generation EU ci fa guardare con fiducia a una stagione di riforme e investimenti.
“Tuttavia, permangono diverse sfide, a partire dalla gestione della migrazione, che dobbiamo affrontare con attenzione per venire incontro alle richieste dei nostri cittadini – ha aggiunto -. L’Unione Europea è la sede giusta per risolvere questi problemi, ma è importante che i nostri partner comprendano l’urgenza di trovare soluzioni rapide e condivise. Il vostro sostegno è determinante per portare avanti gli interessi italiani in Europa”, ha concluso rivolgendosi ai parlamentari.
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Ex Ilva, il Consiglio di Stato annulla lo stop agli impianti

ROMA (ITALPRESS) – La Sezione IV Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli di Arcelor Mittal S.p.a. e di Ilva S.p.a. in amministrazione straordinaria e annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020, con cui il sindaco di Taranto aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla “sospensione/fermata” delle attività dello stabilimento. L’ordinanza era stata emessa, nell’esercizio dei poteri di necessità e urgenza del Sindaco a tutela della salute della cittadinanza, a seguito di episodi di emissioni di fumi e gas verificatisi nell’agosto 2019 e nel febbraio 2020 e delle successive verifiche ambientali e sanitarie.
Il Tar della Puglia, sezione staccata di Lecce, pronunciandosi in primo grado sul ricorso delle due società, lo aveva respinto a seguito di un’approfondita istruttoria.
In particolare, la Sezione non ha condiviso la tesi principale delle società appellanti, secondo cui deve escludersi ogni spazio di intervento del Sindaco in quanto i rimedi predisposti dall’ordinamento, nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) che assiste l’attività svolta nello stabilimento, sarebbero idonei a far fronte a qualunque possibile inconveniente. Tuttavia, ha ritenuto che “quel complesso di rimedi (compresi i poteri d’urgenza già attribuiti al Comune dal T.U. sanitario del 1934, i rimedi connessi all’AIA che prevedono l’intervento del Ministero della transizione ecologica e le norme speciali adottate per l’Ilva dal 2012 in poi) sia tale da limitare il potere di ordinanza del Sindaco, già per sua natura “residuale”, alle sole situazioni eccezionali in cui sia comprovata l’inadeguatezza di quei rimedi a fronteggiare particolari e imminenti situazioni di pericolo per la salute pubblica”.
(ITALPRESS).

Ddl Zan, Fico “No a ingerenze, il Parlamento è sovrano”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente. Il Ddl Zan è già passato alla Camera e ora è in Senato, noi non accettiamo ingerenze. Il Parlamento è sovrano e tale rimane sempre”. Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, ad Agorà su Rai3, in merito alla presa di posizione del Vaticano sul ddl Zan contro l’omotransfobia.
(ITALPRESS).

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