FIRENZE (ITALPRESS) – “Dobbiamo fare una promessa a tutti gli italiani: che saremo degni della fortuna che ci è toccata, degni di poter vestire questa maglia”. E’ questo per Luciano Spalletti il punto di partenza della Nazionale da oggi al lavoro a Coverciano, in vista di Euro2024 dove sarà chiamata a difendere il titolo vinto tre anni fa. “Alla squadra ho detto che una cosa dobbiamo averla chiara, dobbiamo far vedere a tutti il nostro orgoglio di vestire la maglia azzurra in cui si riconosce un Paese intero – ha aggiunto – Facciamo un mestiere dove ci sono molti privilegi ma si lotta tutti insieme per la stessa causa. Vestire la maglia della Nazionale è una meravigliosa possibilità di moltiplicarci nelle attese e nelle emozioni delle persone che vedono le nostre partite, respirare il loro respiro”. Anche per questo gli azzurri faranno una foto con lo slogan “L’Azzurro ci unisce. Sempre”, con 20 fra bambine e bambini che indosseranno le maglie di tutte le squadre di serie A. “E’ un ringraziamento a tutti i club perchè fin da quando sono arrivato qui mi sono trovato bene con loro, anche un modo per mandare un segnale che l’Italia e l’azzurro sono di tutti perchè la maglia azzurra è unica e bisogna dare totale disponibilità per questa maglia”. Anche per questo quando gli viene chiesto delle assenze di Acerbi e Zaniolo, Spalletti ribatte che “quando si è in Nazionale si fanno ragionamenti differenti, possiamo pescare fra tanti calciatori. Se ci facciamo subito il problema di quello che ci manca si comincia male. Abbiamo tutto quello che ci vuole per fare bene. La scelta del capitano? Rimane così, rimane Donnarumma e valuteremo strada facendo, giorno dopo giorno”. Il ct si è poi soffermato su alcuni singoli, a partire da Scamacca. “Quello che ci ha lavorato e costruito qualcosa di differente è Gasperini. Io ho bisogno di vedere sacrificio, i valori a cui siamo stati educati e Scamacca per certi versi non mi era piaciuto e lo avevo lasciato fuori perchè se uno non dà più del massimo è difficile confrontarsi con squadre fortissime. Ma Scamacca ha fatto vedere questa crescita, gol, prestazioni, continuità. E’ un pò pigro, deve perdere un pò di pigrizia, magari l’ha già persa e allora saremo tutti contenti di vedere quello che può darci. La convocazione di Fagioli? Una scelta tecnica, ha qualità, creatività ed estro, è stato convocato per avere più cose a disposizione per gestire la partita ed avere più noi la palla. Il campo valuterà se abbiamo fatto la scelta giusta o sbagliata. Il ragazzo ieri ha detto bellissime cose, io ci ho parlato nel giorno della finale di Coppa Italia e mi ha fatto una buonissima impressione. Se si valutano i suoi peccati penso che meriti un pò di comprensione perchè non ha scommesso sulle sue cose e ha scommesso perchè non ce la faceva a difendersi da questa tentazione”. Fra gli esclusi, invece, c’è Bonaventura: “Mi piange il cuore per averlo lasciato a casa, per la sua squisitezza come uomo e la sua qualità come giocatore, però poi devo stare attento ai momenti che attraversano i calciatori, cosa mi manca nella squadra in maniera complessiva, e non avere solo 11 giocatori forti”. Infine una battuta sulla “stanza dei giochi” per le ore libere da trascorrere a Coverciano: “La stiamo allestendo, è quasi pronta. Dobbiamo stare qui tanto tempo e può essere il luogo dove stare insieme”.
– foto Ipa Agency –
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Spalletti “Dobbiamo essere degni della maglia azzurra”
Cafà “Sviluppare alta formazione nelle piccole e medie imprese”
ROMA (ITALPRESS) – La formazione come stella polare per i lavoratori, nonchè misura prioritaria per incentivare lo sviluppo aziendale: questo il punto centrale della riflessione di Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e Fonarcom, intervistato da Cesare Damiano per il Focus Lavoro&Welfare dell’agenzia Italpress.
Il festival del Lavoro di Firenze è stato per Cafà un’occasione importante per presentare una serie di opportunità per il mondo delle piccole e medie imprese italiane: tra queste, racconta, spicca “il voucher relativo agli studi professionali, per dare la possibilità ai lavoratori di conciliare vita personale e professionale: è un riconoscimento economico per i lavoratori dipendenti di aziende aderenti a Epar (Ente bilaterale paritetico, ndr), che arriva fino a mille euro per chi ha figli fino ai sei anni o familiari conviventi diversamente abili o con gravi problemi di salute. Non è il primo voucher esistente di questa natura, ma è unico nella quantità di risorse che si mettono in campo: rispetto ad altri enti bilaterali, Epar ha meno costi di gestione e può offrire più servizi ai lavoratori. Da tempo abbiamo avviato una contrattazione collettiva di qualità contro il dumping e sosteniamo le persone con misure reali ed effettive, tra cui questo stesso voucher”.
Accanto all’aiuto economico, per incentivare alla formazione è fondamentale secondo Cafà portare avanti un sistema che garantisca a tutti i lavoratori il medesimo accesso agli strumenti didattici e professionali: “Il nostro tessuto produttivo è unico in Europa e nel mondo, perchè abbiamo un numero altissimo di piccole e medie imprese: le grandi aziende possono fare formazione con risorse proprie e fondi interprofessionali, mentre quelle più piccole non hanno queste possibilità. L’ente bilaterale, in questo senso, ha dato vita a un contributo che va a finanziare al 100% le Academy”. Inoltre, spiega il numero uno di Cifa Italia, “abbiamo lanciato un consorzio che sviluppa alta formazione, oggi fondamentale nel panorama lavorativo. Il nostro paese è fanalino di coda per persone che frequentano università o corsi di alta formazione, ma questi non sono così facilmente accessibili: i prezzi dei Master spesso sono troppo alti, noi vogliamo sfruttare le nuove tecnologie di didattica a distanza per portare l’alta formazione in quella fascia di mercato del lavoro del settore privato che oggi è più lontana, sia per scarso interesse sia per difficoltà ad accedervi. Il primo Master sarà finalizzato a formare esperti di politiche attive, su cui siamo indietro rispetto ai paesi nordeuropei: mancano profili professionali adeguati e chi fa attività di orientamento non ha le competenze necessarie. La cifra è accessibile e il livello di qualità dell’insegnamento è elevato”.
Cafà si sofferma inoltre sul ruolo dell’intelligenza artificiale, sottolineando come “anche se sta impattando sul mercato del lavoro in termini di posti occupati non siamo preoccupati che possa generare un impatto negativo, perchè se si trova il giusto equilibrio ogni azienda ne può trarre benefici: l’Italia ha approvato il decreto legge sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, ma c’è secondo me il rischio che la norma arrivi in ritardo rispetto ai bisogni del momento e diventi obsoleta nel momento in cui entra in campo. Serve un accordo confederale, che sia trasversale per tutti i settori e miri alla tutela dei lavoratori: anche sull’intelligenza artificiale servono investimenti finalizzati a una formazione adeguata, per far capire quali sono i benefici e gli strumenti di tutela”.
– Foto Italpress –
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Papanicolaou a capo International Subsidiary Intesa Sp,Miccichè Chairman
MILANO (ITALPRESS) – A seguito della nomina a direttore generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni lascerà il Gruppo alle fine del mese di giugno. Lo rende noto Intesa Sanpaolo che “ringrazia Marco Elio Rottigni per il significativo contributo professionale portato al Gruppo, nel corso di una lunga e proficua esperienza in settori chiave della banca”.
La responsabilità della divisione International Subsidiary Banks sarà assunta, a partire dal primo luglio, da Paola Papanicolaou, attuale Deputy Head della Divisione.
La nuova responsabile della divisione banche estere, Paola Papanicolaou, si legge in una nota della banca guidata da Carlo Messina, ha il profilo ideale per ricoprire l’incarico, grazie alla competenza maturata in importanti società del Gruppo e nel campo dell’innovazione tecnologica. La nomina rappresenta la conferma della capacità di Intesa Sanpaolo di valorizzare i migliori talenti manageriali, puntando sulle risorse interne.
Gaetano Miccichè, restando Chairman della Divisione IMI Corporate Investment Banking, è nominato Chairman della Divisione International Subsidiary Banks, ruolo nel quale potrà assicurare la propria esperienza e competenza maturata in posizioni di grande rilievo nel Gruppo.
Su impulso del Consigliere Delegato e CEO Carlo Messina, viene costituita la Cabina di Regia “Accelerazione sinergie international subsidiary banks” con il compito di facilitare il conseguimento di sinergie interdivisionali; la Cabina di Regia sarà presieduta da Stefano Barrese, Capo della Divisione Banca dei Territori, e ne faranno parte: Luca Bocca, Tommaso Corcos, Gaetano Miccichè, Mauro Micillo, Cristina Motta, Paola Papanicolaou e Massimo Proverbio.
La Cabina di Regia di nuova costituzione consentirà alle banche del gruppo Intesa Sanpaolo, operanti a livello internazionale, di trarre crescente beneficio dalle migliori pratiche adottate dalla Banca dei Territori e dalla Divisione IMI CIB, realtà di eccellenza nei rispettivi ambiti. Inoltre, troveranno ulteriore potenziamento i progetti di collaborazione nel settore del wealth management, tradizionale punto di forza di Intesa Sanpaolo.
Lo sviluppo digitale e tecnologico sarà potenziato nelle controllate estere, per operare a un livello sempre più avanzato in tutti gli ambiti geografici di presenza del Gruppo.
-foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo-
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Sclerosi multipla, in Italia 140mila malati
ROMA (ITALPRESS) – La sclerosi multipla colpisce oltre 140 mila persone in Italia, con 3.600 nuove diagnosi all’anno: 6 nuovi casi ogni 100 mila persone, 12 in Sardegna. Si tratta soprattutto di donne, tre ogni uomo, diagnosticate in genere in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni. AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) stima in circa 2.000 in Italia le persone con disturbi dello spettro della Neuromielite Ottica (NMOSD) e della variante MOGAD, patologie rare molto simili alla sclerosi multipla che vengono seguite negli stessi Centri clinici. Il costo sociale della sclerosi multipla ammonta a circa 6,5 miliardi di euro l’anno, con un costo medio annuo per persona è di 45.800 euro: lo Stato si fa carico direttamente, attraverso servizi sanitari e sociali pubblici, di poco meno della metà (22.200 euro pari al 48%). Le famiglie si sobbarcano il 12%, mentre il restante 40% è a carico della collettività, legato soprattutto alla perdita di produttività di pazienti e caregiver che smettono di lavorare, e quindi di generare ricchezza, a causa della patologia. Sono i dati che emergono dal Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2024, elaborato annualmente da AISM e presentato oggi alla Camera dei Deputati, che offre una fotografia aggiornata della sclerosi multipla e della emergenza sanitaria e sociale che rappresenta in Italia. ‘Il Barometro ha fotografato i cambiamenti realizzati, mostrando come norme, politiche e processi siano stati ripensatì, ha detto il presidente di AISM, Francesco Vacca, ricordando un importante anniversario. ‘Dieci anni fa, la Carta dei Diritti ha gettato le basi per una società più inclusiva e rispettosa: c’è ancora tanto da fare, ma siamo determinati a continuare a migliorare la qualità della vita delle persone con sclerosi multipla e dei loro familiari. Dieci anni di conquiste che ci riempiono di orgoglio. Attraverso l’Agenda 2020 e ora l’Agenda 2025, abbiamo risposto ai bisogni di molte persone con sclerosi multipla e patologie correlate, contribuendo a un’Italia più giusta, equa e inclusivà. La giornata è anche l’occasione per presentare le 30 proposte concrete di AISM per l’agenda del Paese, tra cui prevedere esplicitamente i Centri clinici della sclerosi multipla e patologie nei piani di riorganizzazione delle reti ospedaliere inserire la sclerosi multipla tra le patologie a cui il Piano Nazionale Cronicità dedica specifica attenzione, assicurare la piena attuazione dei nuovi Lea, garantire lo smaltimento delle liste d’attesa per le persone con sclerosi multipla, promuovere e sostenere l’utilizzo della telemedicina e sperare le situazioni di restrizione nell’accesso ai farmaci modificanti la malattia.
Il Barometro, ha aggiunto il presidente di FISM, Mario Alberto Battaglia, ‘non è solo un insieme di dati. E’ il luogo in cui le priorità dell’Agenda sono spiegate e circostanziate dalle singole persone che sono state ascoltate e interpellate. Il Barometro esprime dati utili per orientare gli interventi pubblici e l’attività della nostra Associazione e della nostra Fondazione: l’Agenda delle persone con sclerosi multipla è un contributo strategico e operativo dell’Agenda del Paese. Nonostante i progressi compiuti, rimane molto da fare per migliorare la qualità della vita delle persone con sclerosi multipla e dei loro familiari. L’impegno congiunto delle istituzioni, dei professionisti sanitari e delle associazioni dei pazienti è fondamentale per superare queste sfide e garantire un futuro migliore per tutti le persone che vivono questa complessa patologia”.
Il Barometro 2024 presenta i dati dell’indagine realizzata quest’anno su 180 dei 237 Centri Clinici per la sclerosi multipla presenti in Italia e quelli raccolti nel 2023 su circa 1.500 persone con sclerosi multipla, insieme a quelli di fonte istituzionale. I Centri sono il punto di riferimento per oltre il 90% delle persone, il 70% delle quali riceve i farmaci modificanti il decorso, che riducono le ricadute e rallentano la progressione. Due terzi di loro riceve una terapia che può fare a casa, e riferisce che questa autonomia migliora la sua qualità di vita. Al restante 35% viene somministra la terapia al Centro clinico, e molti tra questi pazienti apprezzano la possibilità di confrontarsi con i clinici o con altri pazienti.
La patologia genera però bisogni complessi, cui i servizi devono rispondere in modo tempestivo e coordinato. I problemi emergono soprattutto nei ritardi per accedere a risonanze magnetiche (36,2%) e visite di controllo (24,7%), e rimangono più spesso insoddisfatti i bisogni che richiedono servizi integrati: riabilitazione (46,9%), trattamento psicologico (45,2%), cure farmacologiche sintomatiche (39,3%) e assistenza domiciliare (19,6%) che le persone hanno indicato di non aver ricevuto, o di aver ricevuto in quantità insufficiente rispetto al bisogno.
La crisi del personale che investe tutto il SSN non risparmia i servizi per la sclerosi multipla, secondo i dati 2024 ogni neurologo dedicato segue 558 pazienti e un infermiere 477, valori molto superiori a quelli indicati da AGENAS (1 neurologo ogni 300/400 pazienti).
La telemedicina, sebbene abbia potenziato la risposta a distanza, non è ancora pienamente integrata nel sistema sanitario, e anche l’implementazione delle cure digitali si scontra con la mancanza di personale.
La diffusione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici e Assistenziali, non solo a livello regionale (14 approvati in Italia più 4 in discussione), ma anche a livello territoriale (passano dal 25% del 2022 al 36,5% i Centri che ne hanno uno) segnala che il sistema delle cure, e i Centri sclerosi multipla in particolare, sono aperti a soluzioni innovative, che offrano cure integrate e centrate sulla persona e razionalizzino i loro percorsi di cura.Rimangono però ostacoli organizzativi, di nuovo la carenza di personale è il principale (indicato dall’80% circa dei Centri), ma anche la debolezza dei servizi territoriali e sociali (60% circa) e le complicazioni amministrative alla gestione e condivisione dei dati clinici (57%), rallentano la piena realizzazione dei PDTA.
Il Barometro sottolinea poi l’importanza fondamentale dei caregiver nel supporto quotidiano alle persone con sclerosi multipla. Soprattutto le persone con disabilità moderata (47,2%) e grave (78,6%) hanno bisogno di aiuto e assistenza in casa, ma oltre il 20% non riesce a riceverlo. Tra chi lo riceve, il 39,7% ha un caregiver familiare, e più in generale il 55% può contare solo sulle proprie risorse, e al tempo dedicato dal caregiver aggiunge quello di personale a pagamento, mentre si ferma al 17,1% la quota di chi riceve aiuto solo dai servizi pubblici. Queste patologie mostrano un rischio importante di esclusione e di discriminazione, che oltre il 75% indica di subire nella vita quotidiana. Il mondo del lavoro (35%) è indicato come il contesto in cui più spesso si realizza la discriminazione, ma anche la burocrazia e quindi il rapporto con i servizi pubblici (34,9%) e i servizi finanziari (20,7%) sono menzionati da quote elevate.
Chi riceve la diagnosi durante il percorso di istruzione riporta impatti importanti, il 30% di chi era all’università ha perso anni, e il 18% ha lasciato gli studi. Lo svantaggio quindi si accumula nel tempo, e spesso le persone arrivano già vulnerabili nel mondo del lavoro. Tra chi oggi non lavora, quasi il 60% ha smesso di farlo a causa della sclerosi multipla e oltre la metà di questi (34%) indica che il contesto di lavoro non si adattava alle sue necessità.
L’accessibilità soprattutto degli spazi e dei trasporti pubblici rimane un problema molto frequente, e riguarda non solo il 95% di chi ha disabilità moderata o grave, ma anche il 45% delle persone con disabilità lieve. E’ uno dei segnali che nella società queste patologie non sono conosciute: oltre il 90% ritiene che la popolazione generale la conosca poco o per nulla, e quote molto simili si esprimono in questo senso a proposito dei giornalisti, del personale di uffici pubblici e privati, e il 51% anche di quelli sanitari non specializzati.
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Panetta “L’Italia può superare le difficoltà”
ROMA (ITALPRESS) – Superare le difficoltà per tornare a crescere e contare in Europa. E’ l’esortazione lanciata dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel corso delle considerazioni finali.
Il governatore ha evidenziato: “Non riesco a credere che un Paese con la nostra storia, le nostre risorse, le nostre potenzialità, che insieme agli altri Stati membri ha saputo creare una comunità che ha garantito sviluppo, benessere e convivenza pacifica a milioni di europei, non possa oggi superare difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti, su cui tutti concordiamo. L’Italia ha concorso a fondare l’Unione europea: ora può e deve concorrere al suo progresso. E’ con la forza di questa prospettiva che dobbiamo guardare con fiducia al futuro”. Nonostante le difficoltà, “non siamo condannati alla stagnazione. La ripresa registrata dopo la crisi pandemica, è stata superiore alle previsioni e a quella delle altre grandi economie dell’area”, ha aggiunto.
“Contrariamente a quanto avvenuto in episodi di crisi del passato, è stata intensa anche nel Mezzogiorno. Nell’area dell’euro, l’economia italiana è quella con la minore crescita del prodotto per abitante nell’ultimo quarto di secolo. La produttività del lavoro è rimasta ferma; solo nel 2023 gli investimenti sono tornati a superare il livello precedente la crisi finanziaria, mentre le ore lavorate totali non lo hanno ancora recuperato” ha spiegato il governatore.
A pesare è il debito pubblico. “L’Italia ha un debito pubblico elevato, frutto di squilibri accumulati in passato. Alla fine
del 2023 ammontava al 137% del Pil. Una tale zavorra – ha sottolineato – ci costringe ogni anno a impegnare considerevoli risorse pubbliche per pagare interessi, sottraendole all’innovazione e allo sviluppo. Sono necessarie scelte attente soprattutto dal lato della spesa, al fine di riorientarne la composizione in favore dello sviluppo e di eliminare le inefficienze”.
In questo senso “un contributo dovrà derivare dal contrasto all’evasione fiscale, sulla scia dei risultati positivi registrati in questo campo nell’ultimo decennio. Potremo liberarci del fardello del debito soltanto coniugando prudenza fiscale e crescita”. Entrando nel dettaglio delle considerazioni finali, si legge che “tra il 2019 e il 2023, in una fase di forti turbolenze, il Pil italiano è cresciuto del 3,5%, contro l’1,5 della Francia e lo 0,7 della Germania; lo scarto è maggiore in termini pro capite. L’occupazione è aumentata del 2,3% – quasi 600.000 persone – trainata dalla componente a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione è sceso di 2,3 punti percentuali, pur restando alto, al 7,7%. La ripresa è stata alimentata da una forte espansione degli investimenti, sostenuta anche da incentivi fiscali sono cresciuti molto più che nella media degli altri principali paesi europei non solo gli investimenti in edilizia, favoriti da agevolazioni generosissime, ma anche quelli in macchinari e beni intangibili, che riflettono l’avanzamento tecnologico e le attese circa l’evoluzione futura della domanda”.
Buona anche la performance delle banche italiane: “Il 2023 è stato un anno molto favorevole per le banche italiane. Il
rendimento del capitale ha superato il 12%. La redditività ha beneficiato di un’eccezionale congiuntura di mercato, in cui l’abbondante liquidità in circolazione ha frenato l’aumento del costo della raccolta, mentre il rialzo dei tassi ufficiali si è rapidamente trasmesso a quelli sui prestiti, alimentando il margine di interesse. Il capitale è salito al 15,6% delle attività a rischio. Gli ultimi dati confermano la prosecuzione di questa fase favorevole all’interno del sistema creditizio, le banche significative mostrano valori di redditività e patrimonio superiori alla media europea”, ha concluso Panetta.
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Ue, Meloni “Serve la difesa comune per proteggere la nostra libertà”
ROMA (ITALPRESS) – “La difesa comune è particolarmente importante in questo momento per l’Unione europea. Il problema è che se vuoi proteggere i tuoi cittadini devi essere in grado di difenderti. Se tu non sei in grado di difenderti anche la tua libertà è limitata, la tua. Il costo della difesa è il costo della tua indipendenza, della tua capacità di difendere gli interessi nazionali. Non vi fate fregare da quelli che dicono che sono soldi buttati, non sono soldi buttati se vuoi essere libero”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’intervista a “PolitiGame”, il format di Skuola.net in vista delle elezioni europee, realizzato in collaborazione con Binario F.
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Ucraina, Crosetto “La posizione dell’Italia è chiara”
RAPALLO (ITALPRESS) – “Non commento le decisioni degli altri Paesi, la nostra Costituzione ci impone dei caveat alle armi che inviamo, che possono essere utilizzate per difendere l’Ucraina, e non per attaccare altri Paesi”. Così Guido Crosetto, ministro della Difesa, intervenendo al convegno dei Giovani di Confindustria, in merito alla posizione degli Usa all’utilizzo in territorio russo delle armi inviate all’Ucraina.
Poi sottolinea che su questo tema “c’è molta incertezza, io penso che non possiamo. A tutt’oggi, la posizione italiana è chiara. L’importante è dare aiuti per difendersi all’Ucraina, e negli ultimi mesi ciò è mancato”, anche perchè “l’economia russa si è trasformata in un’economia di guerra molto più velocemente di quelle europee”. Secondo il ministro “la guerra si ferma quando la Russia per almeno un giorno si ferma e non l’hanno fatto nemmeno per un minuto”. Sul tavolo di pace in Svizzera, cui la Russia non parteciperà, Crosetto sottolinea come “nulla va lasciato intentato, la speranza va coltivata anche quando sembra morta. Ho sempre detto che dobbiamo tenere aperti i canali per la pace, in questo momento c’è una nazione piegata e un popolo distrutto”. Ecco perchè “dobbiamo ripristinare l’idea che il diritto internazionale ha uno scopo, altrimenti vince il più forte. Noi abbiamo tutto il diritto a far vincere il diritto internazionale, l’Italia sta contrastando la legge del più forte”. All’interno di un nuovo ordine globale, prosegue Crosetto, “la parte difesa e sicurezza è la precondizione per contare”.
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Consap, Giacomoni “Su casa e studio opportunità per i giovani”
ROMA (ITALPRESS) – “Sono mesi che si parla di taglio dei tassi, l’unica certezza è che sono aumentati: grazie alla garanzia che dà Consap alle famiglie per la prima casa sono stati stipulati oltre 500.000 mutui, nonostante il caro tassi”. Lo ha detto Sestino Giacomoni, presidente di Consap, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. “I due pilastri per il futuro sono sicuramente lo studio e poi la casa: il Fondo Prima Casa è il nostro fiore all’occhiello, ha funzionato molto bene e ha consentito anche ai giovani precari” di essere “bancabili, cioè degni di un finanziamento”, ha sottolineato, ricordando che “il 50% di garanzia vale per tutti, purchè sia prima casa. Poi ci sono delle categorie prioritarie tra cui i giovani sotto i 36 anni con un reddito sotto i 40 mila euro che possono arrivare a una garanzia fino all’80%”. Nelle categorie prioritarie, Consap ha chiesto di inserire anche le famiglie numerose che “avranno una garanzia che in alcuni casi può arrivare addirittura al 90% per quelle con più di tre figli”.
L’altro pilastro è il diritto allo studio. L’impegno di Consap è fare in modo che “qualunque giovane che abbia talento e capacità, se non ha soldi, possa andare in banca e avere un finanziamento. Dobbiamo fare in modo che le banche capiscano che stanno investendo sui giovani, ma stanno investendo anche su tutta l’economia italiana”. Per questo è stato rilanciato e potenziato il Fondo per lo studio, “un’opportunità per i giovani per costruirsi il futuro, ma anche per il sistema Paese perchè i giovani laureati che trovano un buon lavoro poi produrranno PIL e ricchezza per tutti”, ha sottolineato Giacomoni. In pratica questo Fondo “consente ai giovani di poter avere accesso al credito per studiare: attraverso Consap, un giovane meritevole può chiedere una garanzia dello Stato e chiedere un finanziamento in banca. C’è un limite di età fissato a 40 anni, perchè abbiamo voluto includere non solo gli studi universitari, ma anche i master e i costi di perfezionamento. Il finanziamento non è a fondo perduto, “sono soldi che vengono dati ai meritevoli con l’impegno a restituirli, però in tempi molto lunghi: avranno almeno 15 anni per restituirli”.
Si tratta di “un triplice investimento: il giovane investe su se stesso, sulle sue capacità, sul talento e sull’impegno. Lo Stato, attraverso Consap, dà la garanzia del 70%, e le banche ci mettono il restante 30%”, ha spiegato. “Abbiamo chiesto al governo di introdurre la garanzia di ultima istanza dello Stato che consentirà alle banche di concedere il prestito senza fare accantonamenti e dare quindi dei finanziamenti a tasso agevolato. Abbiamo anche chiesto di aumentare il massimale, che oggi è di 25.000 euro, e di portarlo a 50.000 per includere anche le spese per gli alloggi, perchè questo per i fuori sede è un problema. Il governo fa bene a pensare a costruire delle case, ma prima che le case vengano realizzate è bene che ci siano dei finanziamenti per i giovani”. Ora “stiamo dialogando con il governo affinchè si possano digitalizzare e semplificare le procedure del Fondo: invece di andare in banca almeno quattro volte, vorremmo far sì che i giovani, andando sul sito di Consap, possano trovare i requisiti per vedere se hanno diritto alla garanzia e scegliere la banca convenzionata che gli applicherà il tasso migliore”. Inoltre “stiamo vedendo con Cassa Depositi e Prestiti di trovare” il modo di “utilizzare anche il Fondo Europeo degli investimenti per aumentare la disponibilità economica da offrire ai giovani”.
– Foto Italpress –
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