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Meloni “Dobbiamo essere pronti a fare di più e meglio”

ROMA (ITALPRESS) – “Mi auguro che abbiate trascorso bene le vacanze, e che vi siate riposati abbastanza perchè abbiamo tanto lavoro da fare e un’agenda estremamente impegnativa. Abbiamo appena compiuto dieci mesi di governo, al primo anno mancano solo due mesi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in apertura del primo Consiglio del Ministri dopo la pausa estiva. “Un momento che ci ha consentito di fare un bilancio di questi 10 mesi, singolarmente e come squadra. Da una parte dobbiamo essere soddisfatti, dall’altra dobbiamo essere pronti a fare di più e meglio. Ora abbiamo maggiore esperienza, sul funzionamento, sui rischi. Da tutto si impara, soprattutto dagli errori. Ci aspetta un anno molto impegnativo che culminerà con le elezioni europee e la presidenza italiana del G7. Serve il massimo della compattezza, della determinazione, della concentrazione” ha rimarcato il premier. “Il primo appuntamento che abbiamo davanti è la scrittura della legge di bilancio, la più politica tra le leggi che un governo possa fare. E’ la legge principale sulla quale si basa tutto il resto e sulla base della quale programmare la nostra agenda. L’anno scorso, come sapete, abbiamo vissuto un momento di eccezionalità: il governo si è insediato il 25 ottobre e abbiamo dovuto scrivere la legge di bilancio in pochissimo tempo, e sulla base di emergenze che dovevamo affrontare, prima tra tutte quella energetica, che ha assorbito due terzi della manovra. Una scelta che ha consentito di mettere in sicurezza famiglie e imprese, il nostro tessuto produttivo. Questo non ci ha impedito di lanciare alcuni segnali importanti e di tracciare una direzione: penso al taglio del cuneo fiscale o alle risorse che abbiamo scelto di destinare alla famiglia, a partire dall’aumento dell’assegno unico. Misure che hanno tracciato una direzione. Direzione che ora dobbiamo consolidare e rafforzare” ha aggunto il Premier. “Il Ministro Giorgetti farà il punto e traccerà il quadro complessivo entro il quale ci muoviamo e ci muoveremo. Io intendo limitarmi ad alcune riflessioni e indicazioni. La prossima legge di bilancio dovrà essere, come è stata quella dello scorso anno, seria, per supportare la crescita, aiutare le fasce più deboli, dare slancio a chi produce e mettere soldi in tasca a famiglie e imprese. Finora abbiamo conseguito risultati molto importanti, superiori a quelli della Germania e della Francia, i mercati hanno premiato le nostre scelte, lo spread è basso, i dati sull’occupazione sono ottimi, il Pil nel primo semestre ha sorpreso tutti gli analisti, l’andamento delle entrate fiscali è positivo. Ma dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra. Tutti gli osservatori ci dicono che la congiuntura si sta facendo più difficile, a partire dal rallentamento dell’economia tedesca che si ripercuote in tutta Europa e sul nostro tessuto industriale. Quindi le risorse disponibili devono essere usate con la massima attenzione” ha aggiunto la Meloni. “La prima scadenza che abbiamo davanti è quella del 27 settembre. Entro quella data dovremo presentare alle Camere la Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il documento di riferimento per lo scenario macroeconomico che ci servirà per indirizzare il nostro lavoro. E’ un documento importante che descriverà in che modo vogliamo orientare la nostra azione” ha affermato Giorgia Meloni. “E’ presto per dire, nel dettaglio, il quadro delle misure della prossima legge di bilancio ma il nostro obiettivo è confermare il taglio del cuneo fiscale, che rappresenta un provvedimento concreto che arriva ogni mese nella busta paga dei lavoratori. I prezzi dell’energia sono notevolmente più bassi rispetto a quelli di un anno fa, possiamo liberare altre risorse finanziarie, dobbiamo incrementare i fondi per le politiche demografiche e la natalità. Il Mef è al lavoro ma decideremo insieme su cosa concentrare gli interventi, con rigore e attenzione all’equilibrio del bilancio dello Stato. Di certo non possiamo permetterci sprechi, stiamo pagando in maniera pesante il disastro del Superbonus 110% e invito il ministro dell’Economia Giorgetti a illustrarci tra poco i numeri di questa tragedia contabile che pesa sulle spalle di tutti gli italiani. Vi anticipo alcuni numeri: nel complesso dei bonus edilizi introdotti dal Governo Conte 2, compreso il bonus facciate, i documenti dell’Agenzia dell’Entrate ci dicono esserci più di 12 miliardi di irregolarità. Alla faccia di chi accusa il centrodestra di essere ‘amicò di evasori e truffatori. Grazie a norme scritte malissimo si è consentita la più grande truffa ai danni dello Stato. Noi dobbiamo occuparci di coloro che, per queste norme, ora rischiano di trovarsi per strada” ha concluso il Presidente del Consiglio.

Foto: Agenzia Fotogramma

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Calenda “Mettere le risorse sulla sanità”

ROMA (ITALPRESS) – “I soldi per la manovra sono pochi. Prima di ogni altra cosa vanno messi sulla sanità. Ogni famiglia italiana ha un genitore o un nonno (nella migliore delle ipotesi) che necessitano di cure o assistenza. L’Italia è infatti uno dei paesi con la più alta aspettativa di vita e conseguentemente con il più alto tasso di malattie croniche”. Lo scrive su X (ex twitter) il leader di Azione Carlo Calenda.
“Oggi – aggiunge – il privato non convenzionato è spesso l’unica soluzione per curarsi a causa delle liste d’attesa. Ha poco senso levare 30 euro al mese di tasse e poi far pagare migliaia di euro l’anno per le cure mediche. Capisco che la propaganda “tagliamo le tasse” sembra funzionare meglio, ma sono decenni che in Italia questa retorica si trasforma in una bolla di sapone. E i cittadini lo sanno. Riflettici Giorgia Meloni”.
-foto Agenzia Fotogramma-
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32 anni fa l’assassinio di Libero Grassi, imprenditore che disse no al racket

PALERMO (ITALPRESS) – La sua morte ha segnato l’avvio di una nuova stagione di lotta alla mafia, colpendo al cuore quella società civile che fino ad allora non era ancora riuscita a fare concretamente i conti con le estorsioni: il ricordo di Libero Grassi è ancora vivo nel cuore e nella mente di Palermo, il suo testimone è stato raccolto da tantissime associazioni e trasmesso alle generazioni successive dall’attività incessante della moglie Pina e dei figli Alice e Davide.
A celebrarne la memoria in via Alfieri, nel luogo e nell’orario esatto (7:45) in cui 32 anni fa il proprietario dell’azienda tessile Sigma venne assassinato, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Maria Teresa Cucinotta, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia e il presidente della commissione regionale antimafia Antonello Cracolici; con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle forze dell’Ordine.
La mattina del 29 agosto 1991 l’imprenditore venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia di Grassi, pagate con la vita, furono determinanti per convincere tanti imprenditori a ribellarsi al giogo del pizzo e denunciare i tentativi di estorsione.
Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, è stata spruzzata nel punto in cui venne colpito della vernice rossa per simboleggiare il sangue versato dal proprietario di Sigma; in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
“Libero Grassi è testimone di coerenza e distinzione da comportamenti conformisti. Mi auguro, se la famiglia lo vorrà, che si possa collocare qui una targa che renda duraturo e perenne il suo ricordo”, sottolinea Lagalla. Davide Grassi evidenzia invece come “il sacrificio di mio padre e l’attività delle associazioni hanno dato un’opportunità al mondo imprenditoriale: purtroppo in tanti ancora non ne approfittano. Dobbiamo trasmettere questi avvenimenti a tutti coloro che non hanno vissuto quell’epoca”.
“I progressi nella lotta al ‘pizzò sono la prova che il sangue di Libero Grassi, che aveva osato sfidare un sistema fatto di omertà e accettazione dell’illegalità, non è stato versato invano, 32 anni fa”, sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che aggiunge: “Il suo insegnamento e il suo esempio continuano a vivere in tutti coloro che lottano ogni giorno, forti del sostegno delle istituzioni, per un’economia libera dalle intollerabili pressioni di organizzazioni criminali che non hanno, e mai potranno avere, alcun diritto sul frutto del lavoro onesto degli imprenditori”.
“I risultati raggiunti negli ultimi vent’anni, grazie al lavoro di magistrati e forze dell’ordine e con il contributo delle associazioni antiracket che operano sul territorio, dimostrano che a Palermo e non solo, sono tanti gli operatori economici che si sono opposti con coraggio ai soprusi di Cosa nostra e che, dopo avere scelto la strada della denuncia, sono andati avanti con la loro attività – conclude Schifani -. Il governo siciliano sarà sempre al loro fianco per sostenere l’economia sana anche attraverso aiuti e misure per lo sviluppo e la crescita imprenditoriale”.
“Nella storia di ogni Paese ci sono persone destinate a lasciare un’impronta profonda, indelebile, nella vita di singoli cittadini e di intere comunità. Libero Grassi è uno di loro. Uomo di straordinario coraggio e integrità, sfidò la mafia pagando con la vita il suo rifiuto di piegarsi al ricatto del ‘pizzò. La sua ferma opposizione alla criminalità organizzata lo ha reso simbolo di resistenza e di eroismo civile. Sono trascorsi 32 anni da quel vile omicidio ma il ricordo del suo valore, del suo non sottomettersi alla minaccia mafiosa, è più che mai vivo. E ancora oggi Libero Grassi è fonte di ispirazione per le nuove generazioni e per quanti credono e lottano per un Paese più giusto e più sicuro. Per questo è nostro dovere rinnovare la memoria di quanto accaduto quel 29 agosto del 1991. Perchè il seme della ribellione morale e culturale, nato dal rifiuto senza riserve che l’imprenditore siciliano oppose alla violenza e alla prevaricazione, continui a germogliare. Una eredità che potrà sempre contare sul sostegno di tutte le Istituzioni, ogni giorno al fianco di coloro che scelgono di essere dalla parte della giustizia e della legalità”, dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in occasione del 32esimo anniversario dell’assassinio di Libero Grassi, sottolineando in questo ambito, fra le molte azioni di contrasto alle mafie, anche il fondamentale ruolo svolto dall’ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, diretto dal Prefetto Nicolò, e dalla rete di associazioni che ne sostiene l’impegno sui territori.
foto xd8 Italpress
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Lupi “Tutto non si può fare, serve il coraggio di scegliere”

ROMA (ITALPRESS) – “Chi governa lo fa attento alle risorse che si hanno, con al centro il bene comune. Non si fanno pagare i conti alle generazioni successive. C’è un problema di conti pubblici, non è tempo delle manovre a debito incontrollato, tutto non si può fare”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi.
“Più che promesse abbiamo un programma con il quale ci siamo candidati per governare cinque anni – spiega -. Riduzione del cuneo fiscale, riforma fiscale, trasformazione del reddito di cittadinanza, riforma della giustizia: cose già fatte. La riduzione delle accise è un errore: costa un miliardo al mese, è un taglio orizzontale che va a beneficio anche di chi si può permettere un litro di benzina a due euro. Meglio vincolare quei soldi alle fasce più deboli e ridare potere d’acquisto ai salari. Lariduzione del cuneo fiscale deve diventare strutturale, sono dai 50 ai 100 euro netti al mese per i dipendenti, mentre quota 41 non mi pare una priorità del Paese. Oppure: rafforziamo la conciliazione lavoro-famiglia, portiamo al 60% per un anno il congedo parentale. Sugli investimenti abbiamo la sfida del Pnrr davanti, 40 miliardi l’anno se riusciamo a spenderli”.
“L’errore da non fare è disperdere i fondi in mille rivoli. Ripeto: serve il coraggio di fare delle scelte”, sottolinea Lupi, che aggiunge: “Con la riforma fiscale si accorpano detrazioni, deduzioni, un’enorme dispersione”.
Sul tema immigrazione, “la memoria è corta – dice -, appena insediati lanciammo l’allarme su questa sfida epocale, per la prima volta non c’è solo la lotta ai trafficanti della morte come priorità ma tornare ad essere protagonisti nel Mediterraneo, il piano Mattei è una strada forte e nuova, oppure il decreto flussi”.
In merito al patto di bilancio: “Sarà una battaglia che ci vedrà tutti uniti, spero anche con l’opposizione. L’anno scorso facemmo un deficit del 4,5%, stare al 3,7 % vuol dire già avere 15 miliardi in meno, diminuzioni che bloccherebbero la crescita”.
“Anche Noi Moderati fa valere le proprie ragioni”, fa osservare Lupi, evidenziando che “il centrodestra ha bisogno della componente moderata, senza responsabilità e concretezza non si governa, lo dice anche Meloni, rincorrere il facile consenso è un errore”. E per le Europee, secondo Lupi occorre “rafforzare la proposta popolare in un dialogo privilegiato con liberali e conservatori. Ci saremo e lavoriamo per un patto federato con chi si riconosce nel Ppe”.
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Crosetto “Il Patto di stabilità spada di Damocle sui conti italiani”

ROMA (ITALPRESS) – “La spada di Damocle è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità: è impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea del governo italiano sulla revisione delle regole fiscali europee. A Bruxelles chiede un cambio di passo: “Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
“Sui giornali leggo calcoli fatti sul Def, che contano un ammanco di 20 miliardi, ma la manovra si fa sulla Nota di aggiornamento al Def – spiega -. Attenderei quella per capire le effettive esigenze di politica economica”. “Non penso – aggiunge – che, quando va a Bruxelles, il mio collega Giorgetti si metta a discutere dell’asticella del deficit, piuttosto di una prospettiva più ampia. La spada di Damocle, per il 2024, è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità. In una fase di crisi economica e industriale ritengo impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari. Bisogna cambiare la natura della discussione: il mondo è cambiato”.
“Il tema – sottolinea – non è il valore del deficit da rispettare, ma il futuro dell’Europa. Sono in corso enormi cambiamenti: la transizione ecologica, la carenza di materie prime e l’avanzamento dei Brics impongono la ridefinizione dei parametri del Patto di stabilità dal puro ragionamento tecnico. Serve una visione di politica macroeconomica che guardi almeno ai prossimi 10-15 anni”.
Il tema dei parametri del Patto resta, a partire dal tetto del 3% al deficit e del 60% al debito, in rapporto al Pil, che per la Ue vanno ripristinati. “Insisto – ribadisce Crosetto -. Non si possono affrontare questi temi come si affrontavano due
o tre anni fa”. “Serve un mix di soluzioni – aggiunge -. Se vogliamo attrarre investimenti in alcuni settori fondamentali per il futuro dell’Europa, come la transizione industriale e digitale o altra spese, allora dobbiamo escludere questi investimenti dal Patto di stabilità. Non è più il tempo di dire ‘abbiamo sempre fatto così’. Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
Una strada è far sponda con la Francia. Ma quali possibilità ci sono, dato che, in questo momento, non c’è una linea comune sulla politica estera, come rivela il caso Niger? Secondo lei, bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti: “No, si sbaglia. Non ho mai detto che bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti. Anzi. Ho chiesto e ricevuto informazioni su eventuali, possibili, pericoli per il contingente militare italiano, la mia prima preoccupazione, e ho chiesto di capire se l’atteggiamento era bellicoso o tollerante: era tollerante. In ogni caso, la decisione su cosa fare in Niger deve essere presa in modo condiviso e a livello europeo, non può essere un Paese solo a decidere. Non esiste una difficoltà con la Francia, esiste un approccio diverso nella politica estera tra due Paesi”.
Ed alla domanda se si proverà ad agganciare la Francia per evitare il ritorno alle vecchie regole fiscali, risponde: “Il tema interessa anche loro. Se riusciamo a mettere insieme più Paesi, possiamo definire una linea più forte e sperare che diventi quella di tutta l’Europa. Ma per arrivare a 27 Paesi bisogna iniziare da uno, poi arrivare a due, tre e così via”.
Tornando alla manovra, dice: “La regia è del presidente del Consiglio di concerto con il ministro all’Economia. Le proposte le fanno tutti i ministri, poi serve una sintesi che si trova in Cdm dove il premier è ilprimus inter pares. Il punto è concentrarsi non solo sulle risorse da trovare: l’azione di governo deve guardare alla costruzione di un humus economico per spingere gli investimenti e far crescere il Pil”. “C’è un grande lavoro da fare su burocrazia, leggi, infrastrutture, fiscalità di vantaggio – prosegue -. Non dobbiamo puntare solo sulla spesa pubblica, ma aumentare la ricchezza privata. Le manovre non sono un’operazione di cassa”.
“La tassa sulle banche – spiega – ha una logica contingente. Viviamo in un Paese in cui il comparto ha registrato utili mai visti, superiori alle previsioni, e famiglie che pagano mutui senza precedenti: un travaso ci sta. Questo non significa demonizzare gli utili, ma un intervento, limitato nel tempo”.
“In una fase di crisi economica e sociale, come quella che questo governo si trova a gestire, il primo dovere è mettere in sicurezza la parte del Paese che rischia di morire. Se non ho soldi per tutti e ho una famiglia con cinque figli scelgo di aiutare il più debole”, sottolinea Crosetto, che aggiunge: “Il ceto medio è diventato quello con i redditi più bassi, un grande pout-pourri in cui ci sono gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e dove sono finiti anche i lavoratori che pagano il conto dell’inflazione. Non abbiamo dimenticato il ceto medio: il nostro obiettivo di legislatura è ricostruirlo, dandogli la possibilità di riprendersi quello che aveva”.
Sul caso Vannacci con Giorgia Meloni “ci siamo sentiti in più occasioni per vari motivi. Un suo intervento pubblico non era necessario”. Ed alla domanda su Cicchitto che dice che dietro Vannacci ci potrebbe essere la mano di Putin, risponde: “Non parlo di un caso su cui sono in corso i necessari accertamenti”.
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Dumfries e poi Lautaro, l’Inter vince anche a Cagliari

CAGLIARI (ITALPRESS) – Due gol, come contro il Monza. L’Inter risponde a Milan e Napoli vincendo 2-0 in casa del Cagliari, decisive le reti di Dumfries e Lautaro Martinez messe a segno nel primo tempo. Buona prova da parte dei nerazzurri che non falliscono l’occasione e agganciano due dirette concorrenti per lo scudetto.
Quella della Unipol Domus non è stata comunque una gara semplice. Simone Inzaghi ha scelto gli stessi undici scesi in campo contro i brianzoli – con Thuram e Lautaro in attacco -, Ranieri ha confermato il solito 4-4-2 con Pavoletti e Oristanio in avanti, supportati in cabina di regia da Makoumbou e Sulemana. Ritmi subito elevati coi padroni di casa che hanno provato ad attaccare immediatamente la compagine interista, ma la prima occasione è capitata a Lautaro, col palo colpito al 14′. Col passare dei minuti Barella e compagni hanno alzato il baricentro e sono bastati 21 minuti a Dumfries, su assist di Thuram dopo un errore a centrocampo da parte dei sardi, per trovare il diagonale vincente. Il raddoppio è arrivato al 30′ con Lautaro Martinez, servito da Dimarco: chirurgico il piazzato da dentro l’area al termine di un’azione di contropiede. L’infortunio di Pavoletti al 35′ ha stravolto lo schema tattico dei rossoblù, lo stesso Ranieri ha tentato il tutto per tutto inserendo Di Pardo e cambiando l’approccio nel secondo tempo. I secondi 45 minuti hanno avuto un’intensità differente, con la squadra di Inzaghi che ha gestito senza quasi mai andare in affanno: i padroni di casa hanno abbozzato una reazione senza mai impegnare Yann Sommer. Al 27′ il Cagliari ha protestato in maniera veemente contro Fabbri per un contatto tra Luvumbo e Cuadrado, ma il fischietto di Ravenna ha deciso di lasciar correre. L’unico a creare qualche problema alla compagine interista è stato proprio l’attaccante angolano, mal supportato dai compagni: l’Inter invece ha sprecato il 3-0 colpendo il palo con Calhanoglu a quattro minuti dal termine. L’occasione per riaprire la sfida ce l’ha avuta Azzi, ma Sommer ha neutralizzato il tiro con un ottimo intervento. Nel prossimo turno il Cagliari andrà in casa del Bologna mentre l’Inter accoglierà la Fiorentina a San Siro.
– foto LivePhotoSport –
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Conte “Meloni disperata, usa strumenti di distrazione di massa”

ROMA (ITALPRESS) – “Le agenzie di stampa hanno battuto da pochi minuti le parole pronunciate dalla presidente Meloni nel Consiglio dei Ministri odierno. I propositi annunciati dalla premier sono preoccupanti: ha detto di voler continuare nel solco della scorsa manovra per assecondare la crescita del Paese e per proseguire nell’aiuto alle fasce più fragili della popolazione.
Quale realtà parallela vive Giorgia Meloni? In quale metaverso le sue politiche hanno favorito lo sviluppo delle imprese e arginato il disagio sociale delle famiglie in difficoltà? Siamo di fronte ad una ricostruzione curiosa se pensiamo ai favori elargiti a corrotti ed evasori, alla guerra che la maggioranza ha perpetrato con accanimento terapeutico contro i più deboli, contro il reddito di cittadinanza e contro un salario minimo per combattere il lavoro povero”. Lo afferma su Facebook il leader dei 5stelle Giuseppe Conte, commentando quanto dichiarato dal premier nel corso dell’odierno Consiglio dei Ministri.
“Per continuare in questa direzione nel segno dell’austerità e della ingiustizia sociale Meloni e la sua cricca hanno bisogno evidente di strumenti di distrazione di massa, di capri espiatori. La premier costruisce oggi il castello di carte con cui domani giustificherà agli italiani una manovra improntata agli zero virgola, senza nulla per lavoratori e imprese.
E’ questa l’unica plausibile ragione per cui oggi la Presidente Meloni è tornata sul passato muovendo ridicole accuse al Superbonus 110%, già spazzate via dal Rapporto annuale della Guardia di Finanza – uscito appena due mesi fa – e dal consigliere economico del ministro Giorgetti del Mef.
Giorgia Meloni ha omesso di riferire che la Guardia di Finanza ha accertato che dal novembre 2021 al giugno di quest’anno sono stati sequestrati crediti fiscali inesistenti legati al Superbonus per soli 360 milioni, ovvero solo lo 0,5% del valore totale dei crediti fiscali da Superbonus” ha aggiunto il leader pentastellato.
“Oggi abbiamo la certezza che Giorgia Meloni è disperata, al punto da dover imbastire una narrazione di comodo sulla manovra già negli ultimi giorni di un agosto che gli italiani ricorderanno per la speculazione governativa sul caro-benzina e per l’indifferenza governativa per il caro-vita. Ma la Presidente Meloni pensa davvero che gli italiani, a partire dai suoi stessi elettori, siano davvero così accecati? Questa è la dimostrazione plastica di un Governo allo sbando, pronto nuovamente a stringere la cinghia alle famiglie e alle imprese italiane. Troveranno sulla loro strada un Movimento determinato ad impedire questo nuovo giro di vite nel Paese” conclude Giuseppe Conte.

foto: Agenzia Fotogramma

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Tim, Giorgetti “Partecipazione MEF fino a un massimo di 2,2 miliardi”

ROMA (ITALPRESS) – “Speriamo che con questa azione si possa dare un quadro stabile e definitivo a una vicenda che vive una situazione di impasse e che, nei prossimi mesi, potrebbe avere una soluzione definitiva”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa che ha seguito il Consiglio dei ministri di oggi, illustrando i decreti approvati su Tim. “Consideriamo la rete di telecomunicazioni, in particolare quella che fa riferimento all’implementazione della fibra, come decisiva per il futuro del Paese”. “Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che sostanzialmente autorizza a partecipare all’operazione di offerta e di acquisto, fino a un massimo del 20%, della Netco di Tim, insieme a KKR ed eventualmente altri soggetti nazionali” ha aggiunto il ministro. “La partecipazione sarà di minoranza per un importo massimo di 2,2 miliardi, ma è finalizzata ad assicurare l’utilizzo dei poteri speciali”. Quindi su un coinvolgimento di Cassa Depositi e prestiti nell’ambito dell’operazione sulla rete di Tim, ha concluso: “E’ possibile, tenendo conto dei vincoli dell’Antitrust”.

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