GENOVA (ITALPRESS) – Il Sassuolo vince 2-1 e sale a 56 punti in classifica puntando l’Europa, il Genoa subisce la seconda sconfitta consecutiva dopo il 4-3 con la Lazio e resta coinvolto nella lotta salvezza. Decidono le reti di Raspadori e Berardi in una partita sotto controllo dei neroverdi fino al finale acceso dal gol di Zappacosta. La prima fase di gioco è appannaggio degli uomini di De Zerbi che al 14′ trovano il vantaggio. Con Caputo in panchina, è Raspadori a guidare l’attacco ed è lui a sbloccare il risultato: bella verticalizzazione di Traore per Raspadori che in area controlla e batte a rete alle spalle dell’incolpevole Perin. Al 20′ alza la testa il Genoa con due episodi da moviola. Al 22′ proteste per un contatto in area tra Chiriches e Pandev non punito dall’arbitro. Al 27′ Var protagonista: Zajc di testa in tuffo fa 1-1 su contropiede ma Mariani annulla per un fallo ad inizio azione di Destro su Locatelli. Nella ripresa, Ballardini si gioca la carta Shomurodov ma la prima occasione da gol è del Sassuolo in ripartenza: ancora Traore inventa per Raspadori che a tu per tu con Perin si fa murare dal portiere. Nell’azione successiva, c’è il primo squillo del Genoa nel secondo tempo con la traversa colpita da Goldaniga di testa su calcio d’angolo. Ma la reazione del Genoa è inutile. Al 66′ Masiello fabbrica la rete del 2-0 neroverde con un retropassaggio errato che favorisce Berardi, freddo e infallibile davanti a Perin. Nell’ultima mezz’ora c’è spazio dalla panchina anche per Scamacca, Rovella e Pjaca ma la scossa arriva da Zappacosta che all’85’ da buona posizione trova l’angolo lontano con un gran destro. Ma non basta per la rimonta.
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Sassuolo prosegue il sogno Europa, 2-1 in casa Genoa
Terrorismo: Fico “Ristabilire verità e giustizia per nuove generazioni”
ROMA (ITALPRESS) – “Ristabilire piena verità e giustizia è un passaggio ineludibile anche per trasmettere la memoria degli anni di piombo alle giovani generazioni. I ragazzi e le ragazze hanno il diritto ed il dovere di comprendere sino in fondo il senso e le responsabilità di quanto accaduto, di essere messi così in guardia contro i pericoli di tutti radicalismi. Solo così potranno essere a pieno titolo cittadini responsabili e determinati nel difendere con intransigenza le ragioni della democrazia e delle libertà fondamentali”. Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico, in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice.
“Ringrazio tutte le scuole – ha aggiunto – che hanno preso parte al concorso e sono certo che, ascoltando le testimonianze dei familiari delle vittime, i giovani potranno comprendere appieno quanti sacrifici e dolore è costata la difesa dei valori garantiti della Costituzione. Potranno così fare proprio un insegnamento prezioso che discende dalla storia degli anni di piombo: non si deve mai cedere, neanche di fronte alla violenza e al terrore, alla tentazione di derogare alle regole democratiche, accettando la stessa logica di chi tenta di sovvertire l’ordinamento. Questo esercizio di memoria è tanto più importante nella difficile fase che stiamo vivendo a causa della pandemia, nella quale gli effetti della crisi economica rischiano di alimentare rabbia, odio e delusione. Mettendo a rischio la coesione sociale e suscitando tentazioni di ricorso alla violenza. Senza dimenticare la minaccia sempre incombente del terrorismo internazionale, in particolare di matrice islamista. Ribadisco il mio ringraziamento sincero ai familiari delle vittime per la loro testimonianza e per l’esempio che essi continuano a fornire ogni giorno”.
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Terrorismo: Mattarella “Bersaglio era giovane democrazia parlamentare”
ROMA (ITALPRESS) – “Il bersaglio era la giovane democrazia parlamentare, nata con la Costituzione repubblicana, per approdare a una dittatura, privando gli italiani delle libertà conquistate nella lotta di Liberazione. Esattamente il contrario di quanto proclamava il terrorismo rosso, quando parlava di Resistenza tradita. Il tradimento della Resistenza sarebbe stato, invece, quello di far ripiombare l’Italia sotto una nuova dittatura, quale che ne fosse il segno”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un’ intervista al quotidiano ‘Repubblicà. “Al di là delle storie personali di chi aderì alla lotta armata – ha continuato – c’era la contestazione radicale della democrazia parlamentare, così come era stata delineata dai padri Costituenti. E, a ben vedere, anche la mancata accettazione della volontà degli elettori in favore di forze centriste, atlantiche, riformatrici, di segno moderato. Un esercizio di democrazia che veniva definito ‘regimè. C’era anche chi, legittimamente, si sarebbe aspettato dei governi o delle politiche diverse. Ma fu grave e inaccettabile quel processo mentale, prima che ideologico, che portò alcuni italiani – pochi – a dire: questo Stato, questa condizione politica, non risponde ai miei sogni, è deludente e, visto che non siamo riusciti a cambiarlo con il voto, abbattiamolo. Uno dei pilastri su cui si fonda la Repubblica è il valore del pluralismo. Democrazia è libertà, uguaglianza, diritti”.
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Terrorismo: Casellati “Silenzi più rumorosi delle bombe”
ROMA (ITALPRESS) – “Le cicatrici di queste ferite sono parte del nostro Dna collettivo. E’ un dolore che non si prescrive e che ci chiede oggi di proseguire con costante determinazione la strada per la verità e la trasparenza. Perchè tante sono le pagine ancora da ricostruire e i silenzi fanno spesso più rumore delle bombe”.
Lo ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati alla cerimonia della giornata della memoria per le vittime del terrorismo.
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Rosario Livatino è il primo magistrato a diventare beato
AGRIGENTO (ITALPRESS) – Il giudice Rosario Livatino è diventato beato. Oggi, nella giornata emblematica del 9 maggio, in cui venne lanciato l’anatema contro la mafia da Giovanni Paolo II, il giudice ucciso il 21 settembre del 1990 è stato proclamato beato nella cattedrale di Agrigento, rappresentando così il primo magistrato a divenire beato nella storia della Chiesa. Rosario Livatino era stato ucciso all’età di 38 anni sulla strada Ss. 640 che collega Canicattì ad Agrigento. Tra coloro che sono stati presenti alle celebrazioni il cardinale di Agrigento, don Francesco Montenegro, il quale ricorda: “Abbiamo voluto collegare questo evento con una data così importante per far comprendere di come quel grido contro la mafia non era soltanto un sussulto. Livatino continuerà a fra splendere la sua luce”. A ricordare Livatino sarà anche il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della congregazione delle Cause dei Santi, Vincenzo Bertolone, postulatore della Causa di Beatificazione del giudice e Monsignor Alessandro Damiano, Arcivescovo Coadiutore di Agrigento. Le celebrazioni continueranno per tutta il mese di maggio, con l’apertura della Casa-museo del Giudice fino alla cappella di famiglia del cimitero della cittadina, dove sono custodite le spoglie di Livatino.
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Terrorismo, Mattarella “Bersaglio era giovane democrazia parlamentare”
“Il bersaglio era la giovane democrazia
parlamentare, nata con la Costituzione repubblicana, per approdare
a una dittatura, privando gli italiani delle liberta’ conquistate
nella lotta di Liberazione. Esattamente il contrario di quanto
proclamava il terrorismo rosso, quando parlava di Resistenza
tradita. Il tradimento della Resistenza sarebbe stato, invece,
quello di far ripiombare l’Italia sotto una nuova dittatura, quale
che ne fosse il segno”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella, in un’ intervista al quotidiano ‘Repubblica’.
“Al di la’ delle storie personali di chi aderi’ alla lotta armata
– ha continuato – c’era la contestazione radicale della democrazia
parlamentare, cosi’ come era stata delineata dai padri
Costituenti. E, a ben vedere, anche la mancata accettazione della
volonta’ degli elettori in favore di forze centriste, atlantiche,
riformatrici, di segno moderato. Un esercizio di democrazia che
veniva definito ‘regime’. C’era anche chi, legittimamente, si
sarebbe aspettato dei governi o delle politiche diverse. Ma fu
grave e inaccettabile quel processo mentale, prima che ideologico,
che porto’ alcuni italiani – pochi – a dire: questo Stato, questa
condizione politica, non risponde ai miei sogni, e’ deludente e,
visto che non siamo riusciti a cambiarlo con il voto,
abbattiamolo. Uno dei pilastri su cui si fonda la Repubblica e’ il
valore del pluralismo. Democrazia e’ liberta’, uguaglianza,
diritti”.
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Passerella e goleada per l’Inter, 5-1 alla Samp
MILANO (ITALPRESS) – L’Inter festeggia il 19esimo Scudetto con una goleada per 5-1 sulla Sampdoria nell’anticipo della trentacinquesima giornata di Serie A. Giornata di festa per i nerazzurri accolti dai tifosi nel pre partita e celebrati dalla classica passerella dei blucerchiati all’ingresso in campo. Conte tocca quota 200 panchine in Serie A e cambia sei elementi rispetto alla formazione schierata contro il Crotone nell’ultimo turno: spazio a D’Ambrosio, Ranocchia, Young, Vecino oltre a Gagliardini e Alexis Sanchez che si prendono la scena con tre gol e un assist nel primo tempo: due del cileno, uno dell’azzurro che sblocca il risultato dopo appena 4′. Da un errore di Augello, nasce un’azione corale che porta alla spaccata vincente in area di Gagliardini, al terzo sigillo in questo campionato. Prima giocata da protagonista per l’ex Atalanta che al 26′ dà il via al 2-0 con un movimento tra le linee e un assist perfetto per Alexis Sanchez che a tu per tu con Audero non sbaglia. Alla prima occasione però la Sampdoria va in gol e lo fa con gli ex al 35′: Candreva, da cross dalla sinistra, impatta male col pallone, Handanovic legge male il tiro e respinge sui piedi di Keita Balde che a botta sicura e con la porta a disposizione non sbaglia. Ma è solo un episodio perchè un minuto dopo l’Inter torna a +2: Hakimi crossa in area, Sanchez con una conclusione chirurgica firma il 3-1. Nella ripresa, Ranieri stravolge la squadra con quattro cambi: fuori Jankto, Thorsby, Tonelli e Ramirez; dentro Damsgaard, Verre, Yoshida, Ekdal. Due sostituzioni ma importanti per Conte che dà minutaggio a Radu e Pinamonti. E al 62′ c’è spazio anche per il classe 1999 nel tabellino: iniziativa del neo entrato Barella e palla dentro per Pinamonti che aggancia e fa 4-1. Risultato ancora più rotondo al 70′: Adrien Silva devia col braccio in area un tiro di Barella, l’arbitro col Var indica il dischetto e dagli undici metri Lautaro non sbaglia per il definitivo 5-1.
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Berrettini batte Ruud, è in finale al Masters 1000 di Madrid
MADRID (SPAGNA) (ITALPRESS) – Il sogno di Matteo Berrettini prosegue: è finale al “Mutua Madrid Open”, terzo Masters 1000 stagionale, dotato di un montepremi pari a 2.614.465 euro, che si sta disputando sulla terra battuta della “Caja Magica” della capitale spagnola. Sul “Manolo Santana Stadium” il 25enne romano, numero 10 del mondo e ottavo favorito del seeding, riesce ad avere la meglio sul norvegese Casper Ruud: 6-4 6-4 il finale dopo un’ora e 22 minuti di gioco.
Berrettini, che finora aveva battuto solo una volta Ruud a fronte di due sconfitte (l’ultima nei quarti degli scorsi Internazionali), affronterà domani per il titolo Alexander Zverev, capace di eliminare prima Nadal e poi Thiem: il tedesco ha battuto Berrettini nel 2018 a Roma e nel 2019 nella semifinale di Shanghai (fino ad oggi il miglior risultato dell’azzurro in un Masters 1000), di contro l’allievo di Vincenzo Santopadre si è imposto al Foro Italico due anni fa. Il numero uno azzurro andrà a caccia del quinto titolo nel circuito maggiore, il secondo stagionale dopo quello ottenuto un paio di settimane fa a Belgrado.
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